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Domenica, 20 Agosto 2017 09:14

Europei di basket: Lubiana 2013

Nazionale new look, si comincia a risalire

L’Italia si era qualificata! Ecco la prima bella novità per il nostro basket. Dopo l’esclusione da Katowice 2009 e il ripescaggio di Kaunas 2011, gli azzurri tornavano a conquistarsi sul campo il diritto di partecipare a una fase finale di Europei. Considerarla una prodezza poteva solo suscitare nostalgia dei tempi in cui certi risultati erano praticamente scontati; ma una piccola conquista lo era, bisognava compiacersi di questo ulteriore passo nel cammino di risalita. Ne fu contento soprattutto Petrucci, rieletto a inizio anno, alla presidenza della FIP.

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Marco Carraretto è nato a Treviso, il 27 ottobre del 1977. Cresciuto nel settore giovanile della Benetton, è approdato in prima squadra a 19 anni, ritrovandosi in una formazione piena di campioni e con un allenatore del calibro di Mike D’Antoni: in quella stagione (’96-’97) conquistò subito il suo primo scudetto. Cominciò solo allora la sua vera gavetta: ripartenza dalla serie B, a Mestre, poi Udine, Verona, Biella, fino a cercare nuove esperienze – di crescita professionale e umana – in Spagna, con le squadre del Saski Baskonia di Vitoria e del Breogan di Lugo. Il rientro in Italia, a 29 anni, gli avrebbe riservato una lunga sequenza di successi: sette stagioni a Siena e altrettanti scudetti consecutivi, che aggiunti al primo di Treviso hanno portato a un totale di otto (meglio di lui, solo Meneghin, Gamba, Pagani, Pieri e Riminucci).

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Martedì, 08 Agosto 2017 07:10

Europei di basket: Kaunas 2011

Azzurri ripescati, Pianigiani ci prova

Era destinata a restare fuori dall’Europeo per la seconda volta consecutiva, l’Italia, se la FIBA non avesse disposto – all’ultimo momento – di anticipare l’allargamento a 24 squadre, già programmato per l’edizione del 2013. Il salvagente veniva lanciato nel mare agitato in cui la Nazionale azzurra cercava disperatamente di tenersi a galla, alle prese con le difficoltà di un ricambio generazionale, e forse anche di un certo scoramento. Ad afferrare quell’aiutino non ci si pensò due volte.

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Sergio Scariolo è nato a Brescia, il 1° aprile del 1961. Il suo percorso da allenatore ha avuto il minibasket come punto di partenza, a 19 anni, scalando poi tutti i gradini che lo hanno fatto approdare sulla panchina della prima squadra, assistant coach nella sua città e a Pesaro. Qui ebbe il suo primo incarico come capo allenatore, e a soli 29 anni portò subito la Scavolini alla conquista dello scudetto, oltre alla finale di Coppa Korac. Dopo un’esperienza in A2, a Desio, tornò nel massimo campionato con la Fortitudo Bologna, dove in tre stagioni ottenne un premio come miglior allenatore del campionato e un’altra finale scudetto. Dal ’97 si è iniziata la sua lunga avventura all’estero, vissuta quasi interamente in Spagna: due stagioni col Saski Baskonia (una Copa del Rey), tre col Real Madrid (un titolo nazionale), cinque col Malaga (una Copa del Rey e un titolo nazionale). Seguì una parentesi russa (due anni a Chimki), prima del ritorno in Spagna, stavolta chiamato alla guida della Nazionale. La nomina venne ufficializzata il 9 febbraio del 2009; dopo sette mesi era chiamato a onorare il primo impegno ufficiale, gli Europei in Polonia, che avrebbero portato finalmente le Furie Rosse sul gradino più alto del podio.

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Giovedì, 03 Agosto 2017 06:38

Europei di basket: Katowice 2009

L’Italia non c’è, vince un italiano!

Un Europeo che fece subito parlare dell’Italia. Per il semplice fatto che… non c’era. Mai accaduto! Anzi, a dire il vero, la mancata presenza della Nazionale azzurra si era verificata in due circostanze, ma erano così lontane – e così particolari – da ritenere che questo del 2009 fosse un evento inedito. La prima volta non poteva proprio far testo. Era l’edizione “africana” organizzata (e vinta) dall’Egitto nel ’49; la recente disgrazia di Superga aveva scioccato lo sport italiano, e si decise così di non partire e di non prendere parte a un Europeo che poi di europeo ebbe poco o nulla. La seconda volta avvenne nel ’61, a Belgrado. Erano trascorsi poco più di sei mesi dalle Olimpiadi di Roma; la Nazionale di Paratore doveva ancora smaltire la sbornia di un sorprendente quarto posto (e della prima vera esplosione di passione cestistica nazionale), mentre il CONI non aveva fatto in tempo a recuperare una sola lira nelle sue casse; per cui si pensò che era meglio restare a casa.
Rinunce, dunque, quelle del passato. Stavolta no, si trattava di eliminazione! Alle prese con una crisi di identità e di rinnovamento, che ormai si trascinava da cinque anni (dall’indomani del clamoroso argento olimpico di Atene), la squadra di coach Recalcati si ritrovò imbrigliata già nella fase di pre-qualificazione, costretta alla fine a dover contendere alla Francia l’ultimo biglietto utile: ci voleva un’impresa, che non arrivò. L’Italia scivolava addirittura al ventesimo posto del ranking europeo; mai così in basso!

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Martedì, 01 Agosto 2017 06:29

Gli Europei di Sandro Galleani

Trentacinque anni di storia della Nazionale maschile potrebbe raccontarli lui, Sandro Galleani, massofisioterapista. Raccontarli non semplicemente come uno che ne ha viste tante, o – se vogliamo usare un linguaggio più appropriato alla sua professione – ne ha scaldati tanti di muscoli e bendate tante di caviglie… Piuttosto come uno che, quegli anni, li ha vissuti nell’intimo della squadra, facendone parte integrante, assorbendone totalmente umori ed emozioni. Non era al servizio dei giocatori, era un loro compagno!
I numeri sono da record inavvicinabili per tutti. Quindici campionati Europei, cinque Olimpiadi, tre Mondiali, tanto per citare solo le manifestazioni più importanti. Per le presenze in totale si è costretti all’approssimazione: circa 700! Ma per quanto consistenti, non bastano questi numeri a rendere l’essenza e l’importanza del suo ruolo. Che, appunto, andava ben al di là di quello del massaggiatore: anche magazziniere, all’occorrenza, e uomo di fatica, preparatore atletico e rieducatore, consigliere e consolatore; un po’ di tutto, all’occorrenza!

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Angelo Gigli è nato il 4 giugno 1983 a Pietermaritzburg, città del Sudafrica, dove la famiglia risiedeva per motivi di lavoro del padre (quel giorno, guarda caso, l’Italia vinceva il suo primo oro europeo a Nantes!). Un passato sconosciuto per Angelo, perché il rientro in Italia, a Roma, avvenne quando lui aveva appena due anni. Le prime esperienze cestistiche con due club minori della capitale (Vigna Pia e Fortitudo), poi il trasferimento alla Pallacanestro Reggiana, che a 20 anni lo lanciò in prima squadra, in Legadue; subito promozione, e conseguente debutto nel massimo campionato. Il passaggio alla Benetton Treviso coincise forse col periodo della sua maturazione: col coach statunitense-israeliano David Blatt vinse nella stagione 2006-2007 la Supercoppa, la Coppa Italia e, senza la penalizzazione per il “caso Lorbek” (giocatore sloveno, tesserato irregolarmente), avrebbe anche disputato i play-off scudetto. Due metri e undici, fisico armonico, ha ricoperto finora sia il ruolo di ala grande che di centro, mostrando atletismo, buone qualità di rimbalzista e di realizzatore, anche nei tiri da tre. Esordio in Nazionale con Recalcati nel dicembre del 2004, preludio alla convocazione per gli Europei dell’anno dopo; a seguire i Mondiali del 2006, quindi gli Europei del 2007. Avrebbe preso parte ad altri due Europei (2011 e 2013) se non fosse stato fermato da altrettanti infortuni. La sua carriera di club ha poi toccato altre tappe importanti (Roma, Virtus Bologna, Milano, di nuovo Reggio Emilia) fino a quella di Ferentino, in A2, con cui ha giocato nelle ultime due stagioni.

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Dopo l’Europeo del 2005 in Serbia-Montenegro, Carlo Recalcati aveva proseguito nel suo doppio impegno, in campionato a Siena e con la Nazionale; solo per una stagione, però, dato che nel clan azzurro era maturata la convinzione che per un lavoro di ricostruzione il part time non fosse più sufficiente. Nel 2006 c’era da onorare la partecipazione ai Mondiali in Giappone, manifestazione dove l’Italia mancava dal ’98; Recalcati aveva pensato che quella fosse l’occasione buona per iniettare linfa nuova in squadra, inserendo alcuni giovani (Belinelli, Di Bella, Pecile, Michelori, Mason Rocca, Garri) e facendo tirare un po’ il fiato a qualche “anziano” (Galanda, Bulleri, Chiacig): se non era una Nazionale sperimentale, poco ci mancava! L’inizio fu promettente, la fine un po’ meno (eliminazione agli ottavi), ma comunque la strada del rinnovamento era stata imboccata in maniera decisa. L’Europeo in Spagna, successivo impegno ufficiale, arrivò ancora nel pieno di questa fase di transizione, forse troppo presto per poter puntare nuovamente in alto.

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Mercoledì, 26 Luglio 2017 08:12

Europei di basket: Madrid 2007

Olé Russia nell’arena spagnola!

La congiunzione astrale sembrava avverarsi nel momento più favorevole per la Spagna. L’inseguimento al titolo europeo, da parte della Nazionale iberica, era cominciato già da quattro edizioni, con l’argento nel ’99 a Parigi, poi il bronzo nel 2001 a Istanbul, ancora argento nel 2003 a Stoccolma, quarto posto nel 2005 a Belgrado; e ai Mondiali in Giappone del 2006 era arrivato il primo oro in una manifestazione internazionale. Tempi ormai maturi per ultimare quell’inseguimento, con la combinazione – felice quanto mai – di poterlo fare davanti al proprio pubblico. Per un piccolo errore di calcolo, nell’osservazione dei corpi celesti, il fenomeno sfuggì all’ultimo istante, e bisognò attendere il successivo appuntamento.

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Matteo Soragna è nato a Mantova, il 26 dicembre 1975. Come cestista è cresciuto a Cremona, disputando tre campionati di B con la Juvi. Il passaggio a Pistoia, a 21 anni, gli aprì le porte della massima serie, dove ritornò cinque stagioni più tardi, dopo avere trascorso tre anni in Sicilia, a Barcellona Pozzo di Gotto (promozione in A2), ed essersi poi trasferito a Biella. É qui che si mise particolarmente in luce, attirando anche l’interesse del coach della Nazionale, Carlo Recalcati, che nel novembre del 2001 lo fece esordire in maglia azzurra a Brno, contro la Repubblica Ceca. Con Recalcati in panchina, Soragna ha preso parte a tre edizioni consecutive degli Europei (dal 2003 al 2007), alle Olimpiadi di Atene (medaglia d’argento) e ai Mondiali del 2006. Ala di 1,96, si è sempre distinto per la sua duttilità in campo: ala, ma anche guardia, e playmaker all’occorrenza; difesa tenace e produttiva, gioco d’attacco senza spreco di palloni e, spesso, con i canestri giusti al momento giusto. L’approdo al primo grande club è giunto a 29 anni, con la Benetton Treviso, dove sono arrivati pure i primi titoli: uno scudetto, due Coppe Italia e una Supercoppa. Cinque stagioni in Veneto, poi il cammino a ritroso, ripercorrendo le tappe di Biella, della Sicilia (stavolta a Capo d’Orlando), fino a riavvicinarsi ai luoghi di origine, a Piacenza, con cui ha disputato gli ultimi due campionati.

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