ESCLUSIVO: Carlo Recalcati senza filtri: Nazionale italiana, la serie A e… Gerasimenko!

Carlo Recalcati

72 anni compiuti da pochissimo e non sentirli. Come quelle icone intramontabili che del tempo che passa, paiono non sentirne gli effetti.

Parliamo del Charly, al secolo Carlo Recalcati.

Ex giocatore, è l’allenatore più vincente della serie A. Insomma basterebbe questo per definirlo un mostro sacro della pallacanestro, non solo italiana.

Mai banale, mai scontato, uno vecchia maniera; basta parlargli per capire che spesso per essere campioni con la C maiuscola, non serve esserlo dentro al rettangolo(e lui lo è stato), ma conta anche e soprattutto fuori.

Chi lo ha mai visto sopra le righe alzi la mano, forse qualche volta da giocatore(storica l’occasione di un derby tra Cantù e Milano, in cui non sopportando più gli insulti rivolti al suo allenatore, si tolse la casacca e la lanciò in faccia al tifoso facinoroso), mai e poi mai da allenatore.

Allora coach, partiamo dagli Europei, tra poche ore gli azzurri scenderanno in campo. Che ne dice di questo quarto di finale?

“La Serbia è sicuramente favorita rispetto all’Italia, anche per quello che si è visto in questo campionato europeo. Tuttavia sulla partita singola ci può stare tutto: la Germania ad esempio ha eliminato la Francia o la Grecia ha mandato a casa la Lituania. Penso che se l’Italia mostrerà l’organizzazione difensiva a cui ci ha abituati sin qui e una continuità importante nel tiro da fuori, ci potrebbe stare anche la sorpresa. Potremmo essere addirittura l’outsider di questo Europeo. Intendiamoci, i quarti di finale sono comunque un bel risultato. Staremo a vedere”.

Gli iberici sembrano però essere ancora di una categoria a parte, non pensa?

“La Spagna parrebbe la formazione più accreditata alla vittoria finale, anche se dopo averla vista con la Turchia, qualche dubbio mi è venuto circa la sua schiacciante superiorità. Probabilmente ha giocato una gara un po’ scialba, per così dire, solo per supponenza, però se così fosse, potrebbe incappare in un cattivo approccio nei match a venire. Al netto di questo, sicuramente la squadra di coach Scariolo, rimane senza dubbio la favorita”.

La nostra serie A invece avrà la solita Milano a farla da padroni, almeno nei pronostici estivi…

“Il campionato nostrano ci ha abituato ormai a tante novità ai nastri di partenza. Come solito, certo, ci sarà Milano che sulla carta, per investimenti e profondità di roster, sarà il team da battere, poi la detentrice del titolo, Venezia che, pur avendo cambiato molto, di sicuro si proporrà  tra le compagini più interessanti, non dimenticando Trento, Sassari, ma pure la Virtus Bologna che di neopromossa ha ben poco. Ovviamente non tralasciamo Torino che ha saputo agire molto bene sul mercato”.

Parliamo della “sua” Cantù. Torniamo ad aprile quando lei diventa capo allenatore della Pallacanestro Cantù. Una decisione che arrivò dopo qualche titubanza.

“Sì. Avvertii tante pressioni positive dagli appassionati, dagli amici canturini e dai soci italiani di Gerasimenko, però non avevo la stessa percezione che ci fosse la stessa volontà di firmarmi, da parte di Dmitry e il suo stretto entourage. Quindi sentivo dentro di me che qualcosa non quadrasse, poi però mi sono convinto perché volevo fare qualcosa di buono per Cantù, contribuendo a salvarla. Successivamente, e lì devo dire di aver commesso un grande errore, avrei dovuto accontentarmi di essere utile alla squadra solo traghettandola fino a fine stagione. Invece nella mia testa- continua Recalcati- ho pensato che la mia presenza non dovesse limitarsi a quello, ma che potesse produrre un progetto, una sorta di programmazione verso la stagione futura, da organizzarsi in maniera più lineare possibile. Ho sbagliato io nel pensare di poter riuscire ad andare a incidere su un carattere forte come quello di Gerasimenko. Ho sperato, sbagliando, che con la mia esperienza e la mia abitudine a dialogare, avrei potuto fare breccia e creare un qualcosa di veramente costruttivo, cosa che poi, considerate le evoluzioni, non è stato possibile fare”.

C’è qualcuno che però non ha ancora digerito il fatto che lei abbia deciso di dividere la sua strada dalla Pallacanestro Cantù.

“Per me è normale, non ho e non ho avuto mai la presunzione di pretendere di mettere d’accordo tutti o pensare che tutti potessero essere in linea con le mie idee o il mio modo di essere. Rispetto le opinioni altrui, anzi qualche volta confrontandomi con gli altri ho scoperto punti di vista nuovi e pertanto credo sia proprio il confronto una buona partenza per crescere e arricchirsi. Mi piacerebbe un giorno quindi che le persone che in qualche modo sono più, diciamo, “incattivite” nei miei riguardi, mi affrontassero liberamente per una conversazione civile, per scambiarsi le proprie opinioni. Per quello io sarò sempre aperto al confronto. Comunque il fatto che ci sia gente che ha criticato la mia scelta non mi scompone più di tanto, era prevedibile fosse così”.

La trattativa andata in fumo con Landry ce la spiega nei dettagli?

“Vi dico che ancora a distanza di tempo, non ho capito e non so perché il contratto non sia stato firmato. Ogni passaggio dell’accordo era stato sapientemente condiviso da me, da Berti(ex direttore sportivo, ndr)e infine dalla proprietà. Aggiungo che quel modo di svolgere la trattativa col giocatore, aveva rafforzato in me la convinzione che si andasse nella direzione giusta per modi, tempi e condivisione di intenti, poi invece, improvvisamente, tutto è completamente cambiato. Di lì in poi non mi è stato più comunicato nulla e quella obiettivamente per me era una situazione impossibile da sostenere”.

La situazione attuale pare nebulosa e caotica. Forse è utopia ma lei una Cantù senza basket di vertice se la immagina?

“No, Cantù senza basket è assolutamente inimmaginabile. Cantù è la storia, Cantù fa parte della storia della pallacanestro. Come ho già dichiarato, è giusto essere preoccupati per la situazione che si è venuta a creare, però consideriamo che tutte le piazze, anche quelle più prestigiose, hanno attraversato momenti di difficoltà. Alcune sono in serie A, altre stanno cercando di riprendere il blasone e la posizione importante che in passato hanno avuto. Pensiamo a Treviso, la Fortitudo, Siena o Trieste. Voglio dire che quando una piazza ha una storia e una passione come Cantù, si possono superare tutte le difficoltà. Quello che ovviamente mi auguro è che la Pallacanestro Cantù vada oltre questo momento, ma credo anche che non ci si debba spaventare a pensare di risollevarsi partendo da campionati minori con una società diversa. La Virtus a Bologna ne è un esempio lampante. La società che è ripartita dopo le difficoltà, non era la Virtus, però poi, nel processo di ritorno nel basket che conta le è stato riconosciuto che la storia era più importante del codice societario fip”.

Cosa pensa quindi di tutto quello che sta accadendo?

“Penso che sarebbe meglio smettere di parlarne. Sarebbe opportuno che tutti facessero il bene della Pallacanestro Cantù, perché è molto importante che la squadra, forte o debole che sia, possa godere di un’atmosfera serena e percepire dall’esterno il più possibile tranquillità e serenità.

Mi auguro vivamente perciò che Cantù possa ritrovare equilibrio e affrontare nel migliore dei modi la stagione che è ormai alle porte. Spero che tutte queste difficoltà diventino solo un brutto ricordo”.

Lei per il suo futuro invece, cosa si aspetta?

“Mi trovo nella stessa situazione dell’anno scorso di questi tempi e, non lo nascondo, vorrei allenare ancora. Certo, non sono megalomane, alla mia età non faccio progetti a lungo termine, però sono onesto con me stesso perché ne vale della mia salute, fare l’allenatore non è rilassante. Tuttavia  godo di buona salute e quindi anno per anno considero se continuare o meno. Quindi andrò avanti, mi piace allenare, i lavori dietro la scrivania richiedono diplomazia e ruoli “politici” che per ora non mi sento pronto, per carattere, a ricoprire.

Ultima domanda: verrà al palazzetto?

“Quando potrò, di certo non mancherò, quello datelo per certo”.

Come spettatore pagante probabilmente perché il giro di vite sugli accrediti e i pass che vorrà attuare la società canturina mieterà vittime, tra cui molte illustri.

Una delle tante stranezze della gestione Gerasimenko.

Laura Maiorano