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PER VINCERE, vincono: è nel gruppo delle quarte la Virtus in serie A, oltre ad esser qualificata per la Final Eight, è in testa dalla prima giornata la Fortitudo fra i dilettanti. Per sorridere, sorridono meno: un motivo per non esser completamente felici del loro cammino ce l’hanno entrambe.
La Virtus, innanzitutto. Pascola dall’inizio nei quartieri alti, ma non riesce a riempirsi la pancia: a dieci vinte, ne abbina già sette perse. Che questo basti per stare in alto è un problema del campionato, manifestamente di livello mediocre. Il problema della Virtus è di non essere costante: a una buona ne fa seguire subito una cattiva. Un’altalena che non le ha ancora assegnato un ruolo nel torneo. Può consolarsi: a parte l’imprendibile Siena e la rassegnata Napoli, nessun altra squadra ce l’ha. Ma può anche preoccuparsi: un girone d’andata evidentemente è trascorso invano.
Il nodo, e al tempo stesso la giustificazione, si chiama Collins. Per ruolo e caratteristiche, è il leader designato. Arrivando da un infortunio, ha rallentato la crescita della squadra: arrivando tardi, c’è stato bisogno di dargli il tempo per integrarsi. Adesso, bisogna dargli anche il modo di integrarsi: coccolarlo facendolo sentire un numero uno serve più che fargli le pulci. Impossibile che sia quello visto con Biella: per informazioni, riguardarsi come giocava a Ferrara. Se si sblocca lui, il resto a seguire: che Moss e Hurd possano dare di più è il passaggio successivo.
LA FORTITUDO, adesso. Da applaudire comunque: comandare il campionato è sempre un grande risultato, farlo da favorita di più. Riuscirci senza farsi distrarre dai problemi societari, che ormai fanno parte della cronaca quotidiana, è un ulteriore merito. Già oggi il problema rischia di riproporsi, tanto per non cambiare l’abitudine: ogni settimana, è partita doppia. In senso buono.
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