I disertori di Sacchetti (di Oscar Eleni)

Romeo Sacchetti Foto Ciamillo-Castoria

Fonte: Indiscreto.info a cura di Oscar Eleni

Sono in questo cestino le più belle facce da schiaffi. Circolo vizioso alla ricerca del più colpevole. Certo Gallinari, dice il coro, ma poi, come suggerisce Pasquino, cosa pensare degli altri ricconi disertori? La stessa cosa e Sacchetti fa bene a credere che se arriverà in Cina non potrà dare un calcio a quelli che ce lo hanno portato. Una squadra, dicono gli svedesi e i belgi del calcio, si può fare anche senza primedonne, tanto più se ne hai già qualcuno in questo gruppo che in Olanda aveva fame di vacanze. Ci vengono in mente gli anni del professor Nikolic, di Giancarlo Primo, di Sandro Gamba. Due settimane per mangiare schifezze e poi tutti al lavoro. Estate per migliorare, non per andare a bere e ballare. Storico il rientro di Meneghin a Varese dopo mesi in Azzurro. Incontro con il professor Nikolic. Saluti, impressioni, domanda del prof: come va Dino? Eh, risponde il più grande dei nostri giocatori, sono davvero stanco, abbiamo lavorato duro. Giusto, Dino – disse Aza – adesso vai a casa a dormire, domani ti aspetto in palestra per allenamento. Altri tempi direte voi, non si giocavano 50, 70, 80 partite all’anno. Vero. Ma la vacanza la pretendono anche quelli che non hanno neppure giocato i playoff, quelli che abbiamo visto boccheggiare in Olanda, a Trieste.

Mercato del basket dominato da Milano. Poi dicono che non c’è niente da fare. Allora fate un’assemblea di Lega dove si stabilisce che nel campionato italiano lo scudetto è già assegnato prima e un premio speciale andrà a quelle che arrivano dietro.

Addolora scoprire che Hackett se ne andrà a giocare a Mosca. Ancora più doloroso sapere che Michele Vitali preferisce Andorra alla Leonessa bresciana che gli ha dato luce, speranza e non soltanto quella.

La stangata statunitense alla Francia 95-52 nel mondiale Under 17 dice qualcosa?

Nelle bufere che hanno portato Siena oltre i confini della sua storia la bella notizia è che esiste anche la riconoscenza per chi ha sempre lavorato per un‘idea, pagando persino per rimborsi oscuri, ma legittimi a ragazzi che iniziavano a lavorare e continuavano a studiare. Siamo felici che Riccardo Caliari sia ancora sulla barca della Mens Sana.

Speriamo che siano in tanti a volere il libro “Canestri di vita” della coppia Franca e Sandro Spinetti, gente che il basket è orgogliosa di avere nella sua famiglia.

Cosa pensiamo del Petrucci “ghe pensi me” in versione Tino Scotti sul caso Sacchetti-Gallinari? Che fa benissimo a cercare di rimettere in contatto chi aveva messo ghiaccio sul telefono, ma quando parla di persone con buon senso non può dimenticare che tutto è iniziato proprio per mancanza di buon senso. Ha mentito Sacchetti? Mente Gallinari? Be’, qualcuno dovrebbe spiegarci perché un commissario tecnico costretto a fare giri di chiglia per trovare giocatori decenti, zero al centro (Cusin? Be’, vale poco più del Tessitori di A2), un allenatore che ha bisogno di talento come acqua nel deserto, dovrebbe mentire sul tenore della telefonata con il giocatore dei Clippers.

Ci siamo consolati ascoltando il Petrucci fanellato in Rai, quello dominante in salsa rosa, scoprendo che nel consiglio federale di venerdì prossimo non ci sarà una rottura del rapporto fra Tanjevic e la nostra federazione che lo aveva chiamato in soccorso. Per fortuna il basket ragiona meglio di quanto fecero pallanuoto con Rudic, pallavolo con Velasco, persino il rugby con Coste, quando dovette liquidarli perché la setta degli invidiosi era stanca di studiarne il lavoro e spiegarne i successi.

Ora nel caso Tanjevic si dice che era logico trovare l’ostilità del Sacchetti che si vedeva scavalcato, anche se non era proprio vero. Vogliamo confrontare la storia e la cultura sportiva di questi due allenatori? Ora cosa c’è di male se ascolti e discuti con uno che ne ha viste davvero di tutti i colori e, molto prima di Meo, ha sconvolto il sistema europeo vincendo la coppa dei campioni con il Bosna Sarajevo? Non aveva ancora trent’anni. Voi dite che è tempo perso ascoltarlo, sentire come si potrebbe evitare che uno come Spagnolo vada al Real piuttosto che in una delle nostre squadre più ricche ed organizzate? L’orgoglio riserviamolo per quando avremo sconfitto davvero ogni pregiudizio.