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Gregor Fucka è nato il 7 agosto 1971 a Kranj, in Slovenia (allora Repubblica Federale di Jugoslavia). A 19 anni, appena iniziata la sua carriera professionistica a Lubiana, Bogdan Tanjevic lo “catturò” e lo portò con sé a Trieste, facendogli prendere la nazionalità italiana. Aveva bene intravisto le sue doti da fuoriclasse: alto 2,15, fisico filiforme, articolazioni snodabili, sorprendente agilità per la statura, una ottima tecnica di fondamentali, con capacità ambidestre di palleggio e tiro; avrebbe interpretato, con uguale disinvoltura, i ruoli di centro e di ala grande. Quattro stagioni con la Stefanel, che poi si trasferì praticamente in blocco a Milano (c’erano anche Bodiroga e De Pol, tra gli altri), dove conquistò uno scudetto e una Coppa Italia. Nel ’97 Fucka andò a vestire la maglia della Fortitudo Bologna, e riuscì a replicare: un’altra Coppa Italia e un altro scudetto. Il primo coach a convocarlo in Nazionale fu Sandro Gamba, che lo fece esordire nel maggio del ’91 in una partita contro l’Unione Sovietica, in Germania. Con Ettore Messina ha poi disputato i Goodwill Games del ’94 e gli Europei del ’95 e del ’97. L’anno dopo ha ritrovato in azzurro il suo scopritore Tanjevic, con il quale è stato presente ai Mondiali del ’98, alle Olimpiadi del 2000 e ad altri due Europei, il primo dei quali coronato dall’oro. La sua carriera di club è poi proseguita in Spagna, con tanti titoli nazionali, ma anche una Eurolega (a Barcellona) e una FIBA Euro Cup (a Girona). Rientrato in Italia ha giocato fino a 40 anni (Roma, Bologna, Pistoia). Nel suo presente e nel suo futuro, l’attività di allenatore.

A Tenerife, in Spagna, è il giorno dell’esordio della Nazionale italiana nei Campionati Europei di pallacanestro in carrozzina. Alle ore 20 locali, le 21 italiane, gli azzurri incontreranno la Francia, nella prima partita del girone B. Sono due i raggruppamenti che compongono il torneo: le prime quattro di ogni gruppo accederanno ai quarti di finale, mentre le prime sette della graduatoria finale conquisteranno la qualificazione ai Mondiali del 2018, in programma ad Amburgo.

Alessandro Abbio è nato a Racconigi (in provincia di Cuneo), il 13 marzo 1971. La sua culla cestistica è stata Bra (altro centro del cuneese), in una società che lo ha accompagnato dal mini-basket fino ai 17 anni, quando si è trasferito all’Auxilium Torino; qui subito l’esordio in A1, e la maturazione come giocatore, sotto la guida di validi allenatori (Asti, Lambruschi, Guerrieri, Danna). Nel ’94 il passaggio a Bologna, dove è rimasto otto stagioni, divenendo una bandiera della Virtus, con cui ha conquistato tre scudetti, due Euroleghe, una Supercoppa italiana e quattro Coppe Italia (tre titoli con Alberto Bucci, gli altri con Ettore Messina). Guardia di 1,93, fisico particolarmente votato al gioco in velocità, penetrazioni e tiro dall’angolo le sue migliori armi d’attacco, gambe e caparbietà quelle in difesa; sapeva adattarsi anche al ruolo di play. Esordio con la maglia della Nazionale nel febbraio del ’92, a Siena, in una partita contro la Cecoslovacchia su convocazione di Sandro Gamba; poi il percorso con Ettore Messina (Goodwill Games ’94, Europei ’95 e ’97) e quello con Bogdan Tanjevic (Mondiali ’98, Europei ’99, Olimpiadi 2000). Nel 2002 è andato a cercare nuove emozioni in Spagna, prima a Valencia (con un successo nella Uleb Cup), poi a Granada. Rientrato in Italia, venne frenato dagli infortuni, ciò che però non gli impedì di giocare (Livorno e Firenze) fino a 37 anni. Dopo il ritiro si è dedicato alla attività di allenatore, soprattutto del settore giovanile, tornando nella sua culla a Bra.

Denis Marconato è nato a Treviso, il 29 luglio 1975. Cresciuto nelle giovanili della Benetton, il suo esordio in prima squadra avvenne nel campionato ’93-’94. Ci vollero però altre due stagioni, e un anno in prestito al Petrarca Padova, prima che il suo potenziale fisico (2 metri e 11 per 115 kg) potesse imporsi sul campo. A rilanciarlo alla Benetton fu coach Mike D’Antoni, che con lui in campo riuscì a vincere lo scudetto nel ’97. Stesso anno in cui, dopo qualche convocazione per raduni e amichevoli, Denis vestì per la prima volta la maglia azzurra in una manifestazione ufficiale, gli Europei di Barcellona. Cominciava così il suo lungo percorso in Nazionale, che in un decennio ha attraversato ben sei edizioni degli Europei, due Olimpiadi e un Mondiale, con l’alternanza in panchina di Messina, Tanjevic e Recalcati. Nel ruolo di centro era una risorsa per i tanti allenatori che lo hanno avuto in squadra: buoni movimenti fronte e spalle a canestro, tiro morbido da sotto, rimbalzi a mai finire. Con la Benetton ha vinto in totale tre scudetti, due volte la Coppa Europea Saporta, otto la Coppa Italia; un altro scudetto con Siena e un titolo (la Copa del Rey) anche in Spagna, col Barcellona.

Ettore Messina si presentava al suo terzo Europeo sulla panchina della Nazionale con una grande voglia di proseguire il suo cammino di miglioramento: nono posto a Monaco ’93, quinto ad Atene ’95. Migliorare voleva dire avvicinarsi al podio, ma sarebbe bastato, come obiettivo minimo, anche la conferma del quinto posto, l’ultimo valido per guadagnare la qualificazione ai Campionati Mondiali (in programma l’anno dopo ad Atene), che non aveva visto l’Italia tra le partecipanti nella edizione del ’94 a Toronto. Per non parlare delle rinunce a ben tre Olimpiadi: Seul ’88, Barcellona ’92 e Atlanta ’96. La preparazione all’Europeo di Barcellona fu accurata e incoraggiante; otto partite senza sconfitte, nel precampionato, battendo Jugoslavia e Germania (campioni europei uscenti delle ultime due edizioni), e anche Russia, Francia, Turchia, la stessa Grecia in casa sua. Dall’europeo spagnolo si aspettavano conferme.

Nella finale del campionato israeliano, in gara unica, l'Hapoel Gerusalemme di Simone Pianigiani, prossimo probabile tecnico di Milano, ha sconfitto il Maccabi Haifa 83-76, grazie alle straordinarie prestazioni di Dyson (30 punti) Jerrells (21), conquistando così il titolo di campione d'Israele. Dopo essere stata sotto 2-0 nei quarti con lo Bnei Herzelyia, la squadra dell'ex ct della nazionale italiana ha chiuso con un 5 su 5 le partite segueneti, che le è valso il trionfo. In Turchia stasera anche il Fenerbahce di Datome, avanti 3-0, può festeggiare in casa del Besiktas. Si giocherà a porte chiuse dopo gli incidenti di Gara 3, sospesa due volte e ripresa solo dopo aver svuotato l'arena per le intemperanze dei tifosi di casa. Alle 20.30 Gara 4 in Spagna, col Valencia che ospita il Real Madrid ma è sotto 2-1 nella serie al meglio delle 5.

 

Giovedì, 15 Giugno 2017 06:58

Europei di basket: Barcellona 1997

Un bell’argento, il congedo di Messina

Non c’erano che gli Europei, in quegli anni, a dare un senso alla vita della Nazionale italiana. Un senso e una speranza: quella di ritornare nelle zone alte della classifica, e di avere così anche maggiori opportunità di mettersi in mostra nelle varie competizioni intercontinentali. Le Olimpiadi erano solo un ricordo dell’84 (Los Angeles), e nel frattempo di edizioni se ne erano viste passare tre, due delle quali esaltate dal Dream Team statunitense, una festa alla quale sarebbe stato bello partecipare. Più breve l’assenza dai Mondiali, ma anche quell’ultima apparizione del ’90, in Argentina, sembrava appartenere a un lontano passato. Non c’erano che gli Europei, dunque; e su Barcellona ’97 – con una squadra che stava sempre più riacquistando considerazione e fiducia in sé stessa – bisognava assolutamente puntare tutto.

Vincenzo Esposito è nato il 1° marzo 1969, a Caserta, città dove è praticamente cresciuto col pallone di basket in mano, esordendo in prima squadra con la Juve a soli 15 anni (ripercorrendo così, a distanza di due anni, le orme del “fratello” Nando Gentile). Lanciato pure lui da Tanjevic, raggiunse poi con Marcelletti in panchina, e lo sponsor Phonola sulla maglia, lo scudetto nel ’91, al termine della famosa finale con la Philips Milano, quando fu costretto, per un grave infortunio al ginocchio, ad assistere a bordo campo agli ultimi minuti di gara-5. A 24 anni lasciò Caserta, e approdò alla Fortitudo Bologna, prima di compiere il grande salto verso gli Stati Uniti: una stagione con i Toronto Raptors (primo italiano assieme a Stefano Rusconi a calcare i parquet della NBA). Al rientro in Italia vestì la maglia di Pesaro, dell’Olimpia Pistoia, e poi dal ’98 al 2001 quella dell’Andrea Costa Imola, dove per tre anni consecutivi si aggiudicò il titolo di miglior marcatore del campionato. Guardia di 1,94, univa alle buone doti fisiche quelle di una tecnica eccezionale, che gli permettevano di trovare la via del canestro quasi in maniera irrisoria, e con tutte le possibili soluzioni di gioco. In Nazionale fece il suo esordio a 21 anni, chiamato da Sandro Gamba a far parte della formazione per i Goodwill Games di Seattle del 1990. Tra infortuni e rinunce, la sua riapparizione in azzurro avvenne solo cinque anni dopo, agli Europei di Atene, in panchina Ettore Messina. La sua carriera di giocatore è proseguita fino a 45 anni, con ben dodici trasferimenti (comprese due parentesi spagnole), mentre già negli ultimi tempi si intersecava quella di allenatore. Nell’ultima stagione ha guidato il Pistoia in A1, fino ai play-off.

Brutto epilogo nella finale scudetto greca che nella decisiva Gara 5 ha visto il Panathinaikos superare in trasferta i tradizionali rivali dell'Olympiacos per 66-51, centrando così il suo 35° titolo nazionale. A 2' minuti dalla conclusione sono scoppiati incidenti che hanno provocato una lunga sospensione della partita; i tifosi dell'Olympiacos hanno lanciato petardi e bengala sul campo e contro la panchina del Panathinaikos costringendo gli ospiti a rifugiarsi negli spogliatoi mentre l'allenatore dei padroni di casa, Ioannis Sfairopoulos, prendeva il microfono invitando tutti i tifosi ad abbandonare l'impianto per consentire la ripresa della gara, peraltro ormai ampiamente decisa a favore dei "verdi" di coach Xavi Pascual. Dopo circa 20 minuti, quando la polizia in assetto anti sommossa aveva ripreso il controllo della Peace and Friendship Arena del Pireo, sul quale aleggiava una fitta nube di fumo, gli arbitri e i giocatori del Panathinaikos sono rientrati in campo per giocare i 120" secondi residui dei tempi regolamentari sul punteggio di 49-66. Le due squadre hanno concluso la partita in un ambiente surreale, come se fosse a porte chiuse. Per fortuna, non sono stati denunciati danni agli atleti. Il successo del Pana è maturato nei due quarti centrali con un break di 43-20, che dopo due anni di dominio Olympiacos, si toglie moltissime soddisfazioni.

 

Claudio Coldebella è nato a Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso, il 25 giugno 1968. A 17 anni entrò nel settore giovanile di Mestre, dove fece il suo esordio in A2, per poi conquistare la promozione in A1 con l’Aurora Desio nella stagione ’88-’89 (e da qui non passò inosservato). Cominciò quindi la sua bella avventura con la Virtus Bologna: sette stagioni, culminati con i tre scudetti consecutivi del ’93, ’94 e ’95, più una Coppa Italia e una Coppa delle Coppe. Playmaker di 1,98, un fisico adatto al ruolo, era un buon organizzatore di gioco, prediligendo il servizio al compagno alla conclusione personale, che comunque risultava spesso precisa; utilissimo in fase difensiva. Il profumo della maglia azzurra glielo fece sentire per primo Sandro Gamba, ma per un infortunio a una mano dovette rinunciare ai Mondiali del ’90. Il suo ingresso in Nazionale come titolare coincise con quello di Ettore Messina, con il quale condivise l’intero ciclo dei tre campionati europei dal ’93 al ’97. Le sue presenze di club proseguirono in Grecia, con due stagioni nelle file dell’AEK Atene e quattro in quelle del PAOK Salonicco (dove vinse una Coppa di Grecia). Fece in tempo, tornando in Italia, a diventare un beniamino dell’Olimpia Milano, dove chiuse la sua carriera di giocatore e iniziò quella di allenatore. Si è poi dedicato all’attività di dirigente, rivestendo il ruolo di general manager di varie società. Ha ricoperto anche, per tre anni, l’importante incarico di direttore generale della Lega.

Ettore Messina aveva condotto la Nazionale all’Europeo del ’93, dividendosi con l’impegno in campionato. Nella stagione ’92-’93, infatti, era stato per la sua quarta stagione sulla panchina della Virtus Bologna, portandola alla conquista dello scudetto (il suo primo da capo allenatore), oltre che alla finale di Coppa Italia. All’indomani del non soddisfacente piazzamento all’Europeo tedesco (nono posto), coach Messina cominciò a dedicarsi esclusivamente ai colori azzurri. I primi risultati si videro ai Goodwill Games (i cosiddetti Giochi di Buona Volontà, manifestazione multisportiva di livello mondiale), disputati a San Pietroburgo nel ’94: l’Italia conquistò una insperata medaglia d’argento, perdendo nella finalissima con Portorico, e precedendo formazioni del calibro di Stati Uniti, Russia, Brasile e Argentina. In squadra erano stati lanciati i giovani Fucka, Bonola, Abbio e De Pol. Si cominciava a preparare il riscatto per la successiva edizione degli Europei, Atene 1995.

Gli azzurrini di coach Bergna esordiranno l’8 giugno contro il Canada.

Inizia l’avvenuta mondiale della Nazionale Under 23 di basket in carrozzina. Dopo cinque giorni di ritiro tra Silvi Marina ed Atri, in Abruzzo, gli azzurrini partiranno alle 15.15 di lunedì 5 giugno dall’aeroporto di Roma Fiumicino direzione Toronto, sede dei Campionati del Mondo di categoria. Si tratta della seconda partecipazione ad un Mondiale nella storia della selezione under azzurra, dopo quella di Adana, in Turchia, nel 2013. La Nazionale italiana ha conquistato il pass per Toronto nel corso degli ultimi Campionati Europei Under 22, nello scorso gennaio a Lignano Sabbiadoro.

Giovedì, 08 Giugno 2017 10:33

Lido di Roma DME Showcase

Ostia (Roma) - dal 2 all'8 luglio 2017

Giocatori e Giocatrici dal 2007 al 1998
- ISCRIZIONI ENTRO IL 26 GIUGNO 2017 -

Giovedì, 08 Giugno 2017 10:11

Europei di basket: Atene 1995

Trionfo della ripescata Jugoslavia

La Grecia ci aveva preso gusto. A ospitare l’Eurobasket, innanzitutto, che tornava ad Atene dopo solo otto anni. E poi anche a districarsi nelle alte sfere cestistiche, perché l’oro conquistato in casa nell’87 – davanti al quale tutti erano rimasti increduli e diffidenti – aveva allungato la sua scia positiva con un secondo, un quinto e un quarto posto nelle tre edizioni successive. La bella favola ellenica, insomma, stava durando più di quanto si potesse immaginare all’inizio, e adesso provava a riaccendersi, inseguendo nuovi sogni e nuove emozioni.
L’esaltazione era tale che il comitato organizzatore aveva volentieri accettato, in extremis, di fare spazio ad altre due squadre, da aggiungere alle dodici già regolarmente qualificate. Sappiamo cosa stava vivendo l’Europa in quegli anni, con i continui mutamenti della sua mappa geo-politica, e quindi anche sportiva. L’ultima novità arrivava dalla Jugoslavia (o meglio da quel che ne era rimasto, cioè Serbia e Montenegro), che era pronta a rientrare in scena, dopo quattro anni di reclusione. Fu per l’appunto una delle due squadre ripescate, e di questa scelta promozionale (più spettacolo, più onore!) qualcuno in Grecia si sarebbe pentito, perché avrebbe di fatto negato ai padroni di casa la riconquista di una medaglia.

Alberto Tonut è nato il 19 aprile 1962, a Trieste, città dove i cestisti si coltivano per tradizione. Debutto in prima squadra a 17 anni, in A2 con la Pallacanestro Trieste; subito una promozione nella massima serie, poi un’altra, due stagioni dopo. Alto 2 metri, un fisico robusto e dinamico, ideale per il ruolo di ala, che lui bene interpretava con l’eleganza e la precisione nel tiro da fuori. Le stagioni della sua definitiva affermazione furono le sette giocate a Livorno, con una finale scudetto nell’89. In Nazionale fu portato da Gamba, che lo inserì nella squadra dell’oro europeo a Nantes ’83; vi ritornò nell’87 con Bianchini (Europeo di Atene), quindi un altro intervallo prima dell’ultima chiamata, quella di Messina per l’Europeo del ’93. Lunghissima, e con tabellini cospicui, la sua carriera di club, con trasferimenti a Cantù, poi di nuovo a Trieste e a Gorizia; in attività fino alla bella età di 47 anni (oro europeo con la Nazionale Over 40), ha avuto poi esperienze come allenatore e procuratore. Il suo maggiore interesse, adesso, è seguire il figlio Stefano, entrato lo scorso anno nel giro della Nazionale maggiore.

Riccardo Pittis è nato a Milano, il 18 dicembre 1968. Cresciuto nelle giovanili dell’Olimpia, il suo debutto in prima squadra è arrivato a 16 anni; da allora nove stagioni ricche di successi, con quattro scudetti, una Coppa Italia, due volte la Coppa Korac, due la Coppa dei Campioni, una Coppa Intercontinentale. A 25 anni il suo primo e unico cambio di casacca; indossò quella della Benetton Treviso (città dove avrebbe fissato la sua residenza), replicando la serie di titoli: tre scudetti, cinque volte la Coppa Italia, tre la Supercoppa italiana, due la Coppa europea Saporta. Ala di 2.03, fisico asciutto e agile, in campo si faceva notare per la sua ottima visione di gioco, la sua intraprendenza in attacco e, soprattutto, la sua capacità di recuperare palloni in difesa (1870 in un campionato, un record!). A 30 anni fu anche capace, per un problema alla mano destra, di diventare mancino anche nel tiro a canestro. In Nazionale fu Sandro Gamba a farlo debuttare, nel novembre dell’89, alle qualificazioni per l’Europeo del ’91. Partecipò ai Mondiali del ’90 in Argentina, poi a quattro edizioni consecutive degli Europei, le ultime tre con coach Ettore Messina. Ci sarebbe poi stata anche una appendice nel 2001, con la convocazione da parte di Recalcati (subentrato a Tanjevic), in preparazione agli Europei 2003. In Nazionale ha anche svolto, per qualche anno, il ruolo di team manager.

Ettore Messina è nato a Catania, il 30 settembre 1959. Frequentava ancora la prima elementare quando si trasferì con la famiglia a Venezia, dove poi cominciò a giocare a basket. Già all’età di 16 anni si dedicò all’attività di allenatore, passando dal vivaio della Reyer a quello di Mestre, poi a Udine. Il primo importante salto lo compì a 24 anni, quando approdò a Bologna, nei quadri tecnici della Virtus: responsabile del settore giovanile e assistente di validi allenatori, quali Alberto Bucci, Sandro Gamba, Kresimir Cosic e Bob Hill. Nell’89 diede avvio alla sua lunghissima carriera di capo allenatore: le prime quattro stagioni alla Virtus, dove vinse subito una Coppa Italia e una Coppa delle Coppe, e poi anche uno scudetto. Successi che lo lanciarono alla ribalta come uno dei più validi coach emergenti, e che gli valsero l’incarico di commissario tecnico della Nazionale a partire dal ’93. Buon esordio ai Giochi del Mediterraneo in giugno: medaglia d’oro con una formazione semi-sperimentale, battendo in finale la Croazia. Pochi giorni dopo, gli Europei in Germania.

Boris Diaw, Tony Parker, Ronny Turiaf sono solo alcuni dei nomi dei grandi cestisti francesi usciti dall’Istituto Nazionale di Educazione Sportiva (INSEP) che si è aggiudicato l’edizione 2017 dell’Adidas Next Generation a Istanbul. L’Istituto francese, finanziato dal Ministero per lo Sport, raggruppa i migliori atleti in età giovanile di oltre 26 discipline sportive tra cui anche la pallacanestro.

Giovedì, 01 Giugno 2017 22:44

Europei di basket: Monaco 1993

Bandiere nuove, è dura per Messina!

Era un’altra Europa. Aveva mutato la sua fisionomia, politica e geografica. E aveva moltiplicato le sue bandiere. Sul podio del 28° Eurobasket se ne videro sventolare due assolutamente inedite, appartenenti a Russia e Croazia, mentre una era praticamente sconosciuta alla nobiltà cestistica, quella della Germania tornata unita dopo la caduta del Muro di Berlino. Da una edizione all’altra sembrò così tutto diverso – per non dire straordinario – che davvero il ’93 segnò nella lunga storia della manifestazione continentale l’inizio di una nuova era.
Un indicativo segnale di cambiamento lo volle dare proprio la Germania, che dopo alcuni anni di inquietante silenzio si ripresentò sulla scena in veste di paese organizzatore. Lo faceva per la terza volta, dopo Essen ’71 e Stoccarda ’85, ma era la prima di uno stato, e di un popolo, senza più un Ovest e un Est. Occasione unica, dunque, per dimostrare subito la propria voglia di riscatto. Che poi dovesse finire addirittura in trionfo, visto che la bandiera abbinata al gradino più alto del podio fu proprio la sua, nessuno mai lo avrebbe potuto immaginare. Già Atene ’87 – per non andare più indietro nel tempo – aveva dimostrato che certi miracoli in casa erano possibili!

Antonio “Tonino” Zorzi è nato a Gorizia, il 10 giugno 1935. All’età di 15 anni si era presentato a una leva per la pallavolo, e si ritrovò invece con un pallone davanti a un canestro. Giocò nelle file della ACI Gorizia (Associazione Giovanile Italiana) fino a 18 anni, in tempo però per farsi notare dal nuovo commissario tecnico della Nazionale di allora, Vittorio Tracuzzi, che lo convocò per gli Europei del ’53 a Mosca. Trasferitosi a Varese, Zorzi si impose già nella prima stagione, venendo eletto miglior giocatore della serie A, con i suoi 527 punti realizzati. A Varese restò fino al ’62, dopo aver vinto uno scudetto l’anno prima. Rientrato a Gorizia per motivi famigliari, intraprese già a 28 anni una carriera di allenatore praticamente infinita (visto che è stato recentemente chiamato, alla bella età di ottantadue, a guidare la Nazionale Over 70). Ha girato tredici città, nel suo girovagare in lungo e in largo la Penisola, e tra i suoi successi vanno ricordate la Coppa delle Coppe nel ’70, con la Fides Napoli, e ben cinque promozioni in serie A1 (tre a Venezia, una a Reggio Calabria e Pavia). È tornato anche sulla panchina azzurra come vice di Sandro Gamba, tra gli anni ottanta e novanta.

Ferdinando Gentile è nato a Tuoro, frazione di Caserta, il 1° gennaio 1967. Era ancora tra i ragazzini della Juve, la squadra della sua città, quando il tecnico montenegrino Bogdan Tanjevic lo fece esordire a soli 15 anni, in A2; l’anno dopo si fece conoscere, sbalordendolo, dal pubblico dei telespettatori, giocando una grande partita in A1 contro Cantù. Della Juve sarebbe diventato presto una bandiera: undici stagioni, culminate con la conquista di una Coppa Italia, e soprattutto di un titolo tricolore (il primo del Sud) nella stagione ’90-’91, quando in panchina era subentrato Franco Marcelletti, casertano anche lui. Play maker di 1,90, talento e personalità, un pericolo costante per le difese avversarie, col suo tiro mancino (esecuzione veloce dalla distanza, abili finte da sotto) e i suoi passaggi smarcanti. A 23 anni, ancora pieno di energie e desideroso di affermarsi, Nando cominciò una seconda vita professionale, seguendo il suo mentore Tanjevic, prima a Trieste, con la Stefanel, poi a Milano, con l’Olimpia, dove ottenne, da capitano, il suo secondo scudetto e la sua seconda Coppa Italia. Andò poi ad Atene a saziare la sua fame di successi: con il Panathinaikos, tre titoli nazionali in tre anni, più una Coppa dei Campioni. Debuttò in Nazionale con Bianchini, in una partita proprio a Caserta, prima di partecipare all’Europeo di Atene ’87. Disputò poi altre tre Europei: nel ’91 con Sandro Gamba, nel ’93 e nel ’95 con Ettore Messina. Tornato in Italia dopo la parentesi greca, girovagò un po’ tra Udine, Reggio Emilia, Siena e Caserta, prima di intraprendere la carriera di allenatore, anch’essa in giro per l’Italia (Imola, Roma, Veroli, Milano) e ancora in corso.

La Nazionale femminile chiude con una sconfitta il Torneo di Latina, primo appuntamento di preparazione in vista di EuroBasket Women 2017. Nella sfida al PalaBianchini che vale la vittoria della manifestazione (nelle prime due giornate le Azzurre avevano sconfitto Ungheria e Belgio) la Russia – una delle favorite per la rassegna continentale in programma in Repubblica Ceca dal 16 al 25 giugno – si impone per 65-50. Miglior realizzatrice dell’Italia Giorgia Sottana con 19 punti.

La video intervista realizzata da Simone Bauducco, durante le Final4 di Eurolega, al coach della nazionale spagnola Sergio Scariolo:

Roberto Brunamonti è nato a Spoleto, in provincia di Perugia, il 14 aprile 1959. Cresciuto nella squadretta di basket locale della scuola media “Dante Alighieri”, ebbe la fortuna di condividere il girone del Trofeo Ragazzi con la zona dell’Alto Lazio, e quindi anche di Rieti, dove venne adocchiato e poi prelevato, all’età di 15 anni. Già l’anno successivo l’esordio con la prima squadra della Sebastiani, dove si mise in luce per ben sette stagioni, coronati dalla conquista di una Coppa Korac. Dal 1982 divenne una bandiera della Virtus Bologna; qui le stagioni furono quattordici, e molti di più i titoli: quattro scudetti, una Coppa delle Coppe, tre Coppe Italia. Play-maker di 1,91, dal fisico longilineo, con due braccia lunghissime che gli permettevano di essere un ragno in difesa, veloce contropiedista e slalomista in attacco, si faceva notare per intelligenza e intensità di gioco. Il suo debutto in Nazionale nel maggio del ’78 in una amichevole, convocato da Giancarlo Primo, che poi lo portò all’Europeo del ’79. Da allora una presenza quasi costante per ben dodici anni, attraversando la bellezza di sette Europei (tanti quanti Marzorati, uno in meno di Meneghin), due Olimpiadi e due Mondiali. È stato ancora protagonista nel basket italiano sia come allenatore (una Coppa Italia con la Virtus Bologna) che come dirigente.

La Fiba Europe ha ufficializzato il nuovo formato e le date della prossima Champions.

Stavolta si trattava proprio di un addio, e non di un arrivederci! Lo sapeva bene coach Sandro Gamba, che ci teneva tanto, tantissimo, a chiudere in bellezza con l’Europeo del ’91. Lui giocava per la prima volta in Italia un torneo continentale da allenatore capo della Nazionale: quale migliore occasione per coronare il suo sogno? A Roma, peraltro, aveva provato da giocatore la grande esaltazione delle Olimpiadi del ’60, proprio in quel Palazzo dello Sport dell’EUR che adesso si ripresentava come unico, grande teatro della manifestazione. L’Europeo in Italia tornava dopo le edizioni di Napoli ’69 e di Torino ’79; un sesto e un quinto posto che avevano lasciato una scia di delusione. Conquistare una medaglia in casa, come era successo a tante Nazionali nella lunga storia degli Europei, era una opportunità che non bisognava più lasciarsi sfuggire. A costo di preparare per due anni la squadra per questo obiettivo, come in effetti fece Sandro Gamba. Nell’estate del ’90 portò la comitiva in una lunga tournée nel continente americano, per partecipare dapprima ai Goodwil Games in USA, a Seattle, poi ai Mondiali in Argentina, a Buenos Aires. La formazione era rimaneggiata a causa di varie rinunce o infortuni, quasi un pretesto per sperimentare e collaudare. Che poi non andò proprio così male: perché a Seattle si rimediò un settimo posto, dopo aver perso di 3 con l’URSS (l’ultima della storia) e avere battuto la Spagna; mentre in Argentina si scoprì l’ebbrezza di arrivare al nono posto dopo aver perso... una sola partita!

Martedì, 23 Maggio 2017 21:55

Europei di basket: Roma 1991

L'argento infuocato del Palaeur

Primeggiare in campo era una cosa che ci capitava raramente. Anzi, ci era riuscita una sola volta. Superare gli altri come capacità organizzativa, invece, era un risultato che si otteneva sempre, tutte le volte che l’Italia accoglieva i campionati europei. Erano gli ospiti a riconoscerlo, non noi a rivendicarlo. Così era andata a Napoli, nel 1969, quando un’intera regione come la Campania aveva riversato nel basket la sua inimitabile carica passionale; così pure a Torino, dieci anni dopo, quando il sostegno della FIAT aveva permesso di pianificare tutto con la stessa precisione con la quale venivano fabbricate le automobili.
Roma capitale, nel ’91, offrì di più e di meglio. L’idea di affidare l’intera organizzazione (non solo la sponsorizzazione) a un privato, che nel caso specifico era il Gruppo Ferruzzi, già proprietario della maggiore squadra di basket romana, la Virtus Messaggero, risultò vincente in termini di spettacolarità e di partecipazione di pubblico. Nel “di più” che venne offerto fu compresa anche la bella medaglia conquistata dalla Nazionale azzurra, ciliegina sulla torta che – con mille recriminazioni – ci era mancata nelle precedenti occasioni.

Lunedì, 22 Maggio 2017 23:59

Nazionale Femminile

Bella sorpresa oggi per la Nazionale Femminile in raduno all'Acqua Acetosa. Accompagnato dal presidente Petrucci, il presidente del CONI Giovanni Malagò e il Segretario Generale del CONI Roberto Fabbricini hanno voluto pranzare insieme alle Azzurre.

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