A2 Est: Il big match è della Fortitudo Bologna, ma ancora tanta fatica…

Matteo Boniciolli

Fonte: bolognabasket.it a cura di Enrico Faggiano

Atroce per un bel po’, rivitalizzata a metà secondo tempo e salva anche stavolta. Non è la replica della gara con Mantova ma ci si va vicino, per una Fortitudo che mantiene il punto in casa (e fa 2-0 nello scontro diretto) contro Udine senza fare niente di particolamente spettacolare se non buttarla sulla grinta e sulla rabbia, laddove evidentemente l’estetica, oggi come oggi, non è che abiti da queste parti. Tante cose da verificare, in primis l’inesistente continuità, ma se non altro la classifica si muove eccome.

Fuori Veideman e fuori subito anche McCamey, con pino punitivo dopo 90” che porta a dialogo non particolarmente pacifico, e nemmeno solo verbale, tra lui e Boniciolli. In campo c’è la solita confusione del teatro ove ancora non è chiaro chi deve recitare e chi no, e la fuga di Udine (12-17) non va oltre perché Fultz ha tiro incisivo come la dialettica, e perché Rosselli qualcosa lo macina. Non è roba da tramandare ai posteri, 19-18 esterno al 10’.

Udine continua nel suo gioco “dalla a Dykes e poi vediamo”, mentre Boniciolli riprova McCamey per poi ritoglierlo, braccia larghe e testa che scossa, davanti ad un piede che pesta la riga. Perché lo fai, chiede il giocatore che chissà quanta della discografia di Masini conosce, mentre lo spettacolo rimane roba da far domandare a Naismith se quel giorno non fosse stato meglio si fosse dedicato al giardinaggio. Si muove il punteggio grazie a Fultz e Legion, ma una tripla di Dykes allo scadere fa chiudere il tempo con Udine ancora avanti, 31-29.

Si prova a tenere la parità, poi nel caos più totale udine scopre in Benevelli mira perfetta ed è 0-11 di parziale in pochi minuti. Collassata quindi a divario in doppia cifra (35-46), la Fortitudo deve ripescare i suoi reprobi del primo tempo (McCamey e un disastroso Italiano) e soprattutto smettere di guardarsi in faccia cercando di capire chi sarà il Salvatore del giorno. E’ un attimo, inerzia cambiata, 52-53 al 30’.

Bambola e nervosismo Udine, che smette di giocare (non è la prima, al Paladozza, che muore nell’ultimo quarto) e lascia il campo ad una Fortitudo con l’ormone ormai in sovraeccitazione. Legion e Italiano spadroneggiano, il break tra un quarto e l’altro diventa di 25-5, ed è tutta un’altra cosa fino al 62-53. Udine resta con due triple di Nobile, poi l’uscita dal campo dello spauracchio Dykes – peraltro discretamente azzerato dopo l’intervallo – rende le cose meno drammatiche. E con un finale dove non c’è da soffrire come pochi giorni fa.