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Nella storia del basket, e in particolar modo nella storia della Nba, i momenti più speciali spesso arrivano nei finali di una partita, quei momenti in cui le grandi squadre diventano campioni, perseverando nonostante le difficoltà, e i grandi giocatori diventano leggende, rifiutandosi di perdere. Tutte le persone, di ogni angolo sulla Terra, che hanno calpestato il parquet di un palazzetto, hanno sognato la scena in cui risolvono la partita grazie a un loro tiro allo scadere, con la folla acclamante e i compagni che ti saltano addosso per gioia; è la massima consacrazione per un giocatore. Nella Nba, questi "tipi" di giocatori, che si esaltano soprattutto durante i finali di partita, si prendono sulle spalle la propria squadra, cercando di portarla al successo nonostante l'enorme pressione addosso; riescono ad incanalare dentro di sè la giusta concentrazione, forza e rabbia agonistica per poter modificare l'esito della partita. Vengono etichettati con il nome di Clutch Players ( giocatori decisivi ); per questi campioni, nulla è più eccitante di quando il cronometro si avvicina alla zero, con la partita ancora in bilico. Tutto si decide all'ultimo canestro ed è allora che danno il massimo, quando hanno la palla in mano e la chance di vincere o perdere la partita. Ciò che distingue i grandi giocatori dalle leggende è il "killer instinct", la dote di poter ammazzare la partita. Perchè certi giocatori sono semplicemente più duri da marcare di altri, soprattutto quando hanno l'entusiasmo dalla loro. Sono quei giocatori che amano la competizione, che nemmeno sotto 20 punti demordono, ma vanno avanti, trascinando la propria squadra, come dei veri leader. Questa cosa non la si può insegnare, o ce l'hai o non ce l'hai. Possono iniziare la partita tirando 0/6 dal campo, ma essendo il fulcro dell'attacco della loro squadra, questi campioni avranno sicuramente altre chance per rifarasi all'interno della stessa gara. Lo sanno loro, lo sanno anche i loro compagni e quindi difficilmente ci saranno effetti negativi anche se parte male al tiro (a meno che non sia una serata proprio NO), perchè possono chiudere sempre con un buon 12/24.
Se ripenso ai tantissimi giocatori dominanti che militano e hanno militato nella Nba, mi vengono in mente due nomi , in particolar modo per ricordo e per "gusto cestistico" personale: Magic Johnson e Reggie Miller

Earvin Johnson Jr.
Primo stagione Nba ( Rookie ) : giocò 77 partite, mantenedendo una media punti di 18 punti e 7,3 assist a partita. Earvin guidò i Lakers ai play-off per il titolo, e durante le finali contro i Philadelphia 76ers si consacrò campione. In gara-6 fu schierato nel ruolo di centro, a causa dell'infortunio subito da Kareem Abdul-Jabbar in gara-5; il ventenne Earvin Johnson Jr. disputò una partita eccellente: 42 punti, 15 rimbalzi, 7 assist e 3 palle rubate. I Lakers vinsero il titolo sul campo dei 76ers, e Johnson fu il primo Rookie della storia a essere eletto miglior giocatore delle finali NBA. Ecco uno dei tanti motivi per cui Johnson viene soprannominato " sforna miracoli" e perchè ha ereditato, da Jerry West, il soprannome di "Mister Clutch". "E' come se sapessi che non puoi fallire, particolarmente quando si decide la partita. Spesso nella mia carriera, durante un time-out, in una partita punto a punto, dicevo solo "Datemi la palla e vediamo cosa succede!"; è quella la mentalità che devi avere in quei momenti, non puoi avere paura." Magic Johnson 9 Giugno 1987, gara 4 delle finali Nba al Boston Garden. I Boston Celtics di Larry Bird ospitano i Los Angeles Lakers di Earvin Johnson per una sfida tra due grandi rivali. Il Boston Garden è tutto in piedi quando Bird realizza un arresto e tiro da tre dall'angolo sinistro a 12 secondi dalla fine, portando il punteggio sul 106-104 per i Celtics e indirizzando la serie sul 2-2. Time-out Lakers; hanno realizzato 8 punti negli ultimi 3 minuti e mezzo e si affidano ad Abdul-Jabbar, che subisce fallo andando in lunetta. Realizza il primo. Tira il secondo ma la palla è lunga sul secondo ferro; lotta sotto canestro con McHale (giocatore dei Boston), disturbato al rimbalzo, che spedisce la falla fuori, regalando la rimessa ai Lakers con 7 secondi a disposizione con il punteggio di 106-105. Altro time-out L.A. : l'allenatore Pat Riley disegna lo schema offensivo, che prevede la palla nelle mani o di Kareem o di Earvin. Blocco del centro per il playmaker ,che riceve nell'angolo sinistro del campo, marcato da McHale; serie di crossover con 4 secondi rimasti. Johnson decide di penetrare centralmente e effettua un gancio cielo, nonostante le lunghissime braccia di McHale e di Parish che cercano di contrastare il tiro. Ma a lui non interessa, vuole vincere; e con un tiro dolce ed efficace allo stesso tempo porta in vantaggio i Lakers con 1 misero secondo alla fine, guidandoli al successo nella partita e alla conquista di un altro anello. "Io voglio la palla nelle mie mani," dirà a fine partita Johnson. "Ragazzi, giocatori come me e Larry Bird vogliono avere la palla per l'ultimo tiro. Questo è per cui giochiamo, per cui ogni giorno lavoriamo sodo e senza mai fermarsi." Anche Bird commenterà il tirò di Magic, con un sorriso sulla faccia, dicendo: " Ci si può aspettare di perdere per colpa di un gangio cielo, ma semplicemente non ci si aspettava di perdere per colpa di una magia!!".
In una parola? Magic Johnson

Reggie Miller
Soprannominato Killer Miller, è stato sicuramente uno dei giocatori più affascinanti in Nba negli anni '90. Alto 201 cm con il peso di 89 kg, Reggie è stato il pilastro degli Indiana Pacers dalla stagione 89-90 fino alla stagione 2004-2005 e nonostante il suo fisico smilzo e, come direbbero molti, non adatto all'Nba, ha dimostrato di poter essere considerato uno dei tiratori più forti di tutti i tempi. La leggenda di Killer Miller nasce in gara 5 nelle finali della Eastern Conference, contro i New York Knicks, nel 1994. All'inizio della stagione, Indiana aveva assunto come coach Larry Brown, sperando che riuscisse a interrompere la maledizione che aveva visto i Pacers uscire per ben 4 volte consecutive al primo turno di playoff. E ci riuscì, eliminando prima gli Orlando Magic in 3 partite e poi gli Atlanta Hawks in 6, raggiungendo così in finale di Conference New York, già incontrati la stagione precedente al primo turno. I Knicks erano strafavoriti per la vittoria della seria, e le prime due partite al Madison Square Garden sembravano confermare lo scontato pronostico. Ma incredibilmente Indiana ribalta la finale di Conference, vincendo le due gare a Indianapolis e andando a New York per gara 5 con la serie in parità. Gara 5 sembra una replica delle prime due gare, con i Knicks in netto controllo della partita e del risultato, in vantaggio di 20 punti a fine 3° quarto. Ma è qui che Miller si infiamma, con un 4° quarto da leggenda, segnando ben 25 punti in 12 minuti con 5 canestri da tre. Reggie ribalta la gara, portando Indiana sul 3-2 e ricevendo, durante la partita, una serie di insulti da Spike Lee (tifossismo di New York), adirato per come stava andando la partita; Miller, dopo l'ennesima tripla, si rivolge al regista invitandolo a stare zitto e a godersi lo spettacolo. Nonostante questa prova mostruosa di Killer Miller, i Knicks vinceranno la serie per 4-3. Ma non è l'unico dispiacere che il giocatore di Indiana ha dato a New York;"Non vogliamo passare alla storia come quelli che non hanno saputo battere i Knicks", sono le parole usate da Reggie l'anno successivo , prima dell'inizio di semifinale di Conference, sempre tra New York e Indiana. Gara 1 si gioca al Madison, grazie al fattore campo dei Knicks. Mancano 18.6 secondi alla fine, i Pacers stanno perdendo 105-99; Miller realizza un canestro da 3  sopra la testa di John Starks a 16 secondi dalla fine. Dopo aver realizzato il canestro, corre a pressare sulla rimessa dal fondo effettuata da Anthony Mason. Tutti i giocatori dei Knicks sono marcati, panico al Madison Square Garden. Mason cerca di far arrivare la palla a Greg Anthony, che però è marcato alle strette da Miller. Reggie ruba la palla, palleggio indietro e piedi oltre l'arco dei tre punti: chaf!!, si muove solo la retina e Indiana ritrova la parità a 13.2 secondi alla fine. Indietreggia verso la sua area, guardando con aria compiaciuta e di sfida il pubblico di New York. Il palazzetto è ammutolito. Indiana commette subito fallo su Starks, che in stagione aveva avuto una media del 74% ai tiri liberi. Tira il primo e lo sbaglio, scatenando gli applausi di felicità di Miller. Tira il secondo e sbaglia ancora, ma Ewing conquista il rimbalzo provando a segnare con un fade-away, ma la palla colpisce il secondo ferro e il rimbalzo viene conquistato dalle braccia chilometriche di Reggie che subisce fallo a 7 secondi dalla fine. A differenza di Starks , Killer Miller ha il sangue freddo come i relitti e realizza entrambi i tiri liberi, portando la sua squadra sul +2. Il pubblico non riesce a credere a ciò che è appena successo. Inutile il tentativo disperato di New York; Indiana vince gara 1 e vincerà anche la serie (facendosi eliminare in finale di conference dagli Orlando Magic). Da quel momento a Reggie Miller gli verrà attribuito il soprannome di " The Knicks Killer", il peggior incubo per i tifosi di New York. Riguardo a questi due episodi, Reggie ha dichiarato: "Sono nel mio elemento in situazioni come queste, non riesco ad immaginare un momento più elettrizzante della partita dei tiri decisivi. Per qualche ragione, in fondo alla mente, sento la fiducia in me stesso e questa fiducia ce l'avrò sempre, sia grazie ai successi che ho avuto, sia alle delusioni, che mi hanno fatto crescere come giocatore. In queste occasioni, io voglio il pallone tra le mani!" Semplicemente Reggie Miller.

 

 

Marco Mugnaini

 

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Martedì, 14 Marzo 2017 13:15

NBA: i risultati della notte

Questa notte in NBA sono state giocate 8 partite, alcune delle quali fondamentali per la corsa ai playoff, in una stagione regolare che sta volgendo al termine visto che mancano più o meno 15 giornate alla fine del campionato.

 

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Venerdì, 03 Febbraio 2017 10:53

NBA News: Magic Johnson torna ai Lakers!

Ritorno alle origini: nella giornata di Giovedì 2 Febbraio, l'ex stella dei Los Angeles Lakers, Earvin Magic Johnson, è entrato a far parte dello staff dei 16 volte campioni NBA. I Los Angeles Lakers hanno annunciato che Magic tornerà ai Lakers per assistere Jeanie Buss in tutte le aree riguardanti sia il basket sia le attività di business della squadra. Jeanie Marie Buss, una dei proprietari e presidenti dei Lakers, ha dichiarato: " Siamo tutti entusiasti di poter aggiungere allo staff dei Los Angeles Lakers le competenze e le abilità di Magic, e io personalmente non vedo l'ora di lavorare con lui." Magic risponderà direttamente a Jeanie Buss, che dalla morte del padre Jerry (l’uomo che portò Magic ai Lakers nel 1979 e con cui Johnson aveva un rapporto molto intenso) gestisce il lato amministrativo dei Lakers con la gestione sportiva affidata al fratello Jim. Johnson si è ripreso i Lakers, come ai tempi dello Showtime; l'ex stella di Los Angeles avrà un ruolo di consigliere e di "fratello maggiore" per i giocatori, senza dubbio un ruolo chiave nel futuro della franchigia. I "doveri di Johnson comprendono, ma non sono limitati, : consulenza sulla proprietà su tutte le questioni d'affari e da basket, collaborazione con gli allenatori, valutazione e mentoring giocatori, valutazione sulle possibili necessità future nel franchising e aiutare la proprietà per determinare il miglior percorso per la crescita e successo. Anche Adam Silver, commissario NBA dal 2014, si è detto entusiasta per questo colpo di mercato effettutato dai Lakers: "Magic Johnson è uno dei più grandi giocatori della NBA ed è fantastico vederlo tornare ai Lakers," ha dichiarato il commissario NBA Adam Silver, "E 'una persona davvero speciale e un leader naturale con una passione inarrestabile per il basket e profonda conoscenza del gioco." Per Magic è il quarto ritorno ai Lakers, dopo il ritiro del 1991, con l’annuncio-choc: “Ho contratto il virus HIV”. Nel 1994 Magic tornò come allenatore, nel 1996, invece, Johnson visse l’ultima esperienza da giocatore, accompagnando i Lakers verso l’era di Shaquille O’Neal e Kobe Bryant, che giunsero a Los Angeles proprio in quell’estate, quando Magic lasciò definitivamente il campo. Successivamente, è stato co-proprietario e vice presidente onorario fino al 2011. Un legame profondo ha legato da sempre Magic a Los Angeles, un legame d'amore che dura nel tempo e che sembra non finire mai.
"Tutti sanno che il mio amore per i Lakers non si è mai esaurito durante tutti questi anni.", ha detto Johnson, "Ho preso in considerazione altre opportunità di lavoro offerte da altre franchigie, ma tuttavia, la mia devozione al gioco, a Los Angeles e ai Lakers ha fatto si che questa fosse la mia prima e unica scelta. Farò quanto in mio poter per aiutare i Lakers a tornare nel posto che spetta a loro: nell'elitè della NBA."

Forse i tifosi dei Lakers possono tornare a sperare, tornare a sognare e credere in una rinascita che negli ultimi 4 anni sembrava lontana anni luce. Johnson non può certamente fare miracoli, ma il suo arrivo, sono sicuro, porterà grande euforia e grande gioia in tutta l'ambiente di Los Angeles sponda giallo-viola.

 

 
Marco Mugnaini

 

 

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Mercoledì, 21 Dicembre 2016 17:12

Mr Big Shot Robert Horry

Se c'è un giocatore nella storia della NBA che può rappresentare al meglio il significato di "clutch player" ( ovvero un giocatore quasi sempre decisivo nei momenti finali delle partite) quello è Mr Big Shot Robert Horry. Sette titoli NBA, il nono giocatore ogni epoca ad aver vinto sette titoli, l'unico che non abbia fatto parte dei grandissimi Boston Celtics degli anni '60 e insieme a John Salley è l'unico giocatore ad aver vinto 3 titoli NBA con tre franchigie diverse. Robert Horry è stato fondamentalmente un giocatore di piccole cose, quasi impercettibili, ma necessarie per una squadra che aspira a vincere qualcosa; nella sua carriera in regular season ha tenuto una media di 7, 4.8 rimbalzi e 1 assist a partita , per sottolineare che Big Shot non ha mai eccelso nei grandi numeri e nella continuità, se parliamo appunto di stagione regolare: impegno a intermittenza, attività difensiva molto blanda e concentrazione vagante. Ma Horry cambiava totalmente il suo modo di giocare e di difendere una volta arrivati ai playoff e soprattutto in quei momenti in cui la palla pesava più di una tonnellata. Big Shot Rob, l'uomo dei grandi tiri, ha firmato con i suoi canestri preferibilmente da tre punti molti momenti di storia degli ultimi venti anni dei playoff: ecco i canestri più significativi realizzati da Horry nella sua magnifica e lunghissima carriera.

1- FINALE NBA 2005: Robert Horry segna 18 punti tra quarto periodo e overtime di Gara 5 contro Detroit: a nove secondi dalla fine del supplementare, San Antonio sotto di due con una rimessa a metà per i Texani. Horry esegue un passaggio al suo grande amico Manu Ginobili e proprio l'argentino sembra essere "il prescelto" per il tiro del sorpasso e della vittoria. Ginobili riceve palla nell'angolo e immediatamente viene raddoppiato da due difensori dei Pistons, sicuri che Manu avrebbe cercato di tirare in qualsiasi modo; ma così facendo Detroit lascia libero un giocatore decisivo come Horry e Ginobili, dopo aver visto con la coda dell'occhio, che il compagno di squadra era in una situazione migliore per tentare il tiro da tre, scarica per Big Shot che, rimasto incredulo da tanto spazio lasciatogli dai difensori dei Pistons, realizza il canestro decisivo del sorpasso e della vittoria. Gli Spurs con questa vittoria volano sul 3-2 contro Detroit e vincono poi le Finali NBA, ma è molto probabile che perdendo quella sera gli Spurs avrebbero perso anche il titolo.

2- FINALE DI CONFERENE 2002: I Lakers sono sotto 2-1 nella serie contro i Sacramento Kings. Mancano 8 secondi alla fine della partita. I Kings sono a pochi secondi dall’impresa di sconfiggere i formidabili Lakers, A pochi secondi dal mettere una concreta ipoteca sulla serie finale. Sacramento è avanti per tutta la partita, ma nell'ultimo quarto subiscono la rimonta dei Lakers, portando il risultato al 97-99 in favore dei Kings prima dell'ultimo possesso decisivo. Erano i Lakers di Shaquille O'Neal e di Kobe Bryant e tutta la California si aspettava che fosse uno dei due a salvare Los Angeles da una pesantissima sconfitta: la palla nelle mani di Bryant che penetra. Alza la parabola. La palla sbatte sul ferro ed esce. Finisce nelle mani di Shaq che prova il tap-in, ma sbaglia anche lui. Divac, centro dei Kings, smanaccia via la palla che finisce esattamente nelle mani di Horry, l'uomo giusto al momento giusto. Frontalmente al canestro, prende la palla e segna la tripla dell'unico vantaggio Lakers in quella partita, proprio alla sirena. Senza quell'incredibile canestro, i Lakers sarebbe andati sul 1-3 nella serie, con Gara 5 a Sacramento, e molto probabilmente sarebbe stato eliminati.

3- FINALE NBA 1995: nei playoff 1995 Horry sale in cattedra in due momenti chiave: nella prima gara delle finali di Conference contro i San Antonio Spurs Mr Big Shot, a 6,5 secondi dalla fine, si prende la tripla della vittoria per 94-93. Ma ancor più importante è quella messa a segno in gara tre delle Finals contro gli Orlando Magic. Gara 3 a Houston, con i Rockets avanti 2-0 nella serie; a quattordici secondi dalla fine Horry segna da tre il canestro che fissa il punteggio sul 106 a 103. Alla fine sarà sweep (ovvero 4-0) e secondo titolo consecutivo per la franchigia texana, con Horry tra i protagonisti. Nonostante fossero gli Houston Rockets di Hakeem Olajuwon e Clyde Draxler fu proprio quel ragazzino di 25 anni ha segnare il canestro decisivo e a dare la vittoria della partita e del titolo alla sqaudra del Texas.

4- FINALE NBA 2001: contro i Philadelphia 76ers in Gara 3, serie pari sull'1-1. A 47 secondi dalla fine, con O'Neal in panchina, segna dall'angolo la tripla del più quattro, quando tutta la difesa di Phila era concentrata su Bryant. Larry Brown, coach di Phila, è sempre stato convinto che se Horry non avesse segnato quella tripla e se Phila avesse vinto quella partita, avrebbe avuto la chance di vincere quel titolo.

 

 Marco Mugnaini

 

 

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Nella NBA esistono le rivalità storiche nate da infiniti scontri per l’anello come quella tra Boston Celtics e Los Angeles Lakers o tra gli stessi Lakers e i Detroit Pistons o quella nata negli ultimi anni tra Boston Celtics e Miami Heat per la supremazia a Est (almeno finchè c’erano Garnett e Pierce a Boston). Una delle rivalità più antiche e storiche è sicuramente quella fra i Clippers e i Lakers, non solo perchè entrambe fanno parte della Pacific Division ma anche perchè le due squadre di Los Angeles giocano allo Staples Center; i Lakers si trasferirono da Minneapolis nel 1960, mentre i Clippers da San Diego nel 1984. Storicamente gli abitanti e i fan di Los Angeles hanno sempre favorito i Lakers, soprattutto per i numerosi anelli vinti ( i Lakers hanno vinto 11 campionati da quando si sono trasferiti a Los Angeles sui 16 complessivi) ma negli ultimi 4/5 anni sembra che qualcosa sia cambiato. I Clippers non solo hanno fatto registrare moltissimi sold out dalla stagione 2011/2012, ma sono diventati la prima squadra di Los Angeles, visti anche i pessimi risultati dei Lakers. Nella stagione 2012-2013 i Los Angeles Clippers vinsero la loro prima serie contro i Lakers (per serie si intende il numero complessivo di partite giocate durante la regular season). La rivincita dei Clippers, che dopo quella stagione hanno rivinto tutte le serie successive contro i Lakers, è dovuta soprattutto all'arrivo di Blake Griffin e di Chris Paul. Proprio l'arrivo di Paul, nella stagione 2012/2013, ha aumentato la rivalità tra le due squadre, poichè Cp3 era ormai un giocatore dei Lakers, ma il commissario NBA Adam Silver vietò questo trasferimento e Chris Paul fu ceduto all'altra squadra di Los Angeles. Rivalità infuocata nella città della California, rivalità che Blake Griffin ha provato a spiegare raccontando di due bellissimi episodi che lo riguardavano proprio sul tifo di Los Angeles; il primo sul suo arrivo nella città degli angeli, il secondo su un altro grande protagonista che ha fatto dei Clippers la prima città di Los Angeles: Doc Rivers.

"Ricordo quel giorno del 2009 come se fosse ieri. La prima volta che sono sceso da un aereo a LAX come giocatore dei Clippers ho iniziato a guardarmi attorno dentro all'aereoporto e ho notato qualcosa che non andava. Vedevo solo felpe dei Lakers, pupazzi dei Lakers, poster dei Lakers, carte di credito dei Lakers. Ero confuso, camminavo in mezzo a LAX e pensavo, "Ma dov'è tutta la roba dei Clippers?" Non c'era assolutamente niente. La prima volta che ho visto un logo dei Clippers è stata quando sono arrivato in palestra per l'allenamento. Far parte di una squadra partita da zero è estremamente esaltante, quando sono arrivato qua nessuno ci considerava minimamente. Per un sacco di tempo i tifosi dei Lakers non avevano neanche voglia di sprecare il loro tempo con noi. Ma le cose sono cambiate. Non abbiamo ancora raggiunto il nostro obiettivo primario, ma siamo riusciti a cambiare la percezione che LA ha dei Clippers. Adesso i loro tifosi ci considerano, adesso siamo meritevoli del loro odio."

"Un paio di giorni fa ero nello spogliatoio e stavo parlando con Austin Rivers, era nervoso perché doveva lanciare la prima palla a una partita dei Dodgers ed era la sua prima volta. Gli ho detto, "Preparati, ti fischieranno." Mi ha risposto, "Seriamente? Ma siamo a LA!" A quel punto gli ho dovuto spiegare che la maggior parte dei tifosi dei Dodgers sono anche fan dei Lakers. Ho rincarato, "Vedrai bello, vedrai." E' stato fischiato talmente forte che mentre camminava verso lo spot del lanciatore si è fatto scivolare di mano la palla. Per darvi un'idea di cosa accadeva nei giorni bui dei Clippers vi racconto di quando è toccato a me. Era subito dopo essere stato draftato, l'annunciatore ha esclamato: "E adesso date il benvenuto a Blake Griffin dei Los Angeles Clippers!" Silenzio di tomba. Mi sembrava di sentire il rumore dei grilli, nessuno ha reagito. Un paio di persone hanno applaudito per cortesia, probabilmente si sentivano dispiaciute per me."

 

Marco Mugnaini

 

 

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Venerdì, 16 Dicembre 2016 08:44

Una schiacciata ... devastante!

Mercoledì sera, i Los Angeles Lakers erano al Barclays Center a giocare contro i Brooklyn Nets ma, dopo la schiacciata devastante di Larry Nance Jr., in faccia a Brook Lopez, sembrava di essere allo Staples Center. La cosa divertente e’ stata che qualche giocherellone e’ andato su Wikipedia ed ha aggiornato la pagina di Brook Lopez scrivendo “B. Lopez e’ deceduto mercoledi’ sera in seguito ad una schiacciata devastante” …. :D Ecco il video:

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Giovedì, 15 Dicembre 2016 16:35

Luke Walton multato dalla NBA

L'allenatore dei Los Angeles Lakers, Luke Walton, nella serata di Mercoledi 14 Dicembre, è stato multato di 15.000 dollari dalla NBA per "aver urlato con veemenza all'indirizzo di un arbitro di gara e per non aver lasciato il campo in modo tempestivo al momento della sua espulsione". Questo episodio è accaduto nella notte di Lunedì, quando all'Arco Arena II di Sacramento è andato di scena il derby californiano tra i Kings e i Los Angeles Lakers. Luke Walton è stato espulso per proteste dopo che il centro dei Kings, DeMarcus Cousins e il centro dei Lakers Julius Randle, si sono !azzuffati" in mezzo al campo e senza che venisse fischiato un fallo. Walton ha protestato subito, urlando contro gli arbitri di dover andare a vedere il replay, convinto che il suo giocatore avesse subito un fallo abbastanza plateale; l'allenatore dei Lakers era molto frustato e arrabbiato, tanto che Jordan Clarkson ha dovuto tenerlo per evitare altre sanzioni ben peggiori. (Episodio simile successo nella partita tra Brooklyn e i Clippers, dove Doc Rivers era tanto imbufalito con gli arbitri che ci sono voluti 2-3 giocatori per fermarlo). Prima della partita giocata questa notte al Barclays Center e persa malamente contro i Brooklyn Nets, Walton ha dichiarato ai microfoni della stampa, di non essere pentito per quello che ha fatto: "No, non sono pentito, ed è la stessa cosa che ho detto subito dopo la partita di Sacramento. Sono sempre stato cresciuto nell'idea che la squadra per cui giochi o che alleni è come una famiglia; se i miei ragazzi non "navigano nella direzione giusta" devo essere io a prendere il controllo e portarli al successo (successo non inteso come vittoria di una partita), siamo una famiglia, ognuno lotta per l'altro, siamo come fratelli. E' il compito dell'allenatore e io voglio solo il meglio per i miei ragazzi." Messaggio che è stato ben compreso dai giocatori dei Lakers, che vedono in Walton la giusta guida per un futuro roseo: "Oh, io amo il mio allenatore. Lo stimo sia come coach che come ragazzo. Ha tutto il nostro appoggio, al 100%, come noi siamo sicuri che Luke ci guarderà sempre le spalle. E' pronto a lottare per noi, come noi siamo pronti a scendere in campo e a "spaccare i culi" per lui. Siamo una grande famiglia.", sono state le parole pacate di Randle a fine partita contro Sacramento. Anche se gli ultimi risultati hanno creato un pò di malumore in casa Lakers, ma lo spirito combattivo, lo spirito di squadra che abbiamo visto in questi 2 mesi non è certo calato e il merito va dato soprattutto a Luke Walton, che a soli 36 anni è il più giovane allenatore della NBA e inoltre è alla sua prima esperienza come head-coach; sicuramente il coraggio in casa Walton non manca, e molti giornalisti sono sicuri che a fine anno Luke riuscirà a portarsi a casa il premio di "Miglior allenatore dell'anno".

 

Marco Mugnaini

 

 

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L'avventura vincente di Shaquille O'neal ai Los Angeles Lakers è dovuta soprattutto al grande lavoro di Phil Jackson, che è riuscito a trasformare un giovane giocatore e un giovane uomo, in un'All Star e in una delle figure più importanti e dominanti della storia NBA. Phil Jackson riuscì a portare in California uno dei giocatori più ambiti in quel periodo, già idolo indiscusso della NBA nei quattro anni passati agli Orlando Magic; ma cosa sarebbe successo se O'Neal non avesse incontrato Phil Jackson e il suo grande amico di sempre Kobe Bryant? Non potremmo mai saperlo, ma MR ZEN ha voluto condividere con noi "mortali" il suo primo incontro con The Diesel; incontro che avrebbe dato inizio ad un avventura fantastica, un'avventura che tutti i tifosi dei Lakers e non difficilmente si scorderanno!

"Ho incontrato per la prima volta Shaq nell'estate del 1999, nella mia casa sul lago in Montana. Ero stato assunto dai Lakers in quell'estate, e l'avevo invitato a passare da me dopo un suo concerto. Quel giorno il lavoro mi tenne impegnato più del dovuto, e quindi lui arrivò a casa mia prima di me. Quando arrivai, vidi tutti i miei vicini della mia comunità del lago sulle loro banchine a guardare Shaq fare le " sue " cose. Stava saltando su un tappeto elastico per bambini, mettendo su un vero e proprio spettacolo. Io in realtà volevo un incontro serio...ma capii subito che non era nel suo stile. L'obiettivo che mi ero prefissato con Shaq era quello di farlo concentrare sulla sua carriera. In quel periodo lui era un attore, un rapper, ed era sempre al centro dell'attenzione, ma a me serviva che si concentrasse sul basket. Gli ho detto che avrebbe potuto vincere talmente tanti MVP che, alla fine della sua carriera, il premio sarebbe stato rinominato in " Shaq Award ". Durante un time-out, nella prima settimana della nostra prima stagione insieme, gli chiesi: " Shaq, qual è stata la più grande impresa di Wilt? " - " Fare 50 punti e 30 rimbalzi di media ". Io scossi la testa e gli dissi: " No, giocare più di 48 minuti a partita. Pensi di potercela fare? " - " Wilt c'è riuscito? Posso farlo anche io ". Gli feci giocare 48 minuti a partita per un periodo, fin quando non si arrese. Ma non venne a dirmelo di persona, mandò John Sally. Non pensavo che l'esperimento potesse durare tutto l'anno, ma ero soddisfatto. Alla fine della stagione Shaq, comunque, vinse l'MVP. Come sapete, durante ogni stagione, io assegno un libro ad ognuno dei miei giocatori. Quell'anno avevo deciso di assegnare a Shaq " Siddharta ", un libro su Buddha. Durante un " road-trip ", dissi a tutti i giocatori che sul volo di ritorno, mi avrebbero dovuto consegnare una relazione sul libro. Durante l'ultima partita di questo road trip, Shaq venne espulso, ed andò dritto nel bus della squadra. Quando entrai nel bus, vidi Shaq che leggeva il libro. Sul volo di ritorno mi consegnò la relazione: " Siddharta è un principe giovane, pieno di soldi e donne. Esattamente come me. Lui è anche alla ricerca di se stesso, esattamente come me "

 

Marco Mugnaini

 

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Wilt Chamberlain realizzò 100 punti il 2 Marzo 1962 all'Hershey Sports Arena in Hershey in Pennsylvania, quando i suoi Philadelphia Warriors batterono con il punteggio di 169 a 147 i New York Knicks. Chamberlain stabilì il record di maggior punti segnati da un singolo giocatore in una partita e dopo 50 anni rimane un record imbattuto, quasi impossibile da superare. Dopo 50 anni c'è stato solo un giocatore "ha rischiato" di raggiungere i 100 punti, Kobe Bryant, che, 10 anni fa e a 44 anni di distanza dalla storica prestazione di Wilt, realizzò 81 punti nella partita casalinga contro i Toronto Raptors, il 23 Gennaio 2006. Bryant fece una partita memorabile, tirando 46 volte ed ottenendo un fantastico 60,9% dal campo, miglior prestazione in assoluto di Kobe nelle partite in cui a ha tirato più di 35 volte e in tutta la sua carriera son state ben 29.
"Avrei potuto segnare anche 90 punti o oltre", disse nella sua intervista post partita, "Ho sbagliato due tiri liberi dopo aver messo a referto 62 punti, mi hanno un pò rallentato. Ho avuto moltissime occasioni che purtroppo non ho sfruttato al meglio; avrei potuto fare di più e per questo dico che arrivare a segnare 100 punti era possibile, soprattutto se avessi giocato quei sei minuti nel primo quarto. Ancora mi sembra incredibile di aver realizzato 81 punti, nemmeno nei miei sogni mi immaginavo una notte così magica; è difficile spiegare come sia accaduto, ma è successo e credo che sia una di quelle cose che rimarranno sempre nella mente di tutti i giocatori e tifosi NBA. Ero solo molto determinato, non ho minimamente pensato di poter battere il record di Wilt; dannazione è Wilt Chamberlain, il giocatore più dominante della NBA. Ma stasera mi sentivo in sintonia, in grado di realizzare ogni singolo tiro che partisse dalla mie mani. I miei punti son stati fondamentali soprattutto per la squadra, una vittoria importantissima che ci dà morale."
Increduli da queste prestazione, furono anche il suo compagno di squadra Devean George, che ha giocato con Kobe per sei stagioni, e l'allora allenatore dei Lakers, Steve Jackson: " Non avrei mai immaginato di poter vedere dal vivo una prestazione del genere" disse George, " Kobe è un giocatore fenomenale, ma quello che ha fatto va al di là di ogni immaginazione. Attacava, attacava e continuava ad attaccare, senza mai stancarsi, senza mai dare segni di debolezza". Anche Steve Jackson, che di giocatori e prestazioni importanti ne ha visti tanti, commentò così:" E' stato qualcosa da vedere, sono molto fortunato di poter aver visto la partita di Kobe dal vivo; è stato un altro livello, un livello dove solo i grandi campioni sanno arrivare. Ho visto tantissime partite straordinarie, ma mai una cosa del genere fino ad ora."
Chamberlain quando realizzò 100 punti, realizzò 36 canestri sui 63 tentativi, mentre dalla lunetta realizzò 28 tiri liberi sui 32 tentati. Tutto questo giocando 48 minuti. Kobe giocò "solo" 42 minuti, realizzando dalla linea della carità 18 tiri liberi su 20. La domanda che in molti si stanno ponendo da 10 anni a questa parte è semplice: Kobe avrebbe potuto segnare 100 punti se avesse giocato 48 minuti? Forse, ma questo non lo sapremo mai.

 

Marco Mugnaini

 

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Lunedì, 24 Ottobre 2016 17:36

Jianlian rilasciato dai Lakers

 

Un'operazione "dubbiosa" fin dall'inizio, e la sua conclusione suona ancora più assurda: lo stesso Jianlian ha chiesto di essere ceduto, probabilmente perché la concorrenza era troppo alta per quel che riguarda lo spazio a disposizione sotto canestro. Aveva senso questo trasferimento? L'entourage del giocatore ha persino subodorato che - in realtà - i Lakers fossero più interessati all'aspetto di marketing legato alla sua provenienza cinese, rispetto al suo effettivo impiego sul parquet. Ad ogni modo, un fallimento. 

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