Argento azzurro ai Giochi del Mediterraneo. Capobianco orgoglioso: “grande entusiasmo nell’ambiente 3×3”

L’ANALISI DEL COACH VENAFRANO: “DISCIPLINA CHE PERMETTE DI VERIFICARE IL LAVORO FATTO SUI FONDAMENTALI A LIVELLO INDIVIDUALE”

a cura di MARIA CAVICCHIA

La seconda grande soddisfazione per il movimento del basket tre contro tre azzurro in un mese di giugno semplicemente memorabile. Poco più di due settimane dopo il successo nella World Cup centrato a Manila, nelle Filippine, lo scorso 12 giugno dal quartetto femminile senior, a Tarragona in Spagna l’Italbasket, stavolta maschile, ha fatto parlare di sé con l’argento ai Giochi del Mediterraneo alle spalle della Francia in una finale persa solo al supplementare e per un solo punto di scarto.

Motivo, tra l’altro, di profondo orgoglio per il coach venafrano Andrea Capobianco. Il commissario tecnico dell’Italbasket under 18 ha allenato le selezioni azzurre nel periodo di preparazione all’appuntamento catalano e – in particolare – i quattro elementi del gruppo maschile (Spissu, Nobile, Bolpin e Totè, in rigoroso ordine numerico) erano stati atleti convocati dal tecnico molisano nelle sue precedenti campagne giovanili nel ‘canonico’ cinque contro cinque.

Indubbiamente – riconosce – parliamo di ragazzi cresciuti con forza nei vivai e nelle esperienze giovanili in azzurro che hanno ottenuto un ulteriore riconoscimento al lavoro portato avanti”.

Soddisfazioni che, in questa fase, hanno sempre più il marchio, in chiave azzurra, del cosiddetto ‘street basket’.

Il successo ottenuto dalla nazionale femminile a Manila ha portato grande entusiasmo in tutto l’ambiente e fatto da traino ai risultati che man mano stanno arrivando. È un ambiente in cui si respira un grande entusiasmo. Personalmente, è da circa un anno che mi sono affacciato in questo nuovo mondo e ritengo che questa modalità di gioco possa rappresentare uno spot formativo per i nostri ragazzi. Al di là di alcuni aspetti regolamentari differenti rispetto al basket cinque contro cinque, c’è la necessità di possedere appieno i singoli fondamentali”.

Fondamentali, ma anche forti responsabilità individuali e scelte da prendere in tempi necessariamente rapidi. Non sono forse queste caratteristiche che si inseriscono appieno nel modello integrato di formazione di un giocatore?

Nel mio modello cestistico di riferimento, nella formazione degli atleti i concetti di autonomia e responsabilità sono prioritari. Anche perché, come ho sempre sostenuto, gli attori principali di questo sport sono i giocatori che scendono sul parquet. Gli allenatori devono lavorare dietro le quinte cercando di riconoscere al meglio tutte le situazioni. Non ho mai cercato di inculcare agli atleti con cui ho lavorato modelli di pensiero rigidi. Ho sempre pensato, invece, che devono esistere delle regole, ma perché devono rappresentare la cornice di un quadro ed è all’interno che vanno esaltate le peculiarità dei singoli perché gli schemi servono a questo. Essere funzionali cioè a far risaltare le caratteristiche di ognuno e non a limitarle, inserendole in insiemi dati che sono quelli degli spazi, dei tempi e delle collaborazioni, necessarie sia nella versione canonica che nello street basket”.

L’argento di Tarragona non può essere visto come un’ulteriore riprova del lavoro importante fatto in questi anni sui settori giovanili?

Oltre ai ragazzi, ho avuto modo di lavorare anche con il gruppo femminile della under 23 anche loro impegnate nella rassegna di Tarragona, nonché con i senior che in Francia hanno preso parte alle qualificazioni per l’Europe Cup di Bucarest. Abbiamo avuto poche sedute a disposizione, ma ho notato in tutti grande applicazione e voglia di dare il massimo per la causa, oltre che una grande consapevolezza del percorso da compiere e lo si è visto nel percorso che hanno portato avanti nei rispettivi tornei in cui hanno dato filo da torcere ad ogni avversaria. Nello specifico del gruppo d’argento, non posso che ringraziare questi ragazzi per le emozioni che ci hanno fatto vivere e per aver ottenuto un altro risultato storico per il movimento tricolore, un’altra medaglia per il basket azzurro. Un risultato dalle implicazioni ulteriori perché ottenuto da un gruppo giovanile, il che, tra l’altro, rende merito a chi quotidianamente, sia nei club che a livello di nazionale, lavora con loro e, tra l’altro, al pari del titolo iridato femminile, rappresenta un’ulteriore tappa di avvicinamento al sogno di ogni atleta: le Olimpiadi”.

Tokyo 2020 sarà l’esordio sul palcoscenico a cinque cerchi della disciplina. Quali possibilità può avere l’Italia in quella circostanza?

La strada intrapresa dalla Federazione è quella giusta per provare a far parte dell’appuntamento olimpico già in Giappone. Del resto, per qualsiasi cestista, sia nel cinque contro cinque che nel tre contro tre, ma più in generale per ogni sportivo l’appuntamento olimpico è il principale traguardo della propria carriera. Arrivarci rappresenta una conquista unica ed è per questo che si lavora sodo, ci si allena, mettendoci concentrazione, applicazione e tanta energia. Proprio per questo, voglio ringraziare tutte quelle che persone che mi sono state vicine da quando ho iniziato questa nuova avventura. Mi riferisco al presidente federale Giovanni Petrucci, al suo vice Gaetano Laguardia e all’altra vice Mara Invernizzi che si è dedicata, sin dall’inizio del suo mandato, all’aspetto del basket tre contro tre. Con lei e con Valerio Bartalucci ho avuto un ‘filo diretto’ durante i Giochi del Mediterraneo per tutte le questioni di carattere tecnico e li ringrazio perché mi hanno dato la possibilità di vivere quell’avventura e l’atmosfera pur non essendo fisicamente sul posto. Un sentimento di gratitudine c’è anche per Cristina Curcio e Matteo Massacesi, che hanno lavorato sodo per questo settore. E tanta riconoscenza mi sento di esprimerla ad Angela Adamoli, responsabile del basket tre contro tre a livello femminile, che mi sta dando una grande mano per comprendere tutti gli aspetti peculiari della pallacanestro tre contro tre, una disciplina che può essere uno strumento di utile verifica delle sessioni di lavoro portate avanti sui fondamentali a livello individuale”.