top trasparente                                           top trasparente

banner superbasket 25

banner1

Attenzione
  • JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 192

Si riducono i giorni che dividono la Nazionale italiana dall’Europeo, aumentano le aspettative sul rendimento del gruppo di coach Messina dopo la roboante vittoria contro la Turchia. Avversaria al torneo di Tolosa il Montenegro di Boscia Tanjevic, compagine dal tasso tecnico elevato e quindi quanto basta per rendere il test probante.
Grande inizio dei rossi di Montenegro, aggressivi difensivamente ed efficaci nell’attaccare la difesa azzurra con gli esterni; dalla parte opposta l’Italia sfidata al tiro trova buone conclusioni e siamo 6-6. Sarà un leit motiv quello del playmaker rapido avversario in grado di far vedere la targa ai più strutturati difensori di Messina; Rice ha velocità e talento quanto basta per creare problemi. L’altro rebus è quello della difesa sull’alto-basso ben eseguito dai montenegrini, la partita comunque non muove il punteggio per evidenti polveri bagnate. Dino Radoncic ha l’argento vivo di chi ha la fiducia di un santone come Tanjevic, due triple consecutive e +3 sul tabellone; un silente Belinelli si mette in proprio mettendo canestri fuori dai giochi, in un generale deserto di realizzazioni azzurro, 14-20 a chiudere il primo quarto. Emorragia prolungata di Aradori e soci, sul -9 l’ancora di salvataggio è un delirio arbitrale fra tecnici e antisportivi che non trovano logica, ma è un debole aiuto ad una barca (quella azzurra) in balia dell’approssimazione. Gioca molto bene la squadra di Tanjevic, Hackett consuma la terza frazione in pochi minuti di utilizzo, vantaggio costante avversario: 22-28. Abuso d’area dei lunghi montenegrini, l’attacco italiano è estemporaneo e conseguentemente sterile (“sembra una partita di pallamano” dice Messina nel time out), l’allungo è inesorabile e squadre all’intervallo sul 26-39.
Due squadre agli antipodi per presenza fisica e idee cestistiche, Rice è soci sanno perfettamente quello che devono fare, non c’è invece reazione azzurra. Filloy crea una minima scossa con assist e tripla per un parziale di 5-0 subito però mortificato da una tripla. Quintetto piccolo ordinato da coach Messina e per la prima volta l'Italia reagisce: 43-48. Ivanovic fa la voce grossa e attacca il ferro con dirompente fisicità, il massimo sforzo azzurro viene mortificato dal consueto dominio rosso a rimbalzo: 46-53 fine terza frazione. Puniti tutti i blocchi in movimento da ambo le parti, Burns si fa trovare con ottima presenza di spirito, manca sempre la continuità nelle realizzazioni per creare inerzia. La tripla di Aradori assomiglia molto ad un canestro che sblocca la squadra, cinque punti di fila e il time out di Tanjevic arriva con il match in perfetta parità. Ci si mette anche Belinelli segnando una tripla con la mano avversaria in faccia, all'attacco ispirato fa il palio una difesa degna di questo nome: 59-53 e nessun punto nel quarto per il Montenegro. Marco Belinelli è bollente, la partita potrebbe essere chiusa se non fosse che in area pitturata i lunghi avversari pescano giocate anche da tre punti; il meno -1 è cosa fatta a 1'35" dal termine. Il pallone che pesa va nelle mani di Belinelli e... "ciuff", tre punti in braccio a Tanjevic e i liberi della staffa del solito "Beli": 67-66 il finale, l' Italia va in finale e aspetta la vincente di Francia e Belgio.

Raffaele Baldini

Giovedì, 17 Agosto 2017 11:51

Passi...ma questa no! di Raffaele Baldini

Altro colpo di scure ai puristi del gioco: dal 1° ottobre la FIBA adotterà per le competizioni sotto la propria egida la regola sull’infrazione di passi già vigente nella NBA. In pratica con il nuovo regolamento il passo di raccolta del pallone in movimento vale zero e non più uno; da quel momento si possono fare due passi legali.



Così un’altra semplificazione al gioco, un imbarbarimento dello sport più bello del mondo in nome dell’atletismo spinto. Dannata anima romantica la mia che ricorda indelebilmente i vecchi maestri intenti nello schiacciarti il piede perno per non farlo alzare e quindi commettere infrazione di passi. Niente più ricezioni ad uno o due tempi, partenze incrociate con smadonnamenti per cinque lettere ulrate dall’istruttore (“passi” ndr.), lavoro certosino in palestra per affinare l’arte della palla a spicchi. Oggi vanno bene le approssimazioni, quel necessario compromesso adeguato ai tempi, allineato con una didattica sempre più povera.
Ho sempre sostenuto che la pallacanestro racchiudesse una delle virtù più elevate, quella di essere uno strumento che per essere suonato aveva bisogno di tanto, tantissimo esercizio. Hai uno spartito e uno strumento, la sublimazione di questi elementi è nella tecnica del solista a disposizione di un’orchestra.
Tutto invece deve adagiarsi sul comodo letto dell’ “adeguarsi ai tempi”, ineluttabile bisogno di cambiare le cose per forza, possibilmente scimmiottando la NBA. Uno spettacolo quello statunitense che, se per certi versi accontenta lo spirito circense di chi ama gli acrobati (grazie al primo passo “regalato”), dall’altro sconfina nella pornografia con indicibili passeggiate sul parquet non sanzionate. La celeberrima promenade percorsa da Russell Westbrook contro Golden State è la più esasperata, comica, pacchiana esasperazione del gioco, nulla a che vedere con lo spettacolo della pallacanestro.
Ho goduto realmente di immensi maestri del passato dotati di pulizia tecnica infinita, ho esaltato il basket europeo per un equilibrio tecnico/tattico che pennellava sul parquet composizioni artistiche, ho finito per allontanarmi da una versione carica di mostarda in cui le schiacciate o i 150 punti sul tabellone annacquavano la tela.
Non mi avrete! In questa spirale non ci entro, a costo di vivere nostalgicamente su filmati anni ’70-’80 o ritrovandomi in qualche trattoria a parlare con santoni della pallacanestro ghettizzati in quanto eretici contemporanei.

Raffaele Baldini

Giovedì, 17 Agosto 2017 05:35

Sottrarsi alla pugna di Sergio Tavcar

Fonte: www.sergiotavcar.com

Stavolta voglio raccontarvi un aneddoto. Quanto sia pertinente agli ultimi fatti sta a voi decidere. Tempo fa, durante i playoff sloveni, la telecamera ha inquadrato in tribuna un bel quadretto familiare. A vedere la partita c’era infatti Peter Vilfan, forse il miglior giocatore sloveno di sempre, almeno finora (l’immenso Daneu a parte, ma lui era di un’altra epoca), che chiacchierava con il genero Vlatko Ilievski (il play macedone, arrivato a Lubiana poco più che ventenne, vi si è poi stabilito permanentemente, ovviamente anche e soprattutto per affari di cuore) e con il nipotino di una decina di anni. A proposito sembra che la figlia di qualche anno più grande sia una specie di Dončić in gonnella. E allora mi sono ricordato di quando Vilfan giocava e di un aneddoto che ha raccontato nella sua autobiografia e che ora riporto. Avvertenza: metto il virgolettato per semplicità, ma la mia assolutamente non è una traduzione di quanto scritto nel libro, ma un sunto a memoria. E dunque se c’è qualche errore mi scuso in anticipo con Vilfan e con tutti i suoi lettori.


“Quando giocavo io tutte le squadre, soprattutto quelle che lottavano per le posizioni basse della classifica, avevano in squadra come dodicesimo uomo uno specialista. Il suo precipuo compito era quello di entrare e di andare a marcare il più forte giocatore avversario con il preciso intento di fargli il maggior male possibile o in subordine di provocarlo per poi farsi espellere in coppia.”

Intermezzo: non succedeva solamente in Jugoslavia. Chiedete per esempio a qualche giocatore dell’Ignis che vinse la sua prima Coppa dei Campioni a Sarajevo nel 1970 dell’episodio del dodicesimo uomo della panchina del CSKA che entrò verso la fine del primo tempo, uno totalmente sconosciuto che per esempio Aldo Giordani mai aveva visto prima in vita sua, che andò a “marcare” lo straniero di Coppa dell’Ignis, un’ala nera riccioluta di nome Ricky Jones. Com’è, come non è, i due si accapigliarono, si scambiarono dei pugni, furono espulsi entrambi e il russo ritornò in panchina da trionfatore ricevendo pacche da tutti. Mission accomplished.

Riprendo. “Tutti noi che eravamo fra i migliori delle nostre squadre temevamo come la peste questi killer, ovviamente. Quando ero alla Jugoplastika ed ero il terminale designato in attacco, durante una partita in un luogo sperduto, dimenticato, in uno di quei luoghi che si presentavano per una stagione, massimo due, alla massima ribalta del basket jugoslavo, e poi sparivano, a un dato momento entrò in campo il famoso dodicesimo uomo loro e ovviamente si appiccicò immediatamente a me picchiandomi a man bassa facendola sempre franca, in quanto sfruttava tutti i momenti nei quali gli arbitri non guardavano. Non per nulla era uno specialista. A un certo punto rubai un pallone e mi fiondai in contropiede con il mio “marcatore” alle calcagna. Nel momento stesso in cui staccai per andare a canestro ricevetti una violenta spinta che mi scaraventò sul supporto e di lì a terra. Come mai non mi uccisi, non solo, ma in realtà non mi feci nulla di grave, tanto che potei continuare a giocare, ancora adesso non lo so. Evidentemente anche l’uomo si rese conto di averla fatta grossa e infatti, mentre mi alzavo e mi dirigevo verso di lui con il preciso intento di ammazzarlo, fece una faccia contrita e mi disse: “scusa, lo dovevo fare”.

Lasciai stare per il momento, in quanto per fortuna anche noi avevamo frecce al nostro arco e avevamo escogitato alcuni sistemi per neutralizzare questi killer. Il più crudele di tutti riuscii a metterlo in pratica proprio in quella partita. Visto che questi “giocatori” erano in campo per far del male e basta, è solo ovvio che non fossero dei grandi giocatori, per cui noi avevamo su di loro un enorme vantaggio tecnico che andava messo a frutto. In una delle azioni successive palleggiai e poi feci un arresto molto lento per dar tempo al mio avversario di seguirmi. Dopo di ché feci una finta di tiro, anch’essa molto lenta, perché potesse abboccare, e infatti abboccò saltando in aria. Era arrivato il momento della vendetta: mentre ricadeva il mio gomito puntò in alto direttamente nella direzione del suo mento che infatti puntualmente vi si sfracellò. E mentre lo portavano via in barella ebbi anche il tempo di andare da lui e di dirgli: ”scusa, ma anche io lo dovevo fare.””

Sottolineato che Vilfan non si fece nulla, contrariamente a quanto è successo in un caso abbastanza analogo di questi ultimi tempi (il che secondo me dimostra che l’astuzia balcanica è a volte - per me sempre, ma non voglio generare inutili discussioni - molto più produttiva dell’atteggiamento americano da cowboy solitario), posso anche un po’ parlare della nazionale italiana. Sull’episodio di Gallinari infatti non mi dilungo, tanto l’apologo l’avete già sentito e comunque, avendo visto in diretta il fatto, la mia impressione è che Gallinari sia stato colto da raptus inconsulto e totalmente ingiustificato per un fatterello tutto sommato irrilevante. Che poi si sia fatto male lui mi sa tanto di contrappasso dantesco per un’azione più che folle, molto peggio, sommamente stupida.

Sul Gallinari giocatore sarei quasi d’accordo con quello che si è detto dubbioso sul suo reale impatto sulla squadra. A me era piaciuto tantissimo durante le qualificazioni per gli Europei di quattro anni fa quando giocò in modo superbo per la squadra. Poi però al dunque, fermo restando che nella Nazionale italiana, se voglio uno che mi faccia l’ultimo tiro, voglio lui, ha giocato troppe volte come uno che, detto in soldoni, si sopravvaluta. Sicuramente è forte, ma gli rimane pur sempre il problema che ha piedi lenti, e dunque non può andare via sullo scatto a nessuno, e in più gli manca l’esplosività. Si, lo so, la lingua batte dove il dente duole, ma l’impressione di fondo è che troppa NBA abbia condizionato il suo gioco in modo irreversibile e che si sia ormai calato nella mentalità che impera laggiù dove il giocatore forte deve sempre miracol mostrare. Mentre invece il ragazzo sa di basket, ce l’ha nel sangue, fa sempre le scelte giuste, legge benissimo le situazioni, insomma sarebbe uno straordinario giocatore se non la facesse, e la fa purtroppo sempre più spesso, fuori dal vaso senza che nessuno glielo chieda. Se solo facesse le cose per le quali è tagliato e abbandonasse gli atteggiamenti da superuomo (che non è) sarebbe un giocatore assolutamente imprescindibile. Così come gioca, ma soprattutto come si comporta, adesso ho i miei serissimi dubbi.

E dunque la sua assenza dai prossimi Europei forse non sarà così devastante come sembra. Come mi convinco sempre di più che un’eventuale assenza di Belinelli sarebbe a sua volta forse tutto fuori che una iattura. Vale il discorso di sopra: troppa NBA e conseguente smisurata auto sopravvalutazione. Dovuta al fatto che uno pensa che, giocando nella Lega più importante del mondo e magari vincendo una volta la gara del tiro da tre nel fine settimana delle stelle e magari portando a casa un anello di campione (sorvolando sul fatto di aver portato un apporto, diciamocelo strafrancamente, abbastanza marginale), si debba essere per forza nettamente più forti dei pezzentoni che non ce l’hanno fatta e che sono rimasti in Europa. Cosa del tutto sbagliata e fallace, ovviamente. Ma vaglielo a dire. Ora: Belinelli è una fortissima guardia che tira benissimo (se imbeccato e comunque non sotto pressione) e che sa andare bene in penetrazione avendo gambe al tritolo e che inoltre al momento giusto sa anche scaricare al compagno giusto. E questo è quello che dovrebbe fare. Punto e basta. Mai palleggiare, perché semplicemente non lo sa fare, o per meglio dire lui con il palleggio non è capace di crearsi alcun tipo di vantaggio non possedendo le doti fondamentali di un grande palleggiatore, il cambio repentino di velocità e direzione, per cui i suoi palleggi sono fine a loro stessi e alla fine chi finisce ubriacato scoccando tiri stupidi è normalmente lui stesso. Senza considerare che in tutto questo tempo, che normalmente è più o meno un attacco intero, i compagni, che sono ognuno di loro fior di giocatori, stanno lì a grattarsi gli zebedei e non sono coinvolti in nessun modo. Lo ripeto per la milionesima volta: un Belinelli umile, che si smarcasse sui blocchi, che tentasse di farsi trovare sempre libero sugli scarichi, che al massimo mettesse una, e una sola, volta la palla per terra per penetrare, che fosse insomma il go-to-guy, ma solo nei secondi finali di ogni attacco, sarebbe una vera e propria manna per la squadra. Quello che fa però ora è semplicemente deleterio.

I giocatori imprescindibili a questo punto rimangono tre, e sono sempre più convinto di questo. Trattasi di Datome, Hackett e Melli, tre giocatori che sanno perfettamente cosa significhi giocare per la squadra, cosa significhi salire al proscenio quando serve, ma anche defilarsi quando le situazioni lo richiedono, tre giocatori insomma che è da tempo che vedo come la vera colonna vertebrale della squadra e sono perfettamente convinto che se nello spogliatoio comanderanno loro, l’Italia farà risultati forse addirittura insperati, se invece la leadership sarà dei soliti sedicenti fenomeni il risultato sarà ancora una volta in definitiva deludente per il tasso tecnico e anche atletico che questa squadra possiede.

Per cui, almeno come la vedo io, che in panchina ci sia Messina o Sacchetti o John Wooden o Greg Popovich cambia molto poco. L’unica cosa importante e decisiva è chi comanda sotto la doccia o a colazione.

Lunedì, 31 Luglio 2017 22:47

Una carezza in un pugno

Immagino la scena: papà Vittorio che amorevolmente abbraccia il figlio Danilo dopo l'infausta partita giocata coi Paesi Bassi nel torneo di Trento, raccontando con dovizia di particolari le vicende legate ad un compagno di squadra dal come e cognome piuttosto ingombranti: Dino Meneghin. Narrerà non certo storie di educande d'area, bensì di guerrieri dai gomiti appuntiti e dalla giustizia sommaria all'interno del rettangolo parchettato. Un gomito in gola ricevuto, lo sguardo che manda il più celere dei messaggi di ritrovo nella metà campo di difesa, la risposta dall'entità sproporzionata e un epilogo classico: avversario fuori uso e il “menego” con faccino di chi passava lì per caso.

Ufficiale la partnership con il sito degli allenatori di basket

Manca meno di un mese all'inizio del tour di Serie A2 Italia e Pick-Roll.com che ci porterà a realizzare il giro d'Italia in 35 giorni per filmare 32 documentari dedicati alle 32 squadre iscritte al prossimo campionato di A2, alle città interessate, i giornalisti locali ed i propri tifosi.

Si conclude con un terzo posto e medaglia di bronzo l’avventura degli azzurrini di Coach Andrea Capobianco.
6 gare, 5 successi per i ragazzi che nella finale per il bronzo sconfiggono la Germania e riportano a casa una medaglia che mancava da 11 anni.

Storica vittoria per l'Italia U18 che, col punteggio di 61-56 contro la Finlandia, si guadagna un posto in semifinale ed il pass per i prossimi Mondiali U19.

La nazionale italiana U18 si impone anche sulla Spagna per 62-68 (terzo successo in altrettante partite) e si prepara al meglio alla fase "calda" dell'Europeo, quella a eliminazione diretta.

Dopo la vittoria di ieri sulla Svezia, secondo successo in fila per l'Italia U18 agli Europei in Turchia. Contro la Croazia gli azzurrini di coach Capobianco dimostrano di essere una squadra solida e con una precisa identità.

Si sono chiuse le iscrizioni per il II Mare di Roma Trophy organizzato dall’Alfa Omega in programma dal 2 al 5 gennaio: in meno di un mese sono andati rapidamente esauriti tutti i posti disponibili per le categorie Under13 ed Esordienti.
Dopo la prima edizione del torneo disputata a maggio con otto squadre al via, per questa seconda edizione si è più che raddoppiata la delegazione delle varie società, con numerose squadre provenienti anche oltre i confini regionali.
Un torneo quindi che continua a crescere, e che vuole diventare un appuntamento fisso nel calendario cestistico del X Municipio.

Martedì, 22 Novembre 2016 14:40

Serie B: 8 giornata, Players Profile under 21

Siamo giunti all'8 giornata di Campionato per la Serie B e, come di consueto, parliamo di giovani (under 21) che calcano i parquet italiani con la nostra rubrica Players Profile.

Marco Salari (Basket Isernia) balza in testa alla classifica dei migliori (per valutazione media) della Serie B, superando Stefan Nikolic (Cuore Napoli) per un solo punto. Vedi qui classifica completa.

Prima partita della stagione, trasmessa alle  12 su Sky Sport 1: Brindisi vs Trento.

Venerdì, 20 Maggio 2016 18:52

FINALI UNDER15: OLIMPIA MILANO

Come già abbiamo fatto per le bellissime finali Under 20 eccellenza, andiamo a presentare l'ultima fase del campionato nazionale Under 15 eccellenza, che andrà ad assegnare il tricolore. La manifestazione si terrà a Bassano del Grappa (VI) dal 30 maggio al 5 giugno.

Campione in carica per quanto riguarda la categoria U15 è la Stella Azzurra Roma (che a Desio ebbe la meglio sulla Benetton Treviso in finale), mentre se consideriamo l'annata 2001 la scorsa stagione fu la Virtus Bologna a trionfare al Pentagono di Bormio, portandosi a casa lo scudetto U14.

GIRONE A

OLIMPIA MILANO

L'intervista di Flavio Vanetti per il Corriere della Sera a Gigi Datome, l'uomo che rappresenterà l'Italia alle Final4 di Eurolega.

Claudio Pea sul suo blog commenta le ultime vicende della querelle FIBA-Eurolega-FIP-Lega.

Terza uscita del 2016 per Superbasket, numero 18 da quando la rivista-cult del basket italiano, fondata da Aldo Giordani nel 1978 e giunta al suo 39esimo anno di pubblicazioni, è tornata nelle edicole in forma mensile.

In copertina, l’Armani EA7 trionfatrice in Coppa Italia, trofeo che da vent’anni mancava nella bacheca dell’Olimpia. Quello del Forum è stato l’evento centrale del mese di febbraio: grande spazio naturalmente alla Milano vincitrice, ma analisi, interviste, commenti, anche sulle altre sette squadre coinvolte nel torneo, oltre ad una bella galleria fotografica sulla tre giorni di Assago.

Anche su questo numero di Superbasket, come al solito, il contributo di diversi grandi nomi del nostro basket. Si parte da Ettore Messina, che ci parla dell’emozione di vivere in prima persona l’All Star Game della NBA. Poi c’è Sergio Scariolo, col suo taccuino su quanto di interessante si è visto alle finali di Copa del Rey, vinta anche quest’anno dal Real Madrid. Mentre Gigi Datome ci racconta come ha appena vinto la Coppa di Turchia con il suo Fenerbahce. Gianmarco Pozzecco invece parla di massimi sistemi, e in particolare di differenze regolamentari tra NBA e mondo FIBA, che lui abolirebbe. Ancora, Maurizio Gherardini spiega quanto è potenzialmente forte e ricca di talento la nazionale del Canada, per la quale lui stesso lavora. Infine, da New York Federico Mussini, racconta un incontro che gli ha tolto il fiato dall’emozione: con Stephen Curry, che per un giorno si è allenato con i suoi Warriors al campus di St.John’s University.

Basket Europeo. Ci interessa soprattutto l’Eurocup, la seconda coppa, arrivata agli ottavi di finale con due formazioni italiane ancora in corsa, Milano e Trento. Il punto della situazione è a cura di Matteo Zanini.

Il basket e la sua storia. Alberto Cecere, ideatore e proprietario del museo della pallacanestro, ci racconta stavolta della prima volta del basket alle Olimpiadi, a Belino nel 1936. “Canestri e svastiche” è il tema di una
suggestiva rievocazione di un momento chiave nella storia del nostro sport.

Dossier spettatori: quanti sono, dove aumentano e perché. I numeri  sull’affluenza di pubblico nella Serie A italiana sviscerati in una profonda inchiesta a cura di Niccolò Trigari.

L'inconfondibile Sergio Tavčar ha scelto stavolta di spiegarci cosa è stato il Borac Cacak. Squadra poco celebrata di una piccola città della Serbia, che però ha avuto un ruolo importante nella costruzione del mito del basket ex-jugoslavo.

Continua il gioco delle somiglianze. Il direttore di SB Dan Peterson si diverte a trovare “sosia” tecnici di scuola americana al grande Walter Magnifico nelle sua rubrica “Similar to...”

L’intervista: Giulia Arturi incontra Walter De Raffaele, nuovo capo allenatore della Reyer Venezia dopo lo shock dell’esonero di Carlo Recalcati.

Mamme e basket. Non se ne vedono tante, di giocatrici già mamme: tra serie A1 e A2 ne troviamo solo un paio. Le ha incontrate Silvia Gottardi per approfondire un tema insolito ma interessante.

Blog in movimento: è una nuovo spazio che parla di viaggi, ovviamente a sfondo cestistico. E non poteva non iniziare con New York, la capitale mondiale del gioco. Giancarlo Migliola ci racconta la sua settimana di full immersion tra partite NBA e NCAA, giri per shopping e per campetti, e tutto quanto può interessare un appassionato di basket nella Grande Mela.

NBA: il punto della situazione, con i cambi di casacca dopo la boa dell’All Star Game, è a cura di Stefano Benzoni.

Storie americane. Un romano e un padovano, entrambi giovani, abbattono l’ennesimo muro: Matteo Zuretti e Francesco Alfier sono i primi italiani a lavorare in America nei rispettivi campi: l’uno per il sindacato giocatori NBA, l’altro come analista statistico di una squadra NBA. Scopriamo le loro storie.

In Tomorrow People ci si concentra sui giovani. Questo mese Paolo De Persis fa il punto sulla corsa alle Finali Nazionali in tutte le categoria nazionali: Under 20, 18, 16 e 15.

Come sempre, tantissime rubriche per vivere il basket a 360 gradi. Su questo  numero di SB si parla tra le altre cose anche di Coppa Italia LNP e del Basket Festival di Rimini, del campionato di Serie B, di basket femminile, e poi di scarpe da basket, di alimentazione nel basket, di regole del basket, con la rubrica dell’ex fischietto internazionale Silvio Corrias. E naturalmente di tecnica, con il consueto spazio critico di Sergio Tavčar, che lancia l’ennesima provocazione: più tardi si inizia a giocare, meglio è?

Come sempre eccezionale poi il corredo fotografico su cui poggia l’intero progetto Superbasket. Grazie all'agenzia Ciamillo-Castoria, da anni leader in Europa nelle foto di basket.

Vincenzo Di Schiavi dalle pagine della Gazzetta dello Sport torna sull'imbarazzante pagina del nostro basket relativa al caso Johnson.

right

mental2

playersprofile

copertina

Cerca

aquista ebook basketcoach

TOP100 2016 300bn

basketcoach website link

Le news del giorno

Prev Next

logo

 

 

 

 

Our website is protected by DMC Firewall!