E se conoscessimo meglio la biomeccanica nella pallacanestro?

Maurizio Mondoni

In Italia, l’insegnamento della corretta esecuzione del movimento è stato sempre sottovalutato o in molti casi dato per scontato; del resto, la “cultura dell’attività motoria e dell’Educazione Fisica e Sportiva” nel nostro Paese ha quasi sempre avuto un valore estremamente approssimativo. Molto spesso ci si è affidati all’esperienza empirica basata su sensazioni soggettive, su intuizioni derivanti da esperienze personali, che hanno fatto credere, per lungo tempo, di essere applicabili su qualsiasi soggetto e in tutte le discipline sportive. Lo studio della biomeccanica in Italia è in continua espansione e scopre ogni giorno nuove possibilità con l’eterogeneità delle ricerche e delle fonti di informazione e la sua conoscenza può essere considerata la “conditio sine qua non” per l’insegnamento degli apprendimenti più razionali, cioè quei sistemi che in riferimento a un movimento riescono a garantire i migliori risultati allenanti, con il minor dispendio energetico e con una grande attenzione dedicata alla prevenzione dei traumi. Molti sono i problemi proposti dall’insegnamento specialistico in genere, che hanno matrici biologiche, fisiologiche, antropometriche, psicologiche e tecniche, ma che si compendiano tutte nella difficoltà di insegnare ex novo o perfezionare quella globalità gestuale che definisce l’individualità esecutiva specialistica. Rispetto a molti paesi europei e nel mondo, siamo molto indietro nella conoscenza:

– dell’analisi del movimento nella pallacanestro (e non solo);

– degli aspetti osteo-articolari e muscolari dei gesti tecnici fondamentali;

– delle leve che intervengono in ogni singolo gesto;

– dei distretti muscolari che interagiscono nei singoli movimenti.

Spesso si pensa che basta conoscere gli esercizi per poterli insegnare, ma non è così! Se non si conosce perché si propongono, a che cosa servono e che effetti producono, non si insegna attraverso la didattica, ma solo attraverso il didatticismo. E in Italia purtroppo in molti casi è così, specialmente a livello giovanile. Con queste mie considerazioni ho cercato di far capire agli Allenatori quanto l’utilizzo della scienza sia possibile, per rendere più facile qualsiasi tipo di insegnamento e nel nostro caso nella pallacanestro. La pallacanestro in generale coinvolge l’abilità del giocatore nel correre in avanti, indietro e in diagonale, lanciare, ricevere, tirare da fermi e in movimento, palleggiare in avanti, indietro, lateralmente e in diagonale, passare da fermi e in movimento, fintare, saltare in avanti, indietro e in diagonale con e senza palla, stoppare. Tutti questi movimenti molto complessi sono da studiare sia per realizzare un’indagine biomeccanica esaustiva, sia per far conoscere la gestualità tecnica che ritengo molto significativa e utile per l’attivazione di un qualsiasi programma di lavoro specialistico. La biomeccanica applicata ai fondamentali cestistici individuali di attacco e di difesa, può dare un contributo al miglioramento delle prestazioni, cercando con un sempre più minuzioso impegno, il miglior risultato con il minor costo energetico.

Prof. Maurizio Mondoni