Cleveland battuta, Golden State vince il titolo NBA

Esattamente 5 anni fa Kevin Durant affrontava Lebron James nella sua prima partita di una Finals NBA; in quella serie “The King” e i Miami Heat non ebbero problemi a conquistare il titolo, vincendo la serie contro OKC per 4-1. Quest’anno la situazione si è ribaltata: Durant ha trascinato con 5 partite impeccabili ( 35.2 punti di media, 9 rimbalzi e 6 assist a partita, conditi da una buonissima difesa su Lebron James in alcuni minuti della partita) i Golden State Warriors alla vittoria dell’anello, vincendo con il punteggio di 129-120 in Gara 5 contro i Cavs di Lebron, Love e Irving,  e conquistando così il primo titolo a livello personale, mentre per i Warriors si tratta del secondo in tre anni.

Subito dopo la vittoria, Durant è stato nominato MVP delle Finals, meritatamente oserei dire; è stato il primo giocatore dai tempi di Shaquille O’Neal nel 2000, a realizzare 30 punti in ogni singolo match delle Finals che le squadre hanno disputato (38, 33, 31,35, 39): ” Questo è un grandissimo gruppo, grandi giocatori, grandissimi tifosi e un palazzetto splendido. Sono così felice di aver vinto il titolo e di far parte di questa grande famiglia. Non vedo l’ora di festeggiare con i miei compagni e con tutta la mia famiglia.” Queste le parole di Durant a fine partita; indubbiamente il migliore in campo per i Warriors in Gara 5, senza dimenticare delle grandissime prestazioni di Curry, Thompson e Igoudola. KD e Steph hanno realizzato, complessivamente, 41 punti nel primo tempo, che hanno permesso ai Warriors di ottenere quel vantaggio di 8-10 punti che hanno mantenuto per quasi tutta la partita; inoltre Golden State, è stata la prima squadra in assoluto ad aver segnato 100 punti in tutte le partite delle Finals. Piccola differenza dal 2012 e dal 2016: il pianto di KD/ Steph e Green era di delusione in quegli anni e di gioia per Lebron, mentre nel 2017 le lacrime sono di gioia per i Warriors e di rabbia per i Cavs. Il Re LeBron è costretto ad abdicare: il nuovo sovrano della lega si chiama Kevin Durant, ha il numero 35 sulla canotta; tutte le squadre che hanno vinto la Nba negli ultimi anni hanno avuto dei “big three”. I Celtics di Allen, Pierce e Garnett, gli Spurs di Duncan, Parker e Ginobili, gli Heat di James, Wade e Bosh, i Cavs di James, Love, Irving, Ma quest’anno Golden Stat non è stata solo Steph Curry e Klay Thompson, gli Splash brothers da cui tutto è nato. C’è stato Draymond Green, l’orso ballerino che fa tutto: punti, rimbalzi, assist e difesa, senza di lui il ciclo gialloblù non si sarebbe mai aperto e poi c’è stato colui che ha giocato una partita perfetta in Gara 5: Andre Iguodala, MVP della finals nel 2015 per la sua enciclopedica marcatura su James. A questi va aggiunto uno straripante Durant salito quest’anno sul carro Warriors e subito decisivo e campione. Big five? E Shaun Livingston? L’uomo che si alza dalla panchina e lascia sempre il segno? È questo il problema per gli altri. Questi Warriors non hanno tre, ma quattro, cinque, forse sei “big”. Così diventa impossibile per chiunque, anche per i Cavaliers di un fantastico LeBron. Anche in gara 5 il Prescelto è letteralmente “on fire”: chiude con 41 punti, 13 rimbalzi e 8 assist, è il primo giocatore della storia ad archiviare le Finals Nba in tripla doppia di media. E intorno a lui ha una squadra che probabilmente gioca meglio di un anno fa, quando riuscì a rimontare da 1-3, diventando la prima franchigia della storia a ribaltare un simile passivo. Irving fa canestro come vuole, Love a Cleveland non è mai stato così incisivo e persino il talento matto di JR Smith (25 punti, con 7/8 da tre punti) è al servizio di LeBron con più regolarità. Il problema è che dall’altra parte sono tutti big. Durant, che un anno fa non c’era, segna 39 punti e chiude la serie sempre oltre quota 30. Steph Curry, idolo e trascinatore ma ancora una volta scavalcato come miglior giocatore della finale, ci mette 34 punti e 10 assist. Thompson e Green si sono appiccicati difensivamente addosso a qualsiasi avversario transiti dalle loro parti. Idem Iguodala, che però ci mette anche 20 punti.

Notizia di poche ore fa: nessuna speranza per Donald Trump di vedere i campioni NBA alla Casa Bianca: secondo la Nbc, ma manca ancora la conferma ufficiale, i Warriors sarebbero intenzionati a boicottare l’incontro di rito con il presidente americano, che negli anni scorsi aveva regalato siparietti indimenticabili con il tifoso Obama a fare gli onori di casa ai campioni di turno. Golden State, soprattutto per bocca di coach Kerr, ha sempre assunto posizioni di netto contrasto con il nuovo presidente, specie dopo l’approvazione del Muslim Immigration Ban, definito “disgustoso” e “orribile”. Da qui la scelta all’unanimità di disertare la cerimonia. Per Trump solo un’amara consolazione: se avessero vinto i Cavs, con LeBron che si era addirittura speso per la campagna elettorale di Hillary Clinton, probabilmente sarebbe finita nello stesso modo.