F8: la “garra” di Capitan Ferrero

Fonte: TuttoSport di Piero Guerrini

 

La miglior partita di un italiano nella Serie A 2018/19 è di un ragazzo nato nel 1988 a Bra.

Giancarlo Ferrero, capitano di Varese, ha messo 28 punti con 6 triple su 7 nel successo a Trieste che lancia l’Open Job Metis verso una Coppa Italia cui mancava da 6 anni.

Ferrero, allora si può migliorare a 30 anni: “Piano, la mia partita è stata unica, speciale. Avevamo bisogno di una grande gara per lanciarci in Coppa ltalia, vincere davanti a 6/7 mila persone, a Trieste, non è facile”.

Lei è uno dei pochi che tende a restare in una squadra a lungo. Motivo?: “Me lo sono chiesto anche io. E mi fanno pure capitano, a Trapani già al secondo anno. Forse riesco a trasmettere qualcosa come uomo, oltre che come giocatore, un po’ d’esempio.”

Tornando ai miglioramenti in età matura. Da giocatore esplosivo a tiratore da tre e difensore, il perfetto giocatore di ruolo: “Ecco, credo che la mia caratteristica principale sia essere un lavoratore, così sono anche riuscito a trasformarmi negli anni. Una volta andavo sempre dentro, ora privilegio il tiro da fuori, anche perché magari sono meno esplosivo. Raggiunta la Serie A con la Junior Casale, ho accettato di tornare giù, lavoro e umiltà sono parole ricche di significato”.

Da quattro stagioni a Varese, cosa ha trovato?: “Un’occasione speciale, sono arrivato grazie a Bruno Arrigoni. All’inizio ero in fondo alla panchina ma ho sempre creduto che l’occasione sarebbe arrivata e questa è una città che conosce, respira basket. Il pubblico ha capito che sono uno di quelli che in campo lasciano tutto e mi ha preso sotto braccio”.

Questa squadra cos’ha di speciale?: “Fin dall’inizio s’era capito che questo gruppo era portato a dare identità, ci si dà una mano, ognuno con l’altro, sappiano di giocare una grande stagione e non vogliamo fermarci, abbiamo meritato questa Final Eight e vogliamo giocarcela”.

Qual è l’importanza di coach Attilio Caja?: “C’è tantissimo di suo nella squadra. Varese è dell’allenatore e io lo ringrazio per avermi sempre considerato. Caja non lascia nulla al caso e le sue squadre hanno un volto preciso, le riconosci”.

Se le chiedo di Bra, casa?: “Le rispondo che seguo sempre la squadra di C Gold, in cui giocano tanti amici. Eppoi ripenso a tutti quei ragazzi dell’87/88 con cui ho cominciato e poi sono cresciuto per tutto il settore giovanile. Ci vediamo ancora”.

Coppa Italia, Milano favorita, ma sorprese sempre possibili in un torneo concentrato, con gare secche: “Milano è l’unica favorita, non ce ne sono altre. Noi ci arriviamo con una bella iniezione di fiducia, ma troviamo una squadra di valore come Cremona, anch’essa carica d’energia, terza in classifica, sempre stata nella parte alta come noi. Gran duello e comunque esserci a Firenze, in un’atmosfera unica, sei anni dopo l’ultima volta di Varese, è bello da vivere”.

Nel frattempo il basket italiano vive momenti difficili: “Non mi sento così importante per commentare e non avrei ricette se non una serie programmazione studiata da tutte le componenti”.