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Martedì, 31 Gennaio 2017 10:49

Nba: NO al razzismo!!

Prima di parlare di Steve Kerr e delle sue parole rilasciate ad Espn dopo la vittoria contro Portland, vorrei portare l'attenzione di tutti voi lettori su un episodio, che definirei insensato e disumano, accaduto questo weekend durante una partita di calcio Juniores in Toscana, a Livorno. Un giovane calciatore originario del Gambia (18 anni) è finito in ospedale al termine di una partita juniores, ovvero giocata da ragazzi/giocatori Under 19. Insultato più volte durante la partita: "Nero di m..", "torna al tuo paese". Poi gli hanno sputato, ripetutamente. E a fine incontro lo hanno colpito, con una testata, mandandolo in ospedale con un forte trauma cranico. Vero, questo episodio non c'entra con l'NBA, ma quando nello sport accadano queste cose, qualsiasi tifoso si deve fermare e pensare: pensare a come mai ragazzi di 18/19 anni hanno tanta rabbia e tanto odio dentro di loro, pensare a come la società di oggi sia così razzista da infondere ideali e pregiudizi anomali nella testa delle persone , pensare a come sia possibile che una partita di calcio finisca con un povero ragazzo in ospedale. Eppure il giocatore gambiano era un ragazzo tranquillissimo, che non aveva mai dato problemi a nessuno ed è stato proprio il suo allenatore a raccontarmi la sua storia: " Lui è con noi da gennaio ma da un anno e mezzo si trova in Italia. Non ha genitori, è partito da solo, la sua storia è quella di tanti che vengono qui a bordo dei barconi nella speranza di una vita migliore. È un bravo ragazzo, per pagarsi il viaggio ha lavorato nelle miniere, ha camminato per giorni e giorni in situazioni disperate - ha raccontato il mister Mantovani - Ora vive in una specie di comunità dove vengono ospitate queste persone, va a scuola ed è integrato con i nostri ragazzi". Questi episodi non devono accadere negli sport, perchè lo sport è divertimento, unità di squadra, è giocare per se stessi ma soprattutto per i compagni, ma soprattutto lo sport condanna certi comportamenti."

Anche Steve Kerr, Domenica notte, ha parlato di razzismo e dell'assurda e triste decisione del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Che il nuovo presidente USA non godesse di molta simpatia nel mondo NBA, lo si sapeva anche prima della sua elezione, con molti giocatori, allenatori e dirigenti che si sono più volte schierati contro le idee di Trump (Es: Popovich e James), ma dopo i recenti provvedimenti a favore di una politica anti- immigrazione che bandisce l’ingresso alle persone provenienti da 7 paesi a maggioranza islamica, anche se detentori di regolare green card e l'espatrio di quelli già residenti negli Stati Uniti, anche l'allenatore dei Golden State Warriors, Steve Kerr, ha voluto dire la sua e non si può certo dire che non abbia i requisiti per farlo. Nel 1984, l’allenatore dei Warriors ha infatti subito la perdita del padre proprio in un attacco terroristico mentre si trovava a Beirut, dove era presidente della American University. Fu assassinato da due uomini armati facenti parte di una cellula chiamata “Islamic Jihad”, che più tardi confluì in Hezbollah. Queste le sue parole: "Vorrei dire che, come persona cui un familiare è stato vittima di terrorismo, avendo perso mio padre, se stiamo provando a sconfiggere il terrorismo vietando alle persone di entrare in questo paese, andando veramente contro i principi espressi dalla nostra costituzione e creando paura, ci stiamo muovendo nel modo sbagliato. Penso che il provvedimento sia scioccante. È un’idea terribile e sono vicino a tutte le persone che ne sono state colpite. Famiglie sono state separate, e sono preoccupato per quello che questo può significare per la sicurezza del mondo. Sta avendo esattamente l’effetto contrario a ciò che vuole ottenere. Se si vuole risolvere il terrore, si vuole risolvere il crimine, non è questo il modo per farlo". Parole saggie di Steve Kerr; questa situazione che sta colpendo tutto il mondo, riguarda anche due giocatori NBA: il 19enne Thon Maker dei Bucks e il 32enne Loul Deng, veterano dei Los Angeles Lakers. Entrambi sono nati in Sudan, uno dei setti paesi coinvolti nel decreto Trump insieme a Libia, Iran, Iraq, Somalia, Siria e Yemen: Maker e Deng, ovviamente, sono in possesso di regolari permessi di soggiorno, oltretutto entrambi hanno un secondo passaporto: il lungo dei Bucks è cittadino australiano, visto che la sua famiglia venne accolta come rifugiata a Perth quando Maker aveva cinque anni. Una storia simile a quella di Deng, in possesso del passaporto britannico (con la Nazionale inglese ha disputato anche i Giochi di Londra 2012) dopo il trasferimento nell’età dell’infanzia a Londra. Ma il provvedimento di Trump tocca anche chi è in possesso di doppio passaporto. L'NBA, le franchigie, i dirigenti, i giocatori e i tifosi hanno dato subito il loro appoggio a questi due giocatori, mandando messaggi d'affetto e di supporto. Nella giornata di domenica il vice presidente e figlio del proprietario dei Bucks Alexander Lasry ha preso posizione ricordando che suo padre era immigrato dal Marocco negli USA alla ricerca del sogno americano: "Apprezzo il sostegno dei tifosi e dei giocatori che sono preoccupati per Thon. Oggi, un rifugiato sudanese, fuggito dalla guerra e dalla oppressione, inizierà la sua seconda partita di NBA come starter. Ne sono orgoglioso e felice. E' il simbolo di ciò che rende la grandezza e i valori che attirano gli immigrati qui in America. Sono orgoglioso che mio padre e Thon diano l'esempio."

 

Marco Mugnaini

 

 

 

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Nella NBA esistono le rivalità storiche nate da infiniti scontri per l’anello come quella tra Boston Celtics e Los Angeles Lakers o tra gli stessi Lakers e i Detroit Pistons o quella nata negli ultimi anni tra Boston Celtics e Miami Heat per la supremazia a Est (almeno finchè c’erano Garnett e Pierce a Boston). Una delle rivalità più antiche e storiche è sicuramente quella fra i Clippers e i Lakers, non solo perchè entrambe fanno parte della Pacific Division ma anche perchè le due squadre di Los Angeles giocano allo Staples Center; i Lakers si trasferirono da Minneapolis nel 1960, mentre i Clippers da San Diego nel 1984. Storicamente gli abitanti e i fan di Los Angeles hanno sempre favorito i Lakers, soprattutto per i numerosi anelli vinti ( i Lakers hanno vinto 11 campionati da quando si sono trasferiti a Los Angeles sui 16 complessivi) ma negli ultimi 4/5 anni sembra che qualcosa sia cambiato. I Clippers non solo hanno fatto registrare moltissimi sold out dalla stagione 2011/2012, ma sono diventati la prima squadra di Los Angeles, visti anche i pessimi risultati dei Lakers. Nella stagione 2012-2013 i Los Angeles Clippers vinsero la loro prima serie contro i Lakers (per serie si intende il numero complessivo di partite giocate durante la regular season). La rivincita dei Clippers, che dopo quella stagione hanno rivinto tutte le serie successive contro i Lakers, è dovuta soprattutto all'arrivo di Blake Griffin e di Chris Paul. Proprio l'arrivo di Paul, nella stagione 2012/2013, ha aumentato la rivalità tra le due squadre, poichè Cp3 era ormai un giocatore dei Lakers, ma il commissario NBA Adam Silver vietò questo trasferimento e Chris Paul fu ceduto all'altra squadra di Los Angeles. Rivalità infuocata nella città della California, rivalità che Blake Griffin ha provato a spiegare raccontando di due bellissimi episodi che lo riguardavano proprio sul tifo di Los Angeles; il primo sul suo arrivo nella città degli angeli, il secondo su un altro grande protagonista che ha fatto dei Clippers la prima città di Los Angeles: Doc Rivers.

"Ricordo quel giorno del 2009 come se fosse ieri. La prima volta che sono sceso da un aereo a LAX come giocatore dei Clippers ho iniziato a guardarmi attorno dentro all'aereoporto e ho notato qualcosa che non andava. Vedevo solo felpe dei Lakers, pupazzi dei Lakers, poster dei Lakers, carte di credito dei Lakers. Ero confuso, camminavo in mezzo a LAX e pensavo, "Ma dov'è tutta la roba dei Clippers?" Non c'era assolutamente niente. La prima volta che ho visto un logo dei Clippers è stata quando sono arrivato in palestra per l'allenamento. Far parte di una squadra partita da zero è estremamente esaltante, quando sono arrivato qua nessuno ci considerava minimamente. Per un sacco di tempo i tifosi dei Lakers non avevano neanche voglia di sprecare il loro tempo con noi. Ma le cose sono cambiate. Non abbiamo ancora raggiunto il nostro obiettivo primario, ma siamo riusciti a cambiare la percezione che LA ha dei Clippers. Adesso i loro tifosi ci considerano, adesso siamo meritevoli del loro odio."

"Un paio di giorni fa ero nello spogliatoio e stavo parlando con Austin Rivers, era nervoso perché doveva lanciare la prima palla a una partita dei Dodgers ed era la sua prima volta. Gli ho detto, "Preparati, ti fischieranno." Mi ha risposto, "Seriamente? Ma siamo a LA!" A quel punto gli ho dovuto spiegare che la maggior parte dei tifosi dei Dodgers sono anche fan dei Lakers. Ho rincarato, "Vedrai bello, vedrai." E' stato fischiato talmente forte che mentre camminava verso lo spot del lanciatore si è fatto scivolare di mano la palla. Per darvi un'idea di cosa accadeva nei giorni bui dei Clippers vi racconto di quando è toccato a me. Era subito dopo essere stato draftato, l'annunciatore ha esclamato: "E adesso date il benvenuto a Blake Griffin dei Los Angeles Clippers!" Silenzio di tomba. Mi sembrava di sentire il rumore dei grilli, nessuno ha reagito. Un paio di persone hanno applaudito per cortesia, probabilmente si sentivano dispiaciute per me."

 

Marco Mugnaini

 

 

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Nonostante le incredibili prestazioni di Anthony Davis, l'avvio di stagione dei New Orleans Pellicans è stato disastroso: 0 vittorie e 6 sconfitte, la squadra con il record peggiore di tutta la lega ( Philadelphia ha un record di 0-5). Molto probabilmente i Pellicans finiranno il campionato con un record migliore di Philadeplhia, ma l'obbiettivo primario, i playoff, sembra ormai fuori dalla portata di New Orleans se continuerà ad esprimere il basket che ha espresso fino adesso. Anthony Davis ha dichiarato di sentirsi frustrato, frustrato da non riuscire a vincere una partita; molti dei tifosi e dei media che seguono da vicino la squadra della Lousiana, danno la colpa di questo pessimo inizio al GM Dell Demps, ritenuto responsabile di non aver costruito e di non aver aggiunto al roster, giocatori di qualità da affiancare a Davis per poter competere nella difficilissima Western Conference. La domanda sorge spontanea; un giocatore dal talento puro come Anthony Davis, si merita questa situazione? Oltre ad non avere un eccellente panchina, il quintetto base dei Pellicans, oltre a Davis, prevede: Tim Fraizer, E'Twaun Moore, Solomon Hill e Dante Cunningham. Buoni giocatori, ma non in grado di competere ad Ovest. E' vero che New Orleans ha patito l'infortunio al ginocchio di Tyreke Evans e l'assenza per tutta la stagione di Jrue Holiday per motivi personali, ma il lavoro del GM Dell Demps è stato a dir poco scadente. E' anche vero che Davis ha un contratto che lo lega con i Pellicans fino al 2020/2021 e che rinunciare a 22 milioni l'anno è difficile, ma un giocatore con quel talento, che nonostante l'andamento pessimo della squadra ha fatto registrare medie paurose con 30 punti, 11 rimbalzi, 2 rimbalzi, 3 palle rubate e 3 stoppate di media a partita, è destinato a cambiare franchigia nei prossimi 2/3 anni, ovviamente se New Orleans continuerà con questo momento negativo. E' uno dei dieci giocatori della lega e a soli 23 anni è in grado di dominare una partita in lungo e largo. Anche Kevin Durant, avversario di Davis nella serata americana, ha avuto parole di stima per il giocatore ex Kentucky:

"It’s hard to defend him.You can’t. His first step is probably the quickest I’ve seen in a while at his position. He’s long, he can shoot it, he can dribble it, he can shoot the 3 — so he’s doing just about everything out there on the court. Anthony Davis is probably going to lead the league in scoring this year easily ... 50 for him is a good game, and now he’s like move it to the next one." Se Davis dovesse chiedere la cessione, New Orleans sarà costretta a scambiarlo, non può fare altrimenti. Ecco allora le 3 possibili migliori destinazioni per Anthony Davis:

TORONTO RAPTORS:
Potrebbe essere la miglior soluzione per Davis, non solo perchè i Raptors stanno giocando divinamente con Lowry e DeRozan, ma anche perchè se la squadra canadese vuole battere i Cavs di James e Irving, dovrà per forza rinforzarsi sotto canestro. E allora chi meglio di Davis? Toronto avrebbe molti giocatori da poter scambiare ai Pellicans: Jonas Valanciunas, DeMarre Carroll, Terrence Ross e alcune scelte future al primo turno dei prossimi Draft. Toronto, prendendo Davis, diventerebbe la principale favorita insieme ai Cavs ad Est, e per Davis Toronto sarebbe la squadra ideale, soprattutto perchè giocherebbe sicuramente i playoff (cosa accaduta solo una volta nella sua carriera) e potrebbe giocare nella Eastern Conference, apparentemente meno competitiva e insidiosa della Western Conference.

LOS ANGELES CLIPPERS
Forse è fantascienza, ma vedere giocare insieme Chris Paul, Blake Griffin e Anthony Davis sarebbe qualcosa di unico. I primi due citati hanno iniziato la stagione nei migliori dei modi e si sono insediati per conquistare un posto nella finale della Western Conference. Ma nonostante questo, i Clippers sembrano ancora leggermente sfavoriti rispetto allo squadrone dei Golden State Warriors o ad una squadra, forse la migliore della lega per gioco, come i San Antonio Spurs. L'innesto di Davis potrebbe far fare quel piccolo salto di qualità decisivo per il titolo. I Clippers potrebbero scambiare giocatori del calibro di Jordan, J.J. Reddick e Jamal Crawford, che a dir la verità sarebbero tre ottimi acquisti per i Pellicans. Se i Clippers non riusciranno a raggiungere le Finals, dovranno stare attenti alle possibili partenze di Paul e Griffin il prossimo anno; per questo l'acquisto di Davis può essere fondamentale. E' vero che Jordan è un ottimo giocatore, soprattutto nella metà campo difensiva, ma Davis ha qualcosa in più: oltre a proteggere benissimo il ferro, in attacco potrebbe essere il compagno perfetto per Paul, visto che è un ottimo giocatore sia sul pick and roll tagliando verso canestro, sia nel pick and up, ovvero nell'allargarsi sulla linea dei tre punti pronto per il tiro dalla lunga distanza dopo aver portato il blocco al playmaker.

CHICAGO BULLS
La destinazione meno probabile forse, ma si tratta pur sempre della sua città natale, della città a cui è più affezionato. Chicago ha iniziato la stagione in maniera grandiosa, soprattutto grazie alle prestazione dei suoi tre uomini più attesi: Butler, Wade e Rondo. Chicago sembra già aver assimilato bene i concetti di squadra, ma la strada per arrivare alle finali di Conference sarà lunga e per nulla facile. L'innesto di Anthonu Davis in una squadra già così competitiva, potrebbe portare Chicago a vincere i prossimi due/tre anelli. Come detto prima, la Eastern Conference sarebbe un bonus in più per Davis, perchè solo Lebron e i Cavs potrebbero dare del filo da torcere a questi Bulls. Toronto ha un team fantastico, Boston una grandissima squadra e un grandissimo allenatore, ma Anthony Davis è una superstar e farebbe sicuramente a differenza se dovesse approdare a Chicago. I Bulls avrebbero dei ottimi giocatori da poter dare ai Pellicans: Taj Gibson, Nikola Mirotic, Denzel Valentino e scelte future al primo turno dei prossimi Draft.
Voi che ne pensate? Quale potrebbe essere la miglior destinazione per Anthony Davis?

 

Marco Mugnaini

 

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Lunedì, 17 Ottobre 2016 21:17

Bosh ai Clippers?

 

DeAndre Jordan, secondo TMZ, avrebbe dichiarato: 

 

"Bosh deve venire ai Clippers. Io parto volentieri dalla panchina."

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Domenica, 03 Luglio 2016 22:29

Clippers: cosa (non) cambia

 

Restano sia Rivers che Crawford. Resta anche Doc Rivers sulla panchina e lo zoccolo duro Paul-Griffin-Jordan. Ci si aspettava e ci si aspetta molto di più dalla seconda franchigia losangelina, che aveva ingenuamente dato un'altra chance a Stephenson e che non ha cavato molti ragni dal buco grazie a Paul Pierce. 

 

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Martedì, 26 Aprile 2016 21:25

Ecatombe Clippers: out Griffin e Paul

 

Evidentemente non era destino: Chris Paul dovrà stare lontano dai campi dalle 4 alle 6 settimane, mentre Griffin potrebbe tornare già per la preparazione estiva o nel periodo di pre-stagione. Al momento, però, Doc Rivers si ritrova senza due titolari e senza il suo leader carismatico, con la prospettiva di affrontare i campioni uscenti (pur senza Curry). 

 

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Venerdì, 05 Febbraio 2016 18:27

Griffin ai Nuggets libera Gallinari per Boston?

Fermento nella NBA come sempre nel periodo dell'All Star Game: le ultimissime parlano di una chiacchierata fra i Los Angeles Clippers e Blake Griffin.

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Josh Smith torna a Houston: "molto bravo, gran uomo squadra, ma semplicemente non ha funzionato", ha commentato coach Doc Rivers (Bleacherreport). Dopo qualche mese di "prova" ad L.A. dunque, l'incostante Smith farà ritorno a Houston, all'interno di un'operazione che solleva i Clippers da un soverchio ma che non è detto possa giovare ai Rockets. 

 

Per il momento, mi sembra di poterlo definire un doppio epic fail: sia per le speranze iniziali di Los Angeles, che per i piani di ricostruzione di Houston. Voi che ne pensate?

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Una partita a tratti bellissima quella appena conclusasi con la vittoria degli Spurs per 115-107. Moltissime chiavi tattiche, grandi prestazioni personali, un piccolo neo e una supersfida Chris Paul - Tony Parker da brivido. 

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Jesus Gomez, via sbnation.com, non ha mezzi termini per definire la situazione in casa Lob-City: "la panchina dei Clippers è terribile ed è tutta colpa di Doc Rivers"

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