Ale Gentile: “Tornare a Milano? Perchè no…”

Gentile Alessandro

Fonte: Corriere dello Sport

Alessandro Gentile, in attesa della Nazionale, parla del presente, del passato e del futuro.

Quanto è stata utile la Nazionale?

«Tantissimo. Giocare con l’Italia mi ha sempre riempito di orgoglio. Confrontarmi con i giocatori della altre nazionali mi ha aiutato a crescere sin da subito. Mi è dispiaciuto non partecipare agli ultimi Europei.»

Dal nuovo ciclo cosa si aspetta?

«L’obiettivo è qualificarci per i Mondiali. C’è tanto entusiasmo, ci sono tanti giovani. Arrivano sempre tanti ragazzi nuovi. Portano freschezza e i loro sogni in Nazionale: sta a noi che siamo qui da più tempo indirizzarli bene, ma tutti si sono presentati con testa e spirito giusti. Moretti l’ho seguito l’anno scorso a Treviso, è appena tornato dal college. A Trieste c’è Mussini, a Verona Amato ha giocato playoff incredibili. Tante volte si dice che mancano i giocatori italiani: la verità sta nel mezzo, bisogna anche aiutarli a crescere».

Rimpianto d’Europa

«A prescindere dalla bravura indiscutibile di Hackett e Melli, trovarsi nella situazione giusta serve. Melli (oggi al Fenerbahce con Datome, ndr) ha trovato al Bamberg coach Trinchieri, che lo ha voluto fortemente portandolo via da Milano, dandogli subito un ruolo da protagonista in una squadra che aveva molte meno pressioni ed aspettative rispetto all’Olimpia; quindi più tempo per crescere. Per Hackett (ora anche lui al Bamberg, ndr) è stato lo stesso all’Olympiacos. Datome ha avuto un percorso diverso, lui è maturato molto prima degli altri. Io sono arrivato a metà stagione al Panathinakos, e in una situazione psicologica complicata dopo quello che era successo (a Milano, ndr). Non cerco scusanti, ho giocato male e ho meritato di non avere spazio alla fine».

A 25 anni lottare per essere se stessi

«Più passano gli anni e meno questa situazione mi logora. Cresci e capisci che tanti giudizi, parole, atteggiamenti di qualcuno nei tuoi confronti, perdono importanza. Le cose veramente importanti sono altre. Per me dal punto di vista sportivo sono la prestazione sul campo, lo spirito di squadra, come sei accettato in un gruppo; non solo tra noi giocatori, ma anche in un staff. Lasciare un buon ricordo, anche questo conta. Io ho avuto la fortuna di conservare buonissimi rapporti con tutti, dovunque sono stato. Dal punto di vista umano è chiaro che il mio valore più importante era e rimane la famiglia. Non faccio caso agli attacchi sul piano umano che mi arrivano da fuori: nessuno può giudicare chi non conosce da una espressione del viso su un campo da basket».

Cosa non ha funzionato a Bologna?

«Abbiamo avuto tanti problemi e tanti infortuni. Eravamo una squadra completamente nuova che ha pagato il mix tra quelli che erano rimasti e chi è arrivato dopo. Abbiamo avuto da subito tanta pressione e tante aspettative in un piazza bellissima: se non hai alle spalle un muro bello grosso, è difficile rimanere in piedi…» Perché si è interrotto il rapporto con la Virtus? «Non si è interrotto. Io avevo solo un anno di contratto. Durante tutta la stagione o non ho avuto alcuna indicazione da parte del club: probabilmente, non sono rimasti soddisfatti di quello che ho fatto».

Summer League

«Anche qui bisogna capitare nel posto giusto al momento giusto. Datome ad esempio: se avesse avuto questa fortuna, in un altro sistema, sarebbe ancora nella NBA. Il basket europeo e quello americano sono due sport un po’ diversi. Io giocherò come ho sempre fatto, non posso cambiare il mio basket ora. Houston ha manifestato interesse nei miei confronti e mi ha invitato alla Summer League. Siamo sempre stati in contatto in questi anni. Per cui andrò lì e mi godrò la situazione».

A Milano

« Perché no? Milano può offrire grandi opportunità con una società organizzatissima. Non dipende da me, in ogni caso non è qualcosa che escludo a priori. Ho avuto un ciclo bellissimo con l’Olimpia, nonostante tante critiche. Però i risultati parlano chiaro. Con l’Armani mi sono trovato molto bene. Ora, c’è un ciclo nuovo: sono un giocatore professionista e metto da parte i sentimenti personali. Come non avevo fatto prima…»