Appunti del Direttore: l’oro nero virtussino porta dritto a Firenze

Marcus Slaughter

Il derby sulla Via Emilia, sentito senza ombra di dubbio ma sempre “tiepido” per chi veste di nero e siede al PalaDozza; le stracittadine sono un’altra cosa.

Ed è proprio la difesa “presepe” che avvalora quanto sopra scritto, almeno per quello che concerne le prime battute. L’infortunio di Chris Wright è l’ennesima tegola che pesa su Menetti e Reggio Emilia, per contro si rivede con piacere il “robotizzato” Cervi, uno più efficace che bello sul rettangolo parchettato.

Manuchar Markoishvili è più ispirato di Jim Morrison sotto stupefacenti: 6/8 da oltre l’arco è un discreto motivo per sostanziare un primo tempo fatto di grandi fiammate dei singoli. Sulla sponda felsinea capisco poco (o la vedo torbida) l’idea che Kenny Lawson possa essere un soggetto da sbolognare a cuor leggero; così come Umeh, arma tattica che deflagra il canestro con sprezzante regolarità. Dirò di più, la mia idea è che il vero oro virtussino è nero, quello delle competenze americane, a cui affiancare ottimi complementi italiani.

Senza mancare di rispetto a Leo Candi, il secondo tempo è monco di un reparto: la Grissin Bon non ha una solida regia, nella bagarre da palle recuperate e rapidi transizioni Alessandro Gentile è un topo nel formaggio. Con il passare dei minuti Reggio boccheggia, come il suo leader Amedeo Della Valle intento a prendere il numero di targa di Lafayette e soci. L’impressione sinistra è che Federico Mussini si stia portando dietro il fardello fastidioso di un limite sottolineato ad inizio carriera: troppo leggero per giocare a questi livelli.

Poi il solito canovaccio per garantire pathos ai tifosi presenti al PalaDozza, fatta di tante idee ben confuse e qualche gerarchia di troppo da rispettare; vince comunque la Virtus Bologna e sono due punti che portano dritti dritti alle Final Eight di Coppa Italia.

Direttore Raffaele Baldini