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Venerdì, 23 Giugno 2017 10:25

DRAFT NBA 2017: ECCO TUTTE LE SCELTE

Il Draft NBA 2017 si è svolto, nella notte italiana, al Barclays Center di New York, nel quartiere di Brooklyn, la casa dei Nets: poche le sorprese, con le primo 10 scelte che hanno rispettato quasi tutti i pronostici della vigilia.

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Martedì, 25 Aprile 2017 09:11

NBA: situazione playoff

I playoff NBA hanno già emesso alcuni verdetti: Cleveland (East) e Golden State Warriors (Ovest) sono le prime due semifinaliste, grazie ai netti successi su Indiana e Portland. Lebron e compagni, dopo aver disputato sotto tono e sotto ritmo le ultime partite di regular season, hanno demolito in 4 partite gli Indiana Pacers; troppo divario tecnico tra le due squadre, nonostante un Paul George in grandissima forma. I Cavs sono riusciti a chiudere la serie in anticipo, così potranno riposarsi in vista della semifinale che giocheranno o contro Toronto o contro Milwaukee (serie sul 3-2 per i Raptors, ma con la prossima partita da giocare sul campo dei Bucks). Tutto è ancora in bilico invece nelle altre due sfide ad East: Chicago ha buttato via un vantaggio di 2 partite, perdendo gara 3 e gara 4 in casa, contro Boston, che all'inizio della serie sembrava una lontana parente della squadra che ha impressionato tutti e si è conquistata il primo posto ad East. Prossima partita in casa dei Celtics. L'altra sfida, quella tra Washington e Atlanta, è molto ma molto combattuta. Dopo qualche scaramuccia in Gara 3, questa notte gli Hawks hanno dato una sonora lezione a Wall e compagni, un pò tropo rilassati dopo il 2-0 iniziale.

Ad Ovest, come detto prima, i Warriors hanno chiuso la pratica Portland in 4 partite, pur giocando senza Durant per quasi tutta la serie: Curry ha però preso in mano le sorti della squadra, giocando gara 3 e gara 4 in maniera sontuosa. Onora a Portland, che con Lillard e Mccollum, avrà sicuramente un futuro roseo e ricco di successi. Golden State, adesso, deve aspettare la vincente tra Clippers e Utah: serie sul 2-2, ma con bruttissime notizie in casa Los Angeles; Griffin è fuori per un infortunio e molto difficilmente lo rivedremo in campo. Ottime notizie per Utah invece, che dopo aver vinto gara 4 in casa, può gioire per il ritorno in campo di Gobert, centro francese fondamentale nel gioco dei Jazz. L'altra semifinale sarà tra la vincente di Spurs e Memphis e tra la vincente di Houston e OKC. I Rockets sono avanti 3-1 nella serie contro i Thunder, dimostrando ancora una volta il magnifico lavoro fatto questa stagione da Mike D'Antoni; gara 5 si giocherà in Texax e Harden e compagni hann già la possibilità di chiudere la serie. San Antonio, invece, ha buttato via un vantaggio di due partite contro Memphis ( I Grizzlies hanno vinto le due partite in casa) e sono costretti a vincere gara 5 e gara 6 per non rendere una stagione fallimentare. Ancora tutto da decidere in questi playoff, anche se anche quest'anno, per adesso, le squadre più in forma e da battere siano i Cavs e i Warriors.. C'è da aspettarsi un'altra finale tra Lebron e Steph?

 

 

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Venerdì, 17 Marzo 2017 09:19

Dwyane Wade elogiato da Gilbert Arenas

Dwyane Wade è senza dubbio una delle guardie più dominanti dell'ultimo decennio Nba; lo dimostrano i numeri e le sue giocate. Purtroppo in questa stagione a Chicago le cose non sono andate come avrebbe voluto e a causa di un infortunio al gomito ha terminato in anticipo il suo campionato. I Bulls sono stati una vera e propria delusione, solo Butler e "The Flash" si salvano in questa stagione ed è grazie a questi due giocatori che "la città del vento" nutre ancora speranze playoff. L'ex stella dei Miami Heat non potrà aiutare la squadra a raggiungere questo obiettivo, ma senza dubbio, anche in questa stagione, Wade ha dimostrato di poter ancora dominare partite a 35 anni, nonostante i vari infortuni e un fisico non più atletico come dieci anni fa. Ma è davvero così forte Dwyane Wade? Chi può spiegarcelo meglio dei suoi colleghi, che affronta sera dopo sera? Nessuno. Ecco cosa ha dichiarato Gilbert Arenas sul suo profilo instagram a proposito di "The Flash".

 

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Martedì, 14 Marzo 2017 13:15

NBA: i risultati della notte

Questa notte in NBA sono state giocate 8 partite, alcune delle quali fondamentali per la corsa ai playoff, in una stagione regolare che sta volgendo al termine visto che mancano più o meno 15 giornate alla fine del campionato.

 

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Giovedì, 02 Marzo 2017 11:59

George Gervin, The Iceman

Peccato per la reputazione di non-vincente - dire perdente sarebbe troppo - perchè George Gervin è stato uno dei giocatori più forti degli anni '70; era essenzialmente una guardia offensiva, dotato di un tiro da tre formidabile e bravissimo nell'uno contro uno concludendo spesso con appoggi al tabellone che grazie ad un particolare "effetto" impresso con la punta delle dita ( il suo marchio di fabbrica, "finger rool" ) riusciva ad eludere le stoppate. "Avrei sempre voluto dire, "Kareem (Kareem Abdul-Jabbar), vai a prendere il mio finger rool se ci riesci!"; mi avrebbe risposto, " Lo sai che non possa farcela a stopparlo!". George Gervin Le eccellenti doti offensive riuscivano molto spesso a nascondere le sue grosse lacune nella metà campo difensiva; era superficiale in difesa, ma non per mancanza di talento, bensì per mancanza di voglia. Le capacità le aveva, come dimostrano le oltre 1000 stoppate in carriera. Non è mai stato un vero e proprio trascinatore in campo, tanto che non riuscì a portare una sua squadra alle finali NBA o ABA; in compenso ha guidato per 4 anni consecutivi la classifica marcatori NBA, dal 1978 alll '82; se vi sembra poco....

 

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23 vittorie e 24 sconfitte, questo è il record attuale di una squadra che durante l'estate aveva rivoluzionato completamente il suo roster, introducendo ottimi elementi e diventando, almeno sulla carta, una possibile contendente dei Cleveland Cavaliers per il dominio dell'East. Siamo a fine Gennaio e i Chicago Bulls non hanno ancora dimostrato di essere una vera squadra, anzi: tralasciando il gioco e i risultati (pessimi fino a questo momento) a Chicago è sembrato mancare quell'alchimia di squadra necessaria a raggiungere alti obiettivi, è sembrato mancare un allenatore che sapesse gestire tutti i suoi giocatori e soprattutto è sembrato venire meno il rispetto tra i vari giocatori. Molti dei tifosi e dei giornalisti hanno visto in Rajon Rondo il vero problema fondamentale della squadra, accusato di non "voler più vincere": i due pilastri della squadra, Butler e Wade, non si sono risparmiati e la scorsa notte hanno rilasciato queste interviste.
Butler: "Capisco che se c’è un tiro piedi a terra aperto te lo debba prendere, ma in un certo momento della partita la palla andare nelle mani dei tuoi giocatori migliori, come da prassi nel basket! Io e Dwyane siamo qui e pronti per queste responsabilità. Bisogna imparare dagli errori, ripeto, se sei libero è giusto che tu prenda il titro ma ci sono momenti e momenti per prenderlo." La stella dei Bulls ha "sbottato" contro i compagni colpevoli di aver escluso Jimmy e Dwyane dai possessi fondamentali e più importanti nelle ultime partite e soprattutto nella partita di Mercoledì notte persa 119 a 114 contro Atlanta.
Wade c'è andato molto ma molto meno sottile: "Non so cosa sia successo, continuiamo a finire in queste situazioni e a perdere partite, forse ad alcuni non interessa abbastanza vincere cosa che invece dovrebbe essere alla base, non so come si possa sistemare questa situazione, sono infastidito ma non posso farmi prendere dalla frustrazione prendermela troppo con questi ragazzi."
I destinatari di questi messaggi, sembrano essere principalmente Mirotic e Rondo, entrambi in scadenza di contratto e con Chicago pronti a lasciarli andare alla prima occasione buona possibile: Rondo è a libro paga per 14 milioni quest’anno e ha una team option sulla prossima stagione, anche se i suoi problemi comportamentali (anche se ha accettato l’esclusione dai titolari) frenano potenziali interessati. Mirotic invece ha uno stipendio di 5,8 milioni nel 2016-17, l’ultimo anno col contratto da rookie. Che la situazione in casa Bulls non fosse serena lo si era capito ormai da tempo, ma tutta questa frustrazione e "cattiveria" nei confronti di Rondo è difficile da capire: vero che non è più il Rondo visto a Boston, quando dava filo da torcere con le sue giocate a Lebron James e compagni, ma è anche vero che in questi 10 anni la pallacanestro NBA è cambiata parecchio: il campo che si apre, le triple che piovono, i playmaking four, le point guard alla Giannis che prendono più rimbalzi dei lunghi, Westbrook e Harden che non so cosa siano, la ricerca sempre più spasmodica di specialisti su entrambi i lati del campo. A mio avviso Rondo rimane un giocatore meraviglioso per come studia il gioco e le varie situazione sul parquet, solo che è inserito in un contesto non adatto a lui e non gli permette di esprimere le sue capacità al meglio. "I miei veterani non sarebbero mai andati dai media. Avrebbero parlato alla squadra. I miei veterani non sceglievano quando farsi avanti. Lo facevano ogni volta che scendevano in campo, indipendentemente che fosse un allenamento o una partita. Non si prendevano giorni liberi. Ai miei veterani non importava dei loro numeri. I miei veterani giocavano per la squadra. Quando perdevamo non ci davano la colpa. Si assumevano le responsabilità e andavano in palestra. Mostravano ai ragazzi giovani che cosa volesse dire lavorare. Anche a Boston, quando avevamo il miglior record della lega, se perdevamo una partita non si sentiva volare una mosca sul bus. Ci hanno mostrato la serietà del gioco. I miei veterani non avevano influenza sul coaching staff. Non cambiavano il piano partita perché li penalizzava. Ho giocato per uno dei coach più grandi, e lui ha sempre fatto sentire tutti importanti. Ci vogliono tutti e 15 i giocatori per vincere. Quando isoli qualcuno, non riuscirai mai a vincere in maniera consistente. Posso essere un sacco di cose, ma non sono un pessimo compagno di squadra. Il mio obiettivo è trasmettere ciò che ho imparato. I giovani lavorano. Lo stanno facendo vedere. Non si meritano di ricevere nessuna colpa. Se c'è qualcosa che può essere messo in dubbio, beh quella è leadership."
Perchè il concetto di basket e di gioco di squadra va al di là di ogni risultato personale, perchè la squadra e i compagni vengono prima di tutto anche dei risultati negativi, perchè un roster di giocatori che non si confrontano e che non si prendano le responsabilità arriverà da poche parti, perchè prima di essere un grande giocatore devi essere un grande uomo. I Bulls hanno tempo fino al 19 Febbraio per tentare di risollevare una squadra e una città, rimasta incredula dall'avvio di stagione dei suoi giocatori.

 

Marco Mugnaini

 

 

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Rajon Rondo, che ai tempi dei Big Four dei Boston Celtics era considerato uno dei miglior playmaker in NBA, è ora alla veneranda età dei 30 anni e indubbiamente non è più quel giocatore che spaccava le partite in due a favore della propria squadra come una volta. L'avventura ai Chicago Bulls non è iniziata nei migliori nei modi e la sua convivenza con gli altri due All Stars, Jimmy Butler e Dwane Wade, sembra ormai alla fine. Rondo ha avuto buonissime medie in questo inizio di stagione: 7.6 punti, 7 assist e 6 rimbalzi di media a partita, ma il problema è alla base, visto che i Bulls necessitano di un playmaker con molti più punti nelle mani e purtroppo l'ex giocatore dei Boston non è più quel tipo di giocatore. Rondo, che a Dicembre era già stato sospeso per una partita dalla società, non è sceso in campo nemmeno un minuto nella partita di Sabato notte persa contro i Milwaukee Bucks con il punteggio di 116 a 99 lasciando il posto da titolare a Michael Carter Williams. Si è detto infastidito di questa scelta e ha riportato ai microfoni della NBA che avebbe immediatamente incontrato il General Manager dei Bulls, Gar Forman, per parlare di questa situazione ma fatto sta che la situazione in quel di Chicago non è così "incantevole" come tutti i tifosi speravano ad inizio campionato. Attualmente i Bulls sono settimi ad East, con un record di 15 vittorie e 16 sconfitte; ciò non ha reso felici i tifosi che hanno anche fischiato la squadra durante le ultime uscite. Molti si aspettavano che Chicago potesse essere una delle principali "antagoniste" dei Cleveland Cavaliers al titolo di campioni dell'Est, ma finora le prestazioni hanno dimostrato ben altro. La dirigenza sembra aver individuato in Rondo uno dei principali "colpevoli" di questa situazione, mettendo molto probabilmente il giocatore sul mercato. Ma quali potrebbero essere le destinazioni dell'ex giocatore dei Sacramenti Kings?

PHILADELPHIA 76ERS: i 76ers sono una squadra molto giovane con un futuro brillante per la franchigia, ma al momento Phila è una delle peggior squadre in NBA e molto probabilmente dovrà rinunciare ai playoff anche quest'anno, accontentandosi di un 14°/15° posto ad East. Rondo potrebbe essere il veterano giusto per una squadra piena zeppa di stelle future e fino al ritorno di Ben Simmons (fuori per infortunio) può prendere le redini della squadra soprattutto con il suo pick and roll, letale se fatto con un giocatore come Joel Embiid o Jahlil Okafor. Inoltre Rondo può fare da mentore per tutti i giovani della squadra. Arrivare a Rondo non è facile, ma Philadelphia può contare su una pedina di scambio come Nerlens Noel, ala forte/centro che sembra aver concluso la sua avventura in Pennsylvania e che soprattutto interessa molto alla società dei Bulls, visto che era stato accostato al roster di Chicago anche nel mercato dell'anno scorso.

MINNESOTA TIMBERWOLVES: Minnesota ha attualmente nel ruolo di playmaker un giocatore del calibro di Rubio, che ad essere onesti ha un pò deluso nella sua avventura a Minnesota e una trade tra i Wolves e i Bulls potrebbe far bene ad entrambe le squadre. Potrebbe essere uno stimolo in più anche per lo spagnolo, che quest'anno sta viaggiando a soli 7 punti di media a partita. Rondo sarebbe utilissimo a Minnesota, non solo perchè è un ottimo passatore in contropiede per giocatori come Kris Dunn e Zach LaVine, ma perchè vedere un pick and roll tra lui e il futuor della NBA, Karl Anthonu Towns, sarebbe un piacere per gli occhi. Questa potrebbe essere una trade molto possibile, sempre se Minnesota deciderà di privarsi del giocatore spagnolo e se vorrà puntare su un veterano come Rondo.

MIAMI HEAT: un'altra interessantissima possibile trade potrebbe essere quella fra i Miami Heat e i Bulls. Attualmente Miami ha come playmaker titolare un giocatore di altissimo livello come Goran Dragic, ma solo Tyler Johnson come possibile riserva nel roster. Potrebbe esserci uno scambio alla pari fra le due squadre dell'Est, con Rondo pronto a portare tutta la sua esperienza agli Heat e con Dragic, che aveva già alimentato qualche polemica sul suo futuro in Florida con alcune dichiarazioni rilasciate nel mese di Dicembre dello scorso anno, in grado di dare una grossa mano offensiva all'attacco di Chicago, con i suoi 19.3 punti di media a partita. Rondo è stato 4 volte ALL STARS e potrebbe accoppiarsi benissimo con un centro dominante come Whiteside, oltre a poter essere un eccellente "maestro" per il giovane e promettente Tyler Johnson.

Ancora indeciso il futuro di Rondo, ma molto probabilmente lascierà Chicago prima della fine del mercato. L'unica domanda è: dove porterà il suo talento il giocatore natio di Louisville?

 

Marco Mugnaini

 

 

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Martedì, 22 Novembre 2016 14:52

NBA: buon compleanno James Edwards

James Franklin Edwards nacque il 22 Novembre del 1955, e compie oggi 61 anni. Per chi non ricorda di questo ottimo giocatore, sottovaluto per tutta la sua intera carriera, ricordo i 3 campionati NBA vinti, due con i Detroit Pistons e uno con i Chicago Bulls. James Edwards ha militato nella NBA per ben 19 anni, giocando con la maglia dei Los Angeles Lakers (1977), degli Indiana Pacers (1977-1981), dei Cleveland Cavaliers (1981-1983), dei Phoneix Suns (1983-1988), di Detroit (1988-1991), dei Clippers (1991-1992), ancora dei Lakers (1992-1995) e infine quella dei Chicago Bulls (1995-1996). Dopo aver frequentato l'Università di Washington, entra a far parte del mondo NBA, diventando l'idolo di tutti i tifosi che gli attribuiscono il soprannome di Buddha per il suo aspetto e il suo atteggiamento forte e impassibile; altezza 216 cm, peso 102 Kg (Edwards faceva parlare di se anche per lo stile dei suoi baffi, Fu Manchu). E' stato un ottimo pivot, e nell'occorrenza anche un'eccellente ala grande; quasi implacabile era il suo tiro all'indietro in post basso, non solo perchè aveva braccia lunghissima, ma perchè con la sua fisicità era difficilissimo da contrastare. Anche se non ha mai partecipato all'All Star Game, Edwards è entrato nella memoria dei tifosi, soprattutto di quelli di Detroit; infatti faceva parte dei Bad Boys di Chuck Daly, ovvero i giocatori dei Detroit Pistons che componevano il roster dei due anelli vinti alla fine degli anni '80: Isiah Thomas, Joe Dumars, Dennis Rodmam, James Edwards, Bill Laimbeer, Mark Aguirre, Vinnie Johnson, Jhon Salley. Edwards è stato un tassello fondamentale per la vittoria dei titoli dei Pistons, sia nel 1989-1990; soprattutto nella stagione 1990 ha avuto un impatto devastante sulle partite della propria squadra, partendo da titolare in quasi tutte le partite. Oltre a questi due successi con Detroit, ne ottenne un terzo, con i Bulls nella stagione 1995-1996; in quel campionato non fu decisivo e il suo tempo di gioco fu molto limitato, visto che si stava avviando a fine carriera. Nella sua intera carriera James Edwards realizzò 14.862 punti e 6.004 rimbalzi, mettendo a referto 12 punti di media a partita in assoluto. Buon 61° compleanno James Edwards, i tuoi baffi mancano nella NBA odierna, anche se Steve Adams sembra sia sulla giusta strada!

 

 Marco Mugnaini

 

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Nonostante le incredibili prestazioni di Anthony Davis, l'avvio di stagione dei New Orleans Pellicans è stato disastroso: 0 vittorie e 6 sconfitte, la squadra con il record peggiore di tutta la lega ( Philadelphia ha un record di 0-5). Molto probabilmente i Pellicans finiranno il campionato con un record migliore di Philadeplhia, ma l'obbiettivo primario, i playoff, sembra ormai fuori dalla portata di New Orleans se continuerà ad esprimere il basket che ha espresso fino adesso. Anthony Davis ha dichiarato di sentirsi frustrato, frustrato da non riuscire a vincere una partita; molti dei tifosi e dei media che seguono da vicino la squadra della Lousiana, danno la colpa di questo pessimo inizio al GM Dell Demps, ritenuto responsabile di non aver costruito e di non aver aggiunto al roster, giocatori di qualità da affiancare a Davis per poter competere nella difficilissima Western Conference. La domanda sorge spontanea; un giocatore dal talento puro come Anthony Davis, si merita questa situazione? Oltre ad non avere un eccellente panchina, il quintetto base dei Pellicans, oltre a Davis, prevede: Tim Fraizer, E'Twaun Moore, Solomon Hill e Dante Cunningham. Buoni giocatori, ma non in grado di competere ad Ovest. E' vero che New Orleans ha patito l'infortunio al ginocchio di Tyreke Evans e l'assenza per tutta la stagione di Jrue Holiday per motivi personali, ma il lavoro del GM Dell Demps è stato a dir poco scadente. E' anche vero che Davis ha un contratto che lo lega con i Pellicans fino al 2020/2021 e che rinunciare a 22 milioni l'anno è difficile, ma un giocatore con quel talento, che nonostante l'andamento pessimo della squadra ha fatto registrare medie paurose con 30 punti, 11 rimbalzi, 2 rimbalzi, 3 palle rubate e 3 stoppate di media a partita, è destinato a cambiare franchigia nei prossimi 2/3 anni, ovviamente se New Orleans continuerà con questo momento negativo. E' uno dei dieci giocatori della lega e a soli 23 anni è in grado di dominare una partita in lungo e largo. Anche Kevin Durant, avversario di Davis nella serata americana, ha avuto parole di stima per il giocatore ex Kentucky:

"It’s hard to defend him.You can’t. His first step is probably the quickest I’ve seen in a while at his position. He’s long, he can shoot it, he can dribble it, he can shoot the 3 — so he’s doing just about everything out there on the court. Anthony Davis is probably going to lead the league in scoring this year easily ... 50 for him is a good game, and now he’s like move it to the next one." Se Davis dovesse chiedere la cessione, New Orleans sarà costretta a scambiarlo, non può fare altrimenti. Ecco allora le 3 possibili migliori destinazioni per Anthony Davis:

TORONTO RAPTORS:
Potrebbe essere la miglior soluzione per Davis, non solo perchè i Raptors stanno giocando divinamente con Lowry e DeRozan, ma anche perchè se la squadra canadese vuole battere i Cavs di James e Irving, dovrà per forza rinforzarsi sotto canestro. E allora chi meglio di Davis? Toronto avrebbe molti giocatori da poter scambiare ai Pellicans: Jonas Valanciunas, DeMarre Carroll, Terrence Ross e alcune scelte future al primo turno dei prossimi Draft. Toronto, prendendo Davis, diventerebbe la principale favorita insieme ai Cavs ad Est, e per Davis Toronto sarebbe la squadra ideale, soprattutto perchè giocherebbe sicuramente i playoff (cosa accaduta solo una volta nella sua carriera) e potrebbe giocare nella Eastern Conference, apparentemente meno competitiva e insidiosa della Western Conference.

LOS ANGELES CLIPPERS
Forse è fantascienza, ma vedere giocare insieme Chris Paul, Blake Griffin e Anthony Davis sarebbe qualcosa di unico. I primi due citati hanno iniziato la stagione nei migliori dei modi e si sono insediati per conquistare un posto nella finale della Western Conference. Ma nonostante questo, i Clippers sembrano ancora leggermente sfavoriti rispetto allo squadrone dei Golden State Warriors o ad una squadra, forse la migliore della lega per gioco, come i San Antonio Spurs. L'innesto di Davis potrebbe far fare quel piccolo salto di qualità decisivo per il titolo. I Clippers potrebbero scambiare giocatori del calibro di Jordan, J.J. Reddick e Jamal Crawford, che a dir la verità sarebbero tre ottimi acquisti per i Pellicans. Se i Clippers non riusciranno a raggiungere le Finals, dovranno stare attenti alle possibili partenze di Paul e Griffin il prossimo anno; per questo l'acquisto di Davis può essere fondamentale. E' vero che Jordan è un ottimo giocatore, soprattutto nella metà campo difensiva, ma Davis ha qualcosa in più: oltre a proteggere benissimo il ferro, in attacco potrebbe essere il compagno perfetto per Paul, visto che è un ottimo giocatore sia sul pick and roll tagliando verso canestro, sia nel pick and up, ovvero nell'allargarsi sulla linea dei tre punti pronto per il tiro dalla lunga distanza dopo aver portato il blocco al playmaker.

CHICAGO BULLS
La destinazione meno probabile forse, ma si tratta pur sempre della sua città natale, della città a cui è più affezionato. Chicago ha iniziato la stagione in maniera grandiosa, soprattutto grazie alle prestazione dei suoi tre uomini più attesi: Butler, Wade e Rondo. Chicago sembra già aver assimilato bene i concetti di squadra, ma la strada per arrivare alle finali di Conference sarà lunga e per nulla facile. L'innesto di Anthonu Davis in una squadra già così competitiva, potrebbe portare Chicago a vincere i prossimi due/tre anelli. Come detto prima, la Eastern Conference sarebbe un bonus in più per Davis, perchè solo Lebron e i Cavs potrebbero dare del filo da torcere a questi Bulls. Toronto ha un team fantastico, Boston una grandissima squadra e un grandissimo allenatore, ma Anthony Davis è una superstar e farebbe sicuramente a differenza se dovesse approdare a Chicago. I Bulls avrebbero dei ottimi giocatori da poter dare ai Pellicans: Taj Gibson, Nikola Mirotic, Denzel Valentino e scelte future al primo turno dei prossimi Draft.
Voi che ne pensate? Quale potrebbe essere la miglior destinazione per Anthony Davis?

 

Marco Mugnaini

 

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Phil Jackson, il miglior allenatore che l'NBA abbia avuto negli ultimi 30 anni. Nella sua bellissima carriera ha allenato due franchigie, i Bulss dal 1989 al 1998, vincendo sei titoli in due "three-peat", e i Los Angeles Lakers dal 200 al 2010, con alcuni anni di pausa. Dal 2000 al 2003, con Kobe e Shaq, riescono a vincere tre titoli di fila, per poi ripetersi nel 2009 e nel 2010, quando i Lakers batterono in finale gli Orlando Magic e l'anno successivo i Boston Celtics. Phil Jackson e la sua filosofia zen hanno stabilito un record che sarà difficilmente superabile da altri allenatori: 11 titoli vinti su una panchina NBA. Sotto la guida dei Bulls Jackson introdusse nel gioco della NBA il “triple post offense” l’attacco Triangolo ideato dall’assistente Tex Winter diversi anni prima. E’ un attacco pensato per un basket collettivo, basato sul movimento dei giocatori e sulla circolazione della palla. Lo definì “il sistema delle pari opportunità”, perché tutti potevano e possono aver modo di emergere in quel contesto. Nella libro "Eleven Rings", pubblicato nel 2014, Phil Jackson si sofferma proprio sul suo bellissimo periodo passato a Chicago e su quanto Jerry Reinsdorf, proprietario dei Chiacago Bulls dal 1985 fino a oggi, sia uno dei proprietari più rispettati dall'intera lega:

"Era il 1987. I Bulls mi assunsero come assistant coach. Dovetti aspettare il 1989 per essere promosso ad head coach dal grande Jerry Reinsdorf: fu il primo a credere che io fossi la persona giusta per guidare i Bulls e -in particolar modo Jordan- al successo. E' stato un crocevia importantissimo per la franchigia, Jordan era sempre più' arrabbiato e frustrato per le continue eliminazioni ai playoff, non aveva più fiducia nei compagni e nella dirigenza e tutto si risolse grazie a Jerry Reinsdorf. Politicamente o a livello di certezze, la scelta di promuovermi come primo allenatore fu un rischio. Ma Jerry è un uomo da 'high risk/high reward'. La sua politica nell'approcciare le cose è questa: anche negli affari adotta questa filosofia ed è ciò che l'ha reso famoso e che lo ha reso un proprietario di una franchigia Nba Chiunque abbia lavorato con lui ha percepito questo suo approccio rispetto alle cose, come gestisce gli aspetti legati al business del gioco; mi ha permesso di allenare, ha permesso alle altre persone che hanno lavorato per lui di fare il loro lavoro. Forse non è stato uno dei manager preferiti dalla lega, ma col senno di poi è stato uno di quei proprietari che ha dato un grande contributo per la riuscita e lo sviluppo della NBA. Aveva un'idea generale molto efficace riguardo al come funzionasse lo sport-business, riusciva a trasmettere massima fiducia a chi lavorava con lui; ed è per queste ragioni, e per aver reso i Bulls uno dei marchi d'élite dello sport professionistico, che Reinsdorf e' stato inserito pochi giorni fa nella Naismith Memorial Basketball Hall of Fame".

 

 

Marco Mugnaini

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