Da una scelta… l’Inquisizione via epistolare (di Raffaele Baldini)

Raffaella Masciadri Foto Ciamillo-Castoria

Il topolino ha partorito un elefante. La fredda cronaca racconta di una qualificazione all’Eurobasket 2019 della Nazionale femminile (battendo la Svezia a La Spezia ndr.) e l’interpretabile gestione di coach Marco Crespi sull’ultima partita di un’icona come Raffaella Masciadri. Attenzione, interpretabile vuol dire che non è dogmatica, la sua lettura divide gli integralisti romantici (a favore dell’utilizzo a prescindere dal risultato della giocatrice) dagli anaffettivi seguaci di Bobby Knight (l’imperativo è vincere, unico scopo). Tutto quindi dovrebbe ricondursi ad un “vaffanculo” pensato della Masciadri riferito al proprio coach a 17” dal termine sull’ invito ad entrare sul parquet e ad una conseguente spiegazione in sala stampa dell’allenatore. Sarebbe stato poi il dibattito nel bar dello sport a consumare la diatriba fra le fazioni di cui sopra. Invece la lettera di Stefania Passaro al Presidente Petrucci mette improvvidamente nello stesso calderone mediatico argomentazioni leggere, come gli atteggiamenti sopra le righe del coach, ed altre dal peso specifico nettamente diverso, come il sessismo, la violenza sulle donne. Cara Stefania la forbice è troppo ampia, non è circostanziata (nessun nome e nemmeno la società con i presidenti omertosi) e pone coach Crespi quale capro espiatorio di comportamenti pregressi ben oltre il lecito. Chiunque avesse giocato a pallacanestro non può confondere urla, invettive anche grevi con pugni sulla testa o calci nel sedere; nell’ambito femminile poi c’è un tale tasso di emancipazione (grazie a Dio) che spesso pone l’allenatore come vittima della forte personalità (corporativa) in rosa. La denuncia della Passaro quindi avrebbe dovuto essere esternata con forza nel momento in cui è avvenuta, senza far leva su un allenatore evidentemente reo di aver “rovinato” l’ultima rappresentazione della Masciadri e probabilmente poco empatico nel gruppo azzurro. In tutto questo il risvolto positivo c’è: le polemiche hanno diritto di cittadinanza nella settimana in cui vengono consumate, la storia invece restituisce dignità al percorso sportivo della “Mascia”, a prescindere da una sera da n.e. in quel di La Spezia. In ultima battuta non condivido l’arringa difensiva di Marco Crespi quando sostiene che “da quando ho cominciato ad allenare le donne, il mio unico parametro è stato cercare di avere con tutte un rapporto emotivo, personale, tecnico individuale, così come succede con i maschi”; secondo il mio punto di vista, basket maschile e basket femminile, non sono la stessa cosa.

Direttore Raffaele Baldini