| 17:06 08 febbraio | | | | | Fonte: www.repubblica.it - Stefano Valenti | | | Altre Fonti | | |
0%
0%
|
|
|
|||
Mordente: Orgoglioso dell'Olimpia. Siamo quelli che non mollano mai |
|||
|
"Mi sento molto coinvolto nell'incarnare lo spirito guerriero di Milano. Più del canestro, sono contento dei pochi punti concessi a Grundy nel finale. Siamo l'Olimpia e l'Olimpia non molla mai, ne sono orgoglioso ed è una cosa che mi appartiene, perché nelle mie origini c'è l'Olimpia". L'anno scorso, dopo 17 giornate, Milano era ottava, 8 vinte e 9 perse. Alla 18esima ospitaste Caserta, battendola di 30. Se lo fate anche stavolta (domenica c'è Milano-Caserta) siete secondi da soli, a +4 sulle terze. E' una grande stagione, dunque? "No, è solo una buona stagione. L'avrebbe resa grande vincere a Roma e in casa con Siena. E' buona però perché siamo stati capaci di andare oltre i tanti infortuni. Non molliamo mai. Ed è importante anche perché le partite non riusciamo mai ad ucciderle". Vinto 11 delle ultime 13 partite, tutto cominciò col sacco di Bologna. "Fu la partita di Rocca, che arrivò dagli Stati Uniti un quarto d'ora prima dell'inizio per il grave lutto che l'aveva colpito. Mason ci diede l'esempio, noi non potevamo fare meno di quel che avrebbe fatto lui". Il quintetto dell'Armani doveva essere Finley, Acker, Maciulis, Hall, Petravicius. Quello di oggi è Bulleri, Mordente, Viggiano, Mancinelli, Rocca. Alla faccia dei programmi. "Quando Bucchi ci ha chiamato in causa, nell'emergenza, il nucleo italiano ha risposto bene. Avere molti minuti aiuta ad andar oltre l'errore. Giocare senza pensare ai numeri, dare un'identità difensiva, avere sempre le facce giuste. Mancio è stato il primo ad essere coinvolto, poi è toccato a me, a Bullo e non ci siamo più fermati. Fino a Viggiano, un ragazzo sereno, lavoratore, che ci ha dato quel che nessuno s'aspettava". In campo il quintetto con fiducia, in panchina il quintetto dei senza fiducia. "Certamente il quintetto di oggi sente molta fiducia. Non ci si macera per un errore, ma si guarda avanti. Lo devono fare anche gli altri. Petravicius non è neanche fortunato, entra ed esce dal roster e non l'aiuta. Maciulis mi sembra in ripresa, è ancora giovane, deve capire che una buona difesa o una palla sporcata valgono un canestro". L'arrivo di Becirovic ha portato una regìa diversa e talento. "Sani è capace di attirare la difesa addosso e vedere ugualmente il passaggio dentro o fuori. Contro Varese eravamo in black-out totale e lui ha fatto 10 assist. Gli ho detto: tu pensa all'attacco, in difesa ti aiutiamo noi... E poi, di ricordarsi che ci può sempre trovare nell'angolino, per un buon tiro". La finale di Coppa Italia potrebbe essere Milano-Siena. Solita domanda: Siena, stavolta, sarà più vicina? "Sono di un'altra categoria, per forza fisica e tecnica. Però io ci metterei la firma di poterci giocare la finale di Coppa Italia e poi subito dopo in campionato: il test migliore per capire quanto vali. Prima, l'accoppiamento con Avellino non mi piace per nulla: giochiamo in trasferta, loro gasati, ci sarà un clima caldo. Ma se vogliamo la finale, il tabellone ci preparerà ad incontrare Siena. In una partita secca tutto può accadere: io c'ero nel 2007 quando con la Benetton in semifinale rovesciammo una partita già finita. L'importante è esserci tutti e star bene". La società ha deciso di non sostituire Acker, fuori per tre mesi: una scelta che ha pagato in campionato e penalizzato in Eurolega? "La scelta è stata giusta, perché cinque esterni possono bastare. E poi si è aggiunto anche Viggiano. Io enfatizzerei il fatto che in campionato la scelta ha pagato e parecchio. Mentre l'Eurolega l'abbiamo persa quando c'eravamo tutti: in casa con Panathinaikos e Khimki, e in Polonia". A dicembre, il presidente Proli parlò di "Eurolega allenante per il campionato". Quale fu la vostra reazione? "Nessuna. Non c'era nessuna polemica da fare e nessun alibi da sfruttare. Quando vai in campo, ed hai davanti il Panathinaikos, hai solo mille motivazioni in più. Qui a Milano ricordano di più che l'anno scorso battemmo Real e Cska piuttosto che la battaglia con l'Olimpiacos per un posto nei playoff". Mordente, lei sta giocando 10' più dell'anno scorso. Dice di non guardare le cifre, ma tira col 59% da due ed ha la miglior valutazione degli ultimi 5 campionati. "Io non ho il talento di Bulleri, Acker o Mancinelli. Ho i numeri che non si vedono. La difesa sull'avversario più pericoloso, la rotazione difensiva al momento giusto. Il passaggio, che non può essere sempre un assist. O il fallo: se ne fai 5 diventa controproducente, ma se ne fai 4, quelli giusti, aiuti la squadra. E' quello che serve per arrivare in una grande squadra, ma l'ha insegnato Maurizio Gherardini". Come vivete, voi squadra, il rapporto con il pubblico che va e viene, al Forum? "Il milanese vede il Forum come il luogo dei concerti e non la casa del basket. Poi, se facciamo la finale, ce ne sono diecimila dentro e migliaia fuori. La società attuale ha ereditato anni di rapporti complessi con la città, oggi grazie anche al Junior Program questo rapporto si sta ricostruendo. Io vorrei esserci nel Palalido ristrutturato, sono certo che sarà sempre pieno, più caldo di Caserta o della Fortitudo. E per questo m'indispettiscono i continui ritardi burocratici per l'inizio dei lavori". Dentro la vostra stagione c'è quella di Stefano Mancinelli. Fino a ieri era la Fortitudo, oggi sta facendo bene al primo anno da professionista. "Intanto Mancio è un "maraglio", come dicono a Bologna. Ce l'ha come destino (e ride). Perché è nato a Chieti, e noi teramani sappiamo di cosa parliamo. Viveva nella campana di vetro della Fortitudo, è andato via in un momento difficile, era l'ultima bandiera. Non m'aspettavo che in un mese ne venisse fuori, e Milano non è facile. E' sereno, ha trovato l'equilibrio". Parlando di equilibrio, Mike Hall. "Mike non è un americano, è milanese. Capisce benissimo l'italiano e conosce i panzerotti di Luini (il panificio che fa i migliori, in città)... E' un ragazzo d'oro, con due difetti: la bontà e l'istinto, dominante. Ogni tanto ha bisogno di prendere qualche schiaffo. E subito dopo fa la differenza". A proposito di schiaffi: lei è arrivato in Nazionale nel 2005, la gloria già evaporata, in tempo solo per vivere delusione. Se ne sente ancora parte? "Io lavoro e gioco per Milano e per la Nazionale. Non ho alcun diritto di esserci, ma avrei molto piacere se accadesse ancora. Vorrei viverne la nuova atmosfera, l'assetto, l'energia che ci sarà nella partenza di un nuovo ciclo. Sono certo che Pianigiani sia una scelta giusta non solo in palestra, ma per tutta la Federazione". |
|||

















Ingrandisci










