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Lunedì, 20 Marzo 2017 07:05

E ora si va alle semifinali!

Ed ecco che nella notte di oggi sono state stabilite tutte le sweet sixteen. 

Nella parte East del tabellone la seconda semifinale vedrà scendere in campo South Carolina contro Baylor. 

I Gamecocks strappano l'accesso alla semifinale grazie alla vittoria sui Blue Devils di coach K che nella prima frazione di gioco si erano imposti col punteggio di 30-23 grazie all'ottima prestazione di Grayson Allen (chiuderà a quota 20 punti). Poi però nella ripresa South Carolina sembra scendere in campo con una grinta e una voglia di vincere senza eguali che le permette di imporsi per 65-51 ribaltando il gap accumulato dopo i primi venti minuti; nella rimonta fondamentale l'apporto di Thornwell che realizza ben 24 punti. 

I Bears invece vincono entrambi i tempi contro i Trojans che non riescono mai ad agguantare la meta pur andandoci vicini ogni volta, e si portano a casa la partita col punteggio di 82-78. Nota molto positiva, ma magra consolazione, per gli sconfitti sono i 28 punti di uno strepitoso Metu che più volte ha messo in crisi la difesa avversaria; dall'altra parte però le prestazioni, entrambe da 19 punti, di Maston e Motley fanno la differenza. 

Kentucky vince tutti i due tempi con uno scarto rispettivo di due e un punto su Wichita State e così avanza nel torneo; Landry Shamet, coi suoi 20 punti, ha tenuto gli Shockers ad un palmo dalla vittoria per tutto il tempo, salvo poi arrendersi nel finale dopo i due tiri liberi messi a segno da Malik Monk, che chiude la partita con 14 punti e 4 assist, a poco più di tre secondi dal termine. 

Ad aspettarli c'è UCLA  che ha vinto senza troppe difficoltà contro Cincinnati alla quale ha concesso un vantaggio di tre punti a fine primo tempo, per poi dominare nel secondo e imporsi definitivamente col punteggio di 79-67. A guidare i Bruins ancora una volta c'è un freshman: infatti Lonzo Ball è top scorer del match con 18 punti e mvp grazie anche ai suoi 7 rimbalzi e 9 assist che lo mandano vicinissimo alla sua prima doppia doppia in una fase finale del torneo NCAA. 

I ragazzi di North Carolina raggiungono Baylor nella semifinale della parte South del tabellone dopo aver sconfitto Arkansas col punteggio di 72-65 dovuto a un gap di 5 punti nel primo periodo e di 2 nel secondo. Quindi l'università dove giocò Micheal Jordan continua ad avanzare nel torneo per riprendersi la sua rivincita sull'anno scorso quando in finale fu beffata da una tripla sulla sirena da Villanova, squadra che quest'anno ha già abbandonato dopo il second round il ballo di marzo. 

Partita a due facce quella fra Rhode Island e Oregon che visto nella prima metà vincere 46-38 i Rams, e nella seconda 37-26 i Ducks che si portano a casa la vittoria finale col punteggio di 75-72 grazie a un tiro da oltre l'arco al fotofinish di Tyler Dorsey, che chiude la sua partita con 

5 rimbalzi e 27 punti. 

Ad aspettarli ci sarà Michigan che si è imposta contro Louisville per 73-69. Nel primo periodo però i Cardinals sono stati trascinati dall'ottima prestazione da 19 punti e 7 rimbalzi di Mitchell, e dalla buona partita di Deng (chiude a quota 16 punti, 2 rimbalzi e 2 assist) che consentono a Louisville di andare in vantaggio sul 36-28 dopo venti minuti di gioco. Nella ripresa si vede tutta la forza e la voglia di vincere dei Wolverines che infatti si impongono per 45-33 ribaltando il risultato finale; la rimonta per Oregon è stata guidata dai 17 punto di Wilson, ma soprattutto dai 26 punti con 11/14 al tiro di un incredibile Morirz Wagner che regala ai suoi l'accesso alle sweet sixteen. 

Ora si devono giocare tutte le semifinali di ogni parte del tabellone, ora si inizia a fare veramente sul serio. 

 

Davide Maggioni

Vittorio Ferracini è nato a Pordenone, l’8 novembre del 1951. Già a 16 anni venne reclutato dalle giovanili dell’Olimpia Milano, ma la sua affermazione in prima squadra arrivò qualche anno più tardi, dopo essere andato in prestito al Petrarca Padova e alla Virtus Bologna (che lo avrebbe volentieri trattenuto). In dieci stagioni con l’Olimpia ha conquistato una Coppa Italia e uno scudetto (con le sigle, rispettivamente, Cinzano e Billy), oltre al record del maggior numero di rimbalzi offensivi nella storia della società, di cui divenne un vero beniamino, col nomignolo “Toio”. Giocò ad alti livelli fino a 36 anni, dopo aver messo la sua esperienza al servizio della Benetton Treviso e della Fortitudo Bologna. Centro di 2 e 05, era un gran combattente in campo, con ottime capacità di difensore e di piazzamento a rimbalzo; e col tempo affinò anche il suo tiro dalla media distanza. A farlo esordire in Nazionale, agli Europei del ’73, fu Giancarlo Primo che lo riconfermò nelle successive quattro edizioni; nel suo considerevole curriculum azzurro, anche un Mondiale e un altro Europeo nell’era di Gamba.

 
 I Mustangs incredibilmente perdono per un solo punto contro USC: infatti SMU è stata davanti dall'inizio alla fine accumulando anche un massimo vantaggio di 12 punti, salvo poi farsi recuperare e subire una tripla a 36 secondi dalla fine, realizzata da Stewart, che ha dato la vittoria a USC e anche la possibilità a questi ragazzi di continuare nella loro corsa al titolo nazionale. 
Ad aspettarli al second round ci saranno i ragazzi di Baylor che hanno vinto contro New Mexico State che stava vincendo la prima frazione di gioco col punteggio 40-38; Baylor rientra in campo nella seconda metà molto più decisa e convinta, facendo valere tutta la sua potenzialità, chiudendo la partita sul 91-73 grazie alla prestazione sopra le righe di Freeman (21 punti). 
Nella parte Midwest del tabellone si sono affrontate Rhode Island contro Creighton e Jacksonville State contro Louisville; incredibile come ogni giocatore del quintetto di partenza dei Rams sia finito in doppia cifra, cosa che ha permesso a Rhode Island di vincere entrambi i tempi e impattare la vittoria finale sul punteggio di 84-72. Invece Louisville viene guidata da Mangok Mathiang che fa registrare il suo record di punti, ben 18, e permette ai Cardinals di vincere per 78-63 contro un’impotente Jacksonville, nonostante i 30 punti di Norberts Giga. 
North Carolina invece troverà al second round Arkansas dopo aver superato agilmente e senza alcuna difficoltà Texas Southern col punteggio di 103-64, facendo così registrare il punteggio di franchigia più alto finora nella march madness. Una partita praticamente perfetta da parte dei Tar Heels sia in difesa che in attacco: infatti in sei giocatori sono arrivati alla doppia cifra e tra loro il top scorer è stato Justin Jackson che ha messo a referto in 24 minuti 21 punti, 3 assist e 7 rimbalzi. 
Arkansas invece domina la seconda frazione di gioco, dopo aver pareggiato la prima 37-37, contro Seton Hall; non basta ai secondi la prestazione da 22 punti, 4 rimbalzi e 2 assist della post guard Carrington alla quale risponde abilmente Moises Kingsley con 23 punti, 6 rimbalzi, 2 assist, 1 palla rubata e 4 stoppate (miglior difensore della giornata) a cui si unisce con ben 20 punti in 30 minuti Jaylen Barford. 
I Blue Devils dominano completamente la prima metà di gara segnando 52 punti e concedendone solo 38 agli avversari della Troy University in maniera da poter gestire sia la gara sia le energie sprecate gli impegni successivi; la partita termina sul risultato di 87-65 grazie essenzialmente sia ad un buon attacco che a una buona difesa che riesce a concedere solo o tiri dall'arco o penetrazioni molto difficili. 
Affronteranno nel second round South Carolina che ha sconfitto nella notte Marquette in una delle partite che sembravano essere tra le più equilibrate del first round of madness; il primo temo rispetta le previsioni e si conclude con Marquette in vantaggio di un solo punto sul 40-39 grazie a una buona prestazione di squadra e percentuali al tiro più che soddisfacenti. Il secondo tempo però è tutto a favore dei Gamecocks che, trascinati dai 29 punti di Thomwell e dai 21 di Dozier, asfaltano gli avversari con un 54-33 che gli concede la vittoria finale (93/73). 
Wichita State vince contro Dayton col punteggio finale di 64-58 in una partita molto combattuta e avvincente: gli Schockers nella prima metà di gioco hanno subito gli avversari e in modo particolare la point guard Smith che chiude la partita con 25 punti in 37 minuti, salvo poi riprendersi nella successiva parte di gara quando hanno iniziato a giocare da squadra e hanno ribaltato il risultato del primo periodo. 
Ad aspettarli nella fase successiva del torneo ci sono i ragazzi di Kentucky University che hanno vinto il derby contro Northern Kentucky nella prima partita della dance of madness col punteggio di 79-70: infatti a nulla è valsa la rimonta nella seconda frazione da parte dei Norse che sono riusciti solo a rosicchiare 5 punti grazie a un Williams da 21 punti e a un Holland da 22, non abbastanza in virtù di un gap di 14 punti maturato nel primo tempo a favore dei Wildcats.  
Vince agevolmente anche UCLA contro Kent State col risultato finale di 97-80 in favore dei Bruins che dominano in entrambe le fasi del gioco. Grandiosa la prestazione di TJ Leaf che mette a referto 23 punti, 6 rimbalzi e 2 assist nei 26 minuti giocati, mentre sfiora la prestazione Lonzo Ball con un 6/7 da due, un 2/3 da oltre l'arco e 1/2 ai liberi a cui vanno aggiunti 3 assist e 4 rimbalzi. 
Ad attenderli ci sarà Cincinnati che si è imposta per 75-61 su Kansas State grazie alla prestazione di Troy Capuan che chiude con 23 punti (7/10 da due, 2/4 da tre e 7/7 a cronometro fermo),  7 rimbalzi, 2 assist e 2 palle perse in 38 minuti. 
 
Stanotte si giocheranno le prime partite del second round e attenzione perché North Carolina sembra voglia riprendersi quello che l'anno scorso le è stato rubato da una tripla sulla sirena. 
 
Davide Maggioni 
Venerdì, 17 Marzo 2017 07:36

It’s march madness

Ci siamo. Le prime partite di march madness si sono disputate nella notte targata NCAA e il tabellone si sta già muovendo verso il second round che dopo stasera sarà completamente delineato. 

Carlo Recalcati è nato a Milano, l’11 settembre 1945. Cominciò a giocare a basket a 13 anni, nel campetto di un istituto che si trovava proprio sotto casa, ma già a 15 dovette smettere per... motivi di lavoro, essendo stato assunto come apprendista alla Radiomarelli. Fu Gianni Corsolini a portarlo a Cantù, due anni dopo, e da lì cominciò la lunga epopea con la maglia della squadra brianzola: ben 17 stagioni, con due scudetti, tre Coppe Korac, tre Coppe delle Coppe e una Coppa Intercontinentale. Col suo 1,83 aveva iniziato la carriera da play-maker, poi si spostò al ruolo di guardia, e da lì sprigionò la sua attitudine al tiro dalla distanza (veloce, preciso, imprevedibile), potremmo dire modello jugoslavo, anche se il nomignolo che gli è rimasto appioppato, “Charly”, richiamava più gli stranieri americani. Esordio in Nazionale nel maggio del 1967, in un torneo preparatorio ai Mondiali in Uruguay; Paratore lo portò poi agli Europei di quell’anno e alle Olimpiadi di Città del Messico dell’anno dopo. Tra i pochi a essere confermati nel passaggio all’era di Primo, partecipò ad altri tre Europei, a un Mondiale e a una Olimpiade, con l’intermezzo di un periodo di tre anni senza convocazioni. Avrebbe poi intrapreso una lunghissima carriera di allenatore, di club e di Nazionale (ma di questo avremo modo di parlare in seguito...).

Ivan Bisson è nato il 21 aprile 1946, a Macerata, città che lasciò a quindici anni, per trasferirsi a Teramo, dove mosse i primi passi cestistici. A 19 anni il grande salto a Varese, con una gavetta in squadre minori (e una parentesi a Udine, con la Snaidero), prima di dare il via alla sua lunga serie di successi con la grande Ignis, poi Mobilgirgi: 5 scudetti, 4 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali. Ala di due metri, aveva ottime doti di tiratore da fuori e di veloce contropiedista, ma si faceva valere anche nel gioco sotto canestro. Esordio in Nazionale sperimentale con Paratore, in Nazionale maggiore con Giancarlo Primo nel ’69; da allora, quattro partecipazioni agli Europei, una al Mondiale e due alle Olimpiadi. Abbandonata l’attività agonistica, è stato per due anni presidente del Varese Calcio. Attualmente vive a Roseto degli Abruzzi.

Martedì, 14 Marzo 2017 10:37

Europei di basket: Belgrado 1975

Bronzo in casa dei nuovi mostri!

Era il grande momento della Jugoslavia! Protagonista assoluta, perché tornava a ospitare il Campionato Europeo dopo avere conquistato il primo oro nella precedente edizione di Barcellona. Un paese al centro dell’attenzione, una squadra favorita dai pronostici. Da quelle parti il basket (kosarka in lingua slava) era vissuto come un autentico fenomeno di stato. Basti pensare all’obbligo istituzionale di costruire un campo all’aperto e una palestra in ogni nuovo isolato di case; o anche solo alle visite – rituali e non proprio di cortesia – che il capo del governo, il Maresciallo Tito, riservava alla Nazionale in ritiro, prima di ogni manifestazione importante. In quel giugno del 1975, c’erano davvero tutte le premesse affinché il “grande momento” si trasformasse in mera esaltazione.

Lunedì, 13 Marzo 2017 08:23

It’s selection Sunday, dude

Così un tempo il giovane Craig Sager annunciava ai suoi telespettatori che nelle prossime due ore si sarebbero scelte le squadre che senza aver vinto il loro titolo di Conference avrebbero partecipato alla march madness. 
La pratica in se stessa è relativamente complicata e prevede tre fasi: selecting at large teams, seeding teams, building the bracket. 
La prima fase consiste in una selezione preliminare in cui tutti i membri della giuria che assegna i posti indicano 36 squadre ciascuno nella prima colonna e in una seconda quelle squadre che devono andare al secondo ballottaggio. Si contano i voti ricevuti dai singoli team e ogni squadra che ha ricevuto tutti i voti degli elettori (tranne un massimo di due) rientra direttamente nel tabellone del torneo; poi si procede con una seconda scrematura delle squadre inserite nella board under consideration dopo la prima scrematura. Dunque ogni membro della giuria elettiva indica otto squadre che dovranno essere aggiunte alla lista dei large teams e quindi aggiunte al tabellone della parte finale del torneo NCAA. 
Si passa così alla seconda fase del selection Sunday: il seeding teams durante il quale tutte le squadre partecipanti alla march madness, sia per via diretta che attraverso la prima fase di questo lungo processo, vengono divise in determinate categorie. Infatti in questo momento vengono create otto liste in cui vengono inserite una squadra ciascuna e che saranno privilegiate durante la realizzazione del tabellone. 
Posizioni che vengono stabilite, tramite estrazione (eccetto per le prime otto squadre delle seeding lists, divise ognuna in una rispettiva lista, che corrispondono alle teste di serie e sono divise a tavolino –in stile Champions League per intenderci.), durante l'ultima fase di questo processo: il building the bracket. In questa fase finale bisogna tenere in considerazione solo quest’unica regola: le squadre selezionate nelle prime quattro seeding list vanno divise nelle quattro parti del tabellone in modo che si possano incontrare solo alle final four. Stesso procedimento avviene per le franchigie sistemate nelle seeding list dalla quinta alla ottava. 
Così viene delineato il tabellone e si può iniziare la fase finale del torneo collegiale americano di basket. 
Nella parte a East si disputeranno ai sedicesimi le sfide fra Villanova (testa di serie delle seeding list) e MSM, Wisconsin e Virginia Tech, Virginia e UNCW, Florida e East Tennessee State, SMU e USC, Baylor e New Mexico State, South Carolina e .  La finale di East si giocherà a New York il 26 marzo e vedrà come partecipanti molto probabilmente Villanova, vincitrice delle scorse final four, contro o Virginia Tech, Florida o SMU –probabilmente l'ultima se Semi Olejeye sarà in una discreta forma fisica e mentale. 
Dalla parte opposta del tabellone nella Midwest la testa di serie Kansas sfiderà UCD, mentre Miami Michigan State, Iowa State Nevada, Purdue Vermont, Creighton Rhode Island, Oregon Iona, Michigan 
Nella finale che si disputerà a Kansas City, se riuscirà a passare agevolmente i turni come sembra,  probabilmente si affronteranno i padroni di casa e una fra Creighton e Michigan. 
Le sedici squadre che si affrontano per giocarsi il titolo di West il 26 marzo sono così accoppiate nel primo turno eliminatorio: Gonzaga (superfavorita anche per la vittoria finale data l'incredibile regular season sia in Conference che fuori; ma attenzione che potrebbe implodere già dalla prima partita clamorosamente) South Dakota State che sembra la prima vittima sacrificale, Northwestern Vanderbilt, Notre Dame (unica seria rivale di Gonzaga nella corsa alla finale di West) Princeton, West Virginia Bucknell, Maryland Xavier, Florida state FGCU, St. Mary’s (eccola finalmente una squadra degna di questo nome) VCU, Arizona (che ha sorpreso tutti vincendo contro UCLA in semifinale di pac12) North Dakota. Qui sembra già tutto scritto: marcia inesorabile di Gonzaga verso le final four con solo possibile ostacolo St. Mary’s. 
La testa di serie nella parte South del tabellone è North Carolina che affronterà Texas Southern, mentre le altre sfide saranno: Arkansas Seton Hall, Minnesota Middle Tennessee, Butler Winthrop, Cincinnati Wake Forest, UCLA Kent State, Dayton Wichita State, Kentucky North Kentucky nel derby. La pratica non sembra così facile e favorite alla vittoria ci sono la finalista dell'anno scorso North Carolina, UCLA e Kentucky che però inizierà con un derby molto particolare. 
 
Signori e signore il selection Sunday si è concluso, il tabellone è stato delineato ed ora è MARCH MADNESS. 
 
Davide Maggioni 

Giuseppe “Pino” Brumatti è nato a Gorizia il 19 novembre 1948. Con la maglia del Simmenthal fu uno degli artefici della conquista dello scudetto nella stagione ’71-’72; a Milano si aggiudicò anche tre volte la Coppa delle Coppe e una volta la Coppa Italia. Guardia di 1,90, aveva nel tiro (dalla lunga e dalla media distanza) la sua arma più efficace, tanto che fu il primo italiano a superare il limite dei 7000 punti. Ha vestito la maglia della Nazionale partecipando a due Europei e a due Olimpiadi. In campionato ha giocato anche – e sempre da protagonista – a Torino, a Reggio Emilia, a Verona, per chiudere a Siena già quarantenne, e intraprendere poi la carriera di dirigente. Il 21 gennaio del 2011, all’età di 62 anni, a causa di un improvviso malore nella sua Gorizia, è mancato all’affetto dei suoi cari e di tutti gli appassionati italiani di basket.

 
 Al Barclays center di Brooklyn nello stato di New York va in scena la semifinale fra North Carolina e Duke della Atlantic Coast Conference. La vittoria di questa partita avrebbe portato una delle due compagini a giocarsi il titolo di conference e quindi anche un accesso diretto alla march madness senza passare per il selection Sunday che si terrà entro questa settimana. Un’inchiesta sui social media prima della partita da parte della piattaforma digitale della NCAA dava come vincitrice praticamente certa(con un 65% di possibilità) North Carolina su Duke in virtù di quello che si è visto durante la regular season: North Carolina ha chiuso infatti alla prima posizione di conference con 14 vittorie e 4 sconfitte, mentre Duke si è piazzata al 5 posto con 11 vittorie e 7 sconfitte. 
Però una semifinale è una partita secca dove vince non chi ha giocato meglio durante la stagione, ma chi ha più grinta e voglia in quel preciso momento; in più aggiungetevi il fatto che queste due franchigie hanno fatto la storia della Tobacco Road Rivalry e che quindi tra di loro non scorra proprio buon sangue e il gioco è fatto: il risultato può essere qualunque.
 Già prima della palla a due le possibilità di vittoria dei Tar Heels sembrano salire vertiginosamente quando coach K presenta la lista coi suoi giocatori per quel match: solo 8, contro i 14 di North Carolina. Quindi ai Blue Devils viene chiesto fin dall'inizio un impegno particolare in quanto le rotazioni sono ridotte (considerate poi il fatto che il centro Bolden vede il campo per solo un minuto). 
La partita sembra scritta: North Carolina vincente. 
I primi venti minuti sono la concretizzazione pura dei pronostici: coach Alford può contare su una panchina lunga e cerca di mettere tutti in ritmo con una serie di cambi, mentre dall'altra parte coach K punta quasi sempre sullo stesso quintetto lasciando pochi minuti di riposo ai suoi primi violini. Risultato? Primo tempo finisce 49-42 per i signori provenienti da Wilmington, trascinati da un incredibile Isaiah Hicks e da un implacabile Kennedy Meeks (entrambi chiuderann a quota 19 punti).
Coach K deve cambiare qualcosa o per i suoi sarà una disfatta clamorosa e ciò potrebbe anche portare via possibili voti in vista del selection Sunday e quindi anche il biglietto per la march madness. 
Al rientro in campo i Blue Devils tengono fede al loro nome: infatti sembrano impossessati da un demone interno (demone alla greca per intenderci) e giocano una pallacanestro alla coach K. Una pallacanestro tanto essenziale quanto efficace: difesa forte e azione in transizione se possibile, o comunque da svolgersi nei primi 15 secondi. 
Dall'altra parte i giocatori in canotta blu a righine bianche sui lati rimangono sbalorditi da tanto agonismo, da tanta ferocia e non riescono quasi mai a trovare né una via sicura per spezzare i raddoppi sul portatore né un buon tiro. 
Qualcosa sta cambiando e a 10:21 dalla fine Luke Kennard subisce fallo mentre sta andando al tiro con conseguenti due tiri liberi: il primo va a segno e il secondo fa sentire solo il rumore della retina. Un boato da una parte del pubblico che si risveglia e che capisce che il momento è cruciale. 63-63. La rimonta è completata e l'inerzia della gara si è completamente spostata a favore di Duke. Ora i ragazzi di coach K hanno 10 minuti e 21 secondi per provare a vincere una partita che date le circostanze sembrava persa dopo il primo periodo di gioco. 
Il tempo rimanente continua sulla falsa riga della prima metà del secondo periodo: Duke indemoniata segna, prende rimbalzi sia offensivi che difensivi, scivola, stoppa, ruba la palla, costringe a tiri difficili e allo scadere. Non c'è nulla da fare: i Tar Heels sono definitivamente fuori partita nonostante ci sia qualcuno che ancora lotta per rimanere aggrappato ai Blue Devils. 
La sirena riecheggia nel palazzetto e segna la fine della partita, il punteggio è di 93-83 in favore di Duke in virtù di un secondo tempo finito 51-34. 
La rimonta è completata e i ragazzi di coach K possono puntare ancora a staccare un biglietto di sola andata per la march madness senza passare dal Selection Sunday, dove invece molto probabilmente North Carolina sarà selezionata dalla giuria per partecipare alla fase finale del torneo NCAA. 
A questa incredibile rimonta (in 7 contro 14 e sotto di 9 punti) partecipano tutti e in particolare: Jayson Tatum, MVP of the match, con 7 rimbalzi, 2 assist, 2 palle recuperate, 3 palle perse e 24 punti con un 8/15 dal campo. A lui dà una grande mano Luke Kennard coi suoi 20 punti in 39 minuti che arrivano grazie a un 4/7 da due, un 2/2 da oltre l'arco e un 10/10 a cronometro fermo che dimostra tutta la sua freddezza nelle situazioni importanti. 
Duke fa l’impensabile: ribalta i pronostici, ribalta la partita e continua nella lotta per la vittoria del titolo di Conference. Chissà se riuscirà a portarselo a casa. 
 
Davide Maggioni 

Luigi Serafini è nato a Formigine, in provincia di Modena, il 17 giugno 1951. Fino a quasi 16 anni non aveva mai preso un pallone di basket in mano (piuttosto lavorava in fabbrica), ma la sua statura si era già bene avviata a raggiungere la quota di 2 metri e 10. Non passava inosservato, insomma. Fu Nino Calebotta, il primo gigante del basket italiano, a notarlo; o meglio, glielo segnalò il medico condotto di Casinalbo (la frazione in cui Luigi abitava), un giorno in cui Calebotta, che si era dedicato alla professione di informatore farmaceutico, gli aveva fatto visita. Il giovane Serafini si ritrovò di colpo nella casa della Virtus Bologna, e lì bruciò le tappe recuperando il tempo perduto. Nove stagioni con le “V” nere, vincendo una Coppa Italia e uno scudetto; poi altre nove stagioni, in giro per Milano, Venezia, Fabriano e Firenze. Pivot dotato di buona tecnica, faceva sentire la sua presenza sia in difesa che in attacco, dove esibiva il suo tipico “passo e uncino”. In Nazionale la sua carriera si è protratta per quasi tutto il decennio degli anni settanta, durante l’era Primo, con quattro Europei, due Olimpiadi e un Mondiale.

Parlando dei Dallas Mavericks, subito viene in mente a tutti gli appassionati della palla a spicchi la stessa domanda: ma il titolo del 2011 è stato un atto unico e irripetibile? È stato il sogno di una cenerentola finito in realtà? Al giorno d'oggi la risposta sembra facile, più o meno: Si. Un Si che sa più di una bocciatura però che di una promozione, un si che sa di No con la N maiuscola per vari motivi: il signore con la casacca 41 sta iniziando ad avere un bel po’ di primavere sulle spalle e nonostante i tedeschi siano duri a morire, anche lui sente la fatica dei suoi quasi 39 anni (il prossimo 19 giugno). Vista così quindi la risposta potrebbe essere solo una: si, i Mav sono stati una bella favola, ma tale resteranno. 
Però le cose stanno cambiando rispetto a indizio stagione: infatti dopo una prima parte non decisamente brillante, gli uomini con la casacca in blu stanno cercando di entrare ai playoff per la sedicesima volta su diciassette stagioni grazie fra gli altri a Seth Curry –che da dopo l’all star game sta tirando meglio del fratello-, Harrison Barnes e Jose Barea.
Ancora una volta c'è un problema intorno alla squadra: il ticket per la post season non sembra essere la priorità assoluta nella contea di Dallas. E se da un certo punto può pure andar bene che nel Texas lo sport principale sia il football americano, da un altro punto di vista non è possibile che una franchigia della NBA accetti questa aria di semi menefreghismo che la circonda e che porta i tifosi al palazzetto solo per partite davvero importanti. 
Per far sì che il verbo della pallacanestro si diffonda sempre più in Texas e nella contea di Dallas in particolare qualcosa  deve cambiare, bisogna arrivare a quella post season non come cenerentola o semplice comparsa, ma come protagonista; e ogni anno può essere quello buono, allora perché non iniziare dal prossimo draft dove i Mavericks hanno la settima scelta assoluta? 
A questa domanda possono rispondere veramente solo il proprietario Mark Cuban, il GM Donnie Nelson e il capo allenatore Rick Carlisle. Noi possiamo limitarci a guardare quelli che sono i rumors e quella che sarà la probabile settima scelta del draft NBA 2017: De’Aron Fox da Kentucky. 
Iniziamo ad analizzare la situazione in cui la giovane point guard sta crescendo a livello biografico, scolastico, umano e cestistico soprattutto: i Wildcats sono guidati dalla sapiente figura di John Calipari che dopo aver fatto da assistent coach a Larry Brown in quel di Philadelphia, ha deciso di tornare alle origini e al college basketball. Questa sua scelta potrebbe da molti essere etichettata come quella di un codardo non pronto per giocarsela coi più grandi, ma in realtà è stata dettata da motivi personali e sul fatto che quel ruolo di assistente gli stava molto stretto. Così arriva prima ai Memphis Tigers e poi dal 2009 ai Kentucky Wildcats. Qui sta facendo davvero bene e in poco più di sette anni ha un record di 217 vittorie e 47 sconfitte, e ha sempre portato i suoi alla march madness. In questa stagione i suoi hanno piazzato un record di 26 vittorie e 5 sconfitte, due delle quali in due partite di Conference (su un totale di 18) che hanno comunque permesso ai Wildcats di laurearsi campioni della Southeastern Conference. 
Fondamentale in questa cavalcata alla vittoria di Conference prima e alla march madness poi è risultato l'apporto della point guard De’Aron Fox. Il freshman proveniente da Katy nel Texas – a soli 394 km da Dallas. Coincidenze? Io non credo.- sta giocando all'incirca 29.5 minuti a parità in cui realizza in media 15.2 punti, 4.2 rimbalzi e 5 assist. Non male per quella che dovrebbe essere una settima scelta e per uno che ha ancora ampi margini di crescita, avendo solo vent'anni. Il suo modo di giocare si potrebbe sposare con quello di Dallas dato che non ha paura di prendersi tiri difficili e di giocare l'uno contro uno sia in difesa che in attacco. 
La vera domanda su questo giocatore però è sempre collegata a quella iniziale: è in grado De’Aron Fox di portare i Mavs a ricoprire il ruolo che il titolo del 2011 gli assegnerebbe di diritto? Il tempo ci dirà se sarà così, per il momento limitiamoci a guardarlo giocare a Kentucky e a fantasticare su un possibile ritorno dei Mavs ai livelli degli anni d'oro, magari proprio nella stagione del ritiro –se sarà così non lo sa nessuno- di Dirk Nowitzki. 
 
Davide Maggioni 
 

Marino Zanatta è nato l’8 febbraio del 1947 a Milano, città dove ha giocato a basket con la squadra sponsorizzata All’Onestà, fino a 24 anni. Ala di 1,98, la sua lunga serie di successi arrivò col trasferimento a Varese, dove in sette stagioni conquistò quattro scudetti, quattro Coppe dei Campioni e una Coppa Intercontinentale. Era una risorsa per gli allenatori, che lo potevano impiegare in vari ruoli in campo; buon tiratore dalla lunga distanza, ottimo difensore, sia a uomo che a zona. Con la maglia della Nazionale ha totalizzato 170 presenze, disputando ben quattro Europei (due volte medaglia di bronzo), un Mondiale e due Olimpiadi (Monaco ’72 e Montreal ’76), tutte manifestazioni con Giancarlo Primo allenatore. Intrapresa la carriera di dirigente, è stato general manager e poi presidente della Pallacanestro Varese.

Martedì, 07 Marzo 2017 12:04

Europei di basket: Barcellona 1973

La prima caduta degli Dei sovietici!

Che qualcosa avesse cominciato a stravolgere il mondo cestistico, lo si era già capito dal sorprendente esito delle Olimpiadi di Monaco dell’anno prima, quando l’Unione Sovietica aveva per la prima volta tolto agli Stati Uniti il predominio assoluto nella manifestazione, seppure al termine di una contestatissima finale. Quel che forse non ci si aspettava è che al diciottesimo appuntamento con i Campionati Europei, di scena in Spagna nell’autunno del ’73, fosse proprio il colosso URSS a impersonare la vittima di questo cambiamento, lasciando non solo la medaglia d’oro alla Jugoslavia – dopo averla conquistata ininterrottamente per otto edizioni e dieci volte in dodici partecipazioni – ma anche la piazza d’onore alla squadra di casa, che di medaglia non aveva mai vinto neanche quella di legno!

Continuiamo con la nostra guida al draft NBA 2017 con quella che sarà la sesta scelta assoluta: Jayson Tatum ai Sacramento Kings.
Venerdì, 03 Marzo 2017 11:40

Intervista Tomas Purlys, coach Lituania U15

Continuano le video interviste di BasketCoach. Questa volta Simone Bauducco ha intervista Tomas Purlys, l'allenatore della Nazionale Under 15 Lituana, che fa parte della Sarunas Marciulionis Basketball Academy.

Venerdì, 03 Marzo 2017 06:35

Dan Panaggio ed il College Basketball

Simone Bauducco intervista coach Dan Panaggio, ex assistente coach dei Portland Trail Blazers e Phoenix Suns. Nel 2015, in Florida, ha fondato la DME ACADEMY, un'accademia che aiuta giovani talenti ad adattarsi alla cultura sportiva americana.

 

Renzo Bariviera è nato a Cimadolmo, in provincia di Treviso, il 16 febbraio del 1949. Cresciuto cestisticamente a Conegliano e a Padova, cominciò nel ’69 la sua prima avventura con l’Olimpia Milano, conquistando uno scudetto e due Coppe delle Coppe in sei stagioni; dopo una parentesi a Forlì e a Ozzano, ritorno ai grandi successi con Cantù: altro scudetto, altre due Coppe delle coppe, ma anche due Coppe dei Campioni e una Coppa Intercontinentale. Poi la seconda avventura milanese, in tempo per conquistare ancora due scudetti e una Coppa Korac. Ala di 2 metri, fisico atletico, è stato un jolly, in grado di eccellere in vari ruoli in campo; buon realizzatore, col suo tiro in penetrazione o in gancio, si è dimostrato anche un altrettanto valido difensore, soprattutto ai rimbalzi. Il suo percorso in Nazionale è quasi coinciso con quello di Giancarlo Primo, dal ’69 al ’78, con 5 Europei, 2 Mondiali e 2 Olimpiadi; occupa il sesto posto nella graduatoria delle presenze (210), il quinto per punti realizzati (2193).

Giovedì, 02 Marzo 2017 08:23

I Magic e le tre scelte al prossimo draft

Gli Orlando Magic hanno vinto alla lotteria del draft le posizioni 4, 23 e 34, quindi due ottime postazioni sia per il primo che per il secondo giro, che dovrebbero garantirgli, se sfruttate a pieno, almeno un nuovo innesto degno di tale nome. Attualmente la franchigia allenata da coach Frank Vogel gioca una pallacanestro poco fluida e altrettanto poco efficace come dimostra il record di 22 vittorie e ben 38 sconfitte che lasciano a marcire al penultimo posto della Eastern Conference la squadra di Richard DeVos . I numeri per far bene però di certo non mancano: a partire da Aaron Gordon, che tanto miseramente si è comportato allo slam dunk contest di New Orleans dove avrebbe dovuto dominare anche con la benda sugli occhi, per arrivare a Wilfried Payton che qualcosa di buono sempre lo combina, a Evan Fournier che con qualche metro (e nella NBA tendono a concederteli, soprattutto se sul tuo passaporto non c’è scritto USA) è sempre una sentenza da oltre l’arco, a Bismack Biyombo che sa far valere –più o meno- i suoi kg nel pitturato, a Nikola Vucevic che a ben guardare è pronto per il salto di qualità e a lasciare la cittadina di Orlando.  La prossima stagione, se gli Orlando Magic, vogliono puntare almeno a giocarsela per i playoff – cosa non impossibile guardando il livello della lega- dovranno fare in modo che il centro montenegrino rimanga e per convincerlo non basterà solo un buon ingaggio, ma servirà un progetto tecnico degno di questo nome.  E quale occasione migliore del draft NBA 2017 per ricostruire una squadra? Chiaramente il GM dei Magic deve puntare per prima cosa a tenere il suo quintetto titolare in canotta bianco blu, a fare qualche innesto di esperienza magari e poi a giocare bene le sue carte al draft, soprattutto la scelta numero 4. 

I rumors e gli esperti del settore dicono che sembra già stata fatta la scelta da Rob Henningan, Frank Vogel & co: Jonathan Isaac  dal college di Florida State – che per inciso è stata appena battuta da Duke in una partita dove il freshman non ha proprio brillato. Questo giovane ragazzo sembra pronto al salto fra i professionisti, o cosi si sente in quanto l’anno passato ha declinato l’invito a partecipare al draft per avventurarsi nel suo primo anno di college – scelta saggia a mio avviso.  Se al liceo la forward –quella che per noi è l’ala piccola- aveva fatto vedere qualcosa di buono, all’università sta facendo vedere qualcosa di discreto, ma non eccezionale: infatti viaggia ad una media di 12.6 punti col 61% dal campo, 1 assist, 1 rubata, 1.5 stoppate e 7.4 rimbalzi a partita. Come giustificare questa chiamata con la numero 4 assoluta al prossimo draft? Sembra impossibile se ci si fermasse alle sole statistiche, ma – fortunatamente- il Gioco non è solo statistiche, è anche capacità di far gruppo, di apprendere, di ascoltare, di lavorare duro, di non lamentarsi… (la lista potrebbe continuare all’infinito). E in questa parte del gioco Isaac non sembra secondo a nessuno; poi considerate la scelta non come quella di un campione che sembra destinato a spaccare il mondo – vedi il signor Ball alla numero due o il signor Fultz alla numero uno-, ma come quella di un ottimo secondo violino che farà comodo ad una squadra che deve ripartire praticamente da zero, o quasi. 

La seconda chiamata che avranno a disposizione i Magic sarà la numero 23, quindi già nel secondo giro e anche qui sembra una storia già scritta: da Syracuse Tyler Lydon, un’altra forward.  Il ragazzo ha una ventina d’anni e sembra che la scelta numero 23 gli stia un po’ stretta a vedere la sua stagione, anche perché viaggia alla discreta media di 13.6 punti, 1.9 assist, 1 rubata, 1.3 stoppate e 8.7 rimbalzi a partita; non proprio male. La tattica dei Magic sembra cambiare qua: prendo il miglior giocatore possibile che quella scelta mi consente e quindi punto tutto sul numero 20 degli Orange. 

Rimane la terza chiamata a Rob Henningan che cercherò di portarsi a casa con la 34 scelta da Iowa State Monte Morris, una discreta point guard. La stagione di Iowa State non è malaccio e sembra che in extremis giungeranno alla march madness per il raggiungimento della quale Monte Morris ci ha messo più di una volta il suo zampino. Importante in questo caso è la ricerca di un giocatore, magari mento talentuoso, molto formato grazie ai suoi tre anni di esperienza nella NCAA. Il numero 12 in maglia bordeaux sta viaggiando alla media di 11 punti, 3.2 rimbalzi, 4.9 assist, 0.5 stoppate e 2.3 rubate per partita.  

Con queste scelte Orlando si vuole assicurare due/tre – dipende da come reagirà alle pressioni da professionista Isaac- secondi violini completamente affidabili che possono anche, soprattutto nel caso di Lydon e Morris, costituire un’ottima merce di scambio all’interno di una possibile trade. 

Orlando sta cambiando e per il verso giusto finalmente. 

 

Davide Maggioni

Giovedì, 02 Marzo 2017 21:20

Essen 1971: Il ricordo di… Dino Meneghin

Dino Meneghin è nato ad Alano di Piave, in provincia di Belluno, il 18 gennaio del 1950. Trasferitosi con la famiglia a Varese, cominciò qui a giocare a basket, avendo come suo primo allenatore Nico Messina, che lo fece maturare innanzitutto dal punto di vista atletico. La tecnica la affinò con Gianni Asti, prima, e con Vittorio Tracuzzi, poi, che lo fece esordire in prima squadra, nell’Ignis, all’età di 16 anni. Da allora una serie quasi ininterrotta di successi e di titoli, ottenuti sia nelle quindici stagioni varesine che nelle successive nove con la maglia dell’Olimpia Milano: in totale, 12 scudetti, 7 Coppe dei Campioni, 4 Coppe Intercontinentali, 1 coppa Korac, 2 Coppe delle Coppe, 6 Coppe Italia.

Ci siamo , siamo ufficialmente a Marzo e quindi tutto il mondo collegiale americano entra in un clima e in uno status a dir poco demoniaco (sempre nel senso greco del termine, ovvero di un’energia particolare che ti invade e ti porta a fare cose superiori e fuori dai tuoi limiti umani): signori questa è la march madness, o meglio queste sono gli ultimi giorni di attesa e preparazione alla fase finale del torneo NCAA che partirà il 14 di questo mese.  Così nella notte si sono disputate alcune partite e una di queste può essere un possibile match da final four. 

Infatti al Cameron Indoor Stadium in quel di Durham, North Carolina si sono sfidate Florida State e Duke; le due squadre arrivavano da buone prestazioni e si sono presentate alla palla a due nel migliore dei modi: grintose e con tanta voglia di vincere.  Sia coach Krzyzewski sia coach Hamilton hanno chiesto ai loro ragazzi di fare una grande prestazione al di là della vittoria per dare una spallata all’avversario e presentarsi alla fase finale del torneo universitario come una testa di serie. I Blue Devils si presentano alla sfida con un record di 22 vittorie e 7 sconfitte, mentre dall’altra parte del campo si schierano fiduciosi delle loro prestazioni stagionali (23-7) i Seminoles. 

Il primo tempo vede due minipartite al suo interno: nella prima infatti le due franchigie si studiano e nessuna riesce a scappare dall’altra, anzi ci sono una serie di sorpassi e controsorpassi; nella seconda, dopo il classico timeout televisivo,  i ragazzi di coach Krzyzewski fanno tutto ciò che gli viene chiesto e in particolare giocare di squadra in attacco e difendere forti nella propria metà campo. Il risultato? Parziale di 20-11 in poco più di otto minuti e mezzo di gioco dopo i due tiri liberi messi a segno dalla point guard Luke Kennard. Oltre al sophomore, partecipano alla festa del momento anche Jayson Tatum con una serie di canestri a buon fine e assist regalati e Amile Jefferson con due jump shot da far vedere alla Ghirada e in qualsiasi palestra dove si insegna basket. La partita dopo i primi venti minuti non solo sembra incanalata sulla strada della vittoria per Duke, ma sembra addirittura finita come ci mostrano bene i musi lunghi dei giocatori di Florida State. 

Coach Hamilton non ci sta: si può perdere in casa dei Blue Devils, ma solo dopo aver lasciato in campo anche l’anima. Allora nell’intervallo tiene i giocatori quasi per quindici minuti negli spogliatoi dove, come consuetudine, non li sgrida ma li sprona a fare ciò che sanno: giocare a basket. La ripresa del gioco lascia ammutolito il pubblico del Cameron Indoor Stadium che fino a quel momento aveva sospinto i suoi beniamini verso la vittoria; i Seminoles, dopo che Duke ha messo un altro miniparziale di 5-0, fanno ciò che coach Hamilton ha chiesto durante l’intervallo: giocano di squadra in attacco, cavalcando i mismatch fisici grazie all’uso sistematico di pick n roll, e abbassano le gambe in difesa e raddoppiano il portatore di palla. Però Kennard, Tatum e Jackson prendono in mano la squadra e si mettono a distanza di sicurezza (14 punti di vantaggio) a 8 minuti e 20 secondi dalla fine; vantaggio che dovrebbe permettere una gestione semplice e sicura della pratica. Timeout coach Hamilton e ultima richiesta ai suoi: giocate a basket come sapete e divertitevi. Mai poche parole furono così efficaci: nel tempo rimanente è uno show dei Seminoles che riescono a mettere un parziale di 16-9 con cui si riportano a meno 8 a 40 secondi dalla fine. Inizia quindi la tattica di fallo e ripartenza veloce, ma Luke Kennard prima e Franck Jackson poi sono freddi a cronometro fermo e spengono le speranze di una rimuntada che sembrava clamorosa. Duke vince così per 75-70 fra le mura amiche contro Florida State e ne eguaglia il record. 

Una cosa è certa: dal 14 ne vedremo delle belle. 

Davide Maggioni 

Martedì, 28 Febbraio 2017 09:41

Europei di basket: Essen 1971

Torna la medaglia azzurra: era ora!

L’attesa, la lunghissima attesa per la riconquista di una medaglia azzurra, finì in una grigia città della Renania-Westfalia, stato federato della Germania Ovest. Essen, 18 settembre 1971. Nella finale per il terzo posto, la Nazionale italiana si trovava di fronte la “bestia nera” Polonia, e stavolta la batteva, conquistando un bronzo che valeva... oro! Erano trascorsi 25 anni dall’ultimo podio, l’argento del ’46 a Ginevra, quando il basket era praticamente un altro sport e sulla bandiera tricolore campeggiava ancora lo stemma sabaudo. Un quarto di secolo vissuto tra indifferenza e illusioni, con qualche occasione sprecata qua e là, ultima quella dell’Europeo organizzato in casa, a Napoli; circostanza favorevole, che a tante rappresentative nazionali (alla nostra no!) aveva permesso di volare in alto.

Lunedì, 27 Febbraio 2017 21:07

Novipiu' Europe Cup - Day 3

Si e' conclusa oggi la terza giornata del torneo internazionale di Moncalieri, la Novipiu' Euro Cup, con le semifinali che hanno visto la vittoria del Real Madrid sul Fenerbahce per 102-68, e del Cibona Zagabria che ha sconfitto la Pallacanestro Reggiana con il punteggio di 66-59.

BELGRADO (SERBIA) – La Stellazzurra Basketball Academy vince la Finale per il 5° posto nella tappa di Belgrado dell'Adidas Next Generation Tournament. Oggi all'ora di pranzo la formazione di Germano D'Arcangeli ha battuto i cechi della Get Better Academy Praga per 78-69, chiudendo così in bellezza la partecipazione alla tre giorni nella Capitale serba valida come quarta e ultima tappa della regular season dell'edizione 2016/17 dell'Eurolega U18, che metteva in palio un posto per la Final Four di Istanbul del 18-21 maggio.

Sabato, 25 Febbraio 2017 18:29

Novipiu EuroCup 2017

Le foto del Torneo internazionale di Moncalier Novipiu' EuroCup 2017.

Per seguire le statistiche clicca qui

Aldo Ossola è nato a Varese, il 13 marzo del 1945, e nella città natale iniziò a giocare a basket, già all’età di 10 anni; fece la trafila delle giovanili con la Robur et Fides, poi sponsorizzata Prealpi. Esordì nella massima serie con la seconda squadra di Milano, All’Onestà, ma a 23 anni fece rientro a Varese, e con le maglie di tre diversi sponsor (Ignis, Mobilgirgi ed Emerson) fece man bassa di titoli: sette scudetti, cinque Coppe dei Campioni, due Coppe delle Coppe, due Coppe Intercontinentali. Otto anni di militanza con la maglia azzurra, con la partecipazione agli Europei del ’69 a Napoli. Playmaker di 1,92, la sua regia in campo aveva l’eleganza di una direzione d’orchestra, ciò che gli è valso l’appellativo di von Karajan. Esempio di longevità, ha continuato a calcare i parquet fino all’età di 64 anni.

Sabato, 25 Febbraio 2017 15:34

Statistiche Torneo Novipiu' Eurocup 2017

Scopri le classifiche aggiornate ogni fine gara del torneo Novipiu' Euroup 2017. Queste le gare disputate e le relative classifiche:

BELGRADO (SERBIA) – La brutta seconda partita della Stellazzurra Basketball Academy nella prima giornata di gare complica ma non pregiudica ancora la conquista del primo posto nel girone di qualificazione della tappa di Belgrado dell'Eurolega U18 e la relativa possibilità di continuare a sognare un posto per la Final Four di Istanbul. Dopo il 72-65 della mattinata contro il Partizan Belgrado all'esordio stagionale nella massima competizione europea giovanile per club, la formazione di Germano D'Arcangeli è stata battuta nettamente dalla Porsche Basketball Akademie Ludwigsburg per 56-71 nella sua seconda gara del Girone A dell'Adidas Next Generation Tournament.

Nella splendida cornice del caffè Baratti&Milano di Piazza Castello a Torino si è svolta ieri la conferenza stampa della 2a Novipiù Europe Cup, manifestazione giovanile che riunisce 8 dei migliori club europei nella categoria Under16.

Sabato, 25 Febbraio 2017 08:29

Treno march madness ultima stazione

 
Avete presente la vita di un piccolo paese di campagna come quelli delle colline torinesi descritti abilmente da Cesare Pavese, di un pittoresco borgo di montagna di cui narra nel romanzo “ le due chiese” Sebastiano Vassalli o di un villaggio di pescatori che si affaccia sul mare come quello di padron Ntoni nei Malavoglia di Verga? Ecco se avete ben stampate nella mente le vicissitudini di almeno una di queste tre località, saprete di certo che la loro caratteristica comune può essere solo una: la saggezza risiede nelle persone più anziane fra la poca popolazione che custodiscono i segreti della vita e li insegnano ai più piccoli attraverso i motti di spirito e i proverbi.  Uno di questi potrebbe dire che la vita porti sempre il conto, ma anche che sia abbastanza benevola e conceda a tutti una seconda possibilità: questa è la linestory di oggi per California che è praticamente all’ultima spiaggia per accedere alla march madness dopo aver perso tre gare consecutive contro Oregon, Arizona e Stanford; i Golden Bears sono chiamati alla vittoria per poter tentare ancora di accedere alla fase finale della stagione collegiale americana. Dall'altra parte arriva la parte più povera, sia a livello economico che cestistico, di Oregon che non ha nulla da chiedere a una stagione pessima che ha visto la sua prima vittoria contro Utah nella scorsa partita. 
California, conscia di quest'ultima possibilità e di un salatissimo conto da pagare nel caso di una sconfitta, si lascia prendere dall’emozione nei primi 6 minuti del periodo rimanendo indietro rispetto agli avversari di Oregon State che si portano sul 14-6. nessun problema per i casalinghi –per inciso si gioca all’Haas Pavillion che è stato recentemente intitolato a Pete Newell (anche qui rimando al libro di Tranquillo “basketball R-evolution”) che dopo il timeout di coach Martin rientrano belli decisi e compatti sul terreno di gioco tanto da mettere a segno un parziale di 9-0 che li porta in vantaggio 15-14 a poco più di 9 minuti dalla sirena di fine primo tempo. La partita fra Beavers e Golden Bears inizia così ad accendersi veramente, dopo una bella tripla in transizione per i primi e un alley-oop chiuso con una schiacciata da Ivan Rabb per i secondi che sveglia finalmente il pubblico, un po’ troppo spento rispetto agli standard collegiali del solito. D'altronde la tensione è palpabile e l'ultimo treno per la march madness sta passando, bisogna vedere se si salirà in tempo. 
Poco dopo è coach Tinkle, visibilmente arrabbiato coi suoi per l’attacco non di squadra –da “veneziani” diremmo noi- e anche con gli arbitri per alcune scelte dubbie e discutibili, a dover interrompere la partita perché California è passata in vantaggio dopo non esserlo mai stata per tutti i primi 13 minuti. Le telecamere dalla Fox Sports inquadrano entrambi i timeout e se da una parte Martin chiede ai suoi di continuare così, Tinkle vuole una squadra più aggressiva difensivamente una che attacchi un po’ come facevano i Suns sotto la gestione di D’Antoni, ovvero tirare nei primi secondi dell'azione. Il risultato? Al TV timeout i padroni di casa, trascinati dal solito Rabb, conducono per 27-19. Ancora una volta le richieste dei due allenatori sono le medesime, solo che stavolta i cinque dei Beavers dovrebbero dare una risposta positiva al coach e sostanzialmente fare quello che gli è chiesto. Effettivamente in attacco le cose iniziano a girare per il verso giusto, soprattutto grazie all'uso sistematico della penetrazione con scarico sull’arco per nuova penetrazione o per un tiro comodo dai 7 metri e 25; però in difesa le cose non vanno per il verso giusto perché o con un ribaltamento o con un semplice pick n roll i Golden Bears trovano un canestro facile e perché Rabb è in gran serata. Così si arriva alla fine del primo tempo con i padroni di casa a condurre per 39-26 con un gap di 13 punti che rappresenta una seria ipoteca sulla vittoria e la voglia di strappare un biglietto per quel famoso treno che sta passando. 
Nel secondo tempo la melodia della musica non cambia: Oregon State, pressata quel che basta, va molto in difficoltà è non riesce a giocare affidandosi a forzature dei singoli che il più delle volte escono. Invece dall'altra parte i Golden Bears ribaltano la palla, penetrano e scaricano, confezionano cioccolatini solo da scartare per i compagni e in tale senso è molto goloso Ivan Rabb che continua a guidare i suoi. Al primo TV timeout siamo sul punteggio di 47-33 per i padroni di casa che così incrementano, seppur di poco, il loro vantaggio già consistente. Nel frattempo il pubblico si è davvero scaldato e accompagna ogni offensiva dei Beavers con un “ooooooo” che infastidisce e sa anche di presa in giro; tutto normale per gli standard NCAA. Si rientra e i Beavers segnano un nel canestro da due punti, che pero viene subito replicato dall'altra parte con gli interessi: infatti siamo sul 55-35, massimo vantaggio, gap di 20 punti e timeout obbligato per coach Tinkle che non vuole vedere i suoi arrivare all’ennesima disfatta in stagione. 
Ancora una volta la sua franchigia non gli dà risposta positiva e al giro di boa della seconda metà la partita vede i padroni di casa dominare il gioco, essere in vantaggio grazie al gap di 20 punti che rimane costante e portarsi a casa la vittoria a meno di clamorosi errori da parte degli stessi Golden Bears. Alla stratosferica prestazione di Rabb si aggiunge quella della post guard Charlie Moore che riesce a giocare bene di squadra e in maniera molto intelligente, arrivando giustamente al tiro quando è possibile e scaricando quando è giusto. 
La partita va avanti senza nessun colpo di scena, se non giocate spettacolari dei singoli –di California soprattutto- e si conclude con un’agile vittoria col punteggio di 76-46 per i padroni di casa che dopo essere passati in vantaggio verso il decimo minuto del primo tempo sono sempre stati in controllo assoluto sulla gara. 
MVP of the match è sicuramente Ivan Rabb che, nonostante sia uscito dalle rotazioni una volta archiviata la pratica, chiude con a referto 2 assist, 9 rimbalzi e 16 punti. 
Così California è riuscita a strappare un biglietto per la march madness, ora bisognerà vedere se riuscirà ad andare fino in fondo ed a obliterarlo oppure no. 
 
Davide Maggioni 
 
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la storia degli europei di pallacanestro

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