Bernardi saluta Trento: c’è l’NCAA

La finale scudetto, l’esame di maturità, la convocazione in nazionale Under 20 e da ultimo la chiamata di un college americano per giocare l’anno prossimo nella prestigiosa NCAA: il tutto in meno di un mese. In uno spazio di tempo così breve il giovane talento cestistico trentino Andrea Bernardi ha condensato più emozioni di quelle che altre persone vivono in un’intera esistenza. Dalla prossima stagione il ventenne playmaker dell’Aquila Trento si trasferirà negli Stati Uniti per frequentare il college e giocare nel campionato universitario americano, precisamente nel college di Marist (Stato di NewYork), che gli ha offerto una borsa di studio:

“Ho deciso subito di andare perché è una cosa che non ti capita tutti i giorni. Mi sono detto: se non la faccio ora non lo farò mai più. Già l’anno scorso quando giocavo a Verona in A2 avevo l’idea di andare a studiare e giocare negli Usa, tanto che ne avevo parlato anche con il mio coach Marco Crespi. I miei genitori, però, giustamente volevano che la facessi maturità. Io, comunque, avevo iniziato a guardarmi in giro. Ed ora il mio sogno si è concretizzato.”

Come è stato selezionato?: “Tramite un italiano che collabora con l’NCAA, Francesco Cavalli. Lui ha parlato di me con i responsabili di Marist mostrando alcuni miei video. Poi mi hanno contattato dal college: prima l’assistente, poi il coach. Eravamo a fine marzo. Mi hanno chiesto materiale, anche se, giocando poco, non avevo molto da mandare. Però si sono fidati e mi hanno dato fiducia. Mi è piaciuto. Mi hanno offerto una visita al college che però non ho potuto fare per via dei playoff e qualche tempo dopo mi hanno proposto una borsa di studio completa. Significa che avevano un grande interesse per me e quindi ho deciso di accettare.”

Che college è?: “Si chiama Marist College, nello Stato di New York. Ha 8mila studenti ed è ad un’ora di treno da Manhattan. Lì da sempre c’è una forte mentalità europea e anche adesso giocano là 4 ragazzi europei. Il campus è nuovo, il livello è valido, ed ha anche la tradizione. Alcuni giocatori in passato sono stati scelti dall’Nba, il più famoso è certamente l’olandese Rik Smits, centro degli Indiana Pacers negli anni Ottanta e Novanta.”

Oltre al basket studierà?: “Sì. Ho voluto andare negli Usa anche per continuare gli studi, perché sappiamo tutti quanto breve sia la vita di uno sportivo e dunque è necessario iniziare a costruirsi un futuro per dopo. Seguirò un corso in ambito economico ma ancora non so bene come funziona là. Dovrò essere a Marist il 21 agosto per una settimana di orientamento dedicata ai freshmen, gli studenti al primo anno.”

Rimarrà per tutti i 4 anni del corso di studi?: “Adesso non lo so. Sicuramente voglio fare più di un anno perché penso che altrimenti l’esperienza sarebbe poco interessante sia dal punto di vista personale che del basket. Certo, dovesse arrivare dall’Italia un’offerta di quelle irrinunciabili potrei anche tornare prima, ma sinceramente io vado in America anche per capire dove posso arrivare con il basket.”

Che dicono i suoi genitori?: “Sono stati felicissimi per la mia scelta, mamma soprattutto per gli studi. Volevano che prendessi la mia strada, che trovassi una mia identità. Anche a Verona ero via di casa, è stata una bellissima esperienza, ma in fin dei conti ero vicino e non ho dovuto mettermi completamente in discussione.”

L’Aquila basket la lascia partire?: “Sono stato contento di aver assaggiato la realtà della serie A anche se dalla panchina. La finale, poi, è stata una bellissima esperienza. A Trainotti avevo parlato della mia idea e lui è contento di questa scelta perché sa quanto un’esperienza NCAA possa essere importante per la mia carriera. Restare a Trento, ammesso che mi tenessero, avrebbe significato giocare davvero poco, quindi ho colto al volo questa opportunità.”

Si era confrontato anche con gli americani di Trento?: “Con tutti loro. Del resto venivano tutti da college importanti. Loro mi hanno detto che se mi arrivava un’offerta di full scholarship non dovevo pensarci un momento e accettare. Ho parlato tanto soprattutto con Dustin Hogue, che mi ha spiegato cose che non conoscevo e mi ha dato consigli.”

Cosa si attende dalla nuova avventura?: “Al college c’è un gioco molto meno tattico: si punta molto sul fisico, sulla sfida personale, sull’uno contro uno. E’ un basket fatto di tanta corsa e atletismo. Sono molto contento di andare lì perché si lavora molto a livello individuale:”

Contro che squadra gioca il suo Marist college?: “È una buona conference: ci sono college come Iona e Siena in cui hanno giocato americani visti anche in Italia quali Anosike, Rakim Sanders, Aj English.”