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Dopo l’argento olimpico di Mosca ’80 e l’oro europeo di Nantes ’83, a Sandro Gamba non sarebbe dispiaciuto di completare la sua raccolta di medaglie con un bronzo, alla guida della Nazionale. Ci provò all’Olimpiade di Los Angeles ’84, dove si presentava quasi con la stessa formazione che aveva trionfato l’anno prima in Francia: finì con un quinto posto e qualche recriminazione. L’obiettivo fu centrato al secondo tentativo, negli Europei di Stoccarda dell’85. Gamba sapeva che per lui sarebbe stato anche l’ultimo, avendo già deciso di tornare sulla panchina di un club: per il basket italiano fu un’altra pagina storica.

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Domenica, 23 Aprile 2017 11:39

Europei di basket: Stoccarda 1985

Un bronzo per l'arrivederci a Gamba

Eravamo campioni in carica. Non si poteva far finta di nulla. Il sorprendente oro di Nantes ’83 avrebbe anche potuto esaltarci, da un lato; dall’altro, però, ci procurava una sorta di apprensione. Sapevamo che era praticamente impossibile ripetere a distanza di soli due anni l’impresa dell’ultimo campionato europeo; ma il vero timore era quello di ricadere subito giù, nelle posizioni ai piedi del podio, in quella terra dei rimpianti dove – nostro malgrado – ci era spesso toccato accomodarci negli ultimi tempi. Ecco perché la medaglia di bronzo, conquistata al termine di una finale vinta ancora una volta contro la Spagna, ebbe il sapore di un altro autentico trionfo. Il basket italiano stava vivendo un grande momento!

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Renato Villalta è nato a Maserada sul Piave, in provincia di Treviso, il 3 febbraio 1955. Fin da giovanissimo, Augusto Giomo (vecchia gloria della Nazionale anni Sessanta) lo fece esordire nella squadra di Mestre, con cui raggiunse la serie A. Seguirono tredici lunghe stagioni con la Virtus Bologna, dove ha conquistato tre scudetti e due Coppe Italia. Alto 2 e 04, iniziò la sua carriera da pivot, poi Dan Peterson lo spostò all’ala, esaltando le sue qualità di tiratore, oltre che di difensore e rimbalzista. Lunga anche la sua militanza in Nazionale: è stato presente in ben sei edizioni degli Europei (da quella del ’75 a quella dell’87, saltando quella del ’77 per motivi di studio), due Olimpiadi (Mosca ’80 e Los Angeles ’84) e due Mondiali (’78 e ’86); con tre diversi allenatori (Primo, Gamba e Bianchini), ha totalizzato in maglia azzurra 207 presenze e più di 2200 punti (terzo nella classifica marcatori alle spalle di Riva e Meneghin). Dopo il ritiro è stato il primo presidente della GIBA (l’associazione dei cestisti italiani).

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Dino Meneghin disputò a Nantes, nell’83, il suo ottavo e ultimo campionato europeo. Chiusura con una medaglia d’oro, dopo aver vinto quella di bronzo nel ’71 a Essen e nel ’75 a Belgrado. Dopo l’esordio in maglia azzurra con Nello Paratore (a 16 anni, in tornei amichevoli), Meneghin ha figurato nella Nazionale di Giancarlo Primo dal ’69 al ’79 (sei Europei, due Mondiali, due Olimpiadi) e in quella di Sandro Gamba dall’80 all’84 (due Olimpiadi e due Europei). Oltre al record di presenze agli Europei, può vantare anche quello dei quindici anni di militanza in maglia azzurra senza mai saltare una manifestazione ufficiale. Dopo avere chiuso la carriera di giocatore (a 44 anni), si è dedicato a quella di dirigente, che lo ha riportato in Nazionale come team manager, in un periodo (dal ’97 al 2008) in cui sono arrivate altre tre medaglie europee (argento, oro e bronzo) e una olimpica (l’argento di Atene). Dal 2009 al 2013 ha ricoperto il ruolo apicale di Presidente della Federazione Italiana Pallacanestro.

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La terza tappa di Sandro Gamba alla guida della Nazionale, dopo l’Olimpiade di Mosca dell’80 e l’Europeo di Praga dell’anno dopo, fu l’Europeo di Nantes dell’83. C’erano stati i Campionati Mondiali a Cali, in Colombia, l’anno prima, ma l’Italia non vi partecipò. L’obiettivo era di migliorare il quinto posto di Praga, magari mettendo un piede sul podio. Arrivò l’oro!

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Sabato, 15 Aprile 2017 11:02

Europei di basket: Nantes 1983

Finalmente oro, e spumante a fiumi

Giorno, mese e anno. Quando si ricordano certi avvenimenti, bisogna cominciare dalla data esatta. Era il 4 giugno 1983. A Nantes, città francese della Loira con vista Atlantico, gli azzurri del basket conquistavano il loro primo oro europeo. C’era voluto quasi mezzo secolo per raggiungere il punto più alto, e il fatto di esserci arrivati con le proprie forze, e senza neanche i favori del pronostico, diede ancor più la percezione della grande impresa sportiva. Quindi tutto era destinato a rimanere scolpito nella storia, quella data a trasformarsi in ricorrenza da celebrare.

Per rivedere certe immagini, e magari riprovare l’emozione di allora, a qualcuno basterà ancora chiudere gli occhi. Ecco Charlie Caglieris, al suono della sirena nella finalissima con la Spagna, correre solitario per il campo e baciare il pallone che tiene stretto tra le mani. E l’allenatore Sandro Gamba, in versione capo guerriero, portato in trionfo dai suoi giocatori. E poi lui, Dino Meneghin, 33 anni, che gioisce come un ragazzino e che si lascia volentieri inondare da un fiume di spumante (spumante Ferrari, non lo champagne degli ostili francesi!).

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Ario Costa è nato a Cogorno (in provincia di Genova), il 26 settembre 1961. Ha mosso i primi passi nel basket con l’Alcione di Chiavari, ma a 17 anni – fisico statuario, destinato a raggiungere i 2 metri e 10 – venne ingaggiato dalla Pinti Inox Brescia, dove rimase fino all’84, militando tra la A1 e la A2. Il trasferimento a Pesaro, con la maglia della Scavolini, venne coronato dalla conquista di due scudetti e una Coppa Italia, e per dodici stagioni fu un beniamino della tifoseria locale. Centro di grandi risorse fisiche, con le sue enormi mani era in grado di agguantare un gran numero di rimbalzi, e col tempo affinò anche le sue capacità realizzative. Il suo esordio in Nazionale con Gamba, nel novembre dell’80, e da allora una lunga presenza in azzurro, con ben sei Europei e due Mondiali, e il rammarico di avere dovuto rinunciare all’Olimpiade di Los Angeles per la rottura del tendine d’Achille. Lunga e movimentata anche la sua successiva carriera da dirigente, che lo ha visto legato soprattutto a Pesaro, e ad altre sei società. Attualmente riveste l’importante ruolo di consigliere federale.

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Enrico Gilardi è nato a Roma, il 20 gennaio del 1957. La sua carriera di cestista parte da ragazzino, con la Excelsior Testaccio, prima società di mini-basket ad avere visto un proprio iscritto approdare in Nazionale. Ha indossato maglie di varie squadre della capitale, da quella del Basket Roma, con cui ha vinto titoli giovanili, a quella della Lazio, della Stella Azzurra e infine della Virtus, di cui è stato capitano e artefice dei grandi successi negli anni ottanta: uno scudetto, una Coppa dei Campioni, una Coppa Korac, una Coppa Intercontinentale. Rilevante anche il suo curriculum in maglia azzurra, alla corte di tre diversi allenatori: Primo, Gamba e Bianchini. Gilardi ha disputato ben quattro campionati europei (’79,’81,’83,’85), due Olimpiadi (Mosca ’80 e Los Angeles ’84), un Mondiale (Madrid ’86), totalizzando 159 presenze e più di mille punti.

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Sandro Gamba ha iniziato la sua carriera da allenatore nel 1965 con l’Olimpia, la squadra della sua città, con la quale aveva conquistato ben dieci scudetti da giocatore. Nel suo nuovo ruolo, i successi non si sono fatti attendere: tre scudetti, due coppe delle Coppe e una Coppa Italia tra il ’65 e il ’72. Passato sulla panchina dell’Ignis Varese, la musica non è cambiata: altri due scudetti e, soprattutto, due Coppe dei Campioni. Nel ’77, con la voglia di rimettersi in gioco (e di sfidare sé stesso), è sceso in A2 con l’Auxilium Torino: subito la promozione in A1, poi due belle stagioni, culminate coi play-off. È quindi cominciata la sua (prima) avventura in Nazionale. Esordio alla grande alle Olimpiadi di Mosca dell’80, con una sorprendente medaglia d’argento; l’anno dopo, il suo primo campionato europeo da capo allenatore, a Praga.

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Sabato, 08 Aprile 2017 11:39

Europei di basket: Praga 1981

Gamba e novità, ma ancora quinti!

L’argento olimpico di Mosca, conquistato l’anno prima grazie a un felice incontro di eventi favorevoli, stava ancora sulle spalle della Nazionale azzurra, fardello troppo pesante da portare. E infatti ne rimase schiacciata! Se qualcuno si era illuso che il basket italiano, una volta proiettato al vertice mondiale, avesse trovato la forza e l’eccitazione giuste per rimanervi stabilmente, dovette ricredersi subito. L’Europeo di Praga ’81 ci risistemò là dove ci avevano lasciato le precedenti due edizioni, cioè appena fuori dal podio, un posto in cui era più facile recriminare che accontentarsi.

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