Il 2018 olimpico di Capobianco: «Un anno da sogno»

Il 2018 agli sgoccioli è stato senz’altro un anno speciale nel caso di Andrea Capobianco. Un anno ‘olimpico’ a tutti gli effetti per il coach venafrano che ha preso parte, a Buenos Aires, ai Giochi giovanili come commissario tecnico della nazionale under 18 di basket tre contro tre.

«Come ho dichiarato in più di una circostanza – argomenta lo stesso tecnico – le Olimpiadi sono il sogno di ogni sportivo nel momento in cui si avvicina alla sua disciplina d’elezione. Per me c’è stata quest’opportunità grazie all’incarico di responsabile tecnico del settore del tre contro tre, fronte in cui, già in occasione dei Giochi del Mediterraneo a Tarragona, c’erano stati risultati di tutto rilievo (nello specifico una medaglia d’argento, ndr)».

In Argentina, peraltro, nonostante gli azzurri fossero con soli tre elementi (in questa disciplina le squadre sono solitamente formate da tre elementi, ndr), hanno saputo farsi rispettare, cedendo ai quarti contro l’Ucraina solo per dettagli «con la fatica che non ci ha portato ad essere mentalmente lucidi nelle scelte da adottare sul finale».

Nondimeno, però, è arrivato un bronzo nella gara delle schiacciate grazie a Filoni. «Un momento davvero bello ed emozionante con Niccolò che è stato autore di numeri di tutto rilievo».

«Da parte mia – prosegue Capobianco – non posso che dire grazie al presidente Petrucci e a tutta la Federbasket per avermi dato la possibilità di viere una manifestazione che è un autentico punto di riferimento per il mondo dello sport, seconda unicamente ai Giochi per i senior. Un’occasione di confronto con tutte le nazioni del mondo, la possibilità di poter vivere momenti di assoluta emozione come le cerimonie, in particolare quella di aperura. Delle immagini che auguro ad ogni sportivo, almeno una volta nella sua vita, di poter vivere in prima persona».

L’esperienza argentina di Capobianco, tra l’altro, è stata con un gruppo di elementi che, almeno in due dei tre presenti, erano sotto età rispetto agli standard per un discorso fatto in proiezione perché alla base «c’è l’obiettivo di provare a migliorarsi ogni anno».

Sul fronte del cinque contro cinque, il riferimento assoluto del 2018 è stato l’Europea Under 18 che – spiega il coach venafrano – «potrebbe essere messo in secondo piano solo se si guardasse distrattamente alla posizione nel ranking complessivo. Chi lo ha vissuto dall’interno, però, sa che quel gruppo è arrivato davanti a big come Croazia e Turchia ed un solo posto dietro la Spagna, formazione campione nell’edizione precedente. Peraltro, aver disputato alla pari i confronti con le nazioni che vanno per la maggiore a livello continentale è un segnale particolarmente positivo. Al pari, tra l’altro, della medaglia di bronzo che il nucleo base di questo gruppo aveva ottenuto a Mannheim, scrivendo una pagina importante nella storia di questo sport perché mai, prima d’ora, una nazionale azzurra aveva centrato tre podi in altrettante edizioni».

Il tutto a fronte, poi, di una relativa fortuna nella composizione del girone di partenza, dettaglio su cui Capobianco non pone mai la sua attenzione nell’analisi «perché – spiega – non credo nella sorte benigna o avversa. In vita mia mai mi sono incentrato sulle poule. Quando, in occasione degli appuntamenti a Mannheim, sono arrivati un successo o il terzo posto, si sono affrontate tutte le formazioni del lotto, perché se si vuol arrivare al vertice, occorre necessariamente confrontarsi con chi è in alto».

Intanto, il nuovo anno che sta per cominciare porterà il tecnico venafrano a proiettarsi con l’ultimo team under che rappresenta, poi, l’accesso diretto al mondo dei senior, ossia la nazionale under 20.

«I ’99 ed i millennial rappresentano un gruppo con cui abbiamo conquistato un quinto posto agli Europei e che, con alcuni elementi, faceva parte della nazionale under 19 argento ai Mondiali in Egitto. Insomma, è un roster che conosco abbastanza bene e che potrà contare su qualche giocatore all’epoca infortunato o in America, che potrà essere utile alla causa. Del resto, il mondo delle nazionali a mio avviso è come una ‘porta girevole’, laddove se si dà la possibilità di poter essere del lotto, si è sempre utili alla causa. L’Europeo, in Israele, ci vedrà in una poule coi padroni di casa ed altre squadre di prima fascia, ma, al di là delle qualità delle antagoniste, c’è alla base un gruppo che, due anni fa, ha disputato degli Europei di gran cuore ed un Mondiale con tanta testa, riuscendo a mettersi in mostra. Necessariamente, ora, gli occhi saranno puntati nuovamente su di loro. Non sarà semplice ripetersi, ma quando si gioca per l’Italia si prova a dare sempre quel qualcosa in più, consapevoli che gli altri daranno il massimo per poter dire di averti superato. Da parte nostra, perciò, sarà determinante lavorare con applicazione e cura dei dettagli quotidianamente in palestra, così da onrare, in ogni momento, la maglia che indossiamo, perché chi è in azzurro rappresenta, oltre che la sua nazione, un movimento che è coinvolto nei risultati dei propri atleti. Ed ognuno, all’interno, è consapevole che per essere arrivato a quel punto, deve rispettare il percorso portato avanti ed il sudore profuso».

Al coach venafrano, poi, brillano letteralmente gli occhi, quando, nella sua retrospettiva sull’ultima annata, finiscono per entrare i tecnici corregionali che hanno fatto parlare del Molise in giro per l’Italia.

«Da allenatore, amo spesso paragonare la nostra figura a quella dei direttori di orchestra – discetta – elementi che, tante volte, finiscono un po’ ai margini dei riflettori, giustamente puntati sui primi violini, ossia i giocatori e le giocatrici. Da tecnico, però, non posso non essere felice del fatto che, ad oggi, abbiamo tre molisani che si sono messi in luce. Penso ad Antimo (Martino, ndr) che da anni sta disputando tornei di prima fascia in A2 ed ora è al comando del girone Est di A2 con la Fortitudo Bologna. Penso a Luca (Vettese, ndr) che in A2 dalla B ha portato una realtà come Cassino ed ora sta lottando coi denti per conversare la cadetteria. E penso ancora a Mimmo (Sabatelli, ndr) in vetta nel girone Sud dell’A2 femminile con una società nostrana, come la Magnolia Campobasso, il cui lavoro certosino ed attento ai particolari, assieme allo staff, al di là della serie di tredici successi in altrettanti confronti, ha regalato un miglioramento evidente ai diversi elementi del roster, a partire, ad esempio, da Giulia Ciavarella che ha visto il Mondiale di tre contro tre. Non solo, nell’ottica del pensare con forza al domani rispetto all’oggi, c’è anche la forte attenzione al vivaio dove si segnala una giocatrice termolese come Alessandra Falbo cresciuta con cura in precedenza dai tecnici di settore dell’Airino, che sta dando vita ad un percorso che potrebbe regalarle ampie soddisfazioni. Questi dettagli fanno capire come il team non si focalizzi solo sul momento, ma che anzi guardi oltre ad orizzonti molto ampi e per questo non posso che far loro semplicemente i miei complimenti».

«Nella nostra regione però – prosegue Capobianco – c’è anche il movimento maschile che prova a resistere con forza con società come Il Globo Isernia, Airino Termoli e Basket Venafro che lottano con forza per raggiungere i rispettivi obiettivi tra C Gold e C Silver. Un’attenzione spiccata c’è anche sul versante dei vivai con la peculiarità di società impegnate nei tornei giovanili d’eccellenza. Non possiamo che essere contenti di questo, ma questo deve rappresentare uno snodo verso ulteriori traguardi».

Quelli che, anno dopo anno, vengono centrati nel minibasket «dove si sta profondendo un lavoro incredibile grazie anche alle qualità di un coordinatore come Mario Greco, che dalla sua ha tanta motivazione. Aspetti che, a mio avviso, meritano di essere raccontati, non tanto per farli conoscere, ma come esempio e stimolo per accrescere l’entusiasmo verso ogni appassionato di questo sport».

Del resto, a proposito di narrazione, Capobianco – con la ‘meravigliosa avventura’ – ha testimoniato di sapersi destreggiare abilmente anche nei sentieri del racconto.

«L’umanizzazione degli avvenimenti ed i significati profondi alla base di un percorso o, come amo spesso definirlo, di un sogno sono aspetti che hanno sempre fatto parte del mio modo di intendere questa disciplina, ma più in generale la vita».

Così, per il 2019 che emetterà domani i primi vagiti, l’augurio del coach venafrano è chiarissimo: «L’auspicio – chiosa – è che ognuno di noi cerchi di partire dai traguardi raggiunti nel passato, più o meno recenti, per migliorarli e renderli più brillanti nella consapevolezza che, da soli, nella vita non si va da nessuna parte, ma si può crescere, e tanto, nella collaborazione. Ecco l’augurio più grande che posso fare è quello di umanizzare i singoli aspetti della nostra vita, ossia porre al centro di ogni riflessione la persona. Nel mio ambito, nello specifico, ha un valore capitale il giocatore nel suo insieme di sentimenti ed emozioni piuttosto che come mero esecutore di un gioco. Del resto, un atleta va sempre considerato nella sua globalità, tecnica e caratteriale. L’ulteriore augurio è legato ai nostri rapporti con gli altri. Per valorizzarci non dobbiamo pensare a denigrare gli altri, caratteristica spesso comune nel mondo dello sport e, purtroppo, anche nella vita di tutti i giorni, perché il tempo passato a farlo toglie dei momenti preziosi al nostro miglioramento, fine principale di ogni azione. Del resto, a mio avviso, una dote che auguro a tutti di riscoprire nel nuovo anno è quella di riconoscere e saper cogliere i segni dell’importanza del tempo. Ossia la capacità di saper aspettare l’evolversi degli avvenimenti attendendo il momento opportuno per ottenere i risultati, rispettando i tempi senza provare ad anticipare e stravolgere le evoluzioni, come spesso si tende a fare attualmente».

Un ‘umanesimo’ cestistico, ma non solo, pronto a spiccare il volo in altri dodici mesi che, per il coach venafrano, si annunciano ricchi ed intensi. Anzi, particolarmente intensi.

Maria Cavicchia/Vincenzo Ciccone