top trasparente                                           top trasparente

banner superbasket 25

basketcoach basketball store sito allenatori basket

Venerdì, 30 Dicembre 2016 10:43

Serie A: il 2016 dalla A alla Z

A come All Star Game: da dimenticare le ultime due edizioni, o perlomeno non memorabili per toccarla piano, tra Pozzecco invitato a entrare in campo con tanto di panzetta in bella mostra complici orribili divise da pallavolisti e Poeta che si fa massacrare il naso dal compagno di squadra Lockett. A nulla sono servite i tentativi per rinnovare le formule: dalla Gazzetta dello Sport che racconta live il “draft” tra i due allenatori, alle gare delle schiacciate e del tiro da tre svolte tra un time out e l’altro. L’anno prossimo, 2017, No Star Game: edizione annullata perché, spiega il presidente Egidio Bianchi: “La Legabasket non è in grado di produrre un format interessante per realizzare l’All Star Game”. A, come Alleluja

B come Bologna e come Befana: Perché il derby Virtus-Fortitudo, il derby dei derby per il basket italiano, si terrà il sei gennaio 2017. Doveva essere il bit match della 14esima giornata che si è giocata a metà dicembre, ma la partita è slittata per l’impegno dei quattro “under” della Segafredo Oxilia, Pajola e Penna con l’Italia e Petrovic per la Contatto con la Serbia agli Europei Under 18 in Turchia. Non si gioca il derby bolognese in serie A dal 2009, l’ultima volta, 16 anni fa, 29 marzo al PalaDozza, vittoria della Virtus 75-74 con tripla di Vukcevic a 2’’ dalla fine. Come avvenne per la Fortitudo proprio in quella stagione, così il 2016 è stato l’anno della retrocessione per la Virtus, l’ennesima piazza importante che lascia la massima serie dopo Treviso, Siena e Roma, giusto per citarne tre a caso. La A2 è un magmatico caos in cui trentadue squadre si contendono una (!!!) sola promozione. L’ultimo posto dell’Obiettivo Lavoro la stagione scorsa è stata sorprendente, perché la squadra era stata costruita per confermare il buono dimostrato l’anno precedente (playoff). E invece scelte di mercato sbagliate, Allan Ray alle prese con cronici problemi fisici e correzioni a metà campionato ancora piu’ infelici (Fells primo nelle palle perse, Hansbrouck inadatto alla serie A). Con Michele Vitali alle seconda retrocessione conseutiva. B, come Bye bye

Honorable Mention

1- Maurizio Buscaglia: oggi la sua Trento fa fatica, come ha fatto fatica l’anno scorso in campionato (ottavo posto e fuori ai quarti senza se e senza ma). Male anche alle Final Eight a inizio 2016, compromesse da una brutta palla persa allo scadere di Wright contro Reggio. Però… Però il miglior allenatore dell’ultima Eurocup è lui, le semifinali raggiunte sono un traguardo storico in quella che di fatto è la seconda più importante competizione europea. Inoltre è stato assistente allenatore con i Brooklyn Nets durante l’ultima Summer League ed è il nuovo ct della Nazionale Under 20. Un bravo coach e una bravissima persona, quando lo intervisti non si pone mai come allenatore, riesce a metterti sempre sul suo stesso piano, come se fossi un amico, o meglio un collega con cui parlare e dialogare di pallacanestro. B come Bene così

2- Ryan Boatright: tira letteralmente fuori dalle sabbie mobili la Betaland Capo d’Orlando con alcune partite giocate da dominatore del parquet. Undici partite nel girone di ritorno nello scorso campionato. Con un massimo di 31 contro Varese, il record dei siciliani diventa positivo soprattutto grazie alla sua presenza sul parquet: sei vittorie e cinque sconfitte. Senza di lui 15 ko su 19 gare. Una media complessiva di 19 punti a gara con il 44% da tre. Ora è a Zagabria, al Cedevita. B come Buona la prima (in Italia). 

 

C come Nicolò Cazzolato: il giocatore simbolo delle ultime Final Eight. Arrivato come decimo giocatore per mantenere alta l’intensità degli allenamenti si ritrova in quintetto per i guai fisici di capitan Vitali. Il quale è costretto a saltare anche la Coppa Italia e allora rieccolo in quintetto, anche ai quarti di finale. Preso dalla B2, inevitabilmente in campo un po’ di fatica la fa (quadruplo salto di categoria???). A 8’’ dalla fine con Cremona sotto di 3 contro Sassari, tutti a marcare gli altri. Solo lui è libero. A lui la palla, 8 secondi, serve una tripla per andare ai supplementari. Tutti chiedono palla. Turner, McGee, Mian. Marcati. Lui palleggia una volta, due, tre. Un’autostrada davanti a lui, tanto non tirerà mai. E’ marcato da Alexander, basta fare fallo per mandarlo in lunetta, 2 tiri e vittoria facile per Sassari. Non lo fa Alexander, non lo fa nessun altro. Tanto arriva dalla B2 e la Vanoli ha finito i cambi, Cusin è ko per infortunio, Vitali in borghese gli altri fuori per 5 falli. Solo che anche alla B2 si fa canestro. 3 secondi, 2, 1. Cazzolato tira. Segna. #FaTuttoCazzolato. E non è finita. I supplementari regaleranno a Cremona la storica vittoria e la qualificazione alle semifinali. A fine stagione Nick conclude con 0.4 punti in 6 minuti di utilizzo medio. Ma uno degli eroi del 2016 è indiscutibilmente lui. C, come (main) Character

 

D come Austin Daye: mi manda mio padre, Darren, idolo incontrastato di Pesaro. Veni, Vidi, Vici. Arrivo, vi salvo e vi saluto. Promessa mantenuta. Numeri da capogiro, 21 punti e 9 rimbalzi di media, oltre 22 di valutazione. Grande accentratore del gioco, certo. E forzature manco fosse l’intera Banda Bassotti quando hanno a che fare con la cassaforte del deposito di Paperone. Ma se Pesaro vive e lotta ancora insieme a noi nella massima serie lo deve al figliol prodigo. Su 21 partite va 20 volte in doppia cifra, supera i trenta nella vittoria contro Brindisi e sfiora il colpaccio al Forum dove finisce 82-78 per Milano. Daye ne segna 32 con 12 su 16 al tiro. Per qualche settimana pare sia persino possibile una sua riconferma (ha giocato anche agli Spurs) ma l’illusione dura poco. D, come Daye after

Honorable Mention

1- Jerome Dyson: nessuno se lo fila d’estate nonostante lo scudetto appena vinto da protagonista con Sassari. A Torino arriva alla nona giornata, si toglie lo sfizio di battere i suoi ex compagni con un buzzer da centrocampo ma non è il Dyson visto gli anni passati. Poi il fattaccio: con Ian Miller viene aggredito in discoteca ai primi di gennaio. Trauma cranico. Un apprezzamento di troppo nei confronti di una ragazza sbagliata, dicono. Sta fuori un mese, salta 4 partite, quando torna, contro Cremona, sembra l’ectoplasma di se stesso, quasi un fantasma. Si dice che durante gli allenamenti soffra di improvvisi malesseri, fitte dolorosissime, vuoti di memoria che basta, non si riprenderà più. Lo farà invece, decisivo nelle tre vittorie di fila contro Trento, Pistoia e Avellino che tolgono dai guai Vitucci e i suoi, chiudendo con quasi 16 punti di media. Oggi è un giocatore dell’Hapoel Gerusalemme. D, come Don’t Stop Me Now

2- Luigi Datome: prima le voci che lo vogliono a Milano, poi la sua intervista a Radio 24 in cui, con molta efficacia, smentisce tutto dicendo: “Tutte cazzate”. Con il Fener vince la coppa di Turchia, quella del Presidente, il campionato con tanto di Mvp delle Finali e sfiora anche il traguardo più importante: quello dell’Eurolega, battuto nella finalissima dal Cska. Affonda come tutti gli altri azzurri contro la Croazia nel preolimpico di Torino. La sua ultima perla è un commento sull’ipotesi della Legabasket con 7 stranieri e 5 italiani: “Vogliamo trasformare il campionato italiano in un circo tipo D-League?”. D, come Divinità 

 

E come Vincenzo Esposito: sfiora la miracolosa salvezza con Caserta facendosi notare come coach bravo e preparato. Si fa notare soprattutto da Pistoia. Con lui i toscani si rivelano la grande sorpresa della scorsa stagione con Cremona. Sei vittorie nelle prime sette gare, Knowles e Blackshear che fanno divertire i tifosi, la squadra gioca le Final Eight e si qualifica ai playoff giocando un basket piacevole e veloce, Alex Kirk diventa l’idolo del caldissimo palazzetto in qualità di lungo tiratore -e mollaccione in difesa-, vince pure l’Mvp dell’All Star Game. Chiude la stagione in calando Pistoia, che viene battuta in tre gare da Avellino. Ma Vincenzino dimostra di aver studiato, e infatti sarà tra i candidati al miglior coach dell’anno dimostrandosi molto meno loco di quando era giocatore: “Inevitabile, da coach devi essere un esempio”. Tuttavia le sue conferenze stampa restano esilaranti. “Abbiamo giocato una maronna e’ partita”. E, come El Diablo

 

F come Fiba e come Fip: niente più Eurocup, solo Champions League. Questo è un ordine. Le squadre italiane inizialmente non obbediscono, poi però fanno marcia indietro. Chi non segue le direttive rischia l’estromissione dal campionato. Trento, Reggio, Cantù e Sassari chinano il capo e rinunciano all’Eurocup con cui avevano firmato un contratto pluriennale. I sardi si accontentano della Champions, Trento, Cantù e Reggio si accontentano della Serie A. Una sensazione comune: sarebbe bastata un’organizzazione migliore, Petrucci e la Fip potevano convocare le squadre e fare il punto sulle coppe europee per trovare una linea comune prima di ogni accordo, e questo caos forse si sarebbe evitato -basti pensare a come è stata trattata la questione negli altri paesi-. Di certo in questa vicenda chi ci ha rimesso maggiormente è stato il basket italiano. F, come… Fiasco?

Honorable Mention:

F come Flaccadori e Fontecchio: Trento rinuncia a Jamarr Sanders e Trent Lockett: obiettivo, puntare sul “suo” Flacca dopo averlo blindato con un contratto quinquennale. Vent’anni, quest’anno complice l’assenza delle coppe l’Energia Dolomiti gioca il suo jolly e scommette sul ragazzo che ha ancora grandi margini di crescita e e di sviluppo, anche fisico e muscolare. Viaggia a 9 punti in 23 minuti di impiego. Speriamo per lui sia solo l’inizio. Fontecchio invece retrocede con Bologna. Pensa alla Nba, anzi no poi ci ripensa. Venezia gli offre un contrattone per puntare su di lui nello spot di ala piccola con tanto di svezzamento assieme a Michael Bramos, uno che di basket europeo se ne intende. Lui però sceglie Milano, che avrebbe Gentile in uscita. Anzi no, Gentile ci ripensa e resta. E così la società ci ripensa a sua volta su Fontecchio e trapela: lo diamo in prestito. Anzi no resta qui. E non gioca mai. Come valorizzare e come non valorizzare i giovani. F, come Fiore che non sempre fa primavera

 

G come Alessandro Gentile: via la fascia. Si dimostri uomo. Ale che fa? Pubblica una foto su instagram: “Dirt off your shoulder”. Dietro di lui si intravede il presidente Proli. In campo più passa il tempo più appare un cane bastonato, dopo la brutta avventura di Torino al Preolimpico. Poi pare riprendersi, gioca bene il primo tempo contro il Baskonia e cosa succede? Non rientra nella ripresa. Perché? “C’è un motivo ma non lo dico” è la dichiarazione di coach Repesa. Che è come dire: io lascio qui una bella torta, ma tu non la mangiare chiaro? Secondo voi che fine fa la torta? Cosa c’entra? Perché secondo voi il motivo non è venuto fuori? Ale va via, destinazione Panathinaikos, dove suo padre è ancora un Dio. Intanto Milano cade a Barcellona. “E’ il karma” commenta Gentile su Instagram. Anzi no, cancellato. Milano cade contro Reggio. “Karma” di nuovo su IG. Via, cancellato. G come Grande Gigante Gentile 

 

H come Corey Hawkins: arriva in estate a Pistoia il figlio del grande Hersey, finalista con i Seattle Supersonics e guardia Nba di buon livello negli anni ‘90. Il fascino del figlio d’arte, gli aneddoti, i racconti, il dna che non mente mai. Quasi mai. Poche partite e la The Flexx lo taglia nonostante sia il miglior rubapalloni della serie A, 2.5 di media. A conferma che la Nba con l’Italia non vanno sempre così d’accordo (vedi Gatling, Kemp, Conlon, Nailon, Flynn solo per citarne alcuni). H, come Hasta la Vista

 

I come Raffaele Iavazzi e come telenovela Infinita, quella che ha travolto la proprietà di Caserta. Riassunto (lungo, ma ne vale la pena): a luglio il patron casertano decide di cedere il 62% delle quote della Juve a una società italiana con sede in Gran Bretagna: Fortune Investment & Consulting. “La validità dei nuovi soci costituisce un’eccezionale garanzia per il futuro di Caserta” dice Iavazzi. Il 6 settembre viene annunciata la Fortune quale nuova azionista di maggioranza. Con qualche ritardo. “Chiediamo scusa, colpa della burocrazia italiana e all’uscita dall’euro della Gran Bretagna” dice Francesco Fulco, delegato casertano della Fortune. Dieci giorni dopo, conferenza di presentazione delle divise ufficiali, tutto contenti tranne uno, Iavazzi, che annuncia la sua definitiva uscita di scena dalla nuova società bianconera per “volontà dei nuovi proprietari”, a seguito dei problemi con la giustizia del fratello Francesco. La risposta di Fulco arriva il giorno dopo: “Amareggiato per le dichiarazioni di Iavazzi, ma la transazione era effettivamente a rischio”. La scadenza dei primi pagamenti, da versare per il passaggio di proprietà, viene fissata il 4 ottobre. Il 5, Iavazzi tira fuori di tasca sua la luxury tax di 40mila euro. “Il 7 ottobre abbiamo appuntamento con il notaio e salderemo tutto” dichiara Francesco Beneduci, a.d. di Fortune. Iavazzi risponde: “Notaio? Non so nulla. Io non ho ancora visto un euro”. Ma Beneduci rassicura: “I fondi saranno messi a disposizione rapidamente e rileveremo non più il 62% ma il 100% delle quote”. Il campionato comincia, Caserta batte Reggio alla prima e cade a Varese sette giorni dopo. La Gazzetta dello Sport rivela che i giocatori non hanno ancora ricevuto un euro, il malcontento e lo scarso rendimento di Sosa va in questa direzione, addirittura Mitchell Watt, sempre secondo la Rosea, vivrebbe in un appartamento senza elettricità (!!!) con Raphael Putney, e non solo lui, già in partenza per altri lidi. Tutto falso, risponde la società, che aggiunge: agiremo legalmente nei confronti della Gazzetta. D’accordo, intanto però com’è andata dal notaio? “Niente, si va lunedi’”. annuncia Beneduci. “E quanto scrivono i giornali sono solo dei tentativi per destabilizzare l’ambiente, una squadra del sud in cima alla classifica è sempre scomoda”. La Fortune rilancia il ruolo di Iavazzi come presidente onorario. E’ il 18 ottobre. Cinque giorni dopo ancora Beneduci: “Abbiamo nominato l’avvocato per trattare i dettagli”. I dettagli riguarderebbero le quote di minoranza di Iavazzi, quote che non sarebbe intenzionato a cedere finché non verrà prima saldato il dovuto dalla nuova proprietà. Il presidente conferma: “Prima paghino il 62% delle quote, prima di allora non parlerò con nessuno di loro”. Coach Dell’Agnello fa quadrato attorno alla vecchia società: “La nostra garanzia è Iavazzi”. Il quale lancia un ultimatum il 28 ottobre: “Hanno tempo fino al 4 novembre”. Beneduci smentisce: “Abbiamo ancora 14 giorni come da accordi”. Il giorno indicato da Iavazzi non accade nulla e spunta il lodo Carlton Scott da pagare. “Si tratta una piccola cifra, pagheremo tutto a breve” rassicura il Dg Antonio Nevola. Il giorno dopo arriva l’atteso incontro tra Iavazzi e Beneduci. Nulla di fatto, ma l’Ad di Fortune garantisce: “I soldi sono in Italia, i tifosi ci ringrazieranno, nessuno scopo nascosto, per noi lo sport è passione”. La squadra intanto va alla grande, Edgar Sosa, meno di 10 punti di media nelle prime 5 partite con 16 su 67 al tiro, si accende finalmente dalla sesta giornata contro Trento: qualche giorno prima il Gm Guastaferro dichiara: “Ho come l’impressione che contro Trento, Sosa giocherà una grande partita”. Problema stipendio risolto evidentemente, perché da li’ l’ex Sassari viaggia a 27 punti di media nelle successive sette gare. Final Eight a un passo, Caserta stupisce e con Capo è la sorpresa della stagione. Problemi societari dimenticati? Mica tanto. Iavazzi il 15 novembre: “Andrò avanti fino a dicembre, da solo, la pista inglese ormai è stata abbandonata”. Dieci giorni dopo spunta l’idea di un nuovo consorzio per salvare la società. L’11 dicembre viene saldato il lodo Scott, da Iavazzi ovviamente. Dieci giorni dopo viene definitivamente archiviato il passaggio della Juve a Fortune. “Siamo andati dal notaio, abbiamo azzerato il capitale sociale e ricapitalizzato. Ora ci rivarremo dei danni morali e materiali”. to be continued. I, come Iamme Ia!

 

J come Jasmin Repesa: sul filo del rasoio la sua permanenza a MIlano. Guardando i risultati addirittura potrebbe fare peggio di Luca Banchi, il quale perlomeno due stagioni intere le ha concluse. Sette sconfitte i fila in Eurolega, problemi di gioco, problemi di chimica, problemi di spogliatoio, tanti a quanto sembra. C’è chi scrive che il coach si sia inimicato il gruppo slavo. Chi dice che si sia inimicato quello Usa, chi dice abbia tutti contro (“Non è cosi’, altrimenti me ne sarei già andato”) mentre la curva, o quello che ne rimane, continua a chiedere la testa di Proli e Portaluppi. Le ultime uscite in Eurolega parlano chiaro: la squadra non c’è. I tifosi sono schierati apertamente dalla parte dei giocatori. La società ha dichiarato una fiducia a termine, fino al match con il Cska Mosca ma il ko con lo Zalgiris potrebbe comportare inversioni di rotta improvvisi. Certo è che un rendimento così insufficiente di Radulijca nessuno poteva aspettarselo. Come il crollo verticale di Simon, Hickman, l’impalpabilità di Dragic e di tutti gli altri. “Sarai ancora allenatore dell’Olimpia domani mattina coach?” Chiede Massimo Oriani della Gazzetta a Repesa dopo il terribile ko in casa contro il Panathinaikos. Risposta: “Se la causa sono io, non c’è problema”. Ma i problemi ci sono, ce ne sono tanti. E allora iniziamo a risolverli. J, come Just do it

 

K come Kaukenas: tutti in piedi per lo zar. L’ultima annata di uno dei giocatori europei piu’ forti degli ultimi anni avviene in Italia, a Reggio. Perde due finali di campionato consecutive. Un addio da perdente? Non scherziamo. Dieci stagioni a quasi 14 punti di media, il 53% da due, e il 41% da 3. Media della carriera italiana eh, non dell’ultimo anno. Vince 5 scudetti, 5 Supercoppe, 3 Coppe Italia e un’Eurochallenge. Chapeau. K come Special K

 

L come LBA: al momento, il cambio della presidenza della Legabasket da Ferdinando Marino a Egidio Bianchi viene ricordato sostanzialmente per due novità. Addio All Star Game, come detto, e addio SerieABeko, anche perché Beko non è più il main sponsor (due anni fa l’a.d. disse: “Investire nella pallacanestro italiana conviene”). E’ di pochi giorni fa la notizia che finalmente è stata trovata una nuova sponsorizzazione, grazie a Poste Mobile. In ritardo, il campionato è iniziato a ottobre. E infatti sarebbero diverse le squadre che hanno manifestato la loro, chiamiamola irritazione a riguardo. Per non parlare del nuovo marchio, Lba appunto, presentato a metà settembre quando oramai tutte le società avevano provveduto a realizzare le divise con il vecchio stemma. Sta di fatto che a giugno il main sponsor sembrava dovesse essere Kia, poi è spuntata fuori Ubi Banca. Nulla di fatto, fino a dicembre, fino a Poste Mobile. Altri progetti? Serie A a 18 squadre dal 2018 con 3 promozioni, raddoppiare la fideiussione per l’iscrizione al campionato -500mila euro-. Piu’ controllo ai bilanci con revisione doppia, alla Comtect andrebbe ad affiancarsi una società esterna, un documento in cui i giocatori dichiarano di aver ricevuto l’intero compenso previsto dal contratto, palazzetti con 5mila posti come capienza nel giro di 2-3 anni, un canale tv in streaming, 6+6 come nuova formula (o in alternativa 7 stranieri liberi da ogni vincolo di passaporto e 5 italiani) e una politica diversa nei confronti degli agenti. L, come Lba perché Legabasket Serie A Poste Mobile e hai finito i caratteri disponibili su Twitter

 

M come Ettore Messina: gratis. Allena gratis la nazionale Ettore Messina. Lo ha fatto al Preolimpico, dove il connubio “squadra piu’ forte di tutti i tempi” + Assistant coach degli Spurs sembrava garanzia di successo ma la cui delusione, azzurri, staff e tifosi hanno fatto fatica a smaltire in breve tempo. Continuerà a farlo gratis anche a Eurobasket 2017. Per lui è “Una scelta di pancia”, come ha dichiarato recentemente. Per Gianni Petrucci invece è un vanto, perché lo dice, lo ribadisce, e lo ripete il numero uno della Fip, sottolineando la generosità patriottica del viceallenatore di San Antonio. Per qualcun altro però un vanto non lo è per niente. A esporsi in questo senso, Valerio Bianchini: “E’ un pessimo esempio per tutti i presidenti di ogni categoria e un duro colpo per la categoria degli allenatori. Conosco già qualche proprietario che vorrebbe considerare i collaboratori come puro volontariato. Tutto questo non fa un buon servizio alla maggioranza degli allenatori che guadagnano quanto le persone di servizio e devono mantenere moglie e figli. E' bene per il rispetto dovuto al lavoro, che chi lavora si faccia pagare anche se milionario”. Messina verrà affiancato da Pino Sacripanti -che avrebbe però meritato un’occasione, Ettore Dixit- e Frank Vitucci. Nuova squadra, nuovi obiettivi, nuova Nazionale, magari stavolta vincente. Nella speranza che Gentile ritrovi se stesso in Grecia come ha già fatto Hackett -il migliore al Preolimpico-, che Bargnani torni a essere almeno quello visto in Francia e Germania, che la crescita di Melli prosegua senza intoppi e che Gallinari e Datome finalmente possano giocare le partite che contano senza problemi fisici o di falli, affiancati dal solido gruppo di italiani impegnati in Italia. Messina però avverte: “Senza coppe, i giocatori non crescono”. Reggio, rimasta senza Europa, ha nel roster sei italiani, tutti nel giro della nazionale. M, come Ma cosa avrà voluto dire?

Honorable Mention 

1- Amath M’Baye: una piccola riflessione su quello che di fatto è uno dei migliori giocatori di questo girone di andata. L’ala di Brindisi viaggia a 20 punti di media. Sostanzialmente la stessa media che ha mantenuto durante i suoi tre anni trascorsi in Giappone. Delle due una: o ci stanno per venire gli occhi a mandorla, o il livello di gioco del nostro campionato si sta avvicinando pericolosamente a quello nipponico. M, come Maaa daaaai (da dire con accento Mughinesco). 

2- Paolo Moretti: un anno e mezzo a Varese che non lascia il segno. Salvezza e finale in Fiba Cup l’anno scorso a Chalon, penultimo posto a fine girone di andata quest’anno nonché ultima piazza in Fiba Champions League. Paolino è coach vero, uomo vero, che ha vinto ogni sfida sportiva e non sportiva che la vita gli ha messo davanti -a Bologna è un eroe e non solo li’-, ha vinto la leucemia e rientrato a giocare dopo infortuni che hanno stroncato carriere su carriere-. Un grande allenatore con Pistoia, portandola fino alla massima serie e regalando alla città toscana i playoff da neopromossa, con la squadra lombarda invece è andata male, tra scelte estive non tutte condivisibili, una pressione forte perché la piazza di Varese è decisamente bollente a prescindere dagli obiettivi e un raffreddamento brusco con la società specie nell’ultimo mese. Lo ritroveremo presto, ne siamo sicuri, forse già l’anno prossimo: il contratto di Buscaglia a Trento è in scadenza… E l’Energia Dolomiti potrebbe essere la piazza giusta per Paolino. M, come Mica per niente lo chiamavano Morettovic

 

N come James Nunnally: con lui ci ricolleghiamo a quanto appena scritto su M’Baye. L’ex ala di Avellino è stato Mvp dello scorso campionato, miglior realizzatore 2015-2016 (18 punti a partita col 41% da tre) e viene firmato dal Fener in estate. Un bel salto in avanti. Una bella vetrina, evidentemente, il campionato italiano. L’ala Usa gioca in media 20 minuti segnando 10 pts nella lega turca, dove al comando al momento c’è l’Efes seguita da Besiktas e lo stesso Fenerbahce (ha un massimo di 16 a referto contro il Trabzonspor). In Eurolega gioca 18’ di media in campo, con meno sette punti a gara. Solo tre volte è andato in doppia cifra, contro il Real in casa (18 punti ed Mvp) in Grecia con il Pana (21, è tra i meno peggio in quella che è un’imbarcata per i turchi) e a Mosca, dove parte in quintetto (11 a referto). N, come Non c’è male, per essere un ex giocatore del campionato italiano.

 

O come Olimpia Milano: troppo forte per il campionato, che poi mica tanto in fondo sono due scudetti negli ultimi tre anni di cui uno vinto alla settima con Siena tre anni fa, troppo poco solida per l’Europa. E’ la storia dell’Ea7 in questi ultimi anni. Una storia che non riesce proprio a cambiare. Saltano gli allenatori, da Scariolo a Banchi, da Repesa  a chi prenderà il suo posto se mai lo farà, saltano i giocatori: da Melli ad Hackett fino a Gentile, da Langford a Kleiza fino a Batista. Eh ma in fondo il livello dell’Eurolega è molto alto e le altre squadre hanno un budget più alto. Poi però viene fuori che l’Ea7 ha il sesto budget piu’ alto d’Europa e che la Stella Rossa, la più povera, va a battere il Cska, la più ricca. Il problema dell’Olimpia, oggi, non è certo il budget. O, come Osanna (dall’ebraico Hoshana, aiutaci, salvaci o Re Giorgio).

 

P come Cesare Pancotto: miglior allenatore del 2015-2016. Esonerato a fine 2016. Le strane storie del nostro campionato raccontano anche questo. Cesare prende in mano Cremona a fine 2013 che è ultima in classifica assieme a Pesaro. Subito il miracolo? Mica tanto. Perde quattro partite di fila, però ne vince in successione altre quattro. Curiosa quella giocata a Bologna dove batte la Virtus, il presidente Villalta deve intervenire personalmente per calmare i tifosi mentre Sime Spralja, croato che in pochi rimpiangono, segna 24 punti senza mai effettuare un palleggio. Tanto basta per salvarsi ma il suo lavoro viene apprezzato da Vanoli che lo conferma anche per l’anno successivo con opzione di rinnovo. Tanti esordienti in Serie A, due rookies americani e un nucleo di italiani guidati da Luca Vitali, che torna dopo l’anno caotico -non per demeriti suoi- a Venezia. Cremona stupisce tutti e raggiunge le prime Final Eight della storia, una comoda salvezza con un basket a tratti divertente e spettacolare -andatevi a rivedere le giocate sopra il ferro tra Vitali, Clark e Bell). “Il mio sogno è lo scudetto, non smetterò mai di provarci”. L’entusiasmo è quello di un giovanotto, l’esperienza, quella che ha lui, Pancotto, non ce l’ha nessuno: le sue panchine da allenatore in serie A sono più di mille. E allora difficile fare meglio? Macché, con Vitali e Cusin sempre al centro di un solido gruppo di italiani e gli americani giusti, ma proprio giusti, la squadra parte fortissima e rimarrà ai piani alti della classifica per tutto il 2016 nonostante i guai fisici del capitano. Quarta posizione, semifinali in Coppa Italia e playoff, i primi della storia di Cremona. Ora sì che fare meglio diventa difficile. E infatti va male. Due vinte e sette perse. La squadra non gira, gli americani nuovi deludono, quelli vecchi di più e gli italiani, privi di Vitali e Cusin, non sembrano più all’altezza. Cambiare tutti i giocatori non si può. E allora ciao Cesare. P, come torna Presto.

Honorable Mention 

Gianni Petrucci: riconfermato a capo della FIP in qualità di unico candidato. “Ho scelto di restare perché qui c’è il mio cuore” le sue dichiarazioni dopo l’elezione. “La più grande nazionale di tutti i tempi” sono ormai diventate le sue ultime parole famose, dato che l’Italia non ha centrato la qualificazione alle Olimpiadi né il podio agli Europei. “Il nostro basket è in buona salute”, “La nostra federazione ha i conti in ordine” e “Mi aspetto risultati a Eurobasket” sono le sue più recenti dichiarazioni. Che, visti i precedenti, hanno messo i brividi a tifosi, appassionati, e forse anche alla Nazionale stessa e al ct Azzurro Ettore Messina. “Se supera indenne questo periodo -ha detto Livio Proli parlando di Petrucci- non lo batte neanche la pioggia acida”. Il riferimento è la querelle Eurolega-Fiba che ha costretto Trento, Reggio, Sassari e Cantù a rinunciare all’Eurocup, pena l’esclusione dal campionato. “Nessuna minaccia o ricatto, ho solo ricordato quali sono le regole”. Petrucci è rimasto, e si avvicina sempre di più il momento in cui anche Milano dovrà fare i conti con la Fiba. Che attende a partire dal 2017-18 anche l’Olimpia nelle sue competizioni europee. Intanto però abbiamo riesumato un vecchio, vecchissimo numero di Superbasket. E’ del 1994. C’è un’ampia intervista a Gianni Petrucci presidente della Fip. Parla di Messina come salvatore della nazionale assente da due edizioni alle Olimpiadi. Parla di crisi economica come uno dei motivi della crisi del basket italiano, la crescita dei campionati esteri in particolare quello della Grecia e di contrasti importanti con la Fiba. A guardare come siamo messi oggi, sembra che dal ’94 non sia cambiato niente. P, come passato uguale al presente. 

 

Q come Quez Haynes: a Milano nel 2014 va male. Lo spediscono a Siena per far spazio a Hackett e sfiora lo scudetto in finale proprio contro la “sua” Olimpia. E’ un pezzo pregiato del mercato, finisce ai campioni d’Europa del Maccabi. Ma benissimo non va. Torna in Italia l’anno successivo, a Sassari prende il posto di Dyson. Va benino, ma viene tagliato a metà stagione. Non c’è due senza tre: ritorna ancora quest’estate, stavolta a Venezia. Inizio disastroso, chi sono gli incompetenti che hanno preso Haynes e Hagins? Tagliato anche dalla Reyer? Per fortuna no. La squadra si riprende, e lui con lei. Che il Grande Capo, come lo chiamava Crespi a Siena, sia finalmente tornato? Q, come questa è la volta buona?

 

R come Reggio Emilia: il progetto Italia, sei giocatori nostrani nel roster ed è attorno a loro che è stata costruita la squadra quest’anno. Una squadra, si spera, finalmente vincente. Sì perché per due campionati di fila lo scudetto è sfumato sul piu’ bello, in finale contro Sassari nel 2015 e contro Milano nel 2016. Anche le ultime Final Eight sono un brutto ricordo, eliminata subito da Avellino ai quarti. Gli irpini eliminano la Grissin Bon anche a settembre in Supercoppa, di cui era detentrice, all’ultimo secondo, con Ragland. Insomma, è tempo di tornare a vincere qualcosa e bisogna farlo in Italia. La società è una delle vittime della stretta Fiba-Fip per le coppe europee che di fatto ha obbligato Reggio a rinunciare alle coppe. Concentrando le energie esclusivamente sul campionato, Cervi e compagni potrebbero avere più chances. Non solo: la spina dorsale della squadra, Polonara, Aradori, Della Valle e Cervi (più Mussini), è destinata a diventare anche la spina dorsale della Nazionale. Un’ultima curiosità: dopo Milano è la prima società a produrre le partite in diretta da sola sul proprio canale, Grissin Bon Channel. Un’ottima iniziativa che sta riuscendo piu’ che bene (le partite, al contrario di altre, si vedono tutte in buona qualità in streaming), grazie anche a un affiatato team di giornalisti che vivono e lavorano ogni giorno fianco a fianco dei giocatori. R, come Red Passion.

 

S come Rakim Sanders: il suo arrivo a Milano ha dato uno scossone a tutto l’ambiente. Praticamente fa il suo esordio proprio in Final Eight ed è determinante per la vittoria dll’Olimpia: guarda un po’ è l’Mvp come sette mesi prima in campionato con Sassari. Poi è di nuovo finale per lui, ancora contro Reggio. Ed è ancora il miglior giocatore. Insomma, più Mvp del 2016 di così… E Milano ringrazia, prende, porta a casa e rinnova. Milano che d’altra parte era nel suo destino, ha avuto Sidney Johnson come allenatore a Fairfield al college, un ex playmaker delle scarpette rosse. Caso vuole che uno dei piu’ famosi giocatori della sua università sia Arthur Kenney, la cui maglia è stata ritirata proprio dall’Olimpia. Detto questo, nemmeno lui sta riuscendo a salvarsi dal tracollo di questi ultimi due mesi, che hanno coinciso con 9 sconfitte, 7 in Eurolega e due in campionato. 21+7 con 6-16 dal campo è il suo score nel ko contro Reggio, 14 punti di media in Eurolega, miglior tiratore da 3 con il 47% e secondo rimbalzista. Fisicamente è dominante in Italia ed è in grado di fare la differenza anche in Europa. Ma attorno a lui c’è poco o niente: l’Olimpia si sta sfracellando e lui rischia di cadere con tutti gli altri. S, come Salvali tu.

Honorable Mention

Meo Sacchetti: vale lo stesso discorso fatto per Cesare Pancotto. Un anno sei un Dio, l'anno dopo, da rottamare. Nel 2015 vince praticamente tutto. Il sempre epico triplete con cui Sassari porta a casa ogni titolo possibile nonostante un rapporto con gli americani non proprio idilliaco. Dyson è il primo a esser lasciato andare, Lawal prende in giro Sosa su twitter scrivendo che rinnova con la Dinamo quando invece lui non ne ha la minima intenzione. E infatti la società cambia tutto in estate a eccezione di David Logan. Ma la magia è finita. I risultati non è che mettano in croce coach Sacchetti ma si sa, Sardara non guarda in faccia a nessuno. Tre sconfitte in sette gare, l'ultima contro Bologna, che poi retrocederà. Arrivano Calvani, Tony Mitchell, Josh Akognon, torna Kenny Kadji, se ne vanno Haynes e Christian Eyenga. Cambia poco, via anche Calvani e al suo posto subentra il Gm Federico Pasquini. Quanto basta per raggiungere i playoff, che però durano poco: 3-0 Reggio Emilia, piccola vendetta per la finale dell'anno precendete e tutti a casa. Meo ricomincia da Brindisi con tanto di autobiografia, con un progetto biennale. "Siamo giovani e siamo inesperti: primo anno di assestamento, secondo anno playoff" sono le parole del presidente Marino. S, come Santo Meo

 

T come Turchia: 12 gennaio 2016: 12 morti a Istanbul. Un kamikaze si fa esplodere nel centro storico. Dieci vittime sono turisti. L’attentato viene attribuito all’Isis. 14 gennaio: 6 morti a Cinar. Un poliziotto e cinque civili uccisi in un attentato con un’autobomba davanti al commissariato centrale nel sudest della Turchia. L’esplosione provoca il crollo di un edificio. L’attacco è rivendicato da gruppi estremisti curdi. 17 febbraio: 29 morti ad Ankara. Un’autobomba innescata da un attentatore suicida nel centro di Ankara provoca 29 morti e 80 feriti. L’attacco, indirizzato contro un convoglio militare, viene rivendicato dal Tak, un gruppo estremista curdo. 13 marzo: 35 morti ad Ankara. L’autobomba stavolta colpisce il centro della capitale turca. L’attentato viene rivendicato dal Tak, in risposta ai bombardamenti dell’esercito turco nel sudest della Turchia. 19 marzo: quattro morti a Istanbul. Un uomo si fa esplodere sulla strada più importante e trafficata della parte europea della città. Per il governo turco l’attentatore è Mehmet Oztürk, un turco legato all’Isis. 7 giugno: 11 morti a Istanbul. Un’autobomba esplode in centro durante il passaggio di un veicolo della polizia. Undici vittime, 36 feriti. Gli estremisti curdi sono indicati come possibili responsabili. 28 giugno: 41 morti e 239 feriti all’aeroporto di Istanbul. Tre attentatori arrivano all’aeroporto in taxi, aprono il fuoco nei terminal dei voli internazionali e poi si fanno esplodere quando la polizia cerca di fermarli. Si sospetta che l’attacco sia dell’Isis. 15 e il 16 luglio: a Istanbul e non solo parte un tentativo (fallito) di golpe militare, l’ennesimo della storia recente della Turchia. 10 dicembre: l’attentato stavolta colpisce la zona dello stadio della Vodafone Arena, la casa del Besiktas. Un agguato riconducibile ai curdi del Tak ma anche del Pkk, i partito dei lavoratori del Kurdistan e che colpisce la polizia, simbolo dello Stato turco. 41 morti. 20 dicembre: Un giovane poliziotto di 22 anni uccide l'ambasciatore russo ad Ankara, durante una mostra fotografica. L’attentatore viene poi ucciso in un blitz della polizia turca. Il diplomatico muore in ospedale. Nella stessa notte un uomo armato viene fermato all'esterno dell'ambasciata americana ad Ankara dopo aver esploso alcuni colpi di fucile in aria. 16-22 dicembre: a Samsun si sono disputati gli Europei Under 18, Italia fuori in semifinale contro la Francia. Nessun attentato. Solo un caso? Ce lo diranno probabilmente le Final Four di Eurolega in programma a Istanbul dal 19 al 21 maggio. I biglietti, quasi 15mila, sono stati venduti in un’ora e mezza. A meno che la Turkish Airlines Euroleague Basketball non decida di spostare la sede della competizione. Una scelta che sta trovando in queste settimane sempre piu’ sostenitori. T, come Time to change?

 

U come Ucraina: e come Uragano, quello che ha portato Dmitry Gerasimenko ovviamente. Vengo, compro tutto, cambio tutto e vinco tutto. Cioè, vengo, compro tutto, cambio tutto e vinco qualcosa. Si’ insomma, raggiungo i playoff perlomeno. Neanche? Vabbè, vengo, compro tutto, cambio tutto, mollo la mia ex squadra di Volgograd, licenzio l’ennesimo allenatore dell’est -dopo Bazarevich ecco Kurtinaitis- e poi vediamo. Anzi no, mi arrestano. Libero su cauzione. Dmitry è ancora dei nostri ma la presidenza è della moglie Irina. Infine via Lawal, quasi 30 punti di media nel precampionato, doppione di JaJuan Johnson. Che a sua volta viene offerto a Milano a dicembre. Ma come offerto? Coach Bulshakov lo ha fatto giocare 40 minuti contro Cremona! In tutto questo, senza coach K il bilancio è 3 vinte e 1 persa con il suo secondo, diventato nuovo head coach. E intanto Gerasimenko sta per tornare da Cipro, dove è stato arrestato il 15 dicembre scorso. U, come inversione a U?

 

V come Vitali: il playmaker di Brescia entra nella storia del campionato italiano dalla porta principale e in un modo tutto speciale: 24 assist è record assoluto. Smazzati contro Cremona, la squadra che lo ha lasciato andare quest’estate -aveva ancora un anno di contratto- nella partita che è costata la panchina al suo ex allenatore, Cesare Pancotto. Dopo una stagione complicata, quella dell’anno scorso, Vitali è tornato a essere il migliore in Italia (7.5 assist di media, è primo in graduatoria anche perché Waters e Fitipaldo hanno lasciato Cantù e Capo d’Orlando). Tira con il 54% da due, mai così bene in carriera e una media di 33 minuti in campo: anche in questo caso, non ha mai visto il parquet così tanto in 14 anni di carriera. E’ di nuovo il numero uno, e lo ha fatto a Brescia, neopromossa che in casa gioca in un palazzetto tra i più incandescenti tornata nella massima serie dopo quasi 30 anni grazie alla passione e alle risorse di Matteo Bonetti e Graziella Bragaglio. “Sono tifosi meravigliosi -dice Vitali- ma non dimentico i tifosi di Cremona che hanno dimostrato affetto e riconoscenza nei miei confronti. La mia ex squadra? Contento di aver rivisto i miei amici Jacopo Torresi  (il preparatore atletico), Augusto Bagnoli (Fisioterapista) e Aldo Vanoli”. Le Final Eight sono difficili ma non impossibili, la Leonessa va a Torino in uno spareggio tra outsider in lotta per la salvezza ma che ambiscono alla Coppa italia e in casa con Pistoia. V, come still alive, ancora Vivi, Luca e la Leonessa.

 

W come Walter De Raffaele: che strano, il destino. Da giocatore perse la finale più discussa e spettacolare della storia, tra la sua Livorno e la Philips Milano nel 1989. Gara 5, quella decisiva. 85-86 con il canestro annullato a Forti a tempo (quasi?) scaduto. In quella squadra c’erano dei veri e propri campioni. Alessandro Fantozzi, Wendell Alexis, Flavio Carera. E Alberto Tonut. Ventisette anni dopo De Raffaele si ritroverà allenatore di Stefano Tonut, il figlio del suo ex compagno di squadra. Lo lancerà in quintetto al posto di Phil Goss nonostante la giovane età e avrà ragione lui. Perché il “piccolo” Stefano lo ricambia con difesa, tiro e sarà che il sangue non mente, il ragazzo è l’ultimo ad arrendersi in gara 6 nelle semifinali playoff dello scorso mese di maggio, sempre contro Milano, quasi una maledizione. Quasi, sissignori, perché dopo una partenza in sordina, De Raffaele infila 11 vittorie consecutive, compresa quella contro l’Olimpia, finalmente, che tutti considerano imbattibile, almeno in Italia. La mette al tappeto e lo fa da allenatore, 88-84 al Taliercio. Certo, non è la stessa cosa rispetto a una finale di campionato. Ma come si dice in questi casi, non è ancora finita. E se Stefano riesce a scrollarsi di dosso i problemi fisici di questo inizio stagione, potrebbe esser l’arma in più nei playoff.  Come spesso è stato papà Alberto, al fianco di Walter quando agitava asciugamani e porgeva le borracce a una delle più grandi incompiute della storia della pallacanestro italiana, quella Enichem che si ritrovò a festeggiare sul proprio parquet e con i propri tifosi uno scudetto mai vinto. W, come W il basket.

 

Y come Gabe York. Uno dei tanti americani di talento che in Italia non trovano fortuna. A Cremona arriva come sesto uomo, i suoi compiti sparare da tre, supporto in cabina di regia, difesa. Spara a salve, si dimostra tutto tranne che un play -ma neanche una combo guard- e in difesa latita. Saluta la Vanoli con 4 punti in 17 punti di media. Da tre? 4-25, vuol dire il 16% di precisione dall’arco. Finisce in D-League dove frantuma ogni record di punti segnati e di triple realizzate. Certo, le difese sono di burro nella Lega di Sviluppo Nba. Ma come dire: il talento c’era. Eccome se c’era. Y, come You Can’t See Me

 

Z come Giacomo Zilli: l’anno scorso la March Madness con North Carolina Asheville. Quest’anno è a sua ultima stagione di Ncaa. Jack è un 2.06 di Udine, friulano. Segna quasi sei punti a gara con due rimbalzi e il 54% dal campo, oltre a essere ovviamente nel giro della Nazionale Under 20. Speriamo di poter riabbracciare Zilli a partire dalla prossima stagione, e che sia quel talento che tutti speriamo, come lo è già l’ex Reggio Mussini, al secondo anno di college con St.Paul. Z, come zona verde

Giacomo Iacomino

Pubblicato in Lega A

Walter De Raffaele ha presentato la sfida tra Openjobmetis varese e Umana Venezia che aprirà il turno del 27 dicembre in diretta su Sky Sport 2 alle 18.45. "Andiamo a Varese: sarà una partita molto difficile, perché storicamente con Varese lo è sempre. Troviamo una squadra che ha appena cambiato allenatore, quindi, come spesso succede, ci sarà, da parte dei giocatori, la volontà di superare i propri limiti: un altro elemento di difficoltà, oltre che di incertezza nel sapere quello che sarà l’approccio. Varese ha giocatori certamente di qualità, non è in un buon momento e quindi questa rappresenta una partita molto delicata, molto insidiosa. Da parte nostra, dobbiamo andare a Varese a cercare di fare le nostre cose, ovvero cercare di imporre il nostro ritmo, cercare di giocare secondo le nostre caratteristiche e percepire il prima possibile, durante la partita, quelli che saranno i cambiamenti o le situazioni che si verranno a creare anche con l’arrivo del nuovo allenatore e essere bravi a trovare subito le contromisure. Certamente non ci snaturiamo, rispetto a questa partita, che apre un altro ciclo terribile in mezzo a queste che per noi sono delle pseudo feste: un ciclo che ci vedrà impegnati ogni tre giorni, compresa poi la Coppa. Però è così ed così ci prepariamo a questo nuovo tour de force."

 

 

 

 

 

 

Fonte:http://web.legabasket.it/news/121307/openjobmetis-umana_apre_su_sky_sport_2_alle_18_45__de_raffaele___a_varese_per_imporre_il_nostro_ritmo

Pubblicato in Lega A
Mercoledì, 21 Dicembre 2016 07:47

La Reyer vince e ora la qualificazione è certa

La Reyer porta a casa la partita di Champions.

Pubblicato in Estero

Venezia continua la sua avanzata e dopo l’ultima giornata di campionato adesso tocca alla Champions. 

Pubblicato in Coppe

L’Umana Reyer ha ottenuto una vittoria importante in champion è ha ora voglia di fare il bis in campionato, per centrare la sesta vittoria di fila.

Pubblicato in Lega A

La Reyer infila un poker di vittorie che donano nuova linfa alla squadra, sia dal punto di vista dell’atteggiamento che del morale.

Pubblicato in Lega A

Velocità.Sarà questa  probabilmente, anzi sicuramente, la parola cardine della strategia ci coach De Raffaele, che nell’assemblare il roster ha dimostrato di preferire una squadra da corsa, rispetto che una con centimetri in più.  

Pubblicato in Lega A

ASSAGO (Milano) - Tredicesima stagione da professionista per Tomas Ress, la prima dall’inizio della stagione per Walter De Raffaele come head coach. Ecco i prescelti della Reyer Umana Venezia per il Mediaday al Forum organizzato dalla Legabasket. L’anno scorso c’era Carlo Recalcati, messo a capo di un gruppo che avrebbe dovuto veleggiare ai piani alti del campionato sin da subito. Le cose non sono andate come previsto e solo l’arrivo di grandi giocatori nel finale di stagione, vedi Jeremy Pargo e Melvin Ejim, ha permesso alla Reyer di finire con onore il proprio campionato, terminato alle semifinali dei playoff. Walter De Raffaele, 48 anni, occhiali sempre scuri e piacevole parlantina toscana, la stagione scorsa ha iniziato come secondo del Reca per poi essere promosso primo allenatore. Oggi è alla guida del timone di una squadra rivoluzionata, ma ancora tra le favorite a occupare un posto tra le prime quattro. Forse anche le prime tre. 

Perché poi… Dire la favorita ad arrivare seconda è un po’ brutto a dirsi. 

Milano ha confermato di aver costruito una squadra che per il campionato italiano è due passi avanti a tutti. Noi abbiamo fatto scelte puntando su giocatori diversi, cercando di valorizzare quello che consideriamo un nostro patrimonio, e cioè Stefano Tonut. Per noi quest’anno avrà un ruolo molto importante. 

Tonut, un giovane, leader di una squadra altrettanto giovane.

Certo, abbiamo fortemente voluto giocatori giovani ma già pronti come Tyrus McGee e Jamell Hagins -senza considerare il pluriennale offerto a Fontecchio, poi rifiutato ndr-. Con loro e con tutti gli altri cercheremo di essere competitivi. Poi ovviamente sarà il campo che parlerà. 

Domanda ormai accademica: obiettivi?

Nessuno, è troppo difficile da pronosticare, anzi trovo sia quasi presuntuoso porci obiettivi adesso per la squadra che siamo. Abbiamo due competizioni,. difficile da pronosticare. Noi cercheremo di essere all’altezza delle aspettative dei nostri tifosi, abbiamo due competizioni da gestire. Per noi parleranno i risultati.

Hai parlato di McGee e di Tonut. C’è anche Haynes, playmaker realizzatore. I punti passeranno soprattutto dalle mani degli esterni?

No, noi siamo completi. Abbiamo tante partite da giocare e non potevamo non essere completi.  C’è grande equilibrio tra esterni e interni. Il nostro Hagins produce tanto (10 punti e 5 rimbalzi in Grecia con l’Aris e in Eurolega ndr) come lui anche Ejim e Peric. Certo gli esterni gestiranno di più la palla. Ma non ci saranno “precedenze” tra un reparto e l’altro. Nè saremo sbilanciati. 

Come giudichi il precampionato della Reyer (nove vinte e due perse)

E’ sempre bello giocare le amichevoli perché inizi a scoprire il tuo valore, c’è l’entusiasmo per l’inizio di un viaggio che non sai dove ti porterà, ma il risultato conta sempre molto relativamente. Sono molto curioso di vedere gli equilibri effettivi tra i giocatori in squadra quando in palio ci sono i due punti. 

Abbiamo parlato di tanti nuovi acquisti, ma in tanti sostengono che quello vero si chiami Hrvoje Peric. 

Ce lo auguriamo. E’ ancora indietro come spontaneità di gioco ma fisicamente c’è al 100%. Contiamo anche su di lui.  

Giacomo Iacomino

 

Pubblicato in Lega A

 

Si parla di football nel film uscito nel 2005: “L’altra sporca ultima meta” ma in questo caso possiamo tranquillamente declinarlo sul basket, nella fattispecie sulla partita di mercoledì scorso giocata a Venezia tra la Reyer e la Vanoli. Adam Sandler, nella storia ex quarterback NFL, viene chiamato dal direttore di un istituto penitenziario per dare una mano alla sua squadra di football, composta dai secondini, le guardie carcerarie per intenderci. Il protagonista suggerisce una partitella di “messa a punto”, in sostanza un’amichevole contro una squadra di livello inferiore. Obiettivo: una vittoria schiacciante che serve poco a livello tecnico ma che fa bene al gruppo e al morale. Alla fine del film le cose non vanno esattamente come previsto ma al contrario, possiamo dire che è proprio quello che è accaduto due giorni fa al Taliercio: Venezia batte Cremona 91-67 controllando il match dall’inizio alla fine. Una vittoria ottenuta in quella che è stata per entrambe la prima amichevole contro una squadra di serie A e quindi con un velato profumo di campionato, e che si trasforma inevitabilmente in un pieno di fiducia per Tonut e compagni, proprio l’effetto di cui parla Adam Sandler nel film con cui abbiamo iniziato.

MORALE - Sia chiaro, manca un mese all’inizio della stagione, e quindi ogni giudizio è prematuro e forse anche fuori luogo. Ma il morale dei lagunari oggi è alle stelle, coach De Raffaele giustamente confermato dalla società sta iniziando a scoprire l’esplosivo talento offensivo di uno dei due grandi ex, Tyrus McGee autore di 17 punti e mattatore della partita (l’altro ex è Hrvoje Peric, per molti il vero nuovo acquisto dell’Umana dopo aver saltato la seconda parte della stagione scorsa per infortunio). Un po’ più a terra invece il morale di Mian e compagni, apparsi decisamente sottotono rispetto allo scorso weekend quando hanno tenuto testa a squadre di caratura europea come Galatasaray e Tofa Bursa. “Alle difficoltà abbiamo reagito nel modo sbagliato”. Fa un po’ strano sentire parlare in questo modo il miglior coach della scorsa stagione, Cesare Pancotto. Perché l’anno scorso i toni usati dall’allenatore biancoblu erano decisamente diversi, quasi all’opposto. Perché la quarta piazza in regular season, le semifinali in coppa Italia e i playoff sono stati il frutto proprio della capacità di Cremona di non perdere mai la bussola nei momenti più duri, di saper invertire la rotta al momento giusto con una grande difesa per poi colpire in attacco, spesso nei minuti chiave, con Turner, The Virus e Deron Washington. 

MATEMATICA - Ma quella di quest’anno è un’altra squadra. Con altre peculiarità. Dimenticare il passato e lavorare sul presente, questo e solo questo è l’obiettivo. Il precampionato conta, ma fino a un certo punto. Esempio numero uno: l’anno scorso la Vanoli fu una delle squadre più positive nel mese che precede la prima palla a due della stagione con il sigillo sul trofeo Lombardia e Fabio Mian Mvp del torneo. Dunque inizio sfavillante? Macché. Una vittoria e tre sconfitte, guardando i risultati non benissimo. Poi però la crescita della squadra è diventata esponenziale, quasi inesorabile regalando ai tifosi un finale da leccarsi i baffi. Esempio numero due: Cantù. Due anni fa perse quasi tutte le amichevoli, cominciò benino, proseguì male finendo fuori dalle F8 eppure i playoff andò comunque a disputarli, grazie a un’irresistibile rimonta e all’innesto di Metta World Peace, mettendo in difficoltà Venezia ai quarti di finale, arrendendosi ma solo alla bella. Tutto questo per dire: non c’è matematica che garantisca l’equazione: buon precampionato uguale buon campionato. 

SCOMMESSE - La Vanoli, che al momento ha un bilancio di due vittorie e due sconfitte compreso lo scrimmage contro Verona, ha cambiato molto rispetto all’anno scorso ma ha cercato di mantenere una sua identità. Stesso staff tecnico, società che vuole crescere e consolidarsi, stesso gruppo di italiani, con l’eccezione di Cazzolato e soprattutto degli azzurri Cusin e Vitali, una scelta coraggiosa perché in una squadra ricca di scommesse avere un asse importante e collaudato come quello del play e del pivot, solitamente è di grande aiuto (ancora ci viene in aiuto l’inizio dell’anno scorso: senza l’ex capitano e con il Cuso a mezzo servizio record negativo 1-3). Questa volta le basi si chiamano Elston Turner leader in attacco, Paul Biligha centro titolare, Fabio Mian capitano e i progressi di Raphael Gaspardo dalla panchina. Ripartire dai giovani italiani può essere considerato un rischio. Però attenzione: negli ultimi anni lo staff tecnico ha sbagliato pochissimo nella scelta dei giocatori, mica per niente Andrea Conti è stato nominato secondo miglior General Manager della stagione per due annate consecutive. La sensazione è che soprattutto nelle fasi iniziali del campionato molto dipenderà dalle mani e dalla leadership in campo di Omar Thomas che dovrà essere vera e propria colonna portante della squadra. Inoltre il lavoro estivo cominciato il 17 agosto già al gran completo non può che dare buone garanzie sull’affiatamento e l’unità del gruppo.

A TU PER TU - Da risolvere però il caso Holloway. Quanto è importante avere il playmaker titolare sano durante il precampionato in casa Vanoli è cosa già risaputa e ne stanno avendo un’ulteriore conferma proprio in questi giorni. Tu convive da diverse settimane con una tendinite che seppur lieve gli sta impedendo di dare il 100%, la prestazione insufficiente di ieri lo dimostra e questo potrebbe in qualche modo rallentare preparazione tecnica e chimica in campo. Potrebbe, il condizionale si usa quando si parla di una sconfitta in campionato, figurarsi nel precampionato, e nessuno peraltro può saperlo meglio di quella vecchia volpe di Cesare Pancotto.

PASTA ASCIUTTA - Rimanendo sui singoli, Wojciechovski e Amato sembrano quelli più in palla, il lungo italo-polacco se ben coinvolto sta dimostrando di poter essere un fattore in attacco, mano morbida almeno quanto la sua… difesa. Anche Tashawn Thomas sta mettendo in campo numeri ed energia come ogni giovane power forward Usa che si rispetti. Insomma, il talento non manca. Si tratta “solo” di trovare gli equilibri giusti e perché no, riuscire a imbeccare “la messa a punto” di cui parla Adam Sandler nell’altra sporca ultima meta. E cioè una vittoria netta e convincente per tenere alto il morale e cementare ancor di più il gruppo. Nel weekend che arriva, a Parma, il memoriale dedicato a Matteo Bertolazzi potrebbe essere l’occasione giusta, sabato sera si gioca contro Pesaro degli ex Gazzotti (oh capitano mio capitano) e Zavackas. Perché l’entusiasmo a inizio stagione è il piatto di pasta asciutta che mangiano gli atleti prima di una partita: la benzina ideale per cominciare. 

Giacomo Iacomino

Pubblicato in Lega A

la storia degli europei di pallacanestro

playersprofile

Cerca

SB COP FB 27

aquista ebook basketcoach

TOP100 2016 300bn

editoriale direttore basketnet

basketcoach website link

Le news del giorno

Prev Next