|
Il vecchio Bigi, lo zoccolo duro dei tifosi e Alvin Young. Oggi alle 18.15, in via Guasco, c’è tutto il necessario, o quasi, per chiudere la lunghissima estate biancorossa (un «buco» di cinque mesi, causa play off svaniti in primavera) e affrontare il nuovo torneo di Legadue.
La novità è che «Boogie» Young sta dall’altra parte della barricata, in maglia Pavia, e oggi c’è da scommettere sul ventello abbondante (forse trentello) di legna balistica da parte della guardia ridens, ad alimentare la stufa dei rimpianti curvalioli. Ma la Trenkwalder ha scollinato, dopo l’inglorioso terz’ultimo posto nella passata stagione, e oggi deve pensare positivo, nonostante la situazione della squadra induca alla preoccupazione, più che all’ilare sicumera. Il motivo: tutt’e tre gli esterni del quintetto sono alle prese con guai fisici. Boscagin è fuori squadra (distorsione alla caviglia destra) e non giocherà nemmeno a Jesi; Slanina e Kudlacek hanno saltato molti allenamenti, negli ultimi giorni, causa problemi fisici. Oggi saranno in campo, ma con un rendimento incerto.
In generale, la nuova Trenkwalder ha un paio di incognite, e una di queste è legata alla fatto che vari giocatori vengono da infortuni molto seri, come Boscagin, Campani, Melli e Pugi. Il capitano si è già rotto in precampionato, appunto; Campani non è ancora uscito dal tunnel. Altri hanno avuto problemi fisici di una certa entità.
L’altra incognita è legata alla prima: riuscirà il coach Ramagli a dare in tempi ragionevolmente rapidi (perché da oggi ci sono i due punti in palio) un volto riconoscibile, un’identità precisa a questo gruppo, tutto nuovo e ricco di giovani? Gli attuali problemi d’infermeria non possono che rallentare l’individuazione della «chimica».
Però la Nuova Pallacanestro Pavia, pur insidiosissima con Young, non è una squadra di marziani: è più piccola di quella reggiana e potrebbe soffrire sotto canestro, dove Smith sembra già un ottimo punto di riferimento e Melli è in crescita. Inoltre, la panchina pavese è meno ricca di quella biancorossa. Poi ci sono il fattore campo e il fattore P. Il primo dovrà pur contare qualcosa, se il vetusto palazzone sarà bello caldo e non il salotto da amici dell’uncinetto e uligani del punto croce visto talvolta nella passata stagione. Il fattore P. andrà «tirato fuori» campo sia in casa che in trasferta, per sfangarla in un campionato «contrattualmente» ruvido come la Legadue.
Dopo il volo dalla vetta al terz’ultimo posto nella passata stagione, quest’anno la parola d’ordine è salvezza. Ma è chiaro che non si può partire puntando a quella, né aggrapparsi agli alibi.
|
|