Siamo dopati intellettualmente! di Raffaele Baldini

Ettore Messina, Danilo Gallinari

Italbasket in un perdurante strazio da oltre una decade, l’Italia calcistica che riscrive (in senso negativo) le pagine di storia non qualificandosi per il mondiale, tutta la stampa nazionale a rincorrere il necrologio più autoreferenziale.

La realtà è che siamo un paese che non ha coraggio, non l’ha mai avuto militarmente, men che meno in politica, figuriamoci nello sport. Nessuno ha mai avuto il coraggio di guardarsi dentro e resettare, rimangiare la polvere per crescere di nuovo, abbattendo le marce fondamenta di un palazzo ormai vetusto. L’italietta degli scaltri più che dei virtuosi ha intrapreso la strada facile dell’artificio, quella dell’invasione straniera di sportivi che nascondessero falle sempre più grandi, ha voltato le spalle ad una ricostruzione nazionale per cercare scorciatoie. Tutto perchè siamo dopati intellettualmente, la logica commerciale sportiva ha inquinato l’elevato pensiero di chi ha coraggio di investire sulle proprie competenze, a costo di perdere, anche tanto, all’inizio. Non si è mai visto un reale insegnamento nelle sconfitte da spettatori, bensì è stato spesso decisivo lo scotto di una, dieci, cento partite perse giocando da protagonisti.

E torno allora allo sport che seguo maggiormente, la pallacanestro. Abbiamo scimmiottato il calcio seguendo quel sentiero (divenuto autostrada nel frattempo) del prodotto d’importazione, riuscendo peraltro nella diabolica combo di abbinare una scelta di attori con l’estinzione dei grandi registi (General Manager). Torniamo alle elementari, dimentichiamo un percorso accademico fatto da “18” politici e reinvestiamo. Come? Punto primo riprendere senza indugi dalla riserva indiana i grandi maestri del gioco e metterli a servizio dei giovanissimi. Mandiamo a quel paese l’uniformità del pensiero tattico e attingiamo da svariate competenze illuminate; la diversità non ha mai fatto danni.

Secondo punto: diminuire il numero degli stranieri per rendere loro stessi il fiore all’occhiello da cui attingere. Tre nella massima serie, due nella seconda serie. In questo modo l’italiano si responsabilizza, lavora anche di notte dopo scoppole europee/mondiali ed il prodotto squadra è riconoscibile ad una platea di appassionati. La seconda serie italiana sta insegnando: incremento del numero di spettatori nei palazzetti, appartenenza cento volte più rafforzata che in serie A, virtuoso investimento sugli italiani, partite più divertenti.

Terzo punto: la stampa esalti la creazione di giocatori piuttosto che focalizzare tutto sul mero risultato. Sempre nel basket, quando sono stati gli ultimi momenti di esaltazione? Nei successi di Marco Belinelli o di Cecilia Zandalasini…in America!

Cosa mi auspico? Di veder perdere tanto le squadre di club con quintetti italiani nel finale, di veder perdere ancor più sonoramente una Nazionale basata da un nucleo under 23 (anche contro il Lichtenstein), allenatori che non leggono un copione creandosi una propria personalità tecnico/tattica, finendola di avere la presunzione di essere tali solo per il fatto di avere una tessera fatta di bollini PAO (senza peraltro poter ritirare una batteria di pentole).

 

Direttore Raffaele Baldini