Big Match A2 Trieste-Bologna: I “se” della Fortitudo Bologna…

Matteo Boniciolli

Fonte: bolognabasket.it a cura di Enrico Faggiano

Trieste. Quindi. Quattro su quattro anche l’Alma, che ha già vinto la Supercoppa e che, insomma, arrivata scorso anno ad una Virtus dalla promozione, non è che stavolta sia partita con ambizioni diverse dal riprovarci eccome. Sempre con Dalmasson in panchina (siamo più o meno al millesimo anno di fila, record per questi tempi interinali), Trieste viaggia di squadra lunga, con il confermato Green a fare circa 22+8 in queste prime uscite, e attendendo la condizione migliore di Bowers, che finora tra recuperi di assenze e prossime assenze – non ci sarà nemmeno domenica – poco ha palesato. Attorno, l’argentino Fernandez a guidare, l’eterno Cittadini a bussare sotto canestro, e altri già visti nei playoff passati (Baldasso, Prandin, Daros anch’esso in ripresa dopo beghe fisiche) in attesa del rientro di Daniele Cavaliero (domenica in panchina?), una mesata fuori dopo problema alla caviglia destra in Supercoppa. Realtà simile quindi alla Effe, se si può dire: tanti, ambiziosi, e non tutti sani. Poi, il resto tocca alla Fortitudo, lasciando spazio alla modalità Kipling.

Se ci si ricorderà che la Fortitudo potrebbe vincere.
Se ci si ricorderà che anche Trieste è forte e si potrebbe anche perdere.
Se, in questo caso, si guarderà il calendario e ci si accorgerà che siamo a fine ottobre e non a giugno.
Se quindi qualsiasi risultato uscirà da Trieste verrà preso per quello che è e non come un giudizio insindacabile.
Se una eventuale vittoria non farà pensare ad aver già il biglietto per l’Eurolega.
Se, per questo, non ci si incenserà pensando a quanto sono belli i vecchietti e quanto invece vacui i mocciosi della passata stagione.
Se, di conseguenza, non ci sentirà arrivati.
Se una eventuale sconfitta non porterà ad ululati e richieste di ribaltoni.
Se, per questo, non si chiederanno teste sul piatto pensando a quanto fossero frizzanti i giovani scorsi e quanto invece con la scadenza già scritta sulla maglia i Matusalemme attuali.
Se, di conseguenza, non si inizierà a dire (magari dopo una sconfitta allo scadere) che il play non è un play, che i lunghi vanno bene per fare i modelli e non per il tagliafuori, eccetera.
Se si riuscirà a mettere un po’ di serenità attorno alla truppa, senza macumbe o porcellini, ma nemmeno senza esaltazioni esagerate.
Se, quindi, non verranno tratte conclusioni affrettate alla quinta di campionato.
Allora, forse, la stagione potrà andare benino.