Extra basket: delo-crazia all’italiana di Sergio Tavcar

Sergio Tavcar

Fonte: sergiotavcar.com

Un piccolo intermezzo che non ha niente a che vedere con il basket o con lo sport, per cui potete facilmente saltarlo e la vostra cultura non ne patirà. Penso però che ogni tanto sia interessante vedere come sia vista l’Italia da fuori, parlo proprio di politica (non siete ancora svenuti?), anche perché ovviamente i commentatori stranieri non sono invischiati nelle classiche lotte di potere nelle quali sono invischiati, chi più, chi meno, ma penso che nessuno ne sia totalmente immune, i giornalisti italiani, per cui, qualsiasi sia l’opinione che vi viene espressa, questo tipo di articoli può essere illuminante per avere una visione dall’esterno, di cioè come venga vista l’Italia da chi vi risiede per semplici ragioni di lavoro e basta.

Oggi, sfogliando il Delo che, come ho detto più volte, sarebbe l’equivalente sloveno del Corriere o di Repubblica, o del Times, o del Le Monde, insomma il quotidiano più letto e importante e che fa sempre opinione, mi sono imbattuto in questa analisi della situazione politica italiana per la penna di Saša Vidmajer (una lei), corrispondente per il giornale dall’Italia. L’editoriale mi è apparso molto interessante, proprio perché è estremamente crudo e brutale e dice le cose, almeno dal mio punto di vista, esattamente come stanno, senza trucchi e belletti. Per chi è interessato segue la traduzione a cura del sottoscritto.

L’Italia è un Paese con un’infinità di problemi. La terza maggiore economia dell’area dell’euro è economicamente in decadenza ed è gravata da un gigantesco debito pubblico, ma sembrava che almeno fosse stato chiuso un penoso capitolo politico – quello di Silvio Berlusconi. Ora però siamo alle prese con il suo ritorno in vista delle prossime elezioni in primavera. E nuovamente tenta di impersonare il suo ruolo preferito di salvatore della patria; a suo tempo l’avrebbe difesa dai comunisti, ora la difenderebbe dai grillini, dal Movimento 5 stelle.

Sono passati quarant’anni dall’inizio della sua era, il sipario alle spalle di Berlusconi è da tempo stato calato, ma il primo ministro di quattro governi, che nel 2011 fu cacciato dal parlamento a causa di frodi fiscali, si presenta nuovamente come un innocente. Appare grottesco, la situazione è assurda, ma il fatto rimane che gli italiani non hanno memoria storica. Gli credono ancora, ancora riesce a convincerli. Nei sondaggi il suo partito Forza Italia continua a crescere come se fosse l’unico capace di compattare il centrodestra. Il succo del prossimo conflitto elettorale sarà il confronto fra la grande coalizione della destra e della sinistra contro il Movimento 5 stelle, nel quale il Cavaliere si presenta come il mediatore che può arginare i postfascisti, gli xenofobi e gli euroscettici. Nel confronto con Beppe Grillo appare come il “male minore”.

In Italia ha comandato per 18 anni, ha indebolito la sua politica, i media, la giustizia e l’economia, ha messo il Paese in ginocchio, e ciò non solo a causa della sua inesperienza. Ad un Paese che a suo tempo aveva una fortissima economia e che è uno dei Paesi fondatori dell’Unione europea ha tolto la dignità nazionale. La cultura e la forma della democrazia sono stati sempre lontani dalla sua mentalità, con la sistematica denigrazione delle istituzioni della repubblica ha fatto della politica una farsa. Ancora prima di Trump e della Brexit ha creato grazie ai suoi media un mondo fasullo, una bolla di realtà virtuale, nella quale l’Italia è stata racchiusa per 40 anni. Gli italiani hanno davvero dimenticato chi è Berlusconi? Quando finalmente l’Italia si rigenererà, quando sarà nuovamente un paese decoroso, una democrazia affidabile?

In realtà Berlusconi è la causa di tutto, in quanto tutti sono a loro modo creature sue. Matteo Salvini, il leader del partito di estrema destra della Lega Nord, Luigi Di Maio, il primo uomo del movimento populista delle 5 stelle, e ovviamente Matteo Renzi, ex primo ministro e segretario del Partito democratico. E nel frattempo è stupefacente constatare come si siano scambiati i ruoli: l’81-enne appare molto più vivace del 42-enne ex primo ministro.

La sua caduta è stata patetica. Tre anni fa è apparso sulla scena politica, giovane, moderno, spensierato, dinamico. Il modo con cui ha fatto le scarpe al premier Letta non è stato certo elegante, ma Renzi era il rottamatore (in italiano nel testo, N.d.ST) e gli italiani glielo hanno perdonato. Di colpo sembrava che sarebbe riuscito a cambiare la non cambiabile Italia. Però presto sono venute a galla l’insofferenza, la sconsideratezza e la superbia. Il referendum sul suo ambizioso programma di riforme istituzionali è stata la “sua” sconfitta, un anno fa se ne è andato svergognato e umiliato. Un paio di settimane dopo è ritornato, ma da allora è solo un fantasma, l’ombra pallida del Renzi che fu. E’ invecchiato, è ingrassato, appare stanco e rancoroso, e quando vuole fare il simpatico (in italiano nel testo, N.d.ST) appare rattrappito, artificioso. Il suo sguardo è vuoto e dà l’impressione di non poter in alcun modo rimettere assieme la sinistra in frantumi. Paradossalmente nel mummificato Berlusconi si vede più vitalità, il giovane Renzi appare senza contenuti, senza idee. Renzi appare vecchio.