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Venerdì, 06 Gennaio 2017 10:55

Gary Payton, THE GLOVE

Una vita all'insegna del furto, potrebbe essere questo il titolo del prossimo libro di Gary Payton, soprannominato The Glove. Per i pochi che non conoscessero Gary Payton, è stato un formidabile playmaker che ha militato nella NBA per 17 anni, vestendo la maglia dei Seattle Supersonics, Milwaukee Bucks, Los Angeles Lakers, Boston Celtics e Miami Heat, vincendo un unico titolo NBA proprio con i Miami Heat nel 2006. "Giocatori come me e Magic Johnson non nascono spesso", questo era Gary Payton, l'unico playmaker nella storia NBA a vincere il titolo di miglior difensore dell'anno; nella stagione 1995/1996 i Seattle Sonics tornano al Coliseum, che verrà chiamato KeyArena e chiudono con il miglior record della propria storia con 64 vittorie e 18 perse, raggiungendo le finali NBA perdendo però in sei gare contro i Bulls di Jordan e Pippen. Payton gioca 81 partire, chiudendo con 19 punti, 7 assist, 4 rimbalzi e quasi 3 rubate di media. Viene selezionato nel secondo quintetto NBA e viene appunto premiato come miglior difensore della stagione. Gary era un eccellente difensore, probabilmente il miglior giocatore a difendere l'uomo con la palla degli anni '90, più egoista in attacco dove però le doti tecniche obbiettivamente superiori alla media e l'ottimo tiro sia dalla media distanza che dalla linea dei tre punti, facevano di Gary Payton un giocatore a tutto campo. Amato da molti, criticato da tanti, probabilmente per il suo carattere quasi mai quiete e tranquillo: Payton è sempre stato giudicato “difficile” da tutti, aveva "la lingua più lunga" dell'NBA da quando Barkley ha lasciato il basket giocato ed è stato il vero inventore del trash talk tanto caro all'ultima generazione. Essendo il Re dei trash-talkers, Payton ha sempre avuto parole per tutto e tutti sia fuori che dentro al campo, ma adesso che la sua carriera è finita e l'età non è più quella di una volta, si rende conto che forse avrebbe potuto evitarsi certi comportamenti: uno dei suoi rimpianti maggiori è stato non aver saputo costruire dei buoni rapporti nei suoi anni in NBA. " Come gli squali hanno bisogno di nuotare continuamente per non soffocare, così Gary Payton per vivere ha bisogno di parlare continuamente". Gary Payton nella sua carriera è stato famoso per la sua difesa, per la sua capacità di entrare nella testa dell’avversario e per quell’ossessione che era rubare, rubare la palla e sfidare l’avversario. Insomma come si direbbe in gergo ha vissuto la sua vita all’insegna del furto, ma cosa più importante è che nei 17 anni della sua carriera, nonostante il comportamento scontroso, si è conquistato la stima di molti giocatori che lo hanno affrontato sera dopo sera. E chi meglio dei suoi ex compagni può raccontarci qualche aneddoto del LUPIN della NBA?

- "La sua forza era la sua capacità di esigere la vittoria. Era senza paragoni. La passione di Gary era farti un culo così." George Karl

- "Non me lo dimenticherò mai: stavamo giocando a Tacoma, io indossavo la maglia di Dallas ed ero un Rookie, il mio avversario era Gary. Ci conoscevamo, ci salutavamo sempre, ma dopo la palla a due eravamo l’uno contro l’altro. Lui venne in post contro di me e io sapevo piuttosto bene quello che gli piaceva fare, per cui appena eseguì il suo movimento, io lo stoppai. Gli urlai 'Levati dal cavolo', ma non dissi 'cavolo'. Lui mi guardò e io capii che quello era stato un grande errore. Realizzò da solo un parziale di 15 a 0 e finimmo per perdere la gara". Jason Kidd

- "The Glove" aveva da dire riguardo qualunque cosa. Aveva da dire su tua madre, aveva da dire su tuo padre, sui tuoi bambini... Era un grande agonista, parlava così tanto che non potevi prenderla sul personale, era divertente. La cosa più incredibile di Gary è che lui era così anche fuori dal campo: se ti vedeva dentro un supermercato, ti veniva a parlare dicendo: 'Ricordati di quella volta in cui ti ho fatto diventare pazzo fratellone, ti ho spezzato le caviglie, ti ho dato quel che ti meritavi. Non puoi marcarmi, sono un Hall of Fame"”. Shaquille O'Neal.

 

 

Pubblicato in NBA

L'avventura vincente di Shaquille O'neal ai Los Angeles Lakers è dovuta soprattutto al grande lavoro di Phil Jackson, che è riuscito a trasformare un giovane giocatore e un giovane uomo, in un'All Star e in una delle figure più importanti e dominanti della storia NBA. Phil Jackson riuscì a portare in California uno dei giocatori più ambiti in quel periodo, già idolo indiscusso della NBA nei quattro anni passati agli Orlando Magic; ma cosa sarebbe successo se O'Neal non avesse incontrato Phil Jackson e il suo grande amico di sempre Kobe Bryant? Non potremmo mai saperlo, ma MR ZEN ha voluto condividere con noi "mortali" il suo primo incontro con The Diesel; incontro che avrebbe dato inizio ad un avventura fantastica, un'avventura che tutti i tifosi dei Lakers e non difficilmente si scorderanno!

"Ho incontrato per la prima volta Shaq nell'estate del 1999, nella mia casa sul lago in Montana. Ero stato assunto dai Lakers in quell'estate, e l'avevo invitato a passare da me dopo un suo concerto. Quel giorno il lavoro mi tenne impegnato più del dovuto, e quindi lui arrivò a casa mia prima di me. Quando arrivai, vidi tutti i miei vicini della mia comunità del lago sulle loro banchine a guardare Shaq fare le " sue " cose. Stava saltando su un tappeto elastico per bambini, mettendo su un vero e proprio spettacolo. Io in realtà volevo un incontro serio...ma capii subito che non era nel suo stile. L'obiettivo che mi ero prefissato con Shaq era quello di farlo concentrare sulla sua carriera. In quel periodo lui era un attore, un rapper, ed era sempre al centro dell'attenzione, ma a me serviva che si concentrasse sul basket. Gli ho detto che avrebbe potuto vincere talmente tanti MVP che, alla fine della sua carriera, il premio sarebbe stato rinominato in " Shaq Award ". Durante un time-out, nella prima settimana della nostra prima stagione insieme, gli chiesi: " Shaq, qual è stata la più grande impresa di Wilt? " - " Fare 50 punti e 30 rimbalzi di media ". Io scossi la testa e gli dissi: " No, giocare più di 48 minuti a partita. Pensi di potercela fare? " - " Wilt c'è riuscito? Posso farlo anche io ". Gli feci giocare 48 minuti a partita per un periodo, fin quando non si arrese. Ma non venne a dirmelo di persona, mandò John Sally. Non pensavo che l'esperimento potesse durare tutto l'anno, ma ero soddisfatto. Alla fine della stagione Shaq, comunque, vinse l'MVP. Come sapete, durante ogni stagione, io assegno un libro ad ognuno dei miei giocatori. Quell'anno avevo deciso di assegnare a Shaq " Siddharta ", un libro su Buddha. Durante un " road-trip ", dissi a tutti i giocatori che sul volo di ritorno, mi avrebbero dovuto consegnare una relazione sul libro. Durante l'ultima partita di questo road trip, Shaq venne espulso, ed andò dritto nel bus della squadra. Quando entrai nel bus, vidi Shaq che leggeva il libro. Sul volo di ritorno mi consegnò la relazione: " Siddharta è un principe giovane, pieno di soldi e donne. Esattamente come me. Lui è anche alla ricerca di se stesso, esattamente come me "

 

 

Pubblicato in NBA

Essendo un fan del basket e in particolar modo della NBA, non è raro che si sia sempre in cerca di qualche news o di qualche curiosità. Ho voluto così raccogliere delle piccole "curiosità", non molto conosciute a dir la verità, in modo da potermi e potervi arricchire ancora di più sulla bellissima arte della pallacanestro.

- Vince Carter, riconosciuto da molti come il miglior schiacciatore della storia della NBA, si trova alla sesta posizione come miglior realizzatore dai tre punti di sempre e 2° nella classifica dei giocatori che hanno realizzato il maggior numero di canestri vincenti allo scadere di una partita, dietro solo a Kobe Bryant.
- Allen Iverson, giocatore che purtroppo non ha mai vinto un titolo NBA, è 4° nella classifica di tutti i tempi per minuti giocati nella regular season, 3° per minuti giocati nei playoff.
- Come è nato il soprannome "The Truth" attribuito a Paul Pierce? Gli fu dato da Shaquille O'neal, dopo vittoria dei suoi Los Angeles Lakers contro i Boston Celtics, nel 2001. In quella partita Pierce realizzò 42 punti, tirando con un fantastico 13/19 dal campo. A fine partita O'neal prese da parte un giornalista che stava criticando la partita dei Boston Celtics e gli disse: "Prendi nota, io sono Shaquille O'Neal, e Paul Pierce è "La Verità". Dammi retta e non dubitare. Sapevo che fosse in grado di giocare, ma non sapevo potesse giocare in questa maniera. Paul Pierce è "The Truth".
- L'ultima volta che le Finali NBA non hanno visto protagonisti Michael Jordan, Kobe Bryant, LeBron James, Tim Duncan, Dirk Nowitzki o Hakeem Olajuwon fu nel 1990 quando i Detroint Pistons di coach Chuck Daly, sconfisse in 5 gare Portland.
- Nel 2006 Kobe Bryant smise di indossare la maglietta dei Lakers con il numero 8, per prendere la maglia numero 24. Kobe in quell'anno finì il contratto con l'Adidas, la quale fece uscire un modello di scarpe chiamate "Crazy8" , evidente allusione a Bryant.
- Kevin Garnett è l'unico giocatore della storia NBA per cui sono stati scambiati altri 6 giocatori. Mai nessuno come lui!
- San Antonio ha vinto almeno 50 partite nella regular season per ben 17 anni consecutivi, striscia più lunga nella storia NBA.
- Michael Jordan non ha mai perso più di tre partite di fila dal 1990 al 1998.
- Michael Jordan ha realizzato almeno 30 punti contro tutte le squadre NBA, tranne che con i Chicago Bulls. Infatti quando ha affrontato la sua ex squadra con la maglia dei Washington, non ha mai realizzato 30 punti.
- 7 franchigie NBA non hanno mai avuto la scelta numero 1 ai Draft. Quali? Denver, Indiana, Memphis, Miami, Oklahoma City, Phoenix, and Utah.
- Karl Malone è stato il giocatore più vecchio a realizzare una tripla doppia. All'età di 40 anni e 127 giorni segnò 10 punti, 11 rimbalzi e 10 assist contro i San Antonio Spurs.
- Solo 4 giocatori nella storia della NBA hanno realizzato 50 punti con tre differenti squadra. Questi giocatori sono Wilt Chamberlain, Bernand King, Moses Malone and Jamal Crawford.
- Julius Dr.J Erving è l'unico giocatore ad aver vinto il premio di MVP sia nella ABA che nella NBA.
- Il centro dei Thunder, Steven Adams, ha ben 17 fratelli e sorelle nella sua famiglia. Il padre aveva 60 anni quando Steven è nato.
- La maglietta di Kobe Bryant indossata nel suo 18° e ultimo All Star Game a Toronto fu venduta per oltre 100.000 dollari su sito d'aste della NBA. Fu demolito il precedente record fatto registrare nelle stagione 2014-2015 con la vendita della maglietta indossata da Lebron James alla sua prima partita di ritorno ai Cavs.
- Kevin Garnett è il quinto giocatore di sempre ad aver realizzato oltre 25.000 punti e 2.000 stoppate per una sola franchigia. Gli altri sono stati Shaquille O’Neal, Hakeem Olajuwon, Kareem Abdul-Jabbar and Tim Duncan.
- Lebron James e Kobe Bryant sono gli unici due giocatori della storia NBA con oltre 25.000 punti, 6.000 assist e 1.500 palle rubate.

 

 

Pubblicato in NBA
Mercoledì, 12 Ottobre 2016 10:14

Shaq a 360°

Alla fine di Luglio Shaquille O'neal ha rilasciato un'intervista ad Espn, dove ha parlato di molti argomenti che hanno riguardato la sua carriera: dall'Hack a Shaq alla sua esperienza ai Boston Celtics fino a quelche aneddoto della sua giovane carriera. Ecco un'estratto di questa intervista; godetevi questo Shaq a 360°, MAI BANALE!

"Nella mia carriera ho giocato solo al 30 % delle mie possibilità. Ho avuto una grande carriera, ma non ho mai avuto la possibilità di mostrare quello che realmente ero in grado di fare. 'Sono stato costretto' a dominare in area. Ho avuto la possibilità di allargare il mio range di gioco ma non l'ho mai dimostrato. Il mio obiettivo -fin dall'inizio- era quello di diventare il giocatore più dominante di sempre: più di Wilt, più di Michael, più di tutti quanti. La NBA ha letteralmente cambiato le regole a causa mia: l'introduzione della difesa a zona, l'Hack a Shaq (che ora vogliono cercare di limitare). E' anche grazie a queste piccole cose che un giocatore può considerarsi dominante."

"Il mio periodo ai Celtics? Volevo semplicemente entrare in campo per fare almeno 10 punti a partita. Volevo superare Wilt Chamberlain nella classifica All-Time per punti segnati in Nba. Non ce l'ho fatta ma almeno l'ho superato per quanto riguarda gli anelli vinti. Poi ci sarebbero gli 11 vinti da Russell, i 6 vinti da Jabbar e i 5 vinti da Duncan, ma già essere paragonato a mostri del genere mi fa piacere. Nel mio periodo a Cleveland -invece- avremmo potuto vincere sul serio un anello. Se solo Big Baby non mi avesse rotto la mano, avremmo passato il turno contro Boston."

"Il mio più grande rammarico? Aver perso circa 200 partite (causa infortuni) mentre viaggiavo a 25 punti di media a partita. Avrei potuto segnare 5.000 punti in più. Se ci sarà mai più altro centro come me? No mai, non ci sarà mai più un altro come me, e come Yao, mai più. Mi mancano molto i 'veri' centri. I giocatori hanno iniziato a tirare jumper perchè avevano paura di entrare in area. Avevano paura del contatto fisico. Un aneddoto interessante? Dicembre 1990. Dick Vitale mi sfidò ai tempi di LSU: stavamo giocando contro Arizona. Dick mi disse: 'Arizona ha giocatori del calibro di Brian Williams, Sean Rooks e Chris Mills, non sarà facile. Probabilmente non farai una grande partita, provaci almeno'. La mia risposta? 29 punti, 14 rimbalzi, 6 stoppate e upset servito".

"Un consiglio ai giovani? Ultimamente vedo un sacco di giovani giocatori che cercano di emulare gli altri. Io dico sempre ai giocatori seguire il loro istinto. Non sempre bisogna imitare gli altri, a volte basta solo essere se stessi".
Idolo indiscusso dentro e fuori dal campo, mancano giocatori come Shaq nella Nba che ti fanno amare ancora di più questo sport. I LOVE THIS GAME.

 

 

Pubblicato in NBA

Per Basketinside.com Michelangelo Arrigoni.

Piccola bufera attorno alla figura di Shaquille O’Neal nelle ultime ore.

Pubblicato in Estero
Sabato, 15 Agosto 2015 13:28

VIDEO: Shaq prevaricava MJ in post basso

Non male quella finta di corpo nel finale del video...

 

Pubblicato in NBA

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