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La stagione 2016/2017 NBA è una delle stagioni più ricche di sempre, visto che i nuovi accordi televisivi hanno portato un grande incremento degli introiti nelle varie franchigie. Il tutto ha avuto ovviamente peso determinante sull’innalzamento del tetto salariale a disposizione di ogni squadra; all'interno della NBA ci sono giocatori che hanno firmato un contratto al massimo salariale, giocatori del calibro di Westbrook, Harden, James, che meritano tutti i centesimi che le rispettive franchigie gli danno, mentre altri giocatori, come Chandler Parsons and Harrison Barnes che guadagnano tantissimi milioni, ma che ancora non hanno dimostrato di valerli tutti. In estate sono stati firmati nuovi contratti con cifre da record e la previsione è che nei prossimi anni il livello medio dei salari NBA sarà molto più alto rispetto al recente passato, facendo diventare le stelle della NBA gli sportivi più pagati al mondo. Nella NBA moderna, un "contratto di massima" non è più associato solo al calibro e al talento di un giocatore, ma anche al tipo di mercato che si sta svolgendo. Un esempio? Mike Conley, che ha ricevuto un prolungamento di contratto al massimo salariale (153 milioni di dollari in 5 anni offerti da Memphis) scatenando però l'indignazione dei fan NBA, in quanto Conley ha firmato il contratto più oneroso di tutta la storia della NBA. La mossa dei Memphis va guardata da un quadro più ampio: Mike Conley è un grandissimo giocatore, è la stella (insieme a Marc Gasol) di una franchigia che negli ultimi anni ha lottato sempre per arrivare alle finali di Conference, e sappiamo benissimo che i playoff a Ovest non sono una passeggiata. Memphis ha ritenuto di dover offrire un contratto del genere al giocatore prima che lui decidesse di cambiare squadra,e prima di perdere un giocatore così importante, i Grizzlies hanno accontentato le richieste di Conley. Altri giocatori che quest'estate hanno firmato un contratto da oltre 15 milioni di dollari? Joakim Noah (72 milioni in quattro anni a New York), Kent Bazemore (70 in 4 anni ad Atlanta), il già citato Conley, Jeff Green (15 milioni in un anno ad Orlando), Evan Fournier (85 milioni in cinque anni ad Orlando) e Dwight Howard (70,5 milioni in tre anni ad Atlanta) e tra questi giocatori nemmeno uno ha partecipato all'ALL STAR GAME la scorsa stagione. L'altra faccia della medaglia è che ci sono giocatori NBA fenomenali, che fanno vincere le partite alla propria squadra e che in realtà vengono pagati molto meno rispetto ai giocatori sopra citati.

STEPH CURRY: il primo che dobbiamo menzionare è Curry. MVP delle ultime due stagioni, non ha un contratto al massimo salariale per due semplici motivi: Steph saltò gran parte della stagione 2011/2012 a causa di molti infortuni Golden State decise di non offrire il massimo a Curry ( Stephn guadagnerà "solo" 12 milioni di dollari in questa stagione, 83esimo nella lista dei giocatori più pagati); i Warriors non hanno rifirmato Steph Curry a causa dell'acquisto di Kevin Durant questa estate ma nonostante l'arrivo in roster dell'ex giocatore dei Thunder, Steph sta avendo un'altra stagione da possibile MVP (senza nulla togliere a Westrbook, Harden o James): 25.5 punti, 1.7 rubate, 4.2 riblazi e 5.7 assist per partita, tirando con il 50% dal campo e con il 39.5% da tre. Curry sarà in scadenza di contratto la prossima stagione e senza alcun minimo dubbio raddoppierà il suo stipendio, firmando un nuovo contratto con i Warriors.

GEORGE HILL: quest'estate Goerge Hill è stato protagonista di una trade che ha visto coinvolte le franchigie dei Pacers, degli Atlanta Hawks e degli Utah Jazz; proprio Utah è riuscita ad inserire nel suo roster un veterano e un All Star come George Hill. Il giocatore da Indianapolis ha avuto un impatto devestante nel roster dei Jazz, non solo per la sua solidità difensiva, già famosa ai tempi degli Spurs e dei Pacers, ma anche per la concretezza in attacco, forse il miglior anno offensivo nella carriera di Hill per adesso: 20 punti, 4.2 assist e 3.5 rimbalzi di media a partita, tirando con 53.4% dal campo e con 45.6% da tre. George Hill può essere inserito benissimo tra i migliori 10 playmaker delle lega e per questo il suo stipendio di "solo" 8 milioni l'anno sembra poco rispecchiare le ottime prestazioni degli ultimi 3 anni. A fine stagione Hill sarà freeagent, e sarebbe molto interessato a una possibile estensione del contratto con Utah; tutto si deciderà prima o durante la prossima estate, ma sicuramente Hill riceverà delle offerte molto più interessanti del contratto precedente e sia il giocatore stesso che Utah sembrano voler continuare questa storia d'amore, magari a cifre un pò più elevate...

KYLE LOWRY: Kyle Lowry ha già dichiarato che quest'estate diventerà freeagent, uscendo dal contratto che lo legherebbe a Toronto per un altro anno, rinunciando così a 12 milioni di dollari. Lowry ha già dimostrato ampiamente tutto il suo valore nei suoi 5 anni a Toronto e ha confermato di voler continuare a giocare con la squadra canadese: "Se sei l'uomo franchigia dovrebbe essere facile trovare l'accordo con la sua squadra. Dovrei essere nella situazione in cui non parlerò con nessun'altra squadra come è successo a DeMar Derozan." Nonostante questa iniziata, sia la decima stagione per Lowry le sue medie in queste prime partite del campionato sono sempre notevoli; 21.3 punti, 7.3 assist e 5 rimbalzi per partita, tirando con il 45% e il 43.8% dalla linea dei tre punti. Lowry è un giocatore fondamentale per Toronto e se i Raptors sono intenzionati a sconfiggere i Cavs di Lebron James e arrivare in Finale NBA, dovranno sicuramente rifirmare al massimo salariale il giocatore di Philadelphia.

KARL ANTHONY TOWNS: è il futuro della NBA. Un giocatore completo, che in solo due anni in NBA ha dimostrato di poter dominare le partite da solo. Il suo anno da rookie è stato fenomenale, uno dei migliori degli ultimi 20 anni e ha iniziato questa stagione alla stessa maniera, spingendo sempre sull'acceleratore e facendo registrare doppie doppie in continuazione. 21.6 punti , 10.8 rimbalzi, 2.3 assist e 1.7 stoppate a partita, numeri spaventosi per un ragazzo di solo 21 anni e con ampissimi margini di miglioramento. Questa stagione Towns percepirà 5.7 milioni di dollaro e siamo più che certi che Minnesota proporrà un rinnovamento di contratto a fine stagione, se non addirittura prima. Perchè se i T-Wolves vorranno puntare a vincere un titolo nei prossimi 10 anni, dovranno fare di Towns il nuo Garnett, il nuovo dominatore sotto i ferri.

 

Marco Mugnaini

 

 

Pubblicato in NBA

DEVIN BOOKER (20 anni): guardando un pò di partite dei Phoenix Suns di questo inizio di stagione, mi sono domandato come è stato possibile che Devin Booker sia stato scelto solo alla posizione numero 13 del Draft della passata stagione; l'inizio nella NBA per Booker non è stato uno dei più fortunati visto che ha dovuto fare per molte partite la riserva di Eric Bledsoe, per poi infortunarsi a Dicembre e saltando molti match, giocando un complessivo di solo 52 partite. Anche se la sua media punti è stata un pò bassa (13,4 a partita), nelle poche partite che ha giocato ha fatto registrare dei record molto ma molto interessanti: è stato il giocatore più giovane della storia della NBA ha far registrare una doppia doppia, il più giovane a realizzare 30 punti in una partita (in totale sono state 6 le prestazioni con almeno 30 punti nella season 2015/2016) e il quarto giocatore più giovane a realizzare 1000 punti. Un predestinato. E l'impatto di Booker in queste prime partite è stato incredibile, non solo perchè è stato il trascinatore nelle poche vittorie dei Suns, ma anche perchè ha dimostrato di essere già una delle guardie piu interessanti della NBA a soli 20 anni. Mostruose sono state le due prestazioni consecutive contro i Pellicans (38 punti) e i Lakers (39 punti) che hanno proiettato Booker ha diventare quasi un sicuro All Star già in questa stagione.

ANDREW WIGGINS (21 anni): Wiggins è un giocatore dal futuro radioso. Scelto alla posizione numero 1 dai Cavs nel Draft del 2014, fu subito ceduto a Minnesota nello scambio che ha visto Kevin Love portare il proprio talento in Ohio. Nelle sue prime due stagioni, Wiggins ha dimostrato di essere un marcatore eccellente, e alcune suoi movimenti, alcune sue schiacciate mi ricordano molto T-Mac (inutile dire che Wiggins ha molto da lavorare prima di arrivare al livello di McGrady). L'inizio di carriera in NBA è stato incredibile per Andrew: nel suo anno da rookie ha vinto il premio di Rookie of the Year, mettendo a referto 17 punti, 5 rimbalzi e 2 assist di media a partita, mentre nella sua stagione da Sophomore ha mantenuto una media di almeno 20 punti a partita diventando un perno fondamentale per l'attacco dei Wolves. In questo stagione ha già fatto registrare un quarantello: 47 sono stati i punti segnati da Wiggins nella vittoria di Minnesota sui Lakers. Anche se le sue statistiche per quanto riguardano i rimbalzi e gli assist sono un pò calecate rispetto al suo primo anno da Rookie, ha migliorato moltissimo il suo passaggio e la sua visione di gioco. Semplicemente Minnesota non ha bisogno che Wiggins sia un passatore, non ha bisogno che fornisca assist, ha bisogno che Wiggins segni e quello li riesce molto ma molto bene. Andrew ha un grandissimo futuro davanti a se e molto probabilmente è destinato a diventare uno dei miglior marcatori della NBA.

KARL-ANTHONY TOWNS (21 anni): Minnesota se riuscirà a tenere due talenti come Wiggins e Towns potrà competere per l'anello nei prossimo 3-4 anni. Non sono impazzito, perchè sono sicuro che questa coppia di giocatori sarà il futuro della NBA. Towns in particolar modo, che dopo il suo anno da rookie e anno della sua consacrazione, è pronto a dominare nelle prossime stagioni; nel suo primo anno in NBA ha avuto una media di 18 punti e 10 rimbalzi, che gli hanno permesso di essere eletto come Rookie of the Year e gli è valso un posto nel quintetto dei miglior Rookie all'All Star Game. E' un giocatore completo: non solo è alto 213 cm e il suo post basso dovrebbe essere studiato e insegnato in tutte le palestre del mondo, ma ha anche una buonissima qualità di palleggio, un ottimo uno contro uno e un tiro da far invidia a molte guardie NBA. Per farvi capire quanto completo sia questo giocatore, basti pensare che l'anno scorso ha partecipato al All-Star Weekend Skills Challenge, sconfiggendo in finale Isaiah Thomas e diventando così il giocatore più alto, più grosso, più giovane a vincere questa sfida. Inoltre è finito terzo tra i giocatori che hanno realizzato più doppie doppie in stagione; ben 52, a soli 21 anni. E anche l'inizio di questa stagione è dei più promettenti: nonostante le statistiche sui rimbalzi sia un pò calata, Towns segna 4 punti in più di media rispetto alla scorsa stagione, migliorandosi del 4% dal tiro dalla lunga distanza. Il classico prototipo di giocatore moderno e modello, visto che in NBA son sempre più numerosi i lunghi tiratori da tre, ma nessuno può contare sul talento che ha questo giovane ragazzo dalle grandissime speranze.

KYRIE IRVING (24 anni): è da un pò difficile da credere, ma i prossimi tre giocatori hanno 25 anni o sono più giovani. Kyle Irving ha soli 24 anni ed è già alla sua sesta stagione in NBA, giocando ogni singola partita da titolare nelle partite che ha disputato con la maglia dei Cavs. Ha una media di 21 punti a partita ed è stato eletto già 3 volte All Star e inoltre ha vinto: Rookie of the Year, Rising Stars Challenge MVP, Three-Point Shootout, All-Star Game MVP e ha vinto un anello nella sua giovane carriera NBA. Non male come curriculum. E' considerato come uno dei miglior playmaker dalla lega, indiscutibilmente il giocatore con il pallaggio e il ball handing più bello dell'intera NBA e un grandissimo attaccante nell'1 vs 1, visto le sue molteplici capacità nel fare canestro. Ovviamente il ritorno di Lebron James e l'arrivo di Love hanno pesato molto sui numeri e sul rendimento di gioco dei Cavs e di Irving. In Gara 7 però è stato lui a segnare il canestro decisivo per la vittoria del titolo, è lui che prende in mano le redini del gioco quando la squadra comincia a sbandare. Lebron è la stella dei Cavs, ma Irving è il futuro e a 24 anni può solo che migliorare.

KAWHI LEONARD (25 anni): Kawhi Leonard non è un predestinato, non è un giocatore nato con il talento. Kawhi Leonard è un esempio per tutti, perchè ha dimostrato che con tanto lavoro, sudore e sacrificio si possono ottenere risultati impensabile, nonostante tutti i pronostici contro, nonostante non sia un predestinato. Leonard è venuto fuori dal nulla nella stagione 2014-2015, diventando inaspettatamente uno dei pilastri del gioco dei San Antonio Spurs. Gli Spurs quell'anno vinsero l'anello, battendo in finale la corazzata Miami e Leonard fu eletto MVP delle Finals. Riconoscimento che non avrebbe mai pensato di ricevere a inizio carriera. Leonard però è un "lavoratore", anno dopo anno ha migliorato le sue statistiche; la scorsa stagione è stato quasi perfetto, registrando il 50% dal campo e 44% dalla lunga distanza. Ha migliorato tantissimo il suo attacco, ma la difesa rimanere l'arma principale del suo gioco; ha due braccia lunghissime e una velocità di piedi che gli permette di difendere anche giocatori più rapidi e bassi di lui. Oltre ad essere stato eletto MVP delle Finals, ha vinto il premio come difensore dell'anno, ha guidato la classifica NBA nelle palle rubate, fu inserito nel quintetto iniziale dei Rookie all'All Star Game, è stato inserito nel quintetto dei miglior difensori per ben 2 volte consecutive e ha soli 25 anni è già un All Star confermato. Con l'addio di Duncan quest'estate, è diventato il leader degli Spurs e coach Popovich conta molto sul talento di Los Angeles che è destinato a diventare il tassello fondamentale di San Antonio da cui partirà tutto il progetto futuro, dopo gli addii di Parker e Ginobili. Leonard è il futuro degli Spurs, Leonard è il futuro della NBA.

ANTHONY DAVIS (23 anni): Davis è stato forse il giocatore più continuo in questi ultimi 3 anni di NBA; a soli 23 anni è già stato All Star 3 volte ed è stato inserito nella lista dei candidati MVP nelle ultime tre stagioni. E' stato inserito sia nel quintetto rookie nel suo primo anno in NBA, inserito nel quintetto ideale per ben due volte e per altre due volte ha dominato la classifica delle stoppate. Davis ha solo bisogno di avere una vera squadra al sua fianco, perchè ha tutte le carte in regola per poter trascinare qualsiasi squadra competitiva al titolo. In pochissimo tempo Anthony è diventato uno dei giocatori più rappresentativi della NBA, firmando un contratto con i Pellicans da capogiro: 145 milioni nei prossimi 5 anni, cifre mostruose per un ragazzo di appena 23 anni. Ma cifre meritate perchè Davis ha dimostrato di poter vincere le partite da solo, con prestazione stupefacenti al limite della perfezione. In questo inizio di stagione ha fatto registrare cifre da capogiro, con una media di 30 punti e 11 rimbalzi a partita fino ad ora, ed ha sempre segnato almeno 30 punti nelle ultime 4 partite. Indubbiamente è il giovane giocatore con maggior talento, anche se le sue capacità di palleggio e di tiro sono migliorabili, ma indubbiamente Davis è destinato a diventare un GRANDE della NBA.

 

 Marco Mugnaini

 

 

Pubblicato in NBA
Martedì, 22 Novembre 2016 14:47

Karl-Anthony Towns, il futuro della NBA

Il premio di rookie dell'anno vinto la scorsa stagione, è stato solo il trampolino di lancio per Karl Anthony Towns. Il ventunenne giocatore nativo di Piscataway (New Jersey), è destinato a dominare in NBA per tanto, tantissimo tempo. Il talento di KAT non si può definire come "una sorpresa" visto che è stato scelto alla posizione numero 1 del Draft del 2015, Draft ricco di giovanissimi talenti, ma non ci sono altri termini per poter descrivere l'impatto devastante che Towns ha avuto sui Timberwolves e su tutta la NBA. La stagione passata ha segnato un record negativo per Minnesota, raggiungendo al secondo posto i Golden State nella speciale classifica delle squadre che non hanno raggiunto i playoff per tot anni di fila; ben 12 anni che i T-Wolves non ragggiungono la post season (come i Warriors che dal 1994 al 2006 non hanno giocato i playoff). Ma rispetto al recento passato, sembra che in casa Minnesota ci siano grande speranze per il futuro, speranze che passano dalle mani di Andre Wiggins e appunto da Towns, le due stelle nascenti del mondo NBA. Con le sue prestazioni, continue e determinanti seppur in un contesto perdente, hanno spiazzato tutti, compresa la dirigenza di Minnesota, che si è accorta di avere tra le mani non solo un prospetto molto interessante, ma un ragazzo che nel suo primo anno e qualche spicciolo di partita, ha dimostrato di poter diventare uno dei centri più forti della storia NBA. Sto esagerando? Per capire il livello di grandezza di questo giocatore. basta soffermarsi anche solo alle cifre ottenute la scorsa stagione: solo 6 giocatori hanno cifre paragonabili al centro dei T Wolves nel loro anno di esordio e sono tutti nomi molto familiari a chi conosce anche solo un minimo di storia del gioco: Duncan, O’Neal, Robinson, Olajuwon, Mourning e Sampson. Quest' estate KAT ha lavorato tantissimo sulle sue capacità offensive, cercando di allargare il suo bagaglio tecnico ed avere un mentore come Kevin Garnett lo ha sicuramente aiutato:

"Quest'estate ho lavorato su ogni singolo aspetto del mio gioco. Devo molto al mio preparatore Bryce Stanhope: se sono migliorato e migliorerò ancora è solo merito suo. Il mio gioco è in continua evoluzione. Molto di quello che ho imparato quest'anno lo devo a Garnett: è un fantastico mentore. Il mio obiettivo è quello di continuare a migliorare sempre di più per crescere come giocatore e come leader. Quest'anno con i Timberwolves sarà un anno speciale, abbiamo tanti giovani talenti in squadra ed un gran coach. Con Thibodeau ci ho già parlato molte volte, è una persona estremamente intelligente. Non lo considero solo un grande allenatore ma lo considero anche un amico. Andremo sicuramente d'accordo". Cosa ne penso di Dunn? E' un grande. Ha un'etica lavorativa impressionante, cerca sempre di migliorare il suo gioco. Sarà divertente giocarci assieme quest'anno. Obiettivo stagionale? Sicuramente fare i playoff. E' il nostro obiettivo principale ed abbiamo tutte le carte in regola per raggiungerlo. Anche quest'anno darò una mano finanziando la ricerca sul cancro. Entrambi i miei nonni sono morti di cancro ed è mio dovere fare tutto il possibile per trovare una cura".

 

Marco Mugnaini

 

 

Pubblicato in NBA

Giocatori come Steph Curry, Russell Westrbook o Kyle Irving hanno conquistato il palcoscenico e il cuore dei tifosi NBA negli ultimi anni. Ma mentre tutti gli occhi sono rivolti verso questi playmaker/guardie, alcuni giocatori che giocano nel ruolo di centro stanno mostrando il proprio predominio, passando però in secondo piano. Ecco di seguito i probabili dieci miglior pivot della stagione che sta per iniziare:

10. Joakim Noah (New York Knicks): rotto, ammaccato, malconcio, sicuramente la stagione scorsa non è stata indimenticabile per il giocatore francese. Nel suo ultimo anno ai Bulls, aveva perso qualsiasi tipo di importanza nell'attacco dei Chicago e quelle che erano le sue grandi doti difensive, sembravano essere sparite tutto ad un tratto. Non bisogna però dimenticarci che un paio di anni fa, insieme all'ex MVP Rose, Noah dominava sia nella metà campo difensiva che in quella offensiva; è chiaro che non può essere il giocatore di quei tempi, ma il suo nuovo trasferimento nella "Grande Mela", le sue caratteristiche difensive, gli permettono di far parte dei miglior dieci centri della Lega e potrebbe far tornare Noah il giocatore di una volta. La sua determinazione, la sua difesa, la sua capacità di andare al rimbalzo sono un bene prezioso per i Knicks e per il loro gioco, anche perchè forza fisica e coraggio sono doti fondamentali nella NBA moderna.

9. Nikola Vucevic (Orlando Magic): questo giovane giocatore ha punti nelle mani e una facilità disarmante di un veterano, come quasi nessuno nella NBA di oggi. Senza dubbio uno dei giocatori più sottovalutati dell'intero campionato, un giocatore di cui i media parlano raramente; Vucevic è un centro in grado di mettere costantemente grandi numeri a referto, sia per quanti riguardi i punti sia per quanto riguarda i rimbalzi. E' stato l'unica nota positiva nella scorsa stagione ad Orlando, insieme all'ex Oladipo, trasferitosi ad OKC. Nikola ha un ottimo raggio di azione, e per essere un giocatore di 2 metri e 13 ha un ottimo tiro dalla distanza; ha solo 25 anni e quindi ha un ottimo margine di miglioramento, anche se quest'anno la concorrenza nel reparto lunghi potrebbe togliergli qualche minuto di gioco.

8. Al Horford (Boston Celtics): nella stagione passata, con gli Atlanta Hawks, Horford ha collezionato 15 punti e 7 rimbalzi di media a partita, non male per una squadra che gioca molto sul movimento del pallone e sul tiro dalla lunga distanza. Tiro da dietro l'arco che nell'ultimo anno è diventato una costante per Horford, migliorando di gran lunga le sue percentuali nel tiro da tre. Tiro da tre che in questa NBA è fondamentale; ed avere un centro delle dimensioni di Horford con un ottimo tiro dalla lunga distanza, vuol dire avere tutto. Ma la dota principale del nuovo pivot dei Celtics è la sua intelligenza cestistica e la capacità di vedere il gioco degna di un playmaker. Fa sempre scelti intelligenti e raramente butta via un pallone; la sua nuova esperienza a Boston lo aiuterà a crescere maggiormente e allo stesso tempo i Celtics hanno trovato un punto di riferimento nelle loro azioni offensive.

7. Hassan Whiteside (Miami Heat): questo può essere l'anno di consacrazione di Whiteside, non solo perchè il suo gioco nell'ultimo anno e mezzo è cresciuto esponenzialmente, non limitandosi più a sole schiacciate e pick and rool, ma aumentando il suo raggio di tiro e diventando una delle principali pedine dell'attacco dei Miami. Ora che Wade e Bosh hanno lasciato la Florida, molte delle responsabilità dell'attacco e della difesa ricadranno su Whiteside, che è in grado di dominare contro chiunque sotto canestro.

6. Dwight Howard (Atlanta Hawks): la parola chiave con Howard è "impatto". Può non sembrare il miglior sesto centro della Lega, ma se guardiamo al passato l'impatto di Howard in qualsiasi squadra abbia giocato è stato fondamentale. In difesa, con Howard sotto canestro, si chiude completamente la saracinesca e la percentuale dei tiri realizzati degli attacchi avversari cala vigorosamente. In attacco, attrae sempre su di se minimo due difensori e ciò permette ai tiratori di avere più spazio ed inoltre può dare secondi occasioni da rimbalzo alla propria squadra. Con Dwight Howard potrebbero esserci dei problemi nello spogliatoio, ma la sua avventura ad Atlanta sembra essere iniziata con il piede giusto. Attenzione che Howard può tornare quello di un tempo.

5. Karl-Anthony Towns (Minnesota Timberwolves): nella sua stagione da Rookie ha ottenuto dei numeri stratosferici: 18 punti, 11 rimbalzi e quasi 2 blocchi di media a partita, non male per un ragazzo di appena 20 anni. KAT sembra avere tutto il potenziale per diventare il Pivot del futuro, soprattutto per la facilità con la quale riesce a mettere punti a referto. Si sforza sempre di creare la miglior situazione, sia per lui che per i compagni, deve migliorare solamente nel suo gioco in post basso per poter diventare un giocatore completo. Occhio che quest'anno KAT potrebbe spaventare l'intero campionato.

4. Marc Gasol (Memphis Grizzlies): i continui infortuni hanno fatto perdere gran parte della scorsa stagione a Marc Gasol e per questo motivo ha perso alcuni posti nella classifica dei miglior centri in circolazione. Ma non fatevi trarre in inganno, perchè sicuramente nella stagione che sta per iniziare, Marc darà tutto se stesso per tornare a grandi livelli e per riportare i Memphis ai playoff. La difesa di Gasol è pura, asfissiante, davvero intensa per essere un centro; mentre le sue capacità offensive sono qualcosa di raro e la sua capacità di andare a rimbalzo è frizzante, sempre disposto a lottare per ottenere una seconda occasione. E per essere un centro di oltre due metri e di oltre 100 Kg, ha le mani vellutate, in grado di effettuare dei passaggi degni del miglior Stockton e il suo gioco in post basso forse è il più funzionale e bello da vedere dell'intera NBA. Anche al 70%, Marc Gasol è sicuramente ancora un centro d'elite per questa lega.

3. Andre Drummond (Detroit Pistons): ogni qualvolta vedrete giocare i Pistons, osservate quanto Andre Drummond sia fondamentale per il successo della sua squadra. Se Drummond gioca male è molto probabile che i Pistons perderanno la partita, se gioca bene allora quasi sicuramente arriverà una vittoria per Detroit. E c'è un motivo per spiegare questo: Drummond tiene i redini della squadra, sia nella metà campo difensiva che in quella offensiva, è il leader dei Pistons. Il suo gioco è molto buono su entrambi i lati del campo e vederlo giocare in post basso è un piacere per gli occhi dei tifosi. Il suo punto forte, però, sono i rimbalzi: l'anno scorso è stato il primo per i rimbalzi conquistati e sono abbastanza sicuro che anche quest'anno prenderà più rimbalzi di tutti; solo le sue scarse percentuali ai tiri liberi non gli permettono di essere il centro più forte di tutta la lega.

2. DeAndre Jordan (Los Angeles Clippers): perchè DeAndre è cosi alto in questa lista? Una parola: DIFESA, ecco perchè. Sicuramente Jordan non è la prima scelta nell'attacco dei Clippers ed ha ancora molto da migliorare sulle sue capacità offensive, ma quando si tratta di proteggere il canestro e di togliere un tiro facile all'avversario, è il primo nel campionato. Avere un giocatore nell'area difensica come DeAndre Jordan è sicuramente è un bene di lusso per i Clippers, in grado di conquistare tantissimi rimbalzi a partita e in grado di respingere al mittente molti tiri dei giocatori avversari.

1. DeMarcus Cousins (Sacramento Kings): nessuna sorpresa, DeMarcus Cousins è il miglior centro della Lega. Per dirla in parole povere, Cousins domina ogni zona del campo e il suo gioco offensivo è talmente potente, che nessun altro pivot può segnare punti con la stessa facilità di Cousins. Può tirare sia da tre, ma anche batterti in uno contro uno ed avvicinarsi a canestro ed inoltre in difesa contesta ogni tiro che passa dalla sua zona. E' vero che Cousins può essere anche una testa calda a volte, difficile da gestire soprattutto per gli allenatori, ma ha una passione infinita per il gioco del basket che lo dimostra ogni volta che ha la palla. E cosa importante che lo distingue da quasi tutti gli altri giocatori della lista è il fatto che Cousins è leader puro in grado di trascinare un intero spogliatoio, di dare la giusta carica ad ogni partita. La squadra si affida a lui nel momento del bisogno e Cousins riesce quasi sempre a risolvere le situazioni, tranne quando perde totalmente la testa. E' la descrizione perfetta di giocatore "ALL- AROUND".

 

 Marco Mugnaini

 

 

Pubblicato in NBA
Sabato, 05 Marzo 2016 23:23

Rookie dell'anno? I più dicono...

 

Di "pancia", diremmo tutti Kristaps Porzingis, non foss'altro per la sfiducia che circondava la sua aura durante il Draft. I numeri, però, suggerirebbero di consegnare il premio ad un altro contendente, Karl-Anthony Towns.

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Ha sbaragliato il "piccolo" Isaiah Thomas, dribblando, passando, tirando da sotto e da tre meglio del playmaker dei Boston Celtics. Per un rookie e soprattutto per essere un lungo...niente male!

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