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Aldo Ossola è nato a Varese, il 13 marzo del 1945, e nella città natale iniziò a giocare a basket, già all’età di 10 anni; fece la trafila delle giovanili con la Robur et Fides, poi sponsorizzata Prealpi. Esordì nella massima serie con la seconda squadra di Milano, All’Onestà, ma a 23 anni fece rientro a Varese, e con le maglie di tre diversi sponsor (Ignis, Mobilgirgi ed Emerson) fece man bassa di titoli: sette scudetti, cinque Coppe dei Campioni, due Coppe delle Coppe, due Coppe Intercontinentali. Otto anni di militanza con la maglia azzurra, con la partecipazione agli Europei del ’69 a Napoli. Playmaker di 1,92, la sua regia in campo aveva l’eleganza di una direzione d’orchestra, ciò che gli è valso l’appellativo di von Karajan. Esempio di longevità, ha continuato a calcare i parquet fino all’età di 64 anni.

Massimo Cosmelli è nato a Rosignano Marittimo (LI), il 6 agosto 1943. Cresciuto nel fertile vivaio di Livorno, dove conquistò un titolo nazionale juniores nel ’61 a spese del Simmenthal Milano (31 punti per lui in quella finale), giocò in serie A assieme al fratello Maurizio, più grande di tre anni, nella prima squadra della città, la Libertas. Nel ’65 il passaggio alla Virtus Bologna, cinque stagioni, buoni piazzamenti; poi un anno a Milano, sponda All’Onestà, due a Udine, tre a Siena, prima del ritorno a Livorno, dove è passato dal campo alla poltrona di general manager. In quest’ultimo ruolo vanno ricordate soprattutto le tredici stagioni con la Scavolini Pesaro, illuminate da due scudetti e due Coppe delle Coppe. Play-maker di 1,80, il suo gioco si è via via trasformato da finalizzatore (arresto e tiro, entrata veloce) a regista (assist ai lunghi, difesa). Esordio in Nazionale con Paratore ai Giochi del Mediterraneo del ’63 (oro a Napoli); da allora una presenza quasi costante fino al ’71 (cinque Europei, due Mondiali e l’Olimpiade del ’68), entrando nel frattempo nella corte di Giancarlo Primo.

Giovedì, 23 Febbraio 2017 06:45

Europei di basket: Napoli 1969

Esordio di Primo al calore del Sud

La prima volta di un “Europeo” in Italia non poteva capitare in una sede più calda. Non era solo questione di condizioni meteo e di clima umano; Napoli, in quegli anni, ardeva anche di passione cestistica, dietro le prodezze di una squadra, la Partenope, improvvisamente lanciata alla ribalta del basket nazionale. Nelle ultime due stagioni si era aggiudicata una Coppa Italia, più un secondo e un terzo posto in campionato, facendo da incomodo (e sottraendo anche qualcosa) alla corazzata triade lombarda “Cantù-Varese-Milano”.

Ottorino Flaborea è nato a Concordia Sagittaria, paese in provincia di Venezia, il 5 marzo del 1940. Primi tiri a canestro nella vicina Portogruaro, assieme a un’altra gloria azzurra, Giovanni Gavagnin. A Biella la sua prima affermazione, con la promozione in serie A e il debutto nella Nazionale di Paratore, nel ’62 in una amichevole. A Varese la sua consacrazione: in sette stagioni, quattro scudetti, tre Coppe dei Campioni, tre Coppe Intercontinentali, due Coppe delle Coppe; con l’intermezzo di un sorprendente secondo posto con l’Ignis Sud Napoli. In maglia azzurra, tre Olimpiadi (Tokyo, Città del Messico, Monaco), tre Europei (’65, ’67, ’71) e un Mondiale (’70). Nel ’72 il ritorno a Biella, e poi l’inizio della carriera di allenatore, senza abbandonare quella da giocatore, chiusa all’età record di 60 anni. Pivot di 1,97, il suo colpo micidiale era il tiro a canestro in gancio, che gli ha valso il soprannome di Capitan Uncino.

Massimo Masini è nato a Montecatini Terme (PT), il 9 maggio del 1945. A 15 anni aveva già raggiunto l’altezza di 2 e 04 (poi aumentata di altri 4 cm), e facilmente venne quindi reclutato dalla squadra di basket della sua città. Lo adocchiarono i dirigenti dell’Olimpia Milano, che non persero tempo a portarlo via dalla famiglia, assicurando studi, alloggio e un promettente futuro da cestista. La sua lunga serie di successi col club meneghino iniziò col titolo juniores del ’61, poi dal ’63 al ’74 - con la prima squadra - sono arrivati quattro scudetti, una Coppa dei Campioni e due volte la Coppa Saporta (ex coppa delle Coppe). In Nazionale lo portò il prof. Paratore, dopo averlo visionato in un raduno giovanile all’Acquacetosa, a Roma, e già nel ’63 lo inserì nella formazione che disputò per la prima volta i Mondiali, a Rio de Janeiro. Da lì, ben cinque Europei consecutivi, due Olimpiadi, un altro Mondiale e due Giochi del Mediterraneo: le presenze azzurre (179) lo collocano al 14° posto, i punti realizzati (1852) all’8°. Primo esempio italiano di pivot moderno, oltre che buon rimbalzista era abile nelle giocate lontano da canestro, con un tiro da fuori rapido e preciso. In campo fino a 35 anni (con le maglie di Brina Rieti, Fernet Tonic Bologna e Pordenone), si è poi dedicato alla carriera di allenatore per più di un decennio.

Mercoledì, 15 Febbraio 2017 14:11

Europei di basket: Helsinki 1967

L’URSS suona la nona sinfonia!

All’orizzonte vicino c’era un’altra Olimpiade, quella di Città del Messico, la terza dell’era-Paratore. Ma stavolta gli Europei dovevano essere qualcosa di più di una semplice tappa di avvicinamento. Ormai la Nazionale italiana sembrava avere trovato un eletto domicilio nella parte alta della graduatoria mondiale, e sentiva quindi il dovere – più che l’ambizione – di uscire allo scoperto e di inseguire traguardi prestigiosi in ogni torneo.

Sandro Spinetti è nato a Roma l’8 ottobre 1940. Ha cominciato a giocare a basket a 12 anni nel Collegio San Giuseppe, entrando così nelle giovanili della Stella Azzurra, allenate da Francesco Ferrero (ex tecnico della Nazionale per un brevissimo periodo nel ’53). Esordì in prima squadra, e in serie A, nel ’58, trovando qui come allenatore Tonino Costanzo, ex pivot azzurro (aveva disputato gli Europei del ’55 e del ’57). Spinetti rimase a Roma con la Stella Azzurra fino al ’69, poi si trasferì a Cagliari, vestendo per cinque stagioni la maglia della Brill. E in Sardegna si sarebbe stabilito definitivamente. Alto 1,90, era un’ala con buona predisposizione al tiro; nel ’65 giunse secondo nella classifica marcatori della massima serie, alle spalle di Paolo Vittori. Nella Nazionale maggiore ha disputato l’Europeo del ’65 a Mosca; ha fatto più volte parte della Nazionale militare.

Giusto “Corrado” Pellanera è nato a San Nicolò a Tordino, in provincia di Teramo, il 12 marzo del 1938. Iniziò a giocare a basket seguendo la scia dei fratelli più grandi, con la D’Alessandro Teramo, che allora militava in serie B. Meritevole di palcoscenici più importanti, a 20 anni fece il suo debutto nella massima serie con la Virtus Bologna, società in cui disputò dieci stagioni. Alto 1 e 87, era dotato di un fisico agile e di una forza atletica esplosiva, che gli permetteva di conquistare più rimbalzi dei lunghi, oltre a distinguersi come rubapalloni e contropiedista. La sua dedizione avrebbe meritato qualcosina in più dei quattro secondi posti e dei cinque terzi posti che totalizzò nella sua prima parentesi bolognese. Ce ne fu infatti anche una seconda, sulla sponda Fortitudo, dopo un anno a Udine e prima di chiudere la carriera a 35 anni. In Nazionale maggiore fece il suo esordio nel ’60, in Argentina, in una tournée di preparazione alle Olimpiadi Roma, dove i posti da titolare però erano già occupati. Per la prima competizione ufficiale dovette attendere il ’63, quando prese parte ai Mondiali in Brasile e all’Europeo di Wroclaw. Chiamato e voluto da Paratore, continuò con lui la sua parabola azzurra, attraversando due Olimpiadi, più un altro Europeo e un altro Mondiale.

Giovambattista “Nino” Cescutti è nato a Udine, il 13 giugno del 1939. Nella sua formazione sportiva, non solo basket, ma anche calcio e atletica (gareggiò nella velocità a fianco di Livio Berruti). Il primo trasferimento fu nella vicina Trieste, poi il salto a Milano, con la Simmenthal, dove conquistò subito (nel ’58-’59) il suo primo scudetto. Approdato a Pesaro, vi restò per tre stagioni, vincendo per ben due volte il titolo di miglior marcatore. Quindi la militanza nell’Ignis Varese, ricca di successi: secondo scudetto, Coppa Intercontinentale, Coppa delle Coppe. Ala di 1,89, sapeva rendersi pericoloso sia da dalla distanza che spalle a canestro. Esordio in Nazionale nel dicembre del ’59, quindi la partecipazione ai Mondiali del ’63 e agli Europei del ’65. A Udine concluse sia la carriera di giocatore che quella da allenatore.

Guido Carlo Gatti è nato a Gubbio, in provincia di Perugia, il 23 aprile del 1938. A scoprirlo, anzi a inventarlo, fu Jim McGregor, che era in giro per l’Italia; lo vide nella palestra della Libertas Perugia – ancora sedicenne – e quasi gli intimò di dedicarsi pienamente al basket, proponendogli anche di trasferirsi subito a Bologna (e qui arrivò il suo primo importante rifiuto). Decise piuttosto di iscriversi al Politecnico di Torino, ma a poco a poco il basket cominciò a entrare nella sua vita: giocò a Torino, poi a Bologna con il Gira. Nel ’59 giunse a Varese, e in cinque stagioni conquistò due titoli tricolore. In Nazionale fece il suo ingresso con Paratore, che lo inserì già nella rosa per le Olimpiadi di Roma, dove però fece la riserva. Partecipò alle Universiadi del ’59, ai Giochi del Mediterraneo e ai Mondiali del ’63, agli Europei del ’65, all’Olimpiade di Città del Messico nel ’68, dopo avere rinunciato a quelle di Tokyo ’64. Ala di 1,92, grazie alla sua prestanza atletica era in grado di esibire una grande elevazione e un gioco spettacolare.

Lunedì, 06 Febbraio 2017 22:21

Europei di basket: Mosca 1965

Paratore e i suoi rialzano la testa

Prima o poi sarebbe stata la competizione olimpica – per la quale tutto si faceva e sulla quale tutto si puntava – a condizionare la partecipazione degli azzurri agli Europei. Dopo il sorprendente quarto posto di Roma ’60 (alle spalle di USA, URSS e Brasile), il quinto posto di Tokyo ’64 (dietro le stesse squadre, più il Portorico) risuonava come una bella e prestigiosa conferma: Italia nella èlite mondiale, e ancora una volta seconda in ambito continentale. Adesso basta, non ci si poteva più nascondere!

Stefano Albanese è nato a Palermo, il 20 maggio del 1944. Cresciuto nell’US Palermo, a soli 15 anni fece il suo esordio in serie B, ma appena l’anno dopo si trasferì a Roma, e con la Stella Azzurra riprese la sua trafila dalle giovanili in prima squadra, approdando stavolta in serie A nel ’62. Con la società del Collegio San Giuseppe rimase sette anni (con l’intermezzo di una stagione nelle Forze Armate di Vigna di Valle), quindi un’ultima apparizione nella massima serie a Cagliari, con la Brill, nel ’69-’70. Il prof. Paratore lo fece debuttare in Nazionale agli Europei del ’63, a Wroclaw. Ha fatto parte anche delle Nazionali giovanile e militare. Ala-pivot con ottime doti fisiche e atletiche, ha continuato a giocare fino al 1980, tra Vigevano (promozione in A2) e Pavia.

Paolo Vittori è nato a Gorizia, il 31 maggio del 1938. Messosi in luce nella squadra della sua città, fin dall’età di 18 anni venne reclutato dal prof. Paratore per entrare nel giro della Nazionale. Dopo un anno a Bologna, con la Motomorini, cominciò nel ’59 la sua bella avventura con il Simmenthal Milano: sei stagioni, quattro scudetti, due volte miglior marcatore della serie A. Fu una bandiera anche dell’Ignis Varese (cinque campionati, e altri due titoli tricolore), con un intermezzo “in famiglia” a Napoli (Ignis Sud). A Rieti chiuse la carriera di giocatore, e per un anno si cimentò nel ruolo di allenatore. In Nazionale fu l’uomo delle Olimpiadi (Roma ‘60, Tokyo ‘64, Città del Messico ‘68), distinguendosi sempre per le sue doti di tiratore. Uno soltanto, invece, l’Europeo al quale prese parte, nel 1963.

Lunedì, 30 Gennaio 2017 07:00

Europei di basket: Wroclaw 1963

Italia sfortunata, sempre più giù

Più triste e sfortunato non poteva essere il ritorno degli azzurri sulla scena dell’Eurobasket. Dopo il forfait di due anni prima a Belgrado, e in vista delle Olimpiadi di Tokyo, la Nazionale sembrava lanciata verso la riconquista di posizioni di prestigio. Arrivò invece, nella edizione numero tredici disputata in Polonia, città di Breslavia (Wroclaw in lingua autoctona), un inatteso dodicesimo posto, che fissava a un livello più basso il record negativo, dopo i già deludenti decimi posti delle ultime due partecipazioni. Niente da fare. La più importante manifestazione continentale sembrava essere diventata una maledizione!
Toccava ancora al tecnico Nello Paratore ingoiare il boccone amaro; proprio lui che, con l’exploit alle Olimpiadi di Roma, aveva per la prima volta portato il nostro basket alla ribalta internazionale. Un apparente paradosso, dietro il quale si nascondevano difficoltà di rapporti con i vertici federali, e soprattutto tra questi ultimi e le società. Per cui accadeva che per una manifestazione olimpica, per di più giocata in casa, veniva messo tutto a disposizione; per le altre si faceva fatica a organizzare raduni o tornei di preparazione, anche perché spesso la risposta alle convocazioni si limitava a un telegramma con la scritta “indisponibile”. Storia vecchia, un impaccio dal quale non ci si riusciva a liberare.

Mercoledì, 25 Gennaio 2017 21:48

Il ricordo di ... Gianfranco Pieri

Europei di basket
Il ricordo di ... Gianfranco Pieri

Gianfranco Pieri, nato a Trieste il 6 febbraio del 1937, cominciò a giocare a basket nella sua città, e con la Ginnastica Triestina vinse un titolo juniores, esordendo poi nella massima serie a 17 anni. Fino ad allora, alto 1,92, giocava nel ruolo di pivot. Rubini lo volle a Milano e lo trasformò addirittura in play-maker. In questo ruolo fu uno dei protagonisti dei nove scudetti (quasi consecutivi) conquistati dall’Olimpia tra il ’65 e il ’78. In Nazionale lo convocò per la prima volta Paratore nel ’55, e con lui in panchina disputò due Olimpiadi e un Europeo. Lo chiamavano “il Professore” un po’ per l’autorità con cui guidava la squadra, un po’ per l’aspetto che gli davano gli occhiali che portava anche sul campo.

Domenica, 22 Gennaio 2017 12:51

Europei di basket: Belgrado 1961

URSS imbattibile, l’Italia dà forfait

L’exploit ai Giochi di Roma faceva ancora venire i brividi al basket italiano. Erano trascorsi appena sette mesi da quel magico settembre del 1960, quando i cestisti azzurri avevano conquistato un sorprendente quarto posto olimpico alle spalle di USA, URSS e Brasile (con tante recriminazioni per il bronzo sfuggito). La dodicesima edizione del campionato europeo, di scena per la prima volta nella vicina Jugoslavia, arrivò troppo presto per avere il tempo di smaltire l’ubriacatura di quel successo e poi ripartire da zero per una nuova avventura. Quindi? Meglio restare a casa!

Venerdì, 20 Gennaio 2017 16:01

Il ricordo di … Nane Vianello

Europei di basket: Istanbul 1959
Il ricordo di ... Nane Vianello

Gabriele “Nane” Vianello è nato a Mestre il 6 maggio 1938. Cresciuto nelle giovanili della Reyer Venezia, a 19 anni venne ceduto a una società di Bologna, la Cestistica Mazzini, sponsorizzata Moro Morini, con la quale disputò due campionati nella massima serie. Il primo salto in una grande squadra a Varese, con l’Ignis allenata da Enrico Garbosi, dove conquistò uno scudetto nel ’61. Il trasferimento all’Olimpia Milano fu ritardato di un anno da parte del presidente Borghi che non volle concedere il nulla osta; poi, però, arrivarono quattro scudetti e una Coppa dei Campioni in cinque stagioni con la maglia Simmenthal. Ala di 1,91, esibiva un tiro in sospensione con la mano sinistra (e preferibilmente dall’angolo) che lo rese antipatico a molte difese. La sua carriera in Nazionale si allungò per un decennio, attraversando tre Europei (’59, ’65, ’67) e tre Olimpiadi (Roma, Tokyo, Città del Messico), oltre a un Mondiale; come allenatore sempre lui, Nello Paratore, che lo aveva fatto esordire in un Trofeo Mairano, a Bologna nel ’57, e che lo considerava uno dei suoi giocatori più fidati.

Mercoledì, 18 Gennaio 2017 23:42

Il ricordo di … Claudio Velluti

Europei di basket: Istanbul 1959
Il ricordo di ... Claudio Velluti

Claudio Velluti, nato a Cagliari il 15 aprile del 1939, divise il suo iniziale amore per lo sport tra basket e atletica leggera. Nel salto in alto fu il secondo italiano a superare i due metri, mentre il prof. Paratore cominciava a fargli la corte per la sua Nazionale. Una bigamia che si trasformò in dilemma (e poi in beffa!), perché alle Olimpiadi di Roma del ’60 aveva solo da scegliere tra le due competizioni: rinunciò lui al torneo di basket, ma dal concorso del salto in alto (dove si sentiva più gratificato) restò fuori all’ultimo momento. Lasciò la Sardegna nel ’59 per essere accolto nelle nobili file del Simmenthal Milano, dove vinse due scudetti in tre stagioni. A Cagliari giocò ancora tredici anni, con la soddisfazione di portare la Brill in serie A, ma sempre più impegnato dalla professione di ortopedico che lo accompagnò fino all’apice della carriera universitaria.

Mercoledì, 18 Gennaio 2017 23:32

Europei di basket: Istanbul 1959

Azzurri distratti, la testa a Roma

I patti erano chiari. Tutto doveva essere in funzione dei Giochi di Roma del ’60. Tutto! Collegiali, amichevoli, tornei; anche le manifestazioni ufficiali come il campionato europeo. Partecipare sì, cercare di ben figurare anche. Ma se proprio su un obiettivo bisognava concentrare sforzi e aspettative, non c’era che da rivolgere lo sguardo all’evento olimpico, per la prima volta ospitato in Italia. Dal gennaio del ’57, da quando era stata affidata la Nazionale a Nello Paratore, la missione era questa. Sicché anche il misero decimo posto di Istanbul, uguale fotocopia a quello di due anni prima a Sofia, venne accolto con una semplice smorfia di disapprovazione e nulla di più.

Lunedì, 16 Gennaio 2017 21:31

Il ricordo di ... Sandro Gamba

Europei di basket: Budapest ’55 e Sofia ’57

Sandro Gamba è nato a Milano, il 3 giugno del 1932. Il suo primo contatto con il basket avvenne a 13 anni, e fu un destino avverso a procurarlo: colpito involontariamente da un proiettile mentre giocava a pallone per strada (25 aprile ’45, scontri tra partigiani e fascisti), ne uscì con una mano malconcia, e un ufficiale americano gli suggerì - vedendolo poi col braccio al collo - che la maniera migliore per riacquistarne l’uso era di prendere proprio un pallone da basket (quello americano però!), sentirne la superficie ruvida al tatto, poi schiaffeggiarlo, quindi provare a palleggiare... A 19 anni conquistava lo scudetto con l’Olimpia Borletti Milano, il primo di una lunga serie di dieci quasi consecutivi (dal ’53 al ’60, l’epopea di Cesare Rubini allenatore e delle “scarpette rosse”). In Nazionale fece il suo ingresso già nel ’51 con Van Zandt (una rappresentativa giovanile); poi fu Tracuzzi a inserirlo nella rosa della prima squadra, ma la prima partecipazione a una manifestazione ufficiale avvenne con McGregor (Europei del ’55 a Budapest, seguiti il mese dopo dai Giochi del Mediterraneo di Barcellona); con Paratore, infine, disputò in maglia azzurra gli Europei del ’57 a Sofia e, da capitano, le Olimpiadi del ’60 a Roma. Chiuse la carriera di giocatore con la seconda squadra di Milano, All’Onestà; due campionati, fino al ’65, stesso anno in cui ha iniziato la sua lunga militanza da allenatore, di club e di Nazionale.

Domenica, 08 Gennaio 2017 18:36

Il ricordo di … Giancarlo Sarti, Sofia 1957

Il ricordo di ... Giancarlo Sarti, Europei di basket: Sofia 1957

Giancarlo Sarti è nato il 22 aprile 1936, a Pontremoli, in provincia di Massa-Carrara, città quest’ultima dove cominciò a muovere i suoi primi passi da cestista. A 19 anni esordì in serie A nella vicina Livorno, e qui venne notato prima da McGregor e poi da Paratore, che lo confermò nel giro della Nazionale. Alto 1 e 90, era un’ala (alta per quei tempi) dotata di tecnica e di temperamento. Dopo una breve parentesi a Bologna, con la Fortitudo, raggiunse la sua affermazione a Cantù (sponsor Levissima, poi Oransoda), dove rimase otto stagioni, con ben cinque quarti posti. A Udine chiuse la sua lunga carriera di giocatore (a 35 anni), e aprì quella (altrettanto lunga) di general manager, culminata con la conquista dello scudetto a Caserta nel ’91.

Domenica, 08 Gennaio 2017 18:31

Europei di basket: Sofia 1957

Primi passi dell’era-Paratore

Non c’era pace per la Nazionale azzurra. Nel senso che la guida tecnica cambiava volto con ritmo, a dir poco, frenetico. Proprio i campionati europei sembravano scandire questo continuo avvicendarsi sulla panchina. Van Zandt nel ’51, Tracuzzi nel ’53, McGregor nel ’55 (senza contare gli intermezzi fugaci di Marinelli, Penzo e Ferrero); ed ecco, nel ’57, il quarto cambio in altrettante edizioni. Incarico affidato a Nello Paratore, promosso da vice a primo allenatore secondo un disegno che per lui, probabilmente, era stato già tracciato dal momento in cui aveva lasciato la terra d’Egitto per piantare radici in quella dei suoi progenitori.

Sabato, 07 Gennaio 2017 17:55

Il ricordo di … Sandro Riminucci

Europei di basket: Mosca '53 e Budapest '55

Sandro Riminucci è nato a Tavoleto (in provincia di Pesaro) il 26 giugno del 1935. Esempio di precocità cestistica, nel ’52 conquistò il titolo italiano juniores con la Victoria Benelli Pesaro, e nell’ottobre dello stesso anno Tracuzzi gli fece vestire la maglia della Nazionale: aveva 17 anni, non era ancora arrivato l’esordio in prima squadra! Giocò in serie A, a Pesaro, fino al ’56, poi il passaggio a Milano, dove divenne uno degli artefici del grande mito delle “scarpette rosse”, portando nella bacheca dell’Olimpia (sponsorizzata Simmenthal) ben nove scudetti, più una Coppa dei Campioni. Ala di 1,87, era amatissimo dal pubblico per la sua fantasia di gioco, il tiro in elevazione, le entrate acrobatiche, che gli valsero il soprannome di “Angelo biondo”. In Nazionale disputò due Europei (Mosca ’53 e Budapest ’55), più le Olimpiadi di Roma ’60 e il Mondiale in Brasile nel ’63. Vive attualmente in Romagna, dove lo abbiamo raggiunto, risvegliando in lui il piacere di rivivere quei fantastici anni.

Gianfranco Sardagna è nato a Gorizia, il 28 maggio 1935. Iniziò a giocare nella sua città, per poi trasferirsi a Venezia, dove vestì la maglia della gloriosa Reyer, che allora militava in serie A. Lo prelevò da là Jim McGregor, che nella sua Nazionale voleva atleti come lui: alto 1,90, aveva una grande elevazione, si adattava al ruolo di ala e di pivot. L’Europeo del ’55, a Budapest, restò l’unico da lui disputato. Ci furono poi due partecipazioni olimpiche (Roma ’60 e Tokyo ’64), che lo videro tra i protagonisti. Subito dopo Budapest emigrò a Bologna, nelle file della Motomorini; poi nel ’57 il grande salto a Milano, in forza al Simmenthal, squadra con la quale conquistò ben quattro scudetti. A Bologna ci fu ancora un intermezzo di due anni, con la Virtus, poi il ritorno definitivo e la conclusione della carriera nella Fortitudo.

Lunedì, 02 Gennaio 2017 15:15

Europei di basket: Budapest 1955

Jim McGregor nella morsa dell’Est

Il momento magico dell’Ungheria arrivò quando tutti se lo aspettavano. Era da qualche anno che il basket magiaro si era assestato ai vertici continentali, e il secondo posto negli Europei del ’53 alle spalle del colosso URSS (seppure con la complicità di una subdola differenza canestri), aveva legittimato le sue ambizioni. Giocare in casa nella edizione successiva si presentava come un’occasione talmente favorevole da immaginare che difficilmente si sarebbe ripresentata in seguito. E di fatto restò unica... Solo che per essere davvero magico, quel momento, c’era bisogno dell’aiuto di qualche strana congiuntura, che in quella circostanza si concretò nella inconcepibile altalena della Cecoslovacchia, in grado di bastonare sia URSS che Ungheria nel girone finale, ma anche di uscire sconfitta da due partite nelle quali, secondo i pronostici, avrebbe dovuto passeggiare.

Lunedì, 19 Dicembre 2016 13:54

Mosca 1953. Il ricordo di … Stelio Posar

Stelio Posar, nato a Trieste il 25 febbraio 1933, è cresciuto cestisticamente nel prolifico vivaio della Ginnastica Triestina. Play-maker di ruolo, all’età di 20 anni venne notato da Vittorio Tracuzzi, che aveva bisogno di ringiovanire la Nazionale in vista degli Europei del ’53 a Mosca. Fu quello il primo di tre Europei consecutivi ai quali Posar prese parte (lo ritroveremo a Budapest ’55 e a Sofia ’57). Nel campionato italiano si trasferì presto a Livorno, e là praticamente rimase fino alla fine della sua carriera, con un intermezzo di due stagioni (dal ’57 al ’59) a Bologna nelle file della Fortitudo. Smise di giocare a 35 anni, e intraprese poi l’attività di istruttore, sempre a Livorno, città nella quale tuttora vive.

Martedì, 06 Dicembre 2016 15:28

Il ricordo di … Giorgio Bongiovanni

Europei di basket: Parigi 1951

Giorgio Bongiovanni è nato a Bologna, il 4 marzo del 1926. E’ stato una dei primi grandi giocatori del Gira Bologna, un club fondato nel 1945, come nuova sezione di una polisportiva che era nata seguendo la passione per il ciclismo (Gira non è altro che l’iniziale del cognome di Costante Girardengo). Approdato in serie A nel ’48, il Gira fu per un decennio la seconda squadra bolognese dopo la Virtus Minganti. Nel campionato ’53-’54, con Bongiovanni nella doppia veste di giocatore-allenatore, la squadra riuscì a precedere i cugini al secondo posto (dietro la Borletti Milano). In maglia azzurra Bongiovanni ha disputato due campionati europei (Parigi ’51 e Mosca ’53), la prima edizione dei Giochi del Mediterraneo (nel ’51 in Egitto, vincendo il bronzo) e l’Olimpiade di Helsinki del ’52. Sposato con Franca Ronchetti (ex cestista azzurra, nonché sorella minore della più nota Liliana), Giorgio Bongiovanni vive a Torino, e a 90 anni compiuti è il nostro primo testimone nella storia degli Europei maschili di basket.

Martedì, 29 Novembre 2016 11:59

Europei di basket: Parigi 1951

AMULETI E PROGRESSI DI VAN ZANDT!

«Parigi, o cara...» ... Da quando, nel gennaio del ’48, la Nazionale italiana aveva battuto quella francese nella sua capitale – si trattava di una amichevole ma fece tanto scalpore –, tornare nella «più romantica città del globo» le procurava sempre uno stato di eccitazione e di ottimismo. La traccia di quella fortunata trasferta era addirittura rimasta, sotto forma di simbolo ricamato, sui bianchi pantaloncini della divisa da gioco: si trattava di una... carota, come quella che il tecnico Van Zandt vide su un marciapiede, appena la comitiva uscì dalla stazione ferroviaria della Gare de Lyon, e che si affrettò a raccogliere convinto che fosse il portafortuna per vincere contro ogni pronostico – come in realtà poi avvenne – la sfida di quella fredda sera d’inverno.

Giovedì, 15 Dicembre 2016 15:41

Europei di basket: Mosca 1953

TRAC SETTIMO, MA SENZA IMBROGLI

Ne successero di tutti i colori, a Mosca, in occasione della ottava edizione dell’Eurobasket, che l’Unione Sovietica si era finalmente decisa a ospitare, dopo avere già rinunciato al diritto quattro anni prima. Colori sul campo, sotto forma di combine, ostruzionismo, trucchi di gioco (o di non gioco), tutte cose che risultarono davvero inaccettabili. Al punto da indurre la FIBA a pensare di cambiare le regole.

Giovedì, 10 Novembre 2016 10:13

Europei di basket: Il Cairo 1949

PRODEZZA EGIZIANA... DI UN ITALIANO!

Un campo costruito vicino il deserto, le Piramidi sullo sfondo. Il campionato europeo di basket indossò una veste esotica e magica per mandare in scena la sua sesta edizione, nel maggio del 1949. L’Egitto ormai faceva parte della famiglia, e il sorprendente terzo posto conquistato a Praga due anni prima gli offrì una opportunità davvero unica, grazie alla rinuncia dell’Unione Sovietica, che aveva diritto a ospitare la manifestazione per essere campione in carica, e all’impossibilità da parte della Cecoslovacchia, giunta seconda, di ricandidarsi. Il Cairo, capitale moderna del più «mediterraneo» degli stati africani, aprì le porte del suo fascino e della sua storia.

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