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Mercoledì, 21 Giugno 2017 10:05

Mercato NBA: ecco i primi movimenti

Il mercato NBA, nonostante le Finals si siano concluse solamente da poco più di una settimana, è ufficialmente cominciato; nella serata italiana di ieri, infatti, sono state ufficializzate le prime due trade, che coinvolgono anche un nostro giocatore della Nazionale Italiana, Marco Bellinelli.

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Mercoledì, 21 Giugno 2017 09:28

Paul George, ecco il suo futuro

Paul George,attuale ala grande degli Indiana Pacers,ha dichiarato alla sua franchigia di voler testare la free-agency nel 2018. La franchigia ha quindi deciso di cederlo in una trade. Al momento le soluzioni per il giocatore potrebbero essere:

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Giovedì, 30 Marzo 2017 07:39

NBA: curiosità del 30 Marzo

Accadde il 30 Marzo...

 

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Nella storia del basket, e in particolar modo nella storia della Nba, i momenti più speciali spesso arrivano nei finali di una partita, quei momenti in cui le grandi squadre diventano campioni, perseverando nonostante le difficoltà, e i grandi giocatori diventano leggende, rifiutandosi di perdere. Tutte le persone, di ogni angolo sulla Terra, che hanno calpestato il parquet di un palazzetto, hanno sognato la scena in cui risolvono la partita grazie a un loro tiro allo scadere, con la folla acclamante e i compagni che ti saltano addosso per gioia; è la massima consacrazione per un giocatore. Nella Nba, questi "tipi" di giocatori, che si esaltano soprattutto durante i finali di partita, si prendono sulle spalle la propria squadra, cercando di portarla al successo nonostante l'enorme pressione addosso; riescono ad incanalare dentro di sè la giusta concentrazione, forza e rabbia agonistica per poter modificare l'esito della partita. Vengono etichettati con il nome di Clutch Players ( giocatori decisivi ); per questi campioni, nulla è più eccitante di quando il cronometro si avvicina alla zero, con la partita ancora in bilico. Tutto si decide all'ultimo canestro ed è allora che danno il massimo, quando hanno la palla in mano e la chance di vincere o perdere la partita. Ciò che distingue i grandi giocatori dalle leggende è il "killer instinct", la dote di poter ammazzare la partita. Perchè certi giocatori sono semplicemente più duri da marcare di altri, soprattutto quando hanno l'entusiasmo dalla loro. Sono quei giocatori che amano la competizione, che nemmeno sotto 20 punti demordono, ma vanno avanti, trascinando la propria squadra, come dei veri leader. Questa cosa non la si può insegnare, o ce l'hai o non ce l'hai. Possono iniziare la partita tirando 0/6 dal campo, ma essendo il fulcro dell'attacco della loro squadra, questi campioni avranno sicuramente altre chance per rifarasi all'interno della stessa gara. Lo sanno loro, lo sanno anche i loro compagni e quindi difficilmente ci saranno effetti negativi anche se parte male al tiro (a meno che non sia una serata proprio NO), perchè possono chiudere sempre con un buon 12/24.
Se ripenso ai tantissimi giocatori dominanti che militano e hanno militato nella Nba, mi vengono in mente due nomi , in particolar modo per ricordo e per "gusto cestistico" personale: Magic Johnson e Reggie Miller

Earvin Johnson Jr.
Primo stagione Nba ( Rookie ) : giocò 77 partite, mantenedendo una media punti di 18 punti e 7,3 assist a partita. Earvin guidò i Lakers ai play-off per il titolo, e durante le finali contro i Philadelphia 76ers si consacrò campione. In gara-6 fu schierato nel ruolo di centro, a causa dell'infortunio subito da Kareem Abdul-Jabbar in gara-5; il ventenne Earvin Johnson Jr. disputò una partita eccellente: 42 punti, 15 rimbalzi, 7 assist e 3 palle rubate. I Lakers vinsero il titolo sul campo dei 76ers, e Johnson fu il primo Rookie della storia a essere eletto miglior giocatore delle finali NBA. Ecco uno dei tanti motivi per cui Johnson viene soprannominato " sforna miracoli" e perchè ha ereditato, da Jerry West, il soprannome di "Mister Clutch". "E' come se sapessi che non puoi fallire, particolarmente quando si decide la partita. Spesso nella mia carriera, durante un time-out, in una partita punto a punto, dicevo solo "Datemi la palla e vediamo cosa succede!"; è quella la mentalità che devi avere in quei momenti, non puoi avere paura." Magic Johnson 9 Giugno 1987, gara 4 delle finali Nba al Boston Garden. I Boston Celtics di Larry Bird ospitano i Los Angeles Lakers di Earvin Johnson per una sfida tra due grandi rivali. Il Boston Garden è tutto in piedi quando Bird realizza un arresto e tiro da tre dall'angolo sinistro a 12 secondi dalla fine, portando il punteggio sul 106-104 per i Celtics e indirizzando la serie sul 2-2. Time-out Lakers; hanno realizzato 8 punti negli ultimi 3 minuti e mezzo e si affidano ad Abdul-Jabbar, che subisce fallo andando in lunetta. Realizza il primo. Tira il secondo ma la palla è lunga sul secondo ferro; lotta sotto canestro con McHale (giocatore dei Boston), disturbato al rimbalzo, che spedisce la falla fuori, regalando la rimessa ai Lakers con 7 secondi a disposizione con il punteggio di 106-105. Altro time-out L.A. : l'allenatore Pat Riley disegna lo schema offensivo, che prevede la palla nelle mani o di Kareem o di Earvin. Blocco del centro per il playmaker ,che riceve nell'angolo sinistro del campo, marcato da McHale; serie di crossover con 4 secondi rimasti. Johnson decide di penetrare centralmente e effettua un gancio cielo, nonostante le lunghissime braccia di McHale e di Parish che cercano di contrastare il tiro. Ma a lui non interessa, vuole vincere; e con un tiro dolce ed efficace allo stesso tempo porta in vantaggio i Lakers con 1 misero secondo alla fine, guidandoli al successo nella partita e alla conquista di un altro anello. "Io voglio la palla nelle mie mani," dirà a fine partita Johnson. "Ragazzi, giocatori come me e Larry Bird vogliono avere la palla per l'ultimo tiro. Questo è per cui giochiamo, per cui ogni giorno lavoriamo sodo e senza mai fermarsi." Anche Bird commenterà il tirò di Magic, con un sorriso sulla faccia, dicendo: " Ci si può aspettare di perdere per colpa di un gangio cielo, ma semplicemente non ci si aspettava di perdere per colpa di una magia!!".
In una parola? Magic Johnson

Reggie Miller
Soprannominato Killer Miller, è stato sicuramente uno dei giocatori più affascinanti in Nba negli anni '90. Alto 201 cm con il peso di 89 kg, Reggie è stato il pilastro degli Indiana Pacers dalla stagione 89-90 fino alla stagione 2004-2005 e nonostante il suo fisico smilzo e, come direbbero molti, non adatto all'Nba, ha dimostrato di poter essere considerato uno dei tiratori più forti di tutti i tempi. La leggenda di Killer Miller nasce in gara 5 nelle finali della Eastern Conference, contro i New York Knicks, nel 1994. All'inizio della stagione, Indiana aveva assunto come coach Larry Brown, sperando che riuscisse a interrompere la maledizione che aveva visto i Pacers uscire per ben 4 volte consecutive al primo turno di playoff. E ci riuscì, eliminando prima gli Orlando Magic in 3 partite e poi gli Atlanta Hawks in 6, raggiungendo così in finale di Conference New York, già incontrati la stagione precedente al primo turno. I Knicks erano strafavoriti per la vittoria della seria, e le prime due partite al Madison Square Garden sembravano confermare lo scontato pronostico. Ma incredibilmente Indiana ribalta la finale di Conference, vincendo le due gare a Indianapolis e andando a New York per gara 5 con la serie in parità. Gara 5 sembra una replica delle prime due gare, con i Knicks in netto controllo della partita e del risultato, in vantaggio di 20 punti a fine 3° quarto. Ma è qui che Miller si infiamma, con un 4° quarto da leggenda, segnando ben 25 punti in 12 minuti con 5 canestri da tre. Reggie ribalta la gara, portando Indiana sul 3-2 e ricevendo, durante la partita, una serie di insulti da Spike Lee (tifossismo di New York), adirato per come stava andando la partita; Miller, dopo l'ennesima tripla, si rivolge al regista invitandolo a stare zitto e a godersi lo spettacolo. Nonostante questa prova mostruosa di Killer Miller, i Knicks vinceranno la serie per 4-3. Ma non è l'unico dispiacere che il giocatore di Indiana ha dato a New York;"Non vogliamo passare alla storia come quelli che non hanno saputo battere i Knicks", sono le parole usate da Reggie l'anno successivo , prima dell'inizio di semifinale di Conference, sempre tra New York e Indiana. Gara 1 si gioca al Madison, grazie al fattore campo dei Knicks. Mancano 18.6 secondi alla fine, i Pacers stanno perdendo 105-99; Miller realizza un canestro da 3  sopra la testa di John Starks a 16 secondi dalla fine. Dopo aver realizzato il canestro, corre a pressare sulla rimessa dal fondo effettuata da Anthony Mason. Tutti i giocatori dei Knicks sono marcati, panico al Madison Square Garden. Mason cerca di far arrivare la palla a Greg Anthony, che però è marcato alle strette da Miller. Reggie ruba la palla, palleggio indietro e piedi oltre l'arco dei tre punti: chaf!!, si muove solo la retina e Indiana ritrova la parità a 13.2 secondi alla fine. Indietreggia verso la sua area, guardando con aria compiaciuta e di sfida il pubblico di New York. Il palazzetto è ammutolito. Indiana commette subito fallo su Starks, che in stagione aveva avuto una media del 74% ai tiri liberi. Tira il primo e lo sbaglio, scatenando gli applausi di felicità di Miller. Tira il secondo e sbaglia ancora, ma Ewing conquista il rimbalzo provando a segnare con un fade-away, ma la palla colpisce il secondo ferro e il rimbalzo viene conquistato dalle braccia chilometriche di Reggie che subisce fallo a 7 secondi dalla fine. A differenza di Starks , Killer Miller ha il sangue freddo come i relitti e realizza entrambi i tiri liberi, portando la sua squadra sul +2. Il pubblico non riesce a credere a ciò che è appena successo. Inutile il tentativo disperato di New York; Indiana vince gara 1 e vincerà anche la serie (facendosi eliminare in finale di conference dagli Orlando Magic). Da quel momento a Reggie Miller gli verrà attribuito il soprannome di " The Knicks Killer", il peggior incubo per i tifosi di New York. Riguardo a questi due episodi, Reggie ha dichiarato: "Sono nel mio elemento in situazioni come queste, non riesco ad immaginare un momento più elettrizzante della partita dei tiri decisivi. Per qualche ragione, in fondo alla mente, sento la fiducia in me stesso e questa fiducia ce l'avrò sempre, sia grazie ai successi che ho avuto, sia alle delusioni, che mi hanno fatto crescere come giocatore. In queste occasioni, io voglio il pallone tra le mani!" Semplicemente Reggie Miller.

 

 

Marco Mugnaini

 

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Martedì, 14 Marzo 2017 13:15

NBA: i risultati della notte

Questa notte in NBA sono state giocate 8 partite, alcune delle quali fondamentali per la corsa ai playoff, in una stagione regolare che sta volgendo al termine visto che mancano più o meno 15 giornate alla fine del campionato.

 

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Venerdì, 03 Febbraio 2017 10:53

NBA News: Magic Johnson torna ai Lakers!

Ritorno alle origini: nella giornata di Giovedì 2 Febbraio, l'ex stella dei Los Angeles Lakers, Earvin Magic Johnson, è entrato a far parte dello staff dei 16 volte campioni NBA. I Los Angeles Lakers hanno annunciato che Magic tornerà ai Lakers per assistere Jeanie Buss in tutte le aree riguardanti sia il basket sia le attività di business della squadra. Jeanie Marie Buss, una dei proprietari e presidenti dei Lakers, ha dichiarato: " Siamo tutti entusiasti di poter aggiungere allo staff dei Los Angeles Lakers le competenze e le abilità di Magic, e io personalmente non vedo l'ora di lavorare con lui." Magic risponderà direttamente a Jeanie Buss, che dalla morte del padre Jerry (l’uomo che portò Magic ai Lakers nel 1979 e con cui Johnson aveva un rapporto molto intenso) gestisce il lato amministrativo dei Lakers con la gestione sportiva affidata al fratello Jim. Johnson si è ripreso i Lakers, come ai tempi dello Showtime; l'ex stella di Los Angeles avrà un ruolo di consigliere e di "fratello maggiore" per i giocatori, senza dubbio un ruolo chiave nel futuro della franchigia. I "doveri di Johnson comprendono, ma non sono limitati, : consulenza sulla proprietà su tutte le questioni d'affari e da basket, collaborazione con gli allenatori, valutazione e mentoring giocatori, valutazione sulle possibili necessità future nel franchising e aiutare la proprietà per determinare il miglior percorso per la crescita e successo. Anche Adam Silver, commissario NBA dal 2014, si è detto entusiasta per questo colpo di mercato effettutato dai Lakers: "Magic Johnson è uno dei più grandi giocatori della NBA ed è fantastico vederlo tornare ai Lakers," ha dichiarato il commissario NBA Adam Silver, "E 'una persona davvero speciale e un leader naturale con una passione inarrestabile per il basket e profonda conoscenza del gioco." Per Magic è il quarto ritorno ai Lakers, dopo il ritiro del 1991, con l’annuncio-choc: “Ho contratto il virus HIV”. Nel 1994 Magic tornò come allenatore, nel 1996, invece, Johnson visse l’ultima esperienza da giocatore, accompagnando i Lakers verso l’era di Shaquille O’Neal e Kobe Bryant, che giunsero a Los Angeles proprio in quell’estate, quando Magic lasciò definitivamente il campo. Successivamente, è stato co-proprietario e vice presidente onorario fino al 2011. Un legame profondo ha legato da sempre Magic a Los Angeles, un legame d'amore che dura nel tempo e che sembra non finire mai.
"Tutti sanno che il mio amore per i Lakers non si è mai esaurito durante tutti questi anni.", ha detto Johnson, "Ho preso in considerazione altre opportunità di lavoro offerte da altre franchigie, ma tuttavia, la mia devozione al gioco, a Los Angeles e ai Lakers ha fatto si che questa fosse la mia prima e unica scelta. Farò quanto in mio poter per aiutare i Lakers a tornare nel posto che spetta a loro: nell'elitè della NBA."

Forse i tifosi dei Lakers possono tornare a sperare, tornare a sognare e credere in una rinascita che negli ultimi 4 anni sembrava lontana anni luce. Johnson non può certamente fare miracoli, ma il suo arrivo, sono sicuro, porterà grande euforia e grande gioia in tutta l'ambiente di Los Angeles sponda giallo-viola.

 

 
Marco Mugnaini

 

 

Pubblicato in NBA
Mercoledì, 21 Dicembre 2016 17:12

Mr Big Shot Robert Horry

Se c'è un giocatore nella storia della NBA che può rappresentare al meglio il significato di "clutch player" ( ovvero un giocatore quasi sempre decisivo nei momenti finali delle partite) quello è Mr Big Shot Robert Horry. Sette titoli NBA, il nono giocatore ogni epoca ad aver vinto sette titoli, l'unico che non abbia fatto parte dei grandissimi Boston Celtics degli anni '60 e insieme a John Salley è l'unico giocatore ad aver vinto 3 titoli NBA con tre franchigie diverse. Robert Horry è stato fondamentalmente un giocatore di piccole cose, quasi impercettibili, ma necessarie per una squadra che aspira a vincere qualcosa; nella sua carriera in regular season ha tenuto una media di 7, 4.8 rimbalzi e 1 assist a partita , per sottolineare che Big Shot non ha mai eccelso nei grandi numeri e nella continuità, se parliamo appunto di stagione regolare: impegno a intermittenza, attività difensiva molto blanda e concentrazione vagante. Ma Horry cambiava totalmente il suo modo di giocare e di difendere una volta arrivati ai playoff e soprattutto in quei momenti in cui la palla pesava più di una tonnellata. Big Shot Rob, l'uomo dei grandi tiri, ha firmato con i suoi canestri preferibilmente da tre punti molti momenti di storia degli ultimi venti anni dei playoff: ecco i canestri più significativi realizzati da Horry nella sua magnifica e lunghissima carriera.

1- FINALE NBA 2005: Robert Horry segna 18 punti tra quarto periodo e overtime di Gara 5 contro Detroit: a nove secondi dalla fine del supplementare, San Antonio sotto di due con una rimessa a metà per i Texani. Horry esegue un passaggio al suo grande amico Manu Ginobili e proprio l'argentino sembra essere "il prescelto" per il tiro del sorpasso e della vittoria. Ginobili riceve palla nell'angolo e immediatamente viene raddoppiato da due difensori dei Pistons, sicuri che Manu avrebbe cercato di tirare in qualsiasi modo; ma così facendo Detroit lascia libero un giocatore decisivo come Horry e Ginobili, dopo aver visto con la coda dell'occhio, che il compagno di squadra era in una situazione migliore per tentare il tiro da tre, scarica per Big Shot che, rimasto incredulo da tanto spazio lasciatogli dai difensori dei Pistons, realizza il canestro decisivo del sorpasso e della vittoria. Gli Spurs con questa vittoria volano sul 3-2 contro Detroit e vincono poi le Finali NBA, ma è molto probabile che perdendo quella sera gli Spurs avrebbero perso anche il titolo.

2- FINALE DI CONFERENE 2002: I Lakers sono sotto 2-1 nella serie contro i Sacramento Kings. Mancano 8 secondi alla fine della partita. I Kings sono a pochi secondi dall’impresa di sconfiggere i formidabili Lakers, A pochi secondi dal mettere una concreta ipoteca sulla serie finale. Sacramento è avanti per tutta la partita, ma nell'ultimo quarto subiscono la rimonta dei Lakers, portando il risultato al 97-99 in favore dei Kings prima dell'ultimo possesso decisivo. Erano i Lakers di Shaquille O'Neal e di Kobe Bryant e tutta la California si aspettava che fosse uno dei due a salvare Los Angeles da una pesantissima sconfitta: la palla nelle mani di Bryant che penetra. Alza la parabola. La palla sbatte sul ferro ed esce. Finisce nelle mani di Shaq che prova il tap-in, ma sbaglia anche lui. Divac, centro dei Kings, smanaccia via la palla che finisce esattamente nelle mani di Horry, l'uomo giusto al momento giusto. Frontalmente al canestro, prende la palla e segna la tripla dell'unico vantaggio Lakers in quella partita, proprio alla sirena. Senza quell'incredibile canestro, i Lakers sarebbe andati sul 1-3 nella serie, con Gara 5 a Sacramento, e molto probabilmente sarebbe stato eliminati.

3- FINALE NBA 1995: nei playoff 1995 Horry sale in cattedra in due momenti chiave: nella prima gara delle finali di Conference contro i San Antonio Spurs Mr Big Shot, a 6,5 secondi dalla fine, si prende la tripla della vittoria per 94-93. Ma ancor più importante è quella messa a segno in gara tre delle Finals contro gli Orlando Magic. Gara 3 a Houston, con i Rockets avanti 2-0 nella serie; a quattordici secondi dalla fine Horry segna da tre il canestro che fissa il punteggio sul 106 a 103. Alla fine sarà sweep (ovvero 4-0) e secondo titolo consecutivo per la franchigia texana, con Horry tra i protagonisti. Nonostante fossero gli Houston Rockets di Hakeem Olajuwon e Clyde Draxler fu proprio quel ragazzino di 25 anni ha segnare il canestro decisivo e a dare la vittoria della partita e del titolo alla sqaudra del Texas.

4- FINALE NBA 2001: contro i Philadelphia 76ers in Gara 3, serie pari sull'1-1. A 47 secondi dalla fine, con O'Neal in panchina, segna dall'angolo la tripla del più quattro, quando tutta la difesa di Phila era concentrata su Bryant. Larry Brown, coach di Phila, è sempre stato convinto che se Horry non avesse segnato quella tripla e se Phila avesse vinto quella partita, avrebbe avuto la chance di vincere quel titolo.

 

 Marco Mugnaini

 

 

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Nella NBA esistono le rivalità storiche nate da infiniti scontri per l’anello come quella tra Boston Celtics e Los Angeles Lakers o tra gli stessi Lakers e i Detroit Pistons o quella nata negli ultimi anni tra Boston Celtics e Miami Heat per la supremazia a Est (almeno finchè c’erano Garnett e Pierce a Boston). Una delle rivalità più antiche e storiche è sicuramente quella fra i Clippers e i Lakers, non solo perchè entrambe fanno parte della Pacific Division ma anche perchè le due squadre di Los Angeles giocano allo Staples Center; i Lakers si trasferirono da Minneapolis nel 1960, mentre i Clippers da San Diego nel 1984. Storicamente gli abitanti e i fan di Los Angeles hanno sempre favorito i Lakers, soprattutto per i numerosi anelli vinti ( i Lakers hanno vinto 11 campionati da quando si sono trasferiti a Los Angeles sui 16 complessivi) ma negli ultimi 4/5 anni sembra che qualcosa sia cambiato. I Clippers non solo hanno fatto registrare moltissimi sold out dalla stagione 2011/2012, ma sono diventati la prima squadra di Los Angeles, visti anche i pessimi risultati dei Lakers. Nella stagione 2012-2013 i Los Angeles Clippers vinsero la loro prima serie contro i Lakers (per serie si intende il numero complessivo di partite giocate durante la regular season). La rivincita dei Clippers, che dopo quella stagione hanno rivinto tutte le serie successive contro i Lakers, è dovuta soprattutto all'arrivo di Blake Griffin e di Chris Paul. Proprio l'arrivo di Paul, nella stagione 2012/2013, ha aumentato la rivalità tra le due squadre, poichè Cp3 era ormai un giocatore dei Lakers, ma il commissario NBA Adam Silver vietò questo trasferimento e Chris Paul fu ceduto all'altra squadra di Los Angeles. Rivalità infuocata nella città della California, rivalità che Blake Griffin ha provato a spiegare raccontando di due bellissimi episodi che lo riguardavano proprio sul tifo di Los Angeles; il primo sul suo arrivo nella città degli angeli, il secondo su un altro grande protagonista che ha fatto dei Clippers la prima città di Los Angeles: Doc Rivers.

"Ricordo quel giorno del 2009 come se fosse ieri. La prima volta che sono sceso da un aereo a LAX come giocatore dei Clippers ho iniziato a guardarmi attorno dentro all'aereoporto e ho notato qualcosa che non andava. Vedevo solo felpe dei Lakers, pupazzi dei Lakers, poster dei Lakers, carte di credito dei Lakers. Ero confuso, camminavo in mezzo a LAX e pensavo, "Ma dov'è tutta la roba dei Clippers?" Non c'era assolutamente niente. La prima volta che ho visto un logo dei Clippers è stata quando sono arrivato in palestra per l'allenamento. Far parte di una squadra partita da zero è estremamente esaltante, quando sono arrivato qua nessuno ci considerava minimamente. Per un sacco di tempo i tifosi dei Lakers non avevano neanche voglia di sprecare il loro tempo con noi. Ma le cose sono cambiate. Non abbiamo ancora raggiunto il nostro obiettivo primario, ma siamo riusciti a cambiare la percezione che LA ha dei Clippers. Adesso i loro tifosi ci considerano, adesso siamo meritevoli del loro odio."

"Un paio di giorni fa ero nello spogliatoio e stavo parlando con Austin Rivers, era nervoso perché doveva lanciare la prima palla a una partita dei Dodgers ed era la sua prima volta. Gli ho detto, "Preparati, ti fischieranno." Mi ha risposto, "Seriamente? Ma siamo a LA!" A quel punto gli ho dovuto spiegare che la maggior parte dei tifosi dei Dodgers sono anche fan dei Lakers. Ho rincarato, "Vedrai bello, vedrai." E' stato fischiato talmente forte che mentre camminava verso lo spot del lanciatore si è fatto scivolare di mano la palla. Per darvi un'idea di cosa accadeva nei giorni bui dei Clippers vi racconto di quando è toccato a me. Era subito dopo essere stato draftato, l'annunciatore ha esclamato: "E adesso date il benvenuto a Blake Griffin dei Los Angeles Clippers!" Silenzio di tomba. Mi sembrava di sentire il rumore dei grilli, nessuno ha reagito. Un paio di persone hanno applaudito per cortesia, probabilmente si sentivano dispiaciute per me."

 

Marco Mugnaini

 

 

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Venerdì, 16 Dicembre 2016 08:44

Una schiacciata ... devastante!

Mercoledì sera, i Los Angeles Lakers erano al Barclays Center a giocare contro i Brooklyn Nets ma, dopo la schiacciata devastante di Larry Nance Jr., in faccia a Brook Lopez, sembrava di essere allo Staples Center. La cosa divertente e’ stata che qualche giocherellone e’ andato su Wikipedia ed ha aggiornato la pagina di Brook Lopez scrivendo “B. Lopez e’ deceduto mercoledi’ sera in seguito ad una schiacciata devastante” …. :D Ecco il video:

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