14:15 08 maggio |   | Fonte: Eleni |
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Il nono invitato, il diciassettesimo sfigato, di Oscar Eleni

Oscar Eleni
da Bagna Calabra alla ricerca delle radici dell’arbitro De Leo, altro che Pairetto, illuso da Lorenzo s: detto o traitore che avrei potuto cominciare una vita di scrittore almeno alla su altezza, per capire se le bande esistono soltanto nella mente dello juventino Pea che ora farà la scalta sugli specchi come il suo amico Mughini, vittima della sinistra, della destra, del centro e del buon gusto.


Confusione a tavola. Biella e Virtus Bologna per un tavolo da otto, ci si potrebbe allargare dando retta al Sabatini che già aveva scagliato l’anatema su un basket che non capisce non si adegua e pretende di essere visibile lasciando fuori le Vu nere dalla finale di coppa Italia e, magari, da quelle per lo scudetto. Certo il gusto del derby play off fa venire tante voglie, ma a Biella, giustamente non sono proprio d’accordo e poi, come dice Markovski seguendo quel genio arboriano della notte: se non vinci non puoi andare in finale e sei sconfitte di fila dicono molto, quasi tutto in una stagione faticosa per la mente e per i muscoli, sofferta per tornare ad essere la grande società di sempre, tormentata perché così potrà ricrescere l’albero bello del nostro basket. Niente da dire che senza Virtus si sente più freddo, ma rispettiamo anche le case degli altri, perché tutti, o quasi tutti, in questo basket vorrebbero fare cose importanti, sarà per questo che tutti, o quasi tutti, fanno molto per screditare la Lega

come associazione con un’idea comune di progresso. Non pensare agli altri porta danno, ricordarsi anche questo, non soltanto degli anatemi, non soltanto delle facce di un consiglio federale dove non vedevano l’ora di potersi riprendere il campionato per fare il loro castello di sabbia.

Nono invitato, ma senza sapere chi resterà in piedi, diciassettesimo sfigato quando già pensavamo che la lotta per la retrocessione fosse chiusa, con Reggio Calabria consumata prima di cominciare ed Avellino impalata da bilanci sempre all’osso. Poi questi lupi irpini hano infilato 3 vittorie consecutive tirando nel gorgo anche l’Upea, oltre, naturalemnte alla Rosetto dell’artiglio Caja che diventa veleno quando le cose sembrano andargli tutte male, ma lui non si ferma, meglio del suo idolo Zeman che ora sembra indifendibile persino al Corioni geniale che cacciò un allenatore ben piazzato in classifica per rincorrere il futuro, senza capire che i metodi zemaniani, presi a dosi troppo forti fanno girare la testa e anche le palline.

Anche il basket si vuole permettere il vizio di mettere in graticola allenatori che fanno nozze con fichi secchi, ma qui dipende tanto dalle logge proponenti e mi è venuto in mente, rispettando la buona fede generale, guardando il modulo inviato dalla Lega per premiare i migliori nella stagione, prima dei play off. Ho sentito Casalini parlare benissimo di Paolino Moretti e ora dopo la vittoria sul campo imbattuto di Treviso sarà ancora più gettonato, ma mi sono chiesto anche perchè un Boniciolli, 8 vittorie fuori casa, avanti a Livorno in classifica, con una squadra certo non più forte, non dovrebbe neppure essere menzionato. Misteri del carattere. Il Matteo crocifisso sembra già con la valigia pronta per lasciare Teramo, eppure ha fatto cose importanti, ha dovuto persino sentirsi trattare male a Capo d’Orlando dove hanno applaudito tutti quelli che battevano l’Upea, ammesso che avessero alle spalle una grande storia, tipo Milano, ma non lui questo triestino a cui fa male tutto: sconfiggere chi ha fatto grandi sforzi per stare in serie A come Perdichizzi, perdere in casa, mettere a sedere americani dal cuore minimo che dimostrano come sono fatti, tipo Holland che a Siena cercava fiori in piazza del Campo e a Capo d’Orlando ha fatto strage.

Dicevo della confusione intorno a noi e sono sicuro che mentre imprecavo sulle tribune di San Siro, mandato a vedere il nulla, come si fa con i pensionati quando disturbano in casa e va a mille l’aspirapolvere, mi è andata giù di una tacca anche la memoria se nel commento serale sul campionato, parlando della vittoria Climamio ho pensato che avesse conquistato il primo posto come l’anno scorso. Maledetta primavera, l’anno scorsa la prima dopo 34 giornate fu Treviso, la Benetton del Messina avvelenato, poi buttata già dalla torre quando nella quinta partita al Palaverde ha scoperto che l’Armani di Lino Lardo aveva dentro il segreto di Adriano. per quello la Fortitudo ha poi giocato la finale con il fattore campo favorevole, ora, invece, col primo posto dovrà pensare con una certa angoscia a chi sarà dietro, prima l’ottava, Virtus o Biella prosciugheranno, poi la quarta ed Edy Snaidero, caricato anche da questo Lucas che è arrivato per miracolo mostrare, uno che si presenta dicendo per Udine il limite può essere soltanto il cielo, in perfetto stile venditore di acqua miracolosa, dice che non ha voglia di fermarsi tanto presto, ma per il quarto posto spingono in tanti, perché vuol dire anche trenino a grimagliera verso la grande Europa-Uleb, MIlano in testa, ma ora Bucchi urla che Napoli ha passato la nottata e ha ritrovato il piacere della pasta con i ricci di mare, succhiando l’interno, lasciando agli altri l’involucro, con la benedizione del Maione che dopo il successo di Roma ha perdonato i peccatori del derby.

Visto che si torna in piazza fra qualche giorno non tiriamola tanto lunga, ma è curiosa questa storia di Iakuba Diawara che i soloni avevano già soprannominato Jacuzzi perchè muoveva l’acqua della vasca, ma , secondo loro, non era un tipo da grande squadra, grande città, pronti a fare ironia sulla raccomandazione di Pat Riley, convinti che fosse bufala mentre Gelsomini Shrek Repesa studiava l’uomo, studiava la squadra dove inserirlo, cercando di capirne bene la natura prima di farlo bruciare dai soliti noti, dal fuoco amico e nemico. Ora il tipo sorprende perchè non ha soltanto fisico e cervello, perché sta imparando la sua quinta lingua, ma per la dedizione alle cose minime, prima di occuparsi di quelle importanti. Lui si è fatto smontare e rimontare in fretta, cosa che non accade a qualche suo compagno, tipo il Mancinelli che dovrebbe davvero ricominciare dalle cose che sa fare meglio, aggiungendo ogni giorno qualcosa, ma tornando sicuramente al punto di partenza: salto bene, passo abbastanza bene, vedo bene il gioco, se non mi faccio sorprendere con le gambe rigide posso tenere qualsiasi avversario, se ci sono rimbalzi io ci arrivo, ma non ho una meccanica di tiro che possa garantire il tiro giusto quando serve. Passi di bimbo. Ci vorrebbe umiltà, ci vorrebbero amici capaci di spiegarglielo, ma dove li trovi in un mondo che manda tutti nella NBA anche se pesa un etto, tecnicamente e fisicamente.

Per quando riguarda Siena avevamo già capito che c’era stata la grande svolta dopo Cantù, dopo la pulizia interna, e il Montepaschi di Bologna ha mostrato che se ci sarà da fare a spintoni nessuno si tirerà indietro, però ci incuriosisce l’inserimento di questo greco, Christos Harissis, che ha fatto anche buone cose, ma ha di nuovo allargato il ventaglio sulle scelte che già aveva creato problemi nei giorni di Woodward. Lo stesso problema che si crea con Eze. Strano ridistribuire di nuovo i ruoli dopo aver risolto bene una crisi che avrebbe stroncato una società meno solida di quelal che ha messo in piedi il Minucci. Vedremo nelle battaglie ravvicinate dei play off se l’abbondanza premia o crea confusione. Tutti stanno aggiungendo qualcosa, forse lo farà anche la Fortitudo, basta che a nessuno venga in mente di telefonare alla Gazza Vanity per convincere il Lopez Pena ad interpellare i giocatori usciti dai play off, magari anche Bryant, ma no, sarebbe da svenimento anche se pensasse soltanto a mangiare pizza, come faceva Jabbar nei giorni in cui girava nelal palestra dell’All’Onestà, la seconda squadra di Milano che dovrebbe risorgere dalla cenere adesso che il diretto della rosea Verdelli ha confessato, nel settantesimo dell’Olimpia, di aver tifato per quelli che Rubini chiamava non tanto affettuosamente “ gli straccioni” per la rabbia, mai dimenticata dell’abate Chiabotti che, come capita spesso ai giovani, amava gli “ altri” combattendo la dittatura di una casa reale che, per fortuna, non aveva bisogno di telefoni e pizzini, o almeno non nella misura conosciuta oggi come sistema triade, anche se il piccolo mondo antico del basket ha sempre pensato che gli scudetti andassero dove c’era potere, Bianchini ne era convinto, ne fu convinto dopo la moneta Meneghin, Peterson dopo la sconfitta di Roma, Tanjevic in tutte le finali che ha giocato, salvo quella che ha vinto, Varese ogni volta che incrociava il Simmenthal, mentre nessuno ha mai osato dire a Porelli che mangiare con gli arbitri dopo una partita era peccato, perché lui si sentiva davvero gran maestro anche per indicare la strada a chi balbettava, alla stessa Milano che lui rinforzava perchè non aveva senso, lo ripete anche oggi, un grande basket senza una grande Milano. Djordjevic lo sa, ma devono saperlo anche certi giocatori che vanno e vengono dal giardino dei papaveri. Pagellone e cipollotti di Tropea:

10 A Paolino MORETTI per aver violato il campo di Treviso imbattuto nel campionato. Per questa salvezza trovata nella Livorno che ancora adesso non sa come ricompattarsi per la prossima stagione e si augura di trovare, pur con tutti i risolvi negativi, uno Spinelli giusto.

9 A Matteo BONICIOLLI perché ha fatto davvero la stagione dove vino e rose hanno avuto posto in ogni banchetto. Non ceda al nervosismo, all’idea che non ci sono tante idee, nel basket non esiste, o sembra non esistere un sistema GEA, può ancora cavarsela come il mio amico Faina che ha salvato Vigevano e adesso aspetta di sapere se avrà almeno un monolocale per piazzare i videoregistratori.

8 A Piero BUCCHI per essersi ripreso subito, per non averci ancora svelato cosa sia questo Hunter infilato nel gruppo, per la voglia di avere Napoli in Europa.

7 A Fabrizio FRATES che si prende soddisfazioni postume dopo aver bruciato sul rogo tutti gli sfigaioli che lo hanno escluso dalla lotta quando ancora non si sapeva se servivano fidipi e fidipu per andare avanti.

6 Ad Attilio CAJA che non si ferma neppure davanti al sorriso del Sabatini che, in tutta onestà, pur muovendo l’acqua e l’orso Henry, lo aveva detto all’inizio di avere una Virtus non da corsa, anche se adesso gli brucia un po’.

5 A Mike D’ANTONI per aver spezzato il cuore dei suoi cari amici perduti dietro la grandezza del Kobe Bryant uscito, come ha detto con la solita classe, per colpa degli altri, non certo sua. Lui è un tipo così e al mondiale vogliamo proprio divertirci anche se Michele ha sopportato di tutto persino Pittis che pretendeva di fare l’ultimo tiro prima di capire, diventare così saggio che ora quando lo ascolti in televisione ti metti in ginocchio e riconosci che ci mancava il Messia, anche se continuiamo a credere che Taucer dia cento piste a tutti questi ragazzi dell’area pitturata, del tiro da casa loro, del passaggio abbacinante.

4 Al santo GHERARDINI che non deve farci stare in pena con questa storia di Toronto. Va bene che sarebbe una grande promozione, il salto della vita, ma lui ha passioni nostre, anche se non te lo fa vedere, se è stanco di verde prenda in considerazione il progetto torri bolognesi.

3 Al CASTIGLIONI varesino che adesso, dopo aver rifiutato ogni consiglio, dopo aver fatto una squadra, mai una società, urla al mondo che si sente isolato. Lo era anche Bulgheroni che pure ha vinto, ha costruito il Campus, aveva un settore giovanile splendido, ma tirava dritto fino a quando ha scoperto che c’era gente che si sentiva più abile di lui, magari lo stesso Castiglioni a motore, lasciando spazio, senza immaginare che la prima manovra del nuovo gruppo sarebbe stato quella di cancellare il passato. Cosa ci voleva a fingere di aver capito ?

2 A Svetislav PESIC che ha tenuto in ostaggio il figlio per tanto tempo e ora lo ha liberato forse un po’ tardi, dopo l’infortunio del Righetti che non è mai andato benissimo. Il grande cobra avrebbe molte cose da spiegare a Toti prima di andare in Spagna e badi bene che non è mancanza di rispetto verso un allenatore che ha vinto tanto, un grande, ma soltanto curiosità di capire perché ha fattoe continua a fare certe cose.

1 Alle cordate che ci avevano fatto sognare un ritorno al grande basket di TORINO, lo sbocciare alla massima serie della GENOVA dei Fertonani che sentivamo pronti al grande balzo, perchè in questo marasma senza certezze, con SKY, non certo per le pulci ai loro magistrali telecronisti permalosi, e TIM pronti ad andarsene avremmo bisogno almeno di un conforto, una speranza.

0 Ai candidati per il posto di regista e di ala piccola della NAZIONALE perché appena ne guardi uno lo vedi diventare cera. Ragazzi il Giappone vi aspetta, ma adesso vorremmo capire come farà Recalcati a costruire il gruppo nuovo se ogni volta che si apre una candidatura il tipo se ne scappa in cucina.





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