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E' avvenuta nel mercato NBA, la seconda incredibile trade che ha visto coinvolti due franchigie e ben 4 giocatori + 1 scelta al prossimo Draft nel 2018. I Rockets e i Clippers hanno effettuato uno scambio che ha scioccato grand parte dei tifosi NBA, anche se le parole della dirigenza di Houston nei giorni scorsi, aveva fatto presagire un grosso colpo di mercato in casa texana. E l'acquisto per tentar di ridurre il gap con Golden State è arrivato: Chris Paul nella prossima stagione giocherà con James Harden.

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Giovedì, 22 Giugno 2017 09:57

Kristaps Porzingis ai Boston Celtics?

Phil Jackson ha ufficialmente messo sul mercato Kristaps Porzingis, giocatore lettone dalla grandissime potenzialità e da un futuro sicuramente roseo. Il presidente dei New York Knics ha commentato la scelta da parte sua, e della società, di mettere sul mercato l'idolo di tutti i tifosi. Queste le sue parole:

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L'avventura vincente di Shaquille O'neal ai Los Angeles Lakers è dovuta soprattutto al grande lavoro di Phil Jackson, che è riuscito a trasformare un giovane giocatore e un giovane uomo, in un'All Star e in una delle figure più importanti e dominanti della storia NBA. Phil Jackson riuscì a portare in California uno dei giocatori più ambiti in quel periodo, già idolo indiscusso della NBA nei quattro anni passati agli Orlando Magic; ma cosa sarebbe successo se O'Neal non avesse incontrato Phil Jackson e il suo grande amico di sempre Kobe Bryant? Non potremmo mai saperlo, ma MR ZEN ha voluto condividere con noi "mortali" il suo primo incontro con The Diesel; incontro che avrebbe dato inizio ad un avventura fantastica, un'avventura che tutti i tifosi dei Lakers e non difficilmente si scorderanno!

"Ho incontrato per la prima volta Shaq nell'estate del 1999, nella mia casa sul lago in Montana. Ero stato assunto dai Lakers in quell'estate, e l'avevo invitato a passare da me dopo un suo concerto. Quel giorno il lavoro mi tenne impegnato più del dovuto, e quindi lui arrivò a casa mia prima di me. Quando arrivai, vidi tutti i miei vicini della mia comunità del lago sulle loro banchine a guardare Shaq fare le " sue " cose. Stava saltando su un tappeto elastico per bambini, mettendo su un vero e proprio spettacolo. Io in realtà volevo un incontro serio...ma capii subito che non era nel suo stile. L'obiettivo che mi ero prefissato con Shaq era quello di farlo concentrare sulla sua carriera. In quel periodo lui era un attore, un rapper, ed era sempre al centro dell'attenzione, ma a me serviva che si concentrasse sul basket. Gli ho detto che avrebbe potuto vincere talmente tanti MVP che, alla fine della sua carriera, il premio sarebbe stato rinominato in " Shaq Award ". Durante un time-out, nella prima settimana della nostra prima stagione insieme, gli chiesi: " Shaq, qual è stata la più grande impresa di Wilt? " - " Fare 50 punti e 30 rimbalzi di media ". Io scossi la testa e gli dissi: " No, giocare più di 48 minuti a partita. Pensi di potercela fare? " - " Wilt c'è riuscito? Posso farlo anche io ". Gli feci giocare 48 minuti a partita per un periodo, fin quando non si arrese. Ma non venne a dirmelo di persona, mandò John Sally. Non pensavo che l'esperimento potesse durare tutto l'anno, ma ero soddisfatto. Alla fine della stagione Shaq, comunque, vinse l'MVP. Come sapete, durante ogni stagione, io assegno un libro ad ognuno dei miei giocatori. Quell'anno avevo deciso di assegnare a Shaq " Siddharta ", un libro su Buddha. Durante un " road-trip ", dissi a tutti i giocatori che sul volo di ritorno, mi avrebbero dovuto consegnare una relazione sul libro. Durante l'ultima partita di questo road trip, Shaq venne espulso, ed andò dritto nel bus della squadra. Quando entrai nel bus, vidi Shaq che leggeva il libro. Sul volo di ritorno mi consegnò la relazione: " Siddharta è un principe giovane, pieno di soldi e donne. Esattamente come me. Lui è anche alla ricerca di se stesso, esattamente come me "

 

Marco Mugnaini

 

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Wilt Chamberlain realizzò 100 punti il 2 Marzo 1962 all'Hershey Sports Arena in Hershey in Pennsylvania, quando i suoi Philadelphia Warriors batterono con il punteggio di 169 a 147 i New York Knicks. Chamberlain stabilì il record di maggior punti segnati da un singolo giocatore in una partita e dopo 50 anni rimane un record imbattuto, quasi impossibile da superare. Dopo 50 anni c'è stato solo un giocatore "ha rischiato" di raggiungere i 100 punti, Kobe Bryant, che, 10 anni fa e a 44 anni di distanza dalla storica prestazione di Wilt, realizzò 81 punti nella partita casalinga contro i Toronto Raptors, il 23 Gennaio 2006. Bryant fece una partita memorabile, tirando 46 volte ed ottenendo un fantastico 60,9% dal campo, miglior prestazione in assoluto di Kobe nelle partite in cui a ha tirato più di 35 volte e in tutta la sua carriera son state ben 29.
"Avrei potuto segnare anche 90 punti o oltre", disse nella sua intervista post partita, "Ho sbagliato due tiri liberi dopo aver messo a referto 62 punti, mi hanno un pò rallentato. Ho avuto moltissime occasioni che purtroppo non ho sfruttato al meglio; avrei potuto fare di più e per questo dico che arrivare a segnare 100 punti era possibile, soprattutto se avessi giocato quei sei minuti nel primo quarto. Ancora mi sembra incredibile di aver realizzato 81 punti, nemmeno nei miei sogni mi immaginavo una notte così magica; è difficile spiegare come sia accaduto, ma è successo e credo che sia una di quelle cose che rimarranno sempre nella mente di tutti i giocatori e tifosi NBA. Ero solo molto determinato, non ho minimamente pensato di poter battere il record di Wilt; dannazione è Wilt Chamberlain, il giocatore più dominante della NBA. Ma stasera mi sentivo in sintonia, in grado di realizzare ogni singolo tiro che partisse dalla mie mani. I miei punti son stati fondamentali soprattutto per la squadra, una vittoria importantissima che ci dà morale."
Increduli da queste prestazione, furono anche il suo compagno di squadra Devean George, che ha giocato con Kobe per sei stagioni, e l'allora allenatore dei Lakers, Steve Jackson: " Non avrei mai immaginato di poter vedere dal vivo una prestazione del genere" disse George, " Kobe è un giocatore fenomenale, ma quello che ha fatto va al di là di ogni immaginazione. Attacava, attacava e continuava ad attaccare, senza mai stancarsi, senza mai dare segni di debolezza". Anche Steve Jackson, che di giocatori e prestazioni importanti ne ha visti tanti, commentò così:" E' stato qualcosa da vedere, sono molto fortunato di poter aver visto la partita di Kobe dal vivo; è stato un altro livello, un livello dove solo i grandi campioni sanno arrivare. Ho visto tantissime partite straordinarie, ma mai una cosa del genere fino ad ora."
Chamberlain quando realizzò 100 punti, realizzò 36 canestri sui 63 tentativi, mentre dalla lunetta realizzò 28 tiri liberi sui 32 tentati. Tutto questo giocando 48 minuti. Kobe giocò "solo" 42 minuti, realizzando dalla linea della carità 18 tiri liberi su 20. La domanda che in molti si stanno ponendo da 10 anni a questa parte è semplice: Kobe avrebbe potuto segnare 100 punti se avesse giocato 48 minuti? Forse, ma questo non lo sapremo mai.

 

Marco Mugnaini

 

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Un tira e molla che dura da molto, forse troppo tempo: Phil Jackson si dichiara indispettito per l'utilizzo improprio e centellinato della triangle offense. Presumiamo, dalle dichiarazioni e dai dati di fatto tattici, che né Hornacek né i giocatori siano felici di adottare questo sistema, spesso considerato antiquato o poco appropriato alle esigenze della NBA attuale. Sono gli stessi Melo e Lee, per fare un esempio, a chiedere di trovare soluzioni contro i pick-and-roll, invece che approfondire una filosofia di gioco che in molti faticano a comprendere e a digerire. Oltre a questo, la domanda che potremmo porci è: quando "sano" può essere un atteggiamento simile da parte di un dirigente?

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Phil Jackson si sente ancora - in parte - allenatore: il New York Post lo ha "pizzicato" mentre impartiva consigli sulla triangle offense a Courtney Lee, durante un allenamento settimanale. Suggerimenti non richiesti? Può essere. Lee ha dichiarato di aver apprezzato molto l'aiuto del "Re della triangle offense", ma c'è da chiedersi se coach Hornacek apprezzi queste improvvisate e se questo atteggiamento non rischi di minare la sua autorità fra i giocatori.

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Phil Jackson, il miglior allenatore che l'NBA abbia avuto negli ultimi 30 anni. Nella sua bellissima carriera ha allenato due franchigie, i Bulss dal 1989 al 1998, vincendo sei titoli in due "three-peat", e i Los Angeles Lakers dal 200 al 2010, con alcuni anni di pausa. Dal 2000 al 2003, con Kobe e Shaq, riescono a vincere tre titoli di fila, per poi ripetersi nel 2009 e nel 2010, quando i Lakers batterono in finale gli Orlando Magic e l'anno successivo i Boston Celtics. Phil Jackson e la sua filosofia zen hanno stabilito un record che sarà difficilmente superabile da altri allenatori: 11 titoli vinti su una panchina NBA. Sotto la guida dei Bulls Jackson introdusse nel gioco della NBA il “triple post offense” l’attacco Triangolo ideato dall’assistente Tex Winter diversi anni prima. E’ un attacco pensato per un basket collettivo, basato sul movimento dei giocatori e sulla circolazione della palla. Lo definì “il sistema delle pari opportunità”, perché tutti potevano e possono aver modo di emergere in quel contesto. Nella libro "Eleven Rings", pubblicato nel 2014, Phil Jackson si sofferma proprio sul suo bellissimo periodo passato a Chicago e su quanto Jerry Reinsdorf, proprietario dei Chiacago Bulls dal 1985 fino a oggi, sia uno dei proprietari più rispettati dall'intera lega:

"Era il 1987. I Bulls mi assunsero come assistant coach. Dovetti aspettare il 1989 per essere promosso ad head coach dal grande Jerry Reinsdorf: fu il primo a credere che io fossi la persona giusta per guidare i Bulls e -in particolar modo Jordan- al successo. E' stato un crocevia importantissimo per la franchigia, Jordan era sempre più' arrabbiato e frustrato per le continue eliminazioni ai playoff, non aveva più fiducia nei compagni e nella dirigenza e tutto si risolse grazie a Jerry Reinsdorf. Politicamente o a livello di certezze, la scelta di promuovermi come primo allenatore fu un rischio. Ma Jerry è un uomo da 'high risk/high reward'. La sua politica nell'approcciare le cose è questa: anche negli affari adotta questa filosofia ed è ciò che l'ha reso famoso e che lo ha reso un proprietario di una franchigia Nba Chiunque abbia lavorato con lui ha percepito questo suo approccio rispetto alle cose, come gestisce gli aspetti legati al business del gioco; mi ha permesso di allenare, ha permesso alle altre persone che hanno lavorato per lui di fare il loro lavoro. Forse non è stato uno dei manager preferiti dalla lega, ma col senno di poi è stato uno di quei proprietari che ha dato un grande contributo per la riuscita e lo sviluppo della NBA. Aveva un'idea generale molto efficace riguardo al come funzionasse lo sport-business, riusciva a trasmettere massima fiducia a chi lavorava con lui; ed è per queste ragioni, e per aver reso i Bulls uno dei marchi d'élite dello sport professionistico, che Reinsdorf e' stato inserito pochi giorni fa nella Naismith Memorial Basketball Hall of Fame".

 

 

Marco Mugnaini

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Venerdì, 23 Settembre 2016 23:06

La frase di Jackson e il silenzio dei presenti...

 

Giornalista: "Che elemento potrebbe far considerare la stagione dei Knicks un successo?"

 

Phil Jackson: "Il titolo"

 

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In una lunga intervista rilasciata a Charley Rosen, Jackson ha provato a tracciare un quadro che spieghi il perché la triangle offense potrebbe non essere più utilizzata nella pallacanestro odierna: 

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Sarà l'estate, sarà il caldo, sarà una boutade per svegliare i giornalisti in questo assopito luglio. Ora il maestro zen "chiede" di valutare la proposta della linea dei 4 punti, avvalorando la sua tesi ritenendo che questa novità potrebbe evitare che molte squadre perdano fiducia quando sono sotto di venti o qualsivoglia punteggio; dobbiamo commentare?

 

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