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Giovedì, 30 Marzo 2017 07:42

Miami campioni NBA 2006

Una delle pagine più belle di sport mai visti in Nba: il primo titolo conquistato dai Miami Heat nella loro storia nel 2006. Roster: Derek Anderson, Dorell Wright,Dwyane Wade, Gerald Fitch, Antoine Walker, Gary Payton, Jason Kapono, Wayne Simien, Earl Barron, Shaquille O'Neal, Alonzo Mourning, Udonis Haslem, James Posey, Matt Walsh, Shandon Anderson, Michael Doleac,Jason Williams. Un gruppo di veterani, la cui portabandiera era il giovanissimo Dwyane Wade, al suo terzo anno in Nba. Una squadra che in molti non credevano potesse andare oltre al primo turno dei playoff, sicuri che quella "squadra di vecchietti" non avrebbe resistito mentalmente e fisicamente alle pressioni continue della Nba, alle fatiche dopo ogni partita. Ma è da queste cose che si vede la differenza tra ottimi giocatori e campioni: Shaq, Gary, Jason, Alonzo Mourning sono stati grandissimi campioni e grazie al loro immeso talento, sono riusciti a scrollarsi di dosso tutte le critiche che li avevano perseguitati durante la stagione. Ma chi meglio di The Flash può spiegarci le emozioni, i sentimenti, che la squadra e tutta la città di Miami hanno provato quando hanno ribaltato la serie delle finali contro Dalla da 0-2 a 4-2?? (Con queste parole The Flash si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa, soprattutto verso coloro che ancora oggi la magnifica impresa degli Heat sia stata frutto solo del caso).

"Ci sono un sacco di chiacchiere sulla finale del 2006 in questo momento... ciò perché fu la finale più discussa e oggi sono passati esattamente 11 anni da quella data in cui vincemmo il primo titolo come franchigia e per me come giocatore. Fu uno dei momenti più belli della mia vita e probabilmente uno dei peggiori per i Dallas Mavericks. Questo è lo sport... abbiamo avuto tutti i nostri momenti per sentirci nei due modi. Oggi ciò che leggo sulla serie è ingiusto per me in quanto giocatore di basket. Ho mai avuto falli fischiati che avrei potuto continuare a giocare? SI. Tutti li abbiamo avuti...ma attaccavo ogni volta che toccavo la palla? Si. Questa immagine è un esempio della partita di gara5 (immagine copertina) dove tutti quanti dicevano che non avessi subito fallo. Se ascoltate molti atleti vi diranno che non ha commesso fallo, ma D Harris ragazzo mio quello era fallo! Alla fine siamo riusciti a trovare un modo di battere una squadra che era molto migliore rispetto alla nostra quella stagione ma ebbero la loro rivincita in 2011, così per me è una bufala. Sono molto contento di guardare indietro a quei momenti e dire che ho messo le mani su (contribuito a) quella vittoria per il nostro primo campionato di sempre."

"There's alot of coverage on the 2006 NBA Finals right now...One because it was the most controversial finals to date and today makes exactly 11 years to the date we won our first ever title as an organization and me as a player. It was one of the greatest moments in my life and probably one of the worst for the Dallas Mavericks. That's sports... we've all had our moments to feel both ways. Now what I'm reading about the series is unfair to me as a basketball player. Did I get some calls that I could have played through YES. We all do...but was I attacking every time I touch the ball...YES. This picture is an example of a play in game 5 that everyone said I didn't get fouled on. Listen most athlete have never committed a foul but D Harris my guy...this is a foul haa. All in all we did find a way to beat a team that was a much better team then us that season...but they got their payback in 2011 as a franchise so in my mind it's a wash..but iam proud to take a look back at these moments and say I had a hand in us winning our first ever championship."

 

Marco Mugnaini

 

 

Pubblicato in NBA
Giovedì, 09 Febbraio 2017 09:20

Ritorno al passato,"il tiro libero dal basso"

Un tiro libero è un’opportunità concessa ad un giocatore di segnare 1 punto, non disturbato, da una posizione dietro la linea di tiro libero e all'interno del semicerchio. I tiri liberi, spesse volte, possono risultare decisivi in una partita; si tratta di un fondamentale del basket, e come ogni fondamentale va allenato. Dal punto di vista tecnico è importantissimo avere il giusto equilibrio, i piedi paralleli fra loro e rivolti al canestro e soprattutto la giusta flessione delle gambe, che ti permettono di realizzare un tiro più dolce ed elastico. Negli ultimi anni però, molti dei giocatori Nba sembrano si siano dimenticati di come realizzare un tiro libero, ricevendo continue critiche per le scarse percentuali dalla lunetta; un possibile errore dalla lunetta viene commentato dai tifosi con un rumore di disappunto, mentre gli occhi di tutti sono sul tiratore. Un libero sbagliato è un punto perso, e un punto perso a volte può significare perdere una partita. Il professor Larry Silverberg della North Carolina State University ha elaborato la formula perfetta: angolo di rilascio di 52 gradi, tre rotazioni all’indietro al secondo della palla, mirare a un punto a 7 centimetri dietro il centro del canestro. Formula che giocatori come Shaq O'Neal non hanno studiato, tanto che è stato inventato un termine qualche anno fa: "hack a shaq", ovvero il fallo sistematico fatto proprio a Shaquille (e in seguito a quasi tutti i giocatori con una percentuale bassa come la sua) per mandarlo in lunetta, nella speranza di uno suo 0/2 e anche con l'intenzione di far perdere ritmo alla squadra avversaria. Nella serie tra Houston Rocktes e Los Angeles Clippers dei pla-off dell'anno scorso, le squadre, secondo molti addetti ai lavori, hanno abusato di questa strategia, soprattutto Los Angeles. Doc Rivers ha usato " l'hack a shaq" su Dwight Howard, facendo tirare al giocatore di Houston ben 85 tiri liberi nella serie; e la strategia ha anche funzionato, visto che Howard ha realizzato solo lo 0,38% dei tiri liberi (33/85). Allenatori, giornalisti e tifosi si chiedono se sia il caso di mettere una regola per fermare questa strategia, che danneggi molti momenti della partita, rendendo l'incontro stesso molto spezzetato e poco spettacolare. Io credo che ci sia un altro modo per combattere l'"hack a shaq" che ormai si sta sempre più espandendo in Nba (oltre a far allenare per 40 minuti al giorno tutti quei giocatori che hanno una percentuale ai liberi al di sotto dell'80%); ritornare al libero tirato dal basso.Il tiro esce dalla mani molto più morbido e parte da una posizione più naturale rispetto alla parabola convenzionale e produce ottimi risultati. Molti dei giocatori attuali (non solo della Nba) riderebbero di fronte a questa affermazione, ma forse non sanno che Rick Barry (grandissimo ex giocatore Nba, vincitore con i Golden State Warriors di un anello nel 1975) con questa tecnica ha tenuto il 90% dalla lunetta (Barry è stato inoltre inserito nella Hall Of Fame ed eletto tra i 50 giocatori più grandi del gioco). Barry è il padrino di questa specialità e non riesce a capacitarsi di come mai i giocatori di oggi con une media attorno al 60% in giù non facciano almeno un tentativo. Rick si era anche offerto di poter insegnare a Shaq a tirare dal basso, visto la sua media ai tiri liberi era a malapena del 53%; ma "The Diesel" rifiutò, affermando "che per uno che appartiene alla generazione hip-hop meglio sbagliarne tanti piuttosto che segnarli a due mani piegandosi sulle ginocchia." Nonostante oggi questa tecnica di tiro libero possa sembrare "ridicola" , in passato i giocatori facevano molto più affidamento su questo tiro, questo perchè, come detto prima, il tiro viene spinto meglio e crea rimbalzi migliori sul ferro e sul tabellone, poichè l'arco disegnato è più naturale rispetto alla parabola piatta del tiro sopra la testa. Molti giocatori forse tirerebbero ancora in quel modo se non fosse stato per Bill Shermani, che ha vinto per 7 volte la classifica dei liberi negli anni '50, terminando la carriera con l'88.3% dalla lunetta, tirando da sopra la testa. Perfino Chamberlain , che non era proprio un asso nei tiri liberi, ci provò per qualche anno, prima di tornare sui suoi passi perchè a suo dire "mi sentivo davvero un cretino a tirare in quel modo". Molto probabilmente i giocatori di oggi snobbano questa tecnica per paura di essere presi in giro o di fare figura ben peggiori delle loro scarse percentuali da cronometro fermo. Barry, però non molla con la sua idea. Continua a fare completamente affidamento su questo tiro. Ogni volta che guarda una partita di basket e vede un tiro libero sbagliato, non riesce a trattenere la sua frustrazione, ripensando al fatto di essere l'unico interprete rimasto del tiro libero dal basso. "Nessuno ha usato la mia tecnica per decenni, una tecnica differente rispetto a tutte le altre. Se qualcuno volesse imparare dall'originale e migliorare le proprie percentuali, potrei insegnarlo solo io". Magari qualche giocatore attuale dell'Nba potrebbe imparare molto dal maestro Barry, invece di massacrare sera dopo sera i ferri del canestro.

 


Marco Mugnaini

 

Pubblicato in NBA
Venerdì, 06 Gennaio 2017 10:55

Gary Payton, THE GLOVE

Una vita all'insegna del furto, potrebbe essere questo il titolo del prossimo libro di Gary Payton, soprannominato The Glove. Per i pochi che non conoscessero Gary Payton, è stato un formidabile playmaker che ha militato nella NBA per 17 anni, vestendo la maglia dei Seattle Supersonics, Milwaukee Bucks, Los Angeles Lakers, Boston Celtics e Miami Heat, vincendo un unico titolo NBA proprio con i Miami Heat nel 2006. "Giocatori come me e Magic Johnson non nascono spesso", questo era Gary Payton, l'unico playmaker nella storia NBA a vincere il titolo di miglior difensore dell'anno; nella stagione 1995/1996 i Seattle Sonics tornano al Coliseum, che verrà chiamato KeyArena e chiudono con il miglior record della propria storia con 64 vittorie e 18 perse, raggiungendo le finali NBA perdendo però in sei gare contro i Bulls di Jordan e Pippen. Payton gioca 81 partire, chiudendo con 19 punti, 7 assist, 4 rimbalzi e quasi 3 rubate di media. Viene selezionato nel secondo quintetto NBA e viene appunto premiato come miglior difensore della stagione. Gary era un eccellente difensore, probabilmente il miglior giocatore a difendere l'uomo con la palla degli anni '90, più egoista in attacco dove però le doti tecniche obbiettivamente superiori alla media e l'ottimo tiro sia dalla media distanza che dalla linea dei tre punti, facevano di Gary Payton un giocatore a tutto campo. Amato da molti, criticato da tanti, probabilmente per il suo carattere quasi mai quiete e tranquillo: Payton è sempre stato giudicato “difficile” da tutti, aveva "la lingua più lunga" dell'NBA da quando Barkley ha lasciato il basket giocato ed è stato il vero inventore del trash talk tanto caro all'ultima generazione. Essendo il Re dei trash-talkers, Payton ha sempre avuto parole per tutto e tutti sia fuori che dentro al campo, ma adesso che la sua carriera è finita e l'età non è più quella di una volta, si rende conto che forse avrebbe potuto evitarsi certi comportamenti: uno dei suoi rimpianti maggiori è stato non aver saputo costruire dei buoni rapporti nei suoi anni in NBA. " Come gli squali hanno bisogno di nuotare continuamente per non soffocare, così Gary Payton per vivere ha bisogno di parlare continuamente". Gary Payton nella sua carriera è stato famoso per la sua difesa, per la sua capacità di entrare nella testa dell’avversario e per quell’ossessione che era rubare, rubare la palla e sfidare l’avversario. Insomma come si direbbe in gergo ha vissuto la sua vita all’insegna del furto, ma cosa più importante è che nei 17 anni della sua carriera, nonostante il comportamento scontroso, si è conquistato la stima di molti giocatori che lo hanno affrontato sera dopo sera. E chi meglio dei suoi ex compagni può raccontarci qualche aneddoto del LUPIN della NBA?

- "La sua forza era la sua capacità di esigere la vittoria. Era senza paragoni. La passione di Gary era farti un culo così." George Karl

- "Non me lo dimenticherò mai: stavamo giocando a Tacoma, io indossavo la maglia di Dallas ed ero un Rookie, il mio avversario era Gary. Ci conoscevamo, ci salutavamo sempre, ma dopo la palla a due eravamo l’uno contro l’altro. Lui venne in post contro di me e io sapevo piuttosto bene quello che gli piaceva fare, per cui appena eseguì il suo movimento, io lo stoppai. Gli urlai 'Levati dal cavolo', ma non dissi 'cavolo'. Lui mi guardò e io capii che quello era stato un grande errore. Realizzò da solo un parziale di 15 a 0 e finimmo per perdere la gara". Jason Kidd

- "The Glove" aveva da dire riguardo qualunque cosa. Aveva da dire su tua madre, aveva da dire su tuo padre, sui tuoi bambini... Era un grande agonista, parlava così tanto che non potevi prenderla sul personale, era divertente. La cosa più incredibile di Gary è che lui era così anche fuori dal campo: se ti vedeva dentro un supermercato, ti veniva a parlare dicendo: 'Ricordati di quella volta in cui ti ho fatto diventare pazzo fratellone, ti ho spezzato le caviglie, ti ho dato quel che ti meritavi. Non puoi marcarmi, sono un Hall of Fame"”. Shaquille O'Neal.

 

 Marco Mugnaini

 

 

Pubblicato in NBA

L'avventura vincente di Shaquille O'neal ai Los Angeles Lakers è dovuta soprattutto al grande lavoro di Phil Jackson, che è riuscito a trasformare un giovane giocatore e un giovane uomo, in un'All Star e in una delle figure più importanti e dominanti della storia NBA. Phil Jackson riuscì a portare in California uno dei giocatori più ambiti in quel periodo, già idolo indiscusso della NBA nei quattro anni passati agli Orlando Magic; ma cosa sarebbe successo se O'Neal non avesse incontrato Phil Jackson e il suo grande amico di sempre Kobe Bryant? Non potremmo mai saperlo, ma MR ZEN ha voluto condividere con noi "mortali" il suo primo incontro con The Diesel; incontro che avrebbe dato inizio ad un avventura fantastica, un'avventura che tutti i tifosi dei Lakers e non difficilmente si scorderanno!

"Ho incontrato per la prima volta Shaq nell'estate del 1999, nella mia casa sul lago in Montana. Ero stato assunto dai Lakers in quell'estate, e l'avevo invitato a passare da me dopo un suo concerto. Quel giorno il lavoro mi tenne impegnato più del dovuto, e quindi lui arrivò a casa mia prima di me. Quando arrivai, vidi tutti i miei vicini della mia comunità del lago sulle loro banchine a guardare Shaq fare le " sue " cose. Stava saltando su un tappeto elastico per bambini, mettendo su un vero e proprio spettacolo. Io in realtà volevo un incontro serio...ma capii subito che non era nel suo stile. L'obiettivo che mi ero prefissato con Shaq era quello di farlo concentrare sulla sua carriera. In quel periodo lui era un attore, un rapper, ed era sempre al centro dell'attenzione, ma a me serviva che si concentrasse sul basket. Gli ho detto che avrebbe potuto vincere talmente tanti MVP che, alla fine della sua carriera, il premio sarebbe stato rinominato in " Shaq Award ". Durante un time-out, nella prima settimana della nostra prima stagione insieme, gli chiesi: " Shaq, qual è stata la più grande impresa di Wilt? " - " Fare 50 punti e 30 rimbalzi di media ". Io scossi la testa e gli dissi: " No, giocare più di 48 minuti a partita. Pensi di potercela fare? " - " Wilt c'è riuscito? Posso farlo anche io ". Gli feci giocare 48 minuti a partita per un periodo, fin quando non si arrese. Ma non venne a dirmelo di persona, mandò John Sally. Non pensavo che l'esperimento potesse durare tutto l'anno, ma ero soddisfatto. Alla fine della stagione Shaq, comunque, vinse l'MVP. Come sapete, durante ogni stagione, io assegno un libro ad ognuno dei miei giocatori. Quell'anno avevo deciso di assegnare a Shaq " Siddharta ", un libro su Buddha. Durante un " road-trip ", dissi a tutti i giocatori che sul volo di ritorno, mi avrebbero dovuto consegnare una relazione sul libro. Durante l'ultima partita di questo road trip, Shaq venne espulso, ed andò dritto nel bus della squadra. Quando entrai nel bus, vidi Shaq che leggeva il libro. Sul volo di ritorno mi consegnò la relazione: " Siddharta è un principe giovane, pieno di soldi e donne. Esattamente come me. Lui è anche alla ricerca di se stesso, esattamente come me "

 

Marco Mugnaini

 

Pubblicato in NBA

Essendo un fan del basket e in particolar modo della NBA, non è raro che si sia sempre in cerca di qualche news o di qualche curiosità. Ho voluto così raccogliere delle piccole "curiosità", non molto conosciute a dir la verità, in modo da potermi e potervi arricchire ancora di più sulla bellissima arte della pallacanestro.

- Vince Carter, riconosciuto da molti come il miglior schiacciatore della storia della NBA, si trova alla sesta posizione come miglior realizzatore dai tre punti di sempre e 2° nella classifica dei giocatori che hanno realizzato il maggior numero di canestri vincenti allo scadere di una partita, dietro solo a Kobe Bryant.
- Allen Iverson, giocatore che purtroppo non ha mai vinto un titolo NBA, è 4° nella classifica di tutti i tempi per minuti giocati nella regular season, 3° per minuti giocati nei playoff.
- Come è nato il soprannome "The Truth" attribuito a Paul Pierce? Gli fu dato da Shaquille O'neal, dopo vittoria dei suoi Los Angeles Lakers contro i Boston Celtics, nel 2001. In quella partita Pierce realizzò 42 punti, tirando con un fantastico 13/19 dal campo. A fine partita O'neal prese da parte un giornalista che stava criticando la partita dei Boston Celtics e gli disse: "Prendi nota, io sono Shaquille O'Neal, e Paul Pierce è "La Verità". Dammi retta e non dubitare. Sapevo che fosse in grado di giocare, ma non sapevo potesse giocare in questa maniera. Paul Pierce è "The Truth".
- L'ultima volta che le Finali NBA non hanno visto protagonisti Michael Jordan, Kobe Bryant, LeBron James, Tim Duncan, Dirk Nowitzki o Hakeem Olajuwon fu nel 1990 quando i Detroint Pistons di coach Chuck Daly, sconfisse in 5 gare Portland.
- Nel 2006 Kobe Bryant smise di indossare la maglietta dei Lakers con il numero 8, per prendere la maglia numero 24. Kobe in quell'anno finì il contratto con l'Adidas, la quale fece uscire un modello di scarpe chiamate "Crazy8" , evidente allusione a Bryant.
- Kevin Garnett è l'unico giocatore della storia NBA per cui sono stati scambiati altri 6 giocatori. Mai nessuno come lui!
- San Antonio ha vinto almeno 50 partite nella regular season per ben 17 anni consecutivi, striscia più lunga nella storia NBA.
- Michael Jordan non ha mai perso più di tre partite di fila dal 1990 al 1998.
- Michael Jordan ha realizzato almeno 30 punti contro tutte le squadre NBA, tranne che con i Chicago Bulls. Infatti quando ha affrontato la sua ex squadra con la maglia dei Washington, non ha mai realizzato 30 punti.
- 7 franchigie NBA non hanno mai avuto la scelta numero 1 ai Draft. Quali? Denver, Indiana, Memphis, Miami, Oklahoma City, Phoenix, and Utah.
- Karl Malone è stato il giocatore più vecchio a realizzare una tripla doppia. All'età di 40 anni e 127 giorni segnò 10 punti, 11 rimbalzi e 10 assist contro i San Antonio Spurs.
- Solo 4 giocatori nella storia della NBA hanno realizzato 50 punti con tre differenti squadra. Questi giocatori sono Wilt Chamberlain, Bernand King, Moses Malone and Jamal Crawford.
- Julius Dr.J Erving è l'unico giocatore ad aver vinto il premio di MVP sia nella ABA che nella NBA.
- Il centro dei Thunder, Steven Adams, ha ben 17 fratelli e sorelle nella sua famiglia. Il padre aveva 60 anni quando Steven è nato.
- La maglietta di Kobe Bryant indossata nel suo 18° e ultimo All Star Game a Toronto fu venduta per oltre 100.000 dollari su sito d'aste della NBA. Fu demolito il precedente record fatto registrare nelle stagione 2014-2015 con la vendita della maglietta indossata da Lebron James alla sua prima partita di ritorno ai Cavs.
- Kevin Garnett è il quinto giocatore di sempre ad aver realizzato oltre 25.000 punti e 2.000 stoppate per una sola franchigia. Gli altri sono stati Shaquille O’Neal, Hakeem Olajuwon, Kareem Abdul-Jabbar and Tim Duncan.
- Lebron James e Kobe Bryant sono gli unici due giocatori della storia NBA con oltre 25.000 punti, 6.000 assist e 1.500 palle rubate.

 

 Marco Mugnaini

 

Pubblicato in NBA
Mercoledì, 12 Ottobre 2016 10:14

Shaq a 360°

Alla fine di Luglio Shaquille O'neal ha rilasciato un'intervista ad Espn, dove ha parlato di molti argomenti che hanno riguardato la sua carriera: dall'Hack a Shaq alla sua esperienza ai Boston Celtics fino a quelche aneddoto della sua giovane carriera. Ecco un'estratto di questa intervista; godetevi questo Shaq a 360°, MAI BANALE!

"Nella mia carriera ho giocato solo al 30 % delle mie possibilità. Ho avuto una grande carriera, ma non ho mai avuto la possibilità di mostrare quello che realmente ero in grado di fare. 'Sono stato costretto' a dominare in area. Ho avuto la possibilità di allargare il mio range di gioco ma non l'ho mai dimostrato. Il mio obiettivo -fin dall'inizio- era quello di diventare il giocatore più dominante di sempre: più di Wilt, più di Michael, più di tutti quanti. La NBA ha letteralmente cambiato le regole a causa mia: l'introduzione della difesa a zona, l'Hack a Shaq (che ora vogliono cercare di limitare). E' anche grazie a queste piccole cose che un giocatore può considerarsi dominante."

"Il mio periodo ai Celtics? Volevo semplicemente entrare in campo per fare almeno 10 punti a partita. Volevo superare Wilt Chamberlain nella classifica All-Time per punti segnati in Nba. Non ce l'ho fatta ma almeno l'ho superato per quanto riguarda gli anelli vinti. Poi ci sarebbero gli 11 vinti da Russell, i 6 vinti da Jabbar e i 5 vinti da Duncan, ma già essere paragonato a mostri del genere mi fa piacere. Nel mio periodo a Cleveland -invece- avremmo potuto vincere sul serio un anello. Se solo Big Baby non mi avesse rotto la mano, avremmo passato il turno contro Boston."

"Il mio più grande rammarico? Aver perso circa 200 partite (causa infortuni) mentre viaggiavo a 25 punti di media a partita. Avrei potuto segnare 5.000 punti in più. Se ci sarà mai più altro centro come me? No mai, non ci sarà mai più un altro come me, e come Yao, mai più. Mi mancano molto i 'veri' centri. I giocatori hanno iniziato a tirare jumper perchè avevano paura di entrare in area. Avevano paura del contatto fisico. Un aneddoto interessante? Dicembre 1990. Dick Vitale mi sfidò ai tempi di LSU: stavamo giocando contro Arizona. Dick mi disse: 'Arizona ha giocatori del calibro di Brian Williams, Sean Rooks e Chris Mills, non sarà facile. Probabilmente non farai una grande partita, provaci almeno'. La mia risposta? 29 punti, 14 rimbalzi, 6 stoppate e upset servito".

"Un consiglio ai giovani? Ultimamente vedo un sacco di giovani giocatori che cercano di emulare gli altri. Io dico sempre ai giocatori seguire il loro istinto. Non sempre bisogna imitare gli altri, a volte basta solo essere se stessi".
Idolo indiscusso dentro e fuori dal campo, mancano giocatori come Shaq nella Nba che ti fanno amare ancora di più questo sport. I LOVE THIS GAME.

 

 Marco Mugnaini

 

 

Pubblicato in NBA

Per Basketinside.com Michelangelo Arrigoni.

Piccola bufera attorno alla figura di Shaquille O’Neal nelle ultime ore.

Pubblicato in Estero
Sabato, 15 Agosto 2015 13:28

VIDEO: Shaq prevaricava MJ in post basso

Non male quella finta di corpo nel finale del video...

 

Pubblicato in NBA

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