32 anni fa: Tracer Olimpia-Aris, la rimonta che cambiò la storia

Dan Peterson

Fonte: Superbasket.it a cura di Fabrizio Carcano

È accaduto 32 anni fa, la partita che ha cambiato la storia del basket italiano e dell’Olimpia Milano, la notte in cui la Tracer di coach Dan Peterson, di Mike D’Antoni e Dino Meneghin (e di un lento e imballato Bob Mc Adoo, che fino a quella sera stava deludendo i nuovi tifosi milanesi) al PalaTrassurdi, davanti a 7500 spettatori indemoniati, travolge 83-49 l’Aris Salonicco e ribalta l’umiliante -31 della gara di andata in Grecia, riuscendo a superare il turno eliminatorio nella Coppa dei Campioni che poi vincerà quell’anno e quello successivo. Oggi è impossibile raccontare veramente quella partita tra mito e leggenda, soprattutto ai più giovani e a chi non ha vissuto quegli anni e quella pallacanestro. Intanto allora si sapeva pochissimo delle squadre straniere, dei loro giocatori, non si vedevano gare in TV e non si sapeva nemmeno chi fosse Nikos Galis, trascinatore di quell’Aris e l’estate successiva della Grecia che divenne campione europea. E Milano era una squadra forte, favorita per lo scudetto, ma ritenuta vecchiotta con i 36enni Meneghin e D’Antoni e un McAdoo 35enne abbastanza fuori forma che sembrava venuto in Italia, dopo una carriera da stella NBA, solo a svernare. In campo, per i più giovani, dico che c’era Gallinari, il mitico Vittorio, che due anni dopo sfornerà il primogenito Danilo… Comunque il -31 della settimana prima a Salonicco sembrava aver chiuso i discorsi. Io quella sera avevo 13 anni appena compiuti, avevo un televisore in bianco e nero in cameretta e per caso smanettandoci arrivai su Telenova dove (non lo sapevo) c’era una telecronaca ma con leggera differita (credo di alcuni minuti) sul tempo reale. Insomma la gara era in diretta TV, altro evento incredibile allora! Al microfono il leggendario Tullio Lauro, personaggio incredibile, forse quella sera più tifoso che cronista (ma attenzione, era un ottimo giornalista), a raccontare la gara impossibile: Milano difende da Dio e chiude sopra 44-30 all’intervallo, inizia a crederci e al 35′ scavalca l’Aris con un canestro di Meneghin sul 76-44. Poi il punto a punto per quattro minuti su quella maledetta soglia dei 31 di differenza. Alla fine Milano vince di tre o meglio di 34. Un’impresa sportiva del genere per farci capire è paragonabile solo al 6-1 con cui il Barcellona due anni fa ha rimontato un 4-0 al Paris St Germain. Una serata incredibile quando non esisteva il web, i social, i telefonini, quando al mattino dopo i compagni di scuola non sapevano nulla e Milano si risvegliò indifferente, senza sapere di quello che era accaduto al PalaTrussardi. Quel giorno cambia la pallacanestro italiana, che inizia a sfondare in TV, nasce il mito dell’Olimpia (che in realtà aveva già vinto 21 scudetti e una Coppa dei Campioni nel 1966) che diventa una sorta di 28esima franchigia NBA e senza saperlo svolta anche la mia piccola vita: inizio a giocare a basket proprio in quei mesi (ma talento zero) e cinque anni dopo inizio la mia modesta carriera di giornalista di pallacanestro (qui qualche rammarico ci sta, perché il talento per la scrittura e il giornalismo lo avevo già da ragazzino) e il mio primo capo, a Giganti del Basket, è proprio il mitico Tullio Lauro, che ringrazierò sempre, e che purtroppo ci ha poi lasciato troppo presto. Il resto è storia e vita e oggi che mi onoro di essere una firma di Superbasket il mio direttore è Dan Peterson, il coach di quella leggendaria notte e di quella leggendaria Olimpia, a chiudere quel cerchio ideale con quella notte incredibile.

Gara di ritorno (6-11-1986) Tracer Olimpia Milano – Aris Thessalonike 83-49 (44-30) Tracer Olimpia (coach Peterson): McAdoo 12, D’Antoni 9, Meneghin 12, Bargna 8, Barlow 12, Premier 20, F.Boselli 9, V.Gallinari 1, Pittis ne, Governa ne. Aris (coach Ioannidis): Lipiridis, Yannakis 15, Galis 16, Subotic 7, Filippou 4, Romanidis 2, W.Jackson 5, Doxakis, Tsitakis ne, Stamatis ne.

Il video degli ultimi 5 minuti

Fabrizio Carcano