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Lunedì, 06 Marzo 2017 09:20

NBA: giocatori baciati dalla fortuna...

Quante volte ci siamo sentiti dire che per ottenere dei buoni risultati e realizzare i nostri sogni bisogna lavorare sodo, farsi il cosiddetto "culo" per far sì che un giorno potremmo realizzare i nostri sogni? Tutto ciò è verità, così come lo è nella vita, così lo è anche nel basket; molti campioni hanno dovuto sputare sangue per essere dove sono, hanno dovuto lottare per conquistare la fiducia degli allenatori e dei media; giocatori come Allen Iverson, Stephon Marbury, Jimmy Butler,Caron Butler, Carmelo Anthony, Kevin Durant, LeBron James e Kawhi Leonard, che nonostante un' infanzia difficile, sono riusciti ad non entrare in quel mondo criminale di cui facevano parte alcuni amici e parenti, ma a realizzare il sogno di ogni bambino che gioca a basket. Ma altri sono stati più fortunati; parlo di quei giocatori, che oltre al talento, all'allenamento e ai sacrifici, sono stati "baciati dalla fortuna", hanno avuto un' infanzia ricca e felice, una famiglia alle spalle che già aveva fatto conoscere il proprio nome e che in minima, e in altri casi grande parte, "ha agevolato" la loro ascesa in Nba. Durante la loro infanzia non hanno mai dovuto affrontare problemi familiari e di amici riguardanti l'abuso di droga, la violenza domestica, non hanno avuto problemi di formazione e di relazione con gli altri ragazzi; cose che purtroppo giocatori come Iverson hanno vissuto sulla proprio pelle. Ecco allora 10 giocatori Nba che fin da bambini sono stati baciati dalla fortuna:

 

Pubblicato in NBA
Giovedì, 09 Febbraio 2017 09:20

Ritorno al passato,"il tiro libero dal basso"

Un tiro libero è un’opportunità concessa ad un giocatore di segnare 1 punto, non disturbato, da una posizione dietro la linea di tiro libero e all'interno del semicerchio. I tiri liberi, spesse volte, possono risultare decisivi in una partita; si tratta di un fondamentale del basket, e come ogni fondamentale va allenato. Dal punto di vista tecnico è importantissimo avere il giusto equilibrio, i piedi paralleli fra loro e rivolti al canestro e soprattutto la giusta flessione delle gambe, che ti permettono di realizzare un tiro più dolce ed elastico. Negli ultimi anni però, molti dei giocatori Nba sembrano si siano dimenticati di come realizzare un tiro libero, ricevendo continue critiche per le scarse percentuali dalla lunetta; un possibile errore dalla lunetta viene commentato dai tifosi con un rumore di disappunto, mentre gli occhi di tutti sono sul tiratore. Un libero sbagliato è un punto perso, e un punto perso a volte può significare perdere una partita. Il professor Larry Silverberg della North Carolina State University ha elaborato la formula perfetta: angolo di rilascio di 52 gradi, tre rotazioni all’indietro al secondo della palla, mirare a un punto a 7 centimetri dietro il centro del canestro. Formula che giocatori come Shaq O'Neal non hanno studiato, tanto che è stato inventato un termine qualche anno fa: "hack a shaq", ovvero il fallo sistematico fatto proprio a Shaquille (e in seguito a quasi tutti i giocatori con una percentuale bassa come la sua) per mandarlo in lunetta, nella speranza di uno suo 0/2 e anche con l'intenzione di far perdere ritmo alla squadra avversaria. Nella serie tra Houston Rocktes e Los Angeles Clippers dei pla-off dell'anno scorso, le squadre, secondo molti addetti ai lavori, hanno abusato di questa strategia, soprattutto Los Angeles. Doc Rivers ha usato " l'hack a shaq" su Dwight Howard, facendo tirare al giocatore di Houston ben 85 tiri liberi nella serie; e la strategia ha anche funzionato, visto che Howard ha realizzato solo lo 0,38% dei tiri liberi (33/85). Allenatori, giornalisti e tifosi si chiedono se sia il caso di mettere una regola per fermare questa strategia, che danneggi molti momenti della partita, rendendo l'incontro stesso molto spezzetato e poco spettacolare. Io credo che ci sia un altro modo per combattere l'"hack a shaq" che ormai si sta sempre più espandendo in Nba (oltre a far allenare per 40 minuti al giorno tutti quei giocatori che hanno una percentuale ai liberi al di sotto dell'80%); ritornare al libero tirato dal basso.Il tiro esce dalla mani molto più morbido e parte da una posizione più naturale rispetto alla parabola convenzionale e produce ottimi risultati. Molti dei giocatori attuali (non solo della Nba) riderebbero di fronte a questa affermazione, ma forse non sanno che Rick Barry (grandissimo ex giocatore Nba, vincitore con i Golden State Warriors di un anello nel 1975) con questa tecnica ha tenuto il 90% dalla lunetta (Barry è stato inoltre inserito nella Hall Of Fame ed eletto tra i 50 giocatori più grandi del gioco). Barry è il padrino di questa specialità e non riesce a capacitarsi di come mai i giocatori di oggi con une media attorno al 60% in giù non facciano almeno un tentativo. Rick si era anche offerto di poter insegnare a Shaq a tirare dal basso, visto la sua media ai tiri liberi era a malapena del 53%; ma "The Diesel" rifiutò, affermando "che per uno che appartiene alla generazione hip-hop meglio sbagliarne tanti piuttosto che segnarli a due mani piegandosi sulle ginocchia." Nonostante oggi questa tecnica di tiro libero possa sembrare "ridicola" , in passato i giocatori facevano molto più affidamento su questo tiro, questo perchè, come detto prima, il tiro viene spinto meglio e crea rimbalzi migliori sul ferro e sul tabellone, poichè l'arco disegnato è più naturale rispetto alla parabola piatta del tiro sopra la testa. Molti giocatori forse tirerebbero ancora in quel modo se non fosse stato per Bill Shermani, che ha vinto per 7 volte la classifica dei liberi negli anni '50, terminando la carriera con l'88.3% dalla lunetta, tirando da sopra la testa. Perfino Chamberlain , che non era proprio un asso nei tiri liberi, ci provò per qualche anno, prima di tornare sui suoi passi perchè a suo dire "mi sentivo davvero un cretino a tirare in quel modo". Molto probabilmente i giocatori di oggi snobbano questa tecnica per paura di essere presi in giro o di fare figura ben peggiori delle loro scarse percentuali da cronometro fermo. Barry, però non molla con la sua idea. Continua a fare completamente affidamento su questo tiro. Ogni volta che guarda una partita di basket e vede un tiro libero sbagliato, non riesce a trattenere la sua frustrazione, ripensando al fatto di essere l'unico interprete rimasto del tiro libero dal basso. "Nessuno ha usato la mia tecnica per decenni, una tecnica differente rispetto a tutte le altre. Se qualcuno volesse imparare dall'originale e migliorare le proprie percentuali, potrei insegnarlo solo io". Magari qualche giocatore attuale dell'Nba potrebbe imparare molto dal maestro Barry, invece di massacrare sera dopo sera i ferri del canestro.

 


Marco Mugnaini

 

Pubblicato in NBA
Lunedì, 12 Dicembre 2016 12:51

La crisi degli Atlanta Hakws

Atlanta è in crisi; lo sono i giocatori, lo è lo staff, lo sono i tifosi, increduli per quello che sta succedendo e preoccupati per quello che sarà il futuro. Dopo un'estate travagliata da molte partenze illustri e da arrivi che apparentemente sembravano quelli giusti, gli Hawks avevano iniziato le prime due settimane della stagione con un ottimo record di 9 vittorie e 2 sconfitte; anche se prematuramente, tutto faceva pensare che Atlanta potesse essere la vera contendente ai Cavs, padroni incontrastati dell'Est. Dwight Howard sembrava poter essere l'elemento aggiuntivo fondamentale per dare quel salto di qualità definitivo alla squadra della Georgia e la vittoria contro i Cavs durante quell'ottimo record di inizio stagione, aveva già proiettato gli Hawks ad essere l'anti Cavaliers. Ma dopo la vittoria del 16 Novembre contro i Bucks e dopo aver raggiunto Cleveland in testa all'Eastern Conference, qualcosa è cambiato. Dopo quella fantastica striscia di partita, Atlanta perde consecutivamente con gli Hornets e contro i Knics (deludente la prestazione contro New York che vinse per 104-94), per poi arrendersi contro una delle squadre che in quel periodo era meno in forma, i New Orleans Pellicans. Da qui la crisi; non solo gli Hawks hanno iniziato a giocare un pessimo basket nell'ultimo mese e mezzo e tralasciando le ultime due vittorie contro Miami e Milwaukee, Atlanta è ultima nella NBA per risultati nelle ultime 10 partite disputate. Imbarazzante è stata la sconfitta contro Toronto il 3 Dicembre, dove i Raptors hanno dato una sonora lezione agli Hawks, sconfiggendoli con il punteggio di 128 a 84. La domanda sorge spontanea; cos'è successo agli Hawks di inizio stagione? Possibile che quest'anno siano solo la brutta copia della bellissima squadra vista la scorsa stagione? Indubbiamente le perdite di Jeff Teague e Al Horford possono essere viste come le principali cause di questo momento di crisi, perchè se perdi 2 dei tuoi 3 migliori giocatori non puoi essere assolutamente la stessa squadra. Entrambi erano fondamentali per l'attacco di Atlanta, non solo per le ottime spaziature che i due giocatori creavano, ma anche per i numerosi tiri da tre messi a segno lo scorso anno; anche Al Horford, che di mestiere non è un tiratore, era diventato fondamentale con il tiro dalla distanza, così da poter aprire le difese avversarie e lasciare l'area libera per possibile penetrazioni. Ma adesso senza i due perni fondamentali dell'attacco, senza le scintille in grado di dare un'identità offensiva, le cose sono molto più complicate: Atlanta avrebbe bisogno di andare oltre, di crearsi una nuova identità e nuove opzioni d'attacco efficaci. La chimica di squadra, per il momento, sembra un lontano ricordo di quella vista nelle passate stagione e come detto prima, gli Hawks sono la peggior squadra nelle ultime 10 partite disputate, con un recordi di 2 vinte e 8 perse, diventando le 22esima difesa della lega; difesa che con l'arrivo di Howard doveva essere un punto fondamentale nel gioco di Atlanta e all'inizio della stagione i risultati sembravano dar ragione alla dirigenza Hawks. A mio avviso, un altro problema sono le ali di Atlanta; Paul Milsap e Dwight Howard sono giocatori eccellenti nei rispettivi ruoli (ala grande e centro), ma Kyle Korver, Dennis Schroder, Bazemore, non stanno producendo come la passata stagione; tutte le loro medie sono in netto calo, fatta eccezione per Schroder che con 15 punti 6 assist a partita e in linea con i numeri dell'anno scorso. Ma con questa medie il giocatore tedesco non può essere considerato un playmaker titolare sopra la media, anche se ovviamente è ancora molto giovane e con grandi prospettive di miglioramento. Il Kyle Korver visto in queste partite è solo un lontano ricordo di quel Korver che abbiamo visto negli ultimi due anni e per essere la guarda tiratrice titolare, ha collezionato media abbastanza basse: 8.5 punti, 2 rimbalzi e 1.9 assist di media a partita; potrebbe essere giunto il momento di dare a Kyle Korver un nuovo ruolo in questa squadra e che qualcuno dalla panchina diventi la guardia titolare al suo posto. Inoltre Bazemore sta tirando con le sue peggior percentuali in carriera con solo il 36% dal tiro da due e il 30.2% dalla lunga distanza. L'unica nota positiva per gli Hawks è la panchina, che si colloca all'ottavo posto nella classifica NBA per punti realizzati. Nella sonora sconfitta contro i Raptors e nella sconfitta contro i Detroit Pistons della notte precedente, la panchina ha segnato 85 punti complessivi contro gli 84 dei titolari; in grande spolvero Tim Hardaway Jr, che sta avendo un'annata di grande livello ed è già in lista per il sesto uomo dell'anno. Atlanta deve assolutamente operare sul mercato, andando alla ricerca di una guardia/ala titolare in grado di farle quel salto di qualità necessario di renderla competitiva anche questa stagione; anche se gli Hawks non hanno grandi possibilità economiche, una soluzione sarebbe quella di scambiare alcuni dei suoi veterani (Milsap o Korver, opterei più per il secondo) con giovani dalle ottime speranze in grado da subito di dar quel contributo necessario per ottenere un ottimo piaziamento ai playoff, visto che l'ottavo posto attuale non soddisfa nè la dirigenza nè la tifoseria. La chiave del successo per Atlanta sarebbe l'aumento della produzione offensiva dei suoi titolari, Bazemore dovrebbe tornare al suo 44% al tiro dello scorso anno e Shroder in qualche modo deve riuscire a riempire le lacune lasciate da Jeff Teague, anche se non sarà facile. Le ultime due vittorie nelle ultime due partite hanno dimostrato che Atlanta è in grado di arrivare nelle parti nobili della classifica ad East e se Milsap, Shroder e Howard giocheranno come contro Miami e i Bucks, gli Hawks possono essere sicuri che torneranno a festeggiare e gioire in pochissimo tempo.

 

Marco Mugnaini

 

 

Pubblicato in NBA

 

Come previsto primi aggiustamenti al roster da parte della Vanoli Cremona. Classe 1986 alto 1.93, Paul Harris, tre anni a Syracuse University e una ricca esperienza da giocatore professionista in D-League, nelle Filippine, in Francia e in Turchia prenderà il posto di Omar Thomas, momentaneamente messo fuori squadra. L’ex Sassari, Avellino e Brindisi continuerà ad allenarsi individualmente in attesa di trovare una sistemazione -ci sono interessamenti da parte di Mantova e Imola, entrambe le squadre in serie A2- salvo ulteriori novità a Cremona, dove si valuta la posizione di Gabe York che avrebbe chiesto di uscire dal contratto per problemi di adattamento.

Ecco trenta cose che pochi sanno di Paul Harris.

  1. E’ nato a Niagara Falls, città nello stato di New York, alla frontiera fra Usae Canada. Al di là del ponte sul fiume Niagara che fa da confine, c'è la città gemella di Niagara Falls, Ontario, Canada
  2. Fa parte di una famiglia composta da tre fratelli. La mamma, single, ha dovuto crescerli e mantenerli da sola.
  3. Harris ha un figlio di 13 anni, avuto quando era ancora minorenne: si chiama Paul III
  4. Al liceo è stato uno dei giovani piu’ talentuosi e interessanti degli Usa. Tantissimi i trofei vinti, vanta l'inserimento nella Top 11 da parte di Usa Today dei prospetti più futuribili in America
  5. Il suo allenatore al liceo Dan Bazzani è stato nominato coach dell’anno da Usa Today
  6. Ha giocato assieme a Kevin Durant in una selezione composta dai giovani americani più promettenti
  7. E’ stato in carcere per 13 giorni a Lockport County, nel 2003, per possesso di cocaina e crack a 16 anni con l’accusa di spaccio. Ha scontato 5 anni di libertà vigilata.
  8. E’ stato anche accusato di aggressione di terzo grado a seguito di una lite con la sua fidanzata, nel 2004. Ha frequentato volontariamente un programma di gestione della rabbia per 15 settimane. In seguito le accuse sono state ritirate.
  9. Ha giocato contro Dwight Howard in un camp estivo nel 2003 riservato ai giocatori del liceo, annullandolo completamente nonostante gli oltre 20 cm di differenza
  10. In un altro camp, nel 2005, costrinse a soli due punti la futura star Nba OJ Mayo, in quella che ancora oggi viene chiamata la “OJ Mayo Game”
  11. Ha frequentato il liceo per cinque anni. Le persone vicine a lui gli hanno consigliato di passare subito tra i professionisti e provare la NBA per aiutare economicamente la sua famiglia, ma lui ha scelto il college.
  12. E’ stato il primo nella sua famiglia a frequentare l'università, Syracuse University, lo stesso di James Southerland e di Carmelo Anthony
  13. Al college ha esordito con una doppia doppia, il primo sette anni dopo Carmelo Anthony, per questo è stato considerato dai tifosi degli Orange l’erede naturale di Melo.
  14. Grande capacità di andare a rimbalzo, è una delle qualità in cui eccelle maggiormente. Ala, ma può ricoprire anche il ruolo di guardia, dunque è un 2-3. Ha un fisico asciutto, dotato di grande atletismo e un’impressionante apertura di braccia. La difesa è l’altra sua peculiarità più importante. Molto forte sin da giovane nella difesa uno contro uno, al college ha fatto fatica ad adattarsi alla difesa a zona studiata da coach Jim Boeheim
  15. E' stato compagno di squadra e grande amico sin dai tempi del liceo di Johnny Flynn, ex Capo d’Orlando. Con Syracuse ha giocato anche con Kris Joseph, attualmente a Brindisi -in sostanza era il suo cambio- e con Andy Rautins, ex Varese
  16. Non nasce come tiratore puro. Anzi, ha dovuto costruirsi il tiro con il tempo, in particolare ha lavorato molto l’estate successiva al suo terzo anno di college assieme a coach Tim Sullivan. Ha dovuto migliorare molto anche il suo movimento senza palla perché al liceo era abituato ad avere sempre la palla in mano
  17. Le parole dell’assistente coach di Syracuse Mike Hopkins: “Melo potrebbe segnare 50 punti e Harris appena 2 punti, ma sono entrami dei vincenti. Paul non è mai stato un tiratore: potrebbe giocare una partita e tirare 0-15 da tre. Ma quando arriva il momento decisivo, quel tiro state sicuri che lo segnerà”.
  18. Durante la sua visita ufficiale a Syracuse, Hopkins ha portato il ragazzo al centro commerciale. La prima cosa che ha fatto Harris è stato entrare in un negozio di giocattoli per comprare un giocattolo al figlio di Hopkins.
  19. Non ha finito gli studi, ha lasciato l’università dopo il terzo anno cercando subito un ingaggio anche per poter mantenere la sua famiglia.
  20. Mai scelto dalla Nba, ha disputato la Summer League con i Minnesota Timberwolves. E’ stato invitato anche dagli Utah Jazz per un camp estivo a cui non ha potuto partecipare causa infortunio
  21. Il Director of Player Development dei Dallas Mavericks Mike Procopio lo ha paragonato a Tony Allen e Deshawn Stevenson per la sua attitudine difensiva.
  22. E’ stato compagno di squadra di Kenny Hayes, alla Vanoli due anni fa, con i Maine Red Claws in D-League
  23. E’ stato uno dei migliori giocatori della Lega di sviluppo con medie molto vicine alla doppia doppia. Il suo allenatore, Austin Ainge, lo ha tolto dal quintetto riducendogli il minutaggio perché, a suo dire, non si impegnava in difesa. Questo sarebbe il motivo per cui Harris ha abbandonato gli States per volare nelle Filippine, diventate la sua seconda casa, il cui campionato, la PBA, è il secondo più antico campionato di basket professionista nel mondo dopo la NBA
  24. La sua squadra del cuore sono i Talk N Text Tropang Texters, dove ha giocato per tre estati.
  25. Nelle Filippine ha ottenuto uno stipendio notevolmente superiore rispetto a quello che percepiva in D-League grazie anche al suo agente Kenny Grant, compresa una casa con due camere da letto, una cameriera, una macchina con autista e un biglietto aereo in più per lo zio che lo ha seguito nelle prime due settimane. Senza la cameriera, secondo i siti americani, Harris non si sarebbe mosso dagli States.
  26. Harris ha viaggiato in tutto il mondo nella sua carriera da professionista: ha giocato in cinque diversi paesi in tre continenti differenti: Europa, Asia e naturalmente Nord America. Ha giocato in in Francia al Gravelines-Dunkerque e nello SLUC Nancy e in Turchia al Gaziantep e al Muratbey Usak Sportif.
  27. Dal 2010 al 2013  e dal 2013 al 2016 non si è mai fermato, giocando due campionati ogni anno e mettendo a dura prova il suo fisico, che però non ha mai dato segni di cedimento
  28. Il suo agente Kenny Grant ha raccontato che l’anno con il Gaziantep è stato il più difficile per Harris, molto preoccupato per la vicinanza della città della squadra alla Siria.
  29. La scorsa estate, con la  maglia del Barangay Ginevra San Miguel, Filippine, si è fratturato un pollice durante una partita, infortunio che lo ha costretto a saltare il resto della stagione, ed è stato sostituito dall’ex Brescia Justin Brownlee
  30. Si è recentemente sposato con Jihanna, a ridosso della festa di indipendenza americana (4 luglio).

Giacomo Iacomino

Pubblicato in Lega A

Giocatori come Steph Curry, Russell Westrbook o Kyle Irving hanno conquistato il palcoscenico e il cuore dei tifosi NBA negli ultimi anni. Ma mentre tutti gli occhi sono rivolti verso questi playmaker/guardie, alcuni giocatori che giocano nel ruolo di centro stanno mostrando il proprio predominio, passando però in secondo piano. Ecco di seguito i probabili dieci miglior pivot della stagione che sta per iniziare:

10. Joakim Noah (New York Knicks): rotto, ammaccato, malconcio, sicuramente la stagione scorsa non è stata indimenticabile per il giocatore francese. Nel suo ultimo anno ai Bulls, aveva perso qualsiasi tipo di importanza nell'attacco dei Chicago e quelle che erano le sue grandi doti difensive, sembravano essere sparite tutto ad un tratto. Non bisogna però dimenticarci che un paio di anni fa, insieme all'ex MVP Rose, Noah dominava sia nella metà campo difensiva che in quella offensiva; è chiaro che non può essere il giocatore di quei tempi, ma il suo nuovo trasferimento nella "Grande Mela", le sue caratteristiche difensive, gli permettono di far parte dei miglior dieci centri della Lega e potrebbe far tornare Noah il giocatore di una volta. La sua determinazione, la sua difesa, la sua capacità di andare al rimbalzo sono un bene prezioso per i Knicks e per il loro gioco, anche perchè forza fisica e coraggio sono doti fondamentali nella NBA moderna.

9. Nikola Vucevic (Orlando Magic): questo giovane giocatore ha punti nelle mani e una facilità disarmante di un veterano, come quasi nessuno nella NBA di oggi. Senza dubbio uno dei giocatori più sottovalutati dell'intero campionato, un giocatore di cui i media parlano raramente; Vucevic è un centro in grado di mettere costantemente grandi numeri a referto, sia per quanti riguardi i punti sia per quanto riguarda i rimbalzi. E' stato l'unica nota positiva nella scorsa stagione ad Orlando, insieme all'ex Oladipo, trasferitosi ad OKC. Nikola ha un ottimo raggio di azione, e per essere un giocatore di 2 metri e 13 ha un ottimo tiro dalla distanza; ha solo 25 anni e quindi ha un ottimo margine di miglioramento, anche se quest'anno la concorrenza nel reparto lunghi potrebbe togliergli qualche minuto di gioco.

8. Al Horford (Boston Celtics): nella stagione passata, con gli Atlanta Hawks, Horford ha collezionato 15 punti e 7 rimbalzi di media a partita, non male per una squadra che gioca molto sul movimento del pallone e sul tiro dalla lunga distanza. Tiro da dietro l'arco che nell'ultimo anno è diventato una costante per Horford, migliorando di gran lunga le sue percentuali nel tiro da tre. Tiro da tre che in questa NBA è fondamentale; ed avere un centro delle dimensioni di Horford con un ottimo tiro dalla lunga distanza, vuol dire avere tutto. Ma la dota principale del nuovo pivot dei Celtics è la sua intelligenza cestistica e la capacità di vedere il gioco degna di un playmaker. Fa sempre scelti intelligenti e raramente butta via un pallone; la sua nuova esperienza a Boston lo aiuterà a crescere maggiormente e allo stesso tempo i Celtics hanno trovato un punto di riferimento nelle loro azioni offensive.

7. Hassan Whiteside (Miami Heat): questo può essere l'anno di consacrazione di Whiteside, non solo perchè il suo gioco nell'ultimo anno e mezzo è cresciuto esponenzialmente, non limitandosi più a sole schiacciate e pick and rool, ma aumentando il suo raggio di tiro e diventando una delle principali pedine dell'attacco dei Miami. Ora che Wade e Bosh hanno lasciato la Florida, molte delle responsabilità dell'attacco e della difesa ricadranno su Whiteside, che è in grado di dominare contro chiunque sotto canestro.

6. Dwight Howard (Atlanta Hawks): la parola chiave con Howard è "impatto". Può non sembrare il miglior sesto centro della Lega, ma se guardiamo al passato l'impatto di Howard in qualsiasi squadra abbia giocato è stato fondamentale. In difesa, con Howard sotto canestro, si chiude completamente la saracinesca e la percentuale dei tiri realizzati degli attacchi avversari cala vigorosamente. In attacco, attrae sempre su di se minimo due difensori e ciò permette ai tiratori di avere più spazio ed inoltre può dare secondi occasioni da rimbalzo alla propria squadra. Con Dwight Howard potrebbero esserci dei problemi nello spogliatoio, ma la sua avventura ad Atlanta sembra essere iniziata con il piede giusto. Attenzione che Howard può tornare quello di un tempo.

5. Karl-Anthony Towns (Minnesota Timberwolves): nella sua stagione da Rookie ha ottenuto dei numeri stratosferici: 18 punti, 11 rimbalzi e quasi 2 blocchi di media a partita, non male per un ragazzo di appena 20 anni. KAT sembra avere tutto il potenziale per diventare il Pivot del futuro, soprattutto per la facilità con la quale riesce a mettere punti a referto. Si sforza sempre di creare la miglior situazione, sia per lui che per i compagni, deve migliorare solamente nel suo gioco in post basso per poter diventare un giocatore completo. Occhio che quest'anno KAT potrebbe spaventare l'intero campionato.

4. Marc Gasol (Memphis Grizzlies): i continui infortuni hanno fatto perdere gran parte della scorsa stagione a Marc Gasol e per questo motivo ha perso alcuni posti nella classifica dei miglior centri in circolazione. Ma non fatevi trarre in inganno, perchè sicuramente nella stagione che sta per iniziare, Marc darà tutto se stesso per tornare a grandi livelli e per riportare i Memphis ai playoff. La difesa di Gasol è pura, asfissiante, davvero intensa per essere un centro; mentre le sue capacità offensive sono qualcosa di raro e la sua capacità di andare a rimbalzo è frizzante, sempre disposto a lottare per ottenere una seconda occasione. E per essere un centro di oltre due metri e di oltre 100 Kg, ha le mani vellutate, in grado di effettuare dei passaggi degni del miglior Stockton e il suo gioco in post basso forse è il più funzionale e bello da vedere dell'intera NBA. Anche al 70%, Marc Gasol è sicuramente ancora un centro d'elite per questa lega.

3. Andre Drummond (Detroit Pistons): ogni qualvolta vedrete giocare i Pistons, osservate quanto Andre Drummond sia fondamentale per il successo della sua squadra. Se Drummond gioca male è molto probabile che i Pistons perderanno la partita, se gioca bene allora quasi sicuramente arriverà una vittoria per Detroit. E c'è un motivo per spiegare questo: Drummond tiene i redini della squadra, sia nella metà campo difensiva che in quella offensiva, è il leader dei Pistons. Il suo gioco è molto buono su entrambi i lati del campo e vederlo giocare in post basso è un piacere per gli occhi dei tifosi. Il suo punto forte, però, sono i rimbalzi: l'anno scorso è stato il primo per i rimbalzi conquistati e sono abbastanza sicuro che anche quest'anno prenderà più rimbalzi di tutti; solo le sue scarse percentuali ai tiri liberi non gli permettono di essere il centro più forte di tutta la lega.

2. DeAndre Jordan (Los Angeles Clippers): perchè DeAndre è cosi alto in questa lista? Una parola: DIFESA, ecco perchè. Sicuramente Jordan non è la prima scelta nell'attacco dei Clippers ed ha ancora molto da migliorare sulle sue capacità offensive, ma quando si tratta di proteggere il canestro e di togliere un tiro facile all'avversario, è il primo nel campionato. Avere un giocatore nell'area difensica come DeAndre Jordan è sicuramente è un bene di lusso per i Clippers, in grado di conquistare tantissimi rimbalzi a partita e in grado di respingere al mittente molti tiri dei giocatori avversari.

1. DeMarcus Cousins (Sacramento Kings): nessuna sorpresa, DeMarcus Cousins è il miglior centro della Lega. Per dirla in parole povere, Cousins domina ogni zona del campo e il suo gioco offensivo è talmente potente, che nessun altro pivot può segnare punti con la stessa facilità di Cousins. Può tirare sia da tre, ma anche batterti in uno contro uno ed avvicinarsi a canestro ed inoltre in difesa contesta ogni tiro che passa dalla sua zona. E' vero che Cousins può essere anche una testa calda a volte, difficile da gestire soprattutto per gli allenatori, ma ha una passione infinita per il gioco del basket che lo dimostra ogni volta che ha la palla. E cosa importante che lo distingue da quasi tutti gli altri giocatori della lista è il fatto che Cousins è leader puro in grado di trascinare un intero spogliatoio, di dare la giusta carica ad ogni partita. La squadra si affida a lui nel momento del bisogno e Cousins riesce quasi sempre a risolvere le situazioni, tranne quando perde totalmente la testa. E' la descrizione perfetta di giocatore "ALL- AROUND".

 

 Marco Mugnaini

 

 

Pubblicato in NBA
Venerdì, 01 Luglio 2016 23:24

Howard agli Hawks!

 

Dwight Howard ha firmato per gli Atlanta Hawks: triennale da 70 milioni di dollari. Buona mossa o un'altro "perdente di lusso" in una franchigia in ricostruzione?

Pubblicato in NBA
Domenica, 20 Marzo 2016 00:58

Howard beccato con la "colla" sulle mani

 

 

Dwight Howard è stato beccato con le mani nel...nella colla. Nella partita contro gli Hawks, Millsap - fra un tiro libero e l'altro - si è accorto di una strana sostanza presente sulla palla, che era stata appena toccata dal centro dei Rockets. Trattasi di Stickum Spray, una particolare sostanza per aumentare la "presa", usata spessissimo dagli atleti. 

Pubblicato in NBA

 

Fra le tante speculazioni di mercato di questi giorni, ce n'è una che riguarda Dwight Howard, non particolarmente gradito a James Harden, che sembra essere voce influente della franchigia texana in materia di cessioni ed acquisti. Secondo i rumor inoltre, sarebbe proprio Howard stesso ad aver fatto il nome dei New York Knicks come prossima destinazione "preferita". 

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Mercoledì, 17 Febbraio 2016 23:03

Harden e Howard: odio reciproco

 

Sembra una gag comica, eppure Bleacherreport non sembra avere dubbi: James Harden e Dwight Howard avevano cercato ripetutamente di convincere la società a mettere l'altro sul mercato, a riprova di un'intesa piuttosto "debole". Certo è che se Harden vuole davvero mantenere il ruolo di leader e uomo franchigia, non può semplicemente offrire alla sua squadra prestazioni altalenanti o comunque troppo individualistiche: in fin dei conti - per certi versi - Howard ha dei buoni motivi per pretendere una certa qual attenzione in più, soprattutto dal punto di vista offensivo. Non parliamo della difesa...

Pubblicato in NBA
Mercoledì, 17 Febbraio 2016 00:43

I 4 nomi roventi del mercato NBA

 

Secondo Bleacherreport, quei sono i nomi dei giocatori che non solo potrebbero cambiare canotta, ma che potrebbero cambiare le sorti delle rispettive franchigie: 

 

1. Dwight Howard

Un suo trasferimento non sarebbe certo una novità, ed è probabile che l'aria dello spogliatoio di Houston sia diventata irrespirabile. La franchigia vive un momento di difficoltà, dopo l'esonero di McHale. Un'eventuale trade per Howard potrebbe costituire un primo, vero, passo verso il rebuild. 

 

2. Timofey Mozgov

Dopo delle ottime Finals nel 2015, Mozgov è stato snobbato da Bl...LeBron, o meglio: le scelte tattiche di Cleveland hanno privilegiato altri ruoli all'interno degli schemi offensivi. Mozgov avrebbe tutto il diritto di "rifarsi una vita" in una franchigia che non sia così folle da utilizzarlo solo come uno scalda-panchina.

 

3. Markieff Morris

Tanti, troppi problemi di natura personale: è da quest'estate che la telenovela fra Phoenix Suns e Markieff Morris sta intrattenendo i tifosi dell'Arizona. Non di certo il giocatore più affidabile dal punto di vista della "fedeltà alla causa". 

 

4. Al Horford

Dopo il buon finale di stagione che ha visto i suoi Hawks opporsi con dignità ai Cavs - nettamente superiori - Atlanta ha salutato Carroll e non ha fatto molto per tenere alto il livello qualitativo del roster. Horford ha rassicurato tutti dicendo di trovarsi molto bene in città, ma, come spesso si dice, "mai dire mai".  

Pubblicato in NBA
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