Anche la NBA sbaglia: LeBron rifà Cleveland di Luca Chiabotti

Isaiah Thomas

Fonte: sportsenators.it a cura di Luca Chiabotti

E’ durata solo 15 partite l’avventura di Isaiah Thomas, eroe dei playoff 2017 con Boston, al fianco di James: i Cavs in crisi cambiano 6 giocatori smantellando una squadra costruita la scorsa estate. Belinelli lascia Atlanta che non era riuscita a cederlo: per fortuna…

Anche i grandi sbagliano. E di brutto. A poco più di due mesi dai playoff, i Cleveland Cavaliers di LeBron James hanno smantellato la squadra, costruita la scorsa estate per vincere il titolo, per tentare di limitare i danni di un loop negativo considerato evidentemente inarrestabile. Così, alla scadenza del mercato Nba per gli scambi dei giocatori, i finalisti degli ultime tre campionati, nonché campioni 2016, hanno spedito altrove metà squadra, compresi nomi pesanti come quelli di Isaiah Thomas, Derrick Rose e Dwyane Wade e giocatori molto utilizzati come Jae Crowder e Iman Shumpert, per ricostruire un team vincente attorno a LeBron e Love. I Cavs hanno rifatto completamente il reparto “piccoli” con George Hill, Jordan Clarkson e Rodney Hood, buoni giocatori non eccezionali, ed è qui che si giocheranno le loro possibilità di vincere il titolo. Considerando che dal rientro di Isaiah Thomas dall’infortunio, avvenuto nell’anno nuovo, i Cavs hanno avuto un bilancio di 7 vinte e 8 perse, è interessante notare come siano bastate solo 15 partite per ritenere l’emozionante eroe dei playoffs 2017 coi Boston Celtics, inadatto a convivere con LeBron James, ora e per sempre.
Visto che siamo tutti degli espertoni di pallacanestro, facile stando al di qua dell’oceano, alzi la mano chi non ha detto “lo sapevo che finiva così” quando i Cavs, perso Kyre Irving per la sua insofferenza nei confronti della personalità di King James e subito messi di fronte all’infortunio di Thomas, hanno puntato su due giocatori meravigliosi ma consumati dall’età, gli infortuni e il chilometraggio come Derrick Rose e Dwyane Wade. Troppo facile. In realtà, sono in tanti ad aver bucato la stagione, a partire da JR Smith che ha dato solo recentemente segni di risveglio. Adesso invece alzi la mano chi, saputo della trade Irving-Thomas con Boston, non ha detto: Thomas farà ancora più fatica di Irving, che in verità fatica la faceva solo mentalmente, a stare al fianco di LeBron. Siamo tanti. Peraltro, sono particolarmente convinto che Tyron Lue, per la qualità del gioco espressa dalla sua squadra in questi anni, non sia un allenatore del livello dei contendenti per il titolo Nba e che il problema sia anche questo. Ma il suo posto, anche per l’amicizia con King James, non ha mai vacillato. LeBron ha già dichiarato di essere contento della rivoluzione della squadra, ora più giovane e dinamica. Traduzione: visto che in estate LeBron può decidere di lasciare Cleveland, meglio cominciare subito a soddisfarlo e fargli attorno la squadra che vuole per convincerlo a restare. Difficile, altrimenti, immaginare una tale rivoluzione anche a costo di non avere più flessibilità la prossima estate dopo aver imbarcato due giocatori come Hill e Clarkson con contratti pluriennali comunque importanti. Ora Cleveland prova a riparare e visto quello che c’è a Est, potrebbe riuscire se non a riconquistare i primi due posti della conference, ora di Boston e Toronto, a essere pronta per i playoff quando LeBron si trasforma in supereroe.
Seppur esistano esempi di franchigie disastrose nel costruire le squadre e capaci di ammucchiare anche salari pesantissimi dopo aver ceduto tutte le prime scelte, è comunque curioso che una società del livello dei Cavs abbia sbagliato tanto e dovuto correre ai ripari in questo modo conoscendo la quantità di persone di valore e la scientificità dell’approccio allo sport che caratterizza la Nba. E’ una prova in più che dimostra quanto lo sport sia materia difficile e non basti il professionismo più sfrenato per diventare vincenti. Peraltro, non è come in Europa dove chi ha più soldi può permettersi un maggior numero di errori, visto che in America economicamente il livello dei team è simile (dopo le ultime trade, Golden State che spende più di tutti ha un monte salari di 132 milioni, Chicago è ultima con 84: la differenza è 1.5. Nel campionato italiano può arrivare fino a dieci volte tanto). In più, le regole sul salary cap rendono il mercato molto più difficile da condurre anche per chi è molto più ricco. Dagli ultimi scambi escono vincenti i Detroit Pistons, che hanno ingaggiato la stella Blake Griffin, e i Los Angeles Lakers che hanno preso Isaiah Thomas, peraltro in scadenza di contratto, quindi con flessibilità estrema la prossima estate nella quale Magic Johnson cercherà due pezzi grossi per riportare la squadra ai playoff. E siamo contenti per Marco Belinelli che verrà messo sul mercato dei free agent, ancora aperto, pagando un buyout ad Atlanta che non è riuscito a cederlo nonostante le tante richieste di squadre importanti. Marco avrà così la possibilità di scegliersi la sistemazione preferita, giocare i playoff e sganciarsi dagli Hawks che non hanno più nulla da chiedere in questa stagione. Anche in questo caso, una scelta della scorsa estate è durata pochi mesi… Insomma, anche i grandi sbagliano. Poi arriva LeBron e bisogna rifare tutto.