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Nella sua carriera non ha vinto quanto avrebbe dovuto vincere, ma a quanto emozioni, ad amore per il gioco, Allen Iverson è stato sicuramente colui che ha stravolto, rivoluzionato, dominato l'NBA nel primo decennio del Duemila. Una rivoluzione spontanea, indisciplinata e proveniente dalla strada, un po’ violenta, ma allo stesso tempo incredibilmente emotiva e passionale; odi et amo, puoi odiarlo, puoi amarlo, ma la figura di The Answer rimarrà sempre nella storia, lui contro tutto il resto del mondo. Iverson non ha potuto vivere la sua adolescenza come tutti i bambini normali di quell'età; nacque a Hampton in Virginia, da una madre single di soli 15 anni, il che lo costrinse presto a diventare l’uomo di casa, a 12 anni, occupandosi delle sue sorelle mentre la madre era a lavoro. Una situazione familiare che certamente ha gettato immediatamente Allen in quel mondo perfido e "bastardo" che a volte può essere ed è stato solo grazie allo sport e al basket che Iverson riuscì a togliersi da quelle possibili- pericolose situazioni che avevano visto coinvolti molti dei suoi amici e lui stesso in prima persona: come quella sera quando Allen e i suoi amici andarono in un bowling a festeggiare ma vennero coinvolti in una rissa con dei ragazzi bianchi e ne subirono le conseguenze: vennero arrestati solo 5 ragazzi di colore, tra cui Iverson, e condannati inizialmente a 5 anni di carcere da un giudice razzista, salvo poi essere ridotti a 4 mesi dopo il ricorso in appello. "Dovevo utilizzare l’intera situazione come qualcosa di positivo. Andare in prigione, permette agli altri di vedere le tue debolezze ed esporle. Non ne gliene ho mai mostrata nessuna. Sono stato forte fino al giorno in cui sono uscito." Appena uscito di galera ebbe subito la grande opportunità per riscattarsi, grazie alla Nike, che lo invitò a partecipare ad un campo estivo per mettere in mostra tutto il suo talento davanti ad alcuni scout dei college americani. Per l'allora coach di Georgetown, John Thompson, il piccolo giocatore di "Hampton" era un predestinato, un vincente, nonostante sembrasse aver addosso tutti gli occhi e tutte le pressioni dei giornalisti e dei tifosi. Quel ragazzo di 17 anni è poi diventato, nel Settembre del 2016, un Hall of Famer, il giusto premio per la grandiosa carriera di The Answer, un giocatore a cui non gli è mai interessato di apparire bene agli occhi di tutti; un giocatore che ha fatto del proprio comportamento e della propria personalità l'arma più forte con cui combattere tutte le critiche durante i suoi anni in Nba; un giocatore che è stato sempre se stesso nonostante non piacesse a molte persone; un giocatore che amava il basket, amava la sua Philadelphia, amava i suoi compagni, i suoi amici. Iverson è stato un vincente, un amante e uno studente del gioco e sono proprio le parole di un suo carissimo ex compagno di squadra, Aaron McKie, a descriverci in maniera migliore tutta la magnificenza di THE ANSWER:

"Allen è uno studente del gioco. Questo la gente non l'ha mai capito. Le persone sanno che Iverson leggeva i giornali e che aveva un rapporto speciale con Phil Jasner, il giornalista del Daily News che era solito essere molto critico nei suoi confronti, ma non capiscono che Allen studiava a fondo ogni dettaglio. Leggeva i commenti, tutti i commenti. Nel momento in cui entrava sul campo sapeva quali giocatori avversari avevano affermato di saperlo fermare, e aveva fatto la sua personale ricerca su come distruggerli. Chiunque provasse a parlare di Allen prima di una partita aveva un bersaglio sulla schiena. Prendiamo Gara 1 delle Finals del 2001 come esempio. Allen aveva letto tutto ciò che c'era da leggere. Sapeva cosa si sarebbe dovuto aspettare. Sapeva che i Lakers avrebbero usato Tyronn Lue per fermarlo. Questo era ciò che lo caricava. Entrava in campo con una sola cosa in testa: "

"Una cosa che forse non sapete di Allen è che sa disegnare benissimo. Yes sir! E' un mezzo segreto su di lui, ma è veramente un grandissimo artista. Buttava giù spesso dei disegni su di noi e li infilava nei nostri armadietti. Ogni tanto capitava di vederlo nello spogliatoio con la faccia seria, le cuffie in testa e una matita in mano. Poi tutto a un tratto scoppiava a ridere da solo osservando il suo disegno. Era parte del gioco, i suoi sketch di noi erano il suo modo per prenderci in giro. Allen non stava mai zitto. Mai. Tante squadre pensano solo a tenere lo spogliatoio come un luogo tranquillo, a Philadelphia era diverso. Scherzavamo tra di noi in aereo, ci prendevamo in giro in qualsiasi situazione... E Allen era sempre quello da cui nascevano le cose. Vi do un consiglio, se mai doveste capitare intorno a Al, chiedetegli di disegnare qualcun'altro nella stanza. Ditegli che vi manda Aaron."

 

 Marco Mugnaini

 

 

Pubblicato in NBA
Lunedì, 02 Gennaio 2017 15:06

Sir Charles Barkley

"Non sono pagato per essere un modello di comportamento", ha detto una volta il quarto giocatore nella storia della NBA a ritirarsi avendo superato in carriera sia i 20.000 punti (22,1 di media/gara) che i 10.000 rimbalzi (media di 11,7 ad incontro) ed i 4.000 assist (quasi quattro a partita) ovvero Charles Barkley. Forte, determinato, combattivo come non mai, ma anche irascibile, per nulla diplomatico nelle dichiarazioni come in certi atteggiamenti, questo era ed è Barkley, un personaggio particolare, persino all’interno del variegato mondo della pallacanestro americana. Particolare per il suo modo di essere. Ed ovviamente per il suo modo di giocare. A lungo è stato considerato una delle più grandi anomalie nella storia della lega, soprattutto per via del suo peso; nella storia della pallacanestro ne sono passati di giocatori apparentemente fuori forma, fuori quota, fuori tutto, meno che fuori dal parquet perché malgrado tutte queste debolezze hanno fatto prevalere la loro voglia (ed il loro talento) per arrivare ai vertici e questa è la storia di Sir Charles, un ragazzo che a soli 16 anni raggiungeva un'altezza di 195 cm e un peso di 136 kg. "L'appetito" di Barkley sembrava tagliarlo fuori dal mondo della pallacanestro americana, un modo in continua evoluzione fisica. Al college gli diedero il soprannome di "THE ROUND MOUND OF REBOUND" sia per le sue rotondità sia per la sua carica e la sua esplosività messa in campo durante le partite al college con la sua Auburn. Famose furono le parole dello scout di Auburn che scovò il talento di Barkley: "Un ragazzo grassottello, ma che gioca come il vento!". Dopo aver portato la sua università a partecipare al primo torneo NCAA della sua storia, venne selezionato al Draft dell'84 ( Draft che vedeva inseriti grandissimi nomi di giocatori che avrebbero fatto la storia della NBA, tra cui Michael Jordan, Hakeem Olajuwon, Michael Jordan, Sam Perkins, John Stockton) ed è proprio lui a raccontare ai microfoni di ESPN, i giorni precedenti al Draft e al suo esordio in NBA; mai banale, senza peli sulla lingua, Sir Charles Barkley, ha confidato alcuni retroscena del suo passaggio ai Philadelphia 76ers.

"Durante i primi workout pre-Draft con Philadelphia pesavo intorno ai 135kg. I 76ers avevano la quinta pick e mi dissero di scendere fino a 125 se volevo essere scelto da loro. Arrivai a 122. Dopo tutto quel lavoro, il mio agente mi chiamò per dirmi che dovevamo parlare della situazione, i 76ers gli avevano detto che mi avrebbero fatto firmare un contratto al minimo salariale. Un annuale da 75mila dollari. Gli dissi che non avevo lasciato il college per prendere così poco, dovevamo far si che i Sixers non mi scegliessero. Mancavano due giorni al Draft. La prima mattina credo di aver ingurgitato sei pancakes, bacon e un vanilla shake per colazione. Poi a pranzo Kentucky Fried Chicken e purè di patate. A cena un'enorme bistecca, patate al forno... E il giorno dopo la stessa identica cosa. Dopo due giorni di full immersion nel cibo volai a Philly con il mio agente e montai sulla bilancia. Ero arrivato a 136kg. Mi presero a insulti e mi cacciarono dalla stanza. Presi il treno per New York convinto di averla scampata, poi arrivai al Draft. "With the fifth pick in the 1984 NBA Draft, the Philadelphia 76ers select Charles Barkley, from Auburn University." Se andate a rivedere il filmato, è estremamente chiaro quello che stavo pensando nel momento in cui ho sentito chiamare il mio nome: "Ditemi che è uno scherzo. Ho lasciato il college per 75mila dollari?" Fortunatamente i Sixers decisero di tradare due giocatori e il mio primo contratto fu un quadriennale da due milioni di dollari. A quel punto ero felicissimo di essere a Philly."

 

Marco Mugnaini

 

 

Pubblicato in NBA

Rajon Rondo, che ai tempi dei Big Four dei Boston Celtics era considerato uno dei miglior playmaker in NBA, è ora alla veneranda età dei 30 anni e indubbiamente non è più quel giocatore che spaccava le partite in due a favore della propria squadra come una volta. L'avventura ai Chicago Bulls non è iniziata nei migliori nei modi e la sua convivenza con gli altri due All Stars, Jimmy Butler e Dwane Wade, sembra ormai alla fine. Rondo ha avuto buonissime medie in questo inizio di stagione: 7.6 punti, 7 assist e 6 rimbalzi di media a partita, ma il problema è alla base, visto che i Bulls necessitano di un playmaker con molti più punti nelle mani e purtroppo l'ex giocatore dei Boston non è più quel tipo di giocatore. Rondo, che a Dicembre era già stato sospeso per una partita dalla società, non è sceso in campo nemmeno un minuto nella partita di Sabato notte persa contro i Milwaukee Bucks con il punteggio di 116 a 99 lasciando il posto da titolare a Michael Carter Williams. Si è detto infastidito di questa scelta e ha riportato ai microfoni della NBA che avebbe immediatamente incontrato il General Manager dei Bulls, Gar Forman, per parlare di questa situazione ma fatto sta che la situazione in quel di Chicago non è così "incantevole" come tutti i tifosi speravano ad inizio campionato. Attualmente i Bulls sono settimi ad East, con un record di 15 vittorie e 16 sconfitte; ciò non ha reso felici i tifosi che hanno anche fischiato la squadra durante le ultime uscite. Molti si aspettavano che Chicago potesse essere una delle principali "antagoniste" dei Cleveland Cavaliers al titolo di campioni dell'Est, ma finora le prestazioni hanno dimostrato ben altro. La dirigenza sembra aver individuato in Rondo uno dei principali "colpevoli" di questa situazione, mettendo molto probabilmente il giocatore sul mercato. Ma quali potrebbero essere le destinazioni dell'ex giocatore dei Sacramenti Kings?

PHILADELPHIA 76ERS: i 76ers sono una squadra molto giovane con un futuro brillante per la franchigia, ma al momento Phila è una delle peggior squadre in NBA e molto probabilmente dovrà rinunciare ai playoff anche quest'anno, accontentandosi di un 14°/15° posto ad East. Rondo potrebbe essere il veterano giusto per una squadra piena zeppa di stelle future e fino al ritorno di Ben Simmons (fuori per infortunio) può prendere le redini della squadra soprattutto con il suo pick and roll, letale se fatto con un giocatore come Joel Embiid o Jahlil Okafor. Inoltre Rondo può fare da mentore per tutti i giovani della squadra. Arrivare a Rondo non è facile, ma Philadelphia può contare su una pedina di scambio come Nerlens Noel, ala forte/centro che sembra aver concluso la sua avventura in Pennsylvania e che soprattutto interessa molto alla società dei Bulls, visto che era stato accostato al roster di Chicago anche nel mercato dell'anno scorso.

MINNESOTA TIMBERWOLVES: Minnesota ha attualmente nel ruolo di playmaker un giocatore del calibro di Rubio, che ad essere onesti ha un pò deluso nella sua avventura a Minnesota e una trade tra i Wolves e i Bulls potrebbe far bene ad entrambe le squadre. Potrebbe essere uno stimolo in più anche per lo spagnolo, che quest'anno sta viaggiando a soli 7 punti di media a partita. Rondo sarebbe utilissimo a Minnesota, non solo perchè è un ottimo passatore in contropiede per giocatori come Kris Dunn e Zach LaVine, ma perchè vedere un pick and roll tra lui e il futuor della NBA, Karl Anthonu Towns, sarebbe un piacere per gli occhi. Questa potrebbe essere una trade molto possibile, sempre se Minnesota deciderà di privarsi del giocatore spagnolo e se vorrà puntare su un veterano come Rondo.

MIAMI HEAT: un'altra interessantissima possibile trade potrebbe essere quella fra i Miami Heat e i Bulls. Attualmente Miami ha come playmaker titolare un giocatore di altissimo livello come Goran Dragic, ma solo Tyler Johnson come possibile riserva nel roster. Potrebbe esserci uno scambio alla pari fra le due squadre dell'Est, con Rondo pronto a portare tutta la sua esperienza agli Heat e con Dragic, che aveva già alimentato qualche polemica sul suo futuro in Florida con alcune dichiarazioni rilasciate nel mese di Dicembre dello scorso anno, in grado di dare una grossa mano offensiva all'attacco di Chicago, con i suoi 19.3 punti di media a partita. Rondo è stato 4 volte ALL STARS e potrebbe accoppiarsi benissimo con un centro dominante come Whiteside, oltre a poter essere un eccellente "maestro" per il giovane e promettente Tyler Johnson.

Ancora indeciso il futuro di Rondo, ma molto probabilmente lascierà Chicago prima della fine del mercato. L'unica domanda è: dove porterà il suo talento il giocatore natio di Louisville?

 

Marco Mugnaini

 

 

Pubblicato in NBA
Mercoledì, 21 Dicembre 2016 17:12

Mr Big Shot Robert Horry

Se c'è un giocatore nella storia della NBA che può rappresentare al meglio il significato di "clutch player" ( ovvero un giocatore quasi sempre decisivo nei momenti finali delle partite) quello è Mr Big Shot Robert Horry. Sette titoli NBA, il nono giocatore ogni epoca ad aver vinto sette titoli, l'unico che non abbia fatto parte dei grandissimi Boston Celtics degli anni '60 e insieme a John Salley è l'unico giocatore ad aver vinto 3 titoli NBA con tre franchigie diverse. Robert Horry è stato fondamentalmente un giocatore di piccole cose, quasi impercettibili, ma necessarie per una squadra che aspira a vincere qualcosa; nella sua carriera in regular season ha tenuto una media di 7, 4.8 rimbalzi e 1 assist a partita , per sottolineare che Big Shot non ha mai eccelso nei grandi numeri e nella continuità, se parliamo appunto di stagione regolare: impegno a intermittenza, attività difensiva molto blanda e concentrazione vagante. Ma Horry cambiava totalmente il suo modo di giocare e di difendere una volta arrivati ai playoff e soprattutto in quei momenti in cui la palla pesava più di una tonnellata. Big Shot Rob, l'uomo dei grandi tiri, ha firmato con i suoi canestri preferibilmente da tre punti molti momenti di storia degli ultimi venti anni dei playoff: ecco i canestri più significativi realizzati da Horry nella sua magnifica e lunghissima carriera.

1- FINALE NBA 2005: Robert Horry segna 18 punti tra quarto periodo e overtime di Gara 5 contro Detroit: a nove secondi dalla fine del supplementare, San Antonio sotto di due con una rimessa a metà per i Texani. Horry esegue un passaggio al suo grande amico Manu Ginobili e proprio l'argentino sembra essere "il prescelto" per il tiro del sorpasso e della vittoria. Ginobili riceve palla nell'angolo e immediatamente viene raddoppiato da due difensori dei Pistons, sicuri che Manu avrebbe cercato di tirare in qualsiasi modo; ma così facendo Detroit lascia libero un giocatore decisivo come Horry e Ginobili, dopo aver visto con la coda dell'occhio, che il compagno di squadra era in una situazione migliore per tentare il tiro da tre, scarica per Big Shot che, rimasto incredulo da tanto spazio lasciatogli dai difensori dei Pistons, realizza il canestro decisivo del sorpasso e della vittoria. Gli Spurs con questa vittoria volano sul 3-2 contro Detroit e vincono poi le Finali NBA, ma è molto probabile che perdendo quella sera gli Spurs avrebbero perso anche il titolo.

2- FINALE DI CONFERENE 2002: I Lakers sono sotto 2-1 nella serie contro i Sacramento Kings. Mancano 8 secondi alla fine della partita. I Kings sono a pochi secondi dall’impresa di sconfiggere i formidabili Lakers, A pochi secondi dal mettere una concreta ipoteca sulla serie finale. Sacramento è avanti per tutta la partita, ma nell'ultimo quarto subiscono la rimonta dei Lakers, portando il risultato al 97-99 in favore dei Kings prima dell'ultimo possesso decisivo. Erano i Lakers di Shaquille O'Neal e di Kobe Bryant e tutta la California si aspettava che fosse uno dei due a salvare Los Angeles da una pesantissima sconfitta: la palla nelle mani di Bryant che penetra. Alza la parabola. La palla sbatte sul ferro ed esce. Finisce nelle mani di Shaq che prova il tap-in, ma sbaglia anche lui. Divac, centro dei Kings, smanaccia via la palla che finisce esattamente nelle mani di Horry, l'uomo giusto al momento giusto. Frontalmente al canestro, prende la palla e segna la tripla dell'unico vantaggio Lakers in quella partita, proprio alla sirena. Senza quell'incredibile canestro, i Lakers sarebbe andati sul 1-3 nella serie, con Gara 5 a Sacramento, e molto probabilmente sarebbe stato eliminati.

3- FINALE NBA 1995: nei playoff 1995 Horry sale in cattedra in due momenti chiave: nella prima gara delle finali di Conference contro i San Antonio Spurs Mr Big Shot, a 6,5 secondi dalla fine, si prende la tripla della vittoria per 94-93. Ma ancor più importante è quella messa a segno in gara tre delle Finals contro gli Orlando Magic. Gara 3 a Houston, con i Rockets avanti 2-0 nella serie; a quattordici secondi dalla fine Horry segna da tre il canestro che fissa il punteggio sul 106 a 103. Alla fine sarà sweep (ovvero 4-0) e secondo titolo consecutivo per la franchigia texana, con Horry tra i protagonisti. Nonostante fossero gli Houston Rockets di Hakeem Olajuwon e Clyde Draxler fu proprio quel ragazzino di 25 anni ha segnare il canestro decisivo e a dare la vittoria della partita e del titolo alla sqaudra del Texas.

4- FINALE NBA 2001: contro i Philadelphia 76ers in Gara 3, serie pari sull'1-1. A 47 secondi dalla fine, con O'Neal in panchina, segna dall'angolo la tripla del più quattro, quando tutta la difesa di Phila era concentrata su Bryant. Larry Brown, coach di Phila, è sempre stato convinto che se Horry non avesse segnato quella tripla e se Phila avesse vinto quella partita, avrebbe avuto la chance di vincere quel titolo.

 

 Marco Mugnaini

 

 

Pubblicato in NBA
Lunedì, 19 Dicembre 2016 12:52

NBA: Nerlens Noel ai Cleveland Cavaliers?

Negli ultimi giorni nel mondo NBA si è parlato di un possibile arrivo di Nerlens Noel nel roster del Cleveland Cavaliers; questi rumors sono nati dopo che Chris Andersen, The Birdman, ha subito la rottura del crociato dopo l'allenamento di venerdì, infortunio che lo lascierà fuori dal campo per il resto della stagione. Con 2.2 punti e 2.6 rimbalzi di media a partita, Andersen non era certamente un elemento fondamentale per i Cavs, ma il suo infortunio ha lasciato un posto libero tra i "big men" sotto canestro; infatti Cleveland può contare solo su 3 giocatori in grado di ricoprire i ruolo di ala grande/ centro: Kevin Love, Tristan Thompson e Channing Frye. Ecco allora che i Cavaliers sono piombati sul mercato, alla ricerca o di una ala piccola forte in grado di dare qualche minuto di riposo a Lebron James durante i playoff, o di un centro/ala grande dalle grandi capacità offensive e difensive. Un giocatore che potrebbe far molto comodo a Lebron e compagni è Nerlens Noel, giovane prospetto di Philadelphia che quest'anno ha avuto un pò di problemi, sia a causa di piccoli infortuni, sia per la grande concorrenza sotto canestro nel roster di Philadelphia; i 76ers sono alla ricerca di una possibile trade per sfoltire il reparto lunghi e fin dall'inizio dell'anno si è parlato di una partenza o di Nerlens Noel o di Jahlil Okafor; entrambi sono giocatori dal talento immenso e nonostante la loro età hanno già dimostrato di poter lottare in NBA e di guadagnarsi il rispetto degli avversari. Durante le ultime partite di Philadelphia sembra che la dirigenza e lo staff dei 76ers abbiano deciso chi sacrificare ed è stato proprio Noel a manifestare tutta la sua frustrazione, soprattutto dopo i soli 8 minuti giocati nella partita di Venerdi notte e persa per 100 a 89 contro i Los Angeles Lakers:

"Ho bisogno giocare, ho bisogno di sentirmi un tutt'uno con il gioco e se gioco solo 8 minuti non è mi è possibile; questo è pazzesco, tutta la sua situazione è pazzesca, un buon giocatore come me non può stare in campo solo 8 minuti" ha detto Noel a fine partita "è una situazione surreale e tutta la dirigenza dei 76ers deve riuscire a capire questa situazione."

Noel è un giocatore infelice e tutte le società sanno che avere un giocatore infelice in squadra può essere un grosso peso; Cleveland ha bisogno di un "big man" e Nerlens può essere l'innesto giusto perchè è un ottimo protettore del ferro e un gran rimbalzista, e sarebbe sicuramente un giocatore in grado di far molta pià differenza rispetto al veterano "Birdman".
Ma perchè la scelta dei Cavs dovrebbe ricadere proprio su Noel? Noel è un giovane dal grandissimo prospetto; fisicamente è slanciato e molto alto, e ciò gli permette di essere un buon corridore a campo aperto e grazie alle sue capacità atletiche e fisiche arriva e protegge il ferro che è una meraviglia. Questo è il suo terzo anno in NBA e a soli 22 anni ha già fatto registrare ottime medie nel suo breve inizio di carriera: 11 punti e 9 rimbalzi di media a partita e come ho detto prima, in questi due anni ci ha dimostrato tutta la sua facilità e la sua bravura nel proteggere il ferro "amico", facendo registrare 1.7 stoppate di media a partita. Con le grosse lacune difensive di Kevin Love, Noel potrebbe essere un ottimo sostituto dell'ex giocatore dei Minnesota, soprattutto quando Cleveland necessiterà di una difesa forte e agguerrita sotto canestro. I vari problemi di spogliatoio e con la società, non hanno permesso a Noel di esprimere del tutto il suo enorme talento e a mio avviso, se messo in una situazione e in un contesto giusto, l'ex giocatore di Kentucky può far registrare prestazioni spaventose. Per questo motivo molte squadre sono interessate a lui. Perchè potrebbe finire ai CAVS? Philadelphia sicuramente non rinnoverà a NOEL il contratto a fine stagione o almeno non è intenzionato ad offrirgli un grosso contratto e quindi la franchigia della Pennsylvania sarà costretta ad iniziare una trade per liberarsi del giocatore; i Cavaliers sono alla ricerca di un nuovo giocatore e NOEL sembrerebbe essere l'uomo perfetto disponibile in questo momento nel mercato NBA. Inoltre i CAVS possono offrire a Phila un giocatore importante come Iman Shumpert e questa potrebbe essere la mossa giusta per portare il talento di NOEL in Ohio.

 

 Marco Mugnaini

 

 

Pubblicato in NBA
Mercoledì, 02 Novembre 2016 14:05

Shumpert lascerà i Cleveland Cavaliers?

I movimenti di mercato in NBA sono sempre attivi, fino alla chiusura del mercato nel mese di Febbraio. L'ultima notizia riguarda Iman Shumpert, giocatore dei Cleveland Cavaliers e fresco di titolo NBA con i Cavs. Si sono parlate di moltissime possibili destinazioni, tra cui Minnesota, sicuramente al primo posto nella lista delle pretendenti; secondo molte voci di mercato, i Cleveland sarebbe intenzionati a discutere di una possibile trade soprattutto perchè tagliare Shumpert alleggerirebbe il libro paga dei Cavs di qualche milione, così da ottenere un buon risparmio esponenziale per il futuro. Dare via Shumpert non sarebbe una scelta semplice per il proprietario dei Cavaliers, Dan Gilbert; Iman migliora decisamente il roster della squadra e soprattutto nel periodo dei Playoff, da Marzo/Aprile, diventa un giocatore decisivo partendo dalla panchina, in grado di mettere facilmente punti a referto e dotato di una capacità difensiva eccellente. Ma i Playoff sono ancora lontani e se Gilbert sta pensando di mandarlo via sta indubbiamente pensando al futuro, soprattutto perchè nell'idea dei Cavaliers c'è la finale NBA e difficilmente un'altra squadra dell'Est potrà eliminare i Cavs, Raptors e Bulls permettendo. I Cavs hanno bisogno di un giocatore con le caratteristiche di Shumpert, per dar fiato ai veterani come Richard Jefferson e Dunleavy Jr., ma che percepisca uno stipendio inferiore ai quasi 9 milioni annui presi da Iman. Cleveland si trova difronte a un bivio con 3 franchigie interessate a Shumpert:

- Minnesota Timberwolves: Minnesota sembra essere la squadra più interessata a Shumpert; l'idea di poter combinare le qualità offensive di Wiggins e le doti difensive di Shumpert entusiasma i dirigenti dei Timberwolves e molto probabilmente i due giocatori appena citati andrebbero a formare la coppia perfetta di point guard. Wiggins come macchina offensiva, Iman come macchina difensiva potrebbero condividere molti minuti assieme ed essere un duo completo in tutti i reparti. Dall'altra parte i Cavs sarebbero interessati a un playmaker da utilizzare come terza riserva, con buone prospettive future e avrebbe individuato Tyus Jones (giocatore di Minnesota) un ottimo candidato per questo ruolo. Lo scambio non è così facile però: Minnesota dovrebbe dare due giocatori a Cleveland in cambio di Shumpert, perchè ovviamente il valore di Tyus Jones non è paragonabile a quello di Iman. Oltre a questa, potrebbe svilupparsi un'altra possibilità, ovvero che nella "trade" si inserisca un'altra squadra così da poter da inizio a un valzer di scambi che accontenterebbe tutti. Minnesota resta la prima vera opzione per Shumpert se mai dovesse lasciare i Cavs.

- Philadelphia 76ers: Philadelphia è la squadra che può offrire più playmaker ai Cavs. Attualmente nel Roster hanno: Jerryd Bayless, T.J. McConnell, e Sergio Rodriguez. Nelle prime partite la prima opzione è stata T.J. McConnell, a causa dell'infortunio a Bayless, ma Rodriguez ha avuto un grosso impatto nella NBA, realizzando 12 punti e ha avuto 9 assist e 4 rimbalzi nella prima partita per i Sixers in questa stagione. Bayless molto probabilmente recupererà dall'infortunio tra 3-4 settimane e potrebbe essere proprio lui il giocatore ideale per i Cavs, soprattutto perchè i Sixers non hanno grandissimi progetti per lui e visto che possono contare su due ottimi playmaker molto in forma come McConnell e Rodriguez. Oltre tutto questo, Philadelphia ha altri giocatori da poter scambiare, principalmente nel ruolo guardia e questo potrebbe essere un buon motivo per convincere i Cavs a scambiare Shumpert.

-Houston Rockets: I numeri di Harden di questo inizio di stagione (34 punti e 17 assist di media) hanno dimostrato che il giocatore ex Okc può ricoprire sia il ruolo di playmaker che quello di point guard. Lo aveva dimostrato anche la scorsa stagione, ma ha voluto ribadirlo in queste partite perchè esistevano ancora degli scettici; e le prestazioni di Harden son servite moltissimo ai Rockets, in un periodo dove il playmaker titolare, Beverly, è infortunato e probabilmente tornerà solo a Dicembre. Gli altri due play, Bobby Brown e Tyler Ennis, hanno fatto solo da comparsa in queste primi minuti di NBA, lasciando il ruolo di playmaker totalmente in mano ad Harden. Ruolo che molto probabilità terrà anche con il ritorno di Beverly, che diventerà un'ottimo play di riserva; con questa decisione tecnica-tattica Houston è rimasta leggermente scoperta nel ruolo di point guard e chi meglio di Shumpert piò affiancare un giocatore come Harden? (Shumpert giocatore fenomenale a farsi trovare sempre pronto sugli scarichi e con le penetrazioni del "Barba" avrebbe sicuramente moltissimi tiri a disposizione). E' implicito che il ruolo di Bobby Brown e Tyler Ennis sarà ancora più marginale: Brown è un giocatore di 32 anni che ha giocato sia NBA per varie squadra, sia in Europa dove ha dimostrato tutto il suo talento. Ennis è un giovane di prospetto, arrivato un mese fa dai Bucks in cambio Michael Beasley e potrebbe essere proprio lui la pedina fondamentale per lo scambio dei Cavs. Infatti Houston, oltre al talenti di Ennis, ha molti giocatori che giocano nel ruolo di ala piccola/ala grande che potrebbero interessare a Cleveland, che cercano anche un giocatore in quel ruolo per dare un pò di fiato a Lebron nel mese di Marzo.

 

Marco Mugnaini

 

 

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La stagione scorsa è stata la seconda peggior stagione per i Philadelphia 76ers, che hanno totalizzato un record di 10 vittorie e 72 perse. Ma come si suol dire, non tutto il male vien per nuocere; se da una parte i tifosi erano indignati dall'andamento della propria squadra, dall'altra potevano sorridere per il semplice fatto che Philadelphia, per il suo pessimo record, poteva avere la scelta numero 1 al Draft di questa estate, dove hanno selezionato Ben Simmons. La fortuna non ha sorriso però a Ben Simmons, che durante la pre-season si è fratturato il piede e sarà costretto a star lontano dal campo da gioco fino a Gennaio. Negli ultimi anni i 76ers sono stati letterlamente "in missione" per essere in fondo alla classifca NBA per potersi aggiudicare delle alte e ottime scelte ai Draft nell'intento di costruire una squadra talentuosa per il futuro. Nel corso di questi Draft, Philadelphia ha selezionato tre ottimi giovani pivot: Jahlil Okafor, Nerlens Noel e Joel Embiid. Joel Embiid è stato infortunato in queste ultime due stagioni, ed esclusa la pre-season di quest'anno, ha giocato in NBA solo una partita, quella di apertura di questa stagione. Uscito dal college, Embiid era da considerato da molti il nuovo Hakeem Olajuwon e onestamente se lo avete guardato giocare durante la summer league o se aveste la sua prestazione contro OKC, le previsioni non erano così sbagliate. Nonostante sia un giocatore dal possente fisico, ha una finezza nelle mani e un movimento di piedi degni della migliore point guard; il modello perfetto dell'atleta del futuro, che oltre al fisico, ha un ottimo tiro dalla distanza e la capacità di battere l'avversario in palleggio. Se i 76ers sono sicurissimi di puntare su Joel Embiid, meno sicuri sono su chi scambiare tra Nerlens Noel e Jahlil Okafor: Okafor è un puro giocatore da post basso, ottime a portare i blocchi e grande schiacciatore, ma non molto a ltro. Inoltre ha molte lacune difensive. Dall'altra parte Nerlens Noel è l'esatto opposto di Okafor; Noel è una vera bestia difensiva, mentre il suo gioco offensivo è attualmente limitato: è un giocatore molto simile a DeAndre Jordan, per il semplice motivo che può segnare quasi esclusivamente su azione di pick and roll(tagliando verso canestro dopo il blocco), in transizione o con un tiro dalla media distanza. Noel è più un'ala grande, e sarebbe il partner perfetto per Embiid; offensivamente parlando, mentre Okafor ha segnato la maggior parte dei suoi canestri in post basso o in transizione, e questo a causa della sua scarsa atleticità, ma nonostante ciò Okafor ha fatto registrare la scorsa stagione 17 punti di media a partita con 7 rimbalzi, 1.2 assist, 0.4 palle rubate e 1.2 blocchi e il 50% dal campo . Noel invece è un atleta pura che corre da una parte all'altra del campo senza mai stancarsi e anche se offensivamente è limitato, come abbiamo detto, al gioco in pick and roll e al gioco in transizione, nella stagione passata ha realizzato 11 punti di media a partita, conditi da 8 rimbalzi, 1,8 assist, 1,8 palle rubate e 1,8 stoppate di media con un 52% dal campo, dato migliorato rispetto al 46% della stagione 2014-2015. Secondo le statistiche e secondo le valutazioni di efficienza dei giocatori, entrambi sono giocatori al di sopra del livello medio NBA. Ma c'è un motivo se credo che Philadelphia dovrebbe scambiare Okafor; principalmente Okafor e Embiid sono due giocatori simili, due grossi pivot che amano giocare in post basso e ad avere due potenziali All Star nello stesso ruolo a pestarsi i piedi potrebbe non giovare ai Sixers; Okafor è più giovane di Noel e molto probabilmente anche di maggior talento e indubbiamente le altre squadra NBA sarebbe ben disposte ad organizzare una trade per portare nel proprio roster un talento come Okafor e Philadelphia potrebbe ottenere le ali tiratrici di cui ha tanto bisogno; Okafor la scorsa stagione ha subito qualche infortunio, giocando solo 52 partite. Secondo un mio personalissimo parere se Philadelphia deciderà di scambiare qualcuno, questo sarà Okafor; ma queste sono supposizioni da rimandare ad anno nuovo, verso Gennaio/Febbraio 2017, visto che Noel ha subito un infortunio e dovrà star fuori 3/6 settimane.

 

 

 Marco Mugnaini

 

 

Pubblicato in NBA
Domenica, 23 Ottobre 2016 18:12

Sixers: si ferma Noel

 

Un intervento chirurgico breve ma necessario: Nerlens Noel ha dovuto trattare un'infiammazione al ginocchio, il che lo costringerà al riposo per un periodo compreso fra le tre e le cinque settimane. 

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Lunedì, 26 Settembre 2016 16:45

Noel attacca la dirigenza dei Sixers

 

 È giovane, e non le manda a dire. Nerlens Noel attacca in maniera chiara e decisa le scelte della società di Philadelphia: 

 

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In omaggio alla celebre partita nella quale Chamberlain segnò 100 punti, i Sixers hanno forgiato un tavolo con il parquet di quella strepitosa ed incredibile serata. 

 

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