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Romeo Sacchetti è nato ad Altamura, in provincia di Bari, il 20 agosto 1953. Novara è stata la sua culla cestistica, Asti la palestra della sua maturazione. Alla ribalta del basket nazionale giunse col Gira Bologna, sponsorizzato Fernet Tonic, dove rimase tre stagioni. Poi il ritorno in Piemonte, a Torino, nella società Auxilium, con la quale approdò ai play-off scudetto in cinque stagioni su cinque. L’ultimo trasferimento, a Varese, ebbe una durata più lunga, otto anni, nel corso dei quali continuò a collezionare play-off scudetto oltre che finali di Coppa Korac e Coppa Italia, senza riuscire ad agguantare il titolo. Alto quasi due metri, un fisico massiccio, poteva definirsi un vero jolly, in grado di adattarsi a tutti i ruoli, sia vicino che lontano da canestro. Il suo esordio in Nazionale, voluto da Gamba (già suo allenatore a Torino) fu bagnato dall’argento olimpico a Mosca. Seguirono due Europei (entrambi col podio), un’altra Olimpiade e un Mondiale. Fermata bruscamente la sua carriera da un grave infortunio, già da vent’anni ha intrapreso quella di allenatore, coronata dalla conquista di uno scudetto, due Coppe Italia e una Supercoppa a Sassari. Attualmente allena a Brindisi.

Dopo l’argento olimpico di Mosca ’80 e l’oro europeo di Nantes ’83, a Sandro Gamba non sarebbe dispiaciuto di completare la sua raccolta di medaglie con un bronzo, alla guida della Nazionale. Ci provò all’Olimpiade di Los Angeles ’84, dove si presentava quasi con la stessa formazione che aveva trionfato l’anno prima in Francia: finì con un quinto posto e qualche recriminazione. L’obiettivo fu centrato al secondo tentativo, negli Europei di Stoccarda dell’85. Gamba sapeva che per lui sarebbe stato anche l’ultimo, avendo già deciso di tornare sulla panchina di un club: per il basket italiano fu un’altra pagina storica.

Domenica, 23 Aprile 2017 11:39

Europei di basket: Stoccarda 1985

Un bronzo per l'arrivederci a Gamba

Eravamo campioni in carica. Non si poteva far finta di nulla. Il sorprendente oro di Nantes ’83 avrebbe anche potuto esaltarci, da un lato; dall’altro, però, ci procurava una sorta di apprensione. Sapevamo che era praticamente impossibile ripetere a distanza di soli due anni l’impresa dell’ultimo campionato europeo; ma il vero timore era quello di ricadere subito giù, nelle posizioni ai piedi del podio, in quella terra dei rimpianti dove – nostro malgrado – ci era spesso toccato accomodarci negli ultimi tempi. Ecco perché la medaglia di bronzo, conquistata al termine di una finale vinta ancora una volta contro la Spagna, ebbe il sapore di un altro autentico trionfo. Il basket italiano stava vivendo un grande momento!

Renato Villalta è nato a Maserada sul Piave, in provincia di Treviso, il 3 febbraio 1955. Fin da giovanissimo, Augusto Giomo (vecchia gloria della Nazionale anni Sessanta) lo fece esordire nella squadra di Mestre, con cui raggiunse la serie A. Seguirono tredici lunghe stagioni con la Virtus Bologna, dove ha conquistato tre scudetti e due Coppe Italia. Alto 2 e 04, iniziò la sua carriera da pivot, poi Dan Peterson lo spostò all’ala, esaltando le sue qualità di tiratore, oltre che di difensore e rimbalzista. Lunga anche la sua militanza in Nazionale: è stato presente in ben sei edizioni degli Europei (da quella del ’75 a quella dell’87, saltando quella del ’77 per motivi di studio), due Olimpiadi (Mosca ’80 e Los Angeles ’84) e due Mondiali (’78 e ’86); con tre diversi allenatori (Primo, Gamba e Bianchini), ha totalizzato in maglia azzurra 207 presenze e più di 2200 punti (terzo nella classifica marcatori alle spalle di Riva e Meneghin). Dopo il ritiro è stato il primo presidente della GIBA (l’associazione dei cestisti italiani).

Dino Meneghin disputò a Nantes, nell’83, il suo ottavo e ultimo campionato europeo. Chiusura con una medaglia d’oro, dopo aver vinto quella di bronzo nel ’71 a Essen e nel ’75 a Belgrado. Dopo l’esordio in maglia azzurra con Nello Paratore (a 16 anni, in tornei amichevoli), Meneghin ha figurato nella Nazionale di Giancarlo Primo dal ’69 al ’79 (sei Europei, due Mondiali, due Olimpiadi) e in quella di Sandro Gamba dall’80 all’84 (due Olimpiadi e due Europei). Oltre al record di presenze agli Europei, può vantare anche quello dei quindici anni di militanza in maglia azzurra senza mai saltare una manifestazione ufficiale. Dopo avere chiuso la carriera di giocatore (a 44 anni), si è dedicato a quella di dirigente, che lo ha riportato in Nazionale come team manager, in un periodo (dal ’97 al 2008) in cui sono arrivate altre tre medaglie europee (argento, oro e bronzo) e una olimpica (l’argento di Atene). Dal 2009 al 2013 ha ricoperto il ruolo apicale di Presidente della Federazione Italiana Pallacanestro.

La terza tappa di Sandro Gamba alla guida della Nazionale, dopo l’Olimpiade di Mosca dell’80 e l’Europeo di Praga dell’anno dopo, fu l’Europeo di Nantes dell’83. C’erano stati i Campionati Mondiali a Cali, in Colombia, l’anno prima, ma l’Italia non vi partecipò. L’obiettivo era di migliorare il quinto posto di Praga, magari mettendo un piede sul podio. Arrivò l’oro!

Sabato, 15 Aprile 2017 11:02

Europei di basket: Nantes 1983

Finalmente oro, e spumante a fiumi

Giorno, mese e anno. Quando si ricordano certi avvenimenti, bisogna cominciare dalla data esatta. Era il 4 giugno 1983. A Nantes, città francese della Loira con vista Atlantico, gli azzurri del basket conquistavano il loro primo oro europeo. C’era voluto quasi mezzo secolo per raggiungere il punto più alto, e il fatto di esserci arrivati con le proprie forze, e senza neanche i favori del pronostico, diede ancor più la percezione della grande impresa sportiva. Quindi tutto era destinato a rimanere scolpito nella storia, quella data a trasformarsi in ricorrenza da celebrare.

Per rivedere certe immagini, e magari riprovare l’emozione di allora, a qualcuno basterà ancora chiudere gli occhi. Ecco Charlie Caglieris, al suono della sirena nella finalissima con la Spagna, correre solitario per il campo e baciare il pallone che tiene stretto tra le mani. E l’allenatore Sandro Gamba, in versione capo guerriero, portato in trionfo dai suoi giocatori. E poi lui, Dino Meneghin, 33 anni, che gioisce come un ragazzino e che si lascia volentieri inondare da un fiume di spumante (spumante Ferrari, non lo champagne degli ostili francesi!).

Ario Costa è nato a Cogorno (in provincia di Genova), il 26 settembre 1961. Ha mosso i primi passi nel basket con l’Alcione di Chiavari, ma a 17 anni – fisico statuario, destinato a raggiungere i 2 metri e 10 – venne ingaggiato dalla Pinti Inox Brescia, dove rimase fino all’84, militando tra la A1 e la A2. Il trasferimento a Pesaro, con la maglia della Scavolini, venne coronato dalla conquista di due scudetti e una Coppa Italia, e per dodici stagioni fu un beniamino della tifoseria locale. Centro di grandi risorse fisiche, con le sue enormi mani era in grado di agguantare un gran numero di rimbalzi, e col tempo affinò anche le sue capacità realizzative. Il suo esordio in Nazionale con Gamba, nel novembre dell’80, e da allora una lunga presenza in azzurro, con ben sei Europei e due Mondiali, e il rammarico di avere dovuto rinunciare all’Olimpiade di Los Angeles per la rottura del tendine d’Achille. Lunga e movimentata anche la sua successiva carriera da dirigente, che lo ha visto legato soprattutto a Pesaro, e ad altre sei società. Attualmente riveste l’importante ruolo di consigliere federale.

Suggestiva l'intervista di "Tutto Sport" fatta a Nicolò Melli, ex giocatore dell'EA7 Milano e ora in forza al Bamberg, Germania. Qui Melli, ha trovato coach Trinchieri e il gm Baiesi, che lo hanno aiutato ad inserirsi in una realtà completamente diversa da quella italiana; ma qui in Germania Nicolò ha trovato il posto ideale per lui, tanto che sta disputando una stagione favolosa: secondo rimbalzista, 6° per valutazione in Europa. Le ottime prestazioni di Melli hanno scaturito l'interesse da parte di grandi club europei, ma c'è anche qualche franchigia americana pronta a puntare sulla futura stella della nazionale italiana. In Spagna scrivono di un forte interesse del Real, ma, come detto, ci sono pure altre big e 7 franchigie Nba sono passate in Germania: Utah, Phoenix, Nets, Khicks, San Antonio, Houston, Miami. E' proprio Melli ha parlare della sua stagione e del suo futuro, ancora non definito ma di sicuro grande prospetto.


Nicolò, parli della stagione: "Positiva; e potevamo raccogliere di più, forse. Ma non bisogna mai scordarsi da dove si è partiti. Ora il Bamberg ha appeal e potenziale per attirare giocatori, soprattutto giovani, che cercano un posto dove mostrare le loro qualità, come è capitato a me, a Theis e a Strelnieks, per dire. E' un risultato importante per la società. E mancano ancora i due mesi più importanti, sui quali siamo tutti concentrati. A livello individuale la considero una stagione positiva, manca la cliegina. Abbiamo sempre avuto motivazioni. Peraltro era il primo anno della nuova Eurolega".


Impressioni sulle 30 partite più playoff?: " A me il format piace, come in tutte le cose, dopo l'inizio si possono portare correzioni, sviluppi. Alla fine molte partite che non contavano».
Ma resta squilibrio; ai playoff 7 squadre con licenza pluriennale.

Cosa dovremmo prendere dalla Bundesliga?: "Le arene. Ce ne sono 7 che in Italia sogniamo. E poi, se una squadra non paga viene estromessa dalla lega E' successo quest'anno per un debito piccolo. Il concetto è che se non sei professionale devi essere escluso dal professionismo. Poi ho letto che in Italia si parla di visibilità: in Bundesliga c'è pure lo streaming e con 10 euro al mese vedi ogni partita come vuoi. Non so se in Italia funzionerebbe allo stesso modo: ci sono differenze culturali, anche. Comunque qui si pensa al futuro".

Come si vive in Germania?: "Molto bene. E' un Paese che mi piace e fin da piccolo volevo studiare la lingua. Ora capisco e mi faccio intendere. Peraltro penso che ogni giovane debba fare un'esperienza all'estero. Non avessi giocato, avrei fatto l'Erasmus".


Cosa importerebbe qui?: "Il rigore, che è questione culturale, non imposta. Passeggiavamo per un quartiere, Zisis ed io e ci sorprendevamo dell'ordine. Dalla raccolta differenziata ai parcheggi, per fare esempi banali".
Come ci si sente al centro del mercato che conta?: "Ora mi sento al centro del mercato quando vado a compare frutta e verdura... Apparte gli scherzi, sono onorato, ma ci penserò fra due mesi. Prima abbiamo altri obiettivi. Non precludo alcuna possibilità e non mi piace parlare di futuro".


La cerca il Real, sono arrivati dalla Nba...: "Essere seguito è bello, però non ho sentito nessuno. Ci penseremo con il mio agente e il Bamberg a fine stagione. Con qualcosa per cui festeggiare sarebbe il massimo. Restano ancora troppe variabili sul mercato. La Nba? È il sogno di tutti. Ma pensandoci ora, toglierei energie all'obiettivo. E poi dipende dal tipo di eventuali proposte. Amo troppo giocare".


Avversari per il titolo?: "Ulm ha disputato un'annata straordinaria. E c'è il Bayern Monaco. Ho estrema fiducia nei compagni, nello staff. Credo che molto dipenda da noi".


Bamberg enclave italiana.. Sappiamo come fare...: "Credo sia riduttivo puntare l'attenzione sugli italiani. Il Bamberg raggruppa tante nazionalità. La grandezza del club è far coesistere e crescere tutti. Lo staff italiano è di qualità assoluta, ma non è tutto".


Quale il segreto?: "Sei messo in condizione di lavorare e al meglio. C'è rispetto di ogni ruolo. E c'è selezione di alto livello del personale. La società si è strutturata negli anni e però è consapevole di dover compiere altri passi. Baiesi un giorno mi diceva di aver finito una riunione sul 2021. C'è tutto in quella frase. Prospettiva, ambiente. L'anno scorso il parquet della palestra d'allenamento era vecchio e ne hanno montato uno nuovo che fa sembrare duri quelli di Eurolega".


In cosa è migliorato?: "Nella gestione della partita. Ho aumentato il mio bagaglio di esperienza Devi affrontare le situazioni per superarle. Ho sbagliato anche tanto e certo commetterò altri errori. Importante è poterlo fare, con un progetto".


Chi vince l'Eurolega?: "Se l'Olympiacos arriva alla Final Four, attenti. Favorito è il Real Madrid, ha più talento di tutti ma non sistema. E se Teodosic e De Colo convivono bene, il Cska può ripetersi".

 

 

 

Enrico Gilardi è nato a Roma, il 20 gennaio del 1957. La sua carriera di cestista parte da ragazzino, con la Excelsior Testaccio, prima società di mini-basket ad avere visto un proprio iscritto approdare in Nazionale. Ha indossato maglie di varie squadre della capitale, da quella del Basket Roma, con cui ha vinto titoli giovanili, a quella della Lazio, della Stella Azzurra e infine della Virtus, di cui è stato capitano e artefice dei grandi successi negli anni ottanta: uno scudetto, una Coppa dei Campioni, una Coppa Korac, una Coppa Intercontinentale. Rilevante anche il suo curriculum in maglia azzurra, alla corte di tre diversi allenatori: Primo, Gamba e Bianchini. Gilardi ha disputato ben quattro campionati europei (’79,’81,’83,’85), due Olimpiadi (Mosca ’80 e Los Angeles ’84), un Mondiale (Madrid ’86), totalizzando 159 presenze e più di mille punti.

Sandro Gamba ha iniziato la sua carriera da allenatore nel 1965 con l’Olimpia, la squadra della sua città, con la quale aveva conquistato ben dieci scudetti da giocatore. Nel suo nuovo ruolo, i successi non si sono fatti attendere: tre scudetti, due coppe delle Coppe e una Coppa Italia tra il ’65 e il ’72. Passato sulla panchina dell’Ignis Varese, la musica non è cambiata: altri due scudetti e, soprattutto, due Coppe dei Campioni. Nel ’77, con la voglia di rimettersi in gioco (e di sfidare sé stesso), è sceso in A2 con l’Auxilium Torino: subito la promozione in A1, poi due belle stagioni, culminate coi play-off. È quindi cominciata la sua (prima) avventura in Nazionale. Esordio alla grande alle Olimpiadi di Mosca dell’80, con una sorprendente medaglia d’argento; l’anno dopo, il suo primo campionato europeo da capo allenatore, a Praga.

Sabato, 08 Aprile 2017 12:56

Domande surreali a Daniel Hackett!!

Bellissima e molto divertente, l'intervista fatta da Sport Week al giocatore della nazione italiana Daniel Hackett (guardia dell'Olympiakos Atene); non le solite domande banali, bensì domande più introspettive e divertenti, che avranno fatto sorridere sicuramente l'ex giocatore di Siena, Milano e Pesaro:

Esistono 4 cose che Daniel Hackett fa meglio di Russell Westbrook?: "Chiaro. Uno: pescare, io sono il re del cavedano. Due: giocare a briscola. Tre: vestirsi (ma l'avete visto?). Quattro: fare serata. Come si dice a Pesaro bisogna "stare gonfi" e io, modestamente, ho talento".

Se l'acqua è trasparente, perché i vestiti bagnati sono più scuri?: "No, la vera domanda è: perché la maglietta bianca con l'acqua diventa trasparente? Ma qui è facile: per permettere i concorsi di "miss maglietta bagnata"".

Troviamo un'equazione per la scelta del posto migliore al cinema: "E' x=y-z. Dove y è la voglia di vedere il film (più hai voglia, più stai davanti) e z è la voglia di mangiare pop corn rumorosamente (più hai voglia, più stai dietro). P.S.: se c'è vicino uno troppo alto o un dirigente della squadra, si cambia posto".

Un ragazzo con i capelli alla Hackett vuole farsi i capelli alla Trump. Come convincerlo a cambiare?: "No no, per me va benissimo, lo ho sempre sognato di fare quel gesto alla Sgarbi, lo spostamento dei capelli con la mano. Posso solo consigliargli la tecnica: buttarsi in testa una secchiata di passata di carote e fare asciugare al sole, poi condire con curry, peperoncino rosso e peperoncino giallo".

Completare la frase: Accetterei di avere nelle orecchie il suono di un clacson per tutta la vita se in cambio... "... potessi rivivere la carriera di Rocco Siffredi".

La prima parola che viene in mente senza A e senza E: "Ciuccio"

 

 

 

 

L'Emporio Armani Milano chiude l'Eurolega con un mesto ultimo posto in classifica. Decisiva la sconfitta casalinga patita nel trentesimo turno contro l'Unics Kazan (68-91), un vero e proprio spareggio per salvare l'onore. Sconcertante il terzo periodo giocato dall'Olimpia, iniziato sul 39-36 prima di incassare un parziale di 29-10 che ha chiuso la partita. Unica nota positiva il rientro di Simon. Il croato, però, regge a stento 20 minuti, come tutto l'Emporio fagocitato da un secondo tempo inguardabile in cui si salva solo Pascolo. I 55 punti subiti nella ripresa sono lo specchio della mediocrità europea e danno la stura alla pesante contestazione del Forum, naturale epilogo di un'avventura nata bene e finita nell'incubo. I russi evitano così l'ultimo posto in classifica e possono festeggiare il titolo di capocannoniere di Langford (13 punti), ex di turno e accolto dal Forum con una sentita standing ovation.

MILANO: McLean 8, Fontecchio ne, Hickman 8, Raduljica 2, Macvan 2, Pascolo 18, Cinciarini 8, Sanders 14, Abass, Simon 8.

KAZAN: Antipov 8, Clarke 11, Langford 13, Ponkrashov 3, Parakhouski 6, Colom 12, Klimenko ne, Banic 8, Voronov ne, Panin 8, Williams 20, Andusic 2

 

 

 

Marco Mugnaini

 

 

Ieri l'unica partita che contava davvero era quella tra Darussafaka Istanbul e Stella rossa che alla fine premia i turchi che vincendo guadagnano l'accesso ai playoff dove incroceranno il Real Madrid. Gli altri accoppiamenti della post season saranno: Panathinaikos-Fenerbahce; Olympiacos-Efes Istanbul; Cska Mosca-Vitoria. La Stella Rossa non riesce così ad accedere ai playoff, e sarebbe stata davvero un'impresa incredibile, per una squadra che nessuno all'inizio della manifestazione avrebbe pronosticato con un numero così alto di vittorie (alla fine saranno 16, oltre il 50%). Come riporta "La Gazzetta dello Sport", uno spareggio, la gara di ieri a Istanbul, con i turchi sotto di due punti in classifica ma con la vittoria nell'andata di 3 punti, dove la squadra di Blatt parte lanciata, subisce la rimonta degli avversari che arrivano fino al -3, per poi allungare di nuovo in scioltezza grazie alla prova di Wanamaker (22 punti con ben 10 falli subiti), il play ben conosciuto in Italia per aver vestito le maglie di Teramo, Forlì e Pistoia. Le Final Four si ospiteranno ad Instabul dal 19 al 21 Maggio; i quarti di finale, ovviamente, si disputeranno al meglio delle 5 gare.

 

 

 

Marco Mugnaini

 

 

Sabato, 08 Aprile 2017 11:39

Europei di basket: Praga 1981

Gamba e novità, ma ancora quinti!

L’argento olimpico di Mosca, conquistato l’anno prima grazie a un felice incontro di eventi favorevoli, stava ancora sulle spalle della Nazionale azzurra, fardello troppo pesante da portare. E infatti ne rimase schiacciata! Se qualcuno si era illuso che il basket italiano, una volta proiettato al vertice mondiale, avesse trovato la forza e l’eccitazione giuste per rimanervi stabilmente, dovette ricredersi subito. L’Europeo di Praga ’81 ci risistemò là dove ci avevano lasciato le precedenti due edizioni, cioè appena fuori dal podio, un posto in cui era più facile recriminare che accontentarsi.

Sarà l'Iberostar Tenerife l'avversaria dell'Umana Reyer nella semifinale della Champions League, il 28 aprile al Pabellon de Deportes Santiago Martin, come scritto dal "Corriere Veneto". Il sorteggio effettuato ieri alle isole Canarie non è stato affatto benevolo con la società veneta, che ha trovato proprio l'unico avversario assolutamente da evitare. Gli spagnoli infatti, oltre a giocare una bella pallacanestro e oltre a poter contare su un roster di altissimo livello, sono primi in Liga e potranno contare sull'apporto del proprio pubblico. Servirà dunque una Reyer perfetta per provare a compiere l'ennesimo miracolo europeo di una stagione che, comunque vada, resterà nella storia orogranata. L'Iberostar ha vinto il girone D della regular season conquistando 22 punti (11 vittorie, 3 sconfitte), solo il Monaco (24) ha fatto meglio, perdendo, però, in casa con Strasburgo e Avellino. Nei playoff ha eliminato negli ottavi di finale i greci del Paok Salonicco (63-66 in trasferta, 80-54 in casa) e nei quarti di finale i francesi dell'Asvel Villeurbanne Lione (62-62 in trasferta, 61-51 in casa). Nel campionato spagnolo Tenerife guida la Liga con 38 punti, ma ha giocato due partite in più rispetto al Valencia che insegue a 36 punti, una in più rispetto a Baskonia e Real Madrid.
"Tutte le partecipanti alle Final Four sono squadre di alto livello - è il primo commento del presidente dell'Umana Reyer, Federico Casarin - ma Tenerife è da considerarsi la favorita, per il primo posto nel campionato davanti a Real Madrid e Barcellona e il vantaggio del fattore campo. Noi, pur rispettando le loro grandi qualità, andiamo a Tenerife convinti di giocarci le nostre chances. Ora però siamo concentrati sulla partita di domenica a Milano, che sarà un'altra bella sfida da affrontare".

 

 

 

Marco Mugnaini

Venerdì, 07 Aprile 2017 08:31

Eurolega: oggi Milano-Kazan per l'onore

Si completerà oggi la regular season di Eurolega, la prima con il nuovo format lungo 30 partite che andrà in archivio questa sera prima di lasciare spazio ai playoff di Post season che ha già sette qualificate e che oggi completerà il suo tabellone con l'ultima squadra invitata al grande ballo: una tra Darussafaka e Stella Rossa che si contenderanno proprio l'ottavo posto in una sfida decisamente senza da vedere, come riporta "Tuttosport". In campo oggi andrà anche l'Emporio Armani Milano che saluterà l'Eurolega 2017 con la sfida interna che vedrà la formazione guidata da coach Jasmin Repesa ospitare, al Forum di Assago alle ore 20.45 (diretta tv su Fox Sport), l'Unics Kazan del grande e mai dimenticato exKeith Langford (tra i protagonisti dello scudetto milanese del 2014), che nonostante gli ormai 33 anni suonati anche quest'anno chiuderà come miglior realizzatore dell'Eurolega (oltre ad essere il migliore per valutazione). La partita avrà poca valenza dal punto di vista della classifica anche se in palio ci sarà comunque una specie di premio di consolazione visto che si giocherà per evitare l'ultimo posto in graduatoria. Una buonissima notizia per l'EA7 Milano: tra i disponibili dovrebbe esserci anche Simon, che rientra dopo due mesi di assenza. Coach Repesa ovviamente doserà al minimo il minutaggio di Simon, che devo riprendere ritmo partita e minuti nelle gambe in vista dei playoff di Seria A. Intanto nella serata di Giovedì, sono stati giocati tutti gli altri match di Eurolega: Fenerbahce-Barcellona 68-65; Bamberg-Galatasaray 79-84; Maccabi-Panathinaikos 61-81; VitoriaZalgiris 79-84, per una classifica che vede le prime sette posizioni valide per il turno successivo, già stabilite: Real Madrid 44, Cska Mosca 44, Olympiacos Pireo 38, Fenerbahce Istanbul 36, Panathinaikos Atene 36 , Efes Istanbul 34, Viteria 34.

 

 

 

Marco Mugnaini

Gianni Bertolotti è nato il 12 febbraio 1950, a Milano, città dove ha cominciato (a 15 anni) a giocare a basket nelle file della All’Onestà. Riccardo Sales fu suo allenatore nelle giovanili, poi trovò Vittorio Tracuzzi in prima squadra (con Zanatta, Bovone, De Rossi, tra i compagni). Nel ’71 il trasferimento a Bologna, dove ottenne la sua definitiva affermazione, sotto la guida di Dan Peterson; con la maglia della Virtus arrivarono tre scudetti e una Coppa Italia. Passò una stagione sulla sponda della Fortitudo e giocò anche a Trieste, ma fu con la Virtus Roma che riconquistò un trofeo, la Coppa dei Campioni nell’84. Interprete moderno –con i suoi due metri – del ruolo di guardia, aveva nel tiro preciso dalla distanza, nel contropiede e nel grande dinamismo le sue qualità migliori. Esordio in Nazionale nel ’70, in una amichevole a Roma, convocato da Giancarlo Primo, con il quale ha poi percorso tutta la sua carriera in maglia azzurra: quattro Europei, una Olimpiade e un Mondiale. Vive attualmente in Toscana, e trascorre piacevolmente parte del suo tempo insegnando basket ai bambini del Follonica.

Tra Avellino e Milano, la Reyer ritorna a respirare per un giorno l'atmosfera della Champions League. È il giorno del sorteggio, palline estratte alle ore 14.30. Sorteggio integrale tra le quattro squadre che si ritroveranno in mezzo all'oceano a fine mese, Iberostar Tenerife da evitale innanzitutto, per consistenza tecnica e perché società ospitante, forse il Banvit Bandirma sarebbe l'avversario migliore per la Reyer Venezia con il Monaco a metà strada. Quattro squadre in glande salute e tutte vincenti nell'ultimo turno di campionato come scrive il quotidiano "La Nuova": la Reyer contro Avellino (78-75) consolidando il secondo posto, Tenerife (primo in Spagna, 19 vinte-7 perse) contro Saragozza (65-54), Monaco (primo in Francia, 22-3) sul campo del Gravelines (92-72), il Banvit Bandirma (quarto in Turchia, 17-7) sul campo del Trabzonspor (75-66). Oggi alle 14.30 a Tenerife verranno svelati gli incroci della scalata alla conquista della massima competizione Fiba, a rappresentare gli orogranata in Spagna ci sarà il team manager Mauro Sartori. Si giocherà al Pabellon Insular Santiago Martin (5.100 posti) con semifinali venerdì 28 aprile e finali per terzo posto e conquista del trofeo domenica 30. Un appuntamento storico per la Reyer; infatti l'ultima volta che si giocò un titolo internazionale fu 36 anni fa nella finale di Korac persa contro Badalona. Ma con un occhio sempre puntato al campionato; infatti Venezia sta preparando il big match di domenica (ore 18) al Mediolanum Forum con Milano, di fronte prima e seconda forza del campionato staccate di sei punti. La tifoseria in accordo con la società , sta cercando di organizzare la trasferta per seguire Ress e compagni alle Final Four di fine Aprile: la speranza è quella dia vere una buona rappresentanza di tifo orogranata anche a Tenerife. L'entusiasmo della squadra maschile è pienamente condiviso anche dalla squadra femminile di Andrea Liberalotto, che dopo il successo di gara 1 sabato a Napoli avrà la prima occasione per strappare il pass per le semifinali dei playoff. Da valutare le condizioni di Fontanette uscita per un colpo di frusta a metà dell'ultimo quarto: "Siamo riuscite a giocare bene, a imporre il nostro gioco -commenta Silvia Favento, analizzando la sfida di martedì al Taliercio- la serie è ancora lunga ma abbiamo lavorato duro per tutto l'anno per arrivare pronte a questo momento dei playoff, quindi andremo a Napoli per fare la nostra migliore partita". (Corriere del Veneto)

 

 

Marco Mugnaini

 

 

Giovedì, 06 Aprile 2017 08:23

Eurocup, il titolo va a Malaga

Sedici anni dopo la Coppa Korac di Bozidar Maljkovic, l'Unicaja Malaga alza la seconda coppa europea della sua storia e lo fo compiendo una clamorosa rimonta nell'inferno del Fuente de San Luis di Valencia: 58- 63 il punteggio finale. La squadra di Coach Plaza tocca più volte il fondo, rischiando di veder scivolare via i sogni vittoria in molti momenti della partita; ma Malaga rinasce quando il buio sembra essere padrone del loro destino, come in occasione del -13 ad inizio quarto quarto, pochi minuti dopo l'espulsione di Alen Omic. Con un parziale fenomenale di 18-0 la squadra di coach Plaza annichilisce Valencia, che realizza solamente 4 punti nell'ultimo quarto (4- 20 al tiro), concedendo addirittura 15 rimbalzi all'avversario in 5 minuti, senza vedere la via del canestro per grandissima parte del quarto periodo. Nella tana del Valencia è Malaga a conquistare il derby spagnolo e a portare a casa il titolo dell'Eurocup. Joan Plaza, coach dell'Unicaja Malaga, è immagine della felicità nel palazzo di Valencia dopo la conquista della coppa: per lui si tratta del 4° trofeo in carriera, il secondo a livello europeo, dopo l'Uleb Cup del 2007, quando guidò al successo la squadra dei vari Charles Smith, Felipe Reyes, Marko Milic, Lou Bullock e Blagota Sekulic: "Tornare in EuroLeague per merito sportivo è incredibile. La squadra ha creduto in me, ha amato giocare, seguire il piano partita. Ha desiderato vincere. Per Malaga è qualcosa di incredibile, per un club non vincere per 11 anni è molto dura, e per me è incredibile tornare primeggiare in questo mondo. Una gioia di squadra, ma anche molto personale. Con la mia visione del basket si può vincere, ed è il sistema che ha funzionato con questi ragazzi, con questo club. Dedico questa vittoria alla mia famiglia, alla gente di Malaga, a tutta l'Andalusia. Ringrazio chiunque ci abbia sostenuto, fino alla fine."

 

 

Marco Mugnaini

 

Mercoledì, 05 Aprile 2017 12:44

Riccardo Foils, l'olbiese a Gonzaga

Viene da Olbia, ha 30 anni e ha regalato al basket italiano un risultato di cui andare orgogliosi. No, questa volta non è Gigi Datome, ma colui che fu il suo “gemello” prima nella città natale, nel Santa Croce campione d’Italia Cadetti, e poi brevemente nelle giovanili di Siena. Riccardo Fois, infatti, ha vissuto le Final Four NCAA di Phoenix sulla panchina di Gonzaga, dove è vice allenatore di Mark Few. Di seguito vi propongo un bellissimo articolo scritto da "L'Unione Sarda", Cagliari, che elogia e si coccola, uno dei protagonisti della fantastica annata di Gonzaga.
Era la tarda primavera del 2002, quindici anni fa: la Santa Croce Olbia vinceva lo scudetto allievi. Una roba mai successa prima in Sardegna, ma era solo l'inizio: perché di quella squadra, allenata da Topone Pasini, facevano parte due giocatori, allora poco più che quindicenni, che avrebbero ottenuto ben altri risultati. E nessuno, all'epoca, avrebbe potuto immaginarlo. Uno è il grande Gigi Datome, capitano della Nazionale, due stagioni nella Nba (a Detroit e Boston), una delle ali più forti di tutta l'Europa, attualmente in forza al Fenerbahce Istanbul. L'altro è invece Riccardo Fois, che proprio nella notte tra lunedì a martedì ha disputato (perdendola di una manciata di punti contro la favoritissima Nurth Carolina) la finalissima del campionato Ncaa, la lega delle università americane, un appuntamento per certi versi ancor più prestigioso della stessa Nba perché quella partita è stata seguita, nello stadio del football di Phoenix, da oltre 70.000 spettatori. Fois, classe 1987 come Datome, è il vice allenatore di Gonzaga nello Stato di Washington, sull'Oceano Pacifico. Ha scelto dopo il liceo di studiare negli Stati Uniti dove ha intrapreso subito la carriera di coach. Appena all'inizio della sua avventura negli Stati Uniti disse: "Il mio sogno è arrivare a fare il capo allenatore nella Nba". Sembra un sogno ma i sogni, chi ha giocato nella Santa Croce campione d'Italia allievi, sa come realizzarli".

 

 

Marco Mugnaini

 

 

A Gerusalemme Gentile non ritroverà solamente Simone Pianigiani :i due giocatori più importanti nell'Hapoel hanno il nome di Curtis Jelles e Amare Stoudemire. Il primo Ale lo conosce molto bene, poichè hanno vinto uno scudetto insieme a Milano e il rapporto tra i due sembra ottimo; il secondo è stato una grandissima ex stella della NBA, e soprattutto con Phoenix e Steve Nash, Amare era una forza della natura e ovviamente Gentile non vede l'ora di fare la sua conoscenza. L'obiettivo di Gentile? Concludere al meglio la stagione e cercar di convincere Messina a dargli un'opportunità per gli Europei. Ecco le prima parole dell'ex stella dell'EA7 Milano e attuale giocatore dell'Hapoel Gerusalemme: "Sono qui all'Hapoel Gerusalemme per rimettermi in gioco; Conosco Pianigiani, mi ha allenato in Nazionale, e lui conosce me. Per questo credo che l' Hapoel sia una grande opportunità per la mia carriera. E' ancora presto pensare alla nazione, anche se quello è il mio obiettivo primario ora come ora, ma la decisione spetta solo al coach Ettore Messina. Ora voglio solo tornare a giocare, che è la cosa che amo di più e che mi riesce meglio." Un grossissimo in bocca al lupo per Ale Gentile per la sua nuova esperienza in terra israeliana.

 

 

Marco Mugnaini

 

 

Mercoledì, 05 Aprile 2017 09:12

North Carolina vince il suo 6° titolo NCAA

Quando arrivi per due anni consecutivi alla finalissima nel torneo più folle e sorprendente che ci sia, non è un caso. Vuol dire che hai talento, determinazione e, forse, meriti più di chiunque altro la vittoria. E questa volta, per North Carolina, non c'è stato nessun Kris Jenkins a sbarrare la strada con un canestro allo scadere, come successo nella scorsa stagione contro la Villanova di Ryan Arcidiacono. Ad un anno di distanza North Carolina di coach Roy Williams si prende la sua rivincita laureandosi campione dell'Ncaa. Nella finalissima in scena All'University of Phoenix Stadium di Glendale, in Arizona, i Tar Heels hanno sconfitto 71-65 Gonzaga conquistando il sesto titolo della loro storia. Joel Berry II, giocatore di North Carolina, a fine partita ha lasciato queste dichiarazioni: "Abbiamo avuto una seconda chance dopo la beffa dello scorso anno, questa volta non potevamo fallire". E anche coach Roy Williams ha voluto togliersi qualche sassolino dalla scarpa: "Adesso non saremo più quelli che hanno buttato al vento una finale. Lasciate in pace i miei ragazzi. Non sopporto che la gente questioni sulla mia integrità, che è la cosa a cui tengo di più". Vanno fatti tantissimi complimenti anche a Gonzaga, per la magnifica stagione disputata: gli Zags hanno avuto una stagione memorabile, perdendo solo due partite e raccogliendo consensi ovunque, grazie anche al lavoro tutto italiano di Riccardo Fois - nativo di Olbia, da tre anni assistant coach - e del gruppo di Chartside, che si occupa delle statistiche e dello scouting : "È stata un avventura incredibile, bellissima nella sua normalità - ha scritto Fois sul proprio profilo Facebook - So che ne è valsa la pena perché è difficile non essersi emozionati per questi ragazzi e la loro storia e l'unica cosa triste è che per alcuni di loro non ci sarà l'occasione di rifarsi". (TuttoSport)


E' stata una gara non bella, non tecnicamente eccelsa, ma molto equilibrata fin dalla palla a due. Il protagonista della partita Joel Berry II, eletto MVP delle final four a fine partita, segnando 22 punti sui 71 totali di North Carolina. Come riporta "Il Giornale di Brescia", Berry è stato uno dei pochi a trovare la via canestro con continuità: perché guardando le statistiche risulta evidente come la pressione della finalissima sul parquet dell'Università di Phoenix (più di 70.000 tifosi sugli spalti), si sia fatta sentire sui compagni di squadra. Il match è risultato spezzettato a causa di una terna troppo severa. Oltre al +7 toccato per due volte da Gonzaga nel primo tempo (seguito da un rapido recupero di North Carolina), le due squadre sono sempre rimaste a contatto. Si è arrivati agli ultimi 30 secondi con North Carolina in vantaggio 66-65: l'eroe, a questo punto, non è stato Berry, ma il nativo del North Carolina Kennedy Meeks: con un rimbalzo e una stoppata che ha lanciato Jackson in campo aperto ha sigillato il 71-65 per i Tar Heals.

 

 

Marco Mugnaini

 

 

Mercoledì, 05 Aprile 2017 09:08

Eurocup: l'ultimo capitolo della finale

Derby tutto spagnolo nella finale di Eurocup, giunta ormai alla terza, ultima e decisiva partita. Valencia e Malaga hanno entrambe una vittoria, e questa sera alle 20.30, sul campo del Valencia, le due squadra iberiche si daranno battaglia per la conquista dell'Eurocup. Valencia, parte leggermente favorita, soprattutto per il fattore campo, ma in una partita secca e cruciale, i pronostici sono solo una perdita di tempo. Conta il cuore, la voglia di superare gli ostacoli e l'avversario, e sicuramente stasera vedremo una partita combattuta, fisica, dove si scontreranno due ottime squadre dal roster molto interessante. La seria è sull' 1-1, e nelle partite precedenti ha vinto sempre la squadra di casa: nella prima partita Valencia con il punteggio di 68-62, la seconda Malaga con il punteggio di 79-71. Gara molto interessante e affascinante; per chi fosse interessato, sarà possibile vederla su Eurosport 2 HD (Sky canale 211) a partire dalle ore 20.

 

 

Marco Mugnaini

 

Carlo (“Charlie”) Caglieris è nato il 2 luglio 1951, a Brescia, ma fin da piccolo si trasferì a Torino, dove è cresciuto. Ci fu un primo approccio col calcio, addirittura nelle giovanili della Juventus (compagno di squadra di Roberto Bettega), poi passò al basket, nell’oratorio Don Bosco Crocetta. Play-maker di 1,78, fisico robusto, si mise in evidenza con le squadre di Biella e di Asti (che giocò a Torino per una stagione), prima di approdare a Bologna, dove vinse tre scudetti con la maglia della Virtus. Quindi il ritorno a Torino (quattro anni) e la fine della carriera a Treviso. Le sue doti: controllo di palla, penetrazione, passaggio ai lunghi, difesa asfissiante. In Nazionale fu lanciato da Primo: debutto nel ’74; prima manifestazione importante l’Europeo del ’77, seguito da quelli del ’79 e dell’83; ha partecipato al Mondiale di Manila ’78 e all’Olimpiade di Los Angeles ’84.

A norma di regolamento Alessandro Gentile non avrebbe più potuto giocare in Eurolega né in altre coppe europee, per questo motivo ha deciso di firmare con l'Hapoel Gerusalemme, allenata da Coach Pianigiani. C'era la necessità di trovare un luogo ideale per ripartire e c'è la necessità di recuperare, per il bene del basket italiano, un giocatore che ha soli 24 anni ha già dimostrato di avere un talento immenso, anche se c'è ancora moltissimo da lavorare. Dopo l'addio all'Olimpia Milano e la poco fortunata parentesi con il Panathinaikos, Alessandro Gentile cercherà più fortuna in Israele. L'ex capitano dell'EA7 Milano, con cui resta legato da un contratto fino al 2018, non intende perdere l'Europeo di settembre: per arrivare al top, come richiesto dal et Messina,non avrebbe potuto continuare ad allenarsi da solo e così l'idea di raggiungere l'ex coach della nazionale italiana, Pianigiani, per un'esperienza cestistica che potrà solamente aiutare Gentile nel suo processo di crescita e di maturità.

 

Marco Mugnaini

 

Martedì, 04 Aprile 2017 06:30

It's over: North Carolina campione nazionale

 


All'University of Phoenix stadium di Glendale, in quel di Arizona, va in scena l'ultimo atto della march madness tra Gonzaga Bulldogs, che vogliono entrare per la prima volta nella storia, e North Carolina Tar Heels che cercano giustizia dopo la tripla di Jenkins all’ultimo secondo dell'anno scorso. Il palazzetto –o meglio lo stadio di calcio fatto a palazzo- è gremito e ci sono più di 77mila spettatori tra cui Micheal Jeffrey Jordan e John Houston Stockton sui quali i media hanno puntato per riscaldare ulteriormente l'atmosfera –come se ce ne fosse bisogno come dimostra il montone con la scritta “supreme” indossato da un imprenditore italiano della Silicon Valley che patteggia per i Bulldogs, dove lavora un altro italiano nello staff tecnico: Riccardo Fois.
Al primo TV timeout la situazione è palla in mano agli Zags che inseguono i Tar Heels per 7 a 8; primi minuti in cui si vedono già le strategie di entrambi i coach per cercare di portare a casa l’ambitissimo premio: Mark Few cerca di non far correre gli avversari –temendo giustamente le ripartenze di North Carolina dove i giocatori in canotta bianca possono usare tutta la loro tecnica e qualità- e di tenere la partita su 80/85 possessi. Invece dall'altra parte coach Roy Williams non vuole concedere in alcun modo un mismatch in post basso a Zach Collins che tanto bene ha fatto nella partita precedente contro South Carolina, e vuole invece accelerare il più possibile i ritmi per avere più ritmi in cui far vedere la qualità dei suoi giocatori come Hicks, Meeks e Jackson che per ora è stato annullato da un grandissimo Williams-Goss.
A 10:39 dalla fine del primo periodo altro TV timeout che sembra per ora l'unico modo per interrompere la frenesia e i ritmi con cui si gioca sui 28 metri X 15 in legno dello stadio; Zags che provano il primo miniallungo portandosi sul 19-14 grazie alle giocate clamorose di Williams-Goss –come il tiro sparato in faccia ad un avversario, o l’assist per Collins-, la tripla di Perkins e un uso sistematico del tagliafuori a rimbalzo –in questo attenzione al polacco Karnowski- che non ha concesso nessuna seconda occasione ai Tar Heels i quali non stanno nemmeno trovando i loro migliori tiratori finora come Jackson.
Al ritorno in campo la musica cambia: subito due punti per gli Zags che si portano usl più sette, massimo vantaggio; ma i Tar Heels non ci stanno e nel momento più difficile della partita escono dall’ombra due grandissimi giocatori quali Jackson grazie a un tiro da due –dato che da tre, sua specialità, oggi non riesce-, e Perkins che realizza una tripla.
Prima del quarto TV timeout in venti minuti –diciamo che agli americani piace interrompere il gioco e farsi buona pubblicità, considerate da quanti è vista questa partita- gli Zags scappano di nuovo: infatti ritornano al loro massimo vantaggio grazie alle triple di Perkins e alla grandissima difesa eseguita alla perfezione da tutti e a un livello maggiore da Zach Collins.
Nei restanti cinque minuti, o qualcosina in più, si vede un continuo di strappi da parte di Gonzaga e un continuo tornare in partita di North Carolina che ora si trova a meno tre punti sul 35-32; fondamentale per ora alcune questioni come il fatto che Jackson sia a 0/6 da oltre l'arco, che Perkins abbia già fatto 13 punti con un incredibile 3/4 da tre, che Joel Berry II sta tenendo vivi i suoi, che gli Zags stiano col taglia fuori controllando i rimbalzi in entrambe le metà –ricordiamo che ogni volta che North Carolina è stata sopraffatta a rimbalzo, ha perso la partita.
Nel frattempo il primo venti minuti sono stati un vero e proprio show anche sugli spalti dove si gioca un’altra partita con cori, suonate delle bande universitarie, cartelli denigratori e tutto ciò che si può fare in nome dello sport sempre rimanendo però nello spirito universitario di rispetto dell'avversario e di divertimento.
Non passano nemmeno tre minuti dalla ripresa del gioco che coach Few è costretto a chiamare timeout: gli Zags non sono rientrati in campo dalla pausa lunga e ora sono sotto di cinque punti, ma soprattutto né hanno ancora trovato il fondo della retina né riescono più a dominare a rimbalzo e nel pitturato. Ed è tutta una festa blu sugli spalti coi tifosi di North Carolina che ora non si fermano più e continuano ad incitare la squadra.
E chi poteva risolverla? Lui il freshman: Zach Collins, prima palla nel pitturato, si gira, due punti con fallo e libero a segno. Zags meno due dopo un inizio incredibile dei Tar Heels. Così si rianimano anche gli spettatori vestiti di rosso, soprattutto dopo la tripla di Mathews e il nuovo sorpasso Bulldogs. Azione molto simile e con lo stesso risultato la fa dall’altra parte Isaiah Hicks che regala tre punti e nuovo vantaggio ai Tar Heels –grazie anche alla tripla di Berry II dopo un ottimo parziale per i Bulldogs- che riescono anche a trovare più rimbalzi da quando per falli Collins è obbligato a stare in panchina.
A dieci minuti dalla fine entrambe le squadre sono già in bonus e questo può essere un fattore visto il rapporto col ferro dalla lunetta avuto finora. Partita dunque che diventa molto spezzata e anche noiosa, complici i molti fischi degli arbitri. Importante il ritorno sul campo di Collins che in quattro minuti cambia le cose e riporta i suoi a meno uno, prima di commettere il quinto fallo e di lasciare il campo a Karnowski per gli ultimi quattro minuti e mezzo.
A un minuto dalla fine siamo sul risultato di 66-65 per i Tar Heels con palla in mano; extrapossesso dopo la palla contesa per North Carolina che trova due punti con Meeks. 68-65 con 21.9 secondi sul cronometro. Perde palla Williams-Goss a causa dell’infortunio della caviglia e dall'altra parte Jackson schiaccia e porta sul 70-65 i suoi. 7.3 secondi alla sirena con due liberi per Berry II: sbaglia il primo, mette però il secondo. Sbaglia Mathews, rimbalzo di Pinson e sirena finale.
North Carolina campione.

Davide Maggioni

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