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Aldo Ossola è nato a Varese, il 13 marzo del 1945, e nella città natale iniziò a giocare a basket, già all’età di 10 anni; fece la trafila delle giovanili con la Robur et Fides, poi sponsorizzata Prealpi. Esordì nella massima serie con la seconda squadra di Milano, All’Onestà, ma a 23 anni fece rientro a Varese, e con le maglie di tre diversi sponsor (Ignis, Mobilgirgi ed Emerson) fece man bassa di titoli: sette scudetti, cinque Coppe dei Campioni, due Coppe delle Coppe, due Coppe Intercontinentali. Otto anni di militanza con la maglia azzurra, con la partecipazione agli Europei del ’69 a Napoli. Playmaker di 1,92, la sua regia in campo aveva l’eleganza di una direzione d’orchestra, ciò che gli è valso l’appellativo di von Karajan. Esempio di longevità, ha continuato a calcare i parquet fino all’età di 64 anni.

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Massimo Cosmelli è nato a Rosignano Marittimo (LI), il 6 agosto 1943. Cresciuto nel fertile vivaio di Livorno, dove conquistò un titolo nazionale juniores nel ’61 a spese del Simmenthal Milano (31 punti per lui in quella finale), giocò in serie A assieme al fratello Maurizio, più grande di tre anni, nella prima squadra della città, la Libertas. Nel ’65 il passaggio alla Virtus Bologna, cinque stagioni, buoni piazzamenti; poi un anno a Milano, sponda All’Onestà, due a Udine, tre a Siena, prima del ritorno a Livorno, dove è passato dal campo alla poltrona di general manager. In quest’ultimo ruolo vanno ricordate soprattutto le tredici stagioni con la Scavolini Pesaro, illuminate da due scudetti e due Coppe delle Coppe. Play-maker di 1,80, il suo gioco si è via via trasformato da finalizzatore (arresto e tiro, entrata veloce) a regista (assist ai lunghi, difesa). Esordio in Nazionale con Paratore ai Giochi del Mediterraneo del ’63 (oro a Napoli); da allora una presenza quasi costante fino al ’71 (cinque Europei, due Mondiali e l’Olimpiade del ’68), entrando nel frattempo nella corte di Giancarlo Primo.

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Giovedì, 23 Febbraio 2017 06:45

Europei di basket: Napoli 1969

Esordio di Primo al calore del Sud

La prima volta di un “Europeo” in Italia non poteva capitare in una sede più calda. Non era solo questione di condizioni meteo e di clima umano; Napoli, in quegli anni, ardeva anche di passione cestistica, dietro le prodezze di una squadra, la Partenope, improvvisamente lanciata alla ribalta del basket nazionale. Nelle ultime due stagioni si era aggiudicata una Coppa Italia, più un secondo e un terzo posto in campionato, facendo da incomodo (e sottraendo anche qualcosa) alla corazzata triade lombarda “Cantù-Varese-Milano”.

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Ottorino Flaborea è nato a Concordia Sagittaria, paese in provincia di Venezia, il 5 marzo del 1940. Primi tiri a canestro nella vicina Portogruaro, assieme a un’altra gloria azzurra, Giovanni Gavagnin. A Biella la sua prima affermazione, con la promozione in serie A e il debutto nella Nazionale di Paratore, nel ’62 in una amichevole. A Varese la sua consacrazione: in sette stagioni, quattro scudetti, tre Coppe dei Campioni, tre Coppe Intercontinentali, due Coppe delle Coppe; con l’intermezzo di un sorprendente secondo posto con l’Ignis Sud Napoli. In maglia azzurra, tre Olimpiadi (Tokyo, Città del Messico, Monaco), tre Europei (’65, ’67, ’71) e un Mondiale (’70). Nel ’72 il ritorno a Biella, e poi l’inizio della carriera di allenatore, senza abbandonare quella da giocatore, chiusa all’età record di 60 anni. Pivot di 1,97, il suo colpo micidiale era il tiro a canestro in gancio, che gli ha valso il soprannome di Capitan Uncino.

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Massimo Masini è nato a Montecatini Terme (PT), il 9 maggio del 1945. A 15 anni aveva già raggiunto l’altezza di 2 e 04 (poi aumentata di altri 4 cm), e facilmente venne quindi reclutato dalla squadra di basket della sua città. Lo adocchiarono i dirigenti dell’Olimpia Milano, che non persero tempo a portarlo via dalla famiglia, assicurando studi, alloggio e un promettente futuro da cestista. La sua lunga serie di successi col club meneghino iniziò col titolo juniores del ’61, poi dal ’63 al ’74 - con la prima squadra - sono arrivati quattro scudetti, una Coppa dei Campioni e due volte la Coppa Saporta (ex coppa delle Coppe). In Nazionale lo portò il prof. Paratore, dopo averlo visionato in un raduno giovanile all’Acquacetosa, a Roma, e già nel ’63 lo inserì nella formazione che disputò per la prima volta i Mondiali, a Rio de Janeiro. Da lì, ben cinque Europei consecutivi, due Olimpiadi, un altro Mondiale e due Giochi del Mediterraneo: le presenze azzurre (179) lo collocano al 14° posto, i punti realizzati (1852) all’8°. Primo esempio italiano di pivot moderno, oltre che buon rimbalzista era abile nelle giocate lontano da canestro, con un tiro da fuori rapido e preciso. In campo fino a 35 anni (con le maglie di Brina Rieti, Fernet Tonic Bologna e Pordenone), si è poi dedicato alla carriera di allenatore per più di un decennio.

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Mercoledì, 15 Febbraio 2017 14:11

Europei di basket: Helsinki 1967

L’URSS suona la nona sinfonia!

All’orizzonte vicino c’era un’altra Olimpiade, quella di Città del Messico, la terza dell’era-Paratore. Ma stavolta gli Europei dovevano essere qualcosa di più di una semplice tappa di avvicinamento. Ormai la Nazionale italiana sembrava avere trovato un eletto domicilio nella parte alta della graduatoria mondiale, e sentiva quindi il dovere – più che l’ambizione – di uscire allo scoperto e di inseguire traguardi prestigiosi in ogni torneo.

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Sandro Spinetti è nato a Roma l’8 ottobre 1940. Ha cominciato a giocare a basket a 12 anni nel Collegio San Giuseppe, entrando così nelle giovanili della Stella Azzurra, allenate da Francesco Ferrero (ex tecnico della Nazionale per un brevissimo periodo nel ’53). Esordì in prima squadra, e in serie A, nel ’58, trovando qui come allenatore Tonino Costanzo, ex pivot azzurro (aveva disputato gli Europei del ’55 e del ’57). Spinetti rimase a Roma con la Stella Azzurra fino al ’69, poi si trasferì a Cagliari, vestendo per cinque stagioni la maglia della Brill. E in Sardegna si sarebbe stabilito definitivamente. Alto 1,90, era un’ala con buona predisposizione al tiro; nel ’65 giunse secondo nella classifica marcatori della massima serie, alle spalle di Paolo Vittori. Nella Nazionale maggiore ha disputato l’Europeo del ’65 a Mosca; ha fatto più volte parte della Nazionale militare.

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Giusto “Corrado” Pellanera è nato a San Nicolò a Tordino, in provincia di Teramo, il 12 marzo del 1938. Iniziò a giocare a basket seguendo la scia dei fratelli più grandi, con la D’Alessandro Teramo, che allora militava in serie B. Meritevole di palcoscenici più importanti, a 20 anni fece il suo debutto nella massima serie con la Virtus Bologna, società in cui disputò dieci stagioni. Alto 1 e 87, era dotato di un fisico agile e di una forza atletica esplosiva, che gli permetteva di conquistare più rimbalzi dei lunghi, oltre a distinguersi come rubapalloni e contropiedista. La sua dedizione avrebbe meritato qualcosina in più dei quattro secondi posti e dei cinque terzi posti che totalizzò nella sua prima parentesi bolognese. Ce ne fu infatti anche una seconda, sulla sponda Fortitudo, dopo un anno a Udine e prima di chiudere la carriera a 35 anni. In Nazionale maggiore fece il suo esordio nel ’60, in Argentina, in una tournée di preparazione alle Olimpiadi Roma, dove i posti da titolare però erano già occupati. Per la prima competizione ufficiale dovette attendere il ’63, quando prese parte ai Mondiali in Brasile e all’Europeo di Wroclaw. Chiamato e voluto da Paratore, continuò con lui la sua parabola azzurra, attraversando due Olimpiadi, più un altro Europeo e un altro Mondiale.

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Giovambattista “Nino” Cescutti è nato a Udine, il 13 giugno del 1939. Nella sua formazione sportiva, non solo basket, ma anche calcio e atletica (gareggiò nella velocità a fianco di Livio Berruti). Il primo trasferimento fu nella vicina Trieste, poi il salto a Milano, con la Simmenthal, dove conquistò subito (nel ’58-’59) il suo primo scudetto. Approdato a Pesaro, vi restò per tre stagioni, vincendo per ben due volte il titolo di miglior marcatore. Quindi la militanza nell’Ignis Varese, ricca di successi: secondo scudetto, Coppa Intercontinentale, Coppa delle Coppe. Ala di 1,89, sapeva rendersi pericoloso sia da dalla distanza che spalle a canestro. Esordio in Nazionale nel dicembre del ’59, quindi la partecipazione ai Mondiali del ’63 e agli Europei del ’65. A Udine concluse sia la carriera di giocatore che quella da allenatore.

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Guido Carlo Gatti è nato a Gubbio, in provincia di Perugia, il 23 aprile del 1938. A scoprirlo, anzi a inventarlo, fu Jim McGregor, che era in giro per l’Italia; lo vide nella palestra della Libertas Perugia – ancora sedicenne – e quasi gli intimò di dedicarsi pienamente al basket, proponendogli anche di trasferirsi subito a Bologna (e qui arrivò il suo primo importante rifiuto). Decise piuttosto di iscriversi al Politecnico di Torino, ma a poco a poco il basket cominciò a entrare nella sua vita: giocò a Torino, poi a Bologna con il Gira. Nel ’59 giunse a Varese, e in cinque stagioni conquistò due titoli tricolore. In Nazionale fece il suo ingresso con Paratore, che lo inserì già nella rosa per le Olimpiadi di Roma, dove però fece la riserva. Partecipò alle Universiadi del ’59, ai Giochi del Mediterraneo e ai Mondiali del ’63, agli Europei del ’65, all’Olimpiade di Città del Messico nel ’68, dopo avere rinunciato a quelle di Tokyo ’64. Ala di 1,92, grazie alla sua prestanza atletica era in grado di esibire una grande elevazione e un gioco spettacolare.

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la storia degli europei di pallacanestro

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