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Martedì, 25 Aprile 2017 09:11

NBA: situazione playoff

I playoff NBA hanno già emesso alcuni verdetti: Cleveland (East) e Golden State Warriors (Ovest) sono le prime due semifinaliste, grazie ai netti successi su Indiana e Portland. Lebron e compagni, dopo aver disputato sotto tono e sotto ritmo le ultime partite di regular season, hanno demolito in 4 partite gli Indiana Pacers; troppo divario tecnico tra le due squadre, nonostante un Paul George in grandissima forma. I Cavs sono riusciti a chiudere la serie in anticipo, così potranno riposarsi in vista della semifinale che giocheranno o contro Toronto o contro Milwaukee (serie sul 3-2 per i Raptors, ma con la prossima partita da giocare sul campo dei Bucks). Tutto è ancora in bilico invece nelle altre due sfide ad East: Chicago ha buttato via un vantaggio di 2 partite, perdendo gara 3 e gara 4 in casa, contro Boston, che all'inizio della serie sembrava una lontana parente della squadra che ha impressionato tutti e si è conquistata il primo posto ad East. Prossima partita in casa dei Celtics. L'altra sfida, quella tra Washington e Atlanta, è molto ma molto combattuta. Dopo qualche scaramuccia in Gara 3, questa notte gli Hawks hanno dato una sonora lezione a Wall e compagni, un pò tropo rilassati dopo il 2-0 iniziale.

Ad Ovest, come detto prima, i Warriors hanno chiuso la pratica Portland in 4 partite, pur giocando senza Durant per quasi tutta la serie: Curry ha però preso in mano le sorti della squadra, giocando gara 3 e gara 4 in maniera sontuosa. Onora a Portland, che con Lillard e Mccollum, avrà sicuramente un futuro roseo e ricco di successi. Golden State, adesso, deve aspettare la vincente tra Clippers e Utah: serie sul 2-2, ma con bruttissime notizie in casa Los Angeles; Griffin è fuori per un infortunio e molto difficilmente lo rivedremo in campo. Ottime notizie per Utah invece, che dopo aver vinto gara 4 in casa, può gioire per il ritorno in campo di Gobert, centro francese fondamentale nel gioco dei Jazz. L'altra semifinale sarà tra la vincente di Spurs e Memphis e tra la vincente di Houston e OKC. I Rockets sono avanti 3-1 nella serie contro i Thunder, dimostrando ancora una volta il magnifico lavoro fatto questa stagione da Mike D'Antoni; gara 5 si giocherà in Texax e Harden e compagni hann già la possibilità di chiudere la serie. San Antonio, invece, ha buttato via un vantaggio di due partite contro Memphis ( I Grizzlies hanno vinto le due partite in casa) e sono costretti a vincere gara 5 e gara 6 per non rendere una stagione fallimentare. Ancora tutto da decidere in questi playoff, anche se anche quest'anno, per adesso, le squadre più in forma e da battere siano i Cavs e i Warriors.. C'è da aspettarsi un'altra finale tra Lebron e Steph?

 

 

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Giovedì, 30 Marzo 2017 07:39

NBA: curiosità del 30 Marzo

Accadde il 30 Marzo...

 

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Pazzesca è la stagione degli Houston Rockets, indubbiamente la squadra rivelazione di quest'anno: 51 vittorie e 22 sconfitte, il terzo posto ormai solido ad Ovest e un James Harden in piena corsa per il titolo MVP (29.5 punti, 8 rimbalzi e 11.3 assist di media a partita). Gran parte del successo dei Rockets deve essere attribuito alla società e all'allenatore, Mike D'Anthony, che è riuscito a inculcare ai propri giocatori lo stesso stile di gioco adottato a Phoenix e per adesso i risultati sono più che positivi. Sono stati acquistati quei giocatori che si sposassero benissimo con il progetto Houston e che fossero a totale disposizione della superstar Harden: Ryan Anderson, Sam Dekker, Eric Gordon, Lou Williams, tutti giocatori necessari e fondamentali per il gioco rapido e veloce dei Rockets. Ad inizio stagione, guardando il roster di Houston, tutti pensavano che il problema della squadra texana fosse la difesa, visto che l'attacco con questi giocatori segna di media 115 punti a partita; ma se andiamo ad analizzare le statistiche, possiamo notare che Houston è al 9° posto nel rating difensivo, se si considerano le partite del 2017. Ovviamente non possiamo considerare la difesa dei Rockets un punto forte della squadra e sicuramente nei playoff verrà messa ancora maggiormente sotto pressione, ma i miglioramenti visti nelle ultime partite hanno superato qualsiasi aspettativa, senza alcun dubbio. Patrick Beverley è il leader difensivo per Houston, la guida che aiuta i compagni nei momenti difficili, non molto amato e elogiato ma fondamentale per una squadra ispirata all''attacco. Ovviamente ci sono altri giocatori che devo menzionare, che hanno permesso ai Rockets di entrare nella top 10 difensiva nel 2017: Trevor Ariza è un eccellente difensore perimetrale, Clint Capela grazie alla sua atleticità e al sua fisico riesce a difendere benissimo il ferro e a conquistare tantissimi rimbalzi e Nene è una presenza solida sotto canestro. Ma è sicuramente Beverley il miglior difensore per i texani: nessun giocatore vorrebbere penetrare in mezzo all'area quando ha davanti a se Patrick Beverley, pronto a soffiargli via la palla. Beverley è implacabile, il suo istinto difensivo e il suo posizionamento sono sempre così buoni che ad ogni azione è possibile che rubi una palla e parta in contropiede: si inarca sulla schiena, piegando moltissimo le gambe ben oltre le sue spalle, testa bassa e aspetta il momento giusto per scippare il pallone dalle mani dell'avversario. Nonostante sia alto "solamente 185 cm" , uno dei giocatori più bassi in NBA, Beverley quest'anno ha una media di 6 rimbalzi a partita, e questo grazie alla sua straordinaria intelligenza cestistica e grazie al suo posizionamento, in quanto il play di Houston sa sempre in che punto del campo cadrà la palla, una sorta di sesto senso. Non è una sorpresa che Patrick è il leader dei Rockets per quanto riguarda il "Defensive Box Plus/Minus" (1.9), ma lo è il fatto che si colloca al secondo posto tra tutti i playmaker (dietro a Chris Paul) per il "Defensive Box Plus/Minus". Grandi capacità difensive, grandissima voglia di conquistare ogni pallone, infinita energia messa in campo, ottime posizioni a rimbalzi, tutte queste caratteristiche fanno di Beverley il miglior playmaker difensore della lega ma oltre a ciò, per i Rockets, è fondamentale vista la poca attitudine a difendere di James Harden (anche se nell'ultima stagione è migliorato tantissimo). Un esempio? Quando Beverley è in campo, Houston su 100 possessi subisce 101.8 punti , mentre quando il playmaker di Chicago è in panchina su 100 possessi ne subisce 106. Beverley è sicuramente l'arma in più per questi Houston Rockets, probabilmente la rivelazione difensiva dell'anno; non sono io a dirlo, ma è proprio l'ex Olympiakos a candidarsi per il premio di "difensore dell'anno":


" Io sono la miglior guardia nella lega, senza alcun dubbio. Potete domandare a qualsiasi squadra, a qualsiasi allenatore, a qualsiasi giocatore. Vi diranno che questa è la verità. Questa stagione, io sono il miglior difensore della lega. I giocatori di basket vogliono sentirsi a loro agio, vogliono essere perfetti vogliono fare passaggi giusti e prendere buoni tiri. No . Quando giochi contro di me ti affronterò senza problemi e capirai che sarà una lunga giornata. Ti farò capire che sarà dura, sara' uno scontro fisico. Sarà qualcosa che non ti piace, sarà un inferno."


" I am the best guard in this league, defensively, man, hand down. You can ask any team, ask any coach, ask any player. They will tell you the truth. This year, i am the best defender in the league". "Basketball players want to be comfortable, they want to be lackadaisical, they want to make the right passes and take the right shots. No. When you play me, I'm going to get right up in your grill and let you know it's going to be a long day. It's going to be physical. It's going to be something you don't like. It's going to be hell."

 

 

Marco Mugnaini

 

 

Pubblicato in NBA
Lunedì, 27 Febbraio 2017 10:20

NBA: il pressing a tutto campo

La versatilità dei giocatori NBA di oggi rende le squadre praticamente inattacabili con il pressing a tutto campo; se volete mettere un sorriso sulla faccia di Mike D'Antoni, allenatore degli Houston Rockets con i quali sta vivendo una stagione da sogno ( 42-18), ditegli semplicemente che la squadra avversaria di giornata ha intenzione di pressare per 48 minuti a tutto campo. Un suicidio. Immaginatevi James Harden, Trevor Ariza, Patrick Beverley, Lou Williams, Ryan Anderson e il resto della banda potersi muovere contro una squadra che cerca disperatamente di coprire tutto il campo, potrebbero benissimo segnare 200 punti! "Non ci sono dubbi, l'unica cosa che il pressing potrebbe ottenere contro di noi è quella di farci giocare a una velocità ancora superiore. Abbiamo troppi giocatori in grado di prendere il centro del campo e fare un palleggio o un passaggio" spiega D'Antoni. Il pressing è uno stato mentale, cioè una difesa che non aspetta l'attacco cercando di limitarlo, ma una difesa che cerca di aggredire l'attacco e togliere certezze ed abitudini; ma quali sono i principali obiettivi del pressing a tutto campo? Mettere pressione sulla palla e mettere difficoltà a chi ha la palla in mano, cercare di fare perdere secondi utili all'attacco, impedire ad un ottimo portatore di palla di avere la palla in mano, raddoppiare nel momento in cui l'attacco si trova in difficoltà, raddoppiare appena l'attacco ha superato la linea della metà campo, variare la disposizione iniziale per non dare riferimenti all'attacco, fare raddoppi (metà campo) per impedire situazioni tattiche efficaci all'attacco. Ma i giorni in cui alcune squadre erano in grado di mandare in bambola gli avversari pressando sono ormai finiti, almeno nella NBA. Può funzionare ancora al College, magari, e sicuramente a livello di High School, visto la disparità di talento che spesso schierano i grandi programmi rispetto alle piccole scuole locali. "Il pressing va bene per i tornei amatoriali, con i ragazzini dai 10 ai 14 anni, e magari fino a livello liceale" conferma l'ex assistente allenatore dei Dallas Mavericks e ora proprietario dei Texax Legends Del Harris, uno che di basket se ne intende. "Alcune squadre se si ritrovano gli avversari aggressivi già ad inizio azione, perdono la bussola e finiscono per non passare più la metà campo". Uno dei più grandi estimatori del pressing a tutto campo è sicuramente Rick Pitino, allenatore dell'Università di Louisville, che utilizzò questa arma difensiva anche quando si sedette sulla panchina dei New York Knicks nel 1987. Il press a tutto campo ebbe un buon effetto e funzionò abbastanza da far vincere 14 partite in più ai Knicks rispetto alla stagione precedente e portarli alla vittoria divisionale nell'anno successivo. Quando però Pitino cercò di replicare lo stesso sistema con la sua seconda squadra NBA, i Boston Celtics dal 1999 al 2001, gli avversari misero facilmente in crisi il sistema difensivo di Boston. Un'altro grandissimo ex allenatore amante del pressing a tutto campo e del basket giocato in contropiede è sicuramente Paul Westhead: nel 1990 i Denver Nuggets assunsero Westhead per guidare la loro squadra dopo anni di fallimenti, nella speranza che potesse avere lo stesso successo avuto nel fare del piccolo college di Loyola Marymount una forza a livello NCAA. Il coach natio di Philadelphia aveva sviluppato un sistema che richiedeva ai propri giocatori di allenarsi come se fossero degli atleti pronti a correre gli 800 metri piani. Gli allenamenti comprendevano esercizi con il pallone ma anche un tipo di preparazione fisica tipica dell'atletica leggera, il tutto con l'idea di sviluppare uno stile perfetto per giocare ai 1.600 metri di altitudine di Denver. Purtroppo l'esperimento non funzionò e in due stagioni Westhead vinse un totale di 44 partite, finendo per essere licenziato. Adottare questa difesa come sistema di gioco non è sicuramente esente da rischi, e ogni allenatore è consapevole che usarla sempre e comunque a volte potrebbe essere un suicidio. Quando non va utilizzata la difesa pressing a tutto campo? Quando una squadra ha molti portatori di palla e buoni passatori, quando una squadra ha un gioco offensivo molto libero e non ha bisogno di organizzarsi prima di attaccare il canestro, quando gli avversari sono in grado di trovare in pochi secondi una buona scelta di tiro e quando nella squadra avversaria ci sono lunghi che sanno come trattare la palla. La NBA nella sua versione moderna, presenta troppe contro-tattiche per subire uno stile difensivo del genere: i giorni in cui in campo c'erano solo due, massimo tre trattatori di palla alla volta sono ormai storia. Anche i giocatori più "massicci" oggi nella Lega, i Draymond Green o i Kevin Love, non sarebbero più di tanto dal pressing. "Ci sono tantissime squadre con ottimi trattori di palla e realizzatori anche nelle seconde linee. Si può magari cogliere impreparata qualche squadra in certe circostanze, a seconda del quintetto che hanno in campo, ma è impossibile pensare di pressare con continuità per tutta la gara" dice Terry Stotts, allenatore dei Portland Trail Blazers. Anche se un allenatore riuscisse a mettere assieme una squadra così straordinariamente veloce e aggressiva da poter pressare sempre con successo, è difficile pensare che i giocatori siano in grado di mantenere un ritmo molto alto e aggressivo in tutte le 82 partite di Regular Season. Pressare 48 minuti a partita per 82 gare è una cosa difficilissima da fare, durissimo mantenere quel tipo di ritmo. Questo è il principale motivo per cui la difesa pressing a tutto campo è ormai svanita dalle tattiche difensive delle squadra NBA, tattica ancora utilizzata moltissimo a livello NCAA invece. Ma in una lega in continua evoluzione, dove quasi tutti i giocatori hanno visione di gioco, capacità di trattamento della palla, ottima mano al tiro, soprattutto da tre punti, in questa lega non c'è più spazio per la difesa press. Purtroppo per Coach D'Antoni questa tattica difensiva è sparita quasi totalmente dalla NBA, in una pallacanestro sempre più distante e diversa rispetto a quella di 30 anni fa.

 

 

Marco Mugnaini

 

 

 

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Mercoledì, 21 Dicembre 2016 17:12

Mr Big Shot Robert Horry

Se c'è un giocatore nella storia della NBA che può rappresentare al meglio il significato di "clutch player" ( ovvero un giocatore quasi sempre decisivo nei momenti finali delle partite) quello è Mr Big Shot Robert Horry. Sette titoli NBA, il nono giocatore ogni epoca ad aver vinto sette titoli, l'unico che non abbia fatto parte dei grandissimi Boston Celtics degli anni '60 e insieme a John Salley è l'unico giocatore ad aver vinto 3 titoli NBA con tre franchigie diverse. Robert Horry è stato fondamentalmente un giocatore di piccole cose, quasi impercettibili, ma necessarie per una squadra che aspira a vincere qualcosa; nella sua carriera in regular season ha tenuto una media di 7, 4.8 rimbalzi e 1 assist a partita , per sottolineare che Big Shot non ha mai eccelso nei grandi numeri e nella continuità, se parliamo appunto di stagione regolare: impegno a intermittenza, attività difensiva molto blanda e concentrazione vagante. Ma Horry cambiava totalmente il suo modo di giocare e di difendere una volta arrivati ai playoff e soprattutto in quei momenti in cui la palla pesava più di una tonnellata. Big Shot Rob, l'uomo dei grandi tiri, ha firmato con i suoi canestri preferibilmente da tre punti molti momenti di storia degli ultimi venti anni dei playoff: ecco i canestri più significativi realizzati da Horry nella sua magnifica e lunghissima carriera.

1- FINALE NBA 2005: Robert Horry segna 18 punti tra quarto periodo e overtime di Gara 5 contro Detroit: a nove secondi dalla fine del supplementare, San Antonio sotto di due con una rimessa a metà per i Texani. Horry esegue un passaggio al suo grande amico Manu Ginobili e proprio l'argentino sembra essere "il prescelto" per il tiro del sorpasso e della vittoria. Ginobili riceve palla nell'angolo e immediatamente viene raddoppiato da due difensori dei Pistons, sicuri che Manu avrebbe cercato di tirare in qualsiasi modo; ma così facendo Detroit lascia libero un giocatore decisivo come Horry e Ginobili, dopo aver visto con la coda dell'occhio, che il compagno di squadra era in una situazione migliore per tentare il tiro da tre, scarica per Big Shot che, rimasto incredulo da tanto spazio lasciatogli dai difensori dei Pistons, realizza il canestro decisivo del sorpasso e della vittoria. Gli Spurs con questa vittoria volano sul 3-2 contro Detroit e vincono poi le Finali NBA, ma è molto probabile che perdendo quella sera gli Spurs avrebbero perso anche il titolo.

2- FINALE DI CONFERENE 2002: I Lakers sono sotto 2-1 nella serie contro i Sacramento Kings. Mancano 8 secondi alla fine della partita. I Kings sono a pochi secondi dall’impresa di sconfiggere i formidabili Lakers, A pochi secondi dal mettere una concreta ipoteca sulla serie finale. Sacramento è avanti per tutta la partita, ma nell'ultimo quarto subiscono la rimonta dei Lakers, portando il risultato al 97-99 in favore dei Kings prima dell'ultimo possesso decisivo. Erano i Lakers di Shaquille O'Neal e di Kobe Bryant e tutta la California si aspettava che fosse uno dei due a salvare Los Angeles da una pesantissima sconfitta: la palla nelle mani di Bryant che penetra. Alza la parabola. La palla sbatte sul ferro ed esce. Finisce nelle mani di Shaq che prova il tap-in, ma sbaglia anche lui. Divac, centro dei Kings, smanaccia via la palla che finisce esattamente nelle mani di Horry, l'uomo giusto al momento giusto. Frontalmente al canestro, prende la palla e segna la tripla dell'unico vantaggio Lakers in quella partita, proprio alla sirena. Senza quell'incredibile canestro, i Lakers sarebbe andati sul 1-3 nella serie, con Gara 5 a Sacramento, e molto probabilmente sarebbe stato eliminati.

3- FINALE NBA 1995: nei playoff 1995 Horry sale in cattedra in due momenti chiave: nella prima gara delle finali di Conference contro i San Antonio Spurs Mr Big Shot, a 6,5 secondi dalla fine, si prende la tripla della vittoria per 94-93. Ma ancor più importante è quella messa a segno in gara tre delle Finals contro gli Orlando Magic. Gara 3 a Houston, con i Rockets avanti 2-0 nella serie; a quattordici secondi dalla fine Horry segna da tre il canestro che fissa il punteggio sul 106 a 103. Alla fine sarà sweep (ovvero 4-0) e secondo titolo consecutivo per la franchigia texana, con Horry tra i protagonisti. Nonostante fossero gli Houston Rockets di Hakeem Olajuwon e Clyde Draxler fu proprio quel ragazzino di 25 anni ha segnare il canestro decisivo e a dare la vittoria della partita e del titolo alla sqaudra del Texas.

4- FINALE NBA 2001: contro i Philadelphia 76ers in Gara 3, serie pari sull'1-1. A 47 secondi dalla fine, con O'Neal in panchina, segna dall'angolo la tripla del più quattro, quando tutta la difesa di Phila era concentrata su Bryant. Larry Brown, coach di Phila, è sempre stato convinto che se Horry non avesse segnato quella tripla e se Phila avesse vinto quella partita, avrebbe avuto la chance di vincere quel titolo.

 

 Marco Mugnaini

 

 

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Milos Teodosic è indubbiamente uno dei giocatori più forti, più intelligenti e più eccitanti del panorama del basket europeo. Per questo motivo tutti i tifosi di basket si pongono questa domanda:" Perchè Teodosic non è ancora in NBA?" Se dovessi paragonare Teodosic a un giocatore NBA, lo paragonerei a Jason Williams, The White Chocolate"; guardate gli assist di Teodosic e la sua capacità di trovare sempre il passaggio migliore per un compagno, anche in situazioni difficili. E' il Jason Williams di Europea, forse addirittura più forte. Perchè oltre ad essere un grandissimo passatore, Milos, ha un eccellente tiro dalla distanza e soprattutto è un leader, sia per il Cska Mosca che per la sua Nazionale, la Serbia. (Campionato Russo vinto 2 volte e 1 Eurolega vinta con Mosca la passata stagione; con la nazionale ha vinto l'argento agli Europei del 2009, argento ai mondiali di Spagna nel 2014 e argento alle olimpiadi di Rio questa estate). Teodosic ha 29 anni ed è prontissimo per la NBA: secondo alcune fonti di Espn, già tre anni fa i Memphis provarono a firmare Milos: i Grizzlies erano vicini a firmare Teodosic nell'estate del 2013; le fonti confermarono che Memphis offrì un contratto di due anni a 5 milioni di dollari al giocatore serbo, nel tentativo di attirarlo nel mondo NBA, ma il Cska rifiutò di privarsi di un giocatore fondamentale. Ma le cose stanno per cambiare: nell'estate del 2017 Teodosic sarà free agent ed è intenzionato a portare il suo talento negli Stati Uniti.
"In passato non ho mai pensato che il mondo della NBA fosse il mondo giusto per me, credevo che la mia realtà fosse quella europea e che difficilmente me ne sarei andato. Ora, che ho quasi 30 anni, ci penso continuamente; voglio viaggiare per tutti gli Stati Uniti, giocare nella NBA e competere contro i miglior giocatori del mondo, per mettere alla prova il mio talento. Ora sono più pronto mentalmente, sia fuori che dentro dal campo; so quello che posso fare, sono consapevole delle mia capacità, credo in me stesso e non avrò dubbi e ripensamenti se dovessi venire a giocare in NBA. Voglio sentire dire dai giornalisti che una squadra NBA fa di tutto per fermare il mio gioco, che lo conosce. Voglio vincere, sentirmi motivato e sapere che squadra e allenatori si fidano di me. Questo è importantissimo quando giochi per raggiungere degli obiettivi importanti. Voglio andare in NBA, ma non solo per fare la conferma, ma per essere un punto fisso della squadra e dare il contributo necessario per il raggiungimento degli obiettivi. Voglio lasciare il segno."
Grandissimo giocatore Teodosic, che si merita di giocare nel miglior campionato di basket del mondo. Quali potrebbero essere delle buone destinazione per il playmaker serbo?

Houston Rockets: Mike D'Antoni ama che le sue squadre corrino e tirano, e Milos Teodosic oltre ad avere un fanstatico tiro, può tranquillamente condurre un contropiede trovando il compagno smarcato nei primi 10 secondi dell'azione. Lasciatemi passare il paragone, ma potrebbe essere il "nuovo" Steve Nash visto ai Suns. Assist, tre punti e intelligenza in campo, quello che D'Antoni vorrebbe vedere da tutti i suoi giocatori e che Teodosic ha nel DNA. Milos rincontrerebbe un suo ex compagno all'Olympiacos, Patrick Beverly, e sarebbe l'innesto ideale per i Rockets, visto che un passatore come Teodosic sarebbe ideale per giocatori come Harden, Ryan Anderson e Eric Gordon. Immaginate questi 4 giocatori che corrono e tirano da qualsiasi posizione, il paradiso per D'Antoni; il problema potrebbe essere il gioco in isolamento di Harden, ma l'idea di un pick and roll tra Milos e Anderson, in grado di allargare gli spazi e di avere ottime soluzione dalla distanza, potrebbe essere un immaginario interessante in quel di Houston.

Sacramento Kings: in quel di Sacramento Peja Stojakovic è diventato uno dei migliori tiratori da tre punti nella storia della NBA, Vlade Divac è un componente fondamente dell'attuale staff di Sacramento e molto probabilmente ci sarà anche Bojan Bogdanovic, giocatore che interessa molto ai Kings. Se Sacramento volesse, potrebbe firmare in 5 minuti Teodosic la prossima estate. DeMarcus Cousins e Milos Teodosic. Immaginate un pick and roll tra questi due giocatori, poesia del basket. Sacramento ha necessità di un playmaker che organizzi la squadra e che si prenda in mano le redini del gioco. Milos sarebbe l'innesto perfetto per i Kings, che con il serbo potrebbero finalmente tornare ai playoff dopo 10 anni.

San Antonio Spurs: " I San Antonio Spurs, dal momento che ha un gioco molto simile a quello europeo, con molti passaggi e molte penetrazioni , potrebbero essere la squadra perfetta per me" dichiarazioni rilasciate da Teodosic nell'articolo di "EuroHoops", " anche gli Utah Jazz hanno un gioco che mi affascina molto e soprattutto conosco benissimo coach Quin Snyder, che è stato un assistente di Ettore Messina a Mosca. Oltre ad essere un grande uomo, è uno degli allenatori più promettenti in NBA, a mio avviso." Le possibilità che Milos vada agli Utah Jazz sono molte basse, soprattutto per la presenza nel roster di altri due ottimi playmaker come George Hill e Dante Extum. San Antonio rimane la squadra ideale per Teodosic, e non solo per il suo ottimo rapporto con Ettore Messina. Gli Spurs hanno un grandissimo allenatore come Popovich che sa come sfruttare le potenzialità dei giocatori proveniente dall'Europa e il suo stile di gioco si avvicina molto a quello europeo. Milos Teodosic potrebbe prendere il posto di Tony Parker (34 anni) e sarebbe la spalla ideale per due giocatori fondamentali degli Spurs, come Leonard e Aldridge. Inoltre la coppia di guardia Teodosic-Ginobili farebbe impazzire ogni difesa NBA, perchè sono due giocatori in grado di nascondere la palla agli avversari e di fornire assist in continuazione. Gli Spurs potrebbero essere la meta ideale per Milos.
Non ci resta che attendere l'Estate del 2017, sperando di vedere Teodosic incantare i tifosi americani con tutta la sua immensa classe e la sua intelligenza cestistica.

 

 Marco Mugnaini

 

Pubblicato in NBA
Mercoledì, 02 Novembre 2016 14:05

Shumpert lascerà i Cleveland Cavaliers?

I movimenti di mercato in NBA sono sempre attivi, fino alla chiusura del mercato nel mese di Febbraio. L'ultima notizia riguarda Iman Shumpert, giocatore dei Cleveland Cavaliers e fresco di titolo NBA con i Cavs. Si sono parlate di moltissime possibili destinazioni, tra cui Minnesota, sicuramente al primo posto nella lista delle pretendenti; secondo molte voci di mercato, i Cleveland sarebbe intenzionati a discutere di una possibile trade soprattutto perchè tagliare Shumpert alleggerirebbe il libro paga dei Cavs di qualche milione, così da ottenere un buon risparmio esponenziale per il futuro. Dare via Shumpert non sarebbe una scelta semplice per il proprietario dei Cavaliers, Dan Gilbert; Iman migliora decisamente il roster della squadra e soprattutto nel periodo dei Playoff, da Marzo/Aprile, diventa un giocatore decisivo partendo dalla panchina, in grado di mettere facilmente punti a referto e dotato di una capacità difensiva eccellente. Ma i Playoff sono ancora lontani e se Gilbert sta pensando di mandarlo via sta indubbiamente pensando al futuro, soprattutto perchè nell'idea dei Cavaliers c'è la finale NBA e difficilmente un'altra squadra dell'Est potrà eliminare i Cavs, Raptors e Bulls permettendo. I Cavs hanno bisogno di un giocatore con le caratteristiche di Shumpert, per dar fiato ai veterani come Richard Jefferson e Dunleavy Jr., ma che percepisca uno stipendio inferiore ai quasi 9 milioni annui presi da Iman. Cleveland si trova difronte a un bivio con 3 franchigie interessate a Shumpert:

- Minnesota Timberwolves: Minnesota sembra essere la squadra più interessata a Shumpert; l'idea di poter combinare le qualità offensive di Wiggins e le doti difensive di Shumpert entusiasma i dirigenti dei Timberwolves e molto probabilmente i due giocatori appena citati andrebbero a formare la coppia perfetta di point guard. Wiggins come macchina offensiva, Iman come macchina difensiva potrebbero condividere molti minuti assieme ed essere un duo completo in tutti i reparti. Dall'altra parte i Cavs sarebbero interessati a un playmaker da utilizzare come terza riserva, con buone prospettive future e avrebbe individuato Tyus Jones (giocatore di Minnesota) un ottimo candidato per questo ruolo. Lo scambio non è così facile però: Minnesota dovrebbe dare due giocatori a Cleveland in cambio di Shumpert, perchè ovviamente il valore di Tyus Jones non è paragonabile a quello di Iman. Oltre a questa, potrebbe svilupparsi un'altra possibilità, ovvero che nella "trade" si inserisca un'altra squadra così da poter da inizio a un valzer di scambi che accontenterebbe tutti. Minnesota resta la prima vera opzione per Shumpert se mai dovesse lasciare i Cavs.

- Philadelphia 76ers: Philadelphia è la squadra che può offrire più playmaker ai Cavs. Attualmente nel Roster hanno: Jerryd Bayless, T.J. McConnell, e Sergio Rodriguez. Nelle prime partite la prima opzione è stata T.J. McConnell, a causa dell'infortunio a Bayless, ma Rodriguez ha avuto un grosso impatto nella NBA, realizzando 12 punti e ha avuto 9 assist e 4 rimbalzi nella prima partita per i Sixers in questa stagione. Bayless molto probabilmente recupererà dall'infortunio tra 3-4 settimane e potrebbe essere proprio lui il giocatore ideale per i Cavs, soprattutto perchè i Sixers non hanno grandissimi progetti per lui e visto che possono contare su due ottimi playmaker molto in forma come McConnell e Rodriguez. Oltre tutto questo, Philadelphia ha altri giocatori da poter scambiare, principalmente nel ruolo guardia e questo potrebbe essere un buon motivo per convincere i Cavs a scambiare Shumpert.

-Houston Rockets: I numeri di Harden di questo inizio di stagione (34 punti e 17 assist di media) hanno dimostrato che il giocatore ex Okc può ricoprire sia il ruolo di playmaker che quello di point guard. Lo aveva dimostrato anche la scorsa stagione, ma ha voluto ribadirlo in queste partite perchè esistevano ancora degli scettici; e le prestazioni di Harden son servite moltissimo ai Rockets, in un periodo dove il playmaker titolare, Beverly, è infortunato e probabilmente tornerà solo a Dicembre. Gli altri due play, Bobby Brown e Tyler Ennis, hanno fatto solo da comparsa in queste primi minuti di NBA, lasciando il ruolo di playmaker totalmente in mano ad Harden. Ruolo che molto probabilità terrà anche con il ritorno di Beverly, che diventerà un'ottimo play di riserva; con questa decisione tecnica-tattica Houston è rimasta leggermente scoperta nel ruolo di point guard e chi meglio di Shumpert piò affiancare un giocatore come Harden? (Shumpert giocatore fenomenale a farsi trovare sempre pronto sugli scarichi e con le penetrazioni del "Barba" avrebbe sicuramente moltissimi tiri a disposizione). E' implicito che il ruolo di Bobby Brown e Tyler Ennis sarà ancora più marginale: Brown è un giocatore di 32 anni che ha giocato sia NBA per varie squadra, sia in Europa dove ha dimostrato tutto il suo talento. Ennis è un giovane di prospetto, arrivato un mese fa dai Bucks in cambio Michael Beasley e potrebbe essere proprio lui la pedina fondamentale per lo scambio dei Cavs. Infatti Houston, oltre al talenti di Ennis, ha molti giocatori che giocano nel ruolo di ala piccola/ala grande che potrebbero interessare a Cleveland, che cercano anche un giocatore in quel ruolo per dare un pò di fiato a Lebron nel mese di Marzo.

 

Marco Mugnaini

 

 

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La carriera di Yao Ming è stata martoriata dagli infortuni, perchè senza tutti i problemi fisici l'atleta cinese sarebbe diventato dominante in NBA come lo è stato il suo amico e collega Shaquille O'Neal. Ma oltre agli infortuni, nei suoi primi anni in Nba, ha dovuto sopportare tutta la pressione mediatica che si stava creando intorno alla sua figura, un personaggio fuori dal comune ed unico nel suo genere. Yao Ming non era abituato a quella realtà che si vive in NBA, i suoi compagni ad Houston lo sapevano e hanno fatto sempre di tutto per farlo sentire a casa. Tra questi c'era Steve Francis, con il quale ha giocato insieme per oltre 7 anni e racconta questo piccolo aneddoto sul grand uomo che è Yao Ming.

"Ricordo la conversazione che ho avuto con lui non è appena è arrivato a Houston. Sapevo che era un vero talento e che non era arrivato solo per via del suo appeal mediatico. "Abbiamo bisogno di te." Ho chiesto al suo traduttore di spiegargli cosa volevo dire. La pressione mediatica e il mondo esterno non contavano niente. Noi eravamo là per giocare a pallacanestro, e lui ci serviva. Il resto non mi importava affatto. Sei anni dopo, nel 2008, entrambi stavamo recuperando da degli infortuni. La mia riabilitazione alla schiena però procedeva a rilento, e la stampa aveva iniziato a far uscire voci. Mi sono fermato a casa sua e l'ho trovato impegnato nella riabilitazione al piede in piscina, ricordo ancora cosa mi ha detto. "Hey Steve", e con il solito sorrisone che lo distingue: "Abbiamo bisogno di te." Mi ha fatto immediatamente ripensare al consiglio che gli diedi appena entrato nella lega... Pensa solo alla pallacanestro. Aveva appena rigirato a me il consiglio che gli avevo dato sei anni prima. Yao è sempre stato estremamente intelligente. E adesso è ufficialmente un Hall of Famer. Congratulazioni fratello mio."

Steve Francis

 

 

Marco Mugnaini

 

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Giovedì, 13 Ottobre 2016 16:43

Brown e lo sfregio alla Grande Muraglia

 

Non solo gli italiani si comportano male all'estero: Bobby Brown, durante la trasferta cinese con i suoi Rockets, è stato pizzicato a scrivere il suo nome nientemeno che sulla Grande Muraglia: 

 

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Mercoledì, 18 Maggio 2016 19:20

Rockets: niente Van Gundy ma arriva...

 

Sfumata la pista Van Gundy - che in molti davano come "frontrunner" - ora la società texana sembrerebbe aver virato per Mike D'Antoni, che avrebbe sostenuto perfino un secondo colloquio per il posto di head coach. I rumor sono tanti, in questi giorni ma attendiamo fiduciosi!

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