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Domenica, 23 Agosto 2015 07:47

Nando Gentile e la Nazionale che andrà a Berlino

Nando Gentile con il figlio Alessandro Nando Gentile con il figlio Alessandro

Presenza illustri sulle tribune della Bonifika Arena di Koper: Nando Gentile, prima campione di pallacanestro e ora papà dell’Alessandro nazionale, ci dice la sua sulla squadra che andrà ad affrontare l’Europeo a Berlino.


Si è parlato e detto tanto sulla Nazionale, come la vede in vista dell’Europeo?
E’ già un buon gruppo, e onestamente non è una sfumatura da poco visto che poteva rappresentare la preoccupazione più grande. Tutti si sacrificano, nessuno va fuori dalle righe, si cercano sul campo e si aiutano, pur essendo la prima volta al completo. C’è anche un altro vantaggio: ogni sera riescono a trovare uno o due giocatori che possono fare la differenza.
Avesse questo gruppo da forgiare fra le mani, come lo utilizzerebbe?
Io ho sempre basato il mio credo cestistico sulla ricerca di punti facili, e i punti facili vengono dal contropiede. Però sono anche conscio che il Dna europeo è quello di un gioco controllato e fortemente incentrato sulla difesa; anche perché, una squadra che prende e tira può essere esposta a transizioni rapide avversarie. Diciamo che avendo una Nazionale che non dovrebbe aver difficoltà a mettere punti a referto, focalizzerei il lavoro sulla fase difensiva, ben conscio che a Berlino quello che potrebbe fare la differenza è il grado di atleticità e fisicità da mettere sul parquet...e anche in questo caso, siamo messi bene.
Vede un leader maximo in questo gruppo?
Leader onestamente non ci sono, o ce ne sono tanti, dipende come volete vedere la questione. La quadratura del cerchio sta proprio nell’uniformare le potenzialità del gruppo, senza passare obbligatoriamente per un giocatore. Poi ho una mia idea, quella per cui mi affiderei ai giocatori “europei” per i momenti cruciali, su chi è abituato e conosce la realtà del Vecchio continente rispetto agli NBA, immersi ormai da tempo in logiche completamente diverse da quelle “nostre”.
Quindi?
Quindi vedo un’Italia buona, che in questa fase logicamente alterna momenti positivi ad altri un po’ meno, ma che conserva grandi virtù. E poi... permettetemi di riservarmi un giudizio più deciso alla prima partita vera... dove tutto cambia.
Raffaele Baldini

la storia degli europei di pallacanestro

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