18:58 08 luglio |   | Fonte: www.legabasketfemminile.it | Altre Fonti |
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LBF - Il personaggio, l'Europeo di Bibi Velluzzi

Francesco Velluzzi
La pallacanestro femminile è la sua grande passione, e quando non la segue per il suo giornale fa di tutto per essere presente almeno ai più grandi eventi. Ai recenti Campionati Europei disputati in Lettonia, che hanno visto l'Italia conquistare il sesto posto finale, ad un passo dalla qualificazione per il Mondiale, Francesco ''Bibi'' Velluzzi c'era, e c'era anche in occasione della storica Medaglia D'Oro conquistata dalle azzurre ai recenti Giochi del Mediterraneo di Pescara.

Ringraziando lui ringraziamo non solo l'amico ma anche il giornale che rappresenta, la Gazzetta dello Sport, per l'attenzione posta e la visibilità offerta alle vicende del nostro movimento.



IL MIO EUROPEO

di Francesco Velluzzi



Quando si racconta un evento restano impressi i particolari, le curiosità, le dimostrazioni d’affetto.



Per me, che lavoro al settore calcio della Gazzetta dello Sport, l’Europeo di basket femminile in Lettonia è stata una grande occasione professionale perché mi mancava un’esperienza di un campionato, di un evento lungo e importante, da seguire per il più importante quotidiano sportivo.



E’ stata l’occasione per dare uno spazio fisso al basket donne, anche su Gazzetta.it, che ha ripagato alla grande la fiducia perché una squadra che non trovava la qualificazione da 10 anni è riuscita a ottenere un sesto posto che ridà credibilità al settore. E questo è l’aspetto più importante.



LA MIA ESPERIENZA. L’avventura in Lettonia è cominciata al freddo di Valmiera e Cesis, coi mie due inseparabili compagni di viaggio e soprattutto di colazioni, pranzi, merende e cene, Massimiliano Mascolo e Alice Pedrazzi, inviati di RaiSport. Il nostro arrivo era particolarmente atteso anche dalle ragazze italiane perché, sbarcati in Lettonia, ci siamo precipitati al loro albergo per recapitare nutella, grana, piadine, barrette, cioccolato alle giocatrici. Due giorni dopo è cominciata l’avventura. E dopo la, prevista, sconfitta con la Francia le ragazze ci hanno regalato due belle soddisfazioni battendo Israele e Bielorussia e portandoci a Riga. L’eliminazione mi avrebbe costretto a tornare a Milano.



RIGA. Se a Valmiera (Cesis è proprio piccola e il nostro hotel, pur carino e con del personale apprezzabile, era in aperta campagna), l’unico motivo di soddisfazione era un ristorante dal nome italiano, Rossini, dove, però, non ci avventuravamo ad assaggiare la pasta alla carbonara, a Riga cambiava tutto. Il gruppo è diventato più consistente: oltre ai giornalisti, c’erano i tecnici Roberto Ricchini (inizialmente col dirigente tarantino Nicola De Florio) e Santino Coppa e vi assicuro che una cena con Santino vale più di una serata con una super star dello spettacolo. Provare per credere. Poi è arrivato il direttore generale di Venezia Andrea Pulidori, l’uomo che ti spiega sempre tutto, ma la differenza la facevano Gildo Posca, il super tifoso di Como, scortato inizialmente da Jurgita Streymikite, sempre tonica, e i Gildo Boys, Mattia e Raffaele, tifosi veri, appassionati, persone di grande umanità, persone che pagano il biglietto per entrare a vedere le partite. Questo era il gruppo italiano. Finito qui? No, un parente di una giocatrice c’era: Giovanni Turri, marito di Mariangela Cirone, incallito milanista e sempre divertito dai miei racconti sul gossip di calciatori e veline...



DONNE. E le tanto attese donne di Riga? E’ un continuo, proprio così, ti giri a destra e a sinistra in continuazione, ti volti, ti fermi. Un bel vedere. Non sorridono mai. Ma noi stavamo dieci ore al palazzo e alla fine l’unico desiderio era mangiare il pollo (migliore di quello che mangiavano le giocatrici) o un filetto con una buona birra. Poi una puntata al Casino, senza sperperare e spesso rivedendo la partita dell’Italia al video, con Pulidori e un altro italiano arrivato con una lettone doc Diana Skrastinia: il neo tecnico di Alcamo Beppe Caboni che è sardo come me e mangia davvero pane e basket. Diana ha aperto la sua casa di Riga e nei giorni successivi a tifare Italia sono arrivati anche Carola Sordi, giocatrice di Ancona, con compagno e figlio.



RICORDI. Di 17 giorni trascorsi nei palazzetti e nel centro di Riga restano, come detto, i ricordi: il giochino sul telefonino che Alice Pedrazzi non mollava neppure a tavola, la fame di Max Mascolo dopo le gare, la felpa arancione di Gildo, le battute di Elio Castoria, il fotografo più fotografo del basket che mi mangiava tutti i wafer, il potere di Shabtay, il magnate russo del basket donne che dirige Nazionale e Spartak Mosca, le ansie di Giancarlo Migliola, l’addetto stampa azzurro che vive più in tensione delle giocatrici durante le partite, il gavettone che mi han fatto le ragazze dopo la vittoria decisiva. Le ragazze? E’ stato bello scoprire il sorriso di Chicca Macchi, la simpatia e la spontaneità di Chiara Pastore, vero personaggio della squadra, la classe di Kiki Franchini, la dolcezza di Roberta Meneghel, la golosità di Simona Ballardini e Manuela Zanon, che divoravano più di tutte wafer e cioccolatini che, anche per scaramanzia, non facevo mai mancare, la sorpresa Adriana Grasso, l’ironia di Sandro Orlando, l’interessante Giampiero Ticchi, il materiale tecnico di Renato Nani, le spilline e i portachiavi di Renza, la nostra dirigente, il fascino della dottoressa Tamara Pamich, figlia del mitico Abdon, la tensione di Kathrin Ress, che non riusciva a dare il meglio, la serietà di Masciadri-machine, il silenzio di Modica, il libro di Alexander, la razionalità di Cirone. Altre cose da non dimenticare? Una su tutte: il giubbotto Italia che Sandra Palombarini mi ha lasciato come ricordo dopo avermi salvato una sera da una bufera di vento e pioggia.





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