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Mercoledì, 17 Maggio 2017 09:10

Intervista ad Andrea Mauri, Ceo di Red October Italia

Intervista ad Andrea Mauri, Ceo di Red October Italia e uomo di spicco di Tic, la compagine di azionariato popolare che è socia della Pallacanestro Cantù:

La salvezza è...: "E' stata un traguardo. Che non doveva essere, ma che è diventata una necessità in corso d'opera Ma da metà stagione, quando è cambiato l'obiettivo, si è iniziato a lavorare forte per questo risultato."

E ci siete arrivati...: "Anche e perché soprattutto alle spalle c'è stata un'unità d'intenti importante. Siamo stati bravi a rendercene conto e aver riportato la nave a dritta."

Quanto ha sofferto?: "Tanto. Perché sarò anche fuori dal discorso della pallacanestro, ma tutto nella nostra attività è concatenato. Poi, si è sempre tifosi. E mi ha fatto enorme piacere scoprire quanta gente che ci gira intorno sia stata pronta a darci una mano."

Cosa la turbava di più?: "Il fatto che, nonostante tutta l'opera dietro le quinte, sembrava che nessuna scelta fosse stata azzeccata e che tutto potesse precipitare. Mi pareva che stessimo lavorando tanto, ma tanto, e per nulla. Che frustrazione."

Due le svolte targate Dmitry Gerasimenko: una quel la di essere tornati a uno staff italiano e l'altra aver aperto le porte a Carlo Recalcati: "Se proprio lo volete sapere, non mi ha affatto sorpreso."

Nel senso che...: "Nel senso che anche questo è il frutto del grande lavoro fatto in questo periodo. La cosa è importante. Perché anche lui, anzi, anche loro perchè Irina non va dimenticata, hanno saputo ascoltare. Pensare, vedere e provare. Scelte ponderate, coscienti e metabolizzate. E non dettate dall'istinto o dal fatto che lo chiedessero gli altri."

Una cosa positiva?: "Di più. Non ho mai sentito loro dire una volta:" E allora fate voi". Hanno avuto una grandissima forza, resistendo a tutto e mai mollando. In questo caso dovremmo essere noi a imparare qualcosa dai russi. Un esempio digestione delle cose. Ecco perché poi capisco Irina quando dice che se loro sono diventati molto più italiani, sono anche tanti quelli che ora sembrano un po' più russi."

Cosa insegna questa lezione?: "Quello che dissi in tempi non sospetti. Per far sì che le cose vengano fatte bene, ci vorranno due o tre anni. Direi che stiamo andando molto più veloci di quanto pensassi."

Quali sono i segnali?: "Il fatto che Irina e Dmitry abbiano capito cosa significhi Cantù e quanto questa realtà vada vissuta giorno dopo giorno. Perché non si può spiegare, va capita e basta. Loro lo stanno facendo."

Vuol farci qualche esempio?: "Rimaniamo al discorso di prima. Cambio di staff? Tre mesi. Arrivo di Recalcati? Qualche altro mese. Un crescendo, però. E il risultato di uno scambio di idee continue. Tutte tese a dare una svolta e a migliorare la situazione, perché così si deve fare."

Lavoro non facile, anche alla luce dei risultati che non venivano: "Sono stati i momenti più duri. Sapevamo le energie che ci stavamo mettendo, ma il campo sembrava dirci che non c'era una scelta giusta. Poi, invece, grazie al cielo..."

Quali sono i momenti che porterà con sé di questa stagione?: "Due, se me li concedete. Uno, l'allenamento dopo la sconfitta di Torino, ultima partita di Kurtinaitis. Arrivarono alcuni esponenti degli Eagles e chiesero di parlare con Irina. Volevano farci sapere che non era né il primo né il peggiore momento che avevano vissuto nella storia di Cantù e che ne saremmo usciti. Così è stato."

E il secondo?: "L'ambiente, la partita e la vittoria contro Reggio Emilia, la prima di Carlo. Lì davvero ho avuto l'impressione che tutti si fossero ricompattati. E così dovrà essere per il futuro: stando uniti, avremo un grande domani."

A Pianella così com'era un anno fa, potesse tornare indietro, giocherebbe questa stagione a Desio?: "Assolutamente sì. Perché non aveva senso fare lavori di adeguamento tampone per l'agibilità e perché un anno di esperienza in un grande palazzo ci servirà moltissimo, e a tutti i livelli per il futuro. Certo, con il Pianella, probabilmente qualche punto in più l'avremmo avuto."

Ma adesso, in fondo al tunnel, lo vede il nuovo Pianella?: "Vedo la strada, devo essere sincero. E ancora un po' in salita, quello sì, ma noi la stiamo già percorrendo. Ed è senza dubbio la cosa più importante."

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