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E' uscito in edicola il mensile Rivista Ufficiale NBA e come argomento principale ha trattato e stilato una top-20 dei migliori giocatori degli ultimi 20 per festeggiare i 70 anni della NBA. La scelta è stata compilata secondo gli stessi parametri con cui la Lega NBA scelse i migliori 50 nel 1997, e la possiamo definire una sorta di prosecuzione, quindi non troverete doppioni (tipo Shaq, Jordan, Bird, ecc.). I criteri sono stati i seguenti: vittorie e impatto sul gioco. Ecco la lista:

 

Pubblicato in NBA
Giovedì, 30 Marzo 2017 07:42

Miami campioni NBA 2006

Una delle pagine più belle di sport mai visti in Nba: il primo titolo conquistato dai Miami Heat nella loro storia nel 2006. Roster: Derek Anderson, Dorell Wright,Dwyane Wade, Gerald Fitch, Antoine Walker, Gary Payton, Jason Kapono, Wayne Simien, Earl Barron, Shaquille O'Neal, Alonzo Mourning, Udonis Haslem, James Posey, Matt Walsh, Shandon Anderson, Michael Doleac,Jason Williams. Un gruppo di veterani, la cui portabandiera era il giovanissimo Dwyane Wade, al suo terzo anno in Nba. Una squadra che in molti non credevano potesse andare oltre al primo turno dei playoff, sicuri che quella "squadra di vecchietti" non avrebbe resistito mentalmente e fisicamente alle pressioni continue della Nba, alle fatiche dopo ogni partita. Ma è da queste cose che si vede la differenza tra ottimi giocatori e campioni: Shaq, Gary, Jason, Alonzo Mourning sono stati grandissimi campioni e grazie al loro immeso talento, sono riusciti a scrollarsi di dosso tutte le critiche che li avevano perseguitati durante la stagione. Ma chi meglio di The Flash può spiegarci le emozioni, i sentimenti, che la squadra e tutta la città di Miami hanno provato quando hanno ribaltato la serie delle finali contro Dalla da 0-2 a 4-2?? (Con queste parole The Flash si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa, soprattutto verso coloro che ancora oggi la magnifica impresa degli Heat sia stata frutto solo del caso).

"Ci sono un sacco di chiacchiere sulla finale del 2006 in questo momento... ciò perché fu la finale più discussa e oggi sono passati esattamente 11 anni da quella data in cui vincemmo il primo titolo come franchigia e per me come giocatore. Fu uno dei momenti più belli della mia vita e probabilmente uno dei peggiori per i Dallas Mavericks. Questo è lo sport... abbiamo avuto tutti i nostri momenti per sentirci nei due modi. Oggi ciò che leggo sulla serie è ingiusto per me in quanto giocatore di basket. Ho mai avuto falli fischiati che avrei potuto continuare a giocare? SI. Tutti li abbiamo avuti...ma attaccavo ogni volta che toccavo la palla? Si. Questa immagine è un esempio della partita di gara5 (immagine copertina) dove tutti quanti dicevano che non avessi subito fallo. Se ascoltate molti atleti vi diranno che non ha commesso fallo, ma D Harris ragazzo mio quello era fallo! Alla fine siamo riusciti a trovare un modo di battere una squadra che era molto migliore rispetto alla nostra quella stagione ma ebbero la loro rivincita in 2011, così per me è una bufala. Sono molto contento di guardare indietro a quei momenti e dire che ho messo le mani su (contribuito a) quella vittoria per il nostro primo campionato di sempre."

"There's alot of coverage on the 2006 NBA Finals right now...One because it was the most controversial finals to date and today makes exactly 11 years to the date we won our first ever title as an organization and me as a player. It was one of the greatest moments in my life and probably one of the worst for the Dallas Mavericks. That's sports... we've all had our moments to feel both ways. Now what I'm reading about the series is unfair to me as a basketball player. Did I get some calls that I could have played through YES. We all do...but was I attacking every time I touch the ball...YES. This picture is an example of a play in game 5 that everyone said I didn't get fouled on. Listen most athlete have never committed a foul but D Harris my guy...this is a foul haa. All in all we did find a way to beat a team that was a much better team then us that season...but they got their payback in 2011 as a franchise so in my mind it's a wash..but iam proud to take a look back at these moments and say I had a hand in us winning our first ever championship."

 

Marco Mugnaini

 

 

Pubblicato in NBA
Venerdì, 06 Gennaio 2017 10:55

Gary Payton, THE GLOVE

Una vita all'insegna del furto, potrebbe essere questo il titolo del prossimo libro di Gary Payton, soprannominato The Glove. Per i pochi che non conoscessero Gary Payton, è stato un formidabile playmaker che ha militato nella NBA per 17 anni, vestendo la maglia dei Seattle Supersonics, Milwaukee Bucks, Los Angeles Lakers, Boston Celtics e Miami Heat, vincendo un unico titolo NBA proprio con i Miami Heat nel 2006. "Giocatori come me e Magic Johnson non nascono spesso", questo era Gary Payton, l'unico playmaker nella storia NBA a vincere il titolo di miglior difensore dell'anno; nella stagione 1995/1996 i Seattle Sonics tornano al Coliseum, che verrà chiamato KeyArena e chiudono con il miglior record della propria storia con 64 vittorie e 18 perse, raggiungendo le finali NBA perdendo però in sei gare contro i Bulls di Jordan e Pippen. Payton gioca 81 partire, chiudendo con 19 punti, 7 assist, 4 rimbalzi e quasi 3 rubate di media. Viene selezionato nel secondo quintetto NBA e viene appunto premiato come miglior difensore della stagione. Gary era un eccellente difensore, probabilmente il miglior giocatore a difendere l'uomo con la palla degli anni '90, più egoista in attacco dove però le doti tecniche obbiettivamente superiori alla media e l'ottimo tiro sia dalla media distanza che dalla linea dei tre punti, facevano di Gary Payton un giocatore a tutto campo. Amato da molti, criticato da tanti, probabilmente per il suo carattere quasi mai quiete e tranquillo: Payton è sempre stato giudicato “difficile” da tutti, aveva "la lingua più lunga" dell'NBA da quando Barkley ha lasciato il basket giocato ed è stato il vero inventore del trash talk tanto caro all'ultima generazione. Essendo il Re dei trash-talkers, Payton ha sempre avuto parole per tutto e tutti sia fuori che dentro al campo, ma adesso che la sua carriera è finita e l'età non è più quella di una volta, si rende conto che forse avrebbe potuto evitarsi certi comportamenti: uno dei suoi rimpianti maggiori è stato non aver saputo costruire dei buoni rapporti nei suoi anni in NBA. " Come gli squali hanno bisogno di nuotare continuamente per non soffocare, così Gary Payton per vivere ha bisogno di parlare continuamente". Gary Payton nella sua carriera è stato famoso per la sua difesa, per la sua capacità di entrare nella testa dell’avversario e per quell’ossessione che era rubare, rubare la palla e sfidare l’avversario. Insomma come si direbbe in gergo ha vissuto la sua vita all’insegna del furto, ma cosa più importante è che nei 17 anni della sua carriera, nonostante il comportamento scontroso, si è conquistato la stima di molti giocatori che lo hanno affrontato sera dopo sera. E chi meglio dei suoi ex compagni può raccontarci qualche aneddoto del LUPIN della NBA?

- "La sua forza era la sua capacità di esigere la vittoria. Era senza paragoni. La passione di Gary era farti un culo così." George Karl

- "Non me lo dimenticherò mai: stavamo giocando a Tacoma, io indossavo la maglia di Dallas ed ero un Rookie, il mio avversario era Gary. Ci conoscevamo, ci salutavamo sempre, ma dopo la palla a due eravamo l’uno contro l’altro. Lui venne in post contro di me e io sapevo piuttosto bene quello che gli piaceva fare, per cui appena eseguì il suo movimento, io lo stoppai. Gli urlai 'Levati dal cavolo', ma non dissi 'cavolo'. Lui mi guardò e io capii che quello era stato un grande errore. Realizzò da solo un parziale di 15 a 0 e finimmo per perdere la gara". Jason Kidd

- "The Glove" aveva da dire riguardo qualunque cosa. Aveva da dire su tua madre, aveva da dire su tuo padre, sui tuoi bambini... Era un grande agonista, parlava così tanto che non potevi prenderla sul personale, era divertente. La cosa più incredibile di Gary è che lui era così anche fuori dal campo: se ti vedeva dentro un supermercato, ti veniva a parlare dicendo: 'Ricordati di quella volta in cui ti ho fatto diventare pazzo fratellone, ti ho spezzato le caviglie, ti ho dato quel che ti meritavi. Non puoi marcarmi, sono un Hall of Fame"”. Shaquille O'Neal.

 

 Marco Mugnaini

 

 

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