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Andrea Meneghin è nato a Varese, il 20 febbraio 1974, quando papà Dino aveva già conquistato quattro scudetti e tre volte la Coppa dei Campioni con l’Ignis e una medaglia di bronzo europea con la Nazionale. Giocare a basket fu per Andrea la più diretta delle trasmissioni ereditarie. Seguì le orme paterne anche in fatto di precocità: a soli 16 anni, infatti, esordiva in prima squadra con la Pallacanestro Varese. Da questa società si sarebbe allontanato solo per una breve parentesi a Bologna, nelle file della Fortitudo (con due secondi posti in campionato e uno in Eurolega). Guardia di 2 metri, grande dinamismo, capacità di adattarsi a vari ruoli (compreso quello di play), il suo tiro da fuori risultava spesso imprevedibile e determinante. Il ’99 fu l’anno dei suoi più grandi successi: un sorprendente scudetto con Varese, la medaglia d’oro agli Europei di Parigi in maglia azzurra, con la quale aveva disputato i Mondiali di Atene dell’anno prima. Ettore Messina lo aveva già convocato per qualche raduno o amichevole, ma fu Bogdan Tanjevic a inserirlo nella squadra titolare: con lui anche le Olimpiadi di Sidney e l’Europeo del 2001. Momenti significativi della sua carriera sono stati pure gli incontri in campionato con papà, come avversari, entrambi col numero 11 sulle spalle: come quello dell’ottobre del ’90, quando Dino, a 40 anni, militava nella Stefanel Trieste. Guai fisici hanno impedito ad Andrea di imitare il padre anche in fatto di longevità agonistica; attualmente si dedica all’attività di allenatore.

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Gregor Fucka è nato il 7 agosto 1971 a Kranj, in Slovenia (allora Repubblica Federale di Jugoslavia). A 19 anni, appena iniziata la sua carriera professionistica a Lubiana, Bogdan Tanjevic lo “catturò” e lo portò con sé a Trieste, facendogli prendere la nazionalità italiana. Aveva bene intravisto le sue doti da fuoriclasse: alto 2,15, fisico filiforme, articolazioni snodabili, sorprendente agilità per la statura, una ottima tecnica di fondamentali, con capacità ambidestre di palleggio e tiro; avrebbe interpretato, con uguale disinvoltura, i ruoli di centro e di ala grande. Quattro stagioni con la Stefanel, che poi si trasferì praticamente in blocco a Milano (c’erano anche Bodiroga e De Pol, tra gli altri), dove conquistò uno scudetto e una Coppa Italia. Nel ’97 Fucka andò a vestire la maglia della Fortitudo Bologna, e riuscì a replicare: un’altra Coppa Italia e un altro scudetto. Il primo coach a convocarlo in Nazionale fu Sandro Gamba, che lo fece esordire nel maggio del ’91 in una partita contro l’Unione Sovietica, in Germania. Con Ettore Messina ha poi disputato i Goodwill Games del ’94 e gli Europei del ’95 e del ’97. L’anno dopo ha ritrovato in azzurro il suo scopritore Tanjevic, con il quale è stato presente ai Mondiali del ’98, alle Olimpiadi del 2000 e ad altri due Europei, il primo dei quali coronato dall’oro. La sua carriera di club è poi proseguita in Spagna, con tanti titoli nazionali, ma anche una Eurolega (a Barcellona) e una FIBA Euro Cup (a Girona). Rientrato in Italia ha giocato fino a 40 anni (Roma, Bologna, Pistoia). Nel suo presente e nel suo futuro, l’attività di allenatore.

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Bogdan Tanjevic è nato il 13 febbraio 1947 a Pljevlja, nella regione del Montenegro (oggi repubblica indipendente, allora facente parte della Repubblica Federale Socialista di Jugoslavia). La sua carriera di cestista, nella capitale Belgrado, si arrestò all’età di 24 anni per dare spazio a quella – ben più duratura e gloriosa – di allenatore: siamo arrivati a quasi mezzo secolo di attività, e non è ancora finita... La prima prodezza, per non dire il suo primo miracolo, lo compì sulla panchina di esordio, quella del Bosna Serajevo, dove con una squadra di giovani semisconosciuti riuscì a conquistare la coppa dei Campioni nel 1979. Quel successo fece guadagnare a Tanjevic la panchina della Nazionale jugoslava, con la quale si aggiudicò l’argento agli Europei dell’81 a Praga. Cominciò quindi la sua lunga parentesi italiana: prima a Caserta, dove portò la Juve dalla A2 alla finale scudetto, oltre che alla finale di coppa Korac; poi a Trieste, dove i salti della promozione furono due, dalla B alla A1, più un’altra finale di Korac; infine a Milano, dove con l’Olimpia sponsorizzata Stefanel arrivò a vincerlo, lo scudetto, dopo altre due finali di Korac. Seguì un intermezzo in Francia, col Limoges, prima che la Federazione lo chiamasse a sostituire Ettore Messina sulla panchina della Nazionale azzurra. Qui esordì con un sesto posto ai Mondiali di Atene del ’98; l’anno dopo fu la volta degli Europei in Francia, che avrebbero portato il secondo oro continentale nella storia del basket italiano.

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Mercoledì, 21 Giugno 2017 23:24

Europei di basket: Parigi 1999

Secondo oro Italia, grinta Tanjevic

Basterebbe un’immagine per rappresentare la bella favola azzurra all’Europeo ’99. É quella dell’abbraccio finale tra Dino Meneghin e il figlio Andrea. Dentro ci sta tutto: il passaggio di consegne (addirittura famigliare) da una generazione all’altra; la prima medaglia d’oro continentale che dà il benvenuto alla seconda; due stati d’animo – la sofferenza di chi guarda e la grinta di chi gioca – che si incontrano in una gioia liberatoria. Una immagine-simbolo, un abbraccio del quale, in realtà, tutto il basket italiano si è sentito partecipe.
Parigi 3 luglio, sedici anni dopo Nantes 4 giugno. Date storiche. E singolari analogie. La Francia, innanzitutto, come terra di conquista, peraltro tradizionalmente inospitale nei nostri confronti. L’avversario battuto nella finale per il primo posto, ancora una volta la Spagna. E poi l’emozione per un successo insperato alla vigilia, che – in questa come in quella occasione – finì col mortificare le ambizioni e la supponenza degli squadroni dell’Est. Corsi e ricorsi!

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Alessandro Abbio è nato a Racconigi (in provincia di Cuneo), il 13 marzo 1971. La sua culla cestistica è stata Bra (altro centro del cuneese), in una società che lo ha accompagnato dal mini-basket fino ai 17 anni, quando si è trasferito all’Auxilium Torino; qui subito l’esordio in A1, e la maturazione come giocatore, sotto la guida di validi allenatori (Asti, Lambruschi, Guerrieri, Danna). Nel ’94 il passaggio a Bologna, dove è rimasto otto stagioni, divenendo una bandiera della Virtus, con cui ha conquistato tre scudetti, due Euroleghe, una Supercoppa italiana e quattro Coppe Italia (tre titoli con Alberto Bucci, gli altri con Ettore Messina). Guardia di 1,93, fisico particolarmente votato al gioco in velocità, penetrazioni e tiro dall’angolo le sue migliori armi d’attacco, gambe e caparbietà quelle in difesa; sapeva adattarsi anche al ruolo di play. Esordio con la maglia della Nazionale nel febbraio del ’92, a Siena, in una partita contro la Cecoslovacchia su convocazione di Sandro Gamba; poi il percorso con Ettore Messina (Goodwill Games ’94, Europei ’95 e ’97) e quello con Bogdan Tanjevic (Mondiali ’98, Europei ’99, Olimpiadi 2000). Nel 2002 è andato a cercare nuove emozioni in Spagna, prima a Valencia (con un successo nella Uleb Cup), poi a Granada. Rientrato in Italia, venne frenato dagli infortuni, ciò che però non gli impedì di giocare (Livorno e Firenze) fino a 37 anni. Dopo il ritiro si è dedicato alla attività di allenatore, soprattutto del settore giovanile, tornando nella sua culla a Bra.

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Denis Marconato è nato a Treviso, il 29 luglio 1975. Cresciuto nelle giovanili della Benetton, il suo esordio in prima squadra avvenne nel campionato ’93-’94. Ci vollero però altre due stagioni, e un anno in prestito al Petrarca Padova, prima che il suo potenziale fisico (2 metri e 11 per 115 kg) potesse imporsi sul campo. A rilanciarlo alla Benetton fu coach Mike D’Antoni, che con lui in campo riuscì a vincere lo scudetto nel ’97. Stesso anno in cui, dopo qualche convocazione per raduni e amichevoli, Denis vestì per la prima volta la maglia azzurra in una manifestazione ufficiale, gli Europei di Barcellona. Cominciava così il suo lungo percorso in Nazionale, che in un decennio ha attraversato ben sei edizioni degli Europei, due Olimpiadi e un Mondiale, con l’alternanza in panchina di Messina, Tanjevic e Recalcati. Nel ruolo di centro era una risorsa per i tanti allenatori che lo hanno avuto in squadra: buoni movimenti fronte e spalle a canestro, tiro morbido da sotto, rimbalzi a mai finire. Con la Benetton ha vinto in totale tre scudetti, due volte la Coppa Europea Saporta, otto la Coppa Italia; un altro scudetto con Siena e un titolo (la Copa del Rey) anche in Spagna, col Barcellona.

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Ettore Messina si presentava al suo terzo Europeo sulla panchina della Nazionale con una grande voglia di proseguire il suo cammino di miglioramento: nono posto a Monaco ’93, quinto ad Atene ’95. Migliorare voleva dire avvicinarsi al podio, ma sarebbe bastato, come obiettivo minimo, anche la conferma del quinto posto, l’ultimo valido per guadagnare la qualificazione ai Campionati Mondiali (in programma l’anno dopo ad Atene), che non aveva visto l’Italia tra le partecipanti nella edizione del ’94 a Toronto. Per non parlare delle rinunce a ben tre Olimpiadi: Seul ’88, Barcellona ’92 e Atlanta ’96. La preparazione all’Europeo di Barcellona fu accurata e incoraggiante; otto partite senza sconfitte, nel precampionato, battendo Jugoslavia e Germania (campioni europei uscenti delle ultime due edizioni), e anche Russia, Francia, Turchia, la stessa Grecia in casa sua. Dall’europeo spagnolo si aspettavano conferme.

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Giovedì, 15 Giugno 2017 06:58

Europei di basket: Barcellona 1997

Un bell’argento, il congedo di Messina

Non c’erano che gli Europei, in quegli anni, a dare un senso alla vita della Nazionale italiana. Un senso e una speranza: quella di ritornare nelle zone alte della classifica, e di avere così anche maggiori opportunità di mettersi in mostra nelle varie competizioni intercontinentali. Le Olimpiadi erano solo un ricordo dell’84 (Los Angeles), e nel frattempo di edizioni se ne erano viste passare tre, due delle quali esaltate dal Dream Team statunitense, una festa alla quale sarebbe stato bello partecipare. Più breve l’assenza dai Mondiali, ma anche quell’ultima apparizione del ’90, in Argentina, sembrava appartenere a un lontano passato. Non c’erano che gli Europei, dunque; e su Barcellona ’97 – con una squadra che stava sempre più riacquistando considerazione e fiducia in sé stessa – bisognava assolutamente puntare tutto.

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Vincenzo Esposito è nato il 1° marzo 1969, a Caserta, città dove è praticamente cresciuto col pallone di basket in mano, esordendo in prima squadra con la Juve a soli 15 anni (ripercorrendo così, a distanza di due anni, le orme del “fratello” Nando Gentile). Lanciato pure lui da Tanjevic, raggiunse poi con Marcelletti in panchina, e lo sponsor Phonola sulla maglia, lo scudetto nel ’91, al termine della famosa finale con la Philips Milano, quando fu costretto, per un grave infortunio al ginocchio, ad assistere a bordo campo agli ultimi minuti di gara-5. A 24 anni lasciò Caserta, e approdò alla Fortitudo Bologna, prima di compiere il grande salto verso gli Stati Uniti: una stagione con i Toronto Raptors (primo italiano assieme a Stefano Rusconi a calcare i parquet della NBA). Al rientro in Italia vestì la maglia di Pesaro, dell’Olimpia Pistoia, e poi dal ’98 al 2001 quella dell’Andrea Costa Imola, dove per tre anni consecutivi si aggiudicò il titolo di miglior marcatore del campionato. Guardia di 1,94, univa alle buone doti fisiche quelle di una tecnica eccezionale, che gli permettevano di trovare la via del canestro quasi in maniera irrisoria, e con tutte le possibili soluzioni di gioco. In Nazionale fece il suo esordio a 21 anni, chiamato da Sandro Gamba a far parte della formazione per i Goodwill Games di Seattle del 1990. Tra infortuni e rinunce, la sua riapparizione in azzurro avvenne solo cinque anni dopo, agli Europei di Atene, in panchina Ettore Messina. La sua carriera di giocatore è proseguita fino a 45 anni, con ben dodici trasferimenti (comprese due parentesi spagnole), mentre già negli ultimi tempi si intersecava quella di allenatore. Nell’ultima stagione ha guidato il Pistoia in A1, fino ai play-off.

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Claudio Coldebella è nato a Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso, il 25 giugno 1968. A 17 anni entrò nel settore giovanile di Mestre, dove fece il suo esordio in A2, per poi conquistare la promozione in A1 con l’Aurora Desio nella stagione ’88-’89 (e da qui non passò inosservato). Cominciò quindi la sua bella avventura con la Virtus Bologna: sette stagioni, culminati con i tre scudetti consecutivi del ’93, ’94 e ’95, più una Coppa Italia e una Coppa delle Coppe. Playmaker di 1,98, un fisico adatto al ruolo, era un buon organizzatore di gioco, prediligendo il servizio al compagno alla conclusione personale, che comunque risultava spesso precisa; utilissimo in fase difensiva. Il profumo della maglia azzurra glielo fece sentire per primo Sandro Gamba, ma per un infortunio a una mano dovette rinunciare ai Mondiali del ’90. Il suo ingresso in Nazionale come titolare coincise con quello di Ettore Messina, con il quale condivise l’intero ciclo dei tre campionati europei dal ’93 al ’97. Le sue presenze di club proseguirono in Grecia, con due stagioni nelle file dell’AEK Atene e quattro in quelle del PAOK Salonicco (dove vinse una Coppa di Grecia). Fece in tempo, tornando in Italia, a diventare un beniamino dell’Olimpia Milano, dove chiuse la sua carriera di giocatore e iniziò quella di allenatore. Si è poi dedicato all’attività di dirigente, rivestendo il ruolo di general manager di varie società. Ha ricoperto anche, per tre anni, l’importante incarico di direttore generale della Lega.

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