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Mercoledì, 15 Marzo 2017 09:23

Magic Johnson e Reggie Miller, i "maestri" del tiro decisivo

Nella storia del basket, e in particolar modo nella storia della Nba, i momenti più speciali spesso arrivano nei finali di una partita, quei momenti in cui le grandi squadre diventano campioni, perseverando nonostante le difficoltà, e i grandi giocatori diventano leggende, rifiutandosi di perdere. Tutte le persone, di ogni angolo sulla Terra, che hanno calpestato il parquet di un palazzetto, hanno sognato la scena in cui risolvono la partita grazie a un loro tiro allo scadere, con la folla acclamante e i compagni che ti saltano addosso per gioia; è la massima consacrazione per un giocatore. Nella Nba, questi "tipi" di giocatori, che si esaltano soprattutto durante i finali di partita, si prendono sulle spalle la propria squadra, cercando di portarla al successo nonostante l'enorme pressione addosso; riescono ad incanalare dentro di sè la giusta concentrazione, forza e rabbia agonistica per poter modificare l'esito della partita. Vengono etichettati con il nome di Clutch Players ( giocatori decisivi ); per questi campioni, nulla è più eccitante di quando il cronometro si avvicina alla zero, con la partita ancora in bilico. Tutto si decide all'ultimo canestro ed è allora che danno il massimo, quando hanno la palla in mano e la chance di vincere o perdere la partita. Ciò che distingue i grandi giocatori dalle leggende è il "killer instinct", la dote di poter ammazzare la partita. Perchè certi giocatori sono semplicemente più duri da marcare di altri, soprattutto quando hanno l'entusiasmo dalla loro. Sono quei giocatori che amano la competizione, che nemmeno sotto 20 punti demordono, ma vanno avanti, trascinando la propria squadra, come dei veri leader. Questa cosa non la si può insegnare, o ce l'hai o non ce l'hai. Possono iniziare la partita tirando 0/6 dal campo, ma essendo il fulcro dell'attacco della loro squadra, questi campioni avranno sicuramente altre chance per rifarasi all'interno della stessa gara. Lo sanno loro, lo sanno anche i loro compagni e quindi difficilmente ci saranno effetti negativi anche se parte male al tiro (a meno che non sia una serata proprio NO), perchè possono chiudere sempre con un buon 12/24.
Se ripenso ai tantissimi giocatori dominanti che militano e hanno militato nella Nba, mi vengono in mente due nomi , in particolar modo per ricordo e per "gusto cestistico" personale: Magic Johnson e Reggie Miller

Earvin Johnson Jr.
Primo stagione Nba ( Rookie ) : giocò 77 partite, mantenedendo una media punti di 18 punti e 7,3 assist a partita. Earvin guidò i Lakers ai play-off per il titolo, e durante le finali contro i Philadelphia 76ers si consacrò campione. In gara-6 fu schierato nel ruolo di centro, a causa dell'infortunio subito da Kareem Abdul-Jabbar in gara-5; il ventenne Earvin Johnson Jr. disputò una partita eccellente: 42 punti, 15 rimbalzi, 7 assist e 3 palle rubate. I Lakers vinsero il titolo sul campo dei 76ers, e Johnson fu il primo Rookie della storia a essere eletto miglior giocatore delle finali NBA. Ecco uno dei tanti motivi per cui Johnson viene soprannominato " sforna miracoli" e perchè ha ereditato, da Jerry West, il soprannome di "Mister Clutch". "E' come se sapessi che non puoi fallire, particolarmente quando si decide la partita. Spesso nella mia carriera, durante un time-out, in una partita punto a punto, dicevo solo "Datemi la palla e vediamo cosa succede!"; è quella la mentalità che devi avere in quei momenti, non puoi avere paura." Magic Johnson 9 Giugno 1987, gara 4 delle finali Nba al Boston Garden. I Boston Celtics di Larry Bird ospitano i Los Angeles Lakers di Earvin Johnson per una sfida tra due grandi rivali. Il Boston Garden è tutto in piedi quando Bird realizza un arresto e tiro da tre dall'angolo sinistro a 12 secondi dalla fine, portando il punteggio sul 106-104 per i Celtics e indirizzando la serie sul 2-2. Time-out Lakers; hanno realizzato 8 punti negli ultimi 3 minuti e mezzo e si affidano ad Abdul-Jabbar, che subisce fallo andando in lunetta. Realizza il primo. Tira il secondo ma la palla è lunga sul secondo ferro; lotta sotto canestro con McHale (giocatore dei Boston), disturbato al rimbalzo, che spedisce la falla fuori, regalando la rimessa ai Lakers con 7 secondi a disposizione con il punteggio di 106-105. Altro time-out L.A. : l'allenatore Pat Riley disegna lo schema offensivo, che prevede la palla nelle mani o di Kareem o di Earvin. Blocco del centro per il playmaker ,che riceve nell'angolo sinistro del campo, marcato da McHale; serie di crossover con 4 secondi rimasti. Johnson decide di penetrare centralmente e effettua un gancio cielo, nonostante le lunghissime braccia di McHale e di Parish che cercano di contrastare il tiro. Ma a lui non interessa, vuole vincere; e con un tiro dolce ed efficace allo stesso tempo porta in vantaggio i Lakers con 1 misero secondo alla fine, guidandoli al successo nella partita e alla conquista di un altro anello. "Io voglio la palla nelle mie mani," dirà a fine partita Johnson. "Ragazzi, giocatori come me e Larry Bird vogliono avere la palla per l'ultimo tiro. Questo è per cui giochiamo, per cui ogni giorno lavoriamo sodo e senza mai fermarsi." Anche Bird commenterà il tirò di Magic, con un sorriso sulla faccia, dicendo: " Ci si può aspettare di perdere per colpa di un gangio cielo, ma semplicemente non ci si aspettava di perdere per colpa di una magia!!".
In una parola? Magic Johnson

Reggie Miller
Soprannominato Killer Miller, è stato sicuramente uno dei giocatori più affascinanti in Nba negli anni '90. Alto 201 cm con il peso di 89 kg, Reggie è stato il pilastro degli Indiana Pacers dalla stagione 89-90 fino alla stagione 2004-2005 e nonostante il suo fisico smilzo e, come direbbero molti, non adatto all'Nba, ha dimostrato di poter essere considerato uno dei tiratori più forti di tutti i tempi. La leggenda di Killer Miller nasce in gara 5 nelle finali della Eastern Conference, contro i New York Knicks, nel 1994. All'inizio della stagione, Indiana aveva assunto come coach Larry Brown, sperando che riuscisse a interrompere la maledizione che aveva visto i Pacers uscire per ben 4 volte consecutive al primo turno di playoff. E ci riuscì, eliminando prima gli Orlando Magic in 3 partite e poi gli Atlanta Hawks in 6, raggiungendo così in finale di Conference New York, già incontrati la stagione precedente al primo turno. I Knicks erano strafavoriti per la vittoria della seria, e le prime due partite al Madison Square Garden sembravano confermare lo scontato pronostico. Ma incredibilmente Indiana ribalta la finale di Conference, vincendo le due gare a Indianapolis e andando a New York per gara 5 con la serie in parità. Gara 5 sembra una replica delle prime due gare, con i Knicks in netto controllo della partita e del risultato, in vantaggio di 20 punti a fine 3° quarto. Ma è qui che Miller si infiamma, con un 4° quarto da leggenda, segnando ben 25 punti in 12 minuti con 5 canestri da tre. Reggie ribalta la gara, portando Indiana sul 3-2 e ricevendo, durante la partita, una serie di insulti da Spike Lee (tifossismo di New York), adirato per come stava andando la partita; Miller, dopo l'ennesima tripla, si rivolge al regista invitandolo a stare zitto e a godersi lo spettacolo. Nonostante questa prova mostruosa di Killer Miller, i Knicks vinceranno la serie per 4-3. Ma non è l'unico dispiacere che il giocatore di Indiana ha dato a New York;"Non vogliamo passare alla storia come quelli che non hanno saputo battere i Knicks", sono le parole usate da Reggie l'anno successivo , prima dell'inizio di semifinale di Conference, sempre tra New York e Indiana. Gara 1 si gioca al Madison, grazie al fattore campo dei Knicks. Mancano 18.6 secondi alla fine, i Pacers stanno perdendo 105-99; Miller realizza un canestro da 3  sopra la testa di John Starks a 16 secondi dalla fine. Dopo aver realizzato il canestro, corre a pressare sulla rimessa dal fondo effettuata da Anthony Mason. Tutti i giocatori dei Knicks sono marcati, panico al Madison Square Garden. Mason cerca di far arrivare la palla a Greg Anthony, che però è marcato alle strette da Miller. Reggie ruba la palla, palleggio indietro e piedi oltre l'arco dei tre punti: chaf!!, si muove solo la retina e Indiana ritrova la parità a 13.2 secondi alla fine. Indietreggia verso la sua area, guardando con aria compiaciuta e di sfida il pubblico di New York. Il palazzetto è ammutolito. Indiana commette subito fallo su Starks, che in stagione aveva avuto una media del 74% ai tiri liberi. Tira il primo e lo sbaglio, scatenando gli applausi di felicità di Miller. Tira il secondo e sbaglia ancora, ma Ewing conquista il rimbalzo provando a segnare con un fade-away, ma la palla colpisce il secondo ferro e il rimbalzo viene conquistato dalle braccia chilometriche di Reggie che subisce fallo a 7 secondi dalla fine. A differenza di Starks , Killer Miller ha il sangue freddo come i relitti e realizza entrambi i tiri liberi, portando la sua squadra sul +2. Il pubblico non riesce a credere a ciò che è appena successo. Inutile il tentativo disperato di New York; Indiana vince gara 1 e vincerà anche la serie (facendosi eliminare in finale di conference dagli Orlando Magic). Da quel momento a Reggie Miller gli verrà attribuito il soprannome di " The Knicks Killer", il peggior incubo per i tifosi di New York. Riguardo a questi due episodi, Reggie ha dichiarato: "Sono nel mio elemento in situazioni come queste, non riesco ad immaginare un momento più elettrizzante della partita dei tiri decisivi. Per qualche ragione, in fondo alla mente, sento la fiducia in me stesso e questa fiducia ce l'avrò sempre, sia grazie ai successi che ho avuto, sia alle delusioni, che mi hanno fatto crescere come giocatore. In queste occasioni, io voglio il pallone tra le mani!" Semplicemente Reggie Miller.

 

 

Marco Mugnaini

 

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