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Lunedì, 20 Marzo 2017 07:05

E ora si va alle semifinali!

Ed ecco che nella notte di oggi sono state stabilite tutte le sweet sixteen. 

Nella parte East del tabellone la seconda semifinale vedrà scendere in campo South Carolina contro Baylor. 

I Gamecocks strappano l'accesso alla semifinale grazie alla vittoria sui Blue Devils di coach K che nella prima frazione di gioco si erano imposti col punteggio di 30-23 grazie all'ottima prestazione di Grayson Allen (chiuderà a quota 20 punti). Poi però nella ripresa South Carolina sembra scendere in campo con una grinta e una voglia di vincere senza eguali che le permette di imporsi per 65-51 ribaltando il gap accumulato dopo i primi venti minuti; nella rimonta fondamentale l'apporto di Thornwell che realizza ben 24 punti. 

I Bears invece vincono entrambi i tempi contro i Trojans che non riescono mai ad agguantare la meta pur andandoci vicini ogni volta, e si portano a casa la partita col punteggio di 82-78. Nota molto positiva, ma magra consolazione, per gli sconfitti sono i 28 punti di uno strepitoso Metu che più volte ha messo in crisi la difesa avversaria; dall'altra parte però le prestazioni, entrambe da 19 punti, di Maston e Motley fanno la differenza. 

Kentucky vince tutti i due tempi con uno scarto rispettivo di due e un punto su Wichita State e così avanza nel torneo; Landry Shamet, coi suoi 20 punti, ha tenuto gli Shockers ad un palmo dalla vittoria per tutto il tempo, salvo poi arrendersi nel finale dopo i due tiri liberi messi a segno da Malik Monk, che chiude la partita con 14 punti e 4 assist, a poco più di tre secondi dal termine. 

Ad aspettarli c'è UCLA  che ha vinto senza troppe difficoltà contro Cincinnati alla quale ha concesso un vantaggio di tre punti a fine primo tempo, per poi dominare nel secondo e imporsi definitivamente col punteggio di 79-67. A guidare i Bruins ancora una volta c'è un freshman: infatti Lonzo Ball è top scorer del match con 18 punti e mvp grazie anche ai suoi 7 rimbalzi e 9 assist che lo mandano vicinissimo alla sua prima doppia doppia in una fase finale del torneo NCAA. 

I ragazzi di North Carolina raggiungono Baylor nella semifinale della parte South del tabellone dopo aver sconfitto Arkansas col punteggio di 72-65 dovuto a un gap di 5 punti nel primo periodo e di 2 nel secondo. Quindi l'università dove giocò Micheal Jordan continua ad avanzare nel torneo per riprendersi la sua rivincita sull'anno scorso quando in finale fu beffata da una tripla sulla sirena da Villanova, squadra che quest'anno ha già abbandonato dopo il second round il ballo di marzo. 

Partita a due facce quella fra Rhode Island e Oregon che visto nella prima metà vincere 46-38 i Rams, e nella seconda 37-26 i Ducks che si portano a casa la vittoria finale col punteggio di 75-72 grazie a un tiro da oltre l'arco al fotofinish di Tyler Dorsey, che chiude la sua partita con 

5 rimbalzi e 27 punti. 

Ad aspettarli ci sarà Michigan che si è imposta contro Louisville per 73-69. Nel primo periodo però i Cardinals sono stati trascinati dall'ottima prestazione da 19 punti e 7 rimbalzi di Mitchell, e dalla buona partita di Deng (chiude a quota 16 punti, 2 rimbalzi e 2 assist) che consentono a Louisville di andare in vantaggio sul 36-28 dopo venti minuti di gioco. Nella ripresa si vede tutta la forza e la voglia di vincere dei Wolverines che infatti si impongono per 45-33 ribaltando il risultato finale; la rimonta per Oregon è stata guidata dai 17 punto di Wilson, ma soprattutto dai 26 punti con 11/14 al tiro di un incredibile Morirz Wagner che regala ai suoi l'accesso alle sweet sixteen. 

Ora si devono giocare tutte le semifinali di ogni parte del tabellone, ora si inizia a fare veramente sul serio. 

 

Davide Maggioni

Pubblicato in Estero
Domenica, 19 Marzo 2017 08:26

Il crollo dei giganti: Villanova è fuori

 
Nella notte si sono disputate ben dieci partite del second round che hanno mostrato al mondo le prime cinque squadre delle sweet 16. 
I favoriti dell'Università di Gonzaga continuano il loro cammino verso le final four vincendo per 79-73 contro Nothwestern. I ragazzi di coach Few entrano in campo come avevano finito la loro prima partita e Fano subito degli avversari ciò che vogliono: infatti la prima metà di gioco finisce sul 38-20 per i Bulldogs. Chris Collins nell’intervallo deve aver detto qualcosa ai suoi che li ha spronato a cambiare atteggiamento e a rientrare solo con un obbiettivo: vincere. Il secondo tempo si gioca praticamente solo in una metà campo con Northwestern, guidata da McIntosh , si porta a meno cinque punti a 5:31 dalla fine. Timeout di coach Few per cercare di sistemare le cose e così alla ripresa del gioco Northwestern non riesce andare a segno per due minuti e quarantanove secondi. Rimonta svanita e Gonzaga alle sweet sixteen dove affronterà West Virginia. I Mountaineers mettono in campo fin dalla palla a due  una pallacanestro solida fatta di una grande pressione e di circolazione di palla tanto da vincere entrambi i tempi sui Fighting Irish senza mai andare in seria difficoltà; la partita infatti finisce sul punteggio di 83-71 per Notre Dame che guidata da un incredibile Bonzie Colson da 8 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata, 1 persa e 27 punti continua a partecipare al ballo di fine anno. 
L'altra semifinale del torneo a West sarà fra Xavier e Arizona dopo che i primi hanno vinto 91-66 contro Florida State, e i secondi 69-60 contro St. Mary’s. 
I Musketeers non hanno alcun tipo di problema a fare letteralmente in brandelli i Seminoles grazie a una difesa a zona che è andata dal primo minuto all'ultimo e che Florida astate non è riuscita praticamente ad attaccare, a un parziale nel secondo periodo di 12-0 aperto dalla tripla di O’Mara che ha messo definitivamente sulle gambe i Seminoles, a un Trevon Bluiett da 6 rimbalzi, 3 assist, 2 palle perse e 29 punti in 36 minuti. 
Arizona invece ha visto una partita a due facce: infatti se era sotto di un punto (29-30) a termine della prima frazione di gioco, poi nella ripresa ha recuperato e si è portata in vantaggio fino a vincere la partita con un gap di nove punti a favore. I Wildcats quindi si dimostrano ancora una volta una scheggia impazzita capace di fare sia il bello che il brutto tempo, mentre l'unica nota positiva per St. Mary’s sono i 19 punti di Landale che è top scorer della partita. 
Butler ribalta i pronostici della vigilia, dati sia dagli scontri durante la regular season sia dalle posizioni occupate dalle due franchigie nel ranking nazionale, vincendo contro Middle Tennessee per 74-65. I Bulldogs riescono a portare a casa tutti e due i tempi dando prova di grande forza e di saper gestire la gara, ricacciando via a meno dieci gli avversari quando questi tornavano a farsi pericolosi. La differenza è stata fatta dalle percentuali e da quelle oltre il perimetro in particolare da dove Middle Tennessee ha tirato con un 4/19, mentre Butler con un 8/15. 
Partita molto combattuta invece quella fra Purdue e Iowa State che si chiude sul 80-76 per i Cyclones  che riescono, in quale modo, a gestire il vantaggio accumulato nel primo periodo e a respingere l’assalto dei Boilermakers che nel secondo tempo si sono imposti per 45-36. La rimonta è stata guidata da Swaingman che ha finito con un’altra doppia doppia da 12 rimbalzi e 20 punti, doppia doppia annullata completamente dalle prestazioni di Burton (25 punti) e Thomas (20 punti). 
Florida vince contro Virginia nella maniera più strana per una partita di march madness: infatti vin e grazie alla difesa. Concede a Virginia solo 39 punti in 40 minuti e ne segna 65 che gli permettono così di portare a casa il biglietto per le sweet sixteen. In particolare i Gators sono scappati a fine primo tempo con un incredibile parziale di 21-0 grazie a una difesa che ha concesso praticamente solo tiri dall'arco dove i Cavaliers hanno segnato 1 tentativo su 15. 
Al Keyback Center di Buffalo succede l’impensabile: Villanova, i campioni in carica, vengono battuti 65-62 da Wisconsin grazie a un tiro libero a pochi secondo dalla fine di Vitto Brown che sancisce la fine della stagione per i Wildcats. La pratica è stata chiusa da Wisconsin proprio alla fine quando Villanova, forte di soli sette giocatori, è rimasta sulle gambe, senza fiato nei polmoni e ossigeno nel cervello. Così quest'anno ci sarà sicuramente una nuova squadra sul tetto del basket college americano, ora tocca solo al tempo dirci chi sarà. 
 
Davide Maggioni 
 
Pubblicato in Lega A
 
 I Mustangs incredibilmente perdono per un solo punto contro USC: infatti SMU è stata davanti dall'inizio alla fine accumulando anche un massimo vantaggio di 12 punti, salvo poi farsi recuperare e subire una tripla a 36 secondi dalla fine, realizzata da Stewart, che ha dato la vittoria a USC e anche la possibilità a questi ragazzi di continuare nella loro corsa al titolo nazionale. 
Ad aspettarli al second round ci saranno i ragazzi di Baylor che hanno vinto contro New Mexico State che stava vincendo la prima frazione di gioco col punteggio 40-38; Baylor rientra in campo nella seconda metà molto più decisa e convinta, facendo valere tutta la sua potenzialità, chiudendo la partita sul 91-73 grazie alla prestazione sopra le righe di Freeman (21 punti). 
Nella parte Midwest del tabellone si sono affrontate Rhode Island contro Creighton e Jacksonville State contro Louisville; incredibile come ogni giocatore del quintetto di partenza dei Rams sia finito in doppia cifra, cosa che ha permesso a Rhode Island di vincere entrambi i tempi e impattare la vittoria finale sul punteggio di 84-72. Invece Louisville viene guidata da Mangok Mathiang che fa registrare il suo record di punti, ben 18, e permette ai Cardinals di vincere per 78-63 contro un’impotente Jacksonville, nonostante i 30 punti di Norberts Giga. 
North Carolina invece troverà al second round Arkansas dopo aver superato agilmente e senza alcuna difficoltà Texas Southern col punteggio di 103-64, facendo così registrare il punteggio di franchigia più alto finora nella march madness. Una partita praticamente perfetta da parte dei Tar Heels sia in difesa che in attacco: infatti in sei giocatori sono arrivati alla doppia cifra e tra loro il top scorer è stato Justin Jackson che ha messo a referto in 24 minuti 21 punti, 3 assist e 7 rimbalzi. 
Arkansas invece domina la seconda frazione di gioco, dopo aver pareggiato la prima 37-37, contro Seton Hall; non basta ai secondi la prestazione da 22 punti, 4 rimbalzi e 2 assist della post guard Carrington alla quale risponde abilmente Moises Kingsley con 23 punti, 6 rimbalzi, 2 assist, 1 palla rubata e 4 stoppate (miglior difensore della giornata) a cui si unisce con ben 20 punti in 30 minuti Jaylen Barford. 
I Blue Devils dominano completamente la prima metà di gara segnando 52 punti e concedendone solo 38 agli avversari della Troy University in maniera da poter gestire sia la gara sia le energie sprecate gli impegni successivi; la partita termina sul risultato di 87-65 grazie essenzialmente sia ad un buon attacco che a una buona difesa che riesce a concedere solo o tiri dall'arco o penetrazioni molto difficili. 
Affronteranno nel second round South Carolina che ha sconfitto nella notte Marquette in una delle partite che sembravano essere tra le più equilibrate del first round of madness; il primo temo rispetta le previsioni e si conclude con Marquette in vantaggio di un solo punto sul 40-39 grazie a una buona prestazione di squadra e percentuali al tiro più che soddisfacenti. Il secondo tempo però è tutto a favore dei Gamecocks che, trascinati dai 29 punti di Thomwell e dai 21 di Dozier, asfaltano gli avversari con un 54-33 che gli concede la vittoria finale (93/73). 
Wichita State vince contro Dayton col punteggio finale di 64-58 in una partita molto combattuta e avvincente: gli Schockers nella prima metà di gioco hanno subito gli avversari e in modo particolare la point guard Smith che chiude la partita con 25 punti in 37 minuti, salvo poi riprendersi nella successiva parte di gara quando hanno iniziato a giocare da squadra e hanno ribaltato il risultato del primo periodo. 
Ad aspettarli nella fase successiva del torneo ci sono i ragazzi di Kentucky University che hanno vinto il derby contro Northern Kentucky nella prima partita della dance of madness col punteggio di 79-70: infatti a nulla è valsa la rimonta nella seconda frazione da parte dei Norse che sono riusciti solo a rosicchiare 5 punti grazie a un Williams da 21 punti e a un Holland da 22, non abbastanza in virtù di un gap di 14 punti maturato nel primo tempo a favore dei Wildcats.  
Vince agevolmente anche UCLA contro Kent State col risultato finale di 97-80 in favore dei Bruins che dominano in entrambe le fasi del gioco. Grandiosa la prestazione di TJ Leaf che mette a referto 23 punti, 6 rimbalzi e 2 assist nei 26 minuti giocati, mentre sfiora la prestazione Lonzo Ball con un 6/7 da due, un 2/3 da oltre l'arco e 1/2 ai liberi a cui vanno aggiunti 3 assist e 4 rimbalzi. 
Ad attenderli ci sarà Cincinnati che si è imposta per 75-61 su Kansas State grazie alla prestazione di Troy Capuan che chiude con 23 punti (7/10 da due, 2/4 da tre e 7/7 a cronometro fermo),  7 rimbalzi, 2 assist e 2 palle perse in 38 minuti. 
 
Stanotte si giocheranno le prime partite del second round e attenzione perché North Carolina sembra voglia riprendersi quello che l'anno scorso le è stato rubato da una tripla sulla sirena. 
 
Davide Maggioni 
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Venerdì, 17 Marzo 2017 07:36

It’s march madness

Ci siamo. Le prime partite di march madness si sono disputate nella notte targata NCAA e il tabellone si sta già muovendo verso il second round che dopo stasera sarà completamente delineato. 
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Lunedì, 13 Marzo 2017 08:23

It’s selection Sunday, dude

Così un tempo il giovane Craig Sager annunciava ai suoi telespettatori che nelle prossime due ore si sarebbero scelte le squadre che senza aver vinto il loro titolo di Conference avrebbero partecipato alla march madness. 
La pratica in se stessa è relativamente complicata e prevede tre fasi: selecting at large teams, seeding teams, building the bracket. 
La prima fase consiste in una selezione preliminare in cui tutti i membri della giuria che assegna i posti indicano 36 squadre ciascuno nella prima colonna e in una seconda quelle squadre che devono andare al secondo ballottaggio. Si contano i voti ricevuti dai singoli team e ogni squadra che ha ricevuto tutti i voti degli elettori (tranne un massimo di due) rientra direttamente nel tabellone del torneo; poi si procede con una seconda scrematura delle squadre inserite nella board under consideration dopo la prima scrematura. Dunque ogni membro della giuria elettiva indica otto squadre che dovranno essere aggiunte alla lista dei large teams e quindi aggiunte al tabellone della parte finale del torneo NCAA. 
Si passa così alla seconda fase del selection Sunday: il seeding teams durante il quale tutte le squadre partecipanti alla march madness, sia per via diretta che attraverso la prima fase di questo lungo processo, vengono divise in determinate categorie. Infatti in questo momento vengono create otto liste in cui vengono inserite una squadra ciascuna e che saranno privilegiate durante la realizzazione del tabellone. 
Posizioni che vengono stabilite, tramite estrazione (eccetto per le prime otto squadre delle seeding lists, divise ognuna in una rispettiva lista, che corrispondono alle teste di serie e sono divise a tavolino –in stile Champions League per intenderci.), durante l'ultima fase di questo processo: il building the bracket. In questa fase finale bisogna tenere in considerazione solo quest’unica regola: le squadre selezionate nelle prime quattro seeding list vanno divise nelle quattro parti del tabellone in modo che si possano incontrare solo alle final four. Stesso procedimento avviene per le franchigie sistemate nelle seeding list dalla quinta alla ottava. 
Così viene delineato il tabellone e si può iniziare la fase finale del torneo collegiale americano di basket. 
Nella parte a East si disputeranno ai sedicesimi le sfide fra Villanova (testa di serie delle seeding list) e MSM, Wisconsin e Virginia Tech, Virginia e UNCW, Florida e East Tennessee State, SMU e USC, Baylor e New Mexico State, South Carolina e .  La finale di East si giocherà a New York il 26 marzo e vedrà come partecipanti molto probabilmente Villanova, vincitrice delle scorse final four, contro o Virginia Tech, Florida o SMU –probabilmente l'ultima se Semi Olejeye sarà in una discreta forma fisica e mentale. 
Dalla parte opposta del tabellone nella Midwest la testa di serie Kansas sfiderà UCD, mentre Miami Michigan State, Iowa State Nevada, Purdue Vermont, Creighton Rhode Island, Oregon Iona, Michigan 
Nella finale che si disputerà a Kansas City, se riuscirà a passare agevolmente i turni come sembra,  probabilmente si affronteranno i padroni di casa e una fra Creighton e Michigan. 
Le sedici squadre che si affrontano per giocarsi il titolo di West il 26 marzo sono così accoppiate nel primo turno eliminatorio: Gonzaga (superfavorita anche per la vittoria finale data l'incredibile regular season sia in Conference che fuori; ma attenzione che potrebbe implodere già dalla prima partita clamorosamente) South Dakota State che sembra la prima vittima sacrificale, Northwestern Vanderbilt, Notre Dame (unica seria rivale di Gonzaga nella corsa alla finale di West) Princeton, West Virginia Bucknell, Maryland Xavier, Florida state FGCU, St. Mary’s (eccola finalmente una squadra degna di questo nome) VCU, Arizona (che ha sorpreso tutti vincendo contro UCLA in semifinale di pac12) North Dakota. Qui sembra già tutto scritto: marcia inesorabile di Gonzaga verso le final four con solo possibile ostacolo St. Mary’s. 
La testa di serie nella parte South del tabellone è North Carolina che affronterà Texas Southern, mentre le altre sfide saranno: Arkansas Seton Hall, Minnesota Middle Tennessee, Butler Winthrop, Cincinnati Wake Forest, UCLA Kent State, Dayton Wichita State, Kentucky North Kentucky nel derby. La pratica non sembra così facile e favorite alla vittoria ci sono la finalista dell'anno scorso North Carolina, UCLA e Kentucky che però inizierà con un derby molto particolare. 
 
Signori e signore il selection Sunday si è concluso, il tabellone è stato delineato ed ora è MARCH MADNESS. 
 
Davide Maggioni 
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 Al Barclays center di Brooklyn nello stato di New York va in scena la semifinale fra North Carolina e Duke della Atlantic Coast Conference. La vittoria di questa partita avrebbe portato una delle due compagini a giocarsi il titolo di conference e quindi anche un accesso diretto alla march madness senza passare per il selection Sunday che si terrà entro questa settimana. Un’inchiesta sui social media prima della partita da parte della piattaforma digitale della NCAA dava come vincitrice praticamente certa(con un 65% di possibilità) North Carolina su Duke in virtù di quello che si è visto durante la regular season: North Carolina ha chiuso infatti alla prima posizione di conference con 14 vittorie e 4 sconfitte, mentre Duke si è piazzata al 5 posto con 11 vittorie e 7 sconfitte. 
Però una semifinale è una partita secca dove vince non chi ha giocato meglio durante la stagione, ma chi ha più grinta e voglia in quel preciso momento; in più aggiungetevi il fatto che queste due franchigie hanno fatto la storia della Tobacco Road Rivalry e che quindi tra di loro non scorra proprio buon sangue e il gioco è fatto: il risultato può essere qualunque.
 Già prima della palla a due le possibilità di vittoria dei Tar Heels sembrano salire vertiginosamente quando coach K presenta la lista coi suoi giocatori per quel match: solo 8, contro i 14 di North Carolina. Quindi ai Blue Devils viene chiesto fin dall'inizio un impegno particolare in quanto le rotazioni sono ridotte (considerate poi il fatto che il centro Bolden vede il campo per solo un minuto). 
La partita sembra scritta: North Carolina vincente. 
I primi venti minuti sono la concretizzazione pura dei pronostici: coach Alford può contare su una panchina lunga e cerca di mettere tutti in ritmo con una serie di cambi, mentre dall'altra parte coach K punta quasi sempre sullo stesso quintetto lasciando pochi minuti di riposo ai suoi primi violini. Risultato? Primo tempo finisce 49-42 per i signori provenienti da Wilmington, trascinati da un incredibile Isaiah Hicks e da un implacabile Kennedy Meeks (entrambi chiuderann a quota 19 punti).
Coach K deve cambiare qualcosa o per i suoi sarà una disfatta clamorosa e ciò potrebbe anche portare via possibili voti in vista del selection Sunday e quindi anche il biglietto per la march madness. 
Al rientro in campo i Blue Devils tengono fede al loro nome: infatti sembrano impossessati da un demone interno (demone alla greca per intenderci) e giocano una pallacanestro alla coach K. Una pallacanestro tanto essenziale quanto efficace: difesa forte e azione in transizione se possibile, o comunque da svolgersi nei primi 15 secondi. 
Dall'altra parte i giocatori in canotta blu a righine bianche sui lati rimangono sbalorditi da tanto agonismo, da tanta ferocia e non riescono quasi mai a trovare né una via sicura per spezzare i raddoppi sul portatore né un buon tiro. 
Qualcosa sta cambiando e a 10:21 dalla fine Luke Kennard subisce fallo mentre sta andando al tiro con conseguenti due tiri liberi: il primo va a segno e il secondo fa sentire solo il rumore della retina. Un boato da una parte del pubblico che si risveglia e che capisce che il momento è cruciale. 63-63. La rimonta è completata e l'inerzia della gara si è completamente spostata a favore di Duke. Ora i ragazzi di coach K hanno 10 minuti e 21 secondi per provare a vincere una partita che date le circostanze sembrava persa dopo il primo periodo di gioco. 
Il tempo rimanente continua sulla falsa riga della prima metà del secondo periodo: Duke indemoniata segna, prende rimbalzi sia offensivi che difensivi, scivola, stoppa, ruba la palla, costringe a tiri difficili e allo scadere. Non c'è nulla da fare: i Tar Heels sono definitivamente fuori partita nonostante ci sia qualcuno che ancora lotta per rimanere aggrappato ai Blue Devils. 
La sirena riecheggia nel palazzetto e segna la fine della partita, il punteggio è di 93-83 in favore di Duke in virtù di un secondo tempo finito 51-34. 
La rimonta è completata e i ragazzi di coach K possono puntare ancora a staccare un biglietto di sola andata per la march madness senza passare dal Selection Sunday, dove invece molto probabilmente North Carolina sarà selezionata dalla giuria per partecipare alla fase finale del torneo NCAA. 
A questa incredibile rimonta (in 7 contro 14 e sotto di 9 punti) partecipano tutti e in particolare: Jayson Tatum, MVP of the match, con 7 rimbalzi, 2 assist, 2 palle recuperate, 3 palle perse e 24 punti con un 8/15 dal campo. A lui dà una grande mano Luke Kennard coi suoi 20 punti in 39 minuti che arrivano grazie a un 4/7 da due, un 2/2 da oltre l'arco e un 10/10 a cronometro fermo che dimostra tutta la sua freddezza nelle situazioni importanti. 
Duke fa l’impensabile: ribalta i pronostici, ribalta la partita e continua nella lotta per la vittoria del titolo di Conference. Chissà se riuscirà a portarselo a casa. 
 
Davide Maggioni 
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Parlando dei Dallas Mavericks, subito viene in mente a tutti gli appassionati della palla a spicchi la stessa domanda: ma il titolo del 2011 è stato un atto unico e irripetibile? È stato il sogno di una cenerentola finito in realtà? Al giorno d'oggi la risposta sembra facile, più o meno: Si. Un Si che sa più di una bocciatura però che di una promozione, un si che sa di No con la N maiuscola per vari motivi: il signore con la casacca 41 sta iniziando ad avere un bel po’ di primavere sulle spalle e nonostante i tedeschi siano duri a morire, anche lui sente la fatica dei suoi quasi 39 anni (il prossimo 19 giugno). Vista così quindi la risposta potrebbe essere solo una: si, i Mav sono stati una bella favola, ma tale resteranno. 
Però le cose stanno cambiando rispetto a indizio stagione: infatti dopo una prima parte non decisamente brillante, gli uomini con la casacca in blu stanno cercando di entrare ai playoff per la sedicesima volta su diciassette stagioni grazie fra gli altri a Seth Curry –che da dopo l’all star game sta tirando meglio del fratello-, Harrison Barnes e Jose Barea.
Ancora una volta c'è un problema intorno alla squadra: il ticket per la post season non sembra essere la priorità assoluta nella contea di Dallas. E se da un certo punto può pure andar bene che nel Texas lo sport principale sia il football americano, da un altro punto di vista non è possibile che una franchigia della NBA accetti questa aria di semi menefreghismo che la circonda e che porta i tifosi al palazzetto solo per partite davvero importanti. 
Per far sì che il verbo della pallacanestro si diffonda sempre più in Texas e nella contea di Dallas in particolare qualcosa  deve cambiare, bisogna arrivare a quella post season non come cenerentola o semplice comparsa, ma come protagonista; e ogni anno può essere quello buono, allora perché non iniziare dal prossimo draft dove i Mavericks hanno la settima scelta assoluta? 
A questa domanda possono rispondere veramente solo il proprietario Mark Cuban, il GM Donnie Nelson e il capo allenatore Rick Carlisle. Noi possiamo limitarci a guardare quelli che sono i rumors e quella che sarà la probabile settima scelta del draft NBA 2017: De’Aron Fox da Kentucky. 
Iniziamo ad analizzare la situazione in cui la giovane point guard sta crescendo a livello biografico, scolastico, umano e cestistico soprattutto: i Wildcats sono guidati dalla sapiente figura di John Calipari che dopo aver fatto da assistent coach a Larry Brown in quel di Philadelphia, ha deciso di tornare alle origini e al college basketball. Questa sua scelta potrebbe da molti essere etichettata come quella di un codardo non pronto per giocarsela coi più grandi, ma in realtà è stata dettata da motivi personali e sul fatto che quel ruolo di assistente gli stava molto stretto. Così arriva prima ai Memphis Tigers e poi dal 2009 ai Kentucky Wildcats. Qui sta facendo davvero bene e in poco più di sette anni ha un record di 217 vittorie e 47 sconfitte, e ha sempre portato i suoi alla march madness. In questa stagione i suoi hanno piazzato un record di 26 vittorie e 5 sconfitte, due delle quali in due partite di Conference (su un totale di 18) che hanno comunque permesso ai Wildcats di laurearsi campioni della Southeastern Conference. 
Fondamentale in questa cavalcata alla vittoria di Conference prima e alla march madness poi è risultato l'apporto della point guard De’Aron Fox. Il freshman proveniente da Katy nel Texas – a soli 394 km da Dallas. Coincidenze? Io non credo.- sta giocando all'incirca 29.5 minuti a parità in cui realizza in media 15.2 punti, 4.2 rimbalzi e 5 assist. Non male per quella che dovrebbe essere una settima scelta e per uno che ha ancora ampi margini di crescita, avendo solo vent'anni. Il suo modo di giocare si potrebbe sposare con quello di Dallas dato che non ha paura di prendersi tiri difficili e di giocare l'uno contro uno sia in difesa che in attacco. 
La vera domanda su questo giocatore però è sempre collegata a quella iniziale: è in grado De’Aron Fox di portare i Mavs a ricoprire il ruolo che il titolo del 2011 gli assegnerebbe di diritto? Il tempo ci dirà se sarà così, per il momento limitiamoci a guardarlo giocare a Kentucky e a fantasticare su un possibile ritorno dei Mavs ai livelli degli anni d'oro, magari proprio nella stagione del ritiro –se sarà così non lo sa nessuno- di Dirk Nowitzki. 
 
Davide Maggioni 
 
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Continuiamo con la nostra guida al draft NBA 2017 con quella che sarà la sesta scelta assoluta: Jayson Tatum ai Sacramento Kings.
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Dalle parti di Philadelphia qualcosa si sta muovendo e non da poco, la città dell'amore fraterno sta mettendo su una bel mix di giovani di talento e veterani che fanno praticamente da mentori per i più inesperti. Fra i secondi troviamo Tiago Splitter, Sergio Rodriguez –vecchia conoscenza dell’eurolega in quel di Madrid-, Gerald Henderson, Jerryd Bayless e Robert Covington; fra le fila dei ragazzi appena usciti o quasi dal college troviamo Joel Embiid –fermato per tutta la stagione da un infortunio-, Dario Saric –serio candidato al premio rookie of the year e altra vecchia conoscenza dell’eurolega con la maglia dell’Anadolu Efes-, Jahill Okafor, Ben Simmons che non siamo ancora riusciti a vedere realmente in campo per vari problemi fisici, Nik Stauskas, Richaun Holmes e Justin Anderson. Questo concentrato di potenzialità, esperienza e voglia di vincere ed imporsi viene gestito sapientemente da coach Brett Brown. 
Lui è uno di quelli allenatori che hanno iniziato sotto la guida di Gregg Popovich a San Antonio come assistant coach  e che quindi il resto delle franchigie NBA ha cercato di accaparrarsi per arrivare a riproporre la Spurs culture –a tale proposito vi  invito a leggere “Pokerface” di Marco Belinelli.  
Cosa potrebbe volere di meglio un ragazzo di vent'anni che esce dal college, dove si è reso protagonista, e approccia con il prossimo draft al mondo dei professionisti per la prima volta? Probabilmente solamente la Spurs culture stessa, anche se in realtà la città di San Antonio ha delle ambizioni particolari che ti obbligano a far bene fin da subito – e ciò potrebbe essere un male per un rookie. Dunque rimangono le varie realtà dove S cerca di ricreare, o riproporre, la Spurs culture: fra queste vi è quella dei 76ers che può essere l’opzione migliore per muovere i primi passi nella lega a cui tutti nel mondo intero guardano con fascino e stupore, proprio perché ti offre la possibilità di avere un grande coach, compagni più esperti da cui si può –si deve- imparare, e soprattutto spazio. 
Spazio. Minuti. Campo. È questo che serve a un rookie per imparare a camminare in quel mondo di giganti e questo è quello che davvero Philadelphia offre, anche grazie a delle ambizioni non da vittoria del titolo. 
Al prossimo draft i 76ers avranno la 5 scelta assoluta e sembra proprio che con questa prenderanno Dennis Smith, la point guard di NC State. Diciamo che se Bryan Colangelo, che tanto bene ha fatto nei precedenti draft,  ha scelto di puntare su di te con la quinta assoluta vuol dire che qualcosa di buono lo stai facendo in quel della NCAA. 
Dennis Smith, un diciannovenne cresciuto a livello biografico in quel di Fayetteville (North Carolina) e a quello cestistico  al Trinity Christian High School prima e a NC state ora, si sta giocando il premio di freshman of the year con un certo Lonzo Ball di cui tutti parlano e che tutti vedono come colui che dominerà la NBA nei prossimi anni. La sua squadra arriverà sicuramente a giocarsi da qui a pochi giorni la march madness e vorrà di certo provare a rifarsi dell'anno scorso quando ha perso la finale nazionale all'ultimo secondo con una tripla di Villanova che è entrata nella storia del basket collegiale americano. 
In questa corsa alla rivincita Dennis Smith sta facendo la propria parte: 18.5 punti con il 51.2% da due e il 36.9% da tre a cui bisogna anche aggiungere il 71% dalla lunetta, 4.5 rimbalzi, 1.9 rubate, 0.4 stoppate e 6.3 assist a partita. 
La giovane point guard sembra dunque pronta già dopo il suo primo anno al college a fare il salto di qualità e a mio avviso lo è davvero perché oltre ai numeri, che non sono proprio malaccio, ha dimostrato nel corso della stagione in canotta blu di avere la mentalità vincente che in NBA può salvarti e può farti tanto apprezzare dallo staff tecnico: infatti il signor Smith è uno di quelli che lavora sempre su se stesso, sul parquet perlomeno, quando può –e qui lo dimostra anche il suo rendimento scolastico, non proprio simile a quello degli studenti di Princeton e Yale-, che ascolta sempre, o quasi, con attenzione le indicazioni di ogni membro dello staff tecnico e non solo (anche dei compagni più esperti, e a Philadelphia ce ne sono alcuni molto validi), che piega le gambe in difesa –qualità non proprio comune nella NBA- e che accetta la sconfitta, forse, solo dopo “aver lasciato in campo anche l'anima”. 
Per uno così nella città che ha dato alla luce la dichiarazione di indipendenza americana stravedono; così potrebbe avere, se davvero dovesse finire a rinforzare le fila dei 76ers, un buon minutaggio e potrà crescere fin da subito, o così sperano i più. 
Una cosa è certa e assoluta: a Philadelphia si punta sui giovani coi quali si vuole puntare più in alto possibile e anche oltre, e questo contesto sembra l’habitat perfetto per Dennis Smith. 
 
Davide Maggioni 
Pubblicato in Lega A
Giovedì, 02 Marzo 2017 08:23

I Magic e le tre scelte al prossimo draft

Gli Orlando Magic hanno vinto alla lotteria del draft le posizioni 4, 23 e 34, quindi due ottime postazioni sia per il primo che per il secondo giro, che dovrebbero garantirgli, se sfruttate a pieno, almeno un nuovo innesto degno di tale nome. Attualmente la franchigia allenata da coach Frank Vogel gioca una pallacanestro poco fluida e altrettanto poco efficace come dimostra il record di 22 vittorie e ben 38 sconfitte che lasciano a marcire al penultimo posto della Eastern Conference la squadra di Richard DeVos . I numeri per far bene però di certo non mancano: a partire da Aaron Gordon, che tanto miseramente si è comportato allo slam dunk contest di New Orleans dove avrebbe dovuto dominare anche con la benda sugli occhi, per arrivare a Wilfried Payton che qualcosa di buono sempre lo combina, a Evan Fournier che con qualche metro (e nella NBA tendono a concederteli, soprattutto se sul tuo passaporto non c’è scritto USA) è sempre una sentenza da oltre l’arco, a Bismack Biyombo che sa far valere –più o meno- i suoi kg nel pitturato, a Nikola Vucevic che a ben guardare è pronto per il salto di qualità e a lasciare la cittadina di Orlando.  La prossima stagione, se gli Orlando Magic, vogliono puntare almeno a giocarsela per i playoff – cosa non impossibile guardando il livello della lega- dovranno fare in modo che il centro montenegrino rimanga e per convincerlo non basterà solo un buon ingaggio, ma servirà un progetto tecnico degno di questo nome.  E quale occasione migliore del draft NBA 2017 per ricostruire una squadra? Chiaramente il GM dei Magic deve puntare per prima cosa a tenere il suo quintetto titolare in canotta bianco blu, a fare qualche innesto di esperienza magari e poi a giocare bene le sue carte al draft, soprattutto la scelta numero 4. 

I rumors e gli esperti del settore dicono che sembra già stata fatta la scelta da Rob Henningan, Frank Vogel & co: Jonathan Isaac  dal college di Florida State – che per inciso è stata appena battuta da Duke in una partita dove il freshman non ha proprio brillato. Questo giovane ragazzo sembra pronto al salto fra i professionisti, o cosi si sente in quanto l’anno passato ha declinato l’invito a partecipare al draft per avventurarsi nel suo primo anno di college – scelta saggia a mio avviso.  Se al liceo la forward –quella che per noi è l’ala piccola- aveva fatto vedere qualcosa di buono, all’università sta facendo vedere qualcosa di discreto, ma non eccezionale: infatti viaggia ad una media di 12.6 punti col 61% dal campo, 1 assist, 1 rubata, 1.5 stoppate e 7.4 rimbalzi a partita. Come giustificare questa chiamata con la numero 4 assoluta al prossimo draft? Sembra impossibile se ci si fermasse alle sole statistiche, ma – fortunatamente- il Gioco non è solo statistiche, è anche capacità di far gruppo, di apprendere, di ascoltare, di lavorare duro, di non lamentarsi… (la lista potrebbe continuare all’infinito). E in questa parte del gioco Isaac non sembra secondo a nessuno; poi considerate la scelta non come quella di un campione che sembra destinato a spaccare il mondo – vedi il signor Ball alla numero due o il signor Fultz alla numero uno-, ma come quella di un ottimo secondo violino che farà comodo ad una squadra che deve ripartire praticamente da zero, o quasi. 

La seconda chiamata che avranno a disposizione i Magic sarà la numero 23, quindi già nel secondo giro e anche qui sembra una storia già scritta: da Syracuse Tyler Lydon, un’altra forward.  Il ragazzo ha una ventina d’anni e sembra che la scelta numero 23 gli stia un po’ stretta a vedere la sua stagione, anche perché viaggia alla discreta media di 13.6 punti, 1.9 assist, 1 rubata, 1.3 stoppate e 8.7 rimbalzi a partita; non proprio male. La tattica dei Magic sembra cambiare qua: prendo il miglior giocatore possibile che quella scelta mi consente e quindi punto tutto sul numero 20 degli Orange. 

Rimane la terza chiamata a Rob Henningan che cercherò di portarsi a casa con la 34 scelta da Iowa State Monte Morris, una discreta point guard. La stagione di Iowa State non è malaccio e sembra che in extremis giungeranno alla march madness per il raggiungimento della quale Monte Morris ci ha messo più di una volta il suo zampino. Importante in questo caso è la ricerca di un giocatore, magari mento talentuoso, molto formato grazie ai suoi tre anni di esperienza nella NCAA. Il numero 12 in maglia bordeaux sta viaggiando alla media di 11 punti, 3.2 rimbalzi, 4.9 assist, 0.5 stoppate e 2.3 rubate per partita.  

Con queste scelte Orlando si vuole assicurare due/tre – dipende da come reagirà alle pressioni da professionista Isaac- secondi violini completamente affidabili che possono anche, soprattutto nel caso di Lydon e Morris, costituire un’ottima merce di scambio all’interno di una possibile trade. 

Orlando sta cambiando e per il verso giusto finalmente. 

 

Davide Maggioni

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