08:01 28 agosto |   | Fonte: Il Resto del Carlino - Massimo Selleri | Altre Fonti |
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Faraoni: «Ambizione, orgoglio, entusiasmo, siamo la Virtus»

Massimo Faraoni
PROMOZIONE a pieni voti per il mercato della Virtus. Collins e Moss – dopo una buona gavetta in Legadue – al loro esordio in serie A si sono dimostrati giocatori efficaci ed adatti al nostro campionato, Michele Maggioli da anni è il miglior italiano della seconda Lega, Hurd ha di fatto tenuto in piedi Pesaro portandola ai playoff, il tutto in una squadra che doveva essere di transizione in attesa di un nuovo proprietario e invece si ritrova ad essere una vera mina vagante con Sabatini sempre al comando.

«La Virtus che abbiamo costruito — spiega il general manager Massimo Faraoni — è una formazione ben allenabile composta da persone che si distinguono per la loro serietà sia in campo che nella vita di tutti i giorni. Nell’ordine vogliamo avere ambizione, orgoglio ed entusiasmo per essere i degni eredi di una storia importante come quella della V Nera».

Qual è stata la trattativa più difficile?

«La conferma di Koponen. Fino all’ultimo abbiamo dovuto e voluto lavorare per convincere il giocatore ad accettare una riduzione del suo vecchio contrario. Non è stato semplice fino a quando non gli sono state spiegate le ragioni tecniche della sua presenza. Anche con Blizzard le cose erano partite in salita e anche qui a sbloccare la situazione è stato dialogo: parlando di persona tutto si è appiano. Per tutti gli altri non abbiamo avuto particolari problemi, a facilitare qualsiasi trattativa c’è il prestigio di un club che ha vinto scudetti ed Euroleghe».

Eppure, esclusa l’Eurochallenge, la Virtus non vince nulla da otto anni. Come mai è rimasta una piazza così appetibile?

«Ci sono diverse ragioni. Partiamo da quella più lontana: nella pallacanestro il primo vero dirigente sportivo è nato proprio qui e sto parlando dell’avvocato Gianluigi Porelli che anche quando era in difficoltà economiche aveva sempre la soluzione giusta. Oggi Claudio Sabatini sta cercando di ripercorrere quella strada, la Futurshow Station è un impianto tra i primi in Europa, e poi con il suo modo di comunicare, spesso scomodo, la Virtus ha una notorietà unica. Per concludere ci sono i risultati sportivi: tre finali di Coppa Italia e una finale scudetto, non sono traguardi da buttare via, nonostante non abbiano alimentato la bacheca».

E poi c’è il buon lavoro svolto con il settore giovanile, dal quale la società e soprattutto lei, vuole attingere per il suo futuro.

«E’ importante che i giovani che portano la V sul cuore capiscano e abbiano conferma che non sono un contorno alla prima squadra ma che in un qualche modo contribuiscono alla sua vita. Non tutti arriveranno al livello necessario per giocare con la Virtus in serie A, ma il vedere che ci può essere spazio è uno stimolo importante per i giovani e rende ragione degli investimenti economici che vengono fatti in questo settore».

Ci sveli un segreto, qual è stato il budget con cui vi siete mossi?

«Di questo non parlo mai, è un dato sensibile e non va divulgato. La società comunque è sempre molto trasparente e a fine anno diffonde il suo bilancio, da lì è possibile vedere quanto in effetti è costata la squadra».





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