7 milioni di volte MJ23: “I bambini di Charlotte meritano un futuro”

Che fosse un campione e un esempio da seguire sia in campo che fuori dal campo, lo sapevamo già , ma quello che ha fatto Michael Jordan per la città di Charlotte va al di là della fama e della gloria.

Il più grande cestista della storia dell’NBA, si è reso protagonista della più cospicua donazione mai eseguita da un giocatore di basket: in accordo con la Novant Health, società impegnata nella gestione di cliniche ospedaliere, MJ23 ha investito 7 milioni di dollari nell’apertura di due nuove strutture mediche che possano permettere assistenza ai meno abbienti. Il dono alla comunità della città in cui lavora professionalmente, Charlotte, ha fatto seguito al triste primato emerso dalle statistiche ufficiali: la città, infatti, è all’ultimo posto tra le 50 più popolose d’America, nel garantire agli abitanti più poveri una via d’uscita alla condizione di indigenza.

“La mia speranza” – si è limitato ad affermare Jordan – “è che queste strutture permettano di offrire un futuro più sano e in salute ai bambini e alle famiglie di Charlotte.”

I referenti della Novant hanno chiarito che le cliniche offriranno cure a prezzi accessibili e di alta qualità alle persone della comunità che hanno una limitata copertura garantita dall’assistenza sanitaria. L’obiettivo è di assicurare un pronto intervento a 35 mila persone, tra bambini e adulti, che attualmente non hanno accesso a cure primarie e preventive o che utilizzano il pronto soccorso per le necessità mediche non urgenti. Stando ai dati resi noti, le cliniche sarebbero in grado di offrire alla comunità un beneficio significativo: può diminuire per oltre il 60% l’uso di emergenza del 37% i ricoveri per i residenti dei quartieri cittadini.

Non è la prima volta che MJ23 agisce per la comunità statunitense, per cercare di cambiare qualcosa in una nazione dove ogni giorno accadono violenze, discriminazioni, abusi: fu dello scorso anno la donazione di un milione di dollari all’associazione di afroamericani vittime di violenza da parte della polizia statunitense.

“Non posso più restare in silenzio.”