Brodino con la Polonia, quello che ha detto e non detto la vittoria dell’Italia (di Raffaele Baldini)

Foto Ciamillo-Castoria

Una volta si chiamava “brodino”, nel momento storico attuale invece si decreta il trionfo azzurro. Il movimento cestistico italiano ha talmente bisogno di una rigenerante boccata d’ossigeno (vedi Mondiali ndr.) che il fine giustifica…il giornalismo.

Non sono d’accordo con chi riduce la Polonia al solo talento di A.J. Slaughter. La squadra allenata da coach Taylor per buona parte del match ha dimostrato di avere un’identità, di giocare assieme e di avere anche elementi in grado di segnare fuori dai giochi, Waczynski e Laczynski su tutti. La Nazionale di Meo Sacchetti ha vinto prima di tutto perché ha potuto mettere in campo maggior qualità; Jeff Brooks  non è un tocco esotico al gruppo azzurro (anche perché ce ne sono altri), bensì pallacanestro competente nelle mani, personalità sprigionata dalle primissime giocate, a prescindere dal fatto che abbia fatto canestro. Qualità nell’accoppiata Melli-Datome, due giocatori sempre più centrati nel sistema, essendo leader razionali, quelli che corrono dietro ad una partita, bensì quelli che la lasciano arrivare con l’incedere dei minuti. La seconda chiave di lettura, molto meno “alta” e più legata all’imponderabile è quella dell’ispirazione balistica; nel momento più difficile della sfida alla Polonia, non è stata la coralità a scavare il gap, bensì l’irrazionale istinto di Pietro Aradori e Amedeo Della Valle. Nessun allenatore di livello sulla terra sa che potrà appoggiarsi a questo aspetto, in quanto fragile base impossibile da prevedere prima della palla a due. Ritengo comunque che non sia un caso isolato, la nazionale e le finestre preposte per forza di cose costringono un allenatore ad essere perlopiù selezionatore che tecnico, e il gruppo a cercare soluzioni estemporanee quando il sistema si inceppa.

Segnare oltre cento punti comunque è una bella dose di autostima, è la prova che gli effettivi a disposizione di Sacchetti hanno punti nelle mani, quindi qualità. Il viatico ai Mondiali in Cina ora è di registrare la difesa, non tanto nei meccanismi di squadra quanto nella volontà del singolo di abbassare il sedere e “scivolare” sul parquet o scrollarsi di dosso l’indolenza per contrastare un tiratore avversario, anche oltre i sette metri dal canestro.

Manca poco…ma bisogna volerlo!

 

Direttore Raffaele Baldini