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Vittorio Ferracini è nato a Pordenone, l’8 novembre del 1951. Già a 16 anni venne reclutato dalle giovanili dell’Olimpia Milano, ma la sua affermazione in prima squadra arrivò qualche anno più tardi, dopo essere andato in prestito al Petrarca Padova e alla Virtus Bologna (che lo avrebbe volentieri trattenuto). In dieci stagioni con l’Olimpia ha conquistato una Coppa Italia e uno scudetto (con le sigle, rispettivamente, Cinzano e Billy), oltre al record del maggior numero di rimbalzi offensivi nella storia della società, di cui divenne un vero beniamino, col nomignolo “Toio”. Giocò ad alti livelli fino a 36 anni, dopo aver messo la sua esperienza al servizio della Benetton Treviso e della Fortitudo Bologna. Centro di 2 e 05, era un gran combattente in campo, con ottime capacità di difensore e di piazzamento a rimbalzo; e col tempo affinò anche il suo tiro dalla media distanza. A farlo esordire in Nazionale, agli Europei del ’73, fu Giancarlo Primo che lo riconfermò nelle successive quattro edizioni; nel suo considerevole curriculum azzurro, anche un Mondiale e un altro Europeo nell’era di Gamba.

Carlo Recalcati è nato a Milano, l’11 settembre 1945. Cominciò a giocare a basket a 13 anni, nel campetto di un istituto che si trovava proprio sotto casa, ma già a 15 dovette smettere per... motivi di lavoro, essendo stato assunto come apprendista alla Radiomarelli. Fu Gianni Corsolini a portarlo a Cantù, due anni dopo, e da lì cominciò la lunga epopea con la maglia della squadra brianzola: ben 17 stagioni, con due scudetti, tre Coppe Korac, tre Coppe delle Coppe e una Coppa Intercontinentale. Col suo 1,83 aveva iniziato la carriera da play-maker, poi si spostò al ruolo di guardia, e da lì sprigionò la sua attitudine al tiro dalla distanza (veloce, preciso, imprevedibile), potremmo dire modello jugoslavo, anche se il nomignolo che gli è rimasto appioppato, “Charly”, richiamava più gli stranieri americani. Esordio in Nazionale nel maggio del 1967, in un torneo preparatorio ai Mondiali in Uruguay; Paratore lo portò poi agli Europei di quell’anno e alle Olimpiadi di Città del Messico dell’anno dopo. Tra i pochi a essere confermati nel passaggio all’era di Primo, partecipò ad altri tre Europei, a un Mondiale e a una Olimpiade, con l’intermezzo di un periodo di tre anni senza convocazioni. Avrebbe poi intrapreso una lunghissima carriera di allenatore, di club e di Nazionale (ma di questo avremo modo di parlare in seguito...).

Ivan Bisson è nato il 21 aprile 1946, a Macerata, città che lasciò a quindici anni, per trasferirsi a Teramo, dove mosse i primi passi cestistici. A 19 anni il grande salto a Varese, con una gavetta in squadre minori (e una parentesi a Udine, con la Snaidero), prima di dare il via alla sua lunga serie di successi con la grande Ignis, poi Mobilgirgi: 5 scudetti, 4 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali. Ala di due metri, aveva ottime doti di tiratore da fuori e di veloce contropiedista, ma si faceva valere anche nel gioco sotto canestro. Esordio in Nazionale sperimentale con Paratore, in Nazionale maggiore con Giancarlo Primo nel ’69; da allora, quattro partecipazioni agli Europei, una al Mondiale e due alle Olimpiadi. Abbandonata l’attività agonistica, è stato per due anni presidente del Varese Calcio. Attualmente vive a Roseto degli Abruzzi.

Martedì, 14 Marzo 2017 10:37

Europei di basket: Belgrado 1975

Bronzo in casa dei nuovi mostri!

Era il grande momento della Jugoslavia! Protagonista assoluta, perché tornava a ospitare il Campionato Europeo dopo avere conquistato il primo oro nella precedente edizione di Barcellona. Un paese al centro dell’attenzione, una squadra favorita dai pronostici. Da quelle parti il basket (kosarka in lingua slava) era vissuto come un autentico fenomeno di stato. Basti pensare all’obbligo istituzionale di costruire un campo all’aperto e una palestra in ogni nuovo isolato di case; o anche solo alle visite – rituali e non proprio di cortesia – che il capo del governo, il Maresciallo Tito, riservava alla Nazionale in ritiro, prima di ogni manifestazione importante. In quel giugno del 1975, c’erano davvero tutte le premesse affinché il “grande momento” si trasformasse in mera esaltazione.

Giuseppe “Pino” Brumatti è nato a Gorizia il 19 novembre 1948. Con la maglia del Simmenthal fu uno degli artefici della conquista dello scudetto nella stagione ’71-’72; a Milano si aggiudicò anche tre volte la Coppa delle Coppe e una volta la Coppa Italia. Guardia di 1,90, aveva nel tiro (dalla lunga e dalla media distanza) la sua arma più efficace, tanto che fu il primo italiano a superare il limite dei 7000 punti. Ha vestito la maglia della Nazionale partecipando a due Europei e a due Olimpiadi. In campionato ha giocato anche – e sempre da protagonista – a Torino, a Reggio Emilia, a Verona, per chiudere a Siena già quarantenne, e intraprendere poi la carriera di dirigente. Il 21 gennaio del 2011, all’età di 62 anni, a causa di un improvviso malore nella sua Gorizia, è mancato all’affetto dei suoi cari e di tutti gli appassionati italiani di basket.

Luigi Serafini è nato a Formigine, in provincia di Modena, il 17 giugno 1951. Fino a quasi 16 anni non aveva mai preso un pallone di basket in mano (piuttosto lavorava in fabbrica), ma la sua statura si era già bene avviata a raggiungere la quota di 2 metri e 10. Non passava inosservato, insomma. Fu Nino Calebotta, il primo gigante del basket italiano, a notarlo; o meglio, glielo segnalò il medico condotto di Casinalbo (la frazione in cui Luigi abitava), un giorno in cui Calebotta, che si era dedicato alla professione di informatore farmaceutico, gli aveva fatto visita. Il giovane Serafini si ritrovò di colpo nella casa della Virtus Bologna, e lì bruciò le tappe recuperando il tempo perduto. Nove stagioni con le “V” nere, vincendo una Coppa Italia e uno scudetto; poi altre nove stagioni, in giro per Milano, Venezia, Fabriano e Firenze. Pivot dotato di buona tecnica, faceva sentire la sua presenza sia in difesa che in attacco, dove esibiva il suo tipico “passo e uncino”. In Nazionale la sua carriera si è protratta per quasi tutto il decennio degli anni settanta, durante l’era Primo, con quattro Europei, due Olimpiadi e un Mondiale.

Marino Zanatta è nato l’8 febbraio del 1947 a Milano, città dove ha giocato a basket con la squadra sponsorizzata All’Onestà, fino a 24 anni. Ala di 1,98, la sua lunga serie di successi arrivò col trasferimento a Varese, dove in sette stagioni conquistò quattro scudetti, quattro Coppe dei Campioni e una Coppa Intercontinentale. Era una risorsa per gli allenatori, che lo potevano impiegare in vari ruoli in campo; buon tiratore dalla lunga distanza, ottimo difensore, sia a uomo che a zona. Con la maglia della Nazionale ha totalizzato 170 presenze, disputando ben quattro Europei (due volte medaglia di bronzo), un Mondiale e due Olimpiadi (Monaco ’72 e Montreal ’76), tutte manifestazioni con Giancarlo Primo allenatore. Intrapresa la carriera di dirigente, è stato general manager e poi presidente della Pallacanestro Varese.

Martedì, 07 Marzo 2017 12:04

Europei di basket: Barcellona 1973

La prima caduta degli Dei sovietici!

Che qualcosa avesse cominciato a stravolgere il mondo cestistico, lo si era già capito dal sorprendente esito delle Olimpiadi di Monaco dell’anno prima, quando l’Unione Sovietica aveva per la prima volta tolto agli Stati Uniti il predominio assoluto nella manifestazione, seppure al termine di una contestatissima finale. Quel che forse non ci si aspettava è che al diciottesimo appuntamento con i Campionati Europei, di scena in Spagna nell’autunno del ’73, fosse proprio il colosso URSS a impersonare la vittima di questo cambiamento, lasciando non solo la medaglia d’oro alla Jugoslavia – dopo averla conquistata ininterrottamente per otto edizioni e dieci volte in dodici partecipazioni – ma anche la piazza d’onore alla squadra di casa, che di medaglia non aveva mai vinto neanche quella di legno!

Renzo Bariviera è nato a Cimadolmo, in provincia di Treviso, il 16 febbraio del 1949. Cresciuto cestisticamente a Conegliano e a Padova, cominciò nel ’69 la sua prima avventura con l’Olimpia Milano, conquistando uno scudetto e due Coppe delle Coppe in sei stagioni; dopo una parentesi a Forlì e a Ozzano, ritorno ai grandi successi con Cantù: altro scudetto, altre due Coppe delle coppe, ma anche due Coppe dei Campioni e una Coppa Intercontinentale. Poi la seconda avventura milanese, in tempo per conquistare ancora due scudetti e una Coppa Korac. Ala di 2 metri, fisico atletico, è stato un jolly, in grado di eccellere in vari ruoli in campo; buon realizzatore, col suo tiro in penetrazione o in gancio, si è dimostrato anche un altrettanto valido difensore, soprattutto ai rimbalzi. Il suo percorso in Nazionale è quasi coinciso con quello di Giancarlo Primo, dal ’69 al ’78, con 5 Europei, 2 Mondiali e 2 Olimpiadi; occupa il sesto posto nella graduatoria delle presenze (210), il quinto per punti realizzati (2193).

Giovedì, 02 Marzo 2017 21:20

Essen 1971: Il ricordo di… Dino Meneghin

Dino Meneghin è nato ad Alano di Piave, in provincia di Belluno, il 18 gennaio del 1950. Trasferitosi con la famiglia a Varese, cominciò qui a giocare a basket, avendo come suo primo allenatore Nico Messina, che lo fece maturare innanzitutto dal punto di vista atletico. La tecnica la affinò con Gianni Asti, prima, e con Vittorio Tracuzzi, poi, che lo fece esordire in prima squadra, nell’Ignis, all’età di 16 anni. Da allora una serie quasi ininterrotta di successi e di titoli, ottenuti sia nelle quindici stagioni varesine che nelle successive nove con la maglia dell’Olimpia Milano: in totale, 12 scudetti, 7 Coppe dei Campioni, 4 Coppe Intercontinentali, 1 coppa Korac, 2 Coppe delle Coppe, 6 Coppe Italia.

Martedì, 28 Febbraio 2017 09:41

Europei di basket: Essen 1971

Torna la medaglia azzurra: era ora!

L’attesa, la lunghissima attesa per la riconquista di una medaglia azzurra, finì in una grigia città della Renania-Westfalia, stato federato della Germania Ovest. Essen, 18 settembre 1971. Nella finale per il terzo posto, la Nazionale italiana si trovava di fronte la “bestia nera” Polonia, e stavolta la batteva, conquistando un bronzo che valeva... oro! Erano trascorsi 25 anni dall’ultimo podio, l’argento del ’46 a Ginevra, quando il basket era praticamente un altro sport e sulla bandiera tricolore campeggiava ancora lo stemma sabaudo. Un quarto di secolo vissuto tra indifferenza e illusioni, con qualche occasione sprecata qua e là, ultima quella dell’Europeo organizzato in casa, a Napoli; circostanza favorevole, che a tante rappresentative nazionali (alla nostra no!) aveva permesso di volare in alto.

Aldo Ossola è nato a Varese, il 13 marzo del 1945, e nella città natale iniziò a giocare a basket, già all’età di 10 anni; fece la trafila delle giovanili con la Robur et Fides, poi sponsorizzata Prealpi. Esordì nella massima serie con la seconda squadra di Milano, All’Onestà, ma a 23 anni fece rientro a Varese, e con le maglie di tre diversi sponsor (Ignis, Mobilgirgi ed Emerson) fece man bassa di titoli: sette scudetti, cinque Coppe dei Campioni, due Coppe delle Coppe, due Coppe Intercontinentali. Otto anni di militanza con la maglia azzurra, con la partecipazione agli Europei del ’69 a Napoli. Playmaker di 1,92, la sua regia in campo aveva l’eleganza di una direzione d’orchestra, ciò che gli è valso l’appellativo di von Karajan. Esempio di longevità, ha continuato a calcare i parquet fino all’età di 64 anni.

Massimo Cosmelli è nato a Rosignano Marittimo (LI), il 6 agosto 1943. Cresciuto nel fertile vivaio di Livorno, dove conquistò un titolo nazionale juniores nel ’61 a spese del Simmenthal Milano (31 punti per lui in quella finale), giocò in serie A assieme al fratello Maurizio, più grande di tre anni, nella prima squadra della città, la Libertas. Nel ’65 il passaggio alla Virtus Bologna, cinque stagioni, buoni piazzamenti; poi un anno a Milano, sponda All’Onestà, due a Udine, tre a Siena, prima del ritorno a Livorno, dove è passato dal campo alla poltrona di general manager. In quest’ultimo ruolo vanno ricordate soprattutto le tredici stagioni con la Scavolini Pesaro, illuminate da due scudetti e due Coppe delle Coppe. Play-maker di 1,80, il suo gioco si è via via trasformato da finalizzatore (arresto e tiro, entrata veloce) a regista (assist ai lunghi, difesa). Esordio in Nazionale con Paratore ai Giochi del Mediterraneo del ’63 (oro a Napoli); da allora una presenza quasi costante fino al ’71 (cinque Europei, due Mondiali e l’Olimpiade del ’68), entrando nel frattempo nella corte di Giancarlo Primo.

Giovedì, 23 Febbraio 2017 06:45

Europei di basket: Napoli 1969

Esordio di Primo al calore del Sud

La prima volta di un “Europeo” in Italia non poteva capitare in una sede più calda. Non era solo questione di condizioni meteo e di clima umano; Napoli, in quegli anni, ardeva anche di passione cestistica, dietro le prodezze di una squadra, la Partenope, improvvisamente lanciata alla ribalta del basket nazionale. Nelle ultime due stagioni si era aggiudicata una Coppa Italia, più un secondo e un terzo posto in campionato, facendo da incomodo (e sottraendo anche qualcosa) alla corazzata triade lombarda “Cantù-Varese-Milano”.

Ottorino Flaborea è nato a Concordia Sagittaria, paese in provincia di Venezia, il 5 marzo del 1940. Primi tiri a canestro nella vicina Portogruaro, assieme a un’altra gloria azzurra, Giovanni Gavagnin. A Biella la sua prima affermazione, con la promozione in serie A e il debutto nella Nazionale di Paratore, nel ’62 in una amichevole. A Varese la sua consacrazione: in sette stagioni, quattro scudetti, tre Coppe dei Campioni, tre Coppe Intercontinentali, due Coppe delle Coppe; con l’intermezzo di un sorprendente secondo posto con l’Ignis Sud Napoli. In maglia azzurra, tre Olimpiadi (Tokyo, Città del Messico, Monaco), tre Europei (’65, ’67, ’71) e un Mondiale (’70). Nel ’72 il ritorno a Biella, e poi l’inizio della carriera di allenatore, senza abbandonare quella da giocatore, chiusa all’età record di 60 anni. Pivot di 1,97, il suo colpo micidiale era il tiro a canestro in gancio, che gli ha valso il soprannome di Capitan Uncino.

Massimo Masini è nato a Montecatini Terme (PT), il 9 maggio del 1945. A 15 anni aveva già raggiunto l’altezza di 2 e 04 (poi aumentata di altri 4 cm), e facilmente venne quindi reclutato dalla squadra di basket della sua città. Lo adocchiarono i dirigenti dell’Olimpia Milano, che non persero tempo a portarlo via dalla famiglia, assicurando studi, alloggio e un promettente futuro da cestista. La sua lunga serie di successi col club meneghino iniziò col titolo juniores del ’61, poi dal ’63 al ’74 - con la prima squadra - sono arrivati quattro scudetti, una Coppa dei Campioni e due volte la Coppa Saporta (ex coppa delle Coppe). In Nazionale lo portò il prof. Paratore, dopo averlo visionato in un raduno giovanile all’Acquacetosa, a Roma, e già nel ’63 lo inserì nella formazione che disputò per la prima volta i Mondiali, a Rio de Janeiro. Da lì, ben cinque Europei consecutivi, due Olimpiadi, un altro Mondiale e due Giochi del Mediterraneo: le presenze azzurre (179) lo collocano al 14° posto, i punti realizzati (1852) all’8°. Primo esempio italiano di pivot moderno, oltre che buon rimbalzista era abile nelle giocate lontano da canestro, con un tiro da fuori rapido e preciso. In campo fino a 35 anni (con le maglie di Brina Rieti, Fernet Tonic Bologna e Pordenone), si è poi dedicato alla carriera di allenatore per più di un decennio.

Mercoledì, 15 Febbraio 2017 14:11

Europei di basket: Helsinki 1967

L’URSS suona la nona sinfonia!

All’orizzonte vicino c’era un’altra Olimpiade, quella di Città del Messico, la terza dell’era-Paratore. Ma stavolta gli Europei dovevano essere qualcosa di più di una semplice tappa di avvicinamento. Ormai la Nazionale italiana sembrava avere trovato un eletto domicilio nella parte alta della graduatoria mondiale, e sentiva quindi il dovere – più che l’ambizione – di uscire allo scoperto e di inseguire traguardi prestigiosi in ogni torneo.

Sandro Spinetti è nato a Roma l’8 ottobre 1940. Ha cominciato a giocare a basket a 12 anni nel Collegio San Giuseppe, entrando così nelle giovanili della Stella Azzurra, allenate da Francesco Ferrero (ex tecnico della Nazionale per un brevissimo periodo nel ’53). Esordì in prima squadra, e in serie A, nel ’58, trovando qui come allenatore Tonino Costanzo, ex pivot azzurro (aveva disputato gli Europei del ’55 e del ’57). Spinetti rimase a Roma con la Stella Azzurra fino al ’69, poi si trasferì a Cagliari, vestendo per cinque stagioni la maglia della Brill. E in Sardegna si sarebbe stabilito definitivamente. Alto 1,90, era un’ala con buona predisposizione al tiro; nel ’65 giunse secondo nella classifica marcatori della massima serie, alle spalle di Paolo Vittori. Nella Nazionale maggiore ha disputato l’Europeo del ’65 a Mosca; ha fatto più volte parte della Nazionale militare.

Giusto “Corrado” Pellanera è nato a San Nicolò a Tordino, in provincia di Teramo, il 12 marzo del 1938. Iniziò a giocare a basket seguendo la scia dei fratelli più grandi, con la D’Alessandro Teramo, che allora militava in serie B. Meritevole di palcoscenici più importanti, a 20 anni fece il suo debutto nella massima serie con la Virtus Bologna, società in cui disputò dieci stagioni. Alto 1 e 87, era dotato di un fisico agile e di una forza atletica esplosiva, che gli permetteva di conquistare più rimbalzi dei lunghi, oltre a distinguersi come rubapalloni e contropiedista. La sua dedizione avrebbe meritato qualcosina in più dei quattro secondi posti e dei cinque terzi posti che totalizzò nella sua prima parentesi bolognese. Ce ne fu infatti anche una seconda, sulla sponda Fortitudo, dopo un anno a Udine e prima di chiudere la carriera a 35 anni. In Nazionale maggiore fece il suo esordio nel ’60, in Argentina, in una tournée di preparazione alle Olimpiadi Roma, dove i posti da titolare però erano già occupati. Per la prima competizione ufficiale dovette attendere il ’63, quando prese parte ai Mondiali in Brasile e all’Europeo di Wroclaw. Chiamato e voluto da Paratore, continuò con lui la sua parabola azzurra, attraversando due Olimpiadi, più un altro Europeo e un altro Mondiale.

Giovambattista “Nino” Cescutti è nato a Udine, il 13 giugno del 1939. Nella sua formazione sportiva, non solo basket, ma anche calcio e atletica (gareggiò nella velocità a fianco di Livio Berruti). Il primo trasferimento fu nella vicina Trieste, poi il salto a Milano, con la Simmenthal, dove conquistò subito (nel ’58-’59) il suo primo scudetto. Approdato a Pesaro, vi restò per tre stagioni, vincendo per ben due volte il titolo di miglior marcatore. Quindi la militanza nell’Ignis Varese, ricca di successi: secondo scudetto, Coppa Intercontinentale, Coppa delle Coppe. Ala di 1,89, sapeva rendersi pericoloso sia da dalla distanza che spalle a canestro. Esordio in Nazionale nel dicembre del ’59, quindi la partecipazione ai Mondiali del ’63 e agli Europei del ’65. A Udine concluse sia la carriera di giocatore che quella da allenatore.

Guido Carlo Gatti è nato a Gubbio, in provincia di Perugia, il 23 aprile del 1938. A scoprirlo, anzi a inventarlo, fu Jim McGregor, che era in giro per l’Italia; lo vide nella palestra della Libertas Perugia – ancora sedicenne – e quasi gli intimò di dedicarsi pienamente al basket, proponendogli anche di trasferirsi subito a Bologna (e qui arrivò il suo primo importante rifiuto). Decise piuttosto di iscriversi al Politecnico di Torino, ma a poco a poco il basket cominciò a entrare nella sua vita: giocò a Torino, poi a Bologna con il Gira. Nel ’59 giunse a Varese, e in cinque stagioni conquistò due titoli tricolore. In Nazionale fece il suo ingresso con Paratore, che lo inserì già nella rosa per le Olimpiadi di Roma, dove però fece la riserva. Partecipò alle Universiadi del ’59, ai Giochi del Mediterraneo e ai Mondiali del ’63, agli Europei del ’65, all’Olimpiade di Città del Messico nel ’68, dopo avere rinunciato a quelle di Tokyo ’64. Ala di 1,92, grazie alla sua prestanza atletica era in grado di esibire una grande elevazione e un gioco spettacolare.

Lunedì, 06 Febbraio 2017 22:21

Europei di basket: Mosca 1965

Paratore e i suoi rialzano la testa

Prima o poi sarebbe stata la competizione olimpica – per la quale tutto si faceva e sulla quale tutto si puntava – a condizionare la partecipazione degli azzurri agli Europei. Dopo il sorprendente quarto posto di Roma ’60 (alle spalle di USA, URSS e Brasile), il quinto posto di Tokyo ’64 (dietro le stesse squadre, più il Portorico) risuonava come una bella e prestigiosa conferma: Italia nella èlite mondiale, e ancora una volta seconda in ambito continentale. Adesso basta, non ci si poteva più nascondere!

Stefano Albanese è nato a Palermo, il 20 maggio del 1944. Cresciuto nell’US Palermo, a soli 15 anni fece il suo esordio in serie B, ma appena l’anno dopo si trasferì a Roma, e con la Stella Azzurra riprese la sua trafila dalle giovanili in prima squadra, approdando stavolta in serie A nel ’62. Con la società del Collegio San Giuseppe rimase sette anni (con l’intermezzo di una stagione nelle Forze Armate di Vigna di Valle), quindi un’ultima apparizione nella massima serie a Cagliari, con la Brill, nel ’69-’70. Il prof. Paratore lo fece debuttare in Nazionale agli Europei del ’63, a Wroclaw. Ha fatto parte anche delle Nazionali giovanile e militare. Ala-pivot con ottime doti fisiche e atletiche, ha continuato a giocare fino al 1980, tra Vigevano (promozione in A2) e Pavia.

Paolo Vittori è nato a Gorizia, il 31 maggio del 1938. Messosi in luce nella squadra della sua città, fin dall’età di 18 anni venne reclutato dal prof. Paratore per entrare nel giro della Nazionale. Dopo un anno a Bologna, con la Motomorini, cominciò nel ’59 la sua bella avventura con il Simmenthal Milano: sei stagioni, quattro scudetti, due volte miglior marcatore della serie A. Fu una bandiera anche dell’Ignis Varese (cinque campionati, e altri due titoli tricolore), con un intermezzo “in famiglia” a Napoli (Ignis Sud). A Rieti chiuse la carriera di giocatore, e per un anno si cimentò nel ruolo di allenatore. In Nazionale fu l’uomo delle Olimpiadi (Roma ‘60, Tokyo ‘64, Città del Messico ‘68), distinguendosi sempre per le sue doti di tiratore. Uno soltanto, invece, l’Europeo al quale prese parte, nel 1963.

Lunedì, 30 Gennaio 2017 07:00

Europei di basket: Wroclaw 1963

Italia sfortunata, sempre più giù

Più triste e sfortunato non poteva essere il ritorno degli azzurri sulla scena dell’Eurobasket. Dopo il forfait di due anni prima a Belgrado, e in vista delle Olimpiadi di Tokyo, la Nazionale sembrava lanciata verso la riconquista di posizioni di prestigio. Arrivò invece, nella edizione numero tredici disputata in Polonia, città di Breslavia (Wroclaw in lingua autoctona), un inatteso dodicesimo posto, che fissava a un livello più basso il record negativo, dopo i già deludenti decimi posti delle ultime due partecipazioni. Niente da fare. La più importante manifestazione continentale sembrava essere diventata una maledizione!
Toccava ancora al tecnico Nello Paratore ingoiare il boccone amaro; proprio lui che, con l’exploit alle Olimpiadi di Roma, aveva per la prima volta portato il nostro basket alla ribalta internazionale. Un apparente paradosso, dietro il quale si nascondevano difficoltà di rapporti con i vertici federali, e soprattutto tra questi ultimi e le società. Per cui accadeva che per una manifestazione olimpica, per di più giocata in casa, veniva messo tutto a disposizione; per le altre si faceva fatica a organizzare raduni o tornei di preparazione, anche perché spesso la risposta alle convocazioni si limitava a un telegramma con la scritta “indisponibile”. Storia vecchia, un impaccio dal quale non ci si riusciva a liberare.

Mercoledì, 25 Gennaio 2017 21:48

Il ricordo di ... Gianfranco Pieri

Europei di basket
Il ricordo di ... Gianfranco Pieri

Gianfranco Pieri, nato a Trieste il 6 febbraio del 1937, cominciò a giocare a basket nella sua città, e con la Ginnastica Triestina vinse un titolo juniores, esordendo poi nella massima serie a 17 anni. Fino ad allora, alto 1,92, giocava nel ruolo di pivot. Rubini lo volle a Milano e lo trasformò addirittura in play-maker. In questo ruolo fu uno dei protagonisti dei nove scudetti (quasi consecutivi) conquistati dall’Olimpia tra il ’65 e il ’78. In Nazionale lo convocò per la prima volta Paratore nel ’55, e con lui in panchina disputò due Olimpiadi e un Europeo. Lo chiamavano “il Professore” un po’ per l’autorità con cui guidava la squadra, un po’ per l’aspetto che gli davano gli occhiali che portava anche sul campo.

Domenica, 22 Gennaio 2017 12:51

Europei di basket: Belgrado 1961

URSS imbattibile, l’Italia dà forfait

L’exploit ai Giochi di Roma faceva ancora venire i brividi al basket italiano. Erano trascorsi appena sette mesi da quel magico settembre del 1960, quando i cestisti azzurri avevano conquistato un sorprendente quarto posto olimpico alle spalle di USA, URSS e Brasile (con tante recriminazioni per il bronzo sfuggito). La dodicesima edizione del campionato europeo, di scena per la prima volta nella vicina Jugoslavia, arrivò troppo presto per avere il tempo di smaltire l’ubriacatura di quel successo e poi ripartire da zero per una nuova avventura. Quindi? Meglio restare a casa!

Venerdì, 20 Gennaio 2017 16:01

Il ricordo di … Nane Vianello

Europei di basket: Istanbul 1959
Il ricordo di ... Nane Vianello

Gabriele “Nane” Vianello è nato a Mestre il 6 maggio 1938. Cresciuto nelle giovanili della Reyer Venezia, a 19 anni venne ceduto a una società di Bologna, la Cestistica Mazzini, sponsorizzata Moro Morini, con la quale disputò due campionati nella massima serie. Il primo salto in una grande squadra a Varese, con l’Ignis allenata da Enrico Garbosi, dove conquistò uno scudetto nel ’61. Il trasferimento all’Olimpia Milano fu ritardato di un anno da parte del presidente Borghi che non volle concedere il nulla osta; poi, però, arrivarono quattro scudetti e una Coppa dei Campioni in cinque stagioni con la maglia Simmenthal. Ala di 1,91, esibiva un tiro in sospensione con la mano sinistra (e preferibilmente dall’angolo) che lo rese antipatico a molte difese. La sua carriera in Nazionale si allungò per un decennio, attraversando tre Europei (’59, ’65, ’67) e tre Olimpiadi (Roma, Tokyo, Città del Messico), oltre a un Mondiale; come allenatore sempre lui, Nello Paratore, che lo aveva fatto esordire in un Trofeo Mairano, a Bologna nel ’57, e che lo considerava uno dei suoi giocatori più fidati.

Mercoledì, 18 Gennaio 2017 23:42

Il ricordo di … Claudio Velluti

Europei di basket: Istanbul 1959
Il ricordo di ... Claudio Velluti

Claudio Velluti, nato a Cagliari il 15 aprile del 1939, divise il suo iniziale amore per lo sport tra basket e atletica leggera. Nel salto in alto fu il secondo italiano a superare i due metri, mentre il prof. Paratore cominciava a fargli la corte per la sua Nazionale. Una bigamia che si trasformò in dilemma (e poi in beffa!), perché alle Olimpiadi di Roma del ’60 aveva solo da scegliere tra le due competizioni: rinunciò lui al torneo di basket, ma dal concorso del salto in alto (dove si sentiva più gratificato) restò fuori all’ultimo momento. Lasciò la Sardegna nel ’59 per essere accolto nelle nobili file del Simmenthal Milano, dove vinse due scudetti in tre stagioni. A Cagliari giocò ancora tredici anni, con la soddisfazione di portare la Brill in serie A, ma sempre più impegnato dalla professione di ortopedico che lo accompagnò fino all’apice della carriera universitaria.

Mercoledì, 18 Gennaio 2017 23:32

Europei di basket: Istanbul 1959

Azzurri distratti, la testa a Roma

I patti erano chiari. Tutto doveva essere in funzione dei Giochi di Roma del ’60. Tutto! Collegiali, amichevoli, tornei; anche le manifestazioni ufficiali come il campionato europeo. Partecipare sì, cercare di ben figurare anche. Ma se proprio su un obiettivo bisognava concentrare sforzi e aspettative, non c’era che da rivolgere lo sguardo all’evento olimpico, per la prima volta ospitato in Italia. Dal gennaio del ’57, da quando era stata affidata la Nazionale a Nello Paratore, la missione era questa. Sicché anche il misero decimo posto di Istanbul, uguale fotocopia a quello di due anni prima a Sofia, venne accolto con una semplice smorfia di disapprovazione e nulla di più.

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