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PROFESSIONE bomber — è il sesto nel girone A con 18 punti di media — con due passioni: l’ingegneria e la Fortitudo. Nulla di strano, certo, se non fosse che il giovanotto in questione è Roberto Prandin, cannoniere designato del Gira. Emozionato, Roberto, perché domani sera, per la prima volta, vivrà l’emozione PalaDozza.
Prandin, le hanno parlato del derby?
«So che non si gioca da una vita. Ma qui, a Ozzano, se ne parla da tempo. Anche se noi giocatori, per tutta la settimana, ci siamo ripetuti un solo concetto».
Quale?
«Prima battiamo Riva del Garda, poi pensiamo alla Fortitudo».
Pensiamoci, allora.
«Penso e spero che sarà bellissimo. Noi siamo tranquilli e sereni, perché comunque, finora, abbiamo giocato bene. Poi sarà quel che sarà. Situazione strana, però, tifo Fortitudo».
Prego?
«Sì, mi sono avvicinato al basket a metà degli anni Novanta. Ricordo le finali con Treviso, Carlton Myers».
Perdoni la domanda ma lei, con quell’accento veneto, non tifava Treviso?
«No, sono di Mestre. Treviso per noi era il nemico. Ho fatto anche un anno di giovanili là, non sono stato benissimo».
Lei non è solo un giocatore, vero?
«Sono iscritto a ingegneria informatica a Trieste. Riesco a sostenere 3-4 esami l’anno. Sono a metà percorso».
E il suo Gira?
«Fantastico. Gruppo super, nessuna stella. Tutti sgobbano come matti».
E lei è il «grande vecchio».
«No, no. Il vecchio è Perego con i suoi 28 anni. Io ne ho 23. In estate Salieri mi ha convinto con il suo progetto, non mi sono pentito».
Dieci punti in classifica sono tanti.
«E bellissimi. Nessuno se l’aspettava».
E se domani avesse tra le mani il pallone decisivo?
«Proverei a vincere. La Fortitudo mi piace da sempre, ma gioco nel Gira».
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