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Lunedì, 19 Giugno 2017 11:17

Antonio Iannuzzi: "Alla Fiat Torino la mia carriera può svoltare"

7 giugno 2013, quando giocava a Matera, Antonio Iannuzzi affrontò l'allora "PMS Torino" nella gara 3 che permise ai gialloblù di festeggiare la promozione in serie A2: l'ultimo tiro di quel match fu suo, non andò a segno e Torino potè così festeggiare. Quattro anni dopo esatti, il lungo di Avellino ha firmato un contratto che lo legherà alla squadra della Fiat fino al 2020: si chiude così un cerchio per il 26enne di 208 cm, scorso anno scorso anno a Capo d'Orlando:

Perché Torino?: "Per alzare ancor più l'asticella. Sarei potuto rimanere a Capo d'Orlando, ma qui potrò dare una svolta alla mia carriera. La Fiat vuole crescere, io anche. E' arrivata anche l'ammissione all'Eurocup: voglio mettermi alla prova e vedere fin dove posso arrivare."

La scorsa stagione, la sua prima in serie A, ha dimostrato di poter reggere il confronto: non è arrivato troppo tardi alla massima serie?: "No. Sono contento del percorso fatto finora. Avessi raggiunto prima la serie A, magari non sarei stato pronto per reggerne l'urto. Ogni stagione, invece, mi ha fatto capire di essere pronto per una nuova sfida. Non ho mai voluto né accelerare né frenare troppo. Il tutto e subito porta conseguenze negative, a volte."

Perché il basket?: "Banalmente perché, essendo il più alto di tutti, mi spinsero a provare. Ho fatto le giovanili ad Avellino e poi, a 15 anni, mi sono spostato a Siena dove sono rimasto fino al 2010. Lì ho davvero capito cosa significhi dedizione al lavoro: il mio modello è presto diventato Stonerook, uno che avrebbe fatto di tutto per migliorarsi."

Dove c'era Luca Banchi, suo allenatore qui a Torino: "Ero solo un ragazzino, davo una mano. So quanto pretende, è una persona molto preparata. Il fatto che mi abbia cercato lui ha influito sulla mia decisione di venire a Torino, lo ammetto."

Come è stato andare via di casa a 15 anni?: "Affascinante. Ma anche faticoso. Momenti di difficoltà ce ne sono stati, ma ho cercato di rimanere tranquillo. Volevo diventare un giocatore di basket e ci sono riuscito. Mantenendo sempre l'equilibrio."

Dopo Siena, sono arrivate Ferentino, Matera, due anni a Omegna e Capo d'Orlando.: "Crescendo sempre, anno dopo anno. Non dimenticando mai le mie origini, il mio paesino di Cesinali e la mia famiglia: papà operaio, mamma casalinga e sorella pallavolista. Da lei ho ereditato il numero 7 che di solito indosso."

Tifoso di calcio?: "Juventino. E finalmente potrò andare allo Stadium. Confido in Poeta: siamo entrambi campani e tifosi bianconeri. Mi farà da cicerone, almeno spero."
Un aggettivo con il quale si descriverebbe?: "Esigente: con me stesso. Raramente sono soddisfatto di quello che ho fatto. Penso sempre che avrei potuto fare qualcosa di più e meglio."

Alla nazionale ci pensa?: "Come tutti. Ma per adesso è un azzardo. Se poi arrivasse una chiamata, impazzirei di gioia."

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