|
Intorno a palloni che rimbalzano sempre più sgonfi stanno svoltando cicli copernicani, e ai tanti che gemono e s´interrogano sui propri dolori all´ombelico, vedendo oggi la piccola Bologna come occhio del ciclone, andrebbe suggerito qualche sguardo oltre la cinta daziaria e sottolineata in rosso la vera notizia dell´estate: enorme, se alla minaccia si sovrapporranno i fatti. Sta per chiudere il campionato argentino. Sappiamo tutti cosa significhi, in questo gioco, la parola Argentina.
E allora, Sabatini si butta, e in tutta franchezza, da quel po´ che lo conosco, non lo vedo arrivare al tavolo dei Menarini con 24 milioni cash, farsi incartare il malloppo rossoblù e venirsene via. Non ha quei soldi, e non son soldi che si trovano in due settimane. Arriverà con un progetto di "Bologna diffuso": non azionariato popolare, formula vuota per vacuità di conati passati, forse neanche polisportiva, struttura per storie già radicate, ma qualcosa che prenda al cuore e alla gola la città, e certamente una cupola che copra sotto un tetto unico quella sportiva, così tremendamente languente (inclusa la sua Virtus, va pur detto). Consorzierà, per partire, i servizi, dalla biglietteria al reperimento risorse, confezionando pacchi e pacchetti. E alla città dovrà rivolgersi, cosicchè, in quest´ottica, fa perfino sorridere la richiesta dei Menarini di "trattative riservate", con quella frusta dizione che, sulle pagine degli annunci economici, separa le case in vendita a poco prezzo (quello è stampato), da quelle "prestigiose" ("incontri in ufficio"). Il Bologna non è un centralissimo superattico, e questo i Menarini dovrebbero averlo capito, ma soprattutto non si fanno, con Sabatini, trattative riservate: e questo l´impareranno. Perché l´uomo usa i media, anzi li cavalca, e di più lo farà per un affare che contiene molta città, molto marketing, molti torpori e sopori da scuotere. Si dice lo seduca, dei giornali presidiati manu militari dai sei anni che guida la Virtus, la vanità della foto in prima pagina, ed è un vezzo vero, ma quella quotidiana onnipresenza arma soprattutto la necessità che ogni atto sia evento, che smuova e coinvolga. Annunciando, mille cose di cui novecento mai fatte, e provocando, ossia contandone di azzeccate, di sballate, addirittura di irritanti, Sabatini tiene vivo il prodotto. Se ne parla, o se ne litiga, pure: intanto lo si segue.
E a parte infine che è stata tutta sui giornali pure la trattativa Taçi, perché sei quotidiani in città, più le radio e le tv, fanno il loro lavoro, ci sarebbe poi da discuterla anche come principio generale la riservatezza di un simile affare. Se il calcio è un patrimonio municipale, come si sventola quando si passa per l´obolo, sia dai potentati economici che dal semplice tifoso, lo sia anche nella doverosa trasparenza e informazione di quanto si va facendo per venderlo e comprarlo. Ma giova ripeterlo, stavolta il rischio è minimo. Provvederà Sabatini. Che il progetto l´ha nel cassetto da un po´, solo che gli servivano (o gli servono), annotato giusto qualche giorno fa su queste pagine, commentando una ritirata imposta dalla marcia che pareva trionfale di Taci, proprietà sfinite, stremate, uscenti. I Menarini lo sono. Gli servono poi appoggi istituzionali: Sabatini s´è speso tanto per Delbono, se gli risolve la grana del calcio si becca pure un grazie. Chiamerà presto in campo altri poteri forti, dall´Ascom in giù. Poi, offrirà la sua forza-lavoro: 24 ore su 24, se serve, come già mostrato in Virtus, anche se riposarsi un giorno su sette giovò pure a uno più bravo di lui. Ma la passione è benzina, il bene squadra va seguito giorno per giorno, e tanta spinta ci vorrà a drenare denari in città, sia sul fronte imprenditoriale, perchè serve massa, sia su quello dei tifosi, che nella sua testa sono tifosi-consumatori, gente che avrà uno o due o più abbonamenti, sconti incrociati sulle diverse curve e tribune, ma anche una ‘plastic card´ in tasca per fare, da tifoso, spesa all´ipermercato, biglietti per spettacoli e concerti, benzina al distributore, ore di piscina, corsi estivi per ragazzi. Bologna grassa e dotta, sazia e disperata, ne spende ancora tanti, di soldi. Se li spende per pagarsi i palloni fa bingo. Sabatini le prepara i banchetti. Anche quello di piazza Aldrovandi, potesse davvero…
|
|