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I Boston Celtics hanno fatto firmare un contratto di un giorno a Paul Pierce per permettergli di ritirarsi da giocatore di Boston, franchigia con la quale è diventato campione NBA e della quella è sicuramente uno dei più grandi idoli:

"Per me è un grande onore - ha fatto sapere Pierce, soprannominato "The Truth" - essere di nuovo un membro di questa fantastica squadra."

Secondo realizzatore nella storia della franchigia Nba, ha giocato per 15 stagioni a Boston, dove nel 2008 ha vinto il campionato, mentre in quella appena trascorsa è stato ai Los Angeles Clippers. Alla firma, Pierce ha ricevuto per l'ultima volta la canottiera verde con il numero 34.

 

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Danilo Gallinari si presenta ufficialmente ai Clippers: il "Gallo", a Las Vegas, si è seduto accanto a coach Doc Rivers e al vice Lawrence Frank, ad assitere al match della squadra (alla Summer League possono partecipare solamente i Rookie e i Sophmore). "Gallinari è sempre stata la nostra prima opzione; - ha spiegato Frank - era il nome in cima a tutte le liste". Rivers ha poi svelato che "seguivamo Danilo da almeno due anni". L'occasione giusta finalmente è capitata con la free agency: l'azzurro giocherà al fianco di Blake Griffìn e DeAndre Jordan e ha commentato così il suo passaggio nella città losangelina: "I Clippers mi hanno fatto sentire importante e fra le possibilità che avevo era la squadra con maggiore qualità. Giocherò principalmente da ala piccola, ma ci saranno tante situazioni dove la mia versatilità tornerà utile come ala forte".

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Mercoledì, 21 Giugno 2017 09:28

Paul George, ecco il suo futuro

Paul George,attuale ala grande degli Indiana Pacers,ha dichiarato alla sua franchigia di voler testare la free-agency nel 2018. La franchigia ha quindi deciso di cederlo in una trade. Al momento le soluzioni per il giocatore potrebbero essere:

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La notizia è iniziata a circolare poche ore dopo la vittoria del titolo dei Golden State Warriors e da un paio di giorni stava prendendo sempre più forma, ma adesso è ufficiale: Jerry West è il nuovo consulente dei Los Angeles Clippers. "The Logo", 79 anni, Hall of Famer, campione NBA con i Los Angeles Lakers nel 1972 e campione Olimpico a Roma 1960, nonché logo della NBA da qui il suo soprannome, lascia il suo ruolo da consulente speciale per i Warriors freschi del titolo NBA 2017.

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Lunedì, 01 Maggio 2017 09:32

NBA PLAYOFF

Nella serata di ieri, sono state disputate due partite fondamentali nella griglia playoff. Alle 21.30 ore italiane, si giocava l'ultima partita dei "quarti di finale" ad Ovest, Gara 7 tra i Los Angeles Clippers e gli Utah Jazz. La squadra di Doc Rivers poteva contare sul fattore campo, nonostante l'infortunio di Blake Griffin sia stato un brutto colpo da assorbire per la squadra losangelina. Ma questa non può essere una scusante per la pessima partita disputata dai Clippers; solo Chris Paul e DeAndre Jordan si sono salvati nella partita persa per 104-91: troppo poco squadra Los Angeles per poter pensare di vincere contro i Jazz che fanno del gioco di squadra la loro arma principale. Utah, nonostante i pochissimi minuti giocati da Gobert a causa dei falli, ha potuto contare sulle ottime prestazioni offensive di Hill, Favors e Hayward, mentre nella metà campo difensiva eccellente è stato il lavoro di Joe Ingles, che negli ultimi 2 quarti ha fatto di tutto per fermare le scorribande offensive di Chris Paul. I Clippers non sono stati mai in partita e addirittura all'inizio del quarto periodo, il punteggio diceva +21 Utah, che meritatamente si aggiudica Gara 7 e approda alle semifinali di Conference, dove sfiderà i Warriors. Per Los Angeles l'ennesima stagione fallimentare; questo doveva essere l'anno giusto, ma così non è stato. In Estate potrebbero cambiare molte cose, visto che J.J. Reddick, Chris Paul e Blake Griffin usciranno dal proprio contratto per rendersi freeagent; starà ai Clippers decidere chi tenere e su chi puntare, anche se oramai il progetto di vincere della squadra losangelina sembra un sogno irrealizzabile.
Qualche ora prima invece si era giocata la prima Gara delle semifinali ad East; partita che ha visto sfidarsi i Boston Celtics contro gli Washington Wizards. Bellissima partita tra due squadre molto ben attrezzate, soprattutto nel reparto esterni. Il primo quarto è un dominio di Wall e compagni, che riescono a guadagnare un vantaggio di 18 punti. Boston nei primi 12 minuti è stata irriconoscibile, sbagliando moltissimo i tiri da tre punti e guadagnando pochissimi rimbalzi. Tutto cambia nei periodi successivi: Thomas prende per mano la squadra e nonostante la perdita di due denti per un colpo ricevuto da Porter, trascina Boston al pareggio e al sorpasso nel quarto periodo. Ottima la prestazione di Crowder, che con le sue triple è stato un fattore fondamentale, insieme alla grandissima serata di Horford, autore di 21 punti, 10 assist e 9 rimbalzi. Come detto, Boston vince la partita nel terzo quarto, grazie a un fantastico parziale di 36-16, che demolisce letteralmente i sogni di vittoria dei Wizards. Miglior giocatore della serata, Thomas, che ha realizzato 33 punti e 9 rimbalzi; fondamentale per Boston il tiro da tre punti (49% di squadra). Washington, da canto suo, si può rammaricare per aver sprecato un vantaggio di 14 punti a fine prima quarto; vantaggio ottenuto grazie alle giocate di Wall e Gortat, che fino a quel momento, erano stati decisivi nella partita; i Wizards hanno perso una buona occasione per ribaltare il fattore campo. I Celtics, per vincere questa partita, hanno sfruttato al meglio tutto il calore del pubblico e la voglia di rimontare e di vincere, dimostrando il perchè Boston si è qualificata 1° ad East. E con un Thomas così....

 

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Martedì, 25 Aprile 2017 09:11

NBA: situazione playoff

I playoff NBA hanno già emesso alcuni verdetti: Cleveland (East) e Golden State Warriors (Ovest) sono le prime due semifinaliste, grazie ai netti successi su Indiana e Portland. Lebron e compagni, dopo aver disputato sotto tono e sotto ritmo le ultime partite di regular season, hanno demolito in 4 partite gli Indiana Pacers; troppo divario tecnico tra le due squadre, nonostante un Paul George in grandissima forma. I Cavs sono riusciti a chiudere la serie in anticipo, così potranno riposarsi in vista della semifinale che giocheranno o contro Toronto o contro Milwaukee (serie sul 3-2 per i Raptors, ma con la prossima partita da giocare sul campo dei Bucks). Tutto è ancora in bilico invece nelle altre due sfide ad East: Chicago ha buttato via un vantaggio di 2 partite, perdendo gara 3 e gara 4 in casa, contro Boston, che all'inizio della serie sembrava una lontana parente della squadra che ha impressionato tutti e si è conquistata il primo posto ad East. Prossima partita in casa dei Celtics. L'altra sfida, quella tra Washington e Atlanta, è molto ma molto combattuta. Dopo qualche scaramuccia in Gara 3, questa notte gli Hawks hanno dato una sonora lezione a Wall e compagni, un pò tropo rilassati dopo il 2-0 iniziale.

Ad Ovest, come detto prima, i Warriors hanno chiuso la pratica Portland in 4 partite, pur giocando senza Durant per quasi tutta la serie: Curry ha però preso in mano le sorti della squadra, giocando gara 3 e gara 4 in maniera sontuosa. Onora a Portland, che con Lillard e Mccollum, avrà sicuramente un futuro roseo e ricco di successi. Golden State, adesso, deve aspettare la vincente tra Clippers e Utah: serie sul 2-2, ma con bruttissime notizie in casa Los Angeles; Griffin è fuori per un infortunio e molto difficilmente lo rivedremo in campo. Ottime notizie per Utah invece, che dopo aver vinto gara 4 in casa, può gioire per il ritorno in campo di Gobert, centro francese fondamentale nel gioco dei Jazz. L'altra semifinale sarà tra la vincente di Spurs e Memphis e tra la vincente di Houston e OKC. I Rockets sono avanti 3-1 nella serie contro i Thunder, dimostrando ancora una volta il magnifico lavoro fatto questa stagione da Mike D'Antoni; gara 5 si giocherà in Texax e Harden e compagni hann già la possibilità di chiudere la serie. San Antonio, invece, ha buttato via un vantaggio di due partite contro Memphis ( I Grizzlies hanno vinto le due partite in casa) e sono costretti a vincere gara 5 e gara 6 per non rendere una stagione fallimentare. Ancora tutto da decidere in questi playoff, anche se anche quest'anno, per adesso, le squadre più in forma e da battere siano i Cavs e i Warriors.. C'è da aspettarsi un'altra finale tra Lebron e Steph?

 

 

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Martedì, 14 Marzo 2017 13:15

NBA: i risultati della notte

Questa notte in NBA sono state giocate 8 partite, alcune delle quali fondamentali per la corsa ai playoff, in una stagione regolare che sta volgendo al termine visto che mancano più o meno 15 giornate alla fine del campionato.

 

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Martedì, 31 Gennaio 2017 10:49

Nba: NO al razzismo!!

Prima di parlare di Steve Kerr e delle sue parole rilasciate ad Espn dopo la vittoria contro Portland, vorrei portare l'attenzione di tutti voi lettori su un episodio, che definirei insensato e disumano, accaduto questo weekend durante una partita di calcio Juniores in Toscana, a Livorno. Un giovane calciatore originario del Gambia (18 anni) è finito in ospedale al termine di una partita juniores, ovvero giocata da ragazzi/giocatori Under 19. Insultato più volte durante la partita: "Nero di m..", "torna al tuo paese". Poi gli hanno sputato, ripetutamente. E a fine incontro lo hanno colpito, con una testata, mandandolo in ospedale con un forte trauma cranico. Vero, questo episodio non c'entra con l'NBA, ma quando nello sport accadano queste cose, qualsiasi tifoso si deve fermare e pensare: pensare a come mai ragazzi di 18/19 anni hanno tanta rabbia e tanto odio dentro di loro, pensare a come la società di oggi sia così razzista da infondere ideali e pregiudizi anomali nella testa delle persone , pensare a come sia possibile che una partita di calcio finisca con un povero ragazzo in ospedale. Eppure il giocatore gambiano era un ragazzo tranquillissimo, che non aveva mai dato problemi a nessuno ed è stato proprio il suo allenatore a raccontarmi la sua storia: " Lui è con noi da gennaio ma da un anno e mezzo si trova in Italia. Non ha genitori, è partito da solo, la sua storia è quella di tanti che vengono qui a bordo dei barconi nella speranza di una vita migliore. È un bravo ragazzo, per pagarsi il viaggio ha lavorato nelle miniere, ha camminato per giorni e giorni in situazioni disperate - ha raccontato il mister Mantovani - Ora vive in una specie di comunità dove vengono ospitate queste persone, va a scuola ed è integrato con i nostri ragazzi". Questi episodi non devono accadere negli sport, perchè lo sport è divertimento, unità di squadra, è giocare per se stessi ma soprattutto per i compagni, ma soprattutto lo sport condanna certi comportamenti."

Anche Steve Kerr, Domenica notte, ha parlato di razzismo e dell'assurda e triste decisione del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Che il nuovo presidente USA non godesse di molta simpatia nel mondo NBA, lo si sapeva anche prima della sua elezione, con molti giocatori, allenatori e dirigenti che si sono più volte schierati contro le idee di Trump (Es: Popovich e James), ma dopo i recenti provvedimenti a favore di una politica anti- immigrazione che bandisce l’ingresso alle persone provenienti da 7 paesi a maggioranza islamica, anche se detentori di regolare green card e l'espatrio di quelli già residenti negli Stati Uniti, anche l'allenatore dei Golden State Warriors, Steve Kerr, ha voluto dire la sua e non si può certo dire che non abbia i requisiti per farlo. Nel 1984, l’allenatore dei Warriors ha infatti subito la perdita del padre proprio in un attacco terroristico mentre si trovava a Beirut, dove era presidente della American University. Fu assassinato da due uomini armati facenti parte di una cellula chiamata “Islamic Jihad”, che più tardi confluì in Hezbollah. Queste le sue parole: "Vorrei dire che, come persona cui un familiare è stato vittima di terrorismo, avendo perso mio padre, se stiamo provando a sconfiggere il terrorismo vietando alle persone di entrare in questo paese, andando veramente contro i principi espressi dalla nostra costituzione e creando paura, ci stiamo muovendo nel modo sbagliato. Penso che il provvedimento sia scioccante. È un’idea terribile e sono vicino a tutte le persone che ne sono state colpite. Famiglie sono state separate, e sono preoccupato per quello che questo può significare per la sicurezza del mondo. Sta avendo esattamente l’effetto contrario a ciò che vuole ottenere. Se si vuole risolvere il terrore, si vuole risolvere il crimine, non è questo il modo per farlo". Parole saggie di Steve Kerr; questa situazione che sta colpendo tutto il mondo, riguarda anche due giocatori NBA: il 19enne Thon Maker dei Bucks e il 32enne Loul Deng, veterano dei Los Angeles Lakers. Entrambi sono nati in Sudan, uno dei setti paesi coinvolti nel decreto Trump insieme a Libia, Iran, Iraq, Somalia, Siria e Yemen: Maker e Deng, ovviamente, sono in possesso di regolari permessi di soggiorno, oltretutto entrambi hanno un secondo passaporto: il lungo dei Bucks è cittadino australiano, visto che la sua famiglia venne accolta come rifugiata a Perth quando Maker aveva cinque anni. Una storia simile a quella di Deng, in possesso del passaporto britannico (con la Nazionale inglese ha disputato anche i Giochi di Londra 2012) dopo il trasferimento nell’età dell’infanzia a Londra. Ma il provvedimento di Trump tocca anche chi è in possesso di doppio passaporto. L'NBA, le franchigie, i dirigenti, i giocatori e i tifosi hanno dato subito il loro appoggio a questi due giocatori, mandando messaggi d'affetto e di supporto. Nella giornata di domenica il vice presidente e figlio del proprietario dei Bucks Alexander Lasry ha preso posizione ricordando che suo padre era immigrato dal Marocco negli USA alla ricerca del sogno americano: "Apprezzo il sostegno dei tifosi e dei giocatori che sono preoccupati per Thon. Oggi, un rifugiato sudanese, fuggito dalla guerra e dalla oppressione, inizierà la sua seconda partita di NBA come starter. Ne sono orgoglioso e felice. E' il simbolo di ciò che rende la grandezza e i valori che attirano gli immigrati qui in America. Sono orgoglioso che mio padre e Thon diano l'esempio."

 

Marco Mugnaini

 

 

 

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Nella NBA esistono le rivalità storiche nate da infiniti scontri per l’anello come quella tra Boston Celtics e Los Angeles Lakers o tra gli stessi Lakers e i Detroit Pistons o quella nata negli ultimi anni tra Boston Celtics e Miami Heat per la supremazia a Est (almeno finchè c’erano Garnett e Pierce a Boston). Una delle rivalità più antiche e storiche è sicuramente quella fra i Clippers e i Lakers, non solo perchè entrambe fanno parte della Pacific Division ma anche perchè le due squadre di Los Angeles giocano allo Staples Center; i Lakers si trasferirono da Minneapolis nel 1960, mentre i Clippers da San Diego nel 1984. Storicamente gli abitanti e i fan di Los Angeles hanno sempre favorito i Lakers, soprattutto per i numerosi anelli vinti ( i Lakers hanno vinto 11 campionati da quando si sono trasferiti a Los Angeles sui 16 complessivi) ma negli ultimi 4/5 anni sembra che qualcosa sia cambiato. I Clippers non solo hanno fatto registrare moltissimi sold out dalla stagione 2011/2012, ma sono diventati la prima squadra di Los Angeles, visti anche i pessimi risultati dei Lakers. Nella stagione 2012-2013 i Los Angeles Clippers vinsero la loro prima serie contro i Lakers (per serie si intende il numero complessivo di partite giocate durante la regular season). La rivincita dei Clippers, che dopo quella stagione hanno rivinto tutte le serie successive contro i Lakers, è dovuta soprattutto all'arrivo di Blake Griffin e di Chris Paul. Proprio l'arrivo di Paul, nella stagione 2012/2013, ha aumentato la rivalità tra le due squadre, poichè Cp3 era ormai un giocatore dei Lakers, ma il commissario NBA Adam Silver vietò questo trasferimento e Chris Paul fu ceduto all'altra squadra di Los Angeles. Rivalità infuocata nella città della California, rivalità che Blake Griffin ha provato a spiegare raccontando di due bellissimi episodi che lo riguardavano proprio sul tifo di Los Angeles; il primo sul suo arrivo nella città degli angeli, il secondo su un altro grande protagonista che ha fatto dei Clippers la prima città di Los Angeles: Doc Rivers.

"Ricordo quel giorno del 2009 come se fosse ieri. La prima volta che sono sceso da un aereo a LAX come giocatore dei Clippers ho iniziato a guardarmi attorno dentro all'aereoporto e ho notato qualcosa che non andava. Vedevo solo felpe dei Lakers, pupazzi dei Lakers, poster dei Lakers, carte di credito dei Lakers. Ero confuso, camminavo in mezzo a LAX e pensavo, "Ma dov'è tutta la roba dei Clippers?" Non c'era assolutamente niente. La prima volta che ho visto un logo dei Clippers è stata quando sono arrivato in palestra per l'allenamento. Far parte di una squadra partita da zero è estremamente esaltante, quando sono arrivato qua nessuno ci considerava minimamente. Per un sacco di tempo i tifosi dei Lakers non avevano neanche voglia di sprecare il loro tempo con noi. Ma le cose sono cambiate. Non abbiamo ancora raggiunto il nostro obiettivo primario, ma siamo riusciti a cambiare la percezione che LA ha dei Clippers. Adesso i loro tifosi ci considerano, adesso siamo meritevoli del loro odio."

"Un paio di giorni fa ero nello spogliatoio e stavo parlando con Austin Rivers, era nervoso perché doveva lanciare la prima palla a una partita dei Dodgers ed era la sua prima volta. Gli ho detto, "Preparati, ti fischieranno." Mi ha risposto, "Seriamente? Ma siamo a LA!" A quel punto gli ho dovuto spiegare che la maggior parte dei tifosi dei Dodgers sono anche fan dei Lakers. Ho rincarato, "Vedrai bello, vedrai." E' stato fischiato talmente forte che mentre camminava verso lo spot del lanciatore si è fatto scivolare di mano la palla. Per darvi un'idea di cosa accadeva nei giorni bui dei Clippers vi racconto di quando è toccato a me. Era subito dopo essere stato draftato, l'annunciatore ha esclamato: "E adesso date il benvenuto a Blake Griffin dei Los Angeles Clippers!" Silenzio di tomba. Mi sembrava di sentire il rumore dei grilli, nessuno ha reagito. Un paio di persone hanno applaudito per cortesia, probabilmente si sentivano dispiaciute per me."

 

Marco Mugnaini

 

 

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Nonostante le incredibili prestazioni di Anthony Davis, l'avvio di stagione dei New Orleans Pellicans è stato disastroso: 0 vittorie e 6 sconfitte, la squadra con il record peggiore di tutta la lega ( Philadelphia ha un record di 0-5). Molto probabilmente i Pellicans finiranno il campionato con un record migliore di Philadeplhia, ma l'obbiettivo primario, i playoff, sembra ormai fuori dalla portata di New Orleans se continuerà ad esprimere il basket che ha espresso fino adesso. Anthony Davis ha dichiarato di sentirsi frustrato, frustrato da non riuscire a vincere una partita; molti dei tifosi e dei media che seguono da vicino la squadra della Lousiana, danno la colpa di questo pessimo inizio al GM Dell Demps, ritenuto responsabile di non aver costruito e di non aver aggiunto al roster, giocatori di qualità da affiancare a Davis per poter competere nella difficilissima Western Conference. La domanda sorge spontanea; un giocatore dal talento puro come Anthony Davis, si merita questa situazione? Oltre ad non avere un eccellente panchina, il quintetto base dei Pellicans, oltre a Davis, prevede: Tim Fraizer, E'Twaun Moore, Solomon Hill e Dante Cunningham. Buoni giocatori, ma non in grado di competere ad Ovest. E' vero che New Orleans ha patito l'infortunio al ginocchio di Tyreke Evans e l'assenza per tutta la stagione di Jrue Holiday per motivi personali, ma il lavoro del GM Dell Demps è stato a dir poco scadente. E' anche vero che Davis ha un contratto che lo lega con i Pellicans fino al 2020/2021 e che rinunciare a 22 milioni l'anno è difficile, ma un giocatore con quel talento, che nonostante l'andamento pessimo della squadra ha fatto registrare medie paurose con 30 punti, 11 rimbalzi, 2 rimbalzi, 3 palle rubate e 3 stoppate di media a partita, è destinato a cambiare franchigia nei prossimi 2/3 anni, ovviamente se New Orleans continuerà con questo momento negativo. E' uno dei dieci giocatori della lega e a soli 23 anni è in grado di dominare una partita in lungo e largo. Anche Kevin Durant, avversario di Davis nella serata americana, ha avuto parole di stima per il giocatore ex Kentucky:

"It’s hard to defend him.You can’t. His first step is probably the quickest I’ve seen in a while at his position. He’s long, he can shoot it, he can dribble it, he can shoot the 3 — so he’s doing just about everything out there on the court. Anthony Davis is probably going to lead the league in scoring this year easily ... 50 for him is a good game, and now he’s like move it to the next one." Se Davis dovesse chiedere la cessione, New Orleans sarà costretta a scambiarlo, non può fare altrimenti. Ecco allora le 3 possibili migliori destinazioni per Anthony Davis:

TORONTO RAPTORS:
Potrebbe essere la miglior soluzione per Davis, non solo perchè i Raptors stanno giocando divinamente con Lowry e DeRozan, ma anche perchè se la squadra canadese vuole battere i Cavs di James e Irving, dovrà per forza rinforzarsi sotto canestro. E allora chi meglio di Davis? Toronto avrebbe molti giocatori da poter scambiare ai Pellicans: Jonas Valanciunas, DeMarre Carroll, Terrence Ross e alcune scelte future al primo turno dei prossimi Draft. Toronto, prendendo Davis, diventerebbe la principale favorita insieme ai Cavs ad Est, e per Davis Toronto sarebbe la squadra ideale, soprattutto perchè giocherebbe sicuramente i playoff (cosa accaduta solo una volta nella sua carriera) e potrebbe giocare nella Eastern Conference, apparentemente meno competitiva e insidiosa della Western Conference.

LOS ANGELES CLIPPERS
Forse è fantascienza, ma vedere giocare insieme Chris Paul, Blake Griffin e Anthony Davis sarebbe qualcosa di unico. I primi due citati hanno iniziato la stagione nei migliori dei modi e si sono insediati per conquistare un posto nella finale della Western Conference. Ma nonostante questo, i Clippers sembrano ancora leggermente sfavoriti rispetto allo squadrone dei Golden State Warriors o ad una squadra, forse la migliore della lega per gioco, come i San Antonio Spurs. L'innesto di Davis potrebbe far fare quel piccolo salto di qualità decisivo per il titolo. I Clippers potrebbero scambiare giocatori del calibro di Jordan, J.J. Reddick e Jamal Crawford, che a dir la verità sarebbero tre ottimi acquisti per i Pellicans. Se i Clippers non riusciranno a raggiungere le Finals, dovranno stare attenti alle possibili partenze di Paul e Griffin il prossimo anno; per questo l'acquisto di Davis può essere fondamentale. E' vero che Jordan è un ottimo giocatore, soprattutto nella metà campo difensiva, ma Davis ha qualcosa in più: oltre a proteggere benissimo il ferro, in attacco potrebbe essere il compagno perfetto per Paul, visto che è un ottimo giocatore sia sul pick and roll tagliando verso canestro, sia nel pick and up, ovvero nell'allargarsi sulla linea dei tre punti pronto per il tiro dalla lunga distanza dopo aver portato il blocco al playmaker.

CHICAGO BULLS
La destinazione meno probabile forse, ma si tratta pur sempre della sua città natale, della città a cui è più affezionato. Chicago ha iniziato la stagione in maniera grandiosa, soprattutto grazie alle prestazione dei suoi tre uomini più attesi: Butler, Wade e Rondo. Chicago sembra già aver assimilato bene i concetti di squadra, ma la strada per arrivare alle finali di Conference sarà lunga e per nulla facile. L'innesto di Anthonu Davis in una squadra già così competitiva, potrebbe portare Chicago a vincere i prossimi due/tre anelli. Come detto prima, la Eastern Conference sarebbe un bonus in più per Davis, perchè solo Lebron e i Cavs potrebbero dare del filo da torcere a questi Bulls. Toronto ha un team fantastico, Boston una grandissima squadra e un grandissimo allenatore, ma Anthony Davis è una superstar e farebbe sicuramente a differenza se dovesse approdare a Chicago. I Bulls avrebbero dei ottimi giocatori da poter dare ai Pellicans: Taj Gibson, Nikola Mirotic, Denzel Valentino e scelte future al primo turno dei prossimi Draft.
Voi che ne pensate? Quale potrebbe essere la miglior destinazione per Anthony Davis?

 

Marco Mugnaini

 

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