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Giovedì, 15 Dicembre 2016 16:35

Luke Walton multato dalla NBA

L'allenatore dei Los Angeles Lakers, Luke Walton, nella serata di Mercoledi 14 Dicembre, è stato multato di 15.000 dollari dalla NBA per "aver urlato con veemenza all'indirizzo di un arbitro di gara e per non aver lasciato il campo in modo tempestivo al momento della sua espulsione". Questo episodio è accaduto nella notte di Lunedì, quando all'Arco Arena II di Sacramento è andato di scena il derby californiano tra i Kings e i Los Angeles Lakers. Luke Walton è stato espulso per proteste dopo che il centro dei Kings, DeMarcus Cousins e il centro dei Lakers Julius Randle, si sono !azzuffati" in mezzo al campo e senza che venisse fischiato un fallo. Walton ha protestato subito, urlando contro gli arbitri di dover andare a vedere il replay, convinto che il suo giocatore avesse subito un fallo abbastanza plateale; l'allenatore dei Lakers era molto frustato e arrabbiato, tanto che Jordan Clarkson ha dovuto tenerlo per evitare altre sanzioni ben peggiori. (Episodio simile successo nella partita tra Brooklyn e i Clippers, dove Doc Rivers era tanto imbufalito con gli arbitri che ci sono voluti 2-3 giocatori per fermarlo). Prima della partita giocata questa notte al Barclays Center e persa malamente contro i Brooklyn Nets, Walton ha dichiarato ai microfoni della stampa, di non essere pentito per quello che ha fatto: "No, non sono pentito, ed è la stessa cosa che ho detto subito dopo la partita di Sacramento. Sono sempre stato cresciuto nell'idea che la squadra per cui giochi o che alleni è come una famiglia; se i miei ragazzi non "navigano nella direzione giusta" devo essere io a prendere il controllo e portarli al successo (successo non inteso come vittoria di una partita), siamo una famiglia, ognuno lotta per l'altro, siamo come fratelli. E' il compito dell'allenatore e io voglio solo il meglio per i miei ragazzi." Messaggio che è stato ben compreso dai giocatori dei Lakers, che vedono in Walton la giusta guida per un futuro roseo: "Oh, io amo il mio allenatore. Lo stimo sia come coach che come ragazzo. Ha tutto il nostro appoggio, al 100%, come noi siamo sicuri che Luke ci guarderà sempre le spalle. E' pronto a lottare per noi, come noi siamo pronti a scendere in campo e a "spaccare i culi" per lui. Siamo una grande famiglia.", sono state le parole pacate di Randle a fine partita contro Sacramento. Anche se gli ultimi risultati hanno creato un pò di malumore in casa Lakers, ma lo spirito combattivo, lo spirito di squadra che abbiamo visto in questi 2 mesi non è certo calato e il merito va dato soprattutto a Luke Walton, che a soli 36 anni è il più giovane allenatore della NBA e inoltre è alla sua prima esperienza come head-coach; sicuramente il coraggio in casa Walton non manca, e molti giornalisti sono sicuri che a fine anno Luke riuscirà a portarsi a casa il premio di "Miglior allenatore dell'anno".

 

Marco Mugnaini

 

 

Pubblicato in NBA

DeMarcus Cousins è senza dubbio il miglior centro NBA di oggi; giocatore di soli 26 anni, già due volte All Star (2015,2016), ha chiuso la sua passata stagione facendo registrare numeri incredibili: 26,8 punti e 11,5 rimbalzi di media a partita. Talento mostruoso, soprattutto se si pensa a quanto sia completo il suo gioco offensivo visto che Cousins è diventato, in questi due anni, un buon tiratore dalla lunga distanza e da dietro l'arco. L'unico problema (oltre al suo carattere a volte "troppo vivace") è che gioca per la franchigia più disfunzionale della NBA di oggi, i Sacramento Kings. Una franchigia che ha cambiato moltissimi allenatori in questi anni, non riuscendo a dare una vera conformazione alla squadra, che deve rimproverarsi anche per scelte ai Draft e trade molto discutibili e con un proprietario sempre incerto sulle decisioni importanti da prendere. DeMarcus difficilmente potrà dimostrare tutto il suo pieno potenziale fino a quando non si muoverà in una franchigia con le idee chiare e con una società in grado di gestire al meglio squadra, allenatori, staff. Ecco allora le 3 probabili miglior destinazioni per Cousins, se mai dovesse decidere di lasciare la California:

-Cleveland Cavaliers: I Cavs hanno già un roster ricco di giocatori, soprattutto di superstar, ma si può sempre migliorare. Nonostante Cleveland possa contare sul 4 volte MVP Lebron James e la giovane superstar Kyle Irving, che quest'anno ha dimostrato di essere un talento purissimo (se mai fosse stato messo in discussione), persiste ancora un grosso punto interrogativo: Kevin Love. Il giocatore,ex Minnesota, ha avuto non pochi problemi di ambientazione e di coesione con la squadra nei suoi due primi anni a Cleveland, faticando a trovare il suo vero ruolo all'interno della squadra: a volte è uno "sparatutto" dalla linea dei tre punti, altre è un giocatore di solo post basso. Kevin Love è un ottimo giocatore e i suoi 16,9 e 9,9 rimbalzi di media a partita della scorsa stagione ne sono la riprova, ma molto probabilmente non è un giocatore che si amalgama bene con Irving e con Lebron. Se Sacramento acquistasse Love, sarebbe per loro un ottimo affare; ma esistono alcuni problemi. Love è pagato di più dai Cavs e il suo valore di mercato è considerato leggermente più alto rispetto a quello di Cousins, quindi i Kings dovrebbero mandare a Cleveland, oltre a Cousins, giocatori del calibro di Kofous o McLemore, mentre dall'altra parte, i Cavs, avrebbero dovuto cedere a Sacramento le loro prime scelte al primo turno dei Draft dal 2020 al 2030 . L'acquisto di Cousins sarebbe fondamentale per i Cavs, e con "The King", DeMarcus potrebbe finalmente esprime tutto il suo potenziale supportato da giocatori che sanno cosa vuol dire vincere.

- Chicago Bulls: quest'estate i Chigago Bulls hanno "cambiato look"; dopo aver ceduto il loro uomo franchigia, Derrick Rose, e Noah ai New York Knicks, i Bulls si sono mossi ottimamente sul mercato, portando nella città del vento due superstar come Dwayne Wade e Rajon Rondo, senza dimenticarsi che nel roster c'è una possibile superstar come Kimmy Butler. Ma ai Bulls manca ancora qualcosa per poter diventare una vera e propria contendente per la finale dell'Eastern Conference. E chi meglio di DeMarcus Cousins può colmare questo gap? Sembrerebbe che Cousins, recentemente, abbia lasciato una dichiarazione in cui si dice molto impressionato dal roster di Chicago e che è affascinato dalla città; e in più ritroverebbe un suo ex compagno ai Kings, Rondo. L'acquisto da parte dei Bulls di Cousins vedrebbe partire dalla città dell'Illinois giocatori come Bobbie Portis, Doug McDermott, Nikola Mirotic, e la prima scelta del nuovo progetto Bulls, Denzel San Valentino. L'arrivo di DeMarcus a Chicago gioverebbe sia alla carriera del giocatore, ma anche a quella della società che con un acquisto di questo livello si inserirebbe nella top 3 nella Eastern Conference e soprattutto potrebbe tornare a sognare una città come Chicago che non conquista un titolo NBA dai tempi di Jordan.

- Portland Trailblazers: Damian Lillard e Cousins insieme sarebbero uno dei duo più letali di tutta la NBA. Portland, innanzitutto, ha un ottimo allenatore come Terry Scotts, che ha guidato una squadra giovane e senza aspettative di Playoff a un record di 44-38 e piazzandosi 5° nella difficilissima Western Conference. Portland potrebbe offrire ai Kings un paio di giocatori molto interessanti, come C.J. McCollum e Mason Plumlee, oltre alla loro scelta al primo turno del Draft del 2017. Difficile però che C.J. McCollum lasci Portland visto la magnifica stagione passata e il nuovo contratto firmato di 4 anni che lega McCollum a Portland. L'acquisto di Cousins sarebbe fondamentale per i Trailblazers e un possibile trio Lillard-McCollum-Cousins sarebbe uno spettacolo per tutti i tifosi NBA e finalmente i Blazers potrebbero tornare grandi come un tempo.

 

 Marco Mugnaini

 

 

Pubblicato in NBA

Giocatori come Steph Curry, Russell Westrbook o Kyle Irving hanno conquistato il palcoscenico e il cuore dei tifosi NBA negli ultimi anni. Ma mentre tutti gli occhi sono rivolti verso questi playmaker/guardie, alcuni giocatori che giocano nel ruolo di centro stanno mostrando il proprio predominio, passando però in secondo piano. Ecco di seguito i probabili dieci miglior pivot della stagione che sta per iniziare:

10. Joakim Noah (New York Knicks): rotto, ammaccato, malconcio, sicuramente la stagione scorsa non è stata indimenticabile per il giocatore francese. Nel suo ultimo anno ai Bulls, aveva perso qualsiasi tipo di importanza nell'attacco dei Chicago e quelle che erano le sue grandi doti difensive, sembravano essere sparite tutto ad un tratto. Non bisogna però dimenticarci che un paio di anni fa, insieme all'ex MVP Rose, Noah dominava sia nella metà campo difensiva che in quella offensiva; è chiaro che non può essere il giocatore di quei tempi, ma il suo nuovo trasferimento nella "Grande Mela", le sue caratteristiche difensive, gli permettono di far parte dei miglior dieci centri della Lega e potrebbe far tornare Noah il giocatore di una volta. La sua determinazione, la sua difesa, la sua capacità di andare al rimbalzo sono un bene prezioso per i Knicks e per il loro gioco, anche perchè forza fisica e coraggio sono doti fondamentali nella NBA moderna.

9. Nikola Vucevic (Orlando Magic): questo giovane giocatore ha punti nelle mani e una facilità disarmante di un veterano, come quasi nessuno nella NBA di oggi. Senza dubbio uno dei giocatori più sottovalutati dell'intero campionato, un giocatore di cui i media parlano raramente; Vucevic è un centro in grado di mettere costantemente grandi numeri a referto, sia per quanti riguardi i punti sia per quanto riguarda i rimbalzi. E' stato l'unica nota positiva nella scorsa stagione ad Orlando, insieme all'ex Oladipo, trasferitosi ad OKC. Nikola ha un ottimo raggio di azione, e per essere un giocatore di 2 metri e 13 ha un ottimo tiro dalla distanza; ha solo 25 anni e quindi ha un ottimo margine di miglioramento, anche se quest'anno la concorrenza nel reparto lunghi potrebbe togliergli qualche minuto di gioco.

8. Al Horford (Boston Celtics): nella stagione passata, con gli Atlanta Hawks, Horford ha collezionato 15 punti e 7 rimbalzi di media a partita, non male per una squadra che gioca molto sul movimento del pallone e sul tiro dalla lunga distanza. Tiro da dietro l'arco che nell'ultimo anno è diventato una costante per Horford, migliorando di gran lunga le sue percentuali nel tiro da tre. Tiro da tre che in questa NBA è fondamentale; ed avere un centro delle dimensioni di Horford con un ottimo tiro dalla lunga distanza, vuol dire avere tutto. Ma la dota principale del nuovo pivot dei Celtics è la sua intelligenza cestistica e la capacità di vedere il gioco degna di un playmaker. Fa sempre scelti intelligenti e raramente butta via un pallone; la sua nuova esperienza a Boston lo aiuterà a crescere maggiormente e allo stesso tempo i Celtics hanno trovato un punto di riferimento nelle loro azioni offensive.

7. Hassan Whiteside (Miami Heat): questo può essere l'anno di consacrazione di Whiteside, non solo perchè il suo gioco nell'ultimo anno e mezzo è cresciuto esponenzialmente, non limitandosi più a sole schiacciate e pick and rool, ma aumentando il suo raggio di tiro e diventando una delle principali pedine dell'attacco dei Miami. Ora che Wade e Bosh hanno lasciato la Florida, molte delle responsabilità dell'attacco e della difesa ricadranno su Whiteside, che è in grado di dominare contro chiunque sotto canestro.

6. Dwight Howard (Atlanta Hawks): la parola chiave con Howard è "impatto". Può non sembrare il miglior sesto centro della Lega, ma se guardiamo al passato l'impatto di Howard in qualsiasi squadra abbia giocato è stato fondamentale. In difesa, con Howard sotto canestro, si chiude completamente la saracinesca e la percentuale dei tiri realizzati degli attacchi avversari cala vigorosamente. In attacco, attrae sempre su di se minimo due difensori e ciò permette ai tiratori di avere più spazio ed inoltre può dare secondi occasioni da rimbalzo alla propria squadra. Con Dwight Howard potrebbero esserci dei problemi nello spogliatoio, ma la sua avventura ad Atlanta sembra essere iniziata con il piede giusto. Attenzione che Howard può tornare quello di un tempo.

5. Karl-Anthony Towns (Minnesota Timberwolves): nella sua stagione da Rookie ha ottenuto dei numeri stratosferici: 18 punti, 11 rimbalzi e quasi 2 blocchi di media a partita, non male per un ragazzo di appena 20 anni. KAT sembra avere tutto il potenziale per diventare il Pivot del futuro, soprattutto per la facilità con la quale riesce a mettere punti a referto. Si sforza sempre di creare la miglior situazione, sia per lui che per i compagni, deve migliorare solamente nel suo gioco in post basso per poter diventare un giocatore completo. Occhio che quest'anno KAT potrebbe spaventare l'intero campionato.

4. Marc Gasol (Memphis Grizzlies): i continui infortuni hanno fatto perdere gran parte della scorsa stagione a Marc Gasol e per questo motivo ha perso alcuni posti nella classifica dei miglior centri in circolazione. Ma non fatevi trarre in inganno, perchè sicuramente nella stagione che sta per iniziare, Marc darà tutto se stesso per tornare a grandi livelli e per riportare i Memphis ai playoff. La difesa di Gasol è pura, asfissiante, davvero intensa per essere un centro; mentre le sue capacità offensive sono qualcosa di raro e la sua capacità di andare a rimbalzo è frizzante, sempre disposto a lottare per ottenere una seconda occasione. E per essere un centro di oltre due metri e di oltre 100 Kg, ha le mani vellutate, in grado di effettuare dei passaggi degni del miglior Stockton e il suo gioco in post basso forse è il più funzionale e bello da vedere dell'intera NBA. Anche al 70%, Marc Gasol è sicuramente ancora un centro d'elite per questa lega.

3. Andre Drummond (Detroit Pistons): ogni qualvolta vedrete giocare i Pistons, osservate quanto Andre Drummond sia fondamentale per il successo della sua squadra. Se Drummond gioca male è molto probabile che i Pistons perderanno la partita, se gioca bene allora quasi sicuramente arriverà una vittoria per Detroit. E c'è un motivo per spiegare questo: Drummond tiene i redini della squadra, sia nella metà campo difensiva che in quella offensiva, è il leader dei Pistons. Il suo gioco è molto buono su entrambi i lati del campo e vederlo giocare in post basso è un piacere per gli occhi dei tifosi. Il suo punto forte, però, sono i rimbalzi: l'anno scorso è stato il primo per i rimbalzi conquistati e sono abbastanza sicuro che anche quest'anno prenderà più rimbalzi di tutti; solo le sue scarse percentuali ai tiri liberi non gli permettono di essere il centro più forte di tutta la lega.

2. DeAndre Jordan (Los Angeles Clippers): perchè DeAndre è cosi alto in questa lista? Una parola: DIFESA, ecco perchè. Sicuramente Jordan non è la prima scelta nell'attacco dei Clippers ed ha ancora molto da migliorare sulle sue capacità offensive, ma quando si tratta di proteggere il canestro e di togliere un tiro facile all'avversario, è il primo nel campionato. Avere un giocatore nell'area difensica come DeAndre Jordan è sicuramente è un bene di lusso per i Clippers, in grado di conquistare tantissimi rimbalzi a partita e in grado di respingere al mittente molti tiri dei giocatori avversari.

1. DeMarcus Cousins (Sacramento Kings): nessuna sorpresa, DeMarcus Cousins è il miglior centro della Lega. Per dirla in parole povere, Cousins domina ogni zona del campo e il suo gioco offensivo è talmente potente, che nessun altro pivot può segnare punti con la stessa facilità di Cousins. Può tirare sia da tre, ma anche batterti in uno contro uno ed avvicinarsi a canestro ed inoltre in difesa contesta ogni tiro che passa dalla sua zona. E' vero che Cousins può essere anche una testa calda a volte, difficile da gestire soprattutto per gli allenatori, ma ha una passione infinita per il gioco del basket che lo dimostra ogni volta che ha la palla. E cosa importante che lo distingue da quasi tutti gli altri giocatori della lista è il fatto che Cousins è leader puro in grado di trascinare un intero spogliatoio, di dare la giusta carica ad ogni partita. La squadra si affida a lui nel momento del bisogno e Cousins riesce quasi sempre a risolvere le situazioni, tranne quando perde totalmente la testa. E' la descrizione perfetta di giocatore "ALL- AROUND".

 

 Marco Mugnaini

 

 

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Questa volta George Karl o Rajon Rondo non c'entrano: DeMarcus Cousins sta amorevolmente battibeccando con Brittner Griner, che aveva dichiarato "di voler sfidare Cousins in uno contro uno". Questa mattina, mentre lei stava mangiando delle patatine, lui la ha invitata ad entrare con lui in palestra, lasciando stare il sacchetto di junk-food, ma lei ha replicato "non è ancora venuto il momento e non è il luogo adatto (per l'uno contro uno, ndr)". Ah, lei lo trova divertente. 

 

Adesso abbiamo finalmente capito perché in campo, sia così "distratto" e impacciato. 

Pubblicato in NBA
Giovedì, 28 Luglio 2016 22:19

Divac prevede la disfatta della Serbia

Vlade Divac non ha scelto solo di proteggere il suo uomo franchigia rigettando le polemiche sulle faide interne e facendo terra bruciata attorno al suo pupillo. Parlando delle prossime olimpiadi e della sua Serbia, sentite cosa ha dichiarato recentemente:

 

 

Pubblicato in Estero
Venerdì, 29 Aprile 2016 19:19

Gasol e Cousins sul mercato?

 

Entrambi questi "Big Man" potrebbero vestire una nuova maglia la prossima stagione: Cousins ha creato sin troppi grattacapi a Sacramento e gli ultimi report ci dicono che la società sarebbe ben felice di metterlo sul mercato. Nel frattempo, Gasol ha ammesso che l'opzione San Antonio Spurs - caldeggiata dal fratello Marc - gli aggrada assai, ma quest'ultima trade potrebbe costituire un problema qualora Duncan rimanesse alla corte di Popovich: come convivrebbero Aldrige, Duncan e Gasol (anche in termini economici)?

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Non l'avremmo trattata come una notizia, se non fosse espressione di un'esagerata attenzione nei suoi confronti. Vi pare così grave il gesto di Cousins, questa volta?

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Ancora una volta, Cousins non è riuscito a tenere a freno la lingua e - a quanto sembra - avrebbe sfogato la sua frustrazione in maniera troppo veemente ed esagerata nei confronti di coach Karl. I Kings lo hanno perciò sospeso per "comportamento scorretto", ma senza specificare il perché della punizione. 

Pubblicato in NBA
Martedì, 01 Marzo 2016 15:00

Cousins di nuovo sopra le righe...

 

Cousins nervosetto si ferma prima del...disastro. 

 

 

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Domenica, 31 Gennaio 2016 15:35

Cousins: i raggi hanno esito negativo

 

Marc Gasol non è proprio un fuscello: immaginate il dolore di sentirvelo cadere addosso sulla vostra caviglia. Cousins era stato trasportato subito fuori dal campo, e non poteva appoggiare nemmeno il piede a terra. Ora i raggi danno esito negativo ma i tempi di recupero sono ancora ignoti. 

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