Boniciolli: “Venuto qui a Pesaro per dare un sano calcio nel sedere a qualcuno”

Fonte: bolognabasket.org
Matteo Boniciolli, alla vigilia del suo esordio sulla panchina di Pesaro, è stato intervistato da Enrico Schiavina sul Corriere di Bologna

Un estratto delle sue parole.

Come si sente? Benone. Felice di tornare a fare il mio mestiere, in una città che respira basket come Bologna. Anche se qualcuno diceva in giro che avevo un tumore, o forse ci sperava. Mi ero ripreso da un pezzo e mi stavo semplicemente guardando attorno.

Telefonate e messaggi da Bologna? Moltissimi. Tra i primi Pavani, che vuol venire a vedere la mia prima partita, domani. E tanti altri, dentro e fuori la Fortitudo. A Bologna mi restano tante amicizie vere, e la stima di chi ha capito che enorme lavoro è stato fatto in questi anni.

La Effe di quest’anno l’ha seguita? Sento spesso Martino e Comuzzo, amici, prima che miei passati assistenti. Ad Antimo auguro ovviamente di fare meglio di quel che ho fatto io, portando fino in fondo questo straordinario cammino e completando l’opera. Alla quale penso di aver contribuito, costruendo delle buoni basi.

Rimpianti? Quello di essere stato male, e di aver affrettato il rientro, l’anno scorso: ho fatto finta di dimenticarmi di avere 56 anni, il mio fisico me l’ha ricordato con lo svenimento nello spogliatoio di Forlì. Non l’avessi fatto, avrei finito la stagione. Certo, mi sarebbe piaciuto esserci io, a giocarmi il ritorno in A e fare la storia, forse sarebbe anche stato giusto, ma la vita è così. Tornando a fare questo mestiere so comunque di essere un privilegiato.

Se ci sarà la promozione sarà anche un po’ merito di Boniciolli? Natura non facit saltus, disse uno che aveva studiato. Ho la presunzione di pensare che le radici di questo straordinario lavoro vengono da lontano. In quattro anni, ridendo e scherzando, tra finali e semifinali, abbiamo portato alla società tre anni di sold-out, cioè 1,5 milioni di incassi l’anno. Senza Myers e Fucka, ma con Raucci e Quaglia. La gente però usciva contenta: ricordo una partita con Treviso in cui loro a un certo punto buttavano la palla fuori perché non ce la facevano più, asfissiati dalla nostra difesa. E col lancio in A1 di Candi e Campogrande, soldi nelle casse del club. Partendo dalla quarta serie, col palazzo a metà. Uno col mio curriculum era impensabile in B2, una pazzia che si poteva fare solo per la Fortitudo.

A Pesaro saranno sangue sudore e lacrime? Qui sono quello che deve ribaltare il tavolo. Chiamato per dare qualche sano calcio nel sedere a qualcuno.