Basket in lutto: addio a Roberto Violante

Fonte: La Stampa

Era stato una testa matta, Roberto Violante. E aveva vissuto da vicino il basket dei «grandi». «Aveva però capito che quel mondo non faceva troppo per lui – ricorda il fratello maggiore Dino -. E così, dopo avere giocato per Varese e Bologna, tornò a casa». A Torino, diventata la sua città dopo che il papà – maresciallo dei carabinieri – vi era stato trasferito: qui, dopo una lunga malattia, è scomparso a 65 anni. Grande tifoso del Toro, aveva anche giocato nelle giovanili della squadra granata cavandosela bene. «Sfiorando i 195 cm di altezza -ricorda il fratello – gli venne però proposto di provare con il basket. Fondammo una prima squadra presso l’Oratorio San Paolo e fu subito un gran successo, al punto che a 16 anni Varese lo convinse a emigrare. Nonostante fosse poco più che un ragazzino, era spesso aggregato alla prima squadra che viaggiava per l’Europa a giocare le partite di Coppa Campioni: la famiglia però gli mancava troppo, al punto che prima di una finale di Coppa scappò dal ritiro per tornare a casa, venendo ovviamente messo fuori squadra». Nel 1974-75 giocò anche per la Virtus Bologna di coach Dan Peterson ma poi, «quando la prospettiva era diventata quella di essere ceduto a Treviso, smise. Nacque così Torino Teen Basket e in tre anni, grazie soprattutto a lui, passammo dalla Promozione alla Serie C». Poi, la carriera di allenatore. E la «scoperta» del mondo dei disabili. Prima con la Uicep (basket in car- rozzina) e poi, nel 1989, con l’Associazione Pandha grazie alla quale ha fatto avvicinare allo sport centinaia di disabili mentali. «Era diventato il suo mondo, ha allenato anche la Nazionale vincendo tutto quello che c’era da vincere». «Se mi sono innamorato del basket, lo devo a lui», è il ricordo del nipote Massimo Pianotti, oggi presidente del Collegno Basket. Il rosario si terrà alle ore 18 di oggi, presso la chiesa di Santa Teresa di Gesù Bambino (corso Mediterraneo 100).